Monologo – V per Vendetta di James McTeigue

(0 commenti) | Commenta | Inserito il dic 10, 2014 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

V_per_VendettaAprire gli occhi, lottare, soprattutto in questo ultimo periodo – buio – è di fondamentale importanza e fortunatamente la parola basta è sempre più vicina ed è da lì che si ripartirà, resettando tutto quello che di sbagliato c’è stato.

Nel monologo tratto dal film V per Vendetta è V, il protagonista del film, il primo a farlo chiedendo e cercando di coinvolgere tutti i cittadini di Londra a lottare contro chi, fino a quel momento, ha privato il popolo della libertà, della democrazia, dei diritti fondamentali, nascondendosi – sembra strano a dirsi se si considera l’aspetto di V – dietro una maschera.

Già, non è V a portare la maschera ma i benefattori tirannici (parole in dissonanza tra loro) seduti al potere…

Il monologo all’interno del film viene trasmesso da una tv pirata e a reti unificate, chi è al potere cerca di bloccarlo ma non riesce e il messaggio arriva forte e chiaro a tutti.

Qui di seguito il monologo e il video per poter ascoltare…

Monologo di V

 

Buona sera, Londra.

 

Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione: come molti di voi, io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione; ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno, ahimè, sprofondato nell’oblio, sottraendo un po’ di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere.

 

Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi.

 

Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.

 

Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, a un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato. (V)

Dati del film:
Titolo originale: V for Vendetta
Regia: James McTeigue
Genere: azione, fantascienza, thriller, drammatico
Paese di produzione: USA
Anno: 2005
Durata: 132 minuti

 

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Monologo – L’avvocato del diavolo di Taylor Hackford

(2 commenti) | Commenta | Inserito il apr 19, 2012 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

A volte ritornano, anzi, non vanno mai via perchè intramontabili. Alcuni film sono così, unici, e questo grazie anche agli attori – che non sono semplici attori ma qualcosa di più – coinvolti nella loro realizzazione e che grazie alla magnifica interpretazione cui sono capaci rendono la trama, la storia raccontata ancora più bella, significativa e indimenticabile.

Questo è il caso de L’avvocato del diavolo, un film di Taylor Hackford e di uno dei personaggi presenti John Milton interpretato dal grande Al Pacino.

Molti film parlano di Dio e molti monologhi sono stati scritti pensando a Lui.

Il discorso – monologo – che Al Pacino interpreta in questo film è la visione di Dio da un altro punto di vista, quello del Diavolo che attacca la presenza dell’Essere Superiore narrando quasi i suoi punti deboli, quello che non fa perchè alla fine sta a guardare le azioni degli essere umani senza intervenire…

Riporto così il monologo sia in versione originale che tradotta, entrambi presi dal film.

 

Moonologo The Devil’s Advocate
[Discorso di John Milton]

“Well, I’ll tell ya, lemme give you a little inside information about God. God likes to watch. He’s a prankster. Think about it. He gives man instincts! He gives this extraordinary gift and then–what does he do? I swear–for his own amusement–his own private cosmic gag reel–he sets the rules in opposition. It’s the goof of all time! Look. But don’t touch! Touch. But don’t taste! Taste. Don’t swallow! And while you’re jumping from one foot to the next, he’s laughing his sick ing ass off!! He’s a tight ass, he’s a sadist, he’s an absentee landlord!! Worship that never!”

 

Monologo de L’avvocato del Diavolo
[Discorso di John Milton]

“Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! È un guardone giocherellone! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti… ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film! Fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare… tocca, ma non gustare… gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! È un padrone assenteista! Ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? NO, MAI!”

Scritto da Mac La Mente

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Monologo – Il grande dittatore di Charlie Chaplin

(2 commenti) | Commenta | Inserito il gen 19, 2012 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

Segnalo con immenso piacere e gratitudine un altro monologo che ha fatto la storia del cinema, denso di significato, un grido di speranza, parole sentite che arrivano direttamente al cuore e si spera possano scuotere le coscienze degli individui, far aprire loro gli occhi e guardare il mondo e al futuro in maniera più aperta e libera.

Il monologo è nella parte finale del film Il grande dittatore di Charlie Chaplin…e mette di brividi!

Un discorso da leggere con attenzione, parola per parole, frase per frase e anche da ascoltare nell’interpretazione del grande Chaplin.

Per seguire il monologo segnalo il video su youtube che lo riporta integralmente e tradotto in italiano: Video – Monologo de Il grande dittatore, qui di seguito il testo:

 

Monologo

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato.

L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenta e tutto è perduto.

L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo».

Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera, di fare questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze.

Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»

« Anna, mi puoi sentire? Dovunque tu sia abbi fiducia nel domani. Anna, le nubi si diradano ed il sole inizia a risplendere. