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MessaggioInviato: 23/05/2008, 20:30 
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Mac La Mente ha scritto:
Ehmmm...nonostante non l'abbia ancora letto, mi sono soffermato sulle prime pagine, ne approfitto per inserire l'inizio de "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry. E' un libro illustrato, ci sono disegni che accompagnano la storia...disegni che inserisco nella posizione in cui compaiono! :)

Bravissimo Mac, grazie per avere inserito anche i disegni! :k: :k:
Sai che anche i disegni furono realizzati da Saint-Exupéry? Hanno un ruolo essenziale nella storia e nel testo. In un certo senso l'Autore ha realizzato una sorta di opera multimediale con oltre mezzo secolo di anticipo :yes:

Approfitto del tuo post per fare una piccola aggiunta e per inserire l'incipit in versione originale, credo ne valga davvero la pena.

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MessaggioInviato: 23/05/2008, 20:32 
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La giunta è questa: in realtà il vero inizio del libro è la bellissima dedica fatta da Saint-Exupéry che, chiedendo scusa ai bambini per aver parlato da adulto e avere dedicato la storia a un altro adulto, ci rivela che la sua storia è scritta per il bambino che ognuno di noi è stato.

Inoltre, oggi siamo in grado di apprezzare ancora di più la sua dedica, perchè il libro è stato scritto nel 1943 e l'amico di cui parla, il suo miglior e carissimo amico Léon Werth, è un ebreo rimasto bloccato nella Francia occupata dai nazisti e costretto a vivere nascosto per non essere arrestato e deportato.

Ed ecco la dedica:

"A Leone Werth
Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi son stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica:
A Leone Werth quando era un bambino"

Antoine de Saint-Exupéry - Il piccolo principe, Bompiani 1949, 1997
Traduzione di Nini Bompiani Bregoli


A Léon Werth.
Je demande pardon aux enfants d'avoir dédié ce livre à une grande personne. J'ai une excuse sérieuse : cette grande personne est le meilleur ami que j'ai au monde. J'ai une autre excuse : cette grande personne peut tout comprendre, même les livres pour enfants. J'ai une troisième excuse : cette grande personne habite la France où elle a faim et froid. Elle a besoin d'être consolée. Si toutes ces excuses ne suffisent pas, je veux bien dédier ce livre à l'enfant qu'a été autrefois cette grande personne. Toutes les grandes personnes ont d'abord été des enfants. (Mais peu d'entre elles s'en souviennent.) Je corrige donc ma dédicace :
A Léon Werth quand il était petit garçon

Antoine de Saint-Exupéry - Le Petit Prince, Gallimard 1943

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MessaggioInviato: 23/05/2008, 20:38 
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Ed ecco l'incipit del Piccolo Principe in versione originale francese


Immagine

Lorsque j'avais six ans j'ai vu, une fois, une magnifique image, dans un livre sur la Forêt Vierge qui s'appelait "Histoires Vécues". Ca représentait un serpent boa qui avalait un fauve. Voilà la copie du dessin.
On disait dans le livre: "Les serpents boas avalent leur proie tout entière, sans la mâcher. Ensuite ils ne peuvent plus bouger et ils dorment pendant les six mois de leur digestion".
J'ai alors beaucoup réfléchi sur les aventures de la jungle et, à mon tour, j'ai réussi, avec un crayon de couleur, à tracer mon premier dessin. Mon dessin numéro 1. Il était comme ça:


Immagine

J'ai montré mon chef d'oeuvre aux grandes personnes et je leur ai demandé si mon dessin leur faisait peur.
Elles m'ont répondu: "Pourquoi un chapeau ferait-il peur?"
Mon dessin ne représentait pas un chapeau. Il représentait un serpent boa qui digérait un éléphant. J'ai alors dessiné l'intérieur du serpent boa, afin que les grandes personnes puissent comprendre. Elles ont toujours besoin d'explications. Mon dessin numéro 2 était comme ça:


Immagine

Antoine de Saint-Exupéry - Le Petit Prince, Gallimard, 1943

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MessaggioInviato: 24/05/2008, 15:00 
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Vianne ha scritto:
Bravissimo Mac, grazie per avere inserito anche i disegni! :k: :k:

Approfitto del tuo post per fare una piccola aggiunta e per inserire l'incipit in versione originale, credo ne valga davvero la pena.

