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De le volgari origini (latine) de la ultrabella lingua i-tagliana del 2050 (2)

“Latino latinorum d’esto illustrissimo stivale, com’è che gli i-taglian del 2050 ed oltre più non san quanto tu vali?”

(T.C. V.S.D.I. 2050 – da “Segretissimi testi del 2050 ed oltre” – Roma, 2051 – citazione citabile)

 

(…)

O aulico latin del Mitico Impero Romano di Nerone, Traiano e Diocleziano!

No! Non narrerò qui di quei babbioni di politikanti voltagabbana del 2050 ed oltre che cambian partito e bandiera per una o due politiche poltrone! Vergognatevi! “Pistola”!

Proseguirò invece di seguito tal mia historica e forbita narrazione, ripetendo ciò che Io “Grande Maestro del Sapere” magistralmente ier narravo agli studenti del liceo Newton di viale Manzoni 47 a Roma.

Cioè il concetto-chiave che, con l’irrefrenabile caduta dell’Impero Romano nel 476 D.C., il “nostro” latino orale andò man mano come “impoverendosi”.

Mischiandosi con gli orridi barbarici idiomi dei Grandi Invasori Barbarici d’Italia ed anche coi fonemi dialettali preromani pre-esistenti (Emiliani, Liguri, CisPadani…).

Primordiali dialetti autoctoni “nostrani” che giacevano sconfitti e proni – attendendo ch’il loro “domine” latino evaporasse – nell’ancora scottante cenere della Grande Sconfitta Militar-Linguistico-Culturale Romana dai loro Oriundi Popoli subita.

Sconfitta militare ma anche linguistica e culturale, visto che i Romani colonizzavano linguisticamente e culturalmente i Popoli Vinti tra cui si stabilivano stabilmente.

Dialetti (o lingue?) pre-esistenti la Grande Conquista di Roma (dialetti gallici, etruschi, sannitici, sabini, ernici, oschi, rutuli, sabelli, liguri, “lumbard”, dei Ramni, dei Marsi e di molti altri Illustri Popoli Spazzati via da Roma…).

Così resuscitavano i dialetti, urlando a Gran Voce, schiodandosi dalla Grande Croce su cui pareva l’avessero inchiodati (gli Antichi Romani) per tanti secoli o millenni!

Producendo medioevali neodialetti di derivazione latina estremamente nuovi e bizzarri grazie ai novelli fonemi usati in quei bui tempi di Grande Analfabetismo di Massa!

Prima dialetti orali ma poi trascritti con zelo da mercanti e “notari” per il Dio Denaro.

Dapprima usati da Medioevali Capo-Popolo, poi mal-pronunciati da tanti cittadini!

Sicchè la “nostra” superbella lingua italiana di fin ‘900 derivò dal dialetto volgare medioevale fiorentino dei “Tre Mostri di Bravura di Firenze” (Dante che danteggia, Boccaccio che boccacceggia e Petrarca che petrarcheggia?)? Yes! 😊

(foto-ricordo di Me “T.C. V.S.D.I del 2050 ed oltrecapo-rion de Monti” insieme ai “Tre Uomini Illustri di Firenze”) 😊

Cosicchè anche l’i-tagliano moderno odierno del 2050 ed oltre deriva anch’esso dal precedente italiano di fine ‘900, contaminato e devastato dall’itaglian-inglese.

Italiano di fin ‘900 “de Campo de Fiori” derivante in origine da un civico dialetto fiorentino contaminato, a sua volta, dal latino volgare orale mal-parlato dai… villici!

Popolino detto dapprima vulgo – e poi volgo – da chi pronunciava male il volgare.

Da vulgo etimologicamente deriverà poi l’aggettivo volgare, popolare o del popolino.

Volgare nel senso di popolare e non di disdicevolmente licenzioso o osè come ignorantemente credono i Sapientoni del 2050 e di… domani (del 2060 ed oltre).

Ricchi Sapientoni Romani della Gloriosa Età dell’Impero usavano invece il raffinato, signorile, colto e dotto latino letterario scritto usato con Grandissima Maestria, rispettando le regole grammaticali “alla lettera” (sennò… dieci frustate!).

Latino letterario scritto utilizzato sia nelle opere letterarie dei Poeti e degli Aedi o Cantori che per redigere contratti commerciali che servivano a far soldi (come oggi) o a lodare o a denigrare i Potenti dei Palazzi del Potere di Roma di allora (vedasi Giovenale, Marziale, Seneca, Cicerone, Ciceruacchio, Tacito, Plinio…).

