I racconti del LeD!

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LeD
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Re: Il Quaderno Dei Racconti...

Messaggio da LeD »

Mac La Mente ha scritto:
bancarella ha scritto:...ad una chiusura inaspettata con citazione. :ok:
Citazione che mi è piaciuta soprattutto perchè non la conoscevo! :yes:
thanks for all :ok:

cmq la citazione sta in I dolori del giovane Wether :)
quando muoio tu portami il caffè, vedrai che resuscito come Lazzaro (Eduardo De Filippo)

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Mac La Mente
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Re: Il Quaderno Dei Racconti...

Messaggio da Mac La Mente »

LeD ha scritto:thanks for all :ok:

cmq la citazione sta in I dolori del giovane Wether :)
Grazie a te, LeD! :)

Uuuuuh! Quindi sta in un suo libro? Questa è un'informazione molto molto interessante! Cercherò! ;)
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Frankenstein
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Re: Il Quaderno Dei Racconti...

Messaggio da Frankenstein »

LeD ha scritto:Lu guardianu
Un guardiano con una cultura notevole. Complimenti anche da parte mia, LeD.

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Nilleshna
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da Nilleshna »

I tuoi racconti sono sempre meravigliosi!!!!
Intrisi d'ironia e senso della vita. :k: :k: :k:
Per aspera sic itur ad astra

Jane Eyre\ Charlotte Brontë “Oltre questo mondo,
oltre la razza degli uomini,
esiste un mondo invisibile e un regno degli spiriti.
Quel mondo ci circonda ed è dappertutto;
e quegli spiriti ci vegliano, perché hanno l’incarico di custodirci…”

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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da LeD »

Nilleshna ha scritto:I tuoi racconti sono sempre meravigliosi!!!!
Intrisi d'ironia e senso della vita. :k: :k: :k:
si può dire lo stesso per quello che scrivi tu con in più una grande e sensibile vena poetica. :hug: :hug: :hug:
quando muoio tu portami il caffè, vedrai che resuscito come Lazzaro (Eduardo De Filippo)

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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da LeD »

una specie di racconto-monologo :)


