27 gennaio 2017 – Giornata della Memoria

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174517. Funzionante.

Comincia con un numero e una parola questa mia grande o piccola riflessione sulla Shoah, sull’Olocausto, sull’orrore che le truppe sovietiche videro il 27 gennaio 1945 varcando il cancello di uno dei tanti, troppi, campi di concentramento – sterminio, meglio – che la Germania nazista ebbe il coraggio di costruire ad Auschwitz, prima, e poi a Birkenau, Monowitz, Brno, Trzebinia, e poi… e poi… e poi…

Tanti, troppi centri dell’orrore, della crudeltà e dell’odio più famigerato e sfrenato che l’uomo abbia mai raggiunto nei confronti di un altro uomo.

174517. Funzionante.

Questo numero venne tatuato sulla pelle di Primo Levi, portavoce di un popolo e di una realtà dura e inumana, vissuta nei campi di concentramento.

Funzionante. E’ la parola con cui venne classificato e che in parte gli salvò la vita durante il buio di quegli anni.

E’ possibile definire un uomo funzionante? E’ questo quello che mi chiedo.
In base a che cosa? Secondo quale metro di giudizio? Non trovo risposta a questo così come non riesco davvero a concepire come e perchè sia accaduto quello che oggi ricordo, ma non solo oggi, sempre nella Giornata della Memoria.

I kapò possono esser scomparsi, non ne sono sicuro se mi guardo intorno…
Il nazismo finito, non sono sicuro neanche di questo se mi guardo intorno…

I mezzi, la maniera di provocare danni, orrore, morte e distruzione sono cambiati ma ahimé restano ancora vivi oggi se mi guardo intorno…
Nascosti, neanche tanto, tra sorrisi ipocriti e falsi e ordini su cosa è giusto o sbagliato.
“Il deve fare”, “deve rispettare le regole”, sono tutte espressioni che rimandano a quello che la Storia avrebbe dovuto insegnare. Avrebbe dovuto, perchè non tutti hanno capito e nessuno di quelli che utilizza questi modi ha capito, questo è sicuro.

Forme diverse di “campi”, stesso risultato. Non “concentrato”, forse, più disseminato e decentrato ma sempre presente. Ahimé.

Ricordando il 27 gennaio 1945 segnalo un’opera di David Olère, deportato dal 1943 al 1945, che inizia a disegnare nell’ultimo periodo di prigionia raffigurando scenari di vita quotidiana ad Auschwitz-Birkenau

Arrival of a Convoy - David Olère

Arrival of a Convoy – David Olère

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27 gennaio 2016 – Il Giorno della Memoria

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A volte il destino riserve strane sorprese, coincidenze inaspettate che arrivano e aprono la mente a 360 gradi, fanno nascere paragoni tra il passato e il presente, l’avvenuto e l’avvenire.

Sto leggendo da qualche settimana I sommersi e i salvati di Primo Levi e oggi ricade Il Giorno della Memoria.

Ho già citato Primo Levi e la sua testimonianza sull’Olocausto riportando frammenti da Se questo è un uomo e per ricordare quanto è avvenuto perchè, come dice lo stesso autore, la nostra memoria è labile e influenzata dall’alto, riporto un breve passaggio di una delle due prefazioni contenute nel libro – I sommersi e i salvati – per poi lasciare la parola a chi il campo di concentramento di Auschwitz l’ha vissuto…

Auschwitz-Work_Set_Free

Prefazione del libro:

Non è dunque necessario che siano presenti tutte le caratteristiche tipiche della Stato totalitario perchè ricompaiano alcune delle sue pratiche. Levi lo sa bene: la violenza illegittima (se non “inutile”) non è prerogativa solo dei regimi nazisti e comunisti, si incontra anche negli Stati autoritario del Terzo mondo e anche nelle democrazie parlamentari. Basta soltanto che le voci dei capi politici la presentino come necessaria, perfino come urgente: subito sarà rilanciata da media onnipresenti e poco dopo sostenuta dalla corte di autori e intellettuali che sanno bene come trovare giustificazioni razionali alle scelte del potere:tali scelte sono sempre fatte in nome della “difesa della democrazia” o del “male minore”. Per il lettore odierno, testimone della guerra intrapresa dagli Stati Uniti in Iraq, la messa in guardia di Levi acquista una nuova pertinenza, dalla condanna della “violenza preventiva” fino a quella del trattamento dei prigionieri nemici che ha lo scopo di “far crollare subito la capacità di resistere” iniziando con una “denudazione totale”, per finire con altre pratiche di umiliazione come a Guantanamo e a Abu Ghraib. Cosa che non permette affatto di stabilire un’equivalenza “US = SS”, ma mostra che il male, anche se attenuato, si può ritrovare sull’intera superficie terrestre – un male a volte anche compiuto in nome di un glorioso passato di opposizione al fascismo e di resistenza al comunismo.

