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T.C. V.S.D.I. 2050 percorre a piedi i Castelli Romani (prima parte)

“Lo vedi, ecco Marino, la sagra c’è dell’uva.
Fontane che danno vino. Quant’abbondanza c’è.
Appresso ce viè Genzano co’r pittoresco Arbano.

Su, viette a divertì, Nannì, Nannì.”

(Nannì (na gita a li Castelli) – canzone romana – citazione citabile)

 

Pè fà quaresimale penitenza 2052 mondandosi dei propri peccati – vestitosi da pellegrino con bisaccia da elemosina, cappello, sandali, schiavina e bordone (bastone da viaggio con punta in ferro atto all’autodifesa) – l’impavido ottantottenne T.C. V.S.D.I. 2050 percorre baldanzosamente a piedi la polverosa ed erta Via Francigena che lambisce i bellissimi Castelli Romani.

Bucolica “via francese” che i Pellegrini Franchi percorrevano a piedi per giungere alla lucente Basilica Papalina Romana di San Pietro in Vaticano ed all’illuminato Ponte Sant’Angelo valicante le limacciose acque del “Biondo Tevere” del fratricida Romolo e del suo sfortunatissimo fratello Remo.

Via Francigena – dai cui Franchi o Francesi raminghi tal via prese nome  –  detta anche via dei Francesi o ancora via Francesca o via Romea (dal “Romeo” o pellegrino errante) o com’altro appellarla Voialtri la si voglia oggi.

Antica via Romea che – nel vasto e pittoresco territorio dei Castelli Romani – lambisce ancor oggi nel 2052 i vari Comuni della Città Metropolitana di Roma tra cui Nemi, Albano Laziale, Castel Gandolfo e Marino Laziale.

 Sbucando poi sulla celebre via Appia che conduce sì tanti pellegrini a Roma.

Ma il Nostro Eroe fuori tempo massimo (ovvero T.C. V.S.D.I. 2050 – di chi altro potrebbe trattarsi? – da qui in poi appellato “il Nostro” per brevità stilistico-letteraria) come suo solito non si accontenta di vagabondare su e giù per i Castelli Romani e di passeggiare come gli altri vecchi del quartiere.

Tutt’altro!

E baldamente ed arditamente – esagerando a dismisura con il suo pedestre ire da solo quasi ovunque nonostante la sua veneranda età – declama ad alta voce (a se stesso ed agli altri…) che “a Lui lo chiamano per i paesi… quando si tratta di camminare!”.

Beata modestia fattasi persona che da Marino piazza Matteotti/Fontana dei Quattro Mori (nei cui pressi il Nostro risiede dal 2051) lo spinge a scendere solo ed ultraottantenne – munito d’una bottiglietta d’acqua – per via dei Laghi costeggiando il Lago d’Albano e da lì risalendo arditamente a piedi per Rocca di Papa (RM) (che descriveremo meglio in futuri articoli 2050…).

Dalla Rocca del Papa sì faticosamente ascesa impavido e con sprezzo del periglio ridiscende  verso via dei Laghi che lambisce Nemi sul Lago di Nemi mal-canticchiando canzonacce militaresche e/o canti di trincea degli Alpini.

Nessun dubbio lo attanaglia né ne frena il tenace ardimento a vincere la sfida.

Ebbro d’audacia e di senile impeto ed assalto (”Sturm und Drang!” – grida nei viottoli di Nemi…) il Nostro visita la turrita “città delle fragole” procedendo oltre e dirigendosi verso i verdeggianti e fungo-porcinici Pratoni del Vivaro.

Giunto al bivio, serrato ogni corpo dai vincoli, percorre un tratto di via Tuscolana giungendo come nembo di tempesta all’agognata Rocca Priora, la visita e boccheggiando e sudando come un cane prosegue massiccio, duro e motivato per l’amena frazione di Colle di Fuori che di Rocca Priora fa parte.

“Forza nonno!” – gridano irrispettosamente i bimbi con i gagliardetti in strada.

Frazione Roccheggiana che il Nostro passa in rassegna con fiero cipiglio e nostalgico interesse, trovandola invero assai cambiata dai vecchi tempi del suo temporaneo lavoro di giovane portalettere foriero di multe e di raccomandate.

Ma l’impavido ed audace mai molla la presa ma l’imprevisto è in agguato e ridiscendendo la montagna la fretta mal lo consiglia e ciò mal gliene incoglie.

Smarrendosi sull’erta strada in ripida salita che mena a Montagna Spaccata.

Ma il Nostro non si perde affatto d’animo e pieno di voglia di rivincita e d’ardimento ridiscende l’erronea salita testè ascesa per svista in un baleno!

