Categorie
8 - Liberi Pensieri Blog Personal-mente

Caro Diario: aggiornamento 4.0!

L’auto-celebrazione, l’egocentrismo e il narcisismo non fanno assolutamente parte del mio carattere e non sono aspetti che mi interessano più di tanto anche se in questo momento, per te che stai leggendo o sei semplicemente capitato per caso su questo testo, tramite combinazione di parole sul motore di ricerca – troppo spesso influente e invasivo, depistante per quanto riguarda i contenuti e discriminatorio tra il vero e il falso -, può sembrare il contrario visto che sto parlando di me.

17 02 1979 o semplicemente 17 02 79. Comunque li si consideri questi tre numeri sono miei (e di chi è nato in questo giorno, ovviamente), miei non in senso stretto del termine (vedi possedere), ma come punto di partenza di un conteggio sicuramente cominciato prima…
Numeri legati al calendario, alla vita e alla morte, a un matrimonio o un incidente, a un furto o a una vittoria, vari sono gli eventi che in questo momento ignoro, vari sono gli aspetti, mattina, sera, pioggia o sole e semplicemente un giorno come tanti altri, tutto va bene…

I tre numeri citati sono numeri primi, io per primo (sembra quasi un gioco di parole) non ci avevo mai fatto caso fino a questo momento, numeri primi che oggi “compiono” per me quarant’anni.

Cambio decennio, saluto da lontano lo zero, l’uno, il due e il tre – ahimé – e aggiorno la cifra più significativa della mia età e ricomincio a contare…

Inizio questa nuova avventura con un buon bagaglio alle spalle ma senza sentire la necessità di cambiare, anche se devo ammettere di essere un po’ cambiato sotto qualche aspetto: fisico? Sicuramente, ma frega niente…

Non so quando abbia acquisito il “diritto” di poter dire “non me ne frega un caxxo”, è accaduto prima dei quaranta e oggi non posso far altro che confermare e sottoscrivere.

Questa espressione colorita, neanche più di tanto, non implica o presuppone che le “cose” passino sotto al mio naso o vengano prese per “oro colato”, non l’ho mai fatto, ho sempre messo in discussione tutto, forse troppe volte, e non comincerò certo ora a cambiare atteggiamento.

Ho quarant’anni, faccio parte di quella generazione nata senza telefonino, quasi senza internet – Youtube non c’era, il modem 56k una Ferrari – e nonostante ora, per “deformazione professionale”, direi, ci sia dentro fino al collo, sono uno di quelli che ne farebbe volentieri a meno perché trovare tutto, essere perennemente connesso, reperibile, rintracciabile e via dicendo, lo considero più uno svantaggio che un vantaggio.
La connettività non è trovarsi, è solo un mezzo – a basso costo, forse – per abbattere le distanze e le barriere ma a volte è necessario distaccarsi (distanza) e isolarsi (barriera) per ritrovare il giusto equilibrio tra-e-con noi stessi: questo per me è importante.

Sai, vincerei facilmente in quella “gara-esperimento” letta poco tempo fa: centomila dollari in palio per rimanere due mesi senza telefonino…
Lo dimentico in macchina, il telefono, a casa, in altre stanze, non ne sentirei per niente la mancanza…e allora: dove si ritira il primo premio?

Faccio parte di quella generazione che ha visto cadere un muro (anche se ero piccolo, 1989) e innalzarne tanti altri, non in cemento o mattoni ma talmente robusti da far diventare qualcuno “matto-mattone”, incapace di ragionare, ubriaco – non di alcool, purtroppo, avrebbe fatto meno male…

Faccio parte di quella generazione, lo spero, io lo sono, è certo, che preferisce pensare con la propria testa, senza farsi mettere in testa falsi “miti”, anche se a volte ci son cascato, lo ammetto, ora non più.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi… (Blade Runner)
e continuo a vederle giorno dopo giorno e pensando ad alcune di esse, accidenti, sono talmente assurde da non sembrar vere, figuriamoci immaginarle, neanche negli incubi più cupi, eppur son realtà…

Quale è il mio auguro per questo passaggio di “versione”? Arriva tra un po’ l’augurio, prima però vorrei ringraziare…

