Gran rifiuto ad adempiere al contratto truccato del 2050 di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il apr 2, 2017 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella

Intro in rima in omaggio a Cristiano Torricella, o per lo meno ci provo! ;)

Il Buon Cristiano mi ha inviato,
in un tempo che per mancanza di tempo
è già passato (poco tempo fa, a parer mio),
un suo testo inedito e “truccato”,
in cui cita me e Libera-mente
insieme ad altrettanta gente
che per visione, e convinzione,
diversa dalla mia,
chiude la porta alla poesia
e al pensiero libero che ci sta dietro – e dentro
che troverà sempre spazio
in questo posto
perchè siamo fatti per pensare
in maniera indipendente e di sicuro
Libera-mente!

 

Gran rifiuto ad adempiere al contratto truccato del 2050, di Cristiano Torricella
(poesia di denuncia sociale contro le “Caste dell’Arte”, scritta in neodialetto italo-romanesco)

Mi rifiuto di apparire “a gratis”, ner 2050, di nuovo, sulle scene
per questa ital società, si bara e ria, senza cultura,
che tutto ci promette, bara e mai… mantiene!

Sì contente, le Invidiose Politike Serpi Intellettuali, sibilan tra i denti:
“Povera e Giusta Fine è… questa, per Ogni Artista Indipendente Libero…
che non blandisca bene i… Ricchi ed i… Potenti!”.

Pagatemi Voi, Voi, dunque, e non Io, da oggi,
o vili Caste D’Arte Prezzolate e Finanziate Bene,
sì m’arubbate… pè Vostre Fregnacce Culturali Eccelse…
di concorsi letterari a premi ed… altro, fatto da Voi…
er prezzioso tempo mio mortale… e la salute mia…
oppur… si a Voi ‘n ve va…. famo… ‘n ber gnente!

Sicchè, Io poè metropolitan, dimissionario da li mia fin novecenteschi versi,
un dì, vinto ed emarginato dal… Potere Politiko di Roma e di… Milano,
rovesciato a l’incontrario er “paradigma der vincente” a vostro danno,
insegnatomi da Voi, in questo mondaccio infame, autoreferenziale e… prepotente…
che ci umilia – e sfianca – tutti i Santi Giorni… cò burocrazzia, tasse e.. gabelle…
invio oggi, da li Castelli Belli “for de porta”,‘sta “mia flebil voce” solo ad… Andrea.

Mettenno Libera-mente punto net,
levannoVe importanza e… tempo mio,
tra i primi posti de “Quelli che conteno ner… monno”,
prima de li Potenti e Ricchi de la Terra e de li… Politiki,
e … a li “politikanti ignoranti dotti artisti”, invece… all’ultimo!

E gnente de gnente, invece, mannerò più – a gratis – Io, poè…
a tutti quell’artri, ch’ammanco conosco, che me chiedon, Loro, a ortranza…
altri miei testi “a gratis” e… mie poesie…. e de partecipà, a spese mia, a “questo e quest’artro”…
che si je và de mette online, a Isso, blogger Andrea… bontà sua,
Isso me pubblica, quanno che Lui ci ha tempo, ‘sti quattro miei… versi!

A giornal e Tv, perciò, gnente più aggratis…
che nun meritano, ammanco, ch’Io ce perda tempo e che je scriva e-mails…
e si vorranno – ancor, da me – quarcosa che Io scrivo o dico…
da oggi, pè tutt’Issi Lor, è finita ‘a pacchia… è a… pagamento!

Che de le Caste… d’Arte… so, Issi, Li Maestri Eccelzi…
che rubbeno, a l’Artisti Veri Indipendenti, spazzio e nome… a ortranza…
Issi, ‘sti vecchi marpion, sì ammanicati… cò… i Lor politiki,
vili e prezzolati servi e lecchin… solo pè riempì lor lauta… panza
ch’oggi se so messi tutti a scrive – pure loro? – i granni libbri grossi, cò… ‘e dediche ai… politiki…
e se so messi a fà – ma chi? Addavero? Loro? Che ‘n sanno addirige ammanco più… se stessi? -
pien di vanità… assetati di Potere… “Lor Gran Sapienti” di… Teatro, Musica, Poesia e… Cultura…
l’Ignoranti Direttori Artistici… de l’altri!

