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2050 – L’invasione degli anziani nell’Italia futura di Cristiano Torricella (prima parte)

Gli anziani come “business del futuro” che sta per avverarsi a breve anche in Italia.
Come finora lo sono stati, per l’industria e per il commercio, i bimbi dell’italo passato di fine ‘900, fonte di reddito, di lavoro e di intense campagne pubblicitarie.
Di fatto, i futuri anziani del 2050 ed oltre, a partire da oggi, nel 2018, vogliono e vorranno far sentire sempre di più, in futuro, anche ai “piani alti del Potere e delle Istituzioni” i propri ancora vitali bisogni e le proprie sacrosante esigenze medico-assistenziali, economiche, abitative, lavorative, politico-sociali ed anche… culturali.
E’ in arrivo la “rivoluzione gerontologico-lobbistica dei seniors” anche in Italia?
Di fatto, oggi gli anziani già contano e contano parecchio, anche statisticamente.
Penso a mio padre, che naviga in Internet alla veneranda età di oltre 82 anni suonati.
Penso al decesso di un mio lontanissimo parente e conoscente (spentosi alla veneranda età di 97 anni, in Liguria) come comunicatomi proprio ieri per telefono.
Penso a me stesso “futuro anziano di domani”, proiettato nel futuro prossimo venturo del 2050 ed oltre (come autore, non a caso ho scritto dato alle stampe un visionario romanzo di fantascienza, umorismo nero e thriller, ambientato proprio nel 2050 ).
Penso poi a tutta questa “mia” generazione di nati in Italia nel decennio degli anni ‘60 che, nel 2050, a Dio piacendo, avrà tra gli ottanta ed i novant’anni di età, giacché è inesorabile destino dell’uomo anche invecchiare e, poi, infine, morire (prima o poi).
Perciò penso, non senza qualche legittima preoccupazione etica o morale, alle innovative soluzioni che stanno per “arrivarci addosso” anche qui da noi, in Italia, tra cui: le cellule staminali, il “taglia e cuci” del DNA, gli O.G.M., gli “animali da trapianto”, il “sangue artificiale” e, forse, in taluni futuri casi, anche l’eutanasia a scopo terapeutico, consentita, in futuro, in limitati casi disperati e sotto stretto controllo medico, come già fanno tuttora all’estero (in Italia non è finora ammessa).
Penso anche ai possibili futuri abusi ed anche agli enormi interessi politico-economici in gioco, ove l’esponenziale aumento dell’età della popolazione altererà i conti ed i delicati equilibri nazionali, ma nutro anche qualche speranza di miglioramento futuro.

Con le nuove scoperte medico-tecnologiche e con le nuove terapie di ricombinazione genetica e/o meristematica, molti di noi (generazione di fine ‘900 nata negli anni ‘60 ed oltre) potrebbero probabilmente raggiungere (anche) la quintà età, con tutti i gravi problemi sociali, economico-sanitari ed abitativi che ciò comporta per tutti.
Come futurologo italiano, avrei pertanto molte cose da dire e/o da suggerire (dal punto di vista sociale, anche ai futuri amministratori di questo anarchico paese, oggi in declino a causa di ultratrentennali scelte sbagliate di politica economica non lungimirante) in merito a questa futura transizione gerontologica già “in fieri” in Italia, da oggi al 2050 ed oltre.
Tutto ciò necessita però, prima, di un necessario preambolo (o premessa culturale).

Necessita, in particolare (i nostri avi latini dicevano, se non erro, “oportet”, cioè… è opportuno…) di un “flashback generalista” su tutto ciò che, finora, hanno detto e scritto altri miei colleghi futurologi così tanto “esperti di 2050 e di futuro”: da alcuni scienziati (secondo me, troppo innamorati dell’Illuminismo e del Razionalismo risolutore di ogni male esistente sulla Terra) o, au contraire, ai “Cattivi Maestri del Nulla” (fanatici facenti parte di sette religiose “tifose” della fine del mondo a tutti i costi, “tuttologi”, opinionisti prezzolati, “parrucconi reazionari” e/o “attori alla moda” presenti anche in televisione – e soprattutto online – per fare “audience”).
I quali, spesso intervistati dal presentatore di turno, pontificano su questo argomento futuro o su quell’altro senza essersene mai occupati prima, spesso interpretando in scena battute scritte appositamente per loro da vari autori, sbagliando le previsioni e/o ritrattando successivamente ciò che hanno detto prima, com’è ormai malcostume oggi fare (compresi “tuttologi” – a me incomprensibili – e “maghi” e “veggenti” vari…).