Innanzitutto ringraziare un’amica (poco più avanti di me con gli anni, ehehehe) per il suggerimento dato: “non sono quaranta ma quattro”…ed io da buon smanettone-ottimizzatore ho colto la palla al balzo ed inserito un punto-zero, proprio come si fa con un programma o con un sistema operativo…e trasformato il tutto nel titolo di questo articolo…eh, la “deformazione professionale” si fa sentire…
La ringrazio con tutto il cuore per esserci ancora, qui, nel mio presente, occupa un posto importante e spero abbia la pazienza di esserci ancora tra dieci, venti, trenta e infiniti anni…e…mi fermo qui, ha capito cosa voglio dire già dall’inizio di questo breve periodo, lei è troppo forte! Credetemi! 😉

I miei genitori, certo, ci mancherebbe, li ringrazio con tre parole troppo spesso taciute o date per scontate: Vi Voglio Bene! …e potrei scrivere un libro a riguardo, sono quello che sono Grazie a loro…
Passione per la matematica, musica, rebus, enigmi, per i libri e le parole, il rumore e il silenzio…ho imparato talmente tante cose che quarant’anni non sono sufficienti per metterle in pratica, ci vuole tempo, eh sì!

E ringraziare le persone che ci sono ancora, che ci sono state e che arriveranno e incrocerò nella vita se ne avrò tempo…

Ecco, sicuramente avere tempo è un auguro che posso farmi, tempo da dedicare a tutto quello che mi interessa, tempo per leggere, scrivere, parlare, ricordare ogni singolo istante – bello o brutto che sia -, non mi importa, la vita è imprevedibile e voglio viverla giorno dopo giorno.
Vorrei accumulare esperienze e trasmetterle a chi ha voglia di ascoltare, senza insegnare a stare al mondo, ognuno ha un proprio percorso da seguire e matura in maniera differente, e se quello che ho trasmesso è un buon “input”, bene, allora sono contento…

“Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. “ (The Big Kahuna)

In passato ho fatto parte della prima categoria, ora sono nella seconda…vado avanti.

Ricordo i dieci anni, i venti (che spettacolo, il mondo era mio), i trenta (e l’arrivo dell’ansia e degli attacchi di panico, pazienza, ma anche l’arrivo nella mia vita di Grease, la mia gatta, tra i due avvenimenti, il secondo è da ricordare e portare sempre nel cuore, l’adoro alla follia, impazzisco per lei! – cuoricino -) e i quaranta? Beh, se ci sarò tra dieci anni lo scriverò di sicuro, ora non so, non posso dirlo e prevedere non rientra nelle mie facoltà…

E vorrei augurarmi di continuare a pensare (immaginatelo scritto in stampatello maiuscolo con tanti tanti spazi – aria – tra le lettere…), di avere ancor più fantasia – unico limite –, di non essere mai e di non apparire mai ma di dare, dare tutto in tutto quello che faccio e che farò, e se non hai dato tutto non hai dato ancor… (Vinicio Capossela)

Io sono uno di quelli che crede fermamente nelle persone, che al supermercato con il carrello pieno se chi sta dietro ha un paio di prodotti lo fa passare avanti, che se incontra una signora con buste piene e ingombranti si offre di darle una mano e ricevere in cambio un sorriso è la cosa più bella che ci sia…che se incontra un bambino si mette a giocare, se incontra un amico a quattro zampe non può fare a meno di accarezzarlo e giocarci…son fatto così, prendere o lasciare…

E rivendico sempre quel “diritto” acquisito modificandolo a seconda dei momenti, delle circostanze e situazioni perchè credo non esista una verità assoluta sulle cose, è tutto mutevole proprio come il vento…

Un amico mi chiama “tristone” – per gioco – perchè magari non rido mai, sembro imbronciato, raggrinzito ecc… ma non c’è bisogno di esternare in ogni momento la propria felicità per essere felici, alla felicità preferisco la serenità, lo star bene: bene seduto, in piedi, solo o in compagnia, è questo quello che mi piace…

E mi fermo qui, la prolissità è un altro aspetto che non ho mai imparato, forse per “colpa” dei cinque meno meno nei compiti di italiano, chissà, magari miglioro da questo momento in poi in fondo…c’è sempre tempo! 😉

Categorie
1 - Il Pentagramma Artisti Blog Personal-mente

Artisti: Demetrio Stratos (1979 – 2018)

Ringrazio Oscar Marino – amico, musicista, amico musicista – per il bellissimo e sublime pensiero che ha dedicato a Demetrio Stratos e che mi ha permesso di condividere qui…

Oggi trentanove anni fa, se ne andava solo con il corpo, Demetrio Stratos l’uomo che trascese i confini della Voce e della vocalità come nessun altro nei tempi moderni.