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Poesia – Testaccio, rione mio di oggi e di una volta di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 14, 2016 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Avete mai frugato nei vostri cassetti? Suppongo di sì, a me capita spesso e quante cose trovo!, trovo fotografie e monetine, pacchetti di sigarette usati e qualche volta anche mozziconi, cartoline che avrei dovuto spedire e altre ricevute e ogni oggetto è un ricordo, amaro o dolce, conta poco, tutto insieme fa quel che sono oggi senza rimpianti e ripensamenti.

E se tra fogli vecchi e ormai ingalliti spunta un qualcosa, una poesia in questo caso, di cui ci si era dimenticati? La risposta è semplice, è un inedito e per noi di Libera-mente un regalo che l’autore – Cristiano Torricella – ci ha donato…uno scorcio di rione – Testaccio, Roma – che con il tempo è cambiato.
Bello ritornarci nonostante tutti i cambiamenti di questi anni, i ricordi lo ricordan diverso e un po’ di nostalgia affiora e allora ci si perde nei pensieri…

Buona lettura amici miei e Grazie Cristiano per il regalo! :)

Roma - Testaccio

Testaccio, rione mio di oggi e di una volta
(poesia inedita in lingua italiana)
di Cristiano Torricella

Ben dodici anni dopo, siamo andati, da Laura,
a mangiare a Testaccio, a Roma mia
e non sembrava, affatto, che fosse così cambiato,
questo rione antico, nostro e mio…
e invece… ragazzi, mi sa che anch’Io mi son sbagliato!

La piazza è – indubbia-mente – la solita,
con la sua antica Chiesa ed il suo solito Teatro…
però, qualcosa non mi torna affatto come al solito…
in questa Grande Festa “di paese”
che c’è oggi, qui, al rione “nostro”!

“Cosa c’è che non va, o poeta romanesco?
Sei te che sei sbagliato o che non ti ci ritrovi affatto?
Niente è cambiato, qui… è tutto uguale….. come ai tempi tuoi…
che il tempo, qui a Testaccio, sembra proprio che si sia fermato!

Lo senti questo dialetto nostro
e questo “nostro romano eloquio”,
in piazza e in strada?

Lo senti, il tappezziere nostro,
che, nella sua solita bottega,
spara grossi chiodi – lunghi un dito – nei divani?

Li vedi i giardinetti nostri, hodie,
tutti strapieni di “Nostra Vera Gente”
e di Romani?”

Ma il poeta, un che la sapeva lunga,
così gli rispondeva, a quello, sì placido e oltraggioso:
“o uomo di Roma, ma che mi stai prendendo in giro per davvero?

Ma che… ci sei…(per davvero) oppur…. ci fai?
Adesso te ne domando due (di cose)
in modo che noi due ci capiamo meglio!

Dove son finite le vecchie bancarelle “zozze”
del popolare mercato di Testaccio…
con le ambulanti grida di una volta (dei bancarellari) nostre,
a far “rional fiera” e tanta confusione?

Aò… o romano finto… com’è che adesso tu non rispondi niente, eh?
E questo fontanone, albo e candido, che l’hanno ripulito così bene…
non stava, prima, altrove, là dove finisce il viale, al Lungotevere?

O Testaccio mio, rione bello …. dimmi, almeno tu, la verità…
tu che ti sei dato…. questa mano di belletto…. sì costoso e più moderno….
dimmelo a me, tra me e te… a quattrocchi: …. chi te l’ha fatto fà?

O Testaccio mio, oggi così tanto “altolocato”,
con tutti questi moderni – e nuovi – “notturni localetti prelibati”…
non provarci neanche, tu, a servirmi, pure a me,
“oriundo popolan di Roma mia sparita di ier l’altro…”
come se pur’Io fossi, qui, come quest’altri,
uno stranier turista o un forestiero!

O Testaccio mio bello, di una volta,
allora sì tanto pieno di sporcizia, ma oggi…. spudorato…
non provarci più, a farmi tutte queste sviolinate addosso,
per spillarmi soldi dal panciotto,
…. ch’Io, poeta, ieri, affatto, non son nato……

Che, a Roma mia, Io vi nacqui e, per trent’anni, vi ho abitato…
sicchè – chiosando in fretta, qui, poeta, a farla breve…
Testaccio è sempre Lui, però… diciamolo…
ora che ha fatto i soldi, un pò è cambiato!

