Inserisco l'inizio del primo capitolo del libro di
Beppe Severgnini dedicato alla lingua italiana
L'italiano. lezioni semiserie.
L'incipit propriamente sarebbe un altro, le prime righe dell'introduzione al volume.
Ma, visto che l'introduzione è una spiegazione dei criteri e degli obiettivi del libro, penso si possa tranquillamente considerare incipit il brano che segue
"Perché in Parlamento s'ascoltano discorsi che sembrano uscire dalla bocca di un poeta del 1907 sotto l'effetto dell'oppio?
Per quale motivo la televisione parla di
probabili precipitazioni atmosferiche invece di dire
forse piove?
Perché esiste gente che dice
dobbiamo shiftare l'attenzione verso un target diverso, e poi presenta la moglie come
la mia signora?
Dietro la lingua non ci sono solo le tonsille, come pensano gli studenti di anatomia e gli ingenui. Ci sono i mutamenti, le passioni e le perversioni che rendono una nazione diversa da un'altra. Lamentarsene non ha senso. Meglio ragionarci sopra. Alcune formule moderne sono utili e dureranno nel tempo; altre sono irritanti e passeggere. Per esempio:
attitudine non vorrà mai dire
atteggiamento, anche se oggi è di moda confondere i due vocaboli (colpa dell'inglese
attitude, atteggiamento).
La lingua cattiva è poco efficace, come dicevamo, e spesso fraudolenta. Chi difende il buon italiano non difende la pedanteria, né rifiuta le innovazioni: difende invece il buon senso, e accetta le novità.
Palloso, per esempio, è un neologismo fascinoso, utile per descrivere i discorsi di chi non sa parlare e i testi di chi non sa scrivere."
Beppe Severgnini -
L'italiano. Lezioni semiserie, Rizzoli 2007