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9 - Per tutto il resto... Blog Comoda-mente

Auguri di Buon Natale!!!

Son felice come una Pasqua
oggi che è Natale!
E’ tutto “strano”,
sicuramente diverso
ma lo spirito è pronto a festeggiare!

E’ dentro al cuore
e difficilmente si può fermare…

Tanti Auguri di Buon Natale a tutti!

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2050 Blog Cristiano Torricella Punti di vista

Historia D’I-Taglia di T.C. V.S.D.I. 2050: De Li Longo-barbi e De La Lingua Italiana

“2020 – anno bisesto, anno funesto? Sopravviviamo e prepariamoci per il futuro, ma soprattutto continuiamo a narrare le gesta di T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre ed a sognare ancora. Buon 2021. Abbiate fede. La fede smuove le montagne. Ad maiora.“

(Cristiano Torricella autore – citazione citabile)

Dallo scrittoio di una camera d’hotel a quattro stelle di Verona così rispondeva a notte tarda T.C. v.s.d.i. del 2050 all’importantissima missiva dell’amico compositore Doctor Smooke, che gli giungeva nientepocodimeno che da Roma “caput mundi”:

Verona, li 07/09/2051

Carissimo doctor Smooke, tra due giorni sarà il mio compleanno e ringraziando Iddio sono vivo e tutto procede per il meglio, compreso il mio “Esagerato Show”.

Purtroppo ho solo il tempo di risponderti al volo da questa lussuosa stanza d’albergo, visto che il ritmo di questa arte-terapico-catartica tournée letteraria-musical-teatrale (l’Esagerato Show) è serrato e che dobbiamo viaggiare da una città all’altra, per l’I-taglia, in pochissimi giorni, cambiando spessissimo d’albergo e desinando ove capita.

Mi scuserai pertanto per la brevità e se passo subito al dunque inviandoti un altro “morceau” (pezzetto) del mio nuovo saggio storico-enciclopedico intitolato “Historia d’I-taglia di T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre”, peraltro breve visto il tardo orario.

Ti narravo, nella mia precedente, di Papa Gregorio Magno preso ad organizzare la difesa di Roma dai feroci e primordiali Longo-barbi che la cingono d’assedio.

Papa Gregorio I sborsa “alle brutte” ben cinquemila libbre d’oro ad Agilulfo, soprannominato anche Agone (Agilulfo c’entra qualcosa con Sant’Agnese in Agone, chiesa “a latere” di piazza Navona a Roma? Chi lo sa alzi la mano, grazie…) per indurlo “con dolcezze e lusinghe” a levare l’assedio a Roma caput mundi”.

Dando ad Agilulfo anche un salato tributo annuale, come una specie di pigione, a patto che i Longo-barbi se ne vadano via per sempre da Roma ed invadano altri.

In tal modo Papa Gregorio riesce di fatto a salvare Roma ed i Romani dal feroce saccheggio delle sue ricche e dorate basiliche cristiane e dalla “Grande Paura a Voi”.

Ma chi era davvero Papa Gregorio? Era “romano de Roma” oppure no? 😊

In estrema sintesi, Papa Gregorio I era “un vero romanaccio” ed un “celiaccio”.

Nato intorno al 540 a Roma, è prefetto di Roma, rinunzia alla carica di prefetto e diventa un monaco del convento del Celio a Roma (ecco perché Io lo definisco qui un “celiaccio” e non un “monticiano” nè un “cavourino” di via Cavour a Roma).

Purtroppo (per lui) i preti si accorgono che “è in gamba” e Papa Pelagio II lo manda come diacono (nel 579 D.C.) fino a Costantinopoli a chiedere aiuto ai Bizantini per scacciare via i biechi ed infidi Longo-barbi dalle lunghe barbe incolte ed ispide assai.

“Je tocca de rimanè” a Costantinopoli sei anni e lì battezza Teodosio imper’attore.

Nel 586 riesce finalmente a tornare al “suo” tanto amato monastero del Celio a Roma, ove resta tranquillamente per circa quattro anni, ma la sfiga è già in agguato.

