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Indice Forum La penna e la tela In Libreria Incipit

Incipit

Tra gli scaffali cosa si trova e cosa si legge...

Messaggio 01/07/2008, 17:29
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Vianne ha scritto:
Ho finito di leggere il romanzo di Pupi Avati La seconda notte di nozze. Ne parlerò prossimamente in Volta pagina.

Pupi Avati - La seconda notte di nozze, Mondadori 2005

Grazie Vianne per aver inseirto l'incipit! Non vedo l'ora di leggere il commento! :)

...è molto bello ma altrettanto triste! Boom, una bimba non c'è più per colpa di una mina! :( :( ...mi ricordo questo inizio nel film, è toccante! :yes:
...la testa è rotonda per permettere al pensiero di cambiare direzione!...
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un anziano che muore è una biblioteca che brucia

Messaggio 01/07/2008, 23:48
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E riporto con piacere l’incipit del secondo libro pubblicato all’interno della raccolta “Corti di Carta”. E’ scritto da Carlo Lucarelli e si intitola Ferengi! :)

Soprattutto sono gli incubi.
Li sente arrivare perché hanno un suono che li annuncia, ed è quello del silenzio improvviso che c’è prima di un temporale. Un silenzio sospeso, che riempie le orecchie e strazia i nervi nell’attesa del rumore che verrà.
Il rumore è un urlo aggrovigliato come il miagolio di un gatto. Aster lo conosce bene quell’urlo, e adesso non la spaventa più, anche se le prime volte la faceva tremare di terrore e non ci voleva stare a badare quel vecchio ferengi, la notte. Poi però si è abituata, il respiro del vecchio che rantola nel sonno, che raschia e si impiglia tra i denti come se non volesse uscire, e all’improvviso lui smette di respirare, la bocca immobile, aperta nel buio, e dopo quell’urlo.
Cosa sogni non lo sa. Però sa che le basta alzarsi dalla stuoia e toccarlo, e lui smette. Le prime volte, oltre a farla paura, le faceva anche schifo, quel corpo nudo e pallido, i peli bianchi che luccicavano di sudore nella penombra, le lenzuola fradice avviluppate addosso; però bastava toccarlo, sotterrargli la testa, stendergli le gambe, e lui smetteva. Si riaddormentava subito, e Aster poteva tornare ad accucciarsi sulla stuoia, la testa appoggiata all’incavo del braccio, e dormire anche lei, fino al prossimo incubo.


Da “Ferengi” di Carlo Lucarelli – pagine 7-8 – pubblicato dal Corriere della sera.
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Messaggio 08/07/2008, 12:05
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...ed ecco qui l’incipit del terzo corto di carta che ho letto e di cui parlerò prestissimo nel topic dedicato alla collana: Scala C di Piero Colaprico. :)

Incoeu, in quel di Londra

Sulla poltrona di vimini, nella casa londinese del figlio Umberto, nella zona do Bloomsbury, l’ex-maresciallo Pietro Binda staccò gli occhi dal computer.
“Nonno, che cos’è il destino?”
Quel suo nipotino, el Palmer, com’el ciamaven, era un portento. Una volta, a sette anni, gli aveva chiesto: “Nonno, cos’è davvero importante? Avere una bella vita o essere ricordato in un modo speciale?”.
Lui aveva risposto qualcosa a proposito della conoscenza e del tentare di fare le cose che ci rendono felici: “O, se non felici, tranquilli”.
“Senti, ma tranquillo come il mare, che anche se è calmo ha sempre le onde? O come una montagna, che non si preoccupa delle nuvole anche quando portano pioggia e neve? Che dici, nonno Peder?” aveva chiesto il nipotino.
Ciumbia, che domandone... Meglio essere tranquillo come uno scoglio, che sa che il mare lo bagna, ma poi esce il sole e lo asciuga. Non c’è nessuna vita dove tutto filerà liscio, caro el me neudin.”
Adesso, a nove anni, Palmer gli parlava di destino...

