Incontro – Erri De Luca, Testimonianza di uno nato dopo

(4 commenti) | Commenta | Inserito il feb 3, 2012 in Blog, In Libreria

Ho volutamente aspettato a non inserire articoli in questi giorni per non spezzare più di tanto ma dare un senso di continuità ad un argomento a cui tengo molto e che è giusto ricordare non solo per un giorno ma oltre, sempre, perchè la memoria e la storia insegna a chi “è nato dopo”, e così, dopo il Giorno della Memoria, continuo a parlare di Shoah e dello sterminio del popolo ebraico.

Mi ritrovo qui a raccontare quello a cui ho avuto il piacere e l’onore di assistere il 1° febbraio presso l’ex Palaposte di Bari in occasione del mese che la Provincia, il Comune e l’associazione i Presidi del libro stanno dedicando alla Shoah.

Il primo appuntamento, il più atteso, ha visto la partecipazione dello scrittore napoletano Erri De Luca il quale ha portato la testimonianza di uno nato dopo, il percorso che lui ha fatto per imparare una lingua parlata da più di 11 milioni di persone e che si è cercato di cancellare definitivamente, l’yiddish, il suo viaggio in occasione del 50° anniversario del Ghetto di Varsavia e tutte le sensazioni che ha provato di persona di fronte a questo sterminio.

L’incontro è stato emozionante, carico di storia e coinvolgente. De Luca ha parlato per circa due ore, è partito dalla Seconda Guerra Mondiale per poi andare a ritroso e successivamente in avanti con gli anni quasi fino ai nostri giorni.
Ha raccontato del suo primo incontro con la lingua yiddish e con la vergogna che ha provato nel riconoscere i caratteri – grazie ai sui studi dell’ebraico antico – ma nel non saperli leggere ed è proprio questo che nel lontano 1993 l’ha spinto a studiare e ad apprendere l’yiddish, una lingua di soli cinquemila caratteri, pochi se confrontati con il nostro vocabolario, dove però la parola assume un significato molto forte in tutte le sue sfumature e, al contrario di quello che avviene oggi, pesa e se pronunciata va rispettata.

Citazione:

«Nel vedere l’enorme archivio di testi scritti in caratteri ebraici ma in una lingua sconosciuta, (tedesco antico), ho provato un sentimento di vergogna, perché da lettore dell’ebraico biblico non ero in gradi di decifrare quei testi. Ho deciso allora di studiare l’yiddish. L’ho fatto in fretta aiutandomi con un grammatica inglese.»

De Luca ha raccontato diversi aneddoti della sua giovinezza, di come i fatti e la storia venivano tramandati, dei suoi due eroi di gioventù: Che Guevara, partito rivoluzionario per poi diventare medico, e Marek Edelman (conosciuto anche di persona), il cui percorso è stato al contrario, prima medico e poi rivoluzionario.

Ha raccontato di come fossero organizzate le strutture per sterminare il maggior numero di persone, di come la storia quando lui era adolescente venisse tramandata non solo attraverso i libri ma anche dall’esperienza e dalle voci che circolavano nel suo paese, nelle case, tra le vie e le strade.

Ha risposto a domande fatte dal pubblico continuando a portare la sua testimonianza sulla Shoah e sul popolo ebraico e di come questo abbia cercato in tutti i modi di non perdere la sua identità, di trovare scappatoie affinché gli avvenimenti venissero alla luce e conosciuti anche dalle generazioni future – ad esempio, il nascondere i libri in botti per non rischiare di venir bruciati – e di tutti gli scrittori che hanno lasciato testimonianze come Yitzhak Katzenelson o Isaac Singer.

E’ stato un incontro che definire interessante è dire poco, un incontro che ha lasciato il segno, la testimonianza di uno nato dopo per far conoscere a chi è nato molto dopo quello che c’è stato e che non andrebbe dimenticato.

Per concludere questo breve resoconto e per chi volesse approfondire ancora un po’, segnalo il servizio televisivo realizzato dal TG3 Regione Puglia del 2 febbraio, al minuto 13:05 c’è l’intervista a Erri De Luca mentre su Youtube ci sono i primi minuti del suo intervento all’interno della rassegna dedicata al ricordo della Shoah.

Una dedica a noi di Libera-mente.net

Scritto da Mac La Mente

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