A febbraio del 590 Papa Pelagio II muore di peste (c’è la peste a Roma) e morto un papa (a Roma) lo sostituiscono subito (come dice il proverbio) sicchè a più d’uno viene in mente di “papare” (far diventare Papa) il “buon Gregorio del Celio”.

Gregorio non vorrebbe e resiste, organizza anche una bella processione nella “nostra de noi romani” basilica di Santa Maria Maggiore ma niente da fare, “tu devi da esse Papa pure si nun te va… – gli dicono i romani” e lo “papano” ugualmente 😊.

Ed è grazie a Gregorio che su Castel Sant’Angelo svetta tuttora, nel 2050 ed oltre, la statua dell’Arcangelo Michele che protegge dalla peste nera tutta Roma.

Infatti proprio a Gregorio par di vedere, nel corso della processione tenutasi a Santa Maria Maggiore a Roma, l’Arcangelo Michele che rinfodera la sua spada sul cucuzzolo della Mole Adriana in riva al Tevere, segno della fine della peste a Roma.

E per farla corta e breve, come si usa da noi a Roma, evitando tutta la lunga storia del suo papato, Papa Gregorio I (Gregorio Magno) inventa e promuove i Canti Gregoriani, diventa patrono dei cantanti e dei musicisti, muore a Roma a marzo del 604 e viene sepolto nella Basilica di San Pietro e venerato come un santo.

San Gregorio Magno è anche raffigurato in un quadro di Antonello da Messina.

Purtroppo ora la stanchezza delle recite e dei troppi spettacoli serali mi assale e mi obbliga a capitolare, data ormai la mia veneranda età, posando la penna sullo scrittoio, ingiungendomi or ora di riposar e ristorar le stanche membra distendendomi un poco, ancor tutto vestito, nel morbido letto dell’hotel, bevendo camomilla calda.

La prossima volta che avrò più tempo utile a scrivere qualche mia altra corbelleria (magar potessi!) ti narrerò la mia “Storia delle origini della lingua italiana” (il latino letterario ed il latino volgare, la scuola poetica siciliana del Duecento, il volgare fiorentino del Trecento di Dante, di Petrarca e di Boccaccio e l’Umanesimo latino del Quattrocento, in estrema sintesi e “ratio”, purchè tutto ciò sia di tuo gradimento e non ti annoi, ci mancherebbe altro…).

Si è fatto tardi ed anche oggi abbiamo vissuto.

Scende la notte e la Luna appare.

A presto, amico mio, stammi bene e componi buone musiche d’autore come sempre.

Buona notte.

T.C. V.S.D.I. del 2050 ed oltre”.

 

Questa lettera Io scrissi, che terminava così bruscamente per necessità contingenti.

Ho una veneranda età – sapete? – e non posso esagerare con la fatica intellettuale.

Arrivederci a presto ai miei quattromila sostenitori i-tagliani e stranieri. Ad maiora.”.

T.C. V.S.D.I. del 2050 ed oltre

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Blog In Libreria Incipit

Incipit – La casa in collina di Cesare Pavese

Alla fine non so chi, tra le diverse case editrici, si aggiudicherà di diritti per la ripubblicazione delle opere di Cesare Pavese – c’è una “guerra” (un’altra) in atto – e francamente poco mi importa…

Quello che mi interessa invece è che ogni sua opera lascia il segno, lascia qualcosa dentro, e La casa in collina (il libro è sul mio comodino in questo momento) non è da meno, sta facendo esattamente questo e senza svelare niente, riporto qui l’incipit, giusto un paio di righe che segnano l’inizio della storia narrata…

Incipit – La casa in collina di Cesare Pavese

Già in altri tempo si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere. Per esempio, non vedevo differenza tra quelle colline e queste antiche dove giocai bambino e adesso vivo: sempre un terremo accidentato e serpeggiante, coltivato e selvatico, sempre strade, cascine e burroni. Ci salivo la sera come se anch’io fuggissi il soprassalto notturno degli allarmi, e le strade formicolavano di gente, povera gente che sfollava a dormire magari nei prati, portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle, vociando e discutendo, indocile, credula e divertita.

