Incipit – L’ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mag 15, 2014 in Blog, In Libreria, Incipit

978-88-541-6636-3Molte volte ho sentito parlare di libertà e di come lottare e non arrendersi pur di conquistarla, di proclamarla, di gridarla e manifestarla. E quanta crudeltà ho visto fare in nome della libertà. La domanda che molte persone, almeno per una volta nel corso della loro vita, si sono posti è “siamo realmente liberi?”

C’è chi decide per noi, per il nostro bene – grazie, eh! – e così facendo non fa altro che limitare la nostra libertà, schiavizzarla e decidere sulla nostra pelle.

Victor Hugo in L’ultimo giorno di un condannato a morte ha voluto dare spazio a chi è stato privato di libertà, incarcerato, condannato a morte per aver commesso qualcosa che la società non tollera – omicidio – come è giusto che sia…ma un condannato a morte rimane in ogni caso una persona con pensieri e stati d’animo e capita che a volte, in attesa della fine, ripercorri la sua vita e riscopra se stesso prima e dopo l’agghiacciante accaduto.

Qui è il condannato che parla e si ritaglia, anche se piccolo, il suo spazio di (semi)-libertà.

 

Incipit:

Bicêtre*

Condannato a morte!
Sono cinque settimane che convivo con questo pensiero, sempre solo con esso, sempre agghiacciato dalla sua presenza, sempre curvo sotto il suo peso!
Un tempo, poiché mi sembra che siano anni piuttosto che settimana, ero un uomo come un altro. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto aveva la sua idea. La mia mente, giovane e ricca, era piena di fantasie. Si divertiva a farle scorrere una dopo l’altra, senza ordine e senza fine, ricamando di inesauribili arabeschi questa grezza ed esile stoffa della vita. Erano ragazze, splendidi piviali di vescovo, battaglie vinte, teatri pieni di brusio e di luce, e poi ancora ragazze e oscure passeggiate notturne sotto le vaste braccia degli ippocastani. Era sempre festa nella mia immaginazione. Potevo pensare a ciò che volevo, ero libero.
Ora sono prigioniero. Il mio corpo è in ceppi in una cella, la mia mente è prigioniera in un’idea. Un’orribile, una sanguinosa, un’implacabile idea! Non ho ormai che un pensiero, una convinzione, una certezza: condannato a morte!

* Località del dipartimento della Senna, celebre per l’imponente ospizio per vecchi e alienati. Bicêtre è entrata nel linguaggio comune francese come sinonimo di follia. Così, di qualcuno che compia un atto insensato o stravagante, si dice che è scappato da Bicêtre (N.d.T.)

da L’ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo – pagina 61 – editore Newton Compton Libri

 

Dati del libro

Titolo: L’ultimo giorno di un condannato a morte
Autore: Victor Hugo
Editore: Newton Compton Libri
Traduzione a cura di Maurizio Grasso
Anno e pagine: 2014 – 127

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Poesia – Non guardare il volto di Victor Hugo

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mag 22, 2011 in Blog, Poesie della domenica

E siamo in Francia questa settimana, in particolare nel XIX secolo, l’attraversiomo tutto prima che il poeta in questione scompia…

Un omaggio a Victor Hugo (1802 – 1885) con la bellissima poesia Non guardare il volto. Hugo è scompaso il 22 maggio, domani ricorre uno degli anniversari e mi senbra giusto ricordalo…

Non guardare il volto

Non guardare il volto
fanciulla, guarda il cuore.
Il cuore di un bel giovane è spesso deforme.
Ci sono cuori in cui l’amore non si conserva.

Fanciulla, l’abete non è bello,
non è bello come il pioppo,
ma d’inverno mantiene le foglie.

Ahimè! A che serve dir questo?
Chi non è bello ha il torto di esistere;
la bellezza ama solo la bellezza.
Aprile volge le spalle a Gennaio.

La bellezza è perfetta.
La bellezza può tutto.
La bellezza è la sola cosa che non esiste a metà.

Il corvo vola solo di giorno.
Il gufo vola solo di notte.
Il cigno vola notte e giorno.

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