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Poesia teatrale – Agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015 di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 16, 2015 in Blog, Cristiano Torricella, In Libreria

Cristiano Torricella ci ha inviato questa poesia, scritta ieri per le povere vittime innocenti degli attentati che hanno ferito la città. Una poesia, che, dice l’Autore: “non avrei mai voluto dover scrivere, visto che considero Parigi la mia seconda città dopo la mia natia Roma.

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Agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015
(poesia per le povere vittime di Parigi)

(di Cristiano Torricella, autore)

Libertà Uguaglianza, Fratellanza…
agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015, vista ieri sera alla televisione…
invero, Io, italo vecchio scrittor, nonchè poeta dissidente,
aveo promesso di non scriver, di mio poetico – è ver? – proprio più niente;
ma, quivi, evidentemente, faccio, per forza maggior, una debita eccezione, di domenica,
per ricordar le povere ed innocenti vittime di popolo, massacrate ier, proprio lì, a Parigi…

In aria levata, mia negra penna indignata, gronda di vero sangue altrui – che orrore!
stragi di innocenti e disarmati visi, a tarda sera e notte, tranquilli e spensierati cittadin,
sparsi nelle vie affollate, nei caffè fumosi e nei ristoranti di Parigi;
inspiegabile vendetta contro chi e che cosa – insensata e folle, questo è sicuro -
colpendo odiosamente, a caso, i pazzi, chi non può affatto difendersi, un civile,
che si ciba, a tavola, o ascolta musica o passeggia per le quiete e luminose vie, a Parigi…

Vittime civili – alcune così giovani – indifese e coperte da macabri lenzuoli, stese in strada;
gente che aspettava, in auto, in fila, civilmente, ad un semaforo, ferita o uccisa, a caso;
urlan, nella notte, siren spiegate e grida di ambulanze e di feriti, per le mie tanto amate strade di Parigi;
così Parigi geme e piange, oggi, i suoi poveri morti ed Io – non posso esimermi dal farlo – anch’Io con Lei;
nostra preghiera agli innocenti morti, è doverosa e giusta – ed anch’Io la faccio, da credente, è ovvio -
ma poscia divento anch’Io – con gran sorpresa mia – per ribellione all’atto disumano e barbaro –
a tale infame scempio di popolo francese, ingiusto, rio ed inaccettabile a un umano –
quasi francese – e parigino – anch’Io, cantando “Marsigliese”, per reazione, pure Io!

Got mit uns! Ma Dio non ama bere sangue di innocenti vittime civili! Mai e poi mai!
Non mistificate invan, di Dio e di Pace, il Sacro Nome, o Novelli Anticristi di Parigi!
Orrore e crudele fanatismo invadono, d’un tratto, la Senna sotto ai ponti e il mondo intero,
che, sol ier dì, parea così civile e placido e turistico! Or dunque, vigilate!
Che, nero e funesto, sventola tal lugubre vessillo – odor di Morte Nera –
e spegne, di fatto, a lutto, ridente Tour Eiffel e la “ville lumière”, città d’amore,
calando lo tristo sudario, sulla ferita nostra Europa, tutta in fiamme, e su Parigi,
che tale infausto ed agghiacciante, disuman, terzo-mondial-guerrafondaio urlo di protesta genera e reca:
“terrorismo infame e vile, che uccidi gente inerme, a caso, in strada, a notte, a Parigi!”

Altre – ulterior – minacce odiose, in tv – poscia – non bastasse ancor, alle feroci belve, ciò che han fatto – Io odo:
minacce armate alla mia amata Londra del Tamigi…;
minacce armate alla nostra amata Roma, “caput mundi” e, da sempre, papalina…
saran, davvero, tal folli minacce, contro a Roma mia natia, date alla stura, come prossimo bersaglio di follia?
Non permettete sia fatto questo a Roma, “caput mundi”, vi scongiuro!
Chi di dovere, faccia! Vigilate!

Lucifero ride a crepapelle ed, apparentemente immoto, tace Iddio;
così pur’Io, parigin-roman poeta, affranto e mesto,
poso la mia sanguinante penna, trasudante inaccettabile disuman barbarie altrui,
fatta, come sempre, sulla pelle di tanta inerme gente, che non c’entra…
onore, perciò, alle cadute innocenti ed indifese vittime, civili, delle orrende stragi di Parigi,
caduti senza colpa alcuna, per la spietata crudeltà di estremisti insani e sanguinari…
A Parigi ed a tutta la Francia, perciò, Io, poè romano, qui solidale, termino di scrivere e l’abbraccio!
Mai più stragi! Never again!

