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Incipit – La casa in collina di Cesare Pavese

Alla fine non so chi, tra le diverse case editrici, si aggiudicherà di diritti per la ripubblicazione delle opere di Cesare Pavese – c’è una “guerra” (un’altra) in atto – e francamente poco mi importa…

Quello che mi interessa invece è che ogni sua opera lascia il segno, lascia qualcosa dentro, e La casa in collina (il libro è sul mio comodino in questo momento) non è da meno, sta facendo esattamente questo e senza svelare niente, riporto qui l’incipit, giusto un paio di righe che segnano l’inizio della storia narrata…

Incipit – La casa in collina di Cesare Pavese

Già in altri tempo si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere. Per esempio, non vedevo differenza tra quelle colline e queste antiche dove giocai bambino e adesso vivo: sempre un terremo accidentato e serpeggiante, coltivato e selvatico, sempre strade, cascine e burroni. Ci salivo la sera come se anch’io fuggissi il soprassalto notturno degli allarmi, e le strade formicolavano di gente, povera gente che sfollava a dormire magari nei prati, portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle, vociando e discutendo, indocile, credula e divertita.

Si prendeva la salita, e ciascuno parlava della città condannata, della notte e dei terrori imminenti. Io che vivevo da tempo lassù, li vedevo a poco a poco svoltare e diradarsi, e veniva il momento che salivo ormai solo, tra le siepi e il muretto. Allora camminavo tendendo l’orecchio, levando gli occhi agli alberi familiari, fiutando le cose e la terra. Non avevo tristezze, sapevo che nella notte la città poteva andare tutta in fiamme e la gente morire. I burroni, le ville e i sentieri si sarebbero svegliati al mattino calmi e uguali. Dalla finestra sul frutteto avrei ancora veduto il mattino. Avrei dormito dentro un letto, questo sì.

(da La casa in collina di Cesare Pavese – pagina 3)

Dati del libro

Titolo: La casa in collina
Autore: Cesare Pavese
Casa Editrice: Enaudi
Anno di pubblicazione: 2020
Pagine: 222

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Blog In Libreria Poesie della domenica

Poesia – Estate di Cesare Pavese

estateE il mese di Settembre è iniziato ma l’estate non è ancora finita; Estate di amori, di ritorni e di addii…Estate di bel tempo, mare, cielo sereno, pioggia – a volte -, vacanze e lavoro… e di tutto quello che può venire in mente quando si pensa alla bella stagione…

E alla bella stagione e all’amore che pensiamo con la poesia Estate di Cesare Pavese, versi che racchiudono la passione dell’autore per Fernanda Pivano e che fanno parte, insieme ad altre due opere – Mattino e Notturno –, di un trittico contenuto nella raccolta di poesie Lavorare stanca pubblicato un bel po’ di tempo fa.

Estate si trova in mezzo, è il pomeriggio di una giornata, il tramonto prima dell’arrivo della sera e rappresenta i sentimenti più forti provati da Pavese nei confronti del suo “prodigio d’aria” (Fernanda Pivano).

Sono versi armoniosi che scaldano il cuore e non poteva che esser così, è estate, è amore!

 

Estate di Cesare Pavese

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. E’ una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

da Lavorare stanca di Cesare Pavese – edito da Einaudi – anno 1968