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Pioggia di luce
Lei non sa di essere portata via
Da un vento che ama
Crede di essere libera ma
La distanza che la separa da se`
Rende invisibile ogni realta`
Steppa distesa dentro il mio occhio dell' anima
Pioggia di luce che mi accechera`
Io cerco il mare dentro il mio occhio dell' anima e
Vedo una vela rossa che arrivera`
Steppa distesa dentro il mio occhio dell' anima
Pioggia di luce che mi accechera`
Guardo i riflessi dentro il mio occhio dell' anima
Pioggia di luce che mi accechera`
Guardo i riflessi dentro i mio occhio dell' anima
Come un cristallo puro che mi accechera`
Steppa distesa accoglimi in te
Senza guardare se io piangero`
Steppa distesa accoglimi in te
Senza guardare se io piangero`
Mare riflesso mi accoglierai
Senza guardare se io resterò qui
Litfiba
Corsa nella città, umani in fuga, «Umani», un ghigno di giocondo sorriso intriso di rosso vapore vagheggia in folli strappi, gole nude, polsi scuoiati, nulla vi resta.
Figura d’avorio dipinta, pazzo che fuoreggia, che pasteggia, eburnea gola che s’affaccia dolce sangue che s’aggrava, troppa conoscenza, troppo il sapore, dolce e ammaliante, pazzo che s’accascia, la figura richiama, sangue che scivola e Il Matto che arriva, succhia e lascia trasportare la vita in quel giovane corpo, trauma d’assenze, trauma d’essenze…lei non era sua, non lo era.
Raccoglie la piccola figura e si riconduce in stanze di sovrani, in stanze di decisioni, la adagia su nuda pietra, la sua anima combatte, il suo corpo non sente.
Un manto nero si esplica alla nuda luna assetata, madre deturpata.
Il Matto sa, il Matto conosce, il manto nero lo avvolge ed antica promessa lo svolge.
Ricorda della salvezza, ricorda del patto, altro tributo che non è la sua vita sarà versato, sospira il Matto, consapevole che sangue così giovane si potesse deteriorare.
«La farò vivere grazie all’oscura arte», sospira il manto nero come se figura non vi fosse, «tu non falla impazzire, d’altronde sarà tua figlia, ma è la mia prescelta».
Ansioso serotino sentire, «no, non ti capisco, ma se tu vuoi così è la legge».
«Il vento ascolterà, i fogli dell’ammirazione sfoglierà, solo mia sarà, sarà tua figlia, ma è la mia prescelta», la voce nenia, la figura adagiata ascolta e nulla vi è di più famigliare, sussurra nella sua anima «sarò ciò che vuoi, ma ricordati che oltre lui, oltre il tuo sapere vi è la mia anima e tu quella brami».
Il Matto si dilegua.
Nuovo sangue versato in linfe, linfonodi che si saziano, risorgono, “Tu sarai”, «Sarò tua sì e mia perché ciò che sono non è una fanciulla da esfogliare ma una creatura da possedere ed amare».
«Amare…vedremo».
Ma la saggezza aveva già inciso su veltro ciò che conosceva, e volentieri cedette il passo all’esperienza.
_________________ Per aspera sic itur ad astra
Jane Eyre\ Charlotte Brontë “Oltre questo mondo, oltre la razza degli uomini, esiste un mondo invisibile e un regno degli spiriti. Quel mondo ci circonda ed è dappertutto; e quegli spiriti ci vegliano, perché hanno l’incarico di custodirci…”
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