Cristiano Torricella

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Poesia: Ode all’inventore della doccia di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 3, 2013 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Che il rilassamento abbia inizio! A volte ci vuole, a volte è necessario per sentirsi meglio, e tra le tante forme che ci sono, Cristiano Torricella ha scelto la carezza dell’acqua sulla pelle grazie a una doccia bella, calda e rigenerante.

Ode all’inventore della doccia: una poesia tiepida e carezzevole, dall’incedere elegante e delicato, un ringraziamento a chi, la doccia, ha inventato, regalandoci così un momento di serenità.

 

Ode all’inventore della doccia

 

Ode eterna,
ad imperitura memoria,
di chi inventò la doccia.

Doccia ove conduco,
bianchi cavalli stanchi,
all’acqua calda, fumante,
le dolenti, e stanche, membra,
così abbrutite,
da li, faticosi, e duri,
e, necessari,
lavor de la campagna.

Membra mie,
tutte piegate, e vinte,
e, dal sudor, di sete, arse,
dalla nostra, castellana,
ed aspra, terra genzanese, e vigna!

A risuscitante, e catartico, riposo,
or, a la corroborante doccia, ite!

Grazie a te, dunque,
o inventor de la doccia,
giacchè, sol grazie a te,
calda, acqua calda, a fiotti,
or, su di me, libero contadino,
dalla testa ai piè, giù, dal rubinetto,
or, giù, giù, generosa, lava e scorre.

Dall’acqueo telefono,
che, mai, e poi mai, telefona,
a rinvigorir, quasi “a nova vita”
le disarticolate, e ferite, membra,
offese dalle, tante, battaglie de lli campi,
e dall’acuminati, odiosi, e nerboruti, spini,
e da scintille, ardenti, e “zanze”*.

E così, addisotto al “caldo effluvio”,
par d’esser tornati giovini, addennovo,
senza più traccia, alcuna,
di campestre fatica.

Ominide, addenovo, aritornato cittadino!

E piove acqua calda,
dallo scaldabagno nuovo,
e piove, e piove!

* “zanze” = forma poetica, che significa zanzare.

 

Nota dell’autore:

Poesia in lingua italiana, scritta a Marino (RM) – ai Castelli Romani, il 21 settembre 2013, uscendo dalla doccia, al ritorno dalle fatiche della coltivazione dei campi. Ventun settembre, non a caso, primo giorno d’autunno e giornata nazionale dell’orto sinergico e della permacoltura ovunque nel mondo. Poesia scritta appositamente per essere pubblicata su www.libera-mente.net.

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Poesia – Processo, poppolare, per arto tradimmento de lla Costituzzione (Processo, popolare, per alto tradimento della Costituzione) di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il apr 7, 2013 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Prima domenica del mese. E’ il giorno della poesia!

Diversamente dal solito, in cui scrivo un breve commento, questa volta, prima di lasciare spazio ai versi del poeta Cristiano Torricella, gioco d’anticipo con una breve introduzione-recensione che gli stessi versi qui riportati hanno ispirato, una didascalia che racchiude brevemente il percorso fin qui intrapreso dall’autore che successivamente, andando oltre, analizzerà altri temi spaziando a trecentosessanta gradi tra vari mondi…

“Processo, poppolare, per arto tradimmento de lla Costituzzione” è una poesia civica di protesta, una delle ultime di tipo civico, dell’autore Cristiano Torricella, e viene pubblicata soltanto qui, sul blog di Libera-mente.net, per espressa volontà dell’autore. E’ la sua penultima poesia di tipo civico che abbiamo a disposizione. Dopodiché, con “Er ddivorzio dda lli libberi cittadini”, poesia anch’essa inedita, che pubblicheremo, ve lo promettiamo, nel prossimo mese di maggio 2013, il Torricella cambierà, definitivamente, e per sempre, il suo tragitto letterario e poetico, ed il suo percorso esistenziale, ritornando, Egli, di nuovo, a poesie più intimiste, più personali, più psicologiche, più metafisiche e più spirituali.
Si chiude, così, un periodo letterario, di forte protesta civica e di forte critica, personale e popolare, verso il Palazzo del Potere, e se ne apre un altro, invece, più proficuo e fantasioso, orientato alle scienze, all’ecologia, al territorio locale ed ai cibi tradizionali, al dialetto romanesco, e persino alla fantascienza, ed, in definitiva, al nostro, prossimo, comune, futuro, su questo nostro, così martoriato, pianeta Terra”. (Andrea)

