Bisogna solo sperare di essere mai ricoverati in un ospedale conciato così
Malasanità!
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Ti capisco Bleumarine!Bleumarine ha scritto:Che impressione le foto!![]()
Bisogna solo sperare di essere mai ricoverati in un ospedale conciato così
...in effetti guardare lo stato in cui è ridotto quell'ospedale - e con "lui" sicuramente tanti tanti altri centri - non è assolutamente rassicuramente...
...la testa è rotonda per permettere al pensiero di cambiare direzione!...
...le pagine di questo "libro" vengono scritte ogni giorno...da tutti noi!
...perchè pensare non è reato! Regalami un pensiero...
un anziano che muore è una biblioteca che brucia
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Non può chiamarsi ospedale una struttura in questo stato.Mac La Mente ha scritto: Cardarelli-shock, barelle sporche di sangue
«Lavate ogni 10 giorni, troppi ammalati» Il direttore sanitario si giustifica: troppa affluenza, le lettighe sono sempre occupate e non troviamo il tempo per pulirle
Un ospedale dovrebbe garantire come minimo un alto livello di igiene e pulizia ai malati oltre che il giusto spazio.
infatti..è davvero una vergogna!non se ne può più di vivere questa situazione e rischiare il peggio anche per malattie che non sono poi tanto gravi. Non saprei a chi attribuire la colpa, probabilmente ci sarà dietro un discorso economico penso, un mancato finanziamento al personale.Frankenstein ha scritto: Non può chiamarsi ospedale una struttura in questo stato.
Un ospedale dovrebbe garantire come minimo un alto livello di igiene e pulizia ai malati oltre che il giusto spazio.
di sicuro non è una questione di tempo insufficiente, come spiega l'articolo. I malati sono sempre stati tanti, non credo siano aumentati chissà quanto negli ultimi anni..anzi, dopotutto, mi sembra che la scienza in campo medico faccia ogni giorno evoluzioni grandiose, i malati eventualmente dovrebbero essere di numero inferiore.
Non so.. comunque, stavo pensando, a cosa servono queste incredibili scoperte scientifche in campo medico se la sanità oggigiorno fallisce proprio nei suoi interventi più banali??
Gran parte dei nostri sogni li viviamo con assai maggiore intensità della nostra esistenza da svegli.
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...anche se di alcuni giorni fa, riporto una notizia su un altro caso di malasanità. Un'anziana signora ha perso la vita perchè "parcheggiata" nel corridoio dell'ospedale dove non ha ricevuto le dovute cure mediche! Cose da pazzi! 
Malasanità a Napoli, anziana muore dopo 36 ore su una barella.
Malasanità a Napoli. Un caso da accertare se dovuto al sovraffollamento nei reparti del Cardarelli, il piu' grande ospedale di Napoli.
Una donna di 76 anni e' morta dopo aver trascorso 36 ore su una barella, "parcheggiata" in corridoio.
L'anziana paziente soffriva da tempo di insufficienza renale ed era costretta alla dialisi. Alcune complicazioni cardiache ne hanno consigliato il ricovero. Purtroppo in situazione di assoluta emergenza, cosi' come per molti altri degenti.
fonte: Comincia Italia
Malasanità a Napoli, anziana muore dopo 36 ore su una barella.
Malasanità a Napoli. Un caso da accertare se dovuto al sovraffollamento nei reparti del Cardarelli, il piu' grande ospedale di Napoli.
Una donna di 76 anni e' morta dopo aver trascorso 36 ore su una barella, "parcheggiata" in corridoio.
L'anziana paziente soffriva da tempo di insufficienza renale ed era costretta alla dialisi. Alcune complicazioni cardiache ne hanno consigliato il ricovero. Purtroppo in situazione di assoluta emergenza, cosi' come per molti altri degenti.
fonte: Comincia Italia
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Riporto un'altra notizia sulla malasanità presente in italia pubblicata poche ore fa. Questa volta viene analizzata la situazione presente all'interno dell'ospedale di Arezzo dove si aspetta troppo troppo tempo per ricevere i risultati degli esami!
...non so, ma credo che non sia presente solo ad Arezzo questa situazione! 
