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Favola – L’aquila e lo scarabeo di Esopo

Una breve favola, scritta tanto tempo fa, che fa riflettere e pensare.

E’ una favola di Esopo (ca 620 a.C. – ca 560 a.C.) e si intitola L’aquila e lo scarabeo.

Da leggere tutta d’un fiato e pensare che non bisogna mai diprezzare qualcuno in quanto tutto si ritorce contro, ci vuole solo tempo affinché accada…una specie di “occhio per occhio, dente per dente”…

L’aquila e lo scarabeo

Un’aquila inseguiva una lepre; la quale, in mancanza d’altri protettori rivolse le sue Suppliche al solo essere che il caso le pose sott’occhio: uno scarabeo. Questo le fece animo e, quando vide avvicinarsi l’aquila, cominciò a pregarla di non portargli via la sua protetta. Ma quella, piena di disprezzo per il minuscolo insetto, si divorò la lepre sotto i suoi occhi. Da allora lo scarabeo, tenace nel suo rancore, non perdette più di vista i nidi dell’aquila: appena essa deponeva le uova, saliva su a volo, le faceva rotolare e le rompeva; fino al giorno in cui, cacciata da ogni parte, l’aquila, che l’uccello sacro a Zeus, si rifugiò presso dì lui e lo scongiurò di trovarle un luogo sicuro per covare. Zeus le concedette di deporre le uova nel suo proprio grembo. Ma quando lo Scarabeo se ne avvide, fece una pallottola di sterco, si levò a volo e, giunto sopra il grembo del dio, ve la lasciò cadere. Zeus, per scuotersi di dosso lo sterco, si alzò e, senz’avvedersene, gettò a terra le Uova. Da allora, dicono, nella stagione in cui compaiono gli scarabei, le aquile non covano.

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Fiabe – La scarpetta d’oro di Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev

E siamo giunti al terzo appuntamento mensile con le fiabe!

Questo mese ci spostiamo in Russia e nel XIX secolo con una bellissima fiaba di Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev (1826 – 1871)

La scarpetta d’oro

C’erano una volta un vecchio e una vecchia che avevano due figlie. Il vecchio un giorno si recò in città e acquistò ad una sorella un pesciolino e all’altra pure un pesciolino. La maggiore mangiò il suo pesciolino, invece la più giovane andò al pozzo e disse:
– Pesciolino diletto! Ti devo mangiare o no!
– Non mangiarmi – rispose il pesciolino – rigettami nell’acqua, io ti sarò utile.
La ragazza mise il pesciolino nel pozzo e ritornò a casa. La madre non amava per nulla la sua figlia minore. Fece mettere alla sorella il vestito più bello e si recò con lei in chiesa alla messa, invece alla più piccola lasciò due misure di segale e le ordinò di pulirla prima che loro rincasassero dalla chiesa.

La giovane s’incamminò a prendere l’acqua e sedette accanto al pozzo a piangere, il pesciolino nuotò verso la superficie e le chiese:
– Perché piangi, bella fanciulla?
– E come non piangere? – rispose la bella ragazza. – Mia madre ha fatto indossare a mia sorella il vestito più bello, ed è andata con lei a messa, ha lasciato me a casa e mi ha ordinato di pulire due misure di segale prima del suo ritorno dalla chiesa!
Il pesciolino le disse:
– Non piangere, va a vestirti e va in chiesa, la segale sarà pulita!

La ragazza si vestì e andò alla messa. La madre non la riconobbe. Quando la messa fu al termine, la ragazza ritornò a casa, anche la madre, e sopraggiunta a casa le chiese:
– Allora, stupida, hai pulito la segale?
– Si – rispose lei.
– A messa c’era una bella ragazza! – raccontò la madre. – Il pope non cantava, non leggeva, e non faceva altro che guardarla, tu invece, sciocca, guardati un po’ come sei insudiciata!
– Non c’ero, ma lo so! – disse la ragazza.
– Ma che cosa vuoi saperne tu? – le disse la madre.

Un’altra volta la madre fece mettere alla figlia maggiore il vestito più bello, andò con lei alla messa, invece alla minore lasciò tre misure d’orzo e le disse:
– Nel frattempo chi io prego Dio, tu pulisci l’orzo.
Dopo andò a messa. La figlia, si recò a prendere acqua, sedette accanto al pozzo e pianse. Il pesciolino nuotò verso la superficie e le chiese:
– Perché piangi, bella ragazza?
– E come non piangere? – rispose la bella fanciulla. – Mia madre ha fatto indossare a mia sorella il vestito più bello, ed è andata con lei a messa, ha lasciato me a casa e ha ordinato di pulire tre misure d’orzo prima del suo ritorno dalla chiesa.
Il pesciolino le disse:
– Non piangere, va a vestirti e raggiungila in chiesa: l’orzo sarà pulito!