 

   
“processo, poppolare, per arto tradimmento de lla Costituzzione” “Processo, popolare, per alto tradimento della Costituzione
   
Questo, lli llibberi cittadin, dder poppolin romano, mmio, Questo, i liberi cittadini, del popolino romano, mio,
mme cchiedeno, dda ddì, ar Potere, aqquà, mi chiedono, di dire, al potere, qui,
e, questo, Io, poeta, roman, e montician, dde’ ffin ‘900, e, questo, Io, poeta, romano, e monticiano, di fine ‘900,
llor portavvoce, qqui, libbera-mmente, argommento, ancor, ppè st’urtima vvorta: loro portavoce, qui, libera-mente, vado ad argomentare, ancora per questa, ultima, volta, e cioè:
“dder ppecchè, noantri, dde Parione e dde Monti, “del perchè, noi altri (del popolino), di Parione e di Monti,
de Voantri, dder Poter, se semo, verammente, rotti er cà!”. di Voi Altri, del Potere, ci siamo, veramente, stancati!”
Parla, qqui, dde seguito, llui, mmedessimo, er Poppolo, Ssovran, Rommano. Parla, qui, di seguito, lui, stesso, il Popolo, Sovrano, Romano.
Taci, addunque, e ascorta bben, o Palazzo dder Poter, quello, che ‘sti libberi cittadin, Taci, dunque, e ascolta bene, o Palazzo del Potere, quello, che questi liberi cittadini,
esausti, qqui, t’hanno, ancor, a tte, dda ditte esausti, qui, hanno, ancora, da dirti
(‘nvece, Io, poè, ttacerebbe, assai volontier, ssi, ssortanto, ppotessi!) : (invece, Io, poeta, tacerei, assai, volentieri, se, soltanto, potessi!) :
“Ppé trent’anni, llungammente, a nnoi, dder poppolino, c’avete prommesso n’Eurropa, “Per trent’anni, lungamente, a noi, del popolino, ci avete promesso una Europa,
bbona e llibbera, ssenza bbarrier, affratellata, co’ n’euro fforte, ffonte, de fatto, buona e libera, senza barriere (doganali e linguistiche), con i popoli, europei, resi fratelli,
dde svilluppo, dde llavoro e dde pprogresso, sì pprogettato! con un euro forte (moneta unica), fonte, di fatto, di sviluppo, di lavoro e di progresso, così progettato!
Invece, noantri, der poppolin, ppovera ggente, avemo ddovuto, e ssempre, stringe ‘a cinghia! Invece, noi altri, del popolino, povera gente, abbiamo dovuto, sempre, stringere la cinghia!
Da ssempre, ppé trent’anni, a nnoi, cittadin, vvoi, ffaccioni, da lli mannifesti, Da sempre, per trent’anni, a noi, cittadini, Voi, faccioni, dai manifesti (elettorali),
prommetteste, dde ffa, cco’ ‘r ttempo, nna Repubblica, ppiù ggiusta… ci prometteste, di fare, con il tempo, una “Repubblica più giusta”…
Ppoi, ‘nvece, avete fatto ‘n mare de taiji, e dd’engiustizzie, Poi, invece, avete fatto un “mare di tagli”, e d’ingiustizie,
e aritradito, ppuro sstavorta, a Costituzzione, nnostra e vvostra! e tradito, nuovamente, pure questa volta, la Costituzione, nostra e vostra!
Avete mmesso, ppé ttrent’anni, lli mmannifesti vvostri, ddappertutto, Avete messo, per trent’anni, i vostri manifesti, dappertutto,
cco’ lli faccioni vvostri, appiccati, ar muro, ccor soriso, con le vostre grosse facce, appese, al muro, sorridenti,
e noantri, libberi cittadin, ppaghevamo, “obtorto collo”, ‘sti ssorisi vvostri, e noi altri, liberi cittadin, pagavamo “obtorto collo”, questi vostri sorrisi,
ffalsi, come GGiuda, abbacia er Cristo! sorrisi falsi, come Giuda bacia il Cristo!
E ddaje ggiù, voissi, a pparlà, ssolo, e ssortanto, dda ttivvù e ggiornali, E dai, voi stessi, a parlare, solo e soltanto, da televisioni e giornali,
