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Articoli marcati con tag ‘recensione’

Libri - Falconer di John Cheever

martedì, 16 dicembre 2008

Autore contemporaneo tra i più conosciuti ed apprezzati, quasi riscoperto dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1982, John Cheever è uno scrittore americano autore di sette raccolte di racconti e cinque romanzi. Per la sua capacità di narrazione diretta e realistica venne soprannominato “il ÄŒechov dei sobborghiâ€, perché la maggior parte delle sue storie descrive senza mezzi termini la vita delle fasce popolari americane, i problemi che devono affrontare e le conseguenze che questi creano nelle azioni e nei comportamenti dei protagonisti.
Tra i suoi libri quello che maggiormente colpì e colpisce ancora oggi è Falconer. Un romanzo dove è presente il miglior Cheever, un romanzo considerato da molti la migliore tra le sue opere, il capolavoro per eccellenza. E’ vero!

In Falconer viene descritta la vita vissuta di un uomo, distrutta e poi ricomposta attraverso un linguaggio a tratti delicato e a volte troppo duro e diretto. Ci sono momenti che fanno ghiacciare il sangue e fanno venire i brividi tanto ci si immedesima nell’azione che si sta svolgendo e nello stato d’animo del protagonista.

Il protagonista del romanzo è Farragut, un professore che fa anche uso di eroina. Nel romanzo viene arrestato e rinchiuso in carcere perchè condannato per omicidio, anzi per un crimine ancor peggiore: il fratricidio. Il nome del carcere è Falconer, da cui il titolo del romanzo. E’ un ambiente che non lascia spazio all’immaginazione, cupo, scuro e tetro e dove le vite dei carcerati sono nelle mani delle guardie che, per fortuna, mostrano nei loro confronti un comportamento abbastanza umano. Queste guardie sono disegnate da Cheever come persone con le medesime paure, ansie, problemi dei carcerati ma hanno un qualcosa di più, la libertà, ma anche il compito di mantenere l’ordine all’interno della prigione: cosa non sempre facile da fare a causa delle diverse situazioni che si vengono a creare. A Falconer non sono tollerati gli sbagli, non si possono avere pensieri propri e non ci si può ribellare: disciplina è la parola d’ordine.

Farragut, insieme agli altri detenuti, rispetta in pieno questa regola, ma riesce ogni tanto ad “evadere†grazie alla sua immaginazione. Conosce la sofferenza causata dall’astinenza da eroina e dall’altro sesso. Conosce altri uomini all’interno del carcere nelle sue stesse condizioni e si innamora, prova il sesso e il sentimento dell’amore per una persona simile a lui. Questa esperienza è ben visibile nella sua persona, tanto che in una delle rare visite da parte della moglie è lei stessa a domandarglielo: “hai fatto sesso?â€. E Farragut, quasi impietrito da questa domanda, anche se non risponde direttamente, conferma con il suo volto e i suoi atteggiamenti i dubbi della moglie. Falconer ha cambiato Farragut, l’ha fatto diventare un’altra persona.

Tra i sentimenti che Farragut prova all’interno del carcere emergono anche la nostalgia e la malinconia quando il suo amore (maschile, Jody) se ne va. Jody, durante una visita dell’arcivescovo, riesce a scappare prendendo il posto di uno dei suoi collaboratori, un chierichetto. Impresa ardua e pericolosa ma compiuta con successo, anche se scoperta dall’arcivescovo.

Farragut è in crisi, solo, e i suoi compagni di cella non possono far niente per lui. E’ in una situazione difficile, vive momenti di sconforto e non partecipa neanche a un tentativo di ribellione che un suo compagno – soprannominato Cocco numero due - cerca di fare bruciando il cuscino e il materasso e incitando gli altri carcerati a seguirlo. I carcerati che prendono parte alla ribellione vogliono imitare quello che succede in altre prigioni e in altri bracci della stessa Falconer, perchè stanchi di sentirsi in gabbia e di dover vivere una situazione così pesante.

Dopo questa tentata ribellione qualcosa cambia sia tra i carcerati, che tra i secondini, che nei loro reciproci atteggiamenti. I secondini stanno molto più attenti, sono diventati più rigidi e impongono ai carcerati perquisizioni e visite corporali anche nelle parti intime.
I carcerati capiscono che se non faranno altre ribellioni la situazione ritornerà ad essere com’era prima. Cercano di convincersi che la vita all’interno del carcere non è poi così male e consente loro di evitare i reali problemi che ci sono fuori: mancanza di cibo, assenza di un lavoro, tasse da pagare ecc.

