Filastrocca: Il giornale dei gatti di Gianni Rodari

(2 commenti) | Commenta | Inserito il mag 31, 2015 in Blog, In Libreria, Poesie della domenica

img805-gDopo un breve periodo di silenzio, di cui ci scusiamo con i lettori del blog, ricominciamo a pubblicare la nostra rubrica dedicata alle poesie “Poesia della domenica“.

Per ricominciare abbiamo scelto una deliziosa filastrocca di Gianni Rodari su uno dei nostri più amati amici a quattro zampe. Si tratta di “Il giornale dei gatti“, poesia pubblicata nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra apparsa nel 1960 e poi, in una nuova edizione ampliata e rivista del volume, nel 1972.

La poesia si chiede come trascorrano le domeniche i gatti e la risposta è molto semplice: leggono il loro giornale. Perché i gatti, come noi, hanno i loro giornali e le loro riviste e, come noi, la domenica pomeriggio trovano finalmente il tempo da dedicare alla lettura degli argomenti e delle pagine che più gli interessano. E quali sono gli argomenti preferiti dai gatti? Anche questa volta la risposta è semplice: le inserzioni e le pagine di compravendita fra privati alla ricerca di qualche buona occasione!

Oggi, nel 2015, probabilmente i gatti, animali sempre all’avanguardia, invece di leggere giornali e riviste di carta leggono le pagine sui siti internet d’informazione – magari su uno dei tanti siti a loro dedicati – e, proprio come noi, hanno senz’altro tra i Preferiti dei loro browser gli indirizzi dei siti dedicati alla comprendita tra privati. Perché, come nel 1960 e nel 1972, anche nel 2015 i gatti sono sempre alla ricerca di qualche buon affare. O anche solo di immagini e descrizioni di oggetti su cui soffermarsi a sognare in attesa che arrivi la sera. E, con la sera, il momento di uscire per andare a fare una serenata notturna alle gattine sui balconi.

Buona lettura a tutti!

 

Il giornale dei gatti

I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull’ultima pagina
la “Piccola pubblicità”.

“Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perché tirano la coda.”

“Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria.”

“Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio.”
“Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio.”

I gatti senza casa
la domenica dopopranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:

per un’oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
ai notturni concerti.

Gianni Rodari da Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi 1997

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Ebook: Stelle cadenti di Dorian Dyler

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 9, 2014 in Blog, In Libreria, Poesie della domenica

Non posso fare a meno di citare l’indimenticabile Robin Williams nei panni del Professor Keating ne L’attimo fuggente come premessa al libro che vado a presentare oggi…

“Ho un segreto da confessarvi, avvicinatevi. Avvicinatevi. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitman, «O me o vita, domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. Che v’è di nuovo in tutto questo, o me o vita? Risposta. Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.” Quale sarà il tuo verso” (Keating)

stellecadentiPerchè? Perchè è così, la poesia è dentro di noi, fa parte di noi e anche se tirarla fuori non è sempre facile, Dorian Dyler in Stelle cadenti c’è riuscito e anche molto bene.

Dorian Dyler è uno pseudonimo, l’autore è italiano e vive Sardegna e leggendo la sua storia si rimane affascinati e travolti dalla necessità che prova a dover scrivere, sempre, ovunque, proprio come respirare per vivere…

Tra i componimenti pubblicati in Stelle cadenti – il libro è in versione ebook e disponibile qui (link) – ne segnalo un paio con la speranza di incuriosire! ;)

 

Non và via nessun altro

Se sapeste cosa si prova …..vi passerebbe la voglia…
si … vi passerebbe la voglia,
di rinascere poeti.

E se qualcuno vi dirà che un poeta può essere felice……
beh allora .…..sappiate che mente.. … sappiate che mente.

Perché sulla pelle del poeta il vento non scivola ma stride,
sugli occhi del poeta il sole non scalda ma brucia.

I poeti tremano ogni volta che depistano in cassaforte un briciolo di speranza,
i poeti piangono ogni volta che l’ultimo avvenire sembra non essere poi cosi lontano,
i poeti muoiono ogni volta che muore qualcuno
ma quando sono loro ad andarsene via …..
non và via nessun altro…non và via nessun altro.

 

Ogni Mio Respiro

Stelle del mattino ricamate sull’ombelico arrossito di mezzogiorno
silenzioso fanciullo scruta la botola audace investita…da una cavalleria di aurore smarrite,
trasmigrano primigenie derive bersagliate da nuvole che piangono a dirotto
alveo di gladioli ingioiellati sulla sensazione tenne’;
cola la concezione del nulla dall’epidermide inverosimile di chi non legge un libro
indissolubile nostalgia plasma raffinate reminiscenze sull’ardente agonia
sbiadite suggestioni affiorano sul rapsodico patio…
ma si…ma si…la libertà è una stella che cade dove vuole
virgola fantastica che conosce a menadito lo sfondo lunare dello stato d’animo,
ai confini dell’universo circondo le fioriere di meteoriti in catene
ogni mio respiro stride…con l’aria che incontro
imbandito d’apprensione cerco la via del ritorno…ma non so da dove provengo
intruso a questo mondo…un fiammifero che brucia sott’acqua…
una goccia di pioggia …sulle labbra del fuoco.