Zen Fire


Oggi è festa! E’ finito il petrolio! Non ce n'è più!
Neanche una dannata goccia di quel veleno nero sgorga dai pozzi di tutta la Terra!
Si torna indietro, ai cavalli, meglio il loro sterco puzzolente sulle strade, che il monossido di carbonio nei polmoni!
Si va avanti, si userà l’idrogeno, meno inquinante, anche se non ho capito ancora cos’è e se sia già un monopolio americano.
L’aria ritorna pura e l’uomo riacquista uno dei suoi beni più preziosi, il respiro.
Via lo smog dalle ali delle farfalle!
Mi sembrava strano che mio zio m’avesse regalato la sua Ferrari…già…questa non va senza la benzina che si ricava dal petrolio!!
Però…però!! Posso rivenderla ad un collezionista arabo del cacchio e con il ricavato, realizzare uno dei miei più grandi sogni!!!
Comprare una bella mansarda poetica e oscura a Firenze!!!
Perché proprio Firenze?
Perché l’uomo è solo. Perché l’uomo è un’isola. A me va benissimo l’isola, ma voglio un arcipelago. E lì sono sicuro che c’è gente simpatica e matta che non mi farebbe ammalare di solitudine.
Solitudine?? Paura!!! Brrrrrrrr!! Anche Satana trema a ‘sta parola!! Vero, vecchio cornutone? Eheheh.
E poi si dice che la bistecca fiorentina sia buona e che ci sia dell’ottimo vino rosso. Se fanno anche patate come si deve è l’Eden. E poi, con licenza parlando, m’hanno detto che è pieno di ragazze poppute. Bisogna solo stare attento alle fave.
Come faceva Pitagora?
Esatto.
Sì, Firenze sarà la mia isola senza mare che ti rompe le scatole perché corrode le facciate dei palazzi e tu sei sempre lì a pagare quei dannati lavori di condominio.
E allora? Perché non te ne vai su un’isola del Peloponneso o in Polinesia?
Lì ci sono vere isole con veri arcipelaghi e che te frega del mare che con la sua salsedine ionica ti corrode la casa? Lì abiteresti in una capanna…zero spese di ristrutturazione. E poi la gente è cordiale e si fa i cazzi propri, senza considerare che le indigene la danno senza troppi problemi.
TI PREGO di non essere volgare. Offendi la sensibilità del lettore.
Scusa.
Scuse accettate.
In Grecia ci vorrei passare dei periodi, non la quotidianità e la Polinesia è troppo lontana, mi fa paura…figurati che quando andai a Lugano, per comprare una cosa che qui non si può comprare legalmente, mi sentii sperso, come se fossi in Australia. No, la quotidianità ho bisogno di viverla in un luogo a me vicino, familiare…e Firenze così bella e artistica con la sua atmosfera rinascimentale, mi somiglia moltissimo.
Ma…di’ la verità…perché allora non Roma? Più vicina alla tua città natale, Napoli, e molto più affine visto che è bellissima, storica ed imperiale come te.
Perché Firenze è più vicina a Milano e Milano è vicinissima ad ogni capitale europea…
Mmm…guarda che hanno inventato gli aeroplani…le distanze non sono più quelle di una volta.
Non mi freghi!!!! Se è finito il petrolio, gli aeroplani sono morti!!! E non dire che ci mettono l’idrogeno dentro per farli volare…figurati!! Un altro po’ non muove le auto, se non a 50 kmh, figurati alzare un aereo. Per far muovere qualcosa, per alzare qualcosa, ci vuole potenza e l’idrogeno è pulito, non potente.
Sì, ma c’è una questione a monte..
Quale? E poi odio i monti preferisco le valli!
Perché te ne vuoi andare? Perché vuoi lasciare il tuo nido? I tuoi amici? La tua famiglia, le tue abitudini? Il tuo lavoro?
