Manifesto (personale) a favore della matematica

(4 commenti) | Commenta | Inserito il nov 10, 2013 in Blog, Personal-mente

gufo che leggeAvrei dovuto scriverlo tempo fa, ho aspettato, aspettato con la speranza che la situazione migliorasse – sono un illuso!

Il tempo passa e ora credo di essere anche un po’ più maturo per parlarne perchè quel che vedo ogni giorno non mi piace per niente; la responsabilità penso non sia né degli alunni (sfaticati a volte e disinteressati all’argomento, vero) né dei professori (rassegnati in alcuni casi e costretti a fare i conti con qualcosa più grande di loro, purtroppo) ma della disintegrazione del sistema scolastico attuato dai “soliti noti” – “beoti”, meglio – che non si rendono conto (bugia, lo sanno benissimo) di fare esperimenti sulla pelle degli altri attuando riforme (attenti a questo termine, il più delle volte non porta a niente di buono) perchè loro san tutto e si prendono cura di noi, hanno a cuore la nostra sorte, tante grazie eh? Ci vuole davvero impegno per peggiorare qualcosa che funziona(va), non è per niente facile, ma loro riescono benissimo in questo e il disastro si nota subito, è immediato, repentino, e rovina intere generazioni che perdono curiosità, voglia di imparare, e vivono il tutto come qualcosa di obbligato e fine a se stesso, che non serve a niente ed è limitato solo all’ambiente scolastico e di studio.

Grazie di tutto, continuate così “sapientoni” – non c’è cosa peggiore di voler dimostrare agli altri la propria superiorità nei confronti di argomenti che non si conoscono, estranei, argomenti di cui si parla solo per sentito dire, improvvisandosi esperti e saccenti. Bleah, che schifo!

Ora basta però. Manifesto (personale) a favore della matematica e di tutte le materie fondamentali e importanti alla formazione di una identità e cultura personale, di un pensiero autonomo e libero grazie al quale è possibile relazionarsi con gli altri, confrontarsi e apprendere.

Mentre scrivo penso alla matematica solo perchè è una delle tante materie che adoro e che conosco meglio e che ritrovo in tutte le arti: pittura, letteratura, musica, informatica e via dicendo…, vale anche il viceversa naturalmente, tutto è collegato.
Penso alla matematica e ai grandi scienziati del passato e del presente, ai teoremi, agli studi, ai trattati, alle applicazioni giornaliere che richiedono l’uso della matematica e delle sue operazioni – elementari o più complesse – e all’analisi e alla soluzione di problemi che altrimenti rimarrebbero irrisolti e in sospeso… ma soprattutto penso alla capacità di ragionamento e allo stimolo che regala: caratteristica da non sottovalutare per il nostro cervello che altrimenti si atrofizza e muore a causa del non-uso.

Manifesto (personale) a favore della matematica, dei logaritmi, degli esponenziali, degli integrali e derivate, dello studio di funzione e degli insiemi di esistenza, dei numeri reali complessi immaginari, delle forme geometriche – dalle linee ai quadrati, dalle superfici ai solidi – e di tutte le funzioni esistenti o non ancora scoperte, belle e affascinanti sia se studiate in superficie che in profondità.

Manifesto perchè studiare un certo argomento non è “a tempo”, non è concepibile una cosa del genere!

Tra l’oggi e il domani l’unica differenza è quel qualcosa in più appreso e immagazzinato, sommato al precedente e fuso con esso.

La continuità è una curva infinita tracciata senza staccare la penna dal foglio, è un’andata e un ritorno, è lo scorrere del tempo in avanti e l’alternarsi del giorno e della notte, non si può invertire.
La continuità nell’apprendere non è un insieme discreto ma casuale e aleatorio, non si finisce mai di apprendere, c’è sempre qualcosa di nuovo ed è per questo che manifesto.

Tra di noi ci sono persone più portate alla matematica (materia che prendo sempre come esempio) di altre ma non bisogna mai e poi mai partire prevenuti. E’ la fine se accede ciò. E invece, sempre troppo spesso oggigiorno, quando si trova un ostacolo ci si arrende… e invece “No, ca**o!”, insistere e non darla vinta a nessuno alla fine porta a grandi, grandissime soddisfazioni!

Manifesto (personale) a favore della matematica perchè sono triste e ho voglia di gridare quando vedo cancellato un argomento dal programma scolastico e lasciato un altro strettamente correlato. Come capire il secondo se non si conosce il primo? Così facendo la continuità è spezzata e la voragine nella quale cadere aperta.

Studiare è bellissimo, è qualcosa che nessuno mai e poi mai potrà portarci via, è nella nostra natura la curiosità, imparare.

Quanto altro avrei da dire, ma mi fermo qui e spero che il messaggio e ciò che ho voluto metter nero su bianco si sia capito…

Concludo con una citazione:

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, [...] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.” (Walden, vita nei boschi di Henry David Thoreau)

Studiare, apprendere, imparare, per sentirsi vivi!

Scritto da Mac La Mente

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Inchiostro digitale, una nota dal diario di un lettore

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 19, 2012 in Blog, In Libreria

Questo articolo nasce come trascrizione di note che ho scritto sul mio diario durante la lettura dell’ultimo libro che avevo sul mio comodino : Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano.

Eviterò di raccontare la storia questa volta, magari di soffermarmi su alcuni passi e momenti descritti che ricordo di più, questo sì, lo faccio, ma senza scendere in particolari. Chi avrà voglia di leggerlo è liberissimo di farlo, chi l’ha già fatto e come me ha letto in precedenza Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi magari capirà e comprenderà meglio quello che spero di riuscire a trasmettere con queste mie parole.