Arezzo - Malasanità all'opsedale San Donato
di Cristian Tognaccini
Per il Tribunale per i Diritti del Malato "gravi e inammissibili ritardi nella consegna degli esami istologici nell’ASL 8 di Arezzo"
Arezzo - Ritardi di mesi nella consegna degli esami bioptici sono stati riscontrati nell’Ospedale San Donato di Arezzo.
Infatti, da un monitoraggio effettuato in data 26 febbraio 2008 dalla locale sede del Tribunale per i Diritti del Malato di cui è Coordinatrice la Dott.ssa Bianca Maria Cristina Monticini, sono stati accertati ritardi di:
- 3 mesi nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Dermatologia
- 3 mesi nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Chirurgia
- 2 mesi nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Endoscopia
- 30 giorni nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Oncologia
Sostanziali conferme sono venute dal reparto di Anatomia patologica dove risulta che l’80% degli esami vengono refertati in tempi ugualmente lunghi, e cioè entro i 15 gg., mentre permangono deplorevoli ritardi per gli esami di biopsie inviate in date antecedenti al primo gennaio 2008.
Oltre alla Dott.ssa Monticini, alla Conferenza stampa erano presenti Adriano Amadei Segretario di Cittadinanzattiva della regione Toscana e il Dott. Domenico Gioffrè, Coordinatore regionale del Tribunale per i Diritti del Malato.
“Segnali di allarme, a questo proposito, ci erano giunti sin dalla scorsa estate. Già dal 19 luglio 2007, avevamo pertanto chiesto al Direttore Generale dell’ASL 8, Dott.ssa Monica Calamai, un incontro per esaminare una lunga serie di problematiche e carenze presenti nell’ASL 8. Purtroppo, la Direzione Generale, più volte sollecitata, non ha mai risposto alle nostre richieste, né ha partecipato ad alcuna nostra iniziativa su temi sanitari, fra quelle promosse ad Arezzo, a Montevarchi e a Castiglion Fibocchi. In questo modo, si è elusa qualsiasi occasione per uno scambio di informazioni e di idee per il miglioramento della Sanità nella provincia di Arezzo”. Lo ha dichiarato la Coordinatrice Bianca Maria Cristina Monticini
Di analogo tenore sono stati i commenti di Adriano Amadei e di Domenico Gioffrè che hanno sottolineato le gravi conseguenze per la salute di quelle persone che sono in attesa di una diagnosi. Durante la conferenza stampa, è stato preannunciato che è stato richiesto l’intervento dell’Assessore al Diritto alla Salute, Enrico Rossi, affinché siano adottati provvedimenti urgenti finalizzati al ripristino della normalità nei tempi di consegna degli esami bioptici.
fonte: Viaroma100
Arezzo - Malasanità all'opsedale San Donato
di Cristian Tognaccini
Per il Tribunale per i Diritti del Malato "gravi e inammissibili ritardi nella consegna degli esami istologici nell’ASL 8 di Arezzo"
Arezzo - Ritardi di mesi nella consegna degli esami bioptici sono stati riscontrati nell’Ospedale San Donato di Arezzo.
Infatti, da un monitoraggio effettuato in data 26 febbraio 2008 dalla locale sede del Tribunale per i Diritti del Malato di cui è Coordinatrice la Dott.ssa Bianca Maria Cristina Monticini, sono stati accertati ritardi di:
- 3 mesi nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Dermatologia
- 3 mesi nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Chirurgia
- 2 mesi nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Endoscopia
- 30 giorni nella consegna dei risultati delle biopsie inviati dal reparto di Oncologia
Sostanziali conferme sono venute dal reparto di Anatomia patologica dove risulta che l’80% degli esami vengono refertati in tempi ugualmente lunghi, e cioè entro i 15 gg., mentre permangono deplorevoli ritardi per gli esami di biopsie inviate in date antecedenti al primo gennaio 2008.
Oltre alla Dott.ssa Monticini, alla Conferenza stampa erano presenti Adriano Amadei Segretario di Cittadinanzattiva della regione Toscana e il Dott. Domenico Gioffrè, Coordinatore regionale del Tribunale per i Diritti del Malato.
