Ecco l'incipit di
Gli ineffabili cinque, il bel romanzo di
Donald Westlake che ho appena letto
Già da queste prime righe, dove viene presentato il protagonista nel momento in cui vien rilasciato dal carcere, emerge il tono ironico e divertente del libro
Dortmunder si soffiò il naso. “Direttore” disse, “sono commosso per le attenzioni che mi usate”. Non sapendo come disfarsi del fazzolettino di carta, se l'appallottolò in mano e lo tenne nel pugno chiuso.
Il direttore del carcere, Outes, abbozzò un sorriso, si alzò, fece il giro della scrivania,si avvicinò a Dortmunder e gli batté benevolmente una mano sulla spalla. “Quando riesco a salvare uno di voi, sento che la mia missione non è del tutto inutile.”
Outes apparteneva alla nuova leva dei funzionari statali; laureato, atletico, energico, riformista, idealista e cameratesco. Dortmunder l'odiava.
“Ti accompagno all'uscita, Dortmundere” disse il direttore.
“Ma no, non disturbatevi!” esclamò Dortmunder. Il fazzolettino di carta era umidiccio e freddo nel palmo della sua mano.
“Per me sarà un piacere vederti varcare quella soglia” disse il direttore “e sapere che non ci ricadrai più, che non rimetterai più piede tra queste mura. E sai una cosa, Dortmunder? Sono felice all'idea che una piccola parte della tua riabilitazione è merito mio.”
Dortmunder non era felice proprio per niente, invece. Aveva venduto la sua cella per trecento dollari, una cella fornita di rubinetto dell'acqua calda e di un passaggio sotterraneo che portava fino alle cucine. Un vero affare per chi l'aveva comprata. I quattrini dovevano essere consegnati a Dortmunder all'uscita. Non aveva potuto riscuoterli prima per paura che gli venissero trovati addosso durante l'ultima perquisizione. Ma come avrebbero fatto a passarglieli, ora, col direttore che gli stava appiccicato alle costole?
Donald Westlake – Gli ineffabili cinque Mondadori 1986
Traduzione di Laura Grimaldi
Or. The Hot Rock, 1970