Luminosissima stella che mai si spegnerà nel firmamento della vera Arte.

La Natura matrigna, scossa dal prodigio che aveva creato lo volle richiamare prematuramente a sé, accomunandolo al destino di altri portentosi spiriti.

Oggi più che mai in una fase di enorme stagnazione culturale, penosa crisi creativa e disconoscimento del significato più alto della parola arte, avvertiamo potente ed insopprimibile, il bisogno di abbeverarci all’opera di chi, come Demetrio Stratos, ha polverizzato tutte le certezze ed i confini, per spingersi al di là, nell’ignoto.

Immortale

Qui il messaggio su Facebook: A Demetrio Stratos di Oscar Marino

35123499_1811242515564937_4790561742629371904_n

Categorie
Blog Personal-mente Società e politica

C’erano una volta…i libri di testo

Prima di cominciare, permettetemi di fare un salto indietro.
Tempo avevo intitolato due articoli così:

C’era una volta…l’Italia
C’era una volta…la scuola

Sembra quasi una coincidenza ma se ci si ferma a pensare, e neanche tanto attentamente direi, perché così palese da esser più chiaro di un vetro trasparente, tutto è legato.

C’erano una volta…i libri di testo.

Specifico dicendo di testo solo per far entrare più velocemente nell’ottica e nell’argomento che vado ad affrontare. I libri di testo sono “diversi” dagli altri libri pur conservando un fattore comune: entrambi insegnano qualcosa.

I libri di testo però dovrebbero (uso il condizionale) veramente insegnare qualcosa, argomenti come la Storia, l’Italiano e, come in questo caso, la mia cara Matematica.

Una mattina mi son svegliato…tutto sbagliato (cit. Edoardo Bennato – Tutto sbagliato baby).

Ed è così che la penso quando mi trovo di fronte (e tocco con mano, purtroppo) a un obbrobrio, a una bestialità e schifezza talmente ripugnante che mi viene la pelle d’oca.
E’ qualcosa che non concepisco assolutamente e credo sia giunto il momento di far qualcosa e di riprendere tutti gli insegnamenti corretti del passato che hanno ancora tanto tanto tanto da dire e che non andranno mai in disuso perché fondati, ponderati, studiati seriamente e verificati, maturati nel tempo – unico giudice – e che nessuna riforma potrà mai cambiare – è utopitisco anche il sol pensare di farlo!

Ma veniamo a noi.

Giorni fa su un libro, un libro di preparazione ai test di ingressi universitari – e già questo dovrebbe indicare una specie di garanzia sui contenuti (sbaglio e mi illudo a volte) – ho trovato la prima delle due formule che potete vedere nell’immagine a fondo articolo.

La formula è sbagliata! E ora vi spiego il perché in quanto qualcuno potrebbe obiettare, e se dovesse farlo, son curioso di conoscerne il motivo…rispondetemi! 😉

La formula riporta quello che nello studio delle rette, dei punti ecc… nel piano cartesiano (toh! Credo che Cartesio non sia l’ultimo arrivato!) è chiamata “distanza punto-retta”. Ebbene, una distanza per definizione propria della parola non può mai essere negativa, il libro sostiene il contrario.

 

Esempio al di fuori del contesto matematico:

– Se mi muovo da un punto A a un punto B percorro una distanza di 5 metri.
– Se mi muovo da un punto B a un punto A percorro una distanza di 5 metri oppure torno indietro di 5 metri…ma non ho mai percorso -5 metri e questo perché, anche se a volte non ce ne accorgiamo, utilizziamo quello che viene chiamato “sistema di riferimento”. Non solo, le parole sono fondamentali e tutte hanno un significato preciso che aiuta a comprendere meglio l’azione svolta.

Qualcuno potrebbe dire: “mi immergo in mare e arrivo a -5 metri”
Certo, è corretto ma in questo caso c’è sempre un sistema di riferimento. Il mare è a livello 0 sulla superficie terrestre. Una città può essere a 0 metri sul livello del mare (lsm) e il discorso non cambia quando pensiamo alle profondità marine. Allora sì, non ci sono problemi.

