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27 gennaio 2016 – Il Giorno della Memoria

A volte il destino riserve strane sorprese, coincidenze inaspettate che arrivano e aprono la mente a 360 gradi, fanno nascere paragoni tra il passato e il presente, l’avvenuto e l’avvenire.

Sto leggendo da qualche settimana I sommersi e i salvati di Primo Levi e oggi ricade Il Giorno della Memoria.

Ho già citato Primo Levi e la sua testimonianza sull’Olocausto riportando frammenti da Se questo è un uomo e per ricordare quanto è avvenuto perchè, come dice lo stesso autore, la nostra memoria è labile e influenzata dall’alto, riporto un breve passaggio di una delle due prefazioni contenute nel libro – I sommersi e i salvati – per poi lasciare la parola a chi il campo di concentramento di Auschwitz l’ha vissuto…

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Prefazione del libro:

Non è dunque necessario che siano presenti tutte le caratteristiche tipiche della Stato totalitario perchè ricompaiano alcune delle sue pratiche. Levi lo sa bene: la violenza illegittima (se non “inutile”) non è prerogativa solo dei regimi nazisti e comunisti, si incontra anche negli Stati autoritario del Terzo mondo e anche nelle democrazie parlamentari. Basta soltanto che le voci dei capi politici la presentino come necessaria, perfino come urgente: subito sarà rilanciata da media onnipresenti e poco dopo sostenuta dalla corte di autori e intellettuali che sanno bene come trovare giustificazioni razionali alle scelte del potere:tali scelte sono sempre fatte in nome della “difesa della democrazia” o del “male minore”. Per il lettore odierno, testimone della guerra intrapresa dagli Stati Uniti in Iraq, la messa in guardia di Levi acquista una nuova pertinenza, dalla condanna della “violenza preventiva” fino a quella del trattamento dei prigionieri nemici che ha lo scopo di “far crollare subito la capacità di resistere” iniziando con una “denudazione totale”, per finire con altre pratiche di umiliazione come a Guantanamo e a Abu Ghraib. Cosa che non permette affatto di stabilire un’equivalenza “US = SS”, ma mostra che il male, anche se attenuato, si può ritrovare sull’intera superficie terrestre – un male a volte anche compiuto in nome di un glorioso passato di opposizione al fascismo e di resistenza al comunismo.

Da I sommersi e i salvati di Primo Levi
Parte della prefazione scritta da Tzvetan Todorov

I sommersi e i salvati di Primo Levi

Verso il maggio 1944 il nostro quasi innocuo Kapo fu sostituito, e il nuovo arrivato si dimostrò un individuo temibile.
Tutti i Kapos picchiavano: questo faceva parte ovvia delle loro mansioni, ero il loro linguaggio, più o meno accettato; era del resto l’unico linguaggio che in quella perpetua Babele potesse veramente essere inteso da tutti. Nelle sue vari sfumatura, veniva inteso come incitamento al lavoro, come ammonizione o punizione, e nella gerarchia delle sofferenze stava agli ultimo posti.
Ora, il nuovo Kapo picchiava in modo diverso, in modo convulso, maligno, perverso: sul naso, sugli stinchi, sui genitali. Picchiava per far male, per produrre sofferenza e umiliazione. Neppure, come molto altri, per cieco odio razziale, ma con la volontà aperta di infliggere dolore, indiscriminatamente, e senza un pretesto, a tutti i suoi soggetti. È probabile che fosse un malato mentale, ma è chiaro che, in quelle condizioni, l’indulgenza che verso questi malati sentiamo oggi come doverosa laggiù sarebbe stata fuori luogo.

Capitolo La vergogna – Pagina 55

…aggiungo solo una piccola cosa, che per quanto banale possa essere, sento di doverla dire: Mai più.

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Blog Personal-mente Società e politica

C’erano una volta…i libri di testo

Prima di cominciare, permettetemi di fare un salto indietro.
Tempo avevo intitolato due articoli così:

C’era una volta…l’Italia
C’era una volta…la scuola

Sembra quasi una coincidenza ma se ci si ferma a pensare, e neanche tanto attentamente direi, perché così palese da esser più chiaro di un vetro trasparente, tutto è legato.

C’erano una volta…i libri di testo.

Specifico dicendo di testo solo per far entrare più velocemente nell’ottica e nell’argomento che vado ad affrontare. I libri di testo sono “diversi” dagli altri libri pur conservando un fattore comune: entrambi insegnano qualcosa.

I libri di testo però dovrebbero (uso il condizionale) veramente insegnare qualcosa, argomenti come la Storia, l’Italiano e, come in questo caso, la mia cara Matematica.

Una mattina mi son svegliato…tutto sbagliato (cit. Edoardo Bennato – Tutto sbagliato baby).

Ed è così che la penso quando mi trovo di fronte (e tocco con mano, purtroppo) a un obbrobrio, a una bestialità e schifezza talmente ripugnante che mi viene la pelle d’oca.
E’ qualcosa che non concepisco assolutamente e credo sia giunto il momento di far qualcosa e di riprendere tutti gli insegnamenti corretti del passato che hanno ancora tanto tanto tanto da dire e che non andranno mai in disuso perché fondati, ponderati, studiati seriamente e verificati, maturati nel tempo – unico giudice – e che nessuna riforma potrà mai cambiare – è utopitisco anche il sol pensare di farlo!

Ma veniamo a noi.

Giorni fa su un libro, un libro di preparazione ai test di ingressi universitari – e già questo dovrebbe indicare una specie di garanzia sui contenuti (sbaglio e mi illudo a volte) – ho trovato la prima delle due formule che potete vedere nell’immagine a fondo articolo.

La formula è sbagliata! E ora vi spiego il perché in quanto qualcuno potrebbe obiettare, e se dovesse farlo, son curioso di conoscerne il motivo…rispondetemi! 😉

La formula riporta quello che nello studio delle rette, dei punti ecc… nel piano cartesiano (toh! Credo che Cartesio non sia l’ultimo arrivato!) è chiamata “distanza punto-retta”. Ebbene, una distanza per definizione propria della parola non può mai essere negativa, il libro sostiene il contrario.

 

Esempio al di fuori del contesto matematico:

– Se mi muovo da un punto A a un punto B percorro una distanza di 5 metri.
– Se mi muovo da un punto B a un punto A percorro una distanza di 5 metri oppure torno indietro di 5 metri…ma non ho mai percorso -5 metri e questo perché, anche se a volte non ce ne accorgiamo, utilizziamo quello che viene chiamato “sistema di riferimento”. Non solo, le parole sono fondamentali e tutte hanno un significato preciso che aiuta a comprendere meglio l’azione svolta.

Qualcuno potrebbe dire: “mi immergo in mare e arrivo a -5 metri”
Certo, è corretto ma in questo caso c’è sempre un sistema di riferimento. Il mare è a livello 0 sulla superficie terrestre. Una città può essere a 0 metri sul livello del mare (lsm) e il discorso non cambia quando pensiamo alle profondità marine. Allora sì, non ci sono problemi.

Fine esempio. Ritorniamo alla matematica e riassumiamo un po’.

 

– Il sistema di riferimento c’è ed è fissato o fisso.
– Un punto dista da una retta per una quantità positiva.
– Affinché il risultato sia corretto e si possa applicare la formuletta – il più delle volte appiccicata senza capirne il senso, ahimè – è necessario inserire il valore assoluto che per definizione riporta tutti i numeri al di sopra dell’asse delle ascisse (asse x). E numeri che si trovano al di sopra sono positivi rispetto al riferimento considerato…questo è un dato di fatto!

Non so voi ma a me sembra una cosa così logica e lineare da sembrare quasi scontata.

E allora per favore, lo chiedo davvero con il cuore in mano, possiamo controllare almeno i libri prima di stamparli? Errori di questo tipo creano lacune in chi si affida ai libri per imparare…e me viene tristezza soprattutto quando penso alla scuola e alla matematica in questo caso! 🙁

 

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7 - Attualità Blog Dal mondo

60 anni: 27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2015

Solo due parole per ricordare e non dimenticare quello che sessant’anni l’occhio umano ha visto varcando i cancelli dei campi di concentramento: mai più.

La-giornata-della-Memoria-2015-Napoli-ricorda-la-Shoah

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Scuola: Per i “sapientoni” è un’evoluzione, per me una rovina!

Generalmente non riporto per intero un articolo di giornale e qualcosa pubblicato su altri siti, preferisco scrivere di mio pugno anche se a volte non è il massimo ma questa volta faccio un’eccezione perché la “novità” che ho appena ascoltato mi ha lasciato senza parole, la considero una cosa che non sta né in cielo né in terra e ora capisco perchè sia stata mantenuta segreta dai “sapientoni”.

Contenuta all’interno della Riforma Gelmini (???), partirà dal prossimo anno scolastico ovvero tra poco più di un mese. E l’italiano? Mi domando. Ancor più maltrattato. Poveri noi.

Leggete e diffondente, è allucinante!

L’articolo qui di seguito è tratto da Corriereuniv.it

 

La novità: Scienze, Geografia, Filosofia, Matematica e Storia dell’Arte potranno essere insegnate in lingua inglese.

Storia dell’Arte, Scienze, Geografia, Matematica, Filosofia: dal prossimo anno scolastico anche materie come queste potranno essere insegnate, per una parte delle ore curricolari, in una lingua straniera nelle classi finali dei Licei e in lingua inglese nelle classi finali  degli Istituti tecnici. L’insegnamento avverrà secondo la metodologia Clil, Content and Language Integrated Learning.

Va infatti a regime, con il coinvolgimento delle classi quinte, la riforma della scuola superiore che ha introdotto l’insegnamento di Discipline Non Linguistiche (Dnl, per dirla con i docenti) in lingua straniera. Una circolare inviata agli istituti (in Allegato) spiega alle scuole come organizzarsi e quali requisiti debbano avere i docenti.