dde vvoi sstessi (e, dde nnoantri, dder poppolo rommano, ffreghetene!)! di Voi stessi (e, di noi altri, del romano popolo, chissenefrega!)
Così, oggi, nnoi, er popolo, se semo rotti, dde tuttto “‘sto ggran parlà, e “magna magna”, gennerale!” Così, oggi, noi, del popolo, ci siamo rotti, di tutto questo gran parlare, e “magna magna”, generale!
Aritornamo ‘ndietro, a qquanno, ppé nnoantri, vvecchi sdentati, Ritorniamo indietro, a quando, per noi altri, vecchi sdentati,
cce steva, ddavero, er posto, a llo spidale! c’era, davvero, un posto, all’ospedale!
Se ssemo fatti vecchi, e ‘n sopportamo, ppiù, ttutti ‘st’imbroiji e ‘sto, sschifoso, andazzo! Ci siamo fatti vecchi, e non sopportiamo, più, tutti questi imbrogli, e questo, schifoso, “andazzo”!
Sse er ppoter tte piace, ccosì ttanto, mmò, saccilo, hai dda addifennelo, cco’ ‘i denti, ttesta dde cz! Se il Potere ti piace, così tanto, adesso, sappilo, dovrai difenderlo con i denti, testa de cz!!
Semo settanta mijion, de cittadin, nner 2050, addentro a st’ Itaglia, Siamo settanta milioni, di cittadini, nel 2050, in questa Italia,
e ciò cche ffate, vvoi, lassù, ‘n cce stà, ppropio, pppiù bbene! e ciò che fate, Voi, lassù, (ar Palazzo), non ci va, proprio, più, bene!
Bari e spergiuri, ppé trent’anni, avete messo, a ssalute, sopra a tutto, Bari e spergiuri, per trent’anni, avete messo, la salute, sopra ad ogni cosa,
garantilla, a noantri, der poppolo, era n’dovere, costituzzionnale, garantirla, a noi altri, del popolo, era un dovere costituzionale,
ma te pare, che ciò ch’era scritto, in sulla Carta, poi, faceste, Voi, addavero, ppé davvero? ma si è mai visto, nella realtà dei fatti, che ciò ch’era scritto, sulla Carta (Costituzionale), poi, Voi faceste, davvero, per davvero?
S’arubbereno dde tutto, dda ‘e casse, ppuro lli cattetteri, e, all’ospedali, nnostri, ssoldi, zzero! Rubarono tutto, dalle casse, pure i cateteri, ed agli ospedali, nostri, zero soldi (rimasero)!
Ccosì, o mmaledetti, proprio vvoi, ffaceste, ‘sti cittadin, mmorti, e mmorti ignutili, Così, o maledetti, proprio voi, faceste tuti questi cittadini, morti, e morti inutili,
che nne lle tombe, llor, ancor’oggi, s’ariggireno, o porelli, che nelle tombe, loro, ancor’oggi, si girano, e rigirano, poveracci,
cchiedenno, e arichiedenno, a nnoi der poppolo, “vvendetta!”. chiedendo, e richiedendo, a noi del popolo, “vendetta!”.
Fu ppé trent’anni, che “scrivi ‘nna cosa, prommettila, ‘n campagna elettorale, Fu per trent’anni, che, Voi, “scriveste una cosa, la prometteste, in campagna elettorale,
e, poi, fanne n’antra, dder tutto, opposta, a commodaccio tio!”. (ai vostri elettori) e, poi, ne faceste, sempre, un’altra, del tutto opposta, a comodo vostro!”.
E’ proprio ccosì, che tte ffregorno, a te, ccittadin, llor vvotante, itagliano, E’ proprio così, che ti fregarono, a te, cittadino, loro votante, italiano,
zero ppensier, “dellega ttutto all’artri!”, commodammente, ttu, spaparacchiato, zero pensieri, “delega tutto agli altri!”, comodamente spaparacchiato, tu,
a vvede ‘a partita, ssur divano,! a vedere la partita, sul divano!
“panem et circenses” e, llor, accussì, tt’accomanneno! “panem et circenses” e, loro, così, ti comandano!
A fa l’opposto, esatto, dde ciò che steva scritto, llì, nn’a Costituzzione, A fare l’opposto, esatto, di ciò che stava scritto, lì, nella Costituzione,