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Poesia della domenica: Novembre di Giovanni Pascoli

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 2, 2014 in Blog, In Libreria, Poesie della domenica

Ritorna la poesia, è mancata un po’ tra le nostre pagine, e in occasione della domenica e dell’inizio del mese di novembre proponiamo Giovanni PascoliNovembre.

Una poesia che comincia con una figura quasi primaverile, una giornata di sole in questo mese autunnale, che dona felicità o per lo meno l’illusione della felicità in quanto ci si rende conte, guardandosi intorno, che le foglie sono secche e le piante spoglie, pronte all’arrivo del freddo, del silenzio, del vuoto…

 

Novembre di Giovanni Pascoli

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate
fredda, dei morti.

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Poesia – Giunta, infin, l’ultima sera delle ferie di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 13, 2013 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Così come inizia, così finisce. La stagione estiva, almeno per quest’anno, è passata. L’ultimo giorno di ferie, la sera in questo caso, come racconta Cristiano Torricella in Giunta, infin, l’ultima sera delle ferie, è un tirar le somme di quello che s’è vissuto e che c’è stato, porta un po’ di nostalgia ma è anche un “incipit” di quel che verrà.

Ogni cosa ha un aspetto diverso, forse più dolce, sicuramente un ricordo, da portare dentro in attesa che si ripresenti uguale e diverso allo stesso tempo e a distanza di tempo…

 

Giunta, infin, l’ultima sera delle ferie di Cristiano Torricella

Giunta, infin, la sera delle ferie,
ancora in cerca del mio Io perduto,
sul dondolo marino, a latere,
riprendo, bruno, a scrivere poesie di mare e Sole.

Ultimo giorno di vacanza al mare!

Partire, che dovere e che peccato!

Che non si puote, né si vuole, più, aspettare ancora!

Allora, il maestoso tramonto dell’ultimo dì,
ci ammaestra alquanto, in merito alle cose della vita,
servendoci, su piatto d’argento, fluttuose arancia onde marine,
previo doloroso distacco salmastro, che non si può evitare.

Dalle ferie, il distacco ultimo, dell’ultimo giorno di vacanza.

Dall’agostano, e tosco, mare, che, festante, ci accolse, ieri.

Da un gelato in carrozza, sul lungomare dell’etrusca riviera.

Al tramontar dell’ultimo dì,
cch’arritornano, tteribbili, lli, zòliti, ppenzieri…

Del torrido agosto, che poni, o mare, intra “al kàmmin vitae”!

E l’arancione sussurro, delle onde,
qui, ora, spiaggiato,
nel tosco liquido estivo,
bandiera blu, che garrisce al vento,
placatosi ora il vento, a sera,
adagiati sul fertile bagnasciuga dei sogni,
ove tutto è ancora dorato, possibile, realizzabile, futuro.

E, all’eclissi del notturno tramonto,
di luna e di stelle desiderabili, acceso,
fattosi ormai feroce, l’indesiderabile giorno,
con il ferroso treno ululante orologi,
che par gridare: “salite!”
avvolti dall’agostana luce bianca,
dell’accecante Sole Universale,
lasciati a terra valigie e bagagli di conchiglie ed alghe,
alla squallida routine del sopravvivere,
fatta di bollette da pagare ed orari,
ora, sì mesti,
facce di terra,
noi, sì, ritorneremo.

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Poesia: ddummilaeccinquanta – mmarcia ssu Rroma mmarcia (Duemilacinquanta – marcia su Roma marcia) di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 1, 2013 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Chiedo scusa all’autore
ma che fame leggendo le sue parole,
tanti odori deliziosi,
per i palati più golosi…

In ddummilaeccinquanta – mmarcia ssu Rroma mmarcia (Duemilacinquanta – marcia su Roma marcia) di Cristiano Torricella assaporo i gusti antichi che non tutti sanno apprezzare, è tradizione anche questa che va conservata e tramandata…

L’arte culinaria in questa poesia gastronomico-letteraria – riportata in poche righe per ragioni di brevità – fa venire l’acquolina in bocca ed io degusto questi versi e spero piacciano anche a voi! :)

 

   
ddummilaeccinquanta – mmarcia ssu Rroma mmarcia Duemilacinquanta – marcia su Roma marcia
(nntroduzzione, ggastronnommica, dd’autore, a lla ppòèsia) (introduzione, gastronomica, d’autore, alla poesia)
   