Il Clil è una modalità di insegnamento praticata in molti Paesi europei già dal 1994 e in Italia utilizzata in questi anni da molti istituti con percorsi sperimentali. Il nostro è il primo paese a introdurre il Clil a livello europeo in modo sistematico all’interno del percorso della scuola superiore. L’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera ha già preso il via a partire dall’anno scolastico 2012/2013 nelle classi terze dei Licei linguistici. Ora approda nelle quinte superiori di tutti i Licei e degli Istituti tecnici.

Rendere più vivo l’apprendimento della lingua straniera attraverso un contenuto disciplinare, ma al tempo stesso promuovere tra i nostri studenti un vero possesso della cittadinanza europea, è lo scopo della novità che parte a settembre.

Quali materie e per quante ore?
La scelta della  disciplina da insegnare con metodologia Clil (o delle discipline nel caso dei Licei linguistici, dove dal quarto anno saranno coinvolte due materie insegnate in due diverse lingue straniere) è lasciata agli stessi istituti scolastici. L’obiettivo generale è arrivare a coprire il 50% delle ore in tutti gli indirizzi, ma, con un’applicazione graduale che tenga conto della situazione e delle necessità delle singole scuole. Nell’utilizzo della metodologia Clil le scuole potranno avvalersi di conversatori e assistenti linguistici, potranno prevedere un’organizzazione flessibile dell’insegnamento.

Il Clil alla Maturità
L’insegnamento della disciplina non linguistica sarà valutato anche durante l’Esame di Stato nell’ambito della terza prova scritta e della prova orale sulla base della programmazione del Consiglio di classe risultante dal documento del 15 maggio.

La formazione degli insegnanti
Da più anni il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha avviato percorsi di formazione rivolti ai docenti per l’insegnamento secondo la metodologia Clil al termine dei quali, agli insegnanti, verrà richiesto un livello di conoscenza linguistica C1 e una specifica competenza metodologica. Tra le iniziative del Miur anche la promozione di Reti di scuole.

 

L’articolo è tratto da Corriereuniv.it

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Blog Dal mondo

27 gennaio 2014 – Il Giorno della Memoria

Giornata-della-memoriaNo, non dimentico. Sicuramente oggi sono arrivato in ritardo nel pubblicare questo articolo, la giornata è quasi finita ma quel che conta non è tanto la giornata, è il ricordo, le sensazioni che provo e la tristezza sul mio viso.

Oggi è 27 gennaio. Oggi è il Giorno della Memoria. Una data, non solo una data e un giorno perchè l’atrocità compiuta non avrà mai una scadenza. Permane, si rinnova – purtroppo – e non va assolutamente accantonata o lasciata passare così, in silenzio, sottovoce, come se nulla sia accaduto.

Ogni anno da quando esiste Libera-mente in questo giorno è stato scritto qualcosa proprio per non dimenticare, per rendere omaggio a chi l’atrocità l’ha vissuta in prima in persona ed è e non è sopravvissuto.

Nei campi di stermino l’uomo ha raggiunto l’apice della sua crudeltà nei confronti dei suoi simili, di altri uomini che avevano tutto il diritto di vivere, di vivere il tempo ad ognuno concesso senza che ci fosse qualcun’altro che decidesse per loro quando farla finita e invece è successo.

La pazzia – si potrebbe definire in tanti altri modi – è stata compiuta con violenza, a volte, o con una lenta agonia. Privare l’uomo della più piccola libertà è il crimine più grande che i nazisti abbiano compiuto. Non essere certi di vedere nascere un nuovo giorno, di vedere il sole sorgere, è straziante. E’ accaduto.

Voglio ricordare il Giorno della Memoria con un passaggio tratta da uno dei cinque racconti contenuti in Prologo di uno stermino (Racconti yiddish dalla Polonia occupata) di Der Nister.

Cinque racconti, ne basterebbe uno solo per far rabbrividire e rivivere quegli atroci momenti.

Le truppe di Hitler, quando invasero la Polonia e giunsero al villaggio dove Rive Yosl Buntsyes viveva, intrapresero anche là, come ovunque, azioni contro la comunità ebraica. Innanzitutto promulgarono leggi speciali e imposero restrizioni umilianti, ad esempio gli ebrei non potevano camminare sui marciapiedi ma solo in mezzo alla strada e muniti di un segno in modo che fossero nettamente distinguibili dai non-ebrei; quindi emanarono decreti sull’autotassazione degli ebrei, di cui si doveva occupare direttamente lo Judenrat, all’inizio sembrava soddisfare solo i bisogni dei soldati, poi invece anche quelli del nuovo potere politico, rappresentato da personaggi locali, traditori del paese, con cariche più o mmeno importanti all’interno della dirigenza che facevano capo a funzionari delle cosiddette SS.

 

(pagina 106 – traduzione di Alessandra Luise)

Scritto da Mac La Mente