Da Scala C di Piero Colaprico – pagine 7-8, pubblicato dal Corriere della sera
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Messaggio 10/07/2008, 12:04
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...sto leggendo il quarto corto di carta pubblicato dal Corriere della sera, il libricino si intitola "Il vicino" ed è stato scritto da Milena Agus! :)

Il vicino lo aveva incontrarto un giorno mentre tornava con il suo piccolo dalla passeggiata. Era bellissimo. E poi, sempre alla stessa ora. Lei fermava il passeggino e lo fissava senza ritegno. Ma lui non si accorgeva di loro anche se la strada era vuota.
Abitava nella casa oltre il muro e lei, ormai, quando portava a spasso suo figlio, passava sempre di lì. Poi salivano per le stradine ripide, incassate fra i muri, e sbucavano alla luce accecante del Terrapieno, che è un viale da cui si vede tutta Cagliari. Si mettevano sotto una palma, in alto rispetto alla loro palazzina malandata, che era la più brutta, ma anche la più bella, perchè c'era il giardino della casa di fronte, nascosto alla strada dal muro, con le sue piante intricate che formavano un tappeto sotto il suo balcone, al primo piano, tenendola sospesa quando si affacciava.
La casa del vicino restava segreta anche dall'alto del Terrapieno, le chiome degli alberi ricoprivano ogni cosa, e dove a tratti sfittivano emergevano i bianchi, i rosa, i gialli degli alberi da frutto. Aprendosi un varco fra i cocci di bottiglia, scendevano dal muro i rami dell'edera e i grappoli viola dei glicini. Lei non si stancava mai di stare lì, incantata, e sperava sempre di sentire la voce di quel bellissimo vicino. Invece cantavano soltanto gli uccelli.


Da "Il vicino" di Milena Agus - pagine 9/10/11 - pubblicato dal Corriere della sera
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Messaggio 16/07/2008, 22:16
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Da Notre-Dame de Paris di Victor Hugo (26 Febbraio 1802 – 22 Maggio 1885).

Il salone.

Sono già oggi trascorsi trecentoquarantotto anni sei mesi e diciannove giorni da che i parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che suonavano a distesa nella tripla cerchia della Cité, dell'Université e dell'intera città.
Il 6 gennaio 1482 non è però un giorno che la storia ricordi. Nulla di rimarchevole nell'evento che così scuoteva, fin dal mattino, le campane e i borghesi di Parigi. Non si trattava né di un assalto di piccardi o di borgognoni, né di un reliquiario portato in processione, né di una rivolta di scolari nella vigna di Laas, né di un ingresso del nostro temutissimo signor Messere il re, nemmeno di una bella impiccagione di briganti e di brigantesse in Place de la Justice a Parigi. Non era neanche l'arrivo, così frequente nel quindicesimo secolo, di quanche ambasciata tutta pennacchi e decorazioni. Erano trascorsi soltanto due giorni da che l'ultima cavalcata del genere, quella degli ambasciatori fiamminghi incaricati di concludere il matrimonio tra il delfino e Margherita di Fiandra, aveva fatto la sua entrata a Parigi, con grande preoccupazione di Sue Eminenza il cardinale di Borbone, il quale, per far piacere al re, aveva dovuto far buon viso a tutta quella rozza ressa di borgomastri fiamminghi, e lusingarli, a Palazzo Borbone, con una molto bella moralità, satira e farsa, mentre una pioggia battente inondava alla sua porta i suoi magnifici arazzi.
Il 6 gennaio, il che metteva in subbuglio tutto il popolo di Parigi, come dice Jean de Troyes, ricorrevano entrambe le solennità, fatte coincidere da tempo immemorabile, dell'Epifania e della Festa dei Folli.

