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De le volgari origini (latine) de la ultrabella lingua i-tagliana del 2050

“Historia magistra vitae” (“la Storia è maestra di vita”)

(Cicerone, oratore e scrittore latino – citazione citabile)

“Vita supermagistrae historiae” (“la Vita è “supermaestra” di storia”)

T.C. V.S.D.I del 2050 ed oltre – citazione citabile

Dopo aver – il nostro ultraottantenne futur-artista T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre – in quella breve e frenetica ma proficua giornata bolognese:

1) inforcato i suoi vecchi occhiali da miope-presbite-astigmatico che gli consentivano di vedere il mondo del duemilacinquanta ed oltre così com’era realmente e non come magari pensava che invece fosse;

2) combattuto inutilmente contro i suoi vecchi ed inesorabili acciacchi dell’età che spietatamente avanzavano giorno dopo giorno, facendo rallentare – anche di molto – la sua indefessa giornata lavorativa senza orari;

3) urlato un pò di vecchie parolacce nel “suo” vecchio ed amatissimo vernacolo romanesco monticiano di fine ‘900 ad un vecchio fastidioso reumatismo sciatico che lo affliggeva da decenni addietro;

4) fatto la sua “nobile colazione” con un maritozzo caldo e due mostaccioli così buoni, che gli ricordavano tanto la “sua” Vecchia Roma Sparita di fin ‘900, che purtroppo non sarebbe mai più riapparsa in futuro;

5) risciacquato la propria vecchia dentiera di “vecchio babbione” sotto “l’acqua coria” (l’acqua corrente che – come dice il vecchio proverbio popolare scevro da pregiudizi generazionali – tutti i mali (li) porta via);

6) compiuto la propria ultra-laboriosa e lenta “nobile vestizione mattutina”, autonoma ed autosufficiente (compreso il faticoso taglio mattutino delle unghie dei piedi e la superlativa doccia con l’acqua calda dell’albergo, togliendosi così di dosso il “rudo” accumulatosi, ovvero le vecchie particelle di pelle morta…);

7) rimirato, fuori dalla finestra dell’albergo a quattro stelle, l’iracondo spazzino carico di bile scaricare rumorosamente un miliardo di bottiglie provenienti dal bar-gelateria all’angolo della strada sotto ai portici, all’interno del suo lercio furgoncino “monnezzaro” apposito, proprio dianzi a quel famoso “Gran Teatro Bolognese” in cui proprio Lui in persona, il “Grande Maestro delle Arti e delle Lettere d’Italia” (ovvero T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre) aveva, un dì, recitato a braccio di fronte al felicissimo pubblico plaudente;

8) riletto tutto d’un fiato e notevolmente apprezzato il sempre prezioso vecchio libro di Danilo Colangeli autore, intitolato “Tramonti in fiamme“, così da ricordarsi – ad imperituro monito dei “Letterari Sapientoni” di ogni parte del mondo e d’ogni tempo – come si “scrive con adeguata competenza lessicale”;

9) letto anche quell’altro libro – più datato e meno importante di quello del Colangeli ma pur sempre “libro” anch’esso – intitolato “Ettore Fieramosca ossia la disfida di Barletta” di un certo Angelo Poliziano, a cui è intitolata tra l’altro anche quella centralissima via del Primo Rione Monti di Roma, in cui aveva abitato, a fin ‘900 ed oltre, presso la celeberrima via Merulana (dal latino “merula”, i merli), la sua nonna paterna;

10) visitato, nel pomeriggio, dopo una pantagruelica dormita post-prandiana della durata d’un paio d’ore, niente-poco-di-meno che la celebre ed antica Pinacoteca Nazionale di Bologna del 2050 ed oltre, più che altro per vedere cosa avessero artisticamente combinato i “suoi” promettenti allievi pittorici Dommenichino (quello di via Dommenichino, alla fine della quale v’era la celebre hostaria di San Martino ai Monti a Roma?), Annibbale Caracci, Er Peruggino, Er Parmiggianino, Giudo Reni, Rafaello ed un tale Giottu.