Si prendeva la salita, e ciascuno parlava della città condannata, della notte e dei terrori imminenti. Io che vivevo da tempo lassù, li vedevo a poco a poco svoltare e diradarsi, e veniva il momento che salivo ormai solo, tra le siepi e il muretto. Allora camminavo tendendo l’orecchio, levando gli occhi agli alberi familiari, fiutando le cose e la terra. Non avevo tristezze, sapevo che nella notte la città poteva andare tutta in fiamme e la gente morire. I burroni, le ville e i sentieri si sarebbero svegliati al mattino calmi e uguali. Dalla finestra sul frutteto avrei ancora veduto il mattino. Avrei dormito dentro un letto, questo sì.

(da La casa in collina di Cesare Pavese – pagina 3)

Dati del libro

Titolo: La casa in collina
Autore: Cesare Pavese
Casa Editrice: Enaudi
Anno di pubblicazione: 2020
Pagine: 222

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2050 Blog Cristiano Torricella Punti di vista

Historia D’I-taglia di T.C. V.S.D.I. 2050: De Li Longo-barbi e De La Longo-Barbia

(primo articolo storico revisionistico dissidente di T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre)

“Ognun di noi ha li problemi suoi

ma sempre avanti bisogna andar

visto che retrocedere non puoi “

(T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre – citazione citabile)

PREMESSA D’AUTORE AL BIZZARRO REVISIONISMO STORICO DI T.C. V.S.D.I.

“Che volete farci? Lui è fatto così. Ed ora che il Sommo Maestro e Vate delle Arti e delle Lettere T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre si è incaponito di rivisitare revisionisticamente ed enciclopedicamente la Storia del Genere Umano, per correggere ed emendare gli errori storici… allora sì che ne leggeremo delle belle…“.

(nota critico-letteraria – su T.C. v.s.d.i. 2050 – a cura di Cristiano Torricella).

HISTORIA D’I-TAGLIA DI T.C. V.S.D.I. 2050: DE LI LONGO-BARBI E DE LA LONGO-BARBIA

Così scriveva T.C. v.s.d.i. del 2050 al suo amico e compositore musicale Doctor Smooke (alias “Misterious Man”) da una fredda, spoglia e solitaria pensioncina nei pressi della stazione ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella:

Firenze, li 26/08/2051

Carissimo doctor Smooke, come stai?

Io mi sento in splendida forma e con tante cose da dire e da narrare ai Posteri Venienti e da insegnare ai giovani ed al mondo intero (a parte la solita semi-cecità ed i vuoti di memoria di italo vecchio scrittore dissidente di fine ‘900 che tu già sai..).

Sto peraltro scrivendo il mio nuovo saggio storico-enciclopedico “Historia d’I-taglia di T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre” e, lungi dal terminarlo a breve, vado ora a narrarte un poco come assaggio, sperando farti cosa gradita.

Narrarti qualcosa, al volo, di ciò che ho scoperto, mediante lunghe e faticose ricerche da “erudito topo di biblioteca”, su li Veri Longo-barbi e sulla Vera Longo-barbia.

Longo-barbi innanzitutto – cioè etimologicamente “Popolo dalle Lunghe Barbe”.

E non “Longo-bardi” come erroneamente riportato sui libri scolastici del 2050.

E dunque “Longo-barbia” – dai “Longo-barbi”, appuntoe non “Lom-bardia”.

Laddove “l’ignorantia de l’amanuense scrivano medioeval-benedettino” confuse i Barbi con i Bardi, così apparentandoli – sì grave errore storico! – coi… Galli.

E maltraducendo, pur errando una lettera soltanto, apparentò – ahimè, il tapino monaco amanuense del convento – tal Fiero e Barbaro Popolo del Nord (i Longo-Barbi) con estranei ed esoterici Druidi, Bardi Cantori, Aedi, Vati e… Galli.