Fine esempio. Ritorniamo alla matematica e riassumiamo un po’.

 

– Il sistema di riferimento c’è ed è fissato o fisso.
– Un punto dista da una retta per una quantità positiva.
– Affinché il risultato sia corretto e si possa applicare la formuletta – il più delle volte appiccicata senza capirne il senso, ahimè – è necessario inserire il valore assoluto che per definizione riporta tutti i numeri al di sopra dell’asse delle ascisse (asse x). E numeri che si trovano al di sopra sono positivi rispetto al riferimento considerato…questo è un dato di fatto!

Non so voi ma a me sembra una cosa così logica e lineare da sembrare quasi scontata.

E allora per favore, lo chiedo davvero con il cuore in mano, possiamo controllare almeno i libri prima di stamparli? Errori di questo tipo creano lacune in chi si affida ai libri per imparare…e me viene tristezza soprattutto quando penso alla scuola e alla matematica in questo caso! 🙁

 

formuladr

Categorie
Blog In Libreria Personal-mente

Cosa ho provato con La musica provata di Erri De Luca – parte 3/3

Prima di cominciare mi sembra giusto fare una piccola premessa: non sono impazzito, o per lo meno credo di non esserlo del tutto, ma chi mi conosce bene sa che sono pazzo dei libri e di tutti gli scritti di Erri De Luca ed è per questo che negli articoli che seguiranno (tre in totale) riporto alcuni frammenti tratti dalla sua ultima pubblicazione “La musica provata” – in particolare l’incipit e un passaggio che trovo significativo – per poi spostarmi, rimanendo sul posto, a sensazioni provate, pensieri e quant’altro durante la lettura del libro che ho praticamente divorato con fame famelica…l’aspettavo da tempo, come un sommozzatore aspetta il ritorno in superficie per riprendere a respirare dopo aver finito l’ossigeno nella sua bombola…

 

Questa è la premessa che riporterò in tutte e tre le parti. Altro arriverà in seguito…

 

gattiE finalmente è arrivato il momento di raccontare.
In precedenza ho lasciato spazio, come è giusto che sia, alle parole e ai ricordi dell’enciclopedia vivente Erri De Luca e alla sua musica provata. Le mie sono più che altro sensazioni legate alla lettura di quello che viene definito libro.

Ma cosa è un libro? Nel dizionario online della Garzanti (link) è definito così:

1. insieme di fogli, stampati o manoscritti, tenuti insieme secondo un dato ordine e racchiusi da una copertina

a me piace più la seconda definizione

2. (in botanica) la parte del tronco di un albero vicina alla corteccia, ricca di vasi fibrosi.

La musica provata è un insieme di vasi fibrosi che si intrecciano a formare un reticolo, una rete costituita da tante maglie dalle ampiezze e aperture più disparate, un sistema circolatorio il cui flusso di liquido all’interno ti cattura e trasporta lungo tutto il suo percorso dall’inizio alla fine.
Il fluido ne La musica provata è denso e corposo, melodico e drammatico, ricco di note sul pentagramma che si alternano a momenti di silenzio e a pause più o meno lunghe dove il tempo è dettato dalla riflessione.

Ho letto La musica prova in tutte le stanze della mia abitazione, anche in bagno – lo confesso – o nel piccolo spazio del ripostiglio, e l’ho fatto non solo perché non riuscivo a staccarmi dal libro ma per assorbire i suoni dell’ambiente circostante e incamerarli in ogni singola pagina dell’opera di Erri De Luca. Il risultato è stato sconvolgente. Ad ogni periodo, frase, citazione incontrata – sia essa un nome o il titolo di una canzone – ho ascoltato e ricevuto in cambio così tanti input (non mi viene altro termine da usare, l’informatico che è in me salta fuori sempre) che alla fine mi son sentito appagato, sazio di parole per aver mangiato così bene da non vedere l’ora di replicare e riassaggiare il prima possibile tutte queste pietanze prelibate…

E’ questo quello che ho provato leggendo e spero, lo spero davvero tanto, di aver fatto venire a voi anche fame. Nel caos che c’è intorno, dettato dalle frottole con le quali ci bombardano, ritagliarsi un proprio spazio per rigenerarsi è molto importante! Grazie Erri!

Solo ora mi rendo conto di aver paragonato il libro al cibo – e mi viene quasi da ridere – ma con entrambi, vivo.