Farragut nel frattempo continua per la sua strada, riesce in qualche modo a costruirsi una radio, guarda la tv insieme ai suoi compagni. Un giorno nella sua cella si presenta Cocco numero due ormai invecchiato, in fin di vita e ritenuto pazzo. I due uomini parlano tra loro e questo è il primo e vero contatto che hanno dopo tanto tempo, non si confidano ma pur mantenendo una certa distanza riescono a capirsi.
La morte di Cocco numero due spinge Farragut ad elaborare un piano di evasione: sostituirsi al cadavere nel sacco funebre.

Il trasporto del sacco e il trattamento riservato dagli addetti comportava dei rischi perchè i sacchi veniva gettati sui camion, per Farragut questo significa dolore, lividi e anche piccoli tagli, ma questo è il prezzo da pagare per la fuga e Farragut riesce a sopportare la sofferenza e trattenere le urla per non farsi scoprire. Quando il sacco arriva nell’obitorio fuori dal carcere, Farragut può finalmente uscire e andarsene.
Rivestito con abiti meno appariscenti grazie all’aiuto di uno sconosciuto, il nostro protagonista sale su un autobus per dirigersi verso la sua nuova vita.

“Rallegrati, pensò, rallegrati.†sono le parole con cui termina il romanzo.

Sul forum nel topic dedicato a John Cheever sono presenti altri suoi libri e incipit di racconti.

Scritto da Mac La Mente

Il disco del mese - Fight for Your Mind di Ben Harper (2/2)

giovedì, 27 novembre 2008

Il disco del mese - Fight for Your Mind di Ben Harper (1/2)

Il brano di apertura è Oppression, che lascia molto spazio alle percussioni e alla chitarra, il resto degli strumenti è assente, se non qualche breve riff di basso. E’ una canzone lenta come l’oppressione e rispecchia tutte le caratteristiche che quest’ultima ha; oppressione che cerca di controllare la popolazione per raggiungere il suo obiettivo, oppressione che, pur essendo consapevole dei danni che farà, è lì e non si riesce a contrastare.

Ground on Down è la giusta continuazione, una ribellione alla traccia precedente. Il ritmo incalzante. Il basso è sempre più forte e diminuisce in volume solo prima del lancio della chitarra di Ben in assolo di note che penetrano in testa, che la sconvolgono e cercano di liberarla dai pensieri - belli o brutti che siano - fino a raggiungere la vera libertà, lontani da tutto e tutti. Particolare della canzone è la presenza di pause come se si dovesse riprender fiato, riposarsi un secondo per poi continuare con questa liberazione.
Terminata Ground on Down, siamo liberi!

Another Lonely Day è una canzone dolce, indica un nuovo inizio. L’unica compagnia che ci serve in questo viaggio è la chitarra. Non c’è bisogno di nient’altro, solo mettersi in marcia verso la prossima meta. E continuando il cammino capita di incontrare qualcuno che non si conosce e che cerca di farti dei favori, favori che a volte non sono sinceri, pensati per aver qualcosa in cambio. E’ proprio questo che racconta Please Me Like You Want To, canzone più ritmata delle precedente ma ugualmente dolce; la strada comincia a salire, la chitarra verso la fine della canzone accenna a qualcosa con una breve “intromissione†ma è ancora presto. E’ lasciato a Gold to Me questo compito, il compito di raccontare quello che c’è stato e che si è vissuto prima di questo incontro. La persona incontrata in questo caso è buona, è come oro (you look like gold to me), oro che viene offerto e non si dissolve alla fine di una giornata, continua a brillare (some shine when the day is new / but fade when the day is through / but you look like gold). Gold to me ha un giro di basso corposo e voluminoso che alla fine lascia spazio ad un breve assolo sfumato, dove il ritmo cambia anche se solo per un istante.