Lei si vestì, arrivò in chiesa, incominciò a pregare Dio. Il pope non cantava, non leggeva e non faceva altro che guardarla! La messa terminò.
Quel giorno alla messa c’era un principe del posto, la nostra bella fanciulla lo conquistò molto, volle conoscerla, chi era? Per avere l’occasione di parlarle le gettò della resina sotto una scarpa. La scarpa rimase attaccata a terra, ma lei andò a casa.
– Sposerò – disse il principe – la padrona di questa scarpa!

La scarpa era tutta decorata in oro. La vecchia arrivò a casa e iniziò a raccontare:
– Che bella ragazza c’era! Il pope non cantava, non leggeva e non faceva che guardarla, tu invece stupida guardati un po’, sei una vera pezzente!
Nel frattempo il principe cercava da ogni parte la ragazza che aveva perso la scarpa, ma non riuscì a trovare in nessun luogo una ragazza cui la scarpa stesse a pennello. Arrivò anche dalla vecchia e le disse:
– Fammi guardare tua figlia, chissà se questa scarpa le andrà bene?
– Mia figlia insudicerà la scarpa – rispose la vecchia.
Invece diventò la bella ragazza, il principe le misurò la scarpa. La scarpa le stava perfetta. Il principe la sposò, incominciarono a vivere felici e contenti, e furono sempre ricchi.

Ci sono stato ho bevuto del moscato, sui miei baffi è sgusciato, ma in bocca non è giunto. Mi hanno dato un vestito blu, una cornacchia che vola e grida:
– Blu il vestito! Blu il vestito.
Rifletto “ Giù il vestito!”, ho preso e me lo sono tolto. Mi hanno dato un cappello, mi hanno picchiato con un manganello. Mi hanno dato delle scarpette laccate, la cornacchia vola e grida:
– Laccate le scarpette! Laccate le scarpette!
Rifletto “ Rubate le scarpette “, ho preso e le ho buttate.

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Fiabe – La Piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen

Secondo appuntamento mensile con le fiabe, questa volta l’autore scelto è Hans Christian Andersen e la sua Piccola fiammiferaia!

La piccola fiammiferaia

Era la fine dell’anno faceva molto freddo.

Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città.
La mamma le aveva dato un paio di pantofole, ma erano troppo grandi e la povera piccola le aveva perdute attraversando la strada.
Un monello si era precipitato e aveva rubato una delle pantofole perdute.
Egli voleva farne una culla per la bambola della sorella.
La piccola portava nel suo vecchio grembiule una gran quantità di fiammiferi che doveva vendere.
Sfortunatamente c’era in giro poca gente: infatti quasi tutti erano a casa impegnati nei preparativi della festa e la poverina non aveva guadagnato neanche un soldo.
Tremante di freddo e spossata, la bambina si sedette nella neve: non osava tornare a casa, poiché sapeva che il padre l’avrebbe picchiata vedendola tornare con tutti i fiammiferi e senza la più piccola moneta.
Le mani della bambina erano quasi gelate.

Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro.
Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa!
Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve.
La piccola sfregò il secondo fiammifero e, attraverso il muro di una casa, vide una tavola riccamente preparata.
In un piatto fumava un’oca arrosto…. All’improvviso, il piatto con l’oca si mise a volare sopra la tavola e la bambina stupefatta, pensò che l’attendeva un delizioso pranzetto.
Anche questa volta, il fiammifero si spense e non restò che il muro bianco e freddo.
La povera piccola accese un terzo fiammifero e all’istante si trovò seduta sotto un magnifico albero di Natale.
Mille candeline brillavano e immagini variopinte danzavano attorno all’abete.
Quando la piccola alzò le mani il fiammifero si spense.

Tutte le candele cominciarono a salire in alto verso il cielo e la piccola fiammiferaia si accorse che non erano che stelle.
Una di loro tracciò una scia luminosa nel cielo: era una stella cadente.
La bambina pensò alla nonna che le parlava delle stelle.
La nonna era tanto buona! Peccato che non fosse più al mondo.

Quando la bambina sfregò un altro fiammifero sul muro, apparve una grande luce. In quel momento la piccola vide la nonna tanto dolce e gentile che le sorrideva.
-Nonna, – escalmò la bambina – portami con te! Quando il fiammifero si spegnerà, so che non sarai più là. Anche tu sparirai come la stufa, l’oca arrosto e l’albero di Natale!
E per far restare l’immagine della nonna, sfregò uno dopo l’altro i fiammiferi.
Mai come in quel momento la nonna era stata così bella.
La vecchina prese la nipotina in braccio e tutte e due, trasportate da una grande luce, volarono in alto, così in alto dove non c’era fame, freddo né paura.
Erano con Dio.