“Segnali di allarme, a questo proposito, ci erano giunti sin dalla scorsa estate. Già dal 19 luglio 2007, avevamo pertanto chiesto al Direttore Generale dell’ASL 8, Dott.ssa Monica Calamai, un incontro per esaminare una lunga serie di problematiche e carenze presenti nell’ASL 8. Purtroppo, la Direzione Generale, più volte sollecitata, non ha mai risposto alle nostre richieste, né ha partecipato ad alcuna nostra iniziativa su temi sanitari, fra quelle promosse ad Arezzo, a Montevarchi e a Castiglion Fibocchi. In questo modo, si è elusa qualsiasi occasione per uno scambio di informazioni e di idee per il miglioramento della Sanità nella provincia di Arezzo”. Lo ha dichiarato la Coordinatrice Bianca Maria Cristina Monticini
Di analogo tenore sono stati i commenti di Adriano Amadei e di Domenico Gioffrè che hanno sottolineato le gravi conseguenze per la salute di quelle persone che sono in attesa di una diagnosi. Durante la conferenza stampa, è stato preannunciato che è stato richiesto l’intervento dell’Assessore al Diritto alla Salute, Enrico Rossi, affinché siano adottati provvedimenti urgenti finalizzati al ripristino della normalità nei tempi di consegna degli esami bioptici.
fonte: Viaroma100
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Si è verificato un altro caso di malasanità dove i medici coinvoli sono stati subito denunciati. Questa volta la vittima è una donna che a seguito di una operazione ha riportato complicazioni e vari arresti cardiaci fino ad arrivare alla morte!
...la donna lascia una bambina attualmente affidata al suo compagno italiano visto che il vero padre - nigeriano - non può tornare in Italia per problemi con i permessi!
Riporto parte della notizia pubblicata (ieri se non sbaglio) su Repubblica:
Una donna ucraina di 35 anni vittima di un intervento di plastica ricostruttiva
Avviso di garanzia per il direttore della clinica e tre suoi collaboratori
Muore dopo intervento al seno - Indagati quattro chirurghi
Il dramma della figlia di otto anni, orfana e lontana dal padre, un nigeriano che al momento non ha il permesso per l'Italia
Ancora - Quattro chirurghi dell'ospedale di Torrette di Ancona sono indagati per la morte di Irina Narizhna, una donna di cittadinanza ucraina di 35 anni morta il 21 marzo nell'Azienda Ospedali Riuniti del capoluogo marchigiano, tre giorni dopo un intervento di chirurgia plastica al seno.
Irina Narizhna, madre di una bambina di otto anni che viveva con lei in Italia, era stata sottoposta a un intervento per inserire delle protesi al silicone in un seno, meno sviluppato dell'altro. Tre giorni dopo l'operazione la donna aveva avuto un capogiro, si era accasciata a terra e aveva perso conoscenza. Quindi era subentrato un primo arresto cardiaco; la paziente era stata sottoposta a tutte le pratiche di rianimazione ma al secondo arresto cardiaco non si era più ripresa.
I medici indagati sono Aldo Bertani, direttore della clinica di chirurgia plastica, e tre componenti della sua equipe: Michele Riccio, Andrea Campodonico e Antonio Stanizzi. Hanno ricevuto un avviso di atto irripetibile (che equivale a un avviso di garanzia): un passaggio dovuto per consentire loro di partecipare con propri consulenti all'autopsia, fissata per il primo aprile prossimo, e che sarà effettuata da due docenti universitari di Roma e di Bologna.
La figlia di Irina Narizhna è rimasta ora orfana di madre e con il padre lontano dall'Italia, in Nigeria. La bambina è stata affidata temporanemente alla famiglia del nuovo compagno italiano di Irina, a Treia, ed è seguita dai servizi sociali, ma non è ancora chiaro quale sarà il suo futuro.
Il padre naturale, del quale porta il cognome, di cittadinanza nigeriana, in passato aveva lavorato come saldatore in Italia. Tornato in patria, non era più stato riammesso nel nostro Paese per problemi legati ai documenti. All'inizio di marzo l'uomo ha presentato al consolato italiano a Lagos una nuova istanza di ricongiungimento familiare con la figlia. La morte della madre della bimba "rende ancora più urgente il rientro in Italia, magari con un permesso speciale per motivi umanitari", sostiene il suo avvocato.