E finalmente siamo in compagnia. Burn One Down è una canzone che fa compagnia, che esprime questo sentimento e tutta la gioia che si prova a stare insieme, a parlare, ridere e perché no, a fumare una sigaretta. Ben dice: “io ne accendo una e ti invito ma se non ti piace il mio fumo, puoi sempre rimanere dove sei, nessuno ti obbligaâ€. Le percussioni in questo brano sono spettacolari, danno l’idea di una persona che barcolla mentre cammina in una direzione. Fantastica!
E si continua a salire per la strada, non importa se si sia soli o in compagnia, ci sono domande che necessitano di una risposta e Ben queste domande le fa ad un Signore che è sempre più assente, che lui non si sente di chiamare Signore perché anche lui è un signore. Il Signore di Ben Harper è molto spirituale, lui stesso è un personaggio molto spirituale e fervido credente. E’ in Excuse Me Mr. che rivolge queste sue domande, questa sua preghiera, chiedendo il perché ci sia sofferenza e gli siano negate le piccole gioie della vita. La voce che Ben vorrebbe sentire come risposta sembra quasi rappresentata dalla batteria che aumenta sempre più nel suo suono e che, al momento dell’acuto della voce, si ferma, quasi ad ascoltare per poi riprendere fino alla fine della canzone con le sue parole, le sue spiegazioni. In Excuse Me Mr. siamo in piena crisi ma il chiedere “per piacere†è segno di rispetto verso Colui che ci ha creato.

E cominciamo a risalire sempre più velocemente, il dialogo e la preghiera hanno lasciato più dubbi che risposte perché sono le persone che alla fine comandano, che seguono i loro leader e vogliono solo cercare di avere sempre ragione calpestando tutto e tutti. People Lead è la canzone che racconta questo; energica, dura, una canzone di protesta che sfocia nel caos – rappresentato dalle percussioni e dalla batteria che suonano all’unisono, ad indicare ribellione – e suggerisce ai bambini di riprendere il controllo della situazione, di non arrendersi. La chitarra ha un riff forte che incide a fuoco questo grido, grido che sfocia in Fight for Your Mind, non a caso la canzone che da il titolo a tutto l’album e che ha come copertina un uomo che urla tra le fiamme. Fight for Your Mind ha un intro lunghissimo di basso e batteria, la chitarra comincia a emergere e a unirsi agli altri due strumenti solo dopo mezzo minuto e anticipa la voce di Ben Harper che ripete all’infinito che bisogna lottare per la propria mente. Al termine di queste parole arrivano le percussioni, quasi a dargli ragione e ad appoggiare questo pensiero. Fight for Your Mind è la più bella in assoluto dell’album, è il cuore, il punto di arrivo a cui Ben ambisce fin dall’inizio, la conclusione inevitabile che ci sia aspettava. Termina con una coda di batteria e basso che riprende, come un cerchio, l’inizio del brano.

Ma la strada è ancora lunga e ricomincia la discesa. Una discesa quasi rassegnata perché Give a Man a Home è una canzone che calma gli animi. Si è coscienti della situazione e ci si pone altre domande più serene, si comincia a trovare la pace nell’animo e a chiedere favori per qualcun altro, per cercare di salvare qualcun altro visto che per noi pace non c’è. La canzone è cantata in coro, voci si fondono a quella di Ben creando una bellissima armonia.
La persona che si aiuta ci è riconoscente, vuole ricambiare, vuole essere al nostro fianco anche se qualche dubbio rimane e infatti in By My Side Ben chiede “vuoi essere al mio fianco? Non preoccuparti se divento triste, hai tutto il mio affettoâ€. In By My Side compare per la prima volta l’organo hammond.

Power of the Gospel è un’altra richiesta. Richiesta di non essere lasciato solo anche se il destino per un uomo è quello. Un intro di archi accompagna la chitarra crescendo fino a coprirla. Successivamente gli archi si calmano per poi riprendere più forte. La voce di Ben compare dopo tre minuti, come se fosse in attesa del coro, e quando quest’ultimo arriva si comincia a cantare tutti insieme perché la potenza del gospel renderà potente un uomo debole (It will make a weak man mighty). Il gospel non è solo fatto da persone ma da quello che c’è intorno: acqua. terra, alberi e giardini. A parte gli archi e la voce in questo brano non ci sono altri strumenti, si è soli e la voce di Ben Harper è una dolce melodia, con i suoi alti e bassi mette i brividi.