Intorno al 570 D.C. il flagello dei Longo-Barbi (barbari dalle lunghe barbe, da cui etimologicamente deriva anche barba-ro, chi non si radeva come facevano i Romani) porta la “Grande Paura” anche nell’I-taglia del Passato.

Il Popolo Germanico dei Longo-Barbi, che veniva giù dal Freddo Nord, cala come “nembo di tempesta e di devastazione” nella calda I-taglia del Freddo Nord.

Stretto ogni corpo dai vincoli, racchiusi in quadrati fermissimi, quarantacinquemila guerrieri longo-barbari duri, massicci ed incazzati (visto che avevano combattuto fino ad allora la sanguinosa e violentissima guerra greco-gotica) calano sull’I-taglia di Ieri guidati dal loro capo Alboino (che era… albino, “nomen omen”).

Ma di quali Galli crede di narrare, lo scriba benedettino, se questi Longo-barbi sono in realtà più truci parenti dei Vichinghi Scandinavi e dei Crudeli Popoli del Freddo Nord Europa che non dei popoli civilizzati dell’Europa di allora?

E tutti i “pecoroni di storici filo-governativi attuali e passati” tutti Lì a dire ignorantemente in coro: “sì, è vero, erano Longo-Bardi come i Bardi Gallici e gli Aedi che bevevano cervogia (birra primitiva) E come i Cantori Bardi ed i Druidi avevano pozioni magiche, rune e compivano forse anche sacrifici umani…”.

Poveri culturalmente! Venditori di fumo! Peracottari! (venditori ambulanti di pere cotte, così come si usava fare nella Roma Sparita del rione Parione di fine ‘900).

Centocinquantamila barbari affamati, avidi e sanguinari (anche donne e bambini feroci…) discendono dal gelido Mare del Nord e dalla Scandinavia (non in bicicletta, per carità…) calando come un fulmine devastatore sull’indifeso italo popolino di ieri (non troppo diverso da quello odierno, nevvero?) tutto preso a gozzovigliare, peccare e fornicare ad oltranza.

Tutta la penisola italica solleva orrende grida al Cielo – che Dio ce ne scampi e liberi… – grida dovute alla “Grande Paura dei Longo-Barbi” che dominano la Terra.

Un popolo d’infreddoliti ed affamati Barbari Longo-Barbi, sanguinari guerrieri dalla nuca rasata (forse in onore del loro ferocissimo Dio della Guerra, forse Wotan o Odino) cala nella lussureggiante I-taglia ed in pochi attimi la devasta, la brucia, la saccheggia, la danneggia, la sfregia e ne uccide gli abitanti senza pietà, dando luogo a stupri etnici di massa e tagliando le mani ai “burini” delle campagne.

Gli anarchici Longo-Barbi invadono con le loro bande l’I-taglia del Nord, spadroneggiando ovunque ed accampandosi ove preferiscono, contravvenendo agli ordini dei loro capi (i Duchi) fino ad ammazzarsi tra loro per le ricchezze saccheggiate agli Itali e le terre messe a ferro e fuoco con inaudita violenza e ferocia.

Partiti dalla Scandinavia, hanno attraversato l’Elba, poi il Danubio, scendendo poi fino all’odierna Cividale del Friuli, da lì riversandosi dalle Alpi Friulane in I-taglia.

L’I-taglia urla di terrore: “Grande Paura a Voi! I Longo-barbi sono alle porte!”.

Giacchè la Scandinavia del Passato comprende le odierne Svezia, Norvegia e Finlandia (altro che Galli mangia-cinghiali, Asterix e Obelix dei “finti storici”).

Alla faccia degli storici ignoranti di ieri, di oggi e di domani, questi barbari Barbi sono più come i Vichinghi e come i… Kiss (gruppo hard rock nord-europeo) 😊

Hanno la neve ed il gelo del Nord nelle ossa e vogliono predare e assassinare.

Le loro tempeste del Mare del Nord nei loro freddi occhi azzurri di assassini.