Racchiuso in quadrato fermissimo eccolo dunque riapparir di nuovo – impavidissimo e senza cedimenti – su via Tuscolana di cui percorre un tratto sino al Monte Tuscolo ove incontra i Tuscolani insegnando Loro amene facezie goliardiche e cantando con Essi la celebre canzone romanaNannì”.

Giunto infine a Frascati (RM) (nelle cui Scuderie Aldobrandini – a suo diresia Lui che il Padre recitarono – in tempi non sospetti – aulici copioni ed amene poesie…) da lì muove verso Grottaferrata da cui correr – con corsetta leggera ed impavida – qualche chilometro appena alla volta di Marino Laziale e di Castel Gandolfo (ove ha sede il rinomato Osservatorio Astronomico Pontificio Papalino che a Lui ed… a Noi… sì tanto piace.).

Giungendo infine al bellissimo borgo di Castel Gandolfo (uno dei più belli d’I-taglia…) ove poggia l’accaldata e matida bandiera tricolore ad asciugare.

Poi – dimenticatosi della strada ante percorsa in un attimo di senile smemoratezza – ritorna nuovamente indietro a Frascati per fare altro movimento fisico che fa bene ripassando per Marino e per Grottaferrata – Città del Libro ove nostalgicamente ricorda a se stesso (salvo dimenticarsene all’istante…) d’aver beatamente partecipato – a piazza Cavour – ad un  reading letterario con discreto successo di critica e di pubblico plaudente.

Ma repentinamente accortosi – ormai giunto a Frascati – del suo errore di percorso, lesto ritorna da Frascati a Castel Gandolfo fabbricandosi autarchicamente al volo un veicolo atto al trasporto umano (una bicicletta).

Abbandonata poi sdegnosamente l’autarchica bicicletta in una verde aiuola a lato strada – e superati a piedi il porchettaro e la gelateria stradale di Castel Gandolfo – si accinge a percorrere con ferreo coraggio e strenua lealtà al suo compito assegnato la trafficata via Appia Nuova fino ad Albano Laziale.

Costeggiando prima Ariccia (“La Riccia de la Porchetta” – così anticamente chiamata – con la sua Porta Napoletana e Palazzo Chigi) e poi il Santuario di Galloro giungendo infine – tra acclamazion di vecchi birbaccioni che solo Lui ode e crede di sentire a Genzano di Roma (RM), “patria” del Pane Casareccio, del Buon Vino e della celeberrima Infiorata sull’erta via Livia.

A Genzano di Roma si ferma all’ex tinello sotto alla Chiesa Nuova, nostalgicamente rimembrando quella fin novecentesca “fraschetta del vino” – che di Fausto era chiamata – gremita – allora – d’avventori e di Romani.

Ultima tappa del suo peregrinare… tale amena città di Genzano di Roma!

Da qui – vecchio e stanco e senza più energie da sprecare – fattosi un panino casereccio con salumi locali creati dal Norcino – prende infine l’autobus extraurbano all’ex fermata detta “dei ferri” sulla via Appia (ripristinata per Lui per l’occasione…) sempre sventolando – con amor patrio – l’Italo Bandierone.

Autobus extraurbano zeppo di gente che – senza colpo ferire – lo riporta a Marino centro/via Fratti pria che tramonti il breve Sole estivo di settembre.

Giunta infine l’ora di cena, il Vegliardo Eroe della Camminata Castellana sbocconcella un ulteriore panino auto-preparato con “sue proprie mani” seduto placidamente – il Vecchio è stanco! – sulla panchina del Parco di Villa Desideri nel residenziale quartiere omonimo a Marino Laziale (RM).

Nei pressi della biblioteca civica “Vittoria Colonna”, del piccolo parco giochi ante l’ingresso del pubblico parco di Villa Desideri, del Teatro Comunale (ex “Scatolone”) e dei due grandi olivi della Memoria e della Rimembranza.

Uno dedicato agli Ebrei vittime del nazismo e l’altro ai martiri delle Foibe.

Ma Il Nostro Smemorato “Sportivo della Domenica” l’ha già… dimenticato!

(…)

Nota dell’autore per conto di T.C. V.S.D.I. 2050 “Vecchio Rimbambito”

Questo articolo 2050 proseguirà se e quando sarà possibile completarlo con un nuovo fotoritocco d’autore ed altresì integrarlo con turistiche note storico-geografiche e di storia dell’arte attinenti all’argomento ed atte all’uopo.

Firmato 

Il ghostwriter Cristiano Torricella

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