Chi sapeva scrivere – pochi – ed era istruito (vedi condizione sociale assai agiata) vestiva con belle tuniche “di marca” ed usava il latino scritto anche come tratto aristocratico-distintivo dalla romana plebaglia zozza, sanguinaria ed analfabeta.

Poi, in una misteriosa data scritta nel Gran Libro della Storia, nel millenario passaggio dal latino orale volgare al povero culturalmente e linguisticamente i-tagliano odierno del 2050 avvennero storicamente sì tanti terribili sconvolgimenti grammaticali, fonetici e lessicali che “impaurano” persino me impavido narratore!

Grande Paura a Voi dell’Ignoranza Culturale di Massa dell’I-taglia del 2050!

Grande Paura del Deserto Culturale e Grande Baratro che verrà dopo di Noi!

Ma noi non ci saremo! Nel 2060! Quando urlerete di terrore per un… tuono!

Quali e quanti barbarici mutamenti ed epocali sconvolgimenti linguistico-lessicali, attraverso secoli e millenni, mutarono e stravolsero, impoverendole alquanto, la primigenia pronuncia ed il lessico dell’ultrabella e dimenticata lingua volgare latina!

Stravolgendo ad arte scenica le preesistenti fonologia e morfologia latine!

Come non ricordare qui – a mò d’esempio – il raddoppio delle consonanti “z” e “g” da parte dei “cafoni” (che ritroveremo nel dialetto di Roma e del Lazio nell’esagerata  pronuncia romanesca dei lemmi “stazzione, capostazzione, azzione” ed “esaggerata”).

La “x” si trasformerà in “ss” e la consonante “h” aspirata scomparirà per sempre nel buio della Notte Barbarica (tranne che nel dialetto volgare toscano, ove rimarrà ben presente – pervenuta fino ad oggi – l’ ”h” aspirata antica d’incerta origine latina…).

Le frasi che in latino volgare erano lunghe e retoriche, pronunciate da “cafoni” sudici e balbettanti, diventano così povere frasi brevi e tronche, atte a chi grida e parla male.

Il genere neutro del latino letterario defunge e la retorica muore schiacciata dal balbettio, dal gorgoglio profondo, dalle lunghe “u” longo-barbe e da idiomi barb-eri.

Il Grande Riscatto Linguistico Italiano avverrà soltanto nel 1300 circa a Firenze, con quei tre “Grandi Bulletti Letterari” di Dante, Boccaccio (che – etimologicamente – faceva le boccacce a scherno, cioè…  dissacrava) e con l’Illustrissimo Petrarca (da “petra”, pietra ed “arca”… cioè “arca di pietra”), Grandissimi Letterati Trecentisti.

Del Quattrocento, del Cinquecento e dell’Illustre Barocco Romano Seicentesco (su cui avrei tante cose da scrivere e da dire…) non ho ora la possibilità di narrare.

Crono, bieco tiranno che s’invola lesto e a tradimento ruba tempo ai nostri giorni pieni, rendendo i nostri vecchi cinque sensi anarchici e fallaci, è già qui che… chiama!

Lontani son li tempi belli de li legger libri a iosa e de l’allegra e ridanciana schola e come sa di sale, nel 2050 ed oltre, salir e scender queste ripide ed infernali… scale!

Vada ora a commentar, o mio lettor, se Le piacque o no, codesto scritto mio!

T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre

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De le volgari origini (latine) de la ultrabella lingua i-tagliana del 2050

“Historia magistra vitae” (“la Storia è maestra di vita”)

(Cicerone, oratore e scrittore latino – citazione citabile)

“Vita supermagistrae historiae” (“la Vita è “supermaestra” di storia”)

T.C. V.S.D.I del 2050 ed oltre – citazione citabile

Dopo aver – il nostro ultraottantenne futur-artista T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre – in quella breve e frenetica ma proficua giornata bolognese:

1) inforcato i suoi vecchi occhiali da miope-presbite-astigmatico che gli consentivano di vedere il mondo del duemilacinquanta ed oltre così com’era realmente e non come magari pensava che invece fosse;

2) combattuto inutilmente contro i suoi vecchi ed inesorabili acciacchi dell’età che spietatamente avanzavano giorno dopo giorno, facendo rallentare – anche di molto – la sua indefessa giornata lavorativa senza orari;