Stanchi di nutrirsi di alci, cervi, balene, balenottere, foche, trichechi e pesce.

I loro lunghi e bui inverni quasi polari li rendono cattivi ed odiano chi vive al Sole?

Vogliono mangiare anche loro frutta e verdura, cacciagione e carne a volontà e vino?

Nel 593 i Longo-Barbi assediano Roma (“Grande Paura ai Romani”!) e Papa Gregorio Magno paga un lauto e salato tributo ai Longo-Barbi per salvare Roma, se stesso ed i Romani dalla catastrofe imminente (i Longo-barbi sono il Diavolo?).

Giacchè i Longo-barbi ciarlano in modo incomprensibile al Papa ma capiscono l’oro!

L’iconografia papalina classica farà poi di Papa Gregorio MagnoSalvatore di Roma e dei Romani” una sorta di inerme teologo pacifista “ante litteram” che – incredibilmente, nel senso che ciò non è storicamente esatto né credibile storicamente – doma i Longo-Barbi sulla scalinata di San Pietro a Roma solo con… la Fede!

I cavillosi Bizantini perdono in battaglia contro i Longo-barbi (“cavillavano” anche in guerra?) e la povera I-taglia viene spaccata territorialmente in due parti nette (la prima delle tante divisioni e dominazioni straniere che l’Itala Patria dovrà affrontare per milletrecento anni circa, poveri itali cittadini onesti e laboriosi?).

Al Nord I-taglia, c’è la Longo-Bardia (dI cui l’odierna Itala Regione Lom-bardia).

Da Ravenna in giù (Sant’Apollinare in Classe compresa) c’è la Romania (che diventerà etimologicamente l’odierna Romagna della Regione Emilia-Romagna).

La Romania Bizantina, con capitale a Ravenna, comprende Bologna ed Urbino ed anche le odierne Marche nonchè gran parte della Valle del Tevere fino a Roma “caput mundi” e Farfa (la cui abbazia sarà donata al Papa dai Longo-Barbi).

Per più di mille anni (fino al 1861) la povera I-taglia resterà frantumata in pezzi.

Sopra la Longo-Barbia, a Nord al di là delle Alpi, c’è il Regno dei Franchi (futura Francia).

La Tuscia (in Toscana), Firenze (ove dormirò stanotte), Mantova (nei cui pressi oggi risiede la scrittrice ed attrice ex sanmartinese ed ex monticiana D.O.C. Rosalba L. F.), Pavia, Milano, Aosta, Bolzano, Cividale del Friuli, Venezia e Trieste diventano così tristi e devastabili città longo-barbe degli esordi dell’invasione.

Genova e la Liguria inspiegabilmente invece si salvano, così come il Ducato di Spoleto, quello di Benevento e tutto il Sud I-taglia, comprese la Calabria ed il Bruzio e le itale isole maggiori di Sicilia e di Sardegna, che restano intatte e beate.

L’Impero Bizantino però si estende invero anche dall’altra parte del Mar Adriatico.

Dall’itala Romania (Romagna mia delle piadine e dello squaccherone…) fino all’ odierna Romania, Albania ed ex Jugoslavia dei tempi della Guerra Fredda di fine ‘900, oltrepassando, di fatto, lo stretto Mar Adriatico “vacanziero” di oggi.

Cioè l’Impero Bizantino si estende anche ai cosiddetti “Paesi dell’Est”.

La luce del meriggio volge però ora al crepuscolo e dunque qui poso la penna e taccio.

A presto, amico mio e fammi sapere se questa mia nuova ti piacque un poco o no.

Stammi bene e non lavorare troppo al computer sforzando la vista. Un abbraccione.

T.C. V.S.D.I. del 2050 ed oltre”.

 

La lettera che scrissi al mio caro amico musicista terminava così.  Or che l’avete letta, che ve ne pare? Saluti ai miei quattro-cento lettori ed arrivederci al prossimo articolo.

T.C. V.S.D.I. del 2050 ed oltre

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Sir Sean Connery (1930 – 2020)

“Alcuni invecchiano, altri maturano.”