Si riprende coscienza, si ha quasi paura per tutti gli urli di ribellione e le parole forti che si sono rivolte al Signore in Excuse Me Mr.. Infatti in God Fearing Man, Ben chiede scusa con tutte le sue forze prima che il giorno della fine arrivi o arrivi in anticipo. Ha paura di Dio, è timoroso di Dio. God Fearing Man è la canzone dal tono più scuro di tutto l’album, esprime incertezza e insicurezza, timore appunto. La ritmica è affidata principalmente alle percussioni (a congas e bonghi), ci sono pochi toni chiari di piatti, giusto il necessario per far da collante ai vari passaggi e a una chitarra che si lancia in un lungo solo rappresentato più che altro da suoni indefiniti, tremori, perché è giusto tremare dinnanzi a Dio. La canzone riconcilia l’uomo con il Signore, è divisa in diversi momenti e questo è possibile anche grazie alla sua durata, è infatti la canzone più lunga dell’album, dura quasi 12 minuti. Crescendo e silenzi la fanno da padrone, insieme a chitarre, piatti, suoni indefiniti che rendono il tutto non pesante ma scorrevole. Non ci si accorge della durata, alla fine non sembra vero che sia trascorso così tanto tempo perché ascoltando ci siamo immedesimati e siamo stati a nostra volta perdonati. E’ prevalentemente strumentale, il testo è molto breve ma necessario. E’ un perdono che si chiede con la musica.

E Dio perdona? Sì, Dio perdona e l’unica strada che si può percorrere, quella che all’inizio di questo viaggio non si era vista, è la strada verso la libertà. In One Road to Freedom si viaggia mano nella mano con il Signore, è lui ad indicarci la via. La canzone di chiusura dell’album trasmette questa sensazione di pace e serenità interiore, serenità ritrovata dopo un lungo vagare.

Fight for your mind è un album musicalmente di altissimo livello, ogni canzone ha una propria personalità e tutte insieme rappresentano Ben Harper e quello che lui sente e trasmette ai suoi asoltatori. E’ un album consigliato, un percorso ideale per essere liberi, l’unica scelta “obbligata†è quella di ascoltare e vivere ogni singolo momento dell’album.

Scritto da Mac La Mente

Cinema - Il seme della discordia di Pappi Corsicato

giovedì, 13 novembre 2008

Presentato all’ultimo Festival del cinema di Venezia e uscito nelle sale dal 5 settembre 2008, Il seme della discordia è l’ultimo lavoro del regista napoletanto Pappi Corsicato, conosciuto al pubblico per lavori come Chimera del 2001 e I buchi neri del 2007. Il cast è di tutto rispetto e tra gli attori protagonisti vediamo la presenza di Alessandro Gassman – figlio del grande Vittorio Gassman – di Caterina Murino, Isabella Ferrari, Valeria Fabrizi e Michele Venitucci.

Della durata di poco meno di un’ora e mezza, Il seme della discordia è ispirato alla novella di Heinrich von Kleist, “La marchesa von O“, e racconta la storia di una coppia, Veronica e Mario, alle prese con la vita di tutti i giorni e con avvenimenti che, in un modo e nell’altro, possono sconvolgere in negativo e in positivo lo scorrere del tempo.

Veronica (Caterina Murino) è proprietaria di un negozio di abbigliamento, è una bella donna, sempre alla moda e che non passa assolutamente inosservata quando cammina per strada, ha un fascino che cattura l’altro sesso, anche se a lei questo non interessa perchè innamorata del marito Mario (Alessandro Gassman). Mario è rappresentante di fertilizzanti e per lavoro è costretto a passare la maggior parte del tempo fuori casa, suscitando anche qualche sospetto – di presunte relazioni extra coniugali – nella suocera. Luciana (Valeria Fabrizi), la mamma della ragazza, dà una mano alla figlia nel negozio e insiste affinchè la coppia abbia un bambino perchè è forte in lei il desiderio di diventare nonna. Ripetutamente incita la figlia alla gravidanza, commuovendosi, e dicendo che in un certo senso, le deve un nipotino o una nipotina.
Spinti dall’insistenza della donna a far aumentare il numero dei componenti della famiglia, Veronica e Mario, che già in passato avevano provato ad avere un figlio senza riuscirci, si sottopongono – a distanza di qualche giorno l’uno dall’altra – ad un test di fertilità. In attesa dei risultati, la vita va avanti, Mario si assenta nuovamente da casa e Veronica, una sera, viene aggredita e rapinata da due individui mascherati. Viene ritrovata e aiutata dall’agente in servizio nel quartiere e decide di non sporgere denuncia e di non raccontare a nessuno, né al marito, né a sua madre, né tantomeno all’amica fidata (Isabella Ferrari), l’accaduto.