11) essersi vestito con impegno e di tutto punto da Antico Romano o da Gladiatore o da Demone Dantesco o da Nerone imper’attore – più non lo ricordo, Io narratore – per le urgenti prove di scena del suo evento spettacolo “Esagerato Show“, rappresentato l’indomani sera proprio lì a Bologna centro storico;

12) aver sussurrato a se stesso, rimirandosi nello specchio della camera d’albergo, così agghindato addentro al suo “carnacialesco” (carnevalesco) costume di scena: “Sò er mejo der bigoncio!” (inconsueta automotivazione psicologico-attoriale pre-serale, probabilmente per “caricarsi” prima dello storico evento);

13) aver trascritto venti striminzite righe di codice javascript che, a malapena, si ricordava (flebili reminiscenze di quando era stato un giovane programmatore romano) per modificare al volo il suo sito web;

14) aver ascoltato dal proprio lettore tascabile portatile da viaggio “La marcia di Radetzki” del compositore Strauss, nonché alcune proprie musiche di scena inedite niente male, ancora da inventariare…

T.C. v.s.d.i. del 2050 ed oltre si sedette infine, stanco in verità, allo scrittoio di quel lussuoso albergo  di Bologna, in cui avrebbe albergato in quella fredda ed umida notte padana d’autunno del 2051, a vergare questa sua personalissima missiva indirizzata ad un certo Cristiano Torricella,  autore che non sentiva più da tempi – a dir poco – biblici, scrivendo quanto da me – “Io narrante” – ivi ed integralmente sotto riportato:

Bologna, 31/11/2051

(* nota d’autore per i “Soliti Sapientoni” che avranno, come al solito, da ridire: il presente errore di data futura è espressamente voluta e teatralmente ricercata “ad arte scenica” dall’autore del presente sollazzo…)

Caro autore, tanto tempo passò ed Io non mi feci più vivo con Lei.

E’ tutto vero ma, come certo immaginerà, avevo eventi-spettacolo da fare e convegni, mostre di pittura, interviste alla radio, libri da autografare, la Galleria d’Arte Torricella da gestire (la mia), archivi letterari (i miei) da sistemare ed anche (ma non solo) un minimo di cento musiche di scena da me create l’anno scorso.

Sperando pertanto che Lei voglia perdonarmi per la mia lunga ma giustificabile assenza epistolare, passo adunque  a ciò che più mi preme assai, per cui oggi Le scrivo: la bozza del mio testo che quivi invio.

Gradirei infatti senza indugi un suo valente ed indipendente parere su quanto troverà scritto qui di seguito.

Tutta farina del mio sacco.

Niente di scopiazzato in giro, com’è assai di moda fare oggi, copiando di tutto di qua e di là su Internet.

Il sopradetto mio testo inedito, in forma di succinta bozza come mio solito, ma anche ricco d’estrema dovizia di storici particolari, narra la “Vera Historia Segreta delle Origini della Lingua Italiana”.

De le volgari origini (latine) de la ultrabella lingua i-tagliana del 2050 (così s’intitola per l’appunto…).

Partendo ovviamente dal latino volgare fino a spaziare storicamente al Duecento ed al Trecento compresi.

Anche l’italiano, lingua romanza o neolatina che dir si voglia, fa infatti parte delle nuove lingue latine derivate dal latino volgare allora parlato nei territori facenti parte (secoli fa) del Mitico Impero Romano.

Andiamo pertanto ad iniziare!

(continua)

 TC vsdi del 2050 ed oltre

Una risposta su “De le volgari origini (latine) de la ultrabella lingua i-tagliana del 2050”

Gustoso antipasto del sempre puntuale Torricella (più descrittivo e mirato rispetto ad altri articoli, uno stile più aulico e meno sperimental e-dialettale) viatico a quel che dovrebbe essere un primo piatto per lo meno prelibato, che si spera ci venga fornito il prima possibile.
L’attesa continua.
(GRAZIE TCvsdi2050)

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