3) urlato un pò di vecchie parolacce nel “suo” vecchio ed amatissimo vernacolo romanesco monticiano di fine ‘900 ad un vecchio fastidioso reumatismo sciatico che lo affliggeva da decenni addietro;

4) fatto la sua “nobile colazione” con un maritozzo caldo e due mostaccioli così buoni, che gli ricordavano tanto la “sua” Vecchia Roma Sparita di fin ‘900, che purtroppo non sarebbe mai più riapparsa in futuro;

5) risciacquato la propria vecchia dentiera di “vecchio babbione” sotto “l’acqua coria” (l’acqua corrente che – come dice il vecchio proverbio popolare scevro da pregiudizi generazionali – tutti i mali (li) porta via);

6) compiuto la propria ultra-laboriosa e lenta “nobile vestizione mattutina”, autonoma ed autosufficiente (compreso il faticoso taglio mattutino delle unghie dei piedi e la superlativa doccia con l’acqua calda dell’albergo, togliendosi così di dosso il “rudo” accumulatosi, ovvero le vecchie particelle di pelle morta…);

7) rimirato, fuori dalla finestra dell’albergo a quattro stelle, l’iracondo spazzino carico di bile scaricare rumorosamente un miliardo di bottiglie provenienti dal bar-gelateria all’angolo della strada sotto ai portici, all’interno del suo lercio furgoncino “monnezzaro” apposito, proprio dianzi a quel famoso “Gran Teatro Bolognese” in cui proprio Lui in persona, il “Grande Maestro delle Arti e delle Lettere d’Italia” (ovvero T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre) aveva, un dì, recitato a braccio di fronte al felicissimo pubblico plaudente;

8) riletto tutto d’un fiato e notevolmente apprezzato il sempre prezioso vecchio libro di Danilo Colangeli autore, intitolato “Tramonti in fiamme“, così da ricordarsi – ad imperituro monito dei “Letterari Sapientoni” di ogni parte del mondo e d’ogni tempo – come si “scrive con adeguata competenza lessicale”;

9) letto anche quell’altro libro – più datato e meno importante di quello del Colangeli ma pur sempre “libro” anch’esso – intitolato “Ettore Fieramosca ossia la disfida di Barletta” di un certo Angelo Poliziano, a cui è intitolata tra l’altro anche quella centralissima via del Primo Rione Monti di Roma, in cui aveva abitato, a fin ‘900 ed oltre, presso la celeberrima via Merulana (dal latino “merula”, i merli), la sua nonna paterna;

10) visitato, nel pomeriggio, dopo una pantagruelica dormita post-prandiana della durata d’un paio d’ore, niente-poco-di-meno che la celebre ed antica Pinacoteca Nazionale di Bologna del 2050 ed oltre, più che altro per vedere cosa avessero artisticamente combinato i “suoi” promettenti allievi pittorici Dommenichino (quello di via Dommenichino, alla fine della quale v’era la celebre hostaria di San Martino ai Monti a Roma?), Annibbale Caracci, Er Peruggino, Er Parmiggianino, Giudo Reni, Rafaello ed un tale Giottu.

11) essersi vestito con impegno e di tutto punto da Antico Romano o da Gladiatore o da Demone Dantesco o da Nerone imper’attore – più non lo ricordo, Io narratore – per le urgenti prove di scena del suo evento spettacolo “Esagerato Show“, rappresentato l’indomani sera proprio lì a Bologna centro storico;

12) aver sussurrato a se stesso, rimirandosi nello specchio della camera d’albergo, così agghindato addentro al suo “carnacialesco” (carnevalesco) costume di scena: “Sò er mejo der bigoncio!” (inconsueta automotivazione psicologico-attoriale pre-serale, probabilmente per “caricarsi” prima dello storico evento);

13) aver trascritto venti striminzite righe di codice javascript che, a malapena, si ricordava (flebili reminiscenze di quando era stato un giovane programmatore romano) per modificare al volo il suo sito web;

14) aver ascoltato dal proprio lettore tascabile portatile da viaggio “La marcia di Radetzki” del compositore Strauss, nonché alcune proprie musiche di scena inedite niente male, ancora da inventariare…

T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre si sedette infine, stanco in verità, allo scrittoio di quel lussuoso albergo  di Bologna, in cui avrebbe albergato in quella fredda ed umida notte padana d’autunno del 2051, a vergare questa sua personalissima missiva indirizzata ad un certo Cristiano Torricella,  autore che non sentiva più da tempi – a dir poco – biblici, scrivendo quanto da me – “Io narrante” – ivi ed integralmente sotto riportato:

Bologna, 31/11/2051

(* nota d’autore per i “Soliti Sapientoni” che avranno, come al solito, da ridire: il presente errore di data futura è espressamente voluta e teatralmente ricercata “ad arte scenica” dall’autore del presente sollazzo…)

Caro autore, tanto tempo passò ed Io non mi feci più vivo con Lei.