Nei giorni successivi, arriva il risultato del test di Veronica che, con grandissima soddisfazione della madre, scopre che in lei tutto è normale e che può avere figli. Durante i lavori di allestimento del nuovo negozio di Veronica in vista della sua inaugurazione, quest’ultima sviene. Tornata a casa, fa un test di gravidanza e scopre di essere incinta; allo stesso tempo però arrivano i risultati di Mario e lui viene a sapere di essere sterile! Come è possibile? Questa notizia sconvolge la vita della coppia, lei non crede al risultato e lui l’accusa di aver avuto una relazione extra coniugale e se ne va da casa.

Giorni difficili attendono Veronica, lei non sa cosa fare, si confida con la mamma e con l’amica che cercano di rincuorarla e le dicono di non preoccuparsi, che tutto si sistemerà per il meglio e che Mario ritornerà… Nel frattempo Mario si consola tra le braccia delle sue amanti, lui sì che aveva delle relazioni extra coniugali con le mogli dei suoi clienti!
Veronica continua a ripensare agli ultimi avvenimenti e vuole svelare il mistero della sua gravidanza. Pensa e ripensa, alla fine giunge alla conclusione che la risposta sia da cercare nel giorno dell’aggressione. Comincia a pensare di essere stata violentata dai suoi aggressori e si rivolge alla guardia giurata che l’ha ritrovata per saperne di più ma quest’ultima, Gabriele (Michele Venitucci), non riesce o non vuole ricordare i particolari, l’unica cosa che ricorda è un’ombra.
Indagando per conto suo, Veronica riesce a ritrovare i due aggressori che confessano di averla derubata ma dichiarano di non avere abusato di lei. Per esclusione, Veronica comprende che l’unica persona che può averlo fatto è proprio la guardia giurata con cui intanto aveva fatto amicizia. E infatti lui che un giorno le confessa di aver abusato di lei perchè invaghito e innamorato. Lei rifiuta di credergli e lo caccia via minacciando di denunciarlo alla polizia.

Veronica e Mario si ritrovano davanti all’ospedale, lei ha abortito e lui ha un’occhio nero perchè picchiato dal marito di una sua amante. Si promettono, d’ora in avanti, di raccontarsi tutto e di dire sempre la verità.

Il film di Corsicato è una commedia che si tinge di giallo, con momenti in cui la risata nasce spontanea per alcuni atteggiamenti e di battute dei protagonisti. Grazie alla misteriosa gravidanza e ai risvolti della storia, c’è spazio per l’imprevisto e l’inaspettato, che accompagnano lo spettatore fino allo svelamento del mistero. Punto di forza del film è proprio la capacità di riuscire a catturare l’attenzione dello spettatore nel susseguirsi degli eventi.

Dati del film:

Regia: Pappi Corsicato.
Interpreti: Alessandro Gassman, Caterina Murino, Isabella Ferrari, Valeria Fabrizi, Michele Venitucci.
Genere e durata: Commedia, 85 minuti.
Nazionalità e anno: Italia, 2008

Scritto da Mac La Mente

Cinema - 12 di Nikita Michalkov

martedì, 5 agosto 2008

A partire dal 27 Giugno del 2008 è possibile prendere visione dell’ultimo lavoro cinematografico del registra russo Nikita Michalkov. Il film, intitolato 12, è un remake della precedente opera di Sidney Lumet – La parola ai giurati del 1957.

E’ un film psicologico che mette in evidenza non solo la storia di ognuna delle persone coinvolte ma anche il passato, che non si riesce a dimenticare, di una Russia e del popolo russo, rappresentato dai dodici giurati; i contrasti che ci sono stati con la popolazione Cecena, la guerra e le dirette conseguenze che questa porta, diventano bagaglio culturale e di pensiero della gente comune presente nel film.

I dodici giurati si ritrovano all’interno di una palestra a dover discutere una sentenza che sembra già scritta: le sorti di un giovane ceceno accusato di parricidio. Al momento del voto avviene qualcosa che turba l’esito: uno dei giurati non è favorevole alla colpevolezza e da qui parte una lunga discussione che porterà anche gli altri a cambiare pensiero. La strada non è facile, vengono analizzate prove, ricostruiti i tempi e i luoghi degli avvenimenti sfruttando i mezzi a disposizione presenti nella palestra, riesaminate le testimonianze e abbattute tutte quelle che risultano poco credibili e in contrasto con la realtà.