Vuoi che proceda con ordine, in modo che non perdi il filo?
Se vuoi…sì.
1)Me ne voglio andare perché sto odiando Napoli, troppa scostumatezza, troppa cafonaggine, troppa cazzimma, troppo avvilimento per la mia anima delicata.
2)Del nido, sai che me ne faccio?? Io non voglio un nido, voglio un accampamento, un rifugio, un antro illuminato dalla grazia di qualche adorabile e bella dama, colta e sensuale.
3)Amici?? Quali?? Sono così pochi…che li potrei mettere sulla capocchia di uno spillo e resterebbe spazio per il continente americano. Pochi, ma buoni; è vero. Non li perderò, sono sicuro. Mi vogliono bene, dopotutto.
4)Famiglia? Sorvolo. Sorvolo. Sorvolo. E chiudo. Gli occhi. E tappo. Le orecchie. Peso sul petto e amarezza nel cervello. Vabbè, finito il momento cavo lacrimale.
5)Abitudini?? Ahahahahahahahahah!! E quali sono? Tv, pc, affacciarmi al balcone, masturbazione, leggere…tutte cose che o devo abbandonare o posso fare ovunque…persino in galera. E poi sono i vecchi che vogliono le stesse cose, gli stessi gesti, gli stessi luoghi.
I giovani, no. I giovani amano la chimera. E che c’è di più chimerico di ciò che i latini chiamavano ruptus…la rotta? Noi siamo così. Cielo stellato, paesaggi cangianti, gente nuova, mantello, testa china e vermi nello stomaco. Noi si ama il viaggio, l’onderòd.
Hai capito, ora?
Sì. Ma hai saltato il dente più dolente, il lavoro.
Sai che odio sta parola!!!
Sì, ma come credi di poter vivere senza lavoro?
Uffà!!!
Lo dico per te, perché ti voglio bene.
Mmm…gli artisti non lavorano. Quello è compito degli operai.
Stronzo.
Mmm…i filosofi non lavorano. E’ compito della plebe.
Coglione.
E va bene!!! Hai ragione!!! Comunque ho trovato il motivo per lavorare. L’amore. Senza lavoro, senza la dignità che ogni lavoro DOVREBBE dare all’uomo (donna) non ho il coraggio di innamorarmi. Lavorerò.
Mi sfugge un particolare.
Quale?
Non sapevo dessi così importanza all’amore.
L’amore come dice Dante è ciò che muove il sole e tutte le altre stelle. E cambia uno scansa fatiche in un benzinaio, in un cameriere. L’amore ci da le sensazioni più belle. Io vivo per l’amore. Vorrei innamorarmi una volta al giorno tutti i giorni della mia vita.
Vorrei che non partissi. Ti voglio bene. Dopo tanti anni credevo che ormai non m’avresti più lasciato, che avremmo passato la vita insieme.
Non credere che per me sia una cosa facile. Sono un cretino e ‘sto progetto è fatto per un uomo di ben altra pasta. Ma non mi preoccupo. Con la pasta ci so fare.
Ti vedo convinto, e felice. Tieni, ho preparato il caffè.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHH!! Cristo santo!! Scotta!! E che c’hai messo dentro, il sale?? Quante volte t’ho detto di aspettare che si freddi un po’ prima di darmelo?? Quante volte t’ho detto di stare attenta ai vasetti del sale e dello zucchero??
Scusa, non l’ho fatto apposta. Sai che dimentico le cose, che non me le ricordo.
Scusami tu. Non volevo gridare. E che questi tuoi errori da dementia praecox, mi preoccupano, mi addolorano.
A te? Tu, come tutti i fallici, non ti preoccupi di nessuno se non di te stesso. Sei un egoista. Ammettilo.
E’ vero. Lo sono. Ma di te mi importa, a te voglio bene. Davvero.
Ah, sì? E perché, sentiamo.
Perché sei mia madre.
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da Nilleshna »