‘nn ggelatino dda Ffassi o dda Ggiolitti, Un piccolo gelato, da Ffassi o da Ggiollitti,
o sseduti ar, pannorammico, bbar, dde Mmonte Mmario, o seduti al, panoramico bar, di Monte Mario,
kòme ffacevamo nnoantri, dder poppolin, a ffin ‘900, a Rroma? come facevamo noi altri, del popolino (romano), a fine ‘900, a Roma?
Nna, ddoverosa, ggrattachecca, sserale, Una doverosa granita, serale,
ppasseggianno ‘nn riva ar ffluido Tevere, passeggiando in riva al fluido (perché acqueo) Tevere,
o ‘nn ffila ppè ddue, ddar cocommeraro, o in fila per due, dal venditore di cocomero,
a ppijià nna ffettarella ffresca ffresca, ddìàccia, una piccola fetta fresca fresca, bella gelata,
kòme sse ffaceva, ‘nn ttempo, ttutti nnoantri, come si faceva, un tempo, tutti noi altri (del popolo),
dda Bborgo e dda Kàmpo dde lli ffiori ggiunti, a ssera, giunti lì da Borgo (Pio) e da piazza Campo de’ Fiori, di sera
dder Ccentro Historrico, dde Rroma, vvecchi abbìttanti? del Centro Storico di Roma, vecchi abitanti?
None? Nn’ vvòlete ggnènte? No? Non volete niente?
E nn’ ppezzettin dde ppizza ar ppòmmidoro, ammanco, a vvòlete? Ed un pezzettino di pizza al pomodoro, nemmeno, la volete?
Appen ssfornata ddar fforno nnostro, a Mmecennate, Appena sfornata dal forno nostro, di Via Mecenate,
llì vvicino, arr tteatro dder Bbrancaccio (ànghelo vvia Mmerullana), kalla kalla? vicino al teatro Brancaccio (angolo Via Merulana), calda calda?
E ammanco annà a mmagnà ar mmejo aristorante, ccinnese, dde Rroma, E, nemmeno, andare a mangiare al miglior ristorante cinese di Roma,
qquello all’ànghelo kò vvia Mmerullana, quello all’angolo con via Merulana,
addinnanzi a lle pposte, ssempr’affollate e llitiggiose? davanti alle Poste, sempre affollate (di gente) e così litigiose?
None? E cche d’è! Ammanco ggnente, vve ssta ppiù bbene! No? E che diamine! Proprio niente, a voi, vi sta più bene!
Alor, ddu bbiscottini ppolentini, ccò ll’uvetta, artiggiannali, Allora, (gradite) due biscottini polentini, (fatti) con l’uva (passa), artigianali,
ffatti, ffreschi ffreschi, a Ppollizziano, da Ccippriani, fatti, freschi freschi (di giornata, appena adesso), a via Poliziano, da Ccippriani (antica biscotteria rionale monticiana),
o nna kròstata kò ‘e vvisciole, ‘i ggraddite? oppure una crostata con le visciole, li gradite?
Oppure nna kàpatina llì, a lla, nnostra, historrica, ttrattorria rròmmana, Oppure una visita (di tipo gastronomico-mangereccio), lì, alla nostra, storica, trattoria romana,
ttra vvia dde Zàn Mmartino a lli Mmonti e vvia Ddòmmènìcchìno?, tra via di San Martino ai Monti e via Domenichino?
Ccchiacchera, alor, mmò, ttu, a sservaggio ! Parla tu, allora, adesso, tu, o selvaggio!
Arisponnime, armeno, qquarcosa dde zènzato! Rispondimi, almeno, qualcosa di sensato!
Nnun kàpisco, er llinguaggio fforesto, ke ttu pparli! … Non comprendo (il linguaggio forestiero), che tu parli! …
Mmah….k’addichi? Ma che dici?
Dde mmagnà rromanno, ppizza e ffichi, Di mangiare romanesco, (ad esempio), pizza e fichi,
a vvoi, bbarberi, ppè gnente, nn’ vve ppiace? a voi, barbari, per niente, vi piace?
E cche cce ssete, alor, vvennuti a ffà, qqui, vvoi, “ggens hostile”, E che cosa ci siete, allora, venuti a fare, qui, voi, “ggens hostile” (stirpe bellicosa ed ostile),
qqui, dda nnoantri, a Rroma, a ffà rreato vvile? qui, da noi altri, a Roma, a compiere (vili) reati?
Nn’ mme ppàrete nnè Zàbbini, nnè mmàli ettruschi, né Rromoletti… Non mi sembrate nè Sabini, nè odiosi Etruschi, né degni figli di Romolo…
‘nnn zàrete, mmica, addunque, ffammellici bbàrberi Ggalli Ccìsarpini? Non sarete, perciò, per caso, dunque, affamati barbari Galli Cisalpini? (Cisalpini, intesi qui, come “provenienti dal Passo della Cisa”, cioè emiliani, padani).
E qquelli, asce bbipenne ‘nn mman, E quelli, asce bipenne in mano,
a mme, rromman ppoè, ggnente arrisposte, a me, poeta romano, nessuna risposta (diedero),
mm’agguardeno ‘nn kàgnesco, e ppoi, isstan zzitti, (anzi) mi guardano in cagnesco, e poi, tacciono,
ggiacchè ss’avanza, addezzo, ssì zòlenne, er lloro kàpo… giacchè s’avanza, adesso, così solenne, il loro capo …
   
Ppoesia (zèguito) – [omissis – assente, qui] Poesia (seguito) – [omissis – poesia assente, qui]
   

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