Oso inoltrarmi in un terreno minato, lo so, ma come futurologo italiano e libero intellettuale apartitico mi è necessario premettere quanto segue, a garanzia del mio lettore e della serietà di ciò che scrivo, non frutto di fantasie né d’interessi lobbistici di parte, né d’interessi economici di sorta.
Pertanto non potrò essere esaustivo in questo articolo e di ciò me scuso con i lettori, invitandoli a leggere altri miei futuri articoli esclusivi, ospitati in futuro in questa apposita rubrica “2050” del blog www.libera-mente.net (che ringrazio qui per l’ospitalità accordatami), per approfondire meglio gli argomenti fin qui trattati.
Forse potrei mal-ricordare, visto i miei cinquant’anni suonati, ma mi sembra proprio che ci avessero pre-detto, a noi giovani di fine ‘900, i “troppo ottimisti futurologi di ieri”, che saremmo ben presto tutti quanti andati sulla Luna o su Marte (anche noi “giovani di ieri”) e che avremmo ben presto avuto (anche noi…) macchine volanti.
Promettevano che sarebbe arrivato per tutti un nuovo millennio di pace, di prosperità e di abbondanza piena, ebbra di speranze, che, unito al costante progresso scientifico-tecnologico merito dell’uomo moderno, ci avrebbe probabilmente portato in una nuova e futura Era o pacifica “Età dell’oro”, a beneficio dell’Uomo e della Natura.

Rammentate la promessa (mancata) di una Europa Unita (UE), fonte di unione civica e di benessere per l’ambiente, di lavoro, di prosperità e di ricchezza per tutti i cittadini europei, dopo l’abbattimento dei confini nazionali?
Invece, il cambio lira-euro e la crisi economica che abbiamo avuto noi in Italia hanno finora dimostrato il contrario, accrescendo la disoccupazione e la povertà di massa.
Il disastro nucleare giapponese di Fukushima, poi, ha riportato rapidamente indietro le “migliori menti pensanti“ della mia generazione degli anni ‘60 ed oltre al precedente disastro nucleare ucraino di Chernobyl di fine ‘900, che noi tutti vivemmo – ahimè – emozionalmente e direttamente sulla nostra pelle, “suonando” da allarme.
Che dire, poi, di quell’enorme “disastro ambientale-culturale” dell’ILVA di Taranto?
Così come gli spaventosi attentati terroristici di questi anni in tutta Europa (“strage di Parigi” in primis) ci hanno riportato indietro al terribile, inatteso e purtroppo celebre attentato (aviatorio) alle Torri Gemelle, negli USA, ad inizio “Nuovo Millennio”.

Eterno ritorno del passato? Niente di nuovo sotto al Sole, dunque? Sì ma anche… no!

Di fatto, secondo me autore, la cattiveria umana intrinseca, che produce guerre ed odio ovunque nel mondo esiste ed esisterà sempre, nel corso del secolare e storico passato, presente e futuro cammino dell’uomo, visto che finora non è possibile cancellarla dalla sua “mente malata di materialismo” (forse, in futuro, sarà possibile cancellarla e cancellare “il peccato originale” dalla mente dell’uomo moderno super-tecnologico, con i problemi etici che ne conseguiranno, cioè rischi di manipolazione mentale e plagi di massa e via dicendo, come già la fantascienza pare pre-vedere?).
Questo mio “bilancio storico-statistico”, però, non è mai del tutto negativo: via via, anche le scienze e la telematica sono progredite alquanto e, negli ultimi cinquant’anni, fortunatamente per noi italiani, noi “civili” non siamo andati a combattere “guerre di trincea” in Italia, in Russia, in Grecia o altrove, grazie a Dio, La tanto paventata “Terza Guerra Mondiale” non è finora scoppiata, per fortuna nostra, forse anche per merito dei tanti pacifisti italiani ed europei che l’hanno contestata in pubblico in anticipo, esprimendo forte dissenso al riarmo atomico mondiale, influenzando così, in tal senso pacifista, l’opinione pubblica mondiale.