Scritto da Mac La Mente

Categorie
8 - Liberi Pensieri Blog Personal-mente

Personal-mente: C’era una volta…la scuola

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

(L’infinito – Giacomo Leopardi)

 

logo scuolaamicaCominciare con una poesia credo sia il modo migliore per introdurre l’argomento che mi accingo ad affrontare per l’ennesima e non ultima volta, purtroppo.

Perché cominciare con L’Infinito di Giacomo Leopardi? E’ una domanda che mi sono posto anch’io e diverse sono le risposte che mi sono dato.
Innanzitutto per un valore sentimentale, è una delle prime poesie che ho studiato e mi rimanda indietro nel tempo a quando tutto era più semplice e poi mi viene naturale L’infinito – quando penso alla scuola penso alla Poesia.
Poesia non intesa e interpretata come versi da imparare a memoria di grandi poeti e scrittori, magari non come una cantilena ripetuta senza capirne e carpirne il senso ma come Poesia vera e propria.

La Poesia – anche se in questi anni per me si è trasformata per questioni professionali e per passione nella parola codice (Il codice è poesia), codice inteso come programmazione al computer – è qualcosa che regala infinite sensazioni, apre orizzonti, trasmette, rimane e insegna.

E così come Leopardi aveva il suo posto ideale da dove guardare e dove sentirsi infinito, così era per me la scuola: un infinito luogo di infinita conoscenza dove crescere, maturare e migliorare.

Nella scuola di oggi, ahimè, trovo non ci sia più Poesia.

Già, è della scuola che sto parlando.

Ho la fortuna di seguire, nei miei limiti naturalmente, dei ragazzi nelle materie in cui risultano un po’ carenti, non sono un insegnate/professore/docente, ma quando vedo l’orrore devo dirlo, è più forte di me.

La scuola dai miei tempi è cambiata e in peggio. Se mai dovessi fare un paragone purtroppo lo farei con una banca in quanto ormai si parla solo di “debiti” e “crediti” accumulati durante tutta la carriera scolastica. Per qualcuno questo sistema è la manna scesa dal cielo, per me no.

Sono cresciuto in una scuola dove si veniva rimandati a settembre per recuperare quelle materie apprese poco durante l’anno e allora via a studiare per tutta l’estate per l’esame di riparazione: estate compromessa, mare zero, uscite quasi annullate, niente vacanza in definitiva ecc…
E’ ancora così (?) ma gli studenti maturano “debiti” e devono recuperare questa o quell’altra materia.
Ma quello che mi/vi chiedo è: “Come è possibile recuperare una materia sviluppata in un intero anno scolastico in sole tre lezioni che fanno parte dei corsi di recupero organizzati dalla scuola stessa?”

Me lo sono chiesto proprio oggi quando ho saputo che il recupero – parolone in questo caso – è organizzato così.

Esempio di cui sto parlando:

– Tre lezioni di due ore tenute dal docente entro e non oltre il 15 luglio. (Una a settimana praticamente)
– Stop di un mese e mezzo – giusto il tempo di far dimenticare quello che è stato fatto.
– Breve colloquio (proforma, direi) con il docente a fine agosto – inizio settembre.
– Promozione sicura all’anno successivo.

Pazzia? No, realtà.

Dal mio punto di vista tutto questo è assolutamente ri-di-co-lo!

Non ha senso e non riesco a trovare un senso. Il patrimonio culturale ne risente tantissimo così come ne risente la futura persona e membro della società.
Già, perché non dimentichiamolo, il ragazzo di oggi è uomo domani ma senza basi e con fondamenta appoggiate sulla sabbia, deboli e pronte a cascare giù.

Personal-mente tengo tanto alla Scuola e alla sua Poesia e vederla ridotta in questo modo mi rende triste e mi fa incazzare (scusate il termine ma è mi è venuto spontaneo).

Tutti i cambiamenti che in questi anni hanno apportato al sistema scolastico, le famose riforme (odio questo termine), pensate dai soliti sapientoni, stanno distruggendo intere generazioni. Grazie, grazie tante! Se li avessi tra le mani, oltre a dirgliene quattro, li mangerei! Grrr!

Mi dispiace professori e ragazzi ma fino a quando sarà così la situazione è davvero difficile, se non impossibile, trovare una soluzione…

Scritto da Mac La Mente 🙁