Tratta dal sito: Lefiabe.com

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Fiabe – Il ricco e il povero dei Fratelli Grimm

Come prima fiaba, per inaugurare la nostra nuova rubrica (Fiabe), abbiamo scelto Il ricco e il povero dei Fratelli Grimm.

Nei tempi antichi, quando il buon Dio errava ancora sulla terra, fra gli uomini, una sera che era stanco gli accadde di essere sorpreso dalla notte prima di poter giungere a una locanda. Sul suo cammino, si trovavano due case, l’una di fronte all’altra: la prima era grande e bella, la seconda piccola e dall’aspetto misero. Quella grande apparteneva a un ricco, mentre la piccola a un pover’uomo. Nostro Signore pensò: “Al ricco non darò disturbo: busserò a lui”. Il ricco, udendo bussare alla sua porta, aprì la finestra e domandò al forestiero che cosa cercasse. Il Signore rispose: – Vi prego di darmi ricovero per la notte -. Il ricco squadrò il viandante da capo a piedi, e siccome il buon Dio era vestito umilmente e non aveva l’aria di uno che ha molto denaro in tasca, scosse il capo e disse: – Non posso ospitarvi: le mie stanze sono piene di verdure e di sementi; e se dovessi dare alloggio a tutti quelli che bussano alla mia porta, potrei andare in giro a mendicare. Cercate una sistemazione altrove -. Detto questo, sbatté‚ la finestra e piantò in asso il buon Dio.

Allora questi gli voltò le spalle, andò alla casetta di fronte e bussò. Aveva appena bussato che il povero già gli apriva la porta pregandolo di entrare e di trascorrere la notte in casa sua. – E’ già buio – disse – per oggi non potete proseguire. – Il buon Dio ne fu contento ed entrò. La moglie del povero gli porse la mano, gli diede il benvenuto e gli disse si mettersi comodo: doveva accontentarsi perché‚ non avevano molto, ma quel poco che c’era lo davano volentieri. Poi mise delle patate sul fuoco e, mentre cuocevano, munse la sua capra per avere un po’ di latte da bere. Quando la tavola fu apparecchiata, il buon Dio si sedette e mangiò con loro, e quel povero cibo gli piacque, perché‚ aveva accanto a s‚ dei visi lieti. Terminata la cena, quando fu ora di dormire, la donna prese da parte il marito e gli disse: – Senti, marito caro, questa notte ci distenderemo sulla paglia e lasceremo il nostro letto al povero viandante perché‚ si riposi: ha camminato tutto il giorno ed è certo stanco -. – Ben volentieri! – rispose il marito. – Vado a offrirglielo. – Andò dal buon Dio e lo pregò, se era d’accordo, di coricarsi nel loro letto per riposare le sue membra. Il buon Dio non voleva portar via ai due vecchi il loro letto, ma essi non lo lasciarono in pace finché‚ egli acconsentì a coricarvisi; essi, invece si coricarono per terra sulla paglia. Il mattino seguente si alzarono prima che facesse giorno e prepararono all’ospite una modesta colazione.

Quando il sole brillò attraverso la finestrella, il buon Dio si alzò, mangiò di nuovo con loro e si preparò a riprendere il cammino. Ma quando fu sulla soglia di casa, disse: -Poiché‚ siete così pii e misericordiosi, chiedete tre cose, e io vi esaudirò -. Il povero disse: – Che altro potrei desiderare se non l’eterna beatitudine, e che noi due, finché‚ viviamo, ci manteniamo in salute e possiamo avere il nostro pane quotidiano? Quanto alla terza cosa non so cosa potrei desiderare-. Il buon Dio disse: -Non vuoi una casa nuova al posto di quella vecchia?-. Allora l’uomo rispose che sì, se avesse potuto avere anche quella, gli avrebbe fatto piacere. Allora il Signore esaudì quei desideri e trasformò la loro vecchia casa in una bella e nuova; poi li lasciò e proseguì il cammino.

Il sole era già alto quando il ricco si alzò e, messosi alla finestra, vide di fronte una bella casa al posto della vecchia capanna. Fece tanto d’occhi, chiamò la moglie e disse: – Moglie, cerca di sapere come sono andate le cose. Ieri sera c’era ancora quella misera capanna e oggi c’è una bella casa nuova. Corri di fronte e senti com’è andata -. La donna andò a interrogare il povero che così le raccontò: -Ieri sera è arrivato un viandante che cercava ricovero per la notte; questa mattina, nel prendere commiato, ha voluto concederci tre desideri: l’eterna beatitudine, buona salute in vita e il nostro pane quotidiano e, al posto della nostra vecchia capanna, una bella casa nuova -. Quand’ebbe udito tutto ciò, la moglie del ricco corse a casa a raccontare ogni cosa al marito che disse: -Meriterei di essere picchiato e fatto a pezzi! L’avessi saputo! Il forestiero è stato anche da me, ma io l’ho scacciato-. – Affrettati! – disse la moglie – sali a cavallo, il viandante non è molto lontano, puoi ancora raggiungerlo ed esprimere anche tu tre desideri.-