LeD ha scritto:
Nilleshna ha scritto:I tuoi racconti sono sempre meravigliosi!!!!
Intrisi d'ironia e senso della vita. :k: :k: :k:
si può dire lo stesso per quello che scrivi tu con in più una grande e sensibile vena poetica. :hug: :hug: :hug:
Cosi mi fai commuovere però!!!Grazie! :wub:
Stupendo anche questo racconto.
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Mac La Mente
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da Mac La Mente »

LeD ha scritto:una specie di racconto-monologo :)

Zen Fire
LeD, è bellissimoooo! :wub:

L'ho letto tutto d'un fiato e mi è piaciuto immensamente! Bravissimo! :cincin: :cincin:

La prima parte sembra un urlo, un canto di liberazione da qualcosa che fino a questo momento ha fatto solo male (il petrolio) e continuando la lettura le due figure narranti si delineano alla grande, si capisce il pensiero del protagonista e di chi gli è accanto, le preoccupazioni e le ragioni del perchè voglia andare via! :yes:

Ottimo lavoro, davvero! :)
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bancarella
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da bancarella »

Complimenti Led! Un altro scritto riuscito. :)
Sono un Sagittario con quattro zampe, una coda, arco e freccia!

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Frankenstein
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da Frankenstein »

LeD ha scritto:una specie di racconto-monologo :)

Zen Fire
Un inizio riflessivo che si trasforma in un dialogo e in una dichiarazione d'amore. Tre parti combinate tra loro che caratterizzano questo tuo racconto-monologo. Ho apprezzato questo LeD.

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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da LeD »

Bolle acide


Mi sento davvero una merdra a pensare che al mondo sono esisistiti, esistono ed esisterannno uomini eccelsi che con il loro genio fanno grandi cose, che con le loro idee meravigliose sono in grado di far progredire l’umanità mentre io povero tapino non riesco neanche a comprarmi un paio di scarpe che dopo due giorni non mi vadano scomodissime.
Ed eccomi qui a zoppicare mentre mi dirigo verso casa. Eppure nel negozio mi andavano bene.
Le ho misurate tutte e due, su insistenza di mia sorella, ma ora mi vanno strette di punta e mi dolgono pure i talloni. La colpa è mia, lo so bene, perchè sono troppo frettoloso e noncurante quando faccio shopping. Come mi piacerebbe vivere in una bella tribù africana col perizomino (anche se nel mio caso ci vorrebbe l’xxl), una lancia, un po’ di trucco blu e rosso e vai di gusto. Scorazzare scalzo a caccia di animali che non ucciderei mai, ma sarebbe solo un modo per far passare il tempo.
Comunque non ce la faccio proprio a proseguire, mi siedo su una panchina e non ho neanche il tempo di posare per bene le chiappe che s’avvicina un venditore ambulante.
“Uè, uè giuvinò! Accattateve l’accendino!”
“No, grazie, non fumo.”
“E accattateve i fazzulett!”
“Ma guarda già ce li ho.”
“E accattateve o’ deodorante per la macchina!”
“Veramente quei cosi mi danno il mal di testa, non li uso.”
“E accattateve l’orso porta monete!”
“É troppo grosso! Dove me lo appizzo?”
“E accatteteve a’ paparella pè fa’ o’ bagno!”
Capisco che il venditore sarebbe in grado di asfissiarmi per ore e che ormai sono incastrato. Guardo la paperella ed è davvero ganza così gialla col beccuccio rosso e due occhi spiritati neri. Vuol dire che mi farà compagni nella vasca. “Vabbè, vada per la paperella. Quanto costa?”
“Venti euri, perchè siete voi.”
“Azz, e se non ero io quanto mi facevi? Duecento euri?”
“Allora, facciamo quindici.”
“No, no te ne do due.”
“Posso farvi massimo dieci.”
“Arrivo fino a quattro, ultima offerta.”
“Ve la regalo per cinque.”
“Ok.”
Il venditore mi dà la paperella, io gli do i soldi e finalmente si leva dalle palle. Devo ammettere però che la paperella è simpatica, morbidosa e fa pure un suono carino quando la premo. Dopo essermi riposato un po’, me ne torno a casa canticchiando pappappero pappappero.
Entro nel portone del mio palazzo, faccio un pernacchietto al portiere e prendo l’ascensore diretto al quarto piano. Giunto sul pianerottolo afferro le chiavi dalla tasca e le infilo nella toppa. Mentre apro la porta sento un rumoroso scalpiccio. È mia madre che si precipita a portarmi le pantofole.
“Leddino, Leddino, bentornato a mamma!! Mettiti le pantofole, mammina tua ti va a prendere un tè caldo!”
“Mà, siamo quasi ad agosto, sto tè caldo me le farebbe scendere a terra! Prendimi un po’ di vodka alla fragola ghiacciata!”
“Va bene! Come vuoi tu! Ci metto un po’ di panna dentro?”
“No, mà. Spruzzaci due gocce di watershine alla frutta, grazie.”
“Ok, vuoi che ti prepari la doccia?”
“No, mà. Ho comprato sta paperella farò il bagno nella vasca.”
“Uuh, ma quanto è carina! Le hai dato pure un nome?”
“Certo, l’ho chiamata Darma.”
“Bravo, bel nome. Ti preparo la vasca?”
“Alla vasca penso io, tu preparami la vodka.”
Finalmente mia madre si decide ad andarmi a prendere da bere che sto morendo di sete, io apro l’acqua e vado in camera mia a spogliarmi. La genitrice mi porge il bicchierino che bevo d’un fiato, poi mi chiudo in bagno per tuffarmi nell’agognato mare di sapone profumato dove mi rilasserò alla grande. Mentre giochicchio con le bolle che mi diverto a far esplodere e faccio fare a Darma delle evoluzioni sottomarine, sento mia madre che bussa alla porta.
“Che c’è mà?”
“Leddino, ho dimenticato di dirti che ha telefonato Loredana.”
“Ah, sì? Vabbè, dopo ci penso.”
“Dovresti chiamarla sai? Ha una voce tanto dolce, è tanto educata, viene da una famiglia tanto per bene, all’Università prende dei voti tanto alti ed è pure tanto bella.”
“Già, il problema è che è pure tanto troia.”
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da Mac La Mente »