Vianne, grazie a te per avermelo suggerito! :hug: :hug: ...è un libro che mi sta piacendo molto e che mi sto gustando piano piano!...non ho letto molte pagine ad essere sincero ma quelle che ho letto mi sono piaciute! :)

Sono contento che ti siano piaciuti i disegni! A me han colpito molto e non sapevo fossero stati realizzati dallo stesso autore! E' una informazione questa che d'ora in avanti mi farà osservare il tutto con occhi diversi ed apprezzare di più la grafica!...fanno parte del racconto, della storia narrata e sono molto importanti! :yes:

Ti ringrazio per l'inserimento della dedica...in effetti avrei dovuto inserirla io perchè il libro comincia così...me ne son dimenticato! :oops:
Bello anche l'incipit in lingua originale! Cerrrrrto che è valsa la pena inserirlo...non poteva mancare! :banana: :banana:

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MessaggioInviato: 26/05/2008, 21:09 
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Mac La Mente ha scritto:
Ti ringrazio per l'inserimento della dedica...in effetti avrei dovuto inserirla io perchè il libro comincia così...me ne son dimenticato! :oops:
Bello anche l'incipit in lingua originale! Cerrrrrto che è valsa la pena inserirlo...non poteva mancare! :banana: :banana:

Ma no Mac, non hai dimenticato niente :hug:

Quello che hai inserito è giustamente l'inizio del libro. La dedica precede il testo e ne costituisce una sorta di didascalia ma non fa propriamente parte dell'incipit :)

Il testo in orginale, devo dire, è molto più bello di quello in traduzione. Non perchè la traduzione non sia fatta bene ma perchè è piuttosto invecchiata. Risale al 1949 e dimostra tutti i suoi anni :(
Spero che Bompiani si decida a farne fare una nuova, perchè quella ufficiale, così com'è, non riesce a rendere giustizia alla bellezza del testo francese e anzi, a mio giudizio, ne inficia il valore e la forza poetica

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MessaggioInviato: 27/05/2008, 17:11 
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Vianne ha scritto:
Ma no Mac, non hai dimenticato niente :hug:

Quello che hai inserito è giustamente l'inizio del libro. La dedica precede il testo e ne costituisce una sorta di didascalia ma non fa propriamente parte dell'incipit :)

Il testo in orginale, devo dire, è molto più bello di quello in traduzione. Non perchè la traduzione non sia fatta bene ma perchè è piuttosto invecchiata. Risale al 1949 e dimostra tutti i suoi anni :(
Spero che Bompiani si decida a farne fare una nuova, perchè quella ufficiale, così com'è, non riesce a rendere giustizia alla bellezza del testo francese e anzi, a mio giudizio, ne inficia il valore e la forza poetica

Grazie Vianne! :fiore:

...sono contento di non essermi sbagliato anche perchè non avevo pensato alla didascalia come inizio...l'ho vista staccata e quindi avevo distinto l'incipit da questo ulteriore contenuto! :yes:

E' davvero un peccato che gli anni facciano risentire della traduzione! Acc...spero anch'io che venga messa a posto e magari aggiornata ad un periodo più recente! :)

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MessaggioInviato: 08/06/2008, 13:58 
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Inserisco l'incipit del romanzo che sto leggendo, La maga delle spezie della scrittrice Chitra Divakaruni

"Io sono una Maga delle Spezie.
So usare anche il resto. Minerali, metallo, terra, e sabbia, e pietra. Le gemme splendenti di luce fredda e limpida. I liquidi che ti accendono gli occhi di bagliori variopinti finché non riesci più a vedere altro. Ho imparato tutto sull'isola.
Ma la mia passione sono le spezie.
Ne conosco origini, significato dei colori, profumi. Posso chiamarle una per una con il nome assegnato loro quando la terra si spaccò come una scorza per offrirle al cielo. Il calore che emanano mi scorre nelle vene. Dall’amchur, la polvere di mango, allo zafferano, tutte si piegano ai miei comandi. Un sussurro e mi svelano proprietà segrete e poteri magici.
Sì, possiedono tutte un pizzico di magia, anche le spezie che quotidianamente gli americani spargono sulle pietanze senza pensarci troppo.
Non ci credete? Ah. Avete dimenticato gli antichi segreti ben noti alle nonne delle vostre nonne. Eccovene uno: i semi di vaniglia ammorbiditi nel latte di capra e strofinati sui polsi proteggono dal malocchio. E un altro ancora: una dose di pepe a forma di mezzaluna ai piedi del letto tiene lontani gli incubi."