Allora il ricco montò a cavallo e raggiunse il buon Dio. Gli si rivolse in modo amabile e cortese dicendogli che non doveva prendersela se non lo aveva fatto subito entrare: aveva cercato la chiave della porta e, nel frattempo, egli se ne era andato. Se fosse tornato un’altra volta, avrebbe dovuto alloggiare da lui. – Sì – disse il buon Dio – se torno lo farò. – Allora il ricco domandò se anche lui poteva esprimere tre desideri come il suo vicino. Sì, rispose il buon Dio, poteva benissimo, ma non era un buon affare per lui, era meglio se non esprimeva alcun desiderio. Ma il ricco pensò che avrebbe scelto comunque qualcosa di vantaggioso per s‚, purché‚ fosse sicuro di essere esaudito. Il buon Dio disse: – Va’ a casa; i primi tre desideri che esprimerai saranno esauditi -. Il ricco aveva raggiunto il suo scopo; si mise in cammino verso casa e si mise a pensare a ciò che poteva desiderare.

Mentre rifletteva, lasciò andare le redini, e il cavallo si mise a saltare sicché‚ egli era continuamente disturbato e non riusciva a concentrarsi. Allora si arrabbiò e gridò spazientito: – Vorrei che ti rompessi il collo! -. Come ebbe pronunciato queste parole, il cavallo stramazzò a terra, morto stecchito; e il primo desiderio era esaudito. Ma siccome era avaro, non voleva abbandonare i finimenti: li tagliò, se li mise sulla schiena, e dovette andare a casa a piedi. Tuttavia si consolava pensando che gli restavano ancora due desideri. Mentre camminava nella polvere e il sole di mezzogiorno bruciava infuocato, gli venne un gran caldo e diventò di cattivo umore: la sella gli pesava sulle spalle e continuava a non sapere quello che doveva desiderare. Se gli veniva in mente qualcosa, un attimo più tardi gli sembrava troppo poco.

Nel frattempo pensò che la moglie a casa se la passava bene, seduta in una stanza fresca a mangiare di buon appetito. Questo lo indispettì per bene, e, senza riflettere, disse: – Invece di trascinarmi questo peso sulla schiena, vorrei che ci fosse lei seduta su questa sella e che non potesse scendere! -. Com’ebbe pronunciato queste parole, la sella scomparve dalla sua schiena, ed egli comprese che anche il secondo desiderio era stato esaudito.

Allora sentì ancora più caldo, si mise a correre e pensava, una volta a casa, di potersi chiudere in camera da solo, per riflettere e trovare qualcosa di grande per l’ultimo desiderio. Ma quando arriva e apre la porta, vede, in mezzo alla stanza, sua moglie seduta sulla sella, che piange e si dispera perché‚ non può scendere. Allora egli disse: – Calmati! Stattene lì seduta e ti procurerò tutte le ricchezze di questo mondo! -. Ma ella rispose: – Che cosa me ne faccio di tutte le ricchezze del mondo se non posso scendere da questa sella? Tu hai desiderato ch’io finissi qua sopra, adesso devi anche aiutarmi a scendere! -. Così, che lo volesse o no, egli dovette chiedere, come terzo desiderio, che sua moglie fosse libera e potesse scendere dalla sella; e il desiderio fu subito esaudito. Così da quella storia egli non ebbe che rabbia, fatica e un cavallo perduto. I poveri invece vissero felici, tranquilli e pii fino alla loro morte serena.

Tratta dal sito: Grimmstories

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Una nuova categoria – Fiabe

Un’altra novità accompagna questo 2011 per quanto riguarda il blog: la nascita di una nuova categoria dedicata alle fiabe.

Quanti di noi le conoscono? Quanti sono cresciuti con loro? E chissà quante volte le abbiamo sentite leggere prima di addormentarci, tante volte!

Ecco, abbiamo pensato allora di dedicare, con cadenza mensile, uno spazio a quelle fiabe che ci piacciono, che ci han fatto sognare, che ancora oggi ricordiamo con piacere e rileggiamo con altrettanta voglia ma non solo… Le fiabe sono tante e qualcuna sicuramente ci sarà sfuggita: non è un problema, anche loro avranno un posto!

Una rubrica per tutti, grandi e piccini, non c’è età per sognare e per capire, per recepire una morale da un racconto fantastico e da storie di vita di personaggi che i grandi scrittori di questo genere hanno narrato, si ritorna bambini e a volte questo serve.

Viva le fiabe!