Da I sommersi e i salvati di Primo Levi
Parte della prefazione scritta da Tzvetan Todorov

I sommersi e i salvati di Primo Levi

Verso il maggio 1944 il nostro quasi innocuo Kapo fu sostituito, e il nuovo arrivato si dimostrò un individuo temibile.
Tutti i Kapos picchiavano: questo faceva parte ovvia delle loro mansioni, ero il loro linguaggio, più o meno accettato; era del resto l’unico linguaggio che in quella perpetua Babele potesse veramente essere inteso da tutti. Nelle sue vari sfumatura, veniva inteso come incitamento al lavoro, come ammonizione o punizione, e nella gerarchia delle sofferenze stava agli ultimo posti.
Ora, il nuovo Kapo picchiava in modo diverso, in modo convulso, maligno, perverso: sul naso, sugli stinchi, sui genitali. Picchiava per far male, per produrre sofferenza e umiliazione. Neppure, come molto altri, per cieco odio razziale, ma con la volontà aperta di infliggere dolore, indiscriminatamente, e senza un pretesto, a tutti i suoi soggetti. È probabile che fosse un malato mentale, ma è chiaro che, in quelle condizioni, l’indulgenza che verso questi malati sentiamo oggi come doverosa laggiù sarebbe stata fuori luogo.

Capitolo La vergogna – Pagina 55

…aggiungo solo una piccola cosa, che per quanto banale possa essere, sento di doverla dire: Mai più.

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60 anni: 27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2015

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Solo due parole per ricordare e non dimenticare quello che sessant’anni l’occhio umano ha visto varcando i cancelli dei campi di concentramento: mai più.

La-giornata-della-Memoria-2015-Napoli-ricorda-la-Shoah

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Il Giorno della Memoria e quel che provo…

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giorno_della_memoria_800_800-2Il 27 gennaio 1945 è una data che nessuno potrà mai dimenticare.

L’orrore, il genocidio nazista, lo sterminio di un popolo sono avvenimenti di così siffatta crudeltà che a sessantotto e più anni dall’accaduto continuano a suscitare pianto nel cuore.
E’ abominevole quel che è successo, ingiustificabile, senza senso, agghiacciante e al sol pensiero non si può restare indifferenti.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza per ricordare l’orrore dell’uomo sull’uomo, affinché questo non si ripeta mai più. Mai e poi dovrà ripetersi ed è necessario – anche se triste – ricordare per poter lottare, ora e in futuro, contro tutti i pregiudizi e i soprusi che una razza “superiore” (superiore a chi?) crede di poter compiere nei confronti di altre genti.

Oggi non ho vissuto. Mi sono fermato, ho riletto testimonianze di uomini e donne sopravvissuti all’Olocausto, ho riletto chi ha narrato l’orrore dei campi di concentramento e di quello che ha subito.

Oggi non ho vissuto, il mio cuore si è fermato, ha pianto, si è spezzato in mille, milioni di frammenti tanti quanti le vittime dell’Olocausto.

Oggi non ho vissuto, ma non solo oggi, perché non riesco a dimenticare – e mai potrò farlo – nomi come Auschwitz, Birkenau, Monowitz (giusto per citarne alcuni) dove l’orrore ha preso vita e si è diffuso nel mondo, dove s’è consumato il crimine più efferato e violento che si possa immagine, dove uomini e donne hanno perso la vita.

Il Giorno della Memoria deve far riflettere come il potere di pochi condiziona, in maniera indissolubile, la vita di molti.
Il Giorno della Memoria è solo un giorno ma quel che rappresenta e porta con se deve valere sempre!
Il Giorno della Memoria ricorda il passato ma insegna al futuro.

Andrea

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27 gennaio – Giorno della Memoria

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Come avvenuto negli anni passati e in questo stesso giorno, mi fermo un attimo a pensare, a ricordare e non riesco a dimenticare quello che l’uomo è stato capace di fare ad altri uomini e quello che altri uomini hanno visto una volta entrati nel campo di sterminio di Auschwitz.

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, e anche se ci penso spesso, e non solo in questa data, pubblico ora questo breve articolo in onore chi non c’è più, di chi ha vissuto atrocità inimmaginabili, di chi ha sofferto e non è più tornato.

Tra le pagine più scure della nostra storia l’Olocausto occupa un posto di rilievo e mai e poi mai dovrà ripetersi. La storia insegna alle generazioni future ma allo stesso tempo si dice che si ripete ed è questa la cosa più preoccupante di tutte. Spero si sbagli questa volta e ciò che è stato rimanga una tragica, triste e disumana parentesi…

Ricordo, e non posso far altro perchè non l’ho vissuto, ho letto tanto, questo sì, e un’idea me la sono fatta ma non riesco davvero a immaginare la situazione per come è stata.

Riprendo le parole che ho scritto un anno fa e che in questo giorno assumono più forza…per non dimenticare…

La Shoah è stata raccontata da chi l’ha vissuta ed è sopravvissuto, da chi ha raccolto testimonianze durante le permanenza nei campi di concentramento, la paura, l’ansia del giorno dopo, il non poter fare progetti a lungo termine, vivere la giornata pregando quasi di farsi finita per non soffrire più.

27 gennaio – Il Giorno della Memoria

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