E’ tutto vero ma, come certo immaginerà, avevo eventi-spettacolo da fare e convegni, mostre di pittura, interviste alla radio, libri da autografare, la Galleria d’Arte Torricella da gestire (la mia), archivi letterari (i miei) da sistemare ed anche (ma non solo) un minimo di cento musiche di scena da me create l’anno scorso.

Sperando pertanto che Lei voglia perdonarmi per la mia lunga ma giustificabile assenza epistolare, passo adunque  a ciò che più mi preme assai, per cui oggi Le scrivo: la bozza del mio testo che quivi invio.

Gradirei infatti senza indugi un suo valente ed indipendente parere su quanto troverà scritto qui di seguito.

Tutta farina del mio sacco.

Niente di scopiazzato in giro, com’è assai di moda fare oggi, copiando di tutto di qua e di là su Internet.

Il sopradetto mio testo inedito, in forma di succinta bozza come mio solito, ma anche ricco d’estrema dovizia di storici particolari, narra la “Vera Historia Segreta delle Origini della Lingua Italiana”.

De le volgari origini (latine) de la ultrabella lingua i-tagliana del 2050 (così s’intitola per l’appunto…).

Partendo ovviamente dal latino volgare fino a spaziare storicamente al Duecento ed al Trecento compresi.

Anche l’italiano, lingua romanza o neolatina che dir si voglia, fa infatti parte delle nuove lingue latine derivate dal latino volgare allora parlato nei territori facenti parte (secoli fa) del Mitico Impero Romano.

Andiamo pertanto ad iniziare!

(continua)

 TC vsdi del 2050 ed oltre

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27 gennaio 2021 – Giorno della Memoria

Impossibile, dimenticare!

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Auguri di Buon Natale!!!

Son felice come una Pasqua
oggi che è Natale!
E’ tutto “strano”,
sicuramente diverso
ma lo spirito è pronto a festeggiare!

E’ dentro al cuore
e difficilmente si può fermare…

Tanti Auguri di Buon Natale a tutti!

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Historia D’I-Taglia di T.C. V.S.D.I. 2050: De Li Longo-barbi e De La Lingua Italiana

“2020 – anno bisesto, anno funesto? Sopravviviamo e prepariamoci per il futuro, ma soprattutto continuiamo a narrare le gesta di T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre ed a sognare ancora. Buon 2021. Abbiate fede. La fede smuove le montagne. Ad maiora.“

(Cristiano Torricella autore – citazione citabile)

Dallo scrittoio di una camera d’hotel a quattro stelle di Verona così rispondeva a notte tarda T.C. v.s.d.i. del 2050 all’importantissima missiva dell’amico compositore Doctor Smooke, che gli giungeva nientepocodimeno che da Roma “caput mundi”:

Verona, li 07/09/2051

Carissimo doctor Smooke, tra due giorni sarà il mio compleanno e ringraziando Iddio sono vivo e tutto procede per il meglio, compreso il mio “Esagerato Show”.

Purtroppo ho solo il tempo di risponderti al volo da questa lussuosa stanza d’albergo, visto che il ritmo di questa arte-terapico-catartica tournée letteraria-musical-teatrale (l’Esagerato Show) è serrato e che dobbiamo viaggiare da una città all’altra, per l’I-taglia, in pochissimi giorni, cambiando spessissimo d’albergo e desinando ove capita.

Mi scuserai pertanto per la brevità e se passo subito al dunque inviandoti un altro “morceau” (pezzetto) del mio nuovo saggio storico-enciclopedico intitolato “Historia d’I-taglia di T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre”, peraltro breve visto il tardo orario.

Ti narravo, nella mia precedente, di Papa Gregorio Magno preso ad organizzare la difesa di Roma dai feroci e primordiali Longo-barbi che la cingono d’assedio.

Papa Gregorio I sborsa “alle brutte” ben cinquemila libbre d’oro ad Agilulfo, soprannominato anche Agone (Agilulfo c’entra qualcosa con Sant’Agnese in Agone, chiesa “a latere” di piazza Navona a Roma? Chi lo sa alzi la mano, grazie…) per indurlo “con dolcezze e lusinghe” a levare l’assedio a Roma caput mundi”.

