Cinema – Un altro pianeta di Stefano Tummolini

(0 commenti) | Commenta | Inserito il apr 18, 2009 in Blog, Cinema

Tempo fa, nell’ambito della rassegna organizzata dall’associazione Sguardi di cinema italiano, è stato presentato un film che consiglio di vedere, un film costato appena mille euro ma di difficile reperibilità perché non tutte le sale italiane l’hanno proiettato.
Il film si intitola Un altro pianeta ed è l’opera prima del regista Stefano Tummolini.
Uno dei motivi per cui è passato così poco nelle sale è dovuto alla sua bocciatura da parte della CEI per una scena di sesso tra due uomini.

Questa sequenza dura solo qualche minuto e in realtà non si vede assolutamente niente, ance se si immagina quello che accade: un rapporto orale tra individui dello stesso sesso. Penso che la presa di posizione dei vescovi non abbia una vera motiviazione. Paragonato a quello che si vede ogni giorno in tv, Un altro pianeta ha un senso e racconta una storia.

Fortunatamente non tutti partono prevenuti e infatti il film è stato presentato ad alcuni festival, prima al Festival del Cinema di Venezia e poi è approdato in America dove è stato scelto per rappresentare l’Italia al Sundance Film Festival, concorso cinematografico organizzato da Robert Redford, riscuotendo un notevole successo.

Un altro pianeta è ambientato a giugno, in spiaggia, sul litorale romano dove il protagonista Salvatore (Antonio Merone) va a prendere il sole e a trascorrere una giornata di relax.
Prima di arrivare al mare attraversa delle dune dove gli omosessuali si incontrano e hanno rapporti occasionali, anche lui è omosessuale e ha un rapporto velocissimo (il motivo della censura) con un ragazzo che successivamente rivedrà solo un’altra volta durante il corso della giornata.

Salvatore è una persona che sa quello che vuole, sembra non avere bisogno di nessuno e si porta dentro un dolore difficile da condividere con gli altri: la morte del suo fidanzato. E’ molto riservato, uno spirito libero, tanto libero che in spiaggia si mette a prendere il sole integrale disinteressandosi di quello che le altre persone possano pensare.
Prima di sdraiarsi però viene chiamato da un trio di ragazze per dar loro una mano con l’ombrellone. E’ così che Salvatore conosce questo gruppo di persone: Stella, Daniela, Eva e Raffaele. Con quest’ultimo ha un diverbio per via di uno scherzo poco simpatico ai danni di Daniela. Litigano e avviene subito una rottura nei rapporti appena creati, anche se alla fine il protagonista trascorrerà la maggior parte del tempo in compagnia del gruppo.

Salvatore cammina molto sulla spiaggia, incontra per la seconda volta il ragazzo con il quale ha avuto un rapporto ma non gli da’ confidenza perché ha notato un’altra persona – Cristiano – che l’ha colpita in modo particolare e che lui vorrebbe conoscere; però per timidezza non si presenta, fa finta di niente e prosegue per il suo giro.
L’incontro con Cristiano lo sconvolge al punto da avere una visione: lungo il bagnasciuga Salvatore immagino di vedere il suo ex-ragazzo che fa footing e che ride. Una lacrima d’emozione solca il suo viso abbronzato.

L’incontro successivo con Cristiano e la conoscenza tra i due avviene grazie alla comitiva di ragazze, è Stella a presentarli e a smascherare le abitudini sessuali non solo del ragazzo ma anche del protagonista.
Cristiano e Salvatore trascorro del tempo insieme, il ragazzo si allontana dal suo fidanzato (è il regista del film che interpreta questo ruolo) per rimane il più possibile con l’uomo, i due si baceranno ma non andranno oltre. Il bacio causa un’altra allucinazione nel protagonista uguale alla precedente.