Non morendo più così tragicamente – noi italiani – sui campi di battaglia (come avvenuto storicamente anche ai nostri nonni durante la prima e la seconda guerra mondiale del secolo scorso) ed essendo anche aumentata di molto la prevenzione sanitaria delle malattie e delle epidemie (allora) ciclico-ricorrenti (tifo, malaria, tubercolosi, “spagnola”, eccetera) ne consegue che l’itala popolazione – oggi – invecchia e muore molto più tardivamente, dando origine al “nuovo fenomeno di costume dei vecchi-giovani (o vecchi giovanili)” che hanno più tempo di vita “ (e soldi) da spendere rispetto al passato, anche grazie a quel sussidio detto “pensione”.
L’età della vecchiaia si è così spostata in avanti di parecchi anni e la metà della vita umana “standard” (che circa cento anni fa si attestava sui 35 anni di età) è già ora, nel momento in cui scrivo, aumentata a circa 40 anni di media e ben presto salirà ancora di più, cioè a 45 anni di età, regalando a noi italiani, di media, ben un decennio di vita in più (uno tra i primi popoli, nel 2018, quello italiano, tra i più vecchi al mondo).
Di contro, la quarta e la quintà età di massa, in Italia, pongono ai legislatori ed alla politica militante enormi problemi relativi alla futura qualità della vita dell’anziano, posto il dato di fatto che ne aumenta statisticamente la futura presenza sociale: problemi di salute, di assistenza, economico-pensionistici, sociali, etici e culturali.
La società italiana di oggi e del 2050 è pronta alla futura invasione degli anziani?
Come dare assistenza sanitaria protetta, reddito, residenza e cure adeguate a tutti?
Se nel primo mio articolo contenuto in questa benemerita rubrica “2050” ho narrato dell’urgente “problema Alzheimer del futuro”, nei prossimi articoli, invece, cercherò di analizzare altre importanti problematiche relative al “futuro anziano del 2050 (ed oltre) in Italia”, con allarmanti dati e cifre che ci aiuteranno a rispondere meglio a nostri eventuali “dubbi e domande di senso” ed a capire meglio la futura direzione (secondo me sbagliata…) verso cui ci stanno portando, di fatto e non da oggi, in Italia.

Infine, se leggete questo articolo come investitori interessati all’estero e/o come traders internazionali, capitati su questa pagina del blog perchè attratti dalla data del 2050 ed in cerca di dati, informazioni o previsioni su possibili scenari futuri relativi ad altri paesi esteri diversi dall’Italia del futuro, probabilmente non troverete quanto da Voi cercato, in quanto scrivo e scriverò in seguito, visto che, come riportato di seguito in calce alla mia stessa firma, mi piace orgogliosamente definirmi “un futurologo italiano”, differenziandomi così dagli altri futurologi.
Pertanto tratterò la globalizzazione ed il “villaggio globale” (imperanti in Italia già oggi) solo e soltanto dove tali argomenti siano strettamente funzionali al “discorso futuristico nazionale” che porto avanti, parlando esclusivamente di situazioni italiane (che conosco e vivo quotidianamente come italiano), accennando all’estero soltanto dove occorra, a scopo di confronto tecnico-didattico.

Sempre viva il “made in Italy”!
Sempre viva l’Italia! 🙂
Arrivederci allora nella seconda parte di questo “articolo futurista”, che spero seguirà a breve… 🙂
Ad maiora sempre!

Cristiano Torricella futurologo italiano icona piccola da allegare ad articoloCristiano Torricella, futurologo italiano

(prima parte dell’articolo – continua nella seconda parte dell’ articolo, di prossima pubblicazione)

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Alzheimer futura epidemia italiana del 2050? – articolo (inedito) di Cristiano Torricella, futurologo italiano

I articolo

Alzheimer futura epidemia italiana del 2050?

Dovremo preoccuparci che la patologia dell’Alzheimer sarà la futura epidemia italiana del 2050?

La situazione medico socio-sanitaria italiana attuale narra che sono già presenti oggi, in Italia, oltre un milione di malati (in rapporto a circa sessanta milioni di cittadini) ed un altro milione (circa) diverranno, invecchiando, ben presto, malati di Alzheimer (itala popolazione anziana soggetta, in futuro, anche al raddoppio degli “ictus” cerebrali, degli infarti, dei tumori, del diabete, eccetera).

Come mantenere il nostro cervello costantemente acceso ed attivo, allora, in modo da prevenire, per quanto possibile, questa drammatica e progressivamente invalidante patologia cronica che, con l’avvicinarsi al 2050, è destinata a crescere drammaticamente in modo esponenziale nell’itala senile popolazione (più anziana, più sola e più “smarrita”, complici il crollo delle nascite, la disgregazione della famiglia, le pensioni sociali, la povertà, l’emigrazione giovanile e via dicendo)?