Messaggio 17/07/2008, 0:09
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Frankenstein ha scritto:
Da Notre-Dame de Paris di Victor Hugo (26 Febbraio 1802 – 22 Maggio 1885).
Frankenstein, grazie per aver riportato l'incipit di questo libro! :)

...onestamente non lo conosco ma l'ho letto con molta attenzione e deve essere un romanzo accattivante che racconta una storia - ambientata in un periodo passato - sicuramente avvincente! Nell'introduzione noto figure caratteristiche e termini ricercati che non appesantiscono il contenuto anzi...lo arricchiscono! :yes:
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Messaggio 17/07/2008, 21:44
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Mac La Mente ha scritto:
...sto leggendo il quarto corto di carta pubblicato dal Corriere della sera, il libricino si intitola "Il vicino" ed è stato scritto da Milena Agus! :)

Non ho mai letto niente di Milean Agus ma se questo è il suo stile devo dire che mi piace :)

Trovo molto efficace e bella la sua descrizione di un luogo che mi sembra a un tempo reale e poetico e immaginario. Leggendola non ho potuto fare a meno di pensare al paesaggio evocato da Montale in Meriggiare pallido e assorto
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Messaggio 18/07/2008, 11:41
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Vianne ha scritto:
Non ho mai letto niente di Milean Agus ma se questo è il suo stile devo dire che mi piace :)

Trovo molto efficace e bella la sua descrizione di un luogo che mi sembra a un tempo reale e poetico e immaginario. Leggendola non ho potuto fare a meno di pensare al paesaggio evocato da Montale in Meriggiare pallido e assorto
Grazie Vianne, sono contento che ti sia piaciuto! :)

Lo stile semplice - che poi semplice non è, direi personale - che ha, è molto discorsivo e scorre tanto...in poche righe (mi riferisco a questo corto) è riuscita a descrivere al meglio il luogo in cui è ambientato il libro, la situazione delle case e in parte anche quello che prova la protagonista...
Purtroppo il libro di poesie di Montale non lo conosco, non saprei dirti se simile, ma mi fido ciecamente della tua impressione! :yes:
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Messaggio 18/07/2008, 18:00
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...e dall'ultimo corto di Carta (il quinto) che ho letto, ho un po' di arretrato :oops: , riporto l'incipit del libro intitolato "Pianoforte vendesi" scritto da Andrea Vitali. :)

C'è una sola stella in cielo, per il resto nuvolaglia. Presto sparirà anche quella sola. Però non dà l'idea di voler piovere o nevicare.
Il Pianista scende dal treno che proviene da Sondrio. Una volta sul marciapiede guarda in su. Solo allora si rende conto che c'è un'unica stella in cielo e per il resto nuvolaglia. Per lui fa lo stesso. L'importante è che ci sia in giro gente, bordello, confusione. E' la sera del 5 gennaio 1966, festa dei Re Magi a Bellano. Fiere, feste di paese sono il suo pane. E' lì per quello. Mica per la festa. Per il bordello, la confusione. La possibilità di rubare qualcosa: portafogli, orologi, magari un motorino, vedrà.
Lo chiamano Pianista per via delle mani magre, le dita affusolate. Il resto, la scogliosi, il naso a becco, i capelli neri lunghi e unti, non contano. Un ladro si misura dalla mani. Con quelle si sistema le palle ed esce dalla stazione. Alle sue orecchie giungono note diffuse da un altoparlante, la festa sta cominciando. Esce dalla stazione riflettendo che per quella sera i caramba avranno ben altro da pensare che a lui. Quattro passi ed è in paese. L'aria è fredda, pregna di odori forti, vin brulè e trippa. L'atmosfera è vibrante, finestre illuminate, voci. Si sente che la festa è imminente. Glielo avevano detto che per Bellano quella è una sera particolare, da favola, che attira un sacco di gente. Bene. Sono le sei, il cielo una nuvola unica, quell'unica stella sparita. Il Pianista decide di fare prima di tutto un giro di ispezione. Individuare i luoghi giusti, quelli dove la gente si accalca, si stringe. Dove le sue mani magre, le sue dita affusolate possono avere tutto il comodo di lavorare. Anche quelli isolati, dove si parcheggiano motorini, macchine. In qualche modo dovrà tornare a casa se non gli riuscirà di prendere l'ultimo treno, alle undici. Motorini e macchine non hanno segreti per le sue mani. Una volta fatta la ricognizione, si infilerà in un'osteria: un piatto o due di trippa, un mezzo di rosso, per prepararsi alla notte di lavoro.