La giornata prosegue. Il protagonista continua a camminare avanti e indietro sul litorale, quando si ferma è insieme alla comitiva. Apparentemente non è più solo, sembra essere andato al mare con le tre ragazze e con Raffaele e Cristiano. Parlano – lui sempre poco -, fanno il bagno insieme e litigano.
La lite scoppia perché Salvatore scopre che Cristiano è già fidanzato ma che il suo rapporto è basato sulla coppia aperta. Salvatore non tollera questo, la fedeltà verso la persona che si ama è per lui la cosa più importante e si allontana. Alla fine però i due si chiariranno e faranno pace.

La giornata sta per volgere al termine quando Daniela si sente male e sviene. Eva e Salvatore sono i primi a soccorrerla, la ragazza si riprende e chiede all’uomo di restare con lei, di passeggiare.
Parlano moltissimo i due, si confidano. Lei per prima dice di avere l’AIDS, lui dice la verità sul suo lavoro, aveva sempre risposto che faceva il poliziotto ed invece fa il fioraio. Ritornati sulla spiaggia scoprono che il resto della comitiva è andato via. Daniela e Salvatore rimangono ancora per un po’ a parlare e il protagonista ricorda una poesia che il suo ragazzo citava spesso e si emoziona.

Avviene un cambiamento? Forse. Daniela e Salvatore hanno un rapporto e l’uomo, nella scena finale, rivede il suo fidanzato correre e sorridere sul bagnasciuga, capisce finalmente il significato di quella visione: la felicità può ritornare da un momento all’altro.

Il film è molto bello, a me ha colpito e lo rivedrei davvero con piacere. E’ una storia che rimane e che lascia una bellissima sensazione a fine pellicola. I protagonisti sono veri, le loro storie quelle di tante altre persone. Il tema dell’omosessualità è messo in primo piano ma affrontato con leggerezza, senza retorica o chiusura di pensiero. Il film lascia a chi lo vede ottimi argomenti di riflessione.

Dati del film:

Regia: Stefano Tummolini
Interpreti: Antonio Merone, Lucia Mascino, Francesco Grifoni, Chiara Francini, Tiziana Avarista, Saschat, Mario Grossi – Pino
Genere: Drammatico
Nazionalità e Anno: Italia, 2008

Sito ufficiale del film…c’è anche il trailer!

Scritto da Mac La Mente

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Cinema – Fuga dal call center di Federico Rizzo

(4 commenti) | Commenta | Inserito il mar 11, 2009 in Blog, Cinema

L’associazione Sguardi di cinema italiano di Monopoli (Bari) ha dato il via, circa due mesi fa, alla 10/ma edizione della rassegna cinematografica omonima. Si tratta di una serie di appuntamenti cinematografici davvero interessanti, caratterizzata anche dalla presentazione di diverse anteprime nazionali, anteprime che hanno riscosso un notevole consenso da parte del pubblico e della critica. L’ultima di queste è stata proiettata il 6 marzo: il film Fuga dal call center del regista Federico Rizzo.

Della durata di 96 minuti, il film affronta un argomento di grande attualità: il precariato e lo sfruttamento delle risorse umane da parte dei call center. Nonostante il tema possa far pensare a un film pesante, Fuga dal call center, non lo è affatto. Il lavoro nei call center viene analizzato attraverso la storia di una giovane coppia che per andare avanti accetta di andare a lavorare in una di queste illusorie “fabbriche di lavoro”.

Gianfranco (Angelo Pisano), giovane laureato in vulcanologia, e Marzia (Isabella Tabarini), laureanda in giornalismo, si ritrovano a vivere insieme e a dover fare i conti con bollette da pagare e impossibilità di ottenere un prestito dalle banche perchè il loro lavoro non da’ garanzie. E tutto questo aggrava i rapporti della coppia al punto tale da provocarne la momentanea rottura.