Brizzi avrebbe definito, come ha già fatto nel libro a cui faccio riferimento, come tardo-adolescenziale gli eventi che si susseguono e che prendono vita nel lavoro di Valentina D’Urbano e personalmente non potrei essere più d’accordo perchè il tutto mi ha dato l’impressione di già sentito, vissuto in questi anni, di storia trita e ritrita riguardante la realtà di periferia di una grande città come Torino – in questo caso -, di quartieri in cui neanche la polizia mette piede, di gioventù lasciata a dover fare i conti con l’ambiente circostante e a dover crescere in fretta a causa delle difficili condizioni in cui immersa.

Nulla di originale, se vogliamo, già sentito, appunto, che ad un certo punto ha fatto nascere in me un “e allora?” “basta” “non vedo l’ora di finire”. Pensieri non molto belli da fare, me ne rendo conto, ma dal mio punto di vista ,o forse semplicemente a causa della maturazione che credo di aver raggiunto, e non solo per l’età ma per il percorso letterario che ho fatto, non possono più sopportare.

Il rumore dei tuoi passi è scritto bene, la storia scorre e non lo metto in dubbio, l’autrice ha fatto un buon lavoro ma, c’è sempre un “ma” con cui fare i conti e credo che in questo caso sia proprio questo: non se ne può più di “casi umani”, di parole che scorrono troppo in fretta e di immagini che si susseguono vorticosamente e che riempiono pagine e pagine.

Personalmente ho bisogno d’altro, ho bisogno di libri stimolanti e non piatti, in cui ogni parola abbia un peso, in cui la mente sia stimolata ad andare avanti per fame di conoscenza e non per inerzia. Personalmente ho bisogno di parole più ricercate che al tempo in cui lessi Jack Frusciante trovai, ora no. Prima avevano un senso, oggi meno.

Non è mia intenzione stroncare il libro della D’Urbano, anche se credo di averlo già fatto e mi dispiace perchè comunque è il suo primo lavoro e di strada ne farà sicuramente e glielo auguro con tutto il cuore, voglio solo dire che l’appiattimento che si vede in giro, che si sente in musica e in altre arti l’ho provato tantissimo, in questo caso e in altri, anche in letteratura. Ho trovato una matrice, un negativo – inteso come struttura base del racconto – utilizzati per costruire tutta la storia e non mi è piaciuto tanto. Alcune evoluzioni di vita dei personaggi le ho immaginate prima che arrivassi alla pagina in cui descritte: litigi, dialoghi, ambiente e altro…già visti e letti.

Con questo voglio solo dire che se scrivere è immaginare o raccontare qualcosa che veramente abbia un senso, forse è arrivato davvero il momento, come diceva anche Henry David Thoreau nella sua introduzione a Walden – ovvero la vita dei boschi – di narrarlo perché vissuto in prima persona e non per sentito dire. Thoreau ha vissuto davvero tutto ciò che ha descritto nel libro, Brizzi e la D’Urbano non lo so. Non è un crimine e neanche uno “sparare a zero” ma io sono stanco e ho bisogno, come già detto, di qualcosa di più.

Avrò sicuramente fatto arrabbiare qualcuno che magari adora il libro ma se c’è ancora libertà di esprimere quello che si pensa – principio su cui è fondato Libera-mente.net -, questo è quel che penso.

Scritto da Mac La Mente

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Citazione – Walden, ovvero vita nei boschi di Henry D. Thoreau

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 16, 2012 in Blog, Una frase, un rigo appena

Piacevolmente sorpreso e meravigliosamente stupito ho scoperto, dopo molti anni di visioni di film e letture di libri, che una tra le citazioni che preferisco del film (ormai “divorato” per me) L’attimo fuggente è tratta dal libro Walden, ovvero vita nei boschi di Henry D. Thoreau.

Non lo sapevo e quando mi è capitato di leggerla, un paio di giorni fa, ho rivissuto la scena con Robin William e con i suoi allievi che fanno rivivere il famoso Club dei Poeti estinti.

La frase che qui mi accingo a riportare è una riflessione personale che Thoreau – uomo colto e benestante – pensa dopo aver abbandonato la società e tutte le sue contraddizioni, i suoi lati illuminati e oscuri, i preconcetti che annebbiano la reale visione della vita, per ritirarsi sulle rive del lago Walden in New England.

Mi ha sconvolto, in parte, perchè questo libro è del 1845 e continuando a leggerlo si scoprono dettagli che vanno bene ancora oggi, che anticipano il consumismo sfrenato, l’economia brutale e la perdita di quei valori che invece bisognerebbe sempre tener presente.

Ma sto divagando, lascio spazio alle bellissime parole di Thoreau e a un piccolo spezzone de L’attimo fuggente dove presente la citazione.

 

“Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quato essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici; se si fosse rivelata meschina, volevo trarne tutta la genuina meschinità, e mostrarne al mondo la bassezza; se invece fosse apparsa sublime, volevo conoscerla con l’esperienza, e poterne dare un vero ragguaglio nella mia prossima digressione. Ché mi pare che molti uomini abbiano una strana incertezza sul suo valore, se sia di Dio o del demonio; e che abbiano concluso un po’ troppo rapidamente che il fine principale dell’uomo sulla terra è glorificare Iddio e goderlo in eterno.”

Da Walden, ovvero vita nei boschi di Henry D. Thoreau, pagine 152-153 edizioni Bur

 

 

Scritto da Mac La Mente

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