Da "Pianoforte vendesi" di Andrea Vitali - pagine 7/8/9 - pubblicato dal Corriere della sera
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Messaggio 22/07/2008, 11:35
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...prima di raccontare il libro a cui appartiene l'incipit precedente, inserisco l'inizio del quinto corto di carta che sto leggendo! :)

Il titolo del libro è "Il premio" ed è scritto da Valeria Parrella...

Quando Viviana morì, dissero a Marta che avrebbe dovuto guardare sua madre nella bara, che non avrebbero potuto chiuderla altrimenti.
Alessio neppure era presente al momento in cui sollevarono di peso la bimba dalla stufa della cucina, dove aspettava ormai da docici ore, e la trascinarono attraverso le stanze, una dietro l'altra, ognuna con le imposte accostate, spente come a quattro anni ci si figura la morte.
Alessio Maranca era circondato dagli altri uomini del paese, era l'unico dei presenti in casa, al quale quella notte era stato permesso di dormire. E aveva dormito un sonno profondo, nel letto a baldacchino della stanza degli ospiti, drappeggiato di pesante, oscurato, come erano stati oscurati gli specchi della casa perchè non riflettessero la morte. Si era coricato senza spogliarsi, benchè la ragazza a servizio gli avesse preparato tutto come gli altri giorni e gli avesse chiesto anche se voleva una cena leggera. Lui, più stanco della malattia che gli aveva assottigliato la moglie che straziato dalla sua morte, aveva detto che la stufa non andava accesa neppure per un marito, neppure per un'ora, e si era lasciato cadere così sul letto, senza opporsi resistenza, mentre Viviana, prima di morire, aveva tentato con tutte le fibre dell'anima di tenere gli occhi aperti.


Da "Il premio" di Valeria Parrella - pagine 7/8/9 - pubblicato dal Corriere della sera
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Messaggio 27/07/2008, 20:46
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Mac La Mente ha scritto:
Frankenstein, grazie per aver riportato l'incipit di questo libro! :)

Nell'introduzione noto figure caratteristiche e termini ricercati che non appesantiscono il contenuto anzi...lo arricchiscono! :yes:
Prego. Il linguaggio è in linea con il periodo dello scrittore e del libro.

Messaggio 06/08/2008, 18:15
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Dall'ultimo Corto di carta che sto leggendo, riporto molto volentieri l'incipit non solo perchè è di un grandissimo scrittore Andrea Camilleri, ma perchè è affascinate il suo libro, non ne avevo mai letto uno così ovvero in completo dialetto! :banana: :banana:

Il libro si intitola: La tripla vita di Michele Sparacino.

Michele Sparacino vinni alla luci alla mezzannotti spaccata tra il tri e il quattro di ghinnaro del milli e ottocento e novantotto.
Viniri alla luci, nel caso spicifico, è un modi di diri pirchì, a parti che era notti fitta, dintra all'unica cammara nella quali bitava la famiglia Sparacino, patre, matre e sette figli contato Michele, la sula cosa che dava uno splapito lucore era 'na cannila addrumata e 'nfilata dintra al collo di 'na buttiglia. Ma tanto la signura Ersilia, la matre, quanto la figlia maggiori, Tonina, di anni quattrordici, macari stavota se la seppiro sbrogliare da sole, pirchì Nanà, il capofamiglia, addrummisciutosi 'mbriaco perrso come faciva ogni sira, e il rimanti dei figli non foro di nisciuto aiuto.
Il primo probbrema che Michele detti alla società fu quanno sò patre annò a denunziarlo all'anagrafi.
"Quanno nascì il picciliddro?" spiò l'impiegato.
"M'è mgliere mi dissi a mezzannotti spaccata tra il tri e il quattro."
"Aviti 'n casa 'na sveglia, un ralogio?"
"Nonsi."
"E allura come faciva a sapiri che era mazzannotti spaccata?"
"Boh"
"E io che devo scriviri? Il tri o il quattro?"
"Boh"
"Io scrivi il tri."