Il film comincia con i festeggiamenti della laurea di Gianfranco. Dopo questo momento di felicità, il giovane comincia a guardarsi intorno per un lavoro e per costruirsi un futuro, si propone, senza alcun successo, a diversi istituti di ricerca. Il tempo passa ma il lavoro non arriva e Gianfranco comincia a cadere in depressione e a perdere l’entusiasmo iniziale. Ad aggravare questa sua situazione c’è anche il fatto che la donna con cui vive, Marzia, con il suo lavoro da cameriera, guadagna più di lui. Pur di trovare un lavoro, il giovane vulcanologo, presenta domanda in uno dei tanti call center della sua città. Il colloquio tra lui e il futuro capo è davvero surreale, junghiano – come viene definito dal datore di lavoro -, in quanto le domande rivolte ricevono spesso risposta dallo stesso capo. Per lui Gianfranco non è altro che uno di tanti, una figurina da collezionare – rara perchè vulcanologo – che andrà a finire insieme ad altri laureati, espressamente con lode, in una stanza buia e senza futuro.

Il giovane, ignaro di quello che lo aspetta, comincia a lavorare fiducioso e a fare amicizia con altri laureati presenti nel call center. Ma, all’arrivo della prima busta paga, comincia a pensare a quanto amara sia la situazione che sta vivendo, a dove sia finito: ha l’impressione di essere caduto in basso e ha paura di non riuscire a rialzarsi.

Per mostrare l’assurdità dell’ambiente dei call center, il regista ha una trovata particolare: paragona gli addetti a dei cavalli su cui altre persone, che li vedono attraverso dei video, scommettono su chi produrrà di più, chi arriverà primo, proprio come si fa nella corse. Una scena che viene ripetuta più volte nel film a sottolineare la mancanza di considerazione dimostrata dai datori di lavoro nei confronti di chi, per andare avanti, è costretto ad accettare di farsi sfruttare per 500 euro al mese.

Nel corso del film vengono presentate testimonianze di veri operatori dei call center che parlano della loro vita e delle loro sensazioni, del perchè abbiano accettato di lavorare in queste condizioni di precariato, dei dubbi che hanno e di come si vedono. Per queste scene, il colore del film cambia, diventa bianco e nero proprio come il futuro…

La giovane coppia cerca di andare avanti, Gianfranco trova un secondo lavoro e aumenta il numero di turni al call center pur di guadagnare qualche euro in più. Ma lo stress che accumula è tale che comincia ad avere allucinazioni e a non star bene, e anche la la sua stabilità psicologica subisce dei cambiamenti. D’altra parte anche Marzia alla fine, pur di guadagnare, accetta di andare a lavorare in un call center di una linea erotica. A causa di tutto questo, la coppia litiga furiosamente e i due ragazzi decidono di lasciarsi per un periodo, durante il quale Marzia scopre di essere incinta ma non lo fa sapere a Gianfranco.

Un giorno lei, presentandosi come giornalista, va a trovare Gianfranco durante l’orario di lavoro e con la scusa di un’intervista con tanto di telecamera gli rivolge delle domande. Alla fine i due ragazzi tornano insieme, o per lo meno si capisce così, perchè il finale del film lascia tutti con il fiato sospeso, giunge inaspettato.

Fuga dal call center mi è piaciuto tantissimo. Ne consiglio a tutti la visione, non solo per trascorrere una bella serata, ma perchè il tema – come ho detto all’inizio – è di grande attualità ed è affrontato in modo molto gradevole nonostante la sua amarezza. Ci sono momenti divertenti e altri più seri ma tutti rispecchiano e rispettano la situazione reale.
Alcune scene le assocerei al film Paz! Di Renato De Maria e altre, soprattutto il dialogo/intervista finale, al film Radiofreccia di Luciano Ligabue e al monologo che il suo protagonista – Freccia – fa una notte alla radio. Paragoni che non sminuiscono l’ottimo lavoro di Federico Rizzo anzi, a parer mio, lo rafforzano ulteriormente.

Dati del film:

Regia: Federico Rizzo
Interpreti: Angelo Pisani, Isabella Tabarini, Natalino Balasso, Luis Molteni, Paolo Pierobon, Peppe Voltarelli.
Genere: Commedia
Durata: 96 minuti
Nazonalità e anno: Italia 2009

Per concludere segnalo il sito ufficiale dedicato a Fuga dal call center.
Di questo e di altri film parliamo sul forum nel topic: Ho visto…al cineforum.

Scritto da Mac La Mente

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