[...]
fonte: Repubblica
Riporto parte della notizia pubblicata (ieri se non sbaglio) su Repubblica:
Una donna ucraina di 35 anni vittima di un intervento di plastica ricostruttiva
Avviso di garanzia per il direttore della clinica e tre suoi collaboratori
Muore dopo intervento al seno - Indagati quattro chirurghi
Il dramma della figlia di otto anni, orfana e lontana dal padre, un nigeriano che al momento non ha il permesso per l'Italia
Ancora - Quattro chirurghi dell'ospedale di Torrette di Ancona sono indagati per la morte di Irina Narizhna, una donna di cittadinanza ucraina di 35 anni morta il 21 marzo nell'Azienda Ospedali Riuniti del capoluogo marchigiano, tre giorni dopo un intervento di chirurgia plastica al seno.
Irina Narizhna, madre di una bambina di otto anni che viveva con lei in Italia, era stata sottoposta a un intervento per inserire delle protesi al silicone in un seno, meno sviluppato dell'altro. Tre giorni dopo l'operazione la donna aveva avuto un capogiro, si era accasciata a terra e aveva perso conoscenza. Quindi era subentrato un primo arresto cardiaco; la paziente era stata sottoposta a tutte le pratiche di rianimazione ma al secondo arresto cardiaco non si era più ripresa.
I medici indagati sono Aldo Bertani, direttore della clinica di chirurgia plastica, e tre componenti della sua equipe: Michele Riccio, Andrea Campodonico e Antonio Stanizzi. Hanno ricevuto un avviso di atto irripetibile (che equivale a un avviso di garanzia): un passaggio dovuto per consentire loro di partecipare con propri consulenti all'autopsia, fissata per il primo aprile prossimo, e che sarà effettuata da due docenti universitari di Roma e di Bologna.
La figlia di Irina Narizhna è rimasta ora orfana di madre e con il padre lontano dall'Italia, in Nigeria. La bambina è stata affidata temporanemente alla famiglia del nuovo compagno italiano di Irina, a Treia, ed è seguita dai servizi sociali, ma non è ancora chiaro quale sarà il suo futuro.
Il padre naturale, del quale porta il cognome, di cittadinanza nigeriana, in passato aveva lavorato come saldatore in Italia. Tornato in patria, non era più stato riammesso nel nostro Paese per problemi legati ai documenti. All'inizio di marzo l'uomo ha presentato al consolato italiano a Lagos una nuova istanza di ricongiungimento familiare con la figlia. La morte della madre della bimba "rende ancora più urgente il rientro in Italia, magari con un permesso speciale per motivi umanitari", sostiene il suo avvocato.
[...]
fonte: Repubblica
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Era un po' di tempo che non si sentivano notizie sulla malasanità e onestamente stavo meglio!...ed invece...per colpa di questo "fenomeno" un'altra persona è scomparsa!
Una donna di 58 anni è morta a casa poco dopo essere stata visitata per due volte
I familiari hanno insistito invano per il ricovero; per i dottori era un codice giallo
Donna muore per "un'indigestione"
Medici e infermieri indagati a Lecce
Gallipoli (Lecce) - Un'inchiesta è stata avviata dalla magistratura salentina per accertare le cause della morte di una donna, avvenuta nella sua abitazione dopo che per ben due volte, poche ore prima, i medici del 118 l'avevano visitata non ritenendo opportuno il ricovero. Sei persone, tra medici e infermieri, hanno ricevuto informazioni di garanzia.
A Luigia Vittori, 58 anni, deceduta l'8 aprile scorso, era stata diagnosticata un'indigestione da frutti di mare. I familiari avevano insistito per il ricovero, ma i medici si erano opposti ritenendolo inutile, tanto che il codice di criticità indicato per i due interventi era stato di colore giallo (indica che non c'è imminente pericolo anche se la situazione è grave).
Dopo il decesso, i familiari hanno denunciato l'episodio ai carabinieri. Il pm inquirente, Marco D'Agostino, per accertare le cause della morte ha disposto l'autopsia. L'esame autoptico é stato eseguito lunedì ma non se ne conosce ancora l'esito.
fonte Repubblica
Una donna di 58 anni è morta a casa poco dopo essere stata visitata per due volte
I familiari hanno insistito invano per il ricovero; per i dottori era un codice giallo
Donna muore per "un'indigestione"
Medici e infermieri indagati a Lecce
Gallipoli (Lecce) - Un'inchiesta è stata avviata dalla magistratura salentina per accertare le cause della morte di una donna, avvenuta nella sua abitazione dopo che per ben due volte, poche ore prima, i medici del 118 l'avevano visitata non ritenendo opportuno il ricovero. Sei persone, tra medici e infermieri, hanno ricevuto informazioni di garanzia.