Chitra Banerjee Divakaruni - La maga delle spezie, Einaudi 1998 e 2001
Traduzione di Federica Oddera

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Vianne ha scritto:
Inserisco l'incipit del romanzo che sto leggendo, La maga delle spezie della scrittrice Chitra Divakaruni

Chitra Banerjee Divakaruni - La maga delle spezie, Einaudi 1998 e 2001
Traduzione di Federica Oddera

Grazie Vianne per aver inserito questo incipit! :)

...lo trovo molto particolare e "dal sapore antico", carico di conoscenza e di aspetti e credenze passate che adesso si ricordano poco o niente. Le spezie utilizzate per pratiche del quotidiano o per altri scopi. Molto molto bello! :yes:

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Ehmmm...mi dispiace per questo ritardo, ma non mi ero accorto dell'assenza dell'incipit de "Il Grande Balzo" di Claudio Merini! :oops:
E' un libro di cui ho parlarto in Volta Pagina (link) e per completezza, inserisco le righe iniziali...

Facevo un lavoro che non consente troppi errori ed ero ormai abbastanza determinato per spiccare il Grande Balzo. Una sera, pochi giorni prima, avevo capito che era l'unica cosa da fare per non suicidarmi. Altre volte mi era passato per la mente quel pensiero, ma l'avevo considerato come un sogno, una fantasia. La mia mente sfornava assurdità a bizzeffe ed ero abituato a non prenderle troppo sul serio. Chissà come accade che un'idea considerata dapprima pura follia ci appare all'improvviso come l'unica soluzione possibile. Stupefacente. E' davvero sciocco credere di sapere qualcosa su se stessi, oltre che sul modo naturalmente. Ma forse questo vale solo per me. Forse ci sono persone che possiedono una sapienza innata, senza pensiero. Io non ce l'ho e non l'avevo nemmeno quel giorno, quando presi la rincorsa per il Grande Balzo. Entrai in ufficio, un ufficio moderno e accogliente di una società di gestioni patrimoniali, mi chiusi nella mia stanza dopo aver detto ad Angelica, la segretaria, che non volevo essere disturbato per nessun motivo. Mi sedetti alla scrivania e accesi il computer. Nel giro di una decina di minuti, in stato di completa lucidità, comprai una quantità enorme di azioni, scelte tra tutto il peggio che si poteva trovare in quel momento sul mercato. Un suicidio finanziario. Poi restai a lungo a guardare i tetti della città da quella finestra che mi aveva visto intento, per anni e anni, ad accumulare soldi per qualcuno che nemmeno conoscevo...

Da "Il grande balzo" di Claudio Merini - pagina 5 - pubblicato da Lupetti

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...e finalmente il primo volumetto, il primo nmero dela nuova raccolta di libri che uscirà con il Corriere della sera è arrivato! :banana: :banana:

Il libro si chiama "Il ventre della macchina" di Sandro Veronesi e visto che ne ho letto l'inizio, comincio a parlarne inserendo l'incipit! ;)

