Il Giorno dei Morti e Halloween (2/4)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 29, 2008 in Blog, Punti di vista

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Un elemento che accomuna tutte le tradizioni precristiane e che ha lasciato tracce profonde nel folclore, in particolare contadino, è la credenza che nel giorno a loro dedicato i morti possano tornare sulla terra per comunicare con i vivi, per ricevere luce e conforto, preghiere, doni e cibo o portare a loro volta doni.

Le vestigia di queste antiche credenze e delle corrispondenti pratiche rituali affiorano ancora oggi in alcune celebrazioni e usanze e ancor più nella tradizione culinaria. Per restare solo in Italia, non c’è regione che non ne porti il segno.

Le zucche
In Veneto, in Friuli a Pordenone, in Puglia a Orsara e in Abruzzo si usava svuotare, intagliare e decorare le zucche e inserirvi all’interno dei lumini per trasformarle in lanterne da collocare sulle finestre e sulle strade per fare luce ai defunti.
In Lombardia invece, a Bormio, le zucche venivano svuotate e riempite di vino per rifocillare i defunti tornati sulla terra.

In alcune zone queste tradizioni sono ancora vive. In particolare a Orsara di Puglia la Festa dei Morti viene ancora oggi interamente celebrata secondo l’affascinante e suggestiva millenaria tradizione.
Chi desiderasse saperne di più può trovare una descrizione dettagliata delle celebrazioni a questa pagina web.

La tavola imbandita
In Campania e in Lombardia, a Bormio, Vigevano e in Lomellina, si usava lasciare in cucina un secchio o un vaso d’acqua per dissetare i defunti.
In Piemonte si aggiungeva un posto a tavola per i morti che sarebbero arrivati in visita.
In Puglia e in Toscana si apparecchiava apposta la tavola.
In Sardegna non si sparecchiava la tavola dopo cena per consentire ai defunti di rifocillarsi durante la notte.
In Basilicata e Calabria, presso le comunità albanesi, si usava andare al cimitero di sera e lì allestire un banchetto sulla tomba dei propri cari e invitare tutti i passanti a parteciparvi.

Una delle più belle e dolenti poesie di Giovanni Pascoli, La tovaglia, fa riferimento proprio a questa diffusa usanza di lasciare la tavola apparecchiata la notte dei Morti per consentire ai propri cari trapassati di riposare e rifocillarsi:

[...]Lascia che vengano i morti,
i buoni, i poveri morti.
Oh! la notte nera nera,
di vento, d’acqua, di neve,
lascia ch’entrino da sera,
col loro anelito lieve;
che alla mensa torno torno
riposino fino a giorno,
cercando fatti lontani
col capo tra le due mani.
[...]

Il testo integrale della bella e intensa lirica pascoliana, tratta dai Canti di Castelvecchio del 1903, si può leggere nel topic dedicato alla poesia sul forum di Libera-mente.

La questua
Era una delle usanze più diffuse in tutta la penisola.
In Sardegna i bambini, prima di cena, andavano a bussare alle porte delle case dicendo “Morti, morti” e ne ricevevano dolci, frutta secca e qualche volta anche denaro.
In Abruzzo erano i ragazzi a bussare alle porte delle case chiedendo offerte per le anime dei morti e ricevevevano dolci e frutta fresca e secca.
In Emilia Romagna invece la questua era fatta dai poveri, che bussavano alle porte chiedendo la carità per i morti e ricevendone cibo.
In Puglia ragazzi e contadini bussavano alle case cantando una sorta di serenata alla ricerca dell””aneme de muerte” (l’anima dei morti) e venivano fatti entrare in casa e rifocillati con vino, castagne e taralli.

I doni.
Particolarmente diffusa in Sicilia era l’usanza, ricordata nel racconto di Verga citato in apertura dell’articolo precedente, di ritenere che i defunti la notte della loro festa – e in Sicilia la Celebrazione dei Defunti era una vera e propria festa dedicata ai bambini – tornassero a visitare i loro cari portando doni, frutta e dolci ai bimbi.
Quella notte era, per i bambini siciliani, l’equivalente della Notte di Natale o di Santa Lucia di altre zone: la notte in cui, se erano stati buoni durante l’anno, ricevano i doni portati dai loro cari defunti, lasciati nelle loro scarpette o nelle loro calze.
Secondo altre tradizioni, i genitori allestivano cesti di doni e dolci appositamente preparati per la Festa e, durante la notte, li camuffavano e li nascondevano in casa. Al risveglio i bambini si dedicavano con gioia e entusiasmo alla ricerca dei doni dai morti e, dopo averli trovati, andavano con la famiglia al cimitero a trovare e ringraziare i defunti.

Una simile tradizione di doni esisteva anche in Puglia, a Manfredonia: la viglia dei Morti i bambini appendevano al bordo dei loro letti delle calze, le “cavezette di murte” e, durante la notte, i defunti passavano a riempirle di dolci.

(segue)

Scritto da Vianne

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