Da La tripla vita di Michele Sparacino di Andrea Camilleri - pagine 7/8 - pubblicato dal Corriere della sera.
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Messaggio 11/08/2008, 11:59
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Ed ecco qui l'incipit del libro che ho appena citato "Sul comodino"! :ok:

E' un racconto di Ernest Hemingway e si intitola La breve vita felice di Francis Macomber...

Era quasi ora di pranzo e tutti sedevano sotto il doppio telo verde della tenda della mensa facendo finta di niente.
"Cosa preferisce?" Succo di limetta o spremuta i limone?" chiese Macomber.
"Succo di limetta con una spruzzata di seltz e un po' di gin", gli disse Robert Wilson.
"Anche per me. Ho bisgono di qualcosa", disse la moglie di Macomber.
"Mi sembra giusto", convenne Macomber. "Gli dica di farne tre."
Il boy* che si occupava della mensa si era già messo a prepararli, togliendo le bottiglie dalle sacche frigorifere di tela che trasudavano umide nel vento che soffiava tra gli alberi che ombreggiavano le tende.
"Quanto avrei dovuto dare agli uomini?" chiese Macomber.
"Una sterlina sarebbe più che sufficiente", gli disse Wilson. "Non vorra viziali."
"Penserà il capo a dividerla?"
"Assolutamente."


*boy = nome di chi nelle spedizioni in Africa porta i bagagli, prepara il campo e allestisce il pranzo. Il termine può avere anche iuna connotazione lievemente negativa.

Da La breve vita felice di Francis Macomber di Ernest Hemingway - pagina 8 - pubblicato da Repubblica-L'espresso all'interno della serie Short Stories. :)

...prossimamente inserisco il testo originale...è a fronte! :yes:
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Mac La Mente ha scritto:
Ed ecco qui l'incipit del libro che ho appena citato "Sul comodino"! :ok:

Da La breve vita felice di Francis Macomber di Ernest Hemingway - pagina 8 - pubblicato da Repubblica-L'espresso all'interno della serie Short Stories. :)

...prossimamente inserisco il testo originale...è a fronte! :yes:

Che bella inizativa, era ora che cominciassero a pubblicare almeno i racconti col testo a fronte :ok:
Leggere un testo in originale è molto più bello che leggerlo in traduzione e il testo a fronte è un bell'aiuto psicologico per superare il timore di non riuscire a capire
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Messaggio 11/08/2008, 17:42
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Vianne ha scritto:
Che bella inizativa, era ora che cominciassero a pubblicare almeno i racconti col testo a fronte :ok:
Leggere un testo in originale è molto più bello che leggerlo in traduzione e il testo a fronte è un bell'aiuto psicologico per superare il timore di non riuscire a capire
D'accordissimo con te, Vianne! :)

...sì, è molto interessante come iniziativa e sicuramente aiuta non solo ad imparare un po' di inglese ma anche, come hai detto tu, ad abbattere quella piccola barriera psicologica che si ha nei confronti dei testi in lingua originale! :yes:

Onestamente sto leggendo la parte in italiano e dopo aver terminato la pagina, ricomincio con quella in inglese dove tutto diventa più chiaro! Lo so, dovrei fare al contrario...magari tra un paio di pagine inverto! ;)

...nel frattempo, inserisco l'incipit in lingua originale...
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