Dando ad Agilulfo anche un salato tributo annuale, come una specie di pigione, a patto che i Longo-barbi se ne vadano via per sempre da Roma ed invadano altri.

In tal modo Papa Gregorio riesce di fatto a salvare Roma ed i Romani dal feroce saccheggio delle sue ricche e dorate basiliche cristiane e dalla “Grande Paura a Voi”.

Ma chi era davvero Papa Gregorio? Era “romano de Roma” oppure no? 😊

In estrema sintesi, Papa Gregorio I era “un vero romanaccio” ed un “celiaccio”.

Nato intorno al 540 a Roma, è prefetto di Roma, rinunzia alla carica di prefetto e diventa un monaco del convento del Celio a Roma (ecco perché Io lo definisco qui un “celiaccio” e non un “monticiano” nè un “cavourino” di via Cavour a Roma).

Purtroppo (per lui) i preti si accorgono che “è in gamba” e Papa Pelagio II lo manda come diacono (nel 579 D.C.) fino a Costantinopoli a chiedere aiuto ai Bizantini per scacciare via i biechi ed infidi Longo-barbi dalle lunghe barbe incolte ed ispide assai.

“Je tocca de rimanè” a Costantinopoli sei anni e lì battezza Teodosio imper’attore.

Nel 586 riesce finalmente a tornare al “suo” tanto amato monastero del Celio a Roma, ove resta tranquillamente per circa quattro anni, ma la sfiga è già in agguato.

A febbraio del 590 Papa Pelagio II muore di peste (c’è la peste a Roma) e morto un papa (a Roma) lo sostituiscono subito (come dice il proverbio) sicchè a più d’uno viene in mente di “papare” (far diventare Papa) il “buon Gregorio del Celio”.

Gregorio non vorrebbe e resiste, organizza anche una bella processione nella “nostra de noi romani” basilica di Santa Maria Maggiore ma niente da fare, “tu devi da esse Papa pure si nun te va… – gli dicono i romani” e lo “papano” ugualmente 😊.

Ed è grazie a Gregorio che su Castel Sant’Angelo svetta tuttora, nel 2050 ed oltre, la statua dell’Arcangelo Michele che protegge dalla peste nera tutta Roma.

Infatti proprio a Gregorio par di vedere, nel corso della processione tenutasi a Santa Maria Maggiore a Roma, l’Arcangelo Michele che rinfodera la sua spada sul cucuzzolo della Mole Adriana in riva al Tevere, segno della fine della peste a Roma.

E per farla corta e breve, come si usa da noi a Roma, evitando tutta la lunga storia del suo papato, Papa Gregorio I (Gregorio Magno) inventa e promuove i Canti Gregoriani, diventa patrono dei cantanti e dei musicisti, muore a Roma a marzo del 604 e viene sepolto nella Basilica di San Pietro e venerato come un santo.

San Gregorio Magno è anche raffigurato in un quadro di Antonello da Messina.

Purtroppo ora la stanchezza delle recite e dei troppi spettacoli serali mi assale e mi obbliga a capitolare, data ormai la mia veneranda età, posando la penna sullo scrittoio, ingiungendomi or ora di riposar e ristorar le stanche membra distendendomi un poco, ancor tutto vestito, nel morbido letto dell’hotel, bevendo camomilla calda.

La prossima volta che avrò più tempo utile a scrivere qualche mia altra corbelleria (magar potessi!) ti narrerò la mia “Storia delle origini della lingua italiana” (il latino letterario ed il latino volgare, la scuola poetica siciliana del Duecento, il volgare fiorentino del Trecento di Dante, di Petrarca e di Boccaccio e l’Umanesimo latino del Quattrocento, in estrema sintesi e “ratio”, purchè tutto ciò sia di tuo gradimento e non ti annoi, ci mancherebbe altro…).

Si è fatto tardi ed anche oggi abbiamo vissuto.

Scende la notte e la Luna appare.

A presto, amico mio, stammi bene e componi buone musiche d’autore come sempre.

Buona notte.

T.C. V.S.D.I. del 2050 ed oltre”.

 

Questa lettera Io scrissi, che terminava così bruscamente per necessità contingenti.

Ho una veneranda età – sapete? – e non posso esagerare con la fatica intellettuale.

Arrivederci a presto ai miei quattromila sostenitori i-tagliani e stranieri. Ad maiora.”.

T.C. V.S.D.I. del 2050 ed oltre