I giurati sono sempre più coinvolti e cominciano a vivere sulla propria pelle questa decisione, ne sentono sempre più il peso, a tratti opprimente e a volte più leggero…quest’ultima sensazione viene provata soprattutto da uno di loro perché convinto della colpevolezza del ragazzo, non sente ragioni anche se, alla fine, il suo voto cambierà insieme agli altri colleghi.

Nelle quasi tre ore di proiezione, le personalità diverse – prima della loro decisione finale – si ritrovano a rivivere momenti ed avvenimenti della loro vita che risultano strettamente legati alla vicenda. La decisione alla fine verrà presa all’unanimità, ma prima di arrivare a questo punto, 11 giurati votano per la non colpevolezza e solo il presidente della giuria –  il regista, che aveva voltato colpevole fin dall’inizio – non cambia voto, ma pur di sciogliere l’assemblea si adegua alla decisione della maggioranza.

Il presidente espone in modo convincente le sue ragioni ed è proprio colui che inizialmente aveva votato per l’innocenza dell’accuso che comincia a vacillare, sembra sia sorto un “ragionevole dubbio†all’interno della sua tesi di innocenza, dubbio che comunque non cambia il risultato: il ragazzo è innocente.

Scenografia e fotografia sono i punti forti di questo film. Colori scuri, giochi di luci, avvolgono i dodici protagonisti che vengono seguiti ed inquadrati – in primi piani – di continuo man mano che prendono la parola. I loro lineamenti vengono marcati quasi a voler esaltare le differenze/somiglianze non solo delle loro vite, ma anche dei tratti caratteristici di ognuno. I giurati sono russi veri, ceceni veri che ora vivono e interagiscono tra di loro, non ci sono più differenze etniche…tutti uguali…come è giusto che sia!

12

Regia: Nikita Mikhalkov
Genere: Drammatico
Nazione e Anno: Russia – 2007
Durata: 153 minuti.
Interpreti: Nikita Mikhalkov, Sergei Makovetsky, Sergei Garmash, Aleksei Petrenko, Yuri Stoyanov, Valentin Gaft.

Una recensione più dettagliata è presente nel topic: Ho visto al cinema.

Scritto da Mac La Mente

Libri - Il premio di Valeria Parrella

mercoledì, 30 luglio 2008

Dal 26 Giugno 2008 il Corriere della sera, per il secondo anno consecutivo, ha fatto partire una iniziativa molto interessante intitolata “Corti di cartaâ€. I Corti non sono altro che brevi racconti, scritti dai maggiori autori italiani (Bevilacqua, Lucarelli, Colaprico e altri), che in sessanta pagine o poco più narrano vicende e storie diverse di personaggi collocati nelle più disparate situazioni reali.

Il sesto Corto di carta, il primo che vorremmo segnalare all’interno del blog, è di Valeria Parrella e si intitola Il premio. Altri corti, di cui abbiamo già parlato sul forum nel topic dedicato, Corti di carta, verranno ripescati e approfonditi in seguito.

Il premio è un racconto con un inizio triste, quello di un funerale e della scomparsa di una persona cara, usato anche per introdurre i protagonisti della storia e altre figure che occuperanno viva viva sempre più spazio; tra queste, la badante Grazia.
E’ lei in realtà la protagonista, sposerà il suo datore di lavoro – spinta dal parroco - per non dar modo a voci poco gradite di prendere piede, ma il matrimonio – per lo meno all’inizio – non sarà tutte rose e fiori anzi, passerà attraverso difficoltà, differenze che sembrano insormontabili e rapporti (come quello tra Grazia e la figliastra) apparentemente irrecuperabili.

Non sarà così, entrambe le figure femminili del racconto cominceranno ad entrare in confidenza e questo agevolerà anche il rapporto tra Grazia e il marito. Quest’ultimo infatti sarà sempre più riconoscete nei confronti della donna per il rapporto che ha saputo creare con la bambina, che viene così aiutata a crescere nel modo giusto e acquisire consapevolezza del mondo. La riconoscenza crescerà fino a sfociare in un premio!

Il racconto comincia con queste parole:

“Quando Viviana morì, dissero a Marta che avrebbe dovuto guardare sua madre nella bara, che non avrebbero potuto chiuderla altrimentiâ€.

Una versione più estesa dell’incipit si trova nel topic dedicato agli incipit.

Scritto da Mac La Mente