A Luigia Vittori, 58 anni, deceduta l'8 aprile scorso, era stata diagnosticata un'indigestione da frutti di mare. I familiari avevano insistito per il ricovero, ma i medici si erano opposti ritenendolo inutile, tanto che il codice di criticità indicato per i due interventi era stato di colore giallo (indica che non c'è imminente pericolo anche se la situazione è grave).
Dopo il decesso, i familiari hanno denunciato l'episodio ai carabinieri. Il pm inquirente, Marco D'Agostino, per accertare le cause della morte ha disposto l'autopsia. L'esame autoptico é stato eseguito lunedì ma non se ne conosce ancora l'esito.
fonte Repubblica
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Sul Corriere è riportata un'altra notizia simile, se non peggiore visto che riguarda un bambino
«Suo figlio sta fingendo». Invece muore
TORINO—«Signora, suo figlio finge, probabilmente è spaventato e sta rivivendo il trauma della caduta… E anche lei non deve agitarsi così tanto. Se vuole possiamo chiamare lo psicologo per aiutarvi tutti e due». Ma il bambino, il piccolo Martino Audibert, 8 anni, non fingeva, una lesione al diaframma che nessun medico era riuscito a vedere lo stava uccidendo. Ed ora dall’inchiesta aperta dalla Procura di Torino emergono le prime, sconcertanti testimonianze di medici e infermieri, come il consiglio di ricorrere all’aiuto psicologico.
Martino era caduto il 1˚ marzo dopo un volo di parecchi metri a Bielmonte, vicino Biella: una raffica di vento aveva strappato dal terreno il castello gonfiabile sul quale stava giocando. Trasportato al Regina Margherita di Torino, era stato operato per una frattura al bacino. Ma il 6 marzo il bambino aveva cominciato a lamentarsi di fortissimi dolori alla pancia: un calvario durato due giorni. E all’alba dell’8 marzo Martino è morto.
V. Sc.
18 aprile 2008
Dal sito del Corriere della Sera
«Suo figlio sta fingendo». Invece muore
TORINO—«Signora, suo figlio finge, probabilmente è spaventato e sta rivivendo il trauma della caduta… E anche lei non deve agitarsi così tanto. Se vuole possiamo chiamare lo psicologo per aiutarvi tutti e due». Ma il bambino, il piccolo Martino Audibert, 8 anni, non fingeva, una lesione al diaframma che nessun medico era riuscito a vedere lo stava uccidendo. Ed ora dall’inchiesta aperta dalla Procura di Torino emergono le prime, sconcertanti testimonianze di medici e infermieri, come il consiglio di ricorrere all’aiuto psicologico.
Martino era caduto il 1˚ marzo dopo un volo di parecchi metri a Bielmonte, vicino Biella: una raffica di vento aveva strappato dal terreno il castello gonfiabile sul quale stava giocando. Trasportato al Regina Margherita di Torino, era stato operato per una frattura al bacino. Ma il 6 marzo il bambino aveva cominciato a lamentarsi di fortissimi dolori alla pancia: un calvario durato due giorni. E all’alba dell’8 marzo Martino è morto.
V. Sc.
18 aprile 2008
Dal sito del Corriere della Sera
You have to be trusted by the people that you lie to
So that when they turn their backs on you
You'll get the chance to put the knife in
So that when they turn their backs on you
You'll get the chance to put the knife in
- Mac La Mente
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...mi domando come sia possibile ricevere una risposta così "leggera" da parte di un medico o di medici!Vianne ha scritto:Sul Corriere è riportata un'altra notizia simile, se non peggiore visto che riguarda un bambino![]()
![]()
«Suo figlio sta fingendo». Invece muore
Mi sono rattristato! E' terribile che il piccolo Martino non ci sia più!
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In effetti anche solo riportarle rende triste, te l'assicuro! Sono notizie che per il periodo e l'anno in cui viviamo non si dovrebbero verificare!bancarella ha scritto:Quest'ultima pagina contiene notizie che non dovrebbero sentirsi mai. Sono tragiche. L'ultima è tremenda.
