Il Giorno dei Morti e Halloween (1/4)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 28, 2008 in Blog, Punti di vista

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Narrava la leggenda che la caverna sotterranea, per un passaggio misterioso, fosse in comunicazione colla sepoltura della chiesetta soprastante; e che ogni anno, il dì dei Morti – nell’ora in cui le mamme vanno in punta di piedi a mettere dolci e giocattoli nelle piccole scarpe dei loro bimbi, e questi sognano lunghe file di fantasmi bianchi carichi di regali lucenti, e le ragazze provano sorridendo dinanzi allo specchio gli orecchini o lo spillone che il fidanzato ha mandato in dono per i morti – un prete sepolto da cent’anni nella chiesuola abbandonata, si levasse dal cataletto, colla stola indosso, insieme a tutti gli altri che dormivano al pari di lui nella medesima sepoltura, colle mani pallide in croce, e scendessero a convito nella caverna sottostante, che chiamavasi per ciò “la Camera del Prete”

Queste righe non sono tratte da un racconto di fantasmi irlandese o dalla sceneggiatura dell’ennesimo telefilm hollywoodiano dedicato ad Halloween.
Sono tratte da un racconto di Giovanni Verga, “La festa dei morti”, pubblicato nella sua raccolta Vagabondaggio del 1887, ma scritto qualche anno prima e già apparso su rivista nel 1884 col titolo “La camera del prete”.

A pochi giorni dai festeggiamenti per Halloween questo racconto, che cita l’antica tradizione siciliana di fare doni ai bambini in occasione de Giorno dei Defunti, ci ricorda qualcosa che troppo spesso tendiamo a dimenticare: la celebrazione del Giorno dei Morti non è una recente e carnevalesca invenzione dei produttori di Hollywood e dei nostri commercianti di maschere; non è nata col bombardamento televisivo e cinematografico made in Usa; e, tranne che nei paesi anglofoni, non si è mai chiamata Halloween.

Il Giorno o Festa dei Morti, di fatto, è una celebrazione antichissima, presente in tutte le tradizioni europee e non solo, e legata ai ritmi della natura, dell’agricoltura e dell’allevamento: la progressiva riduzione della durata del giorno rispetto alla notte, la fine del tempo della raccolta e il ritorno degli animali dal pascolo. La fine di un ciclo naturale – la sua morte – e l’inizio, dopo la semina, di un nuovo ciclo.
Ma è anche una celebrazione legata alla necessità psicologica dell’uomo di ricordare e tenere vivo un legame con i propri cari defunti, oltre che di esorcizzare la paura della morte. Così, nel giorno dedicato ai morti l’uomo da sempre offre doni a chi non c’è più e compie riti che hanno valore ad un tempo commemorativo e propiziatorio.

Per ricordare solo uno degli esempi più antichi, il mondo greco dedicava alla commemorazione dei morti le feste in onore della dea Gea, la Madre Terra nonché divinità dei defunti, accolti dopo la morte nel suo grembo.
Nel corso di queste feste, che avvenivano nel mese di Boedromione, grosso modo il nostro mese di settembre, si compivano sacrifici espiatori e si donavano offerte per i defunti.
Non deve stupire che Gea, in quanto Madre Terra, fosse ad un tempo divinità generatrice di tutte le cose e divinità protettrice dei defunti, così come non deve stupire che, allo stesso modo, dea della fecondità e dea dei defunti fosse la sua corrrispondente nel mondo Romano, la dea Tellus. Divinità della generazione e della vita e divinità della morte.
In tutto il mondo antico e in tutte le tradizioni la morte è sempre strettamente associata alla nascita e alla vita, in base alla concezione per cui, perché ci sia la vita, è indispensabile la morte. Morte che a sua volta racchiude in se’ il germe della vita: il seme muore affinché possa nascere e crescere la nuova pianta. Il rapporto tra morte e vita è strettissimo e indissolubile ed è espresso nel modo più intenso nella morte e resurrezione della divinità, elemento centrale di tutte le religioni.
E questa concezione è alla base dei rituali e delle tradizioni sui defunti.

(segue)

Scritto da Vianne

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