Allora il suonare individualmente uno strumento musicale, lo scrivere creativamente, la lettura quotidiana degli “antiquati” libri cartacei, l’uso intelligente di internet e del computer ma anche e soprattutto la voglia di imparare cose nuove, stimolando quotidianamente il proprio cervello e la propria curiosità intellettuale mediante lo studio e/o la ricerca (anche online) di argomenti inerenti materie ed articoli di proprio interesse e/o gradimento, potranno agire in modo preventivo anche contro l’Alzheimer, divenuto – speriamo di no – “itala emergenza sociale del 2050”, se non si farà nulla per prevenire il “disastro annunciato” che colpirà trasversalmente vaste fasce di futuri anziani.

Per le cure farmacologiche mediche, probabilmente, sarà in futuro usato un mix di farmaci sperimentali, che dovrebbe essere disponibile come cura (così come molti altri nuovi farmaci futuri) dal 2020 in poi (gli attuali farmaci contro l’Alzheimer di oggi agiscono, infatti, solo sui sintomi della malattia, limitandosi a curare solo i sintomi e non la malattia stessa, dunque… non curano…).

Per quanto attiene poi alla diagnostica strumentale e all’anamnesi del paziente affetto da demenza senile o Alzheimer (che non sono la stessa cosa…), esiste l’ipotesi medica futura di usare l’elettroencefalogramma (e.c.g.) (attualmente non ancora usato, a livello di massa, per scopi diagnostici o predittivi di tale patologia) allo scopo di rivelare precocemente ed a basso costo eventuali alterazioni del segnale cerebrale dell’anziano (magari fosse usato così, da noi, l’e.c.g. …)

L’uso di massa dell’elettroencefalogramma, usato per diagnosticare l’Alzheimer, avrebbe infatti dei vantaggi enormi: in primis, il basso costo; poi, sostituirebbe le tecniche usate oggi (ad esempio: la puntura lombare); inoltre sarebbe disponibile su tutto il territorio nazionale, semplificando di molto la diagnosi dell’Alzheimer e rendendola rapida ed economica per tutta l’itala popolazione anziana.

Sperando, nel frattempo, che l’Alzheimer non diventi in futuro, nel 2050 ed oltre, una patologia degenerativa gerontologica a carattere epidemico a livello nazionale (vista l’età avanzata della popolazione), diventerà importante prevenirla, anche e soprattutto a livello sociale, formando i futuri malati cronici: formazione e prevenzione che dovranno essere attuate (anche) dai malati stessi, anche mediante tecniche di autoconsapevolezza e di arte-terapia catartica atte a “risvegliare la mente” nonché mediante campagne di informazione e/o corsi di formazione “ad hoc”, relativi ai corretti stili di vita da adottare “prima del disastro cognitivo”, atti a rallentare ed a contrastare tale invalidante patologia dei futuri anziani del 2050 (noi stessi?) anziché curarla quando è troppo tardi.

Cristiano Torricella, futurologo italiano

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Presentazione di una nuova categoria sul blog: “2050”

C’è voluto del tempo ma come tutte le belle cose, l’attesa non fa altro che accresce il desiderio, desiderio e tempo giusto sono arrivati, ora.

2050 è una nuova rubrica che sarà presente d’ora in avanti, con cadenza da definire, magari settimanale ma non è escluso qualcosa di più, che tratterà temi di vari natura, previsioni, trattati scientifici e di divulgazione del pensiero con la speranza che faccia aprire ulteriormente gli occhi di tutto coloro che si soffermeranno a leggere – e spero siano tanti!

E’ qualcosa di diverso “2050”, potrebbe (quasi) far paura perchè tutti i rischi ci sono e se ci proietta avanti negli anni, non facile prevedere e neanche tanto semplice parlarne ma a noi le sfide piacciono e in questo viaggio saremo accompagnati da una nostra “vecchia” conoscenza: Cristiano Torricella, che per l’occasione esordisce con un articolo su un’eventuale epidemia di Alzheimer…impossibile? Non date per scontato questo, il tempo potrà darci ragione o meno ma va anticipato come è giusto che sia…

Buona lettura di “2050” e di Cristiano. Ad Majora! 😉