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Un'altra notizia riguardante il mondo della sanità (o malasanità) dove a seguito della scomparsa di una donna, è stato aperto - giustamente - un fascicolo per conoscerne la cause!
L'Azienda Ospedaliera: Non è nostro costume parlare di questi casi
I medici: «Niente di preoccupante»
La rimandano a casa e lei muore
La donna, 55 anni, era recata in ospedale per un forte dolore al bacino
Perugia - Su Perugia cala lo spettro di un’altra morte per malasanità. Il caso è quello relativo ad una donna di 55 anni deceduta il 2 maggio scorso, dopo che era stata rispedita a casa dall’Ospedale Santa Maria della Misericordia perché non presentava niente di preoccupante. La donna - secondo la ricostruzione fatta da familiari al Procura di Perugia - si era recata al nosocomio per un forte dolore al bacino. Il quadro clinico è precipitato una volta che era ritornata nella propria abitazione.
L'inchiesta - La denuncia della famiglia ha fatto aprire un fascicolo d’inchiesta che sarà condotto da Daniela Angelina Isaia, Sostituto Procuratore. Sul corpo della donna verrà eseguito un esame autoptico. I vertici dell’0spedale Santa Maria della Misericordia, già al corrente del nuovo fascicolo della magistratura, non hanno intenzione di diramare nessuna nota ufficiale. «Non è nostro costume - spiegano dall’ufficio stampa della struttura - entrare nel merito in queste vicende quando la magistratura sta ancora eseguendo le proprie indagini. In questi casi è necessario parlare e confrontarsi nelle sedi opportune».
fonte: Corriere della sera
L'Azienda Ospedaliera: Non è nostro costume parlare di questi casi
I medici: «Niente di preoccupante»
La rimandano a casa e lei muore
La donna, 55 anni, era recata in ospedale per un forte dolore al bacino
Perugia - Su Perugia cala lo spettro di un’altra morte per malasanità. Il caso è quello relativo ad una donna di 55 anni deceduta il 2 maggio scorso, dopo che era stata rispedita a casa dall’Ospedale Santa Maria della Misericordia perché non presentava niente di preoccupante. La donna - secondo la ricostruzione fatta da familiari al Procura di Perugia - si era recata al nosocomio per un forte dolore al bacino. Il quadro clinico è precipitato una volta che era ritornata nella propria abitazione.
L'inchiesta - La denuncia della famiglia ha fatto aprire un fascicolo d’inchiesta che sarà condotto da Daniela Angelina Isaia, Sostituto Procuratore. Sul corpo della donna verrà eseguito un esame autoptico. I vertici dell’0spedale Santa Maria della Misericordia, già al corrente del nuovo fascicolo della magistratura, non hanno intenzione di diramare nessuna nota ufficiale. «Non è nostro costume - spiegano dall’ufficio stampa della struttura - entrare nel merito in queste vicende quando la magistratura sta ancora eseguendo le proprie indagini. In questi casi è necessario parlare e confrontarsi nelle sedi opportune».
fonte: Corriere della sera
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Lascio qui una testimonianza "a distanza" in attesa di saperne di più visto che la persona interessata non è presente in questo momento in casa mia e non mi ha potuto raccontare i dettagli di quello che sta vivendo oggi pomeriggio...
...si è sottoposto alla TAC e per farla, per non aspettare - visto i tempi lunghissimi che ci sono - si è recato direttamente nel capoluogo della mia regione e che cosa ha trovato? Beh...il macchinario era rotto, non funzionava o in manutenzione - non so - e per questo lui e tutte le persone che dovevano fare l'esame, sono state spostate altrove...ma si può? Se non è malasanità questa...allora cosa lo è?
Spero ritorni presto per saperne di più!
...si è sottoposto alla TAC e per farla, per non aspettare - visto i tempi lunghissimi che ci sono - si è recato direttamente nel capoluogo della mia regione e che cosa ha trovato? Beh...il macchinario era rotto, non funzionava o in manutenzione - non so - e per questo lui e tutte le persone che dovevano fare l'esame, sono state spostate altrove...ma si può? Se non è malasanità questa...allora cosa lo è?
Spero ritorni presto per saperne di più!
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