LeD ha scritto:Bolle acide.
LeD, un altro strike! Bravo! :ok:

Anche questo racconto è simpaticissimo ed è proiettato in due situazioni differenti...quella con il rivenditore che non si arrende, che vuole vendere a tutti i costi una cosa in suo possesso e quella in casa dove, nonostante si arrivi quasi stremati dalla giornata e pronti a rilassarsi, ecco che affiorano altri pensieri! Già, capita sempre così...non si può stare tranquilli, mannaggia! :(
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da Twilight »

Led innanzitutto complimenti per come scrivi.
Nutro un rispetto profondo per chiunque sappia mettere per iscritto i propri pensieri, allegri, tristi, poetici, sottoforma di una canzone...

Questi racconti ... di te e di tua mamma ... non so ... ho un presentimento ... fra qualche anno ...

(grazie)
C'è una crepa in ogni cosa.
E' da lì che entra la luce.

(Leonard Cohen)

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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da Nilleshna »

Troppo bello!!! :cincin: :rotfl:
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Re: I racconti del LeD!

Messaggio da LeD »

Lasciarti non è



I napoletani oggi sono una grande tribù che, anzichè vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg o i Boja, vive nel ventre di una grande città di mare. Questa tribù ha deciso – in quanto tale, senza rispondere alle proprie possibile mutazioni coatte – di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quella che chiamiamo la storia, o altrimenti, la modernità. La stessa cosa fanno nel deserto i Tuareg o nella savana i Boja (o fanno anche, da secoli, gli zingari): è un rifiuto sorto nel cuore della collettività; una negazione fatale contro cui non c’è niente da fare. Essa dà una profonda malinconia, come tutte le tragedie che si compiono lentamente; ma anche una profonda consolazione, perchè questo rifiuto, questa negazione alla storia è giusto, è sacrosanto.
Sì sì è tutto vero, purtroppo o per fortuna. Una nostra particolarità, un atavismo diciamo, è che diamo un’importanza grandissima ai sogni che dividiamo in varie categorie. Una di queste è quella di usare i sogni come pretesti per dire qualcosa di particolare a un parente o ad un amico.
Per esempio mia madre sogna i suoi genitori e riferisce i loro consigli ai fratelli, soprattutto quando litigano tra loro. Lei allora telefona e dice di aver sognato il papà che chiedeva in lacrime una loro riappacificazione. Ovviamente è tutto inventato, ma non fa niente.
Poi c’è l’uso classico del sogno da cui ricaviamo i numeri da giocare al lotto dopo attenta lettura della Smorfia.
Un terzo tipo di sogno è quello che al risveglio non svanisce semplicemente con la luce diurna, ma ti rimane attaccato anche molto dopo che ti sei levato. Allora, che si fa in quei casi?
Nel nostro quartiere si fa così. Le donne si recano dalla Vecchina al Pallonetto e si fanno leggere i tarocchi. Gli uomini vanno dal Morente, al rione Sanità. Il Morente è colui che gode del rispetto massimo da parte di tutti ed è molto ascoltato, una specie di vecchio saggio.
Una notte mi accadde di sognare che camminavo in una grande prateria e all’improvviso mi trovavo davanti ad una staccionata dove un portiere d’albergo vestito in maniera elegantissima mi sbarrava il passaggio.
“Dove credi di andare?”, mi urlò in faccia.
“Guardi, non lo so, è la prima volta che sto qua. Non si può entrare?”
“E vuoi entrare così, a mani vuote?”
“Bè, cosa dovrei portare per avere il passaggio libero?”
“Guarda gli altri, non vedi? Ognuno porta un sacco di farina. Procuratene anche tu e ti farò passare.”
Girai la faccia alla mia destra e vidi una processione enorme di uomini che portavano un sacco di farina. Cercai di avvicinare qualcuno per chiedere dove potessi procurarmela, ma nessuno mi rispondeva mi ignoravano tutti. Cominciai a correre velocissimo per vedere da dove partiva quella marea di gente casomai dessero la farina lì, ma niente e continuavo a correre, a correre, e più correvo più mi saliva una grande ansia e tristezza, finchè mi svegliai sgomento e molto triste. Avevo il cuore in gola!! Subito mi frullò in testa la domanda: che significa tutto ciò? No, no il fatto era importante. Mi faccio una doccia veloce, mi vesto alla buona e corro dal Morente. Ovviamente bisogna portargli qualcosa per essere ricevuti e il classico è zucchero e caffè.
Sono fortunato perchè quel giorno sono l’unico “cliente”, consegno il pacco dono alla perpetua che mi introduce nello studio dove il Morente giace su un letto cosparso di libri. Ci sono libri ovunque e lui è lì con la sua enorme capigliatura bianca e la barba di molti giorni.
Il suo nome è don Alfonso.
“Buon giorno, don Alfonso. Scusate se vi incomodo a quest’ora.”
“Venite avanti, giuvinò, nun vi preoccupaate. Esponetemi pure il vostro problema.”
Così gli racconto il sogno, lui mi guarda e dice: “Vai a prendere un po’ di caffè.”
Mi alzo e vado in cucina dove la perpetua ha già preparato il caffè coi bicchieri d’acqua (importantissimo bere il bicchiere d’acqua prima del caffè).
Dopo aver bevuto il caffè, don Alfonso pronuncia la sentenza: “Giuvinò, voi sentite la vostra anima povera, avete voglia di arricchirla, ma non sapete come fare.”
“E’ verissimo don Alfonso. Mi piacerebbe tanto istruirmi, farmi una cultura, sapere tante cose, godere dell’unico nettare divino che l’uomo è in grado di distillare. Cosa mi consigliate? La filosofia?”
“Mah, non so. A me è parso che tutta la filosofia altro non sia che una meditazione di Scekspìrr. Comincia da Scekspìrr.”
Dopo aver detto ciò chiuse gli occhi, si girò dall’altra parte e più non fe' parola.
Pensando a quel che aveva detto mi recai in libreria per acquistare quella che era la mia prima opera del Bardo.
Andai al reparto “teatro” e cominciai a guardare uno per uno i titoli delle sue opere. Ovviamente ero attratto da Otello o da Amleto, ma nello stesso tempo ero in dubbio se cominciare proprio da loro o fosse stato meglio leggere prima qualche opera più leggera. Ma esisteva? Era un ragionamento valido? Mi trastullavo tra dubbi e domande, quando alle mie spalle sorse una voce di donna dolcissima e celestiale: “Prendi anche tu un libro di Shakespeare?”
Mi sentii avvolgere dal suono magico di questa voce e mi girai pieno di speranze cercando di sfoderare il mio sorriso migliore.
Quando le fui di fronte mi tuffai in dei meravigliosi occhi verdi screziati di nero che mi guardavano scintillanti e lucidi come topazi orientali, due gemme di infinito splendore.
Peccato che per il resto fosse proprio un cesso.
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