Poesia – Prima vennero per i comunisti di Martin Niemöller

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 6, 2008 in Blog, In Libreria

Parlando del racconto di Franck Pavloff Mattino Bruno ho scritto che la storia si svolge in un paese immaginario.
In realtà ci sono alcuni riferimenti, anche molto trasparenti, a un paese dove la storia raccontata dall’apologo è realmente accaduta: la Germania nazista. Il più esplicito è “la dittatura dei Bruni”, che rimanda immediatamente alle famigerate camicie brune naziste.
Meno trasparente ma molto più profondo sia nel tema che nella struttura stessa del racconto, il richiamo a un famoso testo in forma di poesia del pastore protestante Martin Niemöller, Prima vennero per i comunisti.

Prima vennero per i comunisti

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
e io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Questa poesia, spesso erroneamente attribuita a Bertolt Brecht , è un chiaro invito a non abbassare mai la guardia davanti all’intolleranza e alle persecuzioni e a ribellarsi e resistere ad ogni forma di violenza.
Il testo fa esplicito riferimento a quanto accaduto in Germania negli anni ’30, quando, dopo l’avvento del nazismo, i cittadini chiusero gli occhi e accettarono/subirono passivamente le sempre più estese e violente persecuzioni contro intere categorie di persone.

E’ stato pubblicato da Niemöller nel 1976 ma il pastore l’aveva già diffuso molto spesso nei suoi sermoni e nelle sue conferenze almeno dall’immediato dopoguerra.
Anzi, stando a quanto affermato da Luca Carlucci su WebNews, nacque fin dal 1945, come riflessione dell’Autore dopo aver saputo quante persone erano morte nel solo campo di concentramento di Dachau (campo in cui lui pure era stato internato):

 “Riferiva di aver visitato, in compagnia di sua moglie, nell’estate del 1945 il campo di concentramento di Dachau, dove era stato imprigionato, e che vedendo la scritta apposta sui forni crematori: “Qui, negli anni dal 1933 al 1945, sono state bruciate 238.756 persone” si era chiesto: “E tu dov’eri dal 1933 fino al 1° luglio 1937?” (quest’ultima è la data del suo arresto), [...] Accidenti, Martin Niemöller, e tu dov’eri? Ecco che cosa chiedeva Dio da quelle cifre…

E quel giorno, quando poi siamo tornati a casa, ho letto con nuovi occhi il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: ‘Avevo fame e non mi avete nutrito; avevo sete e non mi avete dissetato; sono stato arrestato e voi non siete venuti da me’. Da cristiano avrei potuto e dovuto sapere, nel 1933, che attraverso ognuno di questi miei fratelli – che fossero comunisti o no – Dio in Gesù Cristo mi chiedeva se non volevo servirLo. E io ho rifiutato questo servizio e ho respinto la mia libertà. Perché ho rifiutato la mia responsabilità.

Nelle parole conclusive della sua riflessione Niemöller individua nella rinuncia, o meglio, nel rifiuto dei cittadini di assumersi la responsabilità di vigilare e lottare in difesa della propria libertà quell’elemento fondamentale e indispensabile per la nascita, la crescita e il trionfo di ogni dittatura.
Ecco qui il tema forte – e sempre attuale – della poesia, tema ripreso nell’apologo di Pavloff.

I versi del pastore colpiscono ancora di più quando si viene a sapere chi era Martin Niemöller (1892 – 1984), un uomo che di certo non ha voltato la testa dall’altra parte e si è opposto attivamente all’intolleranza e alla violenza nazista.

Pastore e teologo protestante tedesco, inizialmente favorevole al nazismo, se ne discostò in modo sempre più netto rifiutandone le politiche razziali e le persecuzioni. E quando Hitler per sottomettere la Chiesa luterana creò i Cristiani tedeschi – chiesa pagana basata sui principi razziali e politici nazisti – Niemöller rifiutò di aderirvi e diede vita insieme al teologo Dietrich Banhoeffer alla Chiesa Confessante, organismo che si proclamava unica chiesa legittima, affermava la propria fedeltà al Cristianesimo e si opponeva e resisteva alle ingerenze di Hitler e alla politica nazista.

Per il suo ruolo di guida della Chiesa Confessante e per i contenuti di opposizione al regime e di invito alla resistenza dei suoi sermoni, il pastore fu arrestato più volte e infine, dal 1937, fu internato dapprima in quello che era considerato il campo di concentramento dei prigionieri personali di Hitler, Sachsenhausen, presso Berlino. E, dopo lo scoppio della guerra, a Dachau, dove rimase fino al 1945.

Dopo la guerra richiamò spesso la Chiesa tedesca per la sua scarsa opposizione durante il nazismo. Ma soprattutto si impegnò attivamente sul fronte pacifista e partecipò a moltissime iniziative contro il riarmo, la bomba atomica e la corsa ai missili nucleari.

Per chi volesse saperne di più, suggerisco la lettura di Senza ritorno della scrittrice americana Kressmann Taylor, un buon racconto in forma romanzata sulle vicende della Chiesa protestante tedesca negli anni ’30 e sulla nascita della Chiesa Confessante sotto la guida di Niemöller.

Scritto da Vianne

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