Posso dire di non aver mai cambiato una lampadina in vita mia. Imprese irrealizzabili, per me, sono svuotare i portacenere, sostituire le cartucce nelle penne stilografiche o le pile negli apparecchi elettrici. Soprattutto, impensabile mi è sempre sembrato aver cura di oggetti d’indole sfuggente e traditrice come gli accendini. Fin dal tempo in cui i miei genitori si rassegnarono ufficialmente all’idea che avessi cominciato a fumare, regalandomi un accendino laccato piuttosto costoso, io cominciai a manifestare la mia incapacità di possedere quel genere di oggetti: lo dimenticavo ovunque, lo perdevo nel flusso perenne che anima ogni luogo ove io abito, e anche quando riuscivo a trattenerlo nelle mie tasche per un periodo più lungo, sopravveniva immancabilmente la calamità irrimediabile: l’esaurimento del gas o della pietrina. Questo evento rappresentava per me la fine di ogni accendino, la sua morte definitiva. Più volte ho tentato di forzare la mia natura, impregnandomi a concepire l’atto di uscire di casa, raggiungere freddamente un tabaccaio e far ricaricare l’accendino: ma sempre, nel momento di mettere in atto questo proposito, qualcosa di soverchiante mi paralizzava, impedendomi di realizzare l’impresa: un panico profondo, un mancamento, una vertigine, e non semplice pigrizia, come sostenevano i miei detrattori.

da "Il ventre della macchina" di Sandro Veronesi - pagine 9-10-11 - pubblicato dal Corriere della sera.

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Mac La Mente ha scritto:
...e finalmente il primo volumetto, il primo nmero dela nuova raccolta di libri che uscirà con il Corriere della sera è arrivato! :banana: :banana:

Il libro si chiama "Il ventre della macchina" di Sandro Veronesi e visto che ne ho letto l'inizio, comincio a parlarne inserendo l'incipit! ;)

Mi piace molto questo incipit e devo dire che la confessione del rapporto disturbato con certe apparecchiature mi ha ricordato quelle pagine della Coscienza di Zeno di Italo Svevo dove Svevo parla delle sue idosincrasie e dei suoi complessi. Se tutto il racconto sarà su questo stile, sarà una bella lettura! :ok:

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Vianne ha scritto:
Mi piace molto questo incipit e devo dire che la confessione del rapporto disturbato con certe apparecchiature mi ha ricordato quelle pagine della Coscienza di Zeno di Italo Svevo dove Svevo parla delle sue idosincrasie e dei suoi complessi. Se tutto il racconto sarà su questo stile, sarà una bella lettura! :ok:

Sono contento che ti piaccia Vianne! :)

Sono andato avanti con la lettura - scorre molto velocemente - e posso dirti che lo stile è esattamente questo e non cambia...il protagonista racconta del suo rapporto con le "macchine" (in questo caso accendini) in un modo troppo simpatico anche se successivamente - per lo meno è quello che si comincia ad intravvedere fino al punto in cui sono arrivato - succede qualcosa...

Ehmmm...purtroppo non conosco "La Coscienza di Zeno" e non saprei dirti se è uguale o simile! :oops:

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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 29/06/2008, 21:44 
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Vianne ha scritto:
Mi piace molto questo incipit e devo dire che la confessione del rapporto disturbato con certe apparecchiature mi ha ricordato quelle pagine della Coscienza di Zeno di Italo Svevo dove Svevo parla delle sue idosincrasie e dei suoi complessi. Se tutto il racconto sarà su questo stile, sarà una bella lettura! :ok:

Abbiamo pensato allo stesso libro, Vianne. Il riferimento e le similitudini sono lampanti.


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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 30/06/2008, 10:12 
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Frankenstein ha scritto:
Abbiamo pensato allo stesso libro, Vianne. Il riferimento e le similitudini sono lampanti.

Mmmm...allora devo proprio decidermi a leggerlo! :yes:

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 Oggetto del messaggio: Re: Incipit
MessaggioInviato: 01/07/2008, 14:12 
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Ho finito di leggere il romanzo di Pupi Avati La seconda notte di nozze. Ne parlerò prossimamente in Volta pagina.

Per ora ne inserisco il bell'incipit:

"La voce di Giordano Ricci era torbida, incerta, arrochita:
'Due notti dopo che qui era finita la guerra e tutti stavano a guardare le stelle, con le luci accese, senza più paura dei bombardamenti, Maria trovò una bicicletta senza gomme nel campo dei meloni e ci andò sopra e mentre pedalava saltò in aria. Aveva nove anni e fece una gran luce.'"


Pupi Avati - La seconda notte di nozze, Mondadori 2005

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