quanto ffu bbravo, e scartro, dall’arto dde ‘a portrona, sia, er Gran Lardone! quanto fu bbravo, e scaltro, dall’alto della poltrona, sua, il Gran Lardone!
Prommesso ci aveva, er lavoro ppé tutti, e fece, ancor, dde più, ddisoccupazzione! Promesso ci aveva, il lavoro, per tutti, e fece, ancor, di più, disoccupazione!
Prommesso ci aveva, er merito, e sempre pijò, solo e sortanto, er raccomannato! Promesso ci aveva, il merito, e sempre assunse, solo e soltanto, i raccomandati!
Prommesso, ch’ebbe, a tutti,‘a salute, ppoi, te cchiudeva, a te, e ppropio, lo spedale! Promesso, ch’ebbe, a tutti, la salute, poi, ti chiudeva, a te, e proprio, l’ospedale!
Prommessa, ffu, istruzzion, e ccurtura, ar poppolo, e poi tt’aritrovi llui, er “finto artistico”, Promessa, ffu, l’istruzione, e la cultura, al popolo, e poi ti ritrovi lui, “finto artistico”,
addenovo, llà, ch’ arecita, puro, ppoooesie, commme Nnerone, di nuovo lui, là, che recita, puro, poooesie, come Nerone,
alloro ‘n testa, et cetra, a spese ttia, llui, addenovo, puro llì, tte sse ffa bello! alloro in testa, et cetra, a spese tue, lui, di nuovo, pure lì, che si fa bello!
Che ppozzin’ ammazzallo! Che lo possano ammazzare! (espressione popolare romanesca, non “ammazzarlo”, per davvero)
N’a ‘a vedi puro tu, o poppolino mmio, tutta ‘sta, mmal, grammigna? Non la vedi anche tu, o popolino mio, tutta questa, cattiva, infestazione di gramigna?
Ch’aspetti, o cittadin d’Itaglia, orsù, tu, a llevalla? Che aspetti, o cittadino d’Itaglia, orsù, a levarla (la gramigna)?
Er rimmeddio, ffinal, o voij sapé, tu, o ppoppolin mmio, ppè ‘sta canajia? Il rimedio, finale, vuoi conoscerlo (knowledge), tu, o popolino mio, per questa canaglia?
Acchiappeli, tu, tutti quanti, a questi qui, o glorrioso, poppolo mio, sovran, d’Itaglia! Acchiappali, tu, tutti quanti, a questi qui, o glorioso, popolo mio, sovran, d’Itaglia!
Libberate, mò’, dall’oppressori tia, o fformidabbillissima, mmia, ppiù sana, dde lor, Itaglia! Liberati, adesso, dei tuoi oppressori, o formidabilissima, mia, più sana, di loro, Itaglia!
E pprocesseli, a ttutti quanti, ner 2050, p’arto, e vvile, tradimmento, de lla Costituzzione! E processali, tutti quanti, nel 2050, per alto, e vile, tradimento, della Costituzione!
Nun ce pozzeno ppiù ffermà, a nnoi der poppolo, a tutti quanti! Non possono più fermarci, a noi del popolo, a tutti quanti!
Semo settanta mijioni, ttti ‘n piazza, oggi, e non ppiù bboni! Siamo settanta milioni (di cittadini), tutti in piazza, oggi, e non più buoni
E, dde Voantri, der poter, se semo, vverammente, proprio, rotti, li c..oni! E, di Voi altri, del Potere, ci siamo, veramente, proprio, rotti i c..oni!
Revolution!” Revolution!”
Accussì pparlò, er rroman poppolo, stanco a dda’esse vvessato, mmio, Così parlò il popolo, romano, mio, stanco d’esser vessato,
ed Io, vvate, dde mmio pugno, qqui, ttrascrissi, dde ppassaggio, ed Io, vate, di mio pugno, qui, trascrissi, di passaggio,
ssur bbianco fojio, ll’esatto llor voller, sul bianco foglio, il loro volere,
a lla ssolita, e sstanca, ccuriosa, e ppoppolare, rromanesca, mmia, mmanniera. alla solita, e stanca, curiosa, e popolare, romanesca, mia, maniera.
   
Rroma, rione Mmonti – Ccolle Oppio – vvicino ar Coliseo Roma, rione Monti – Colle Oppio – vicino al Colosseo
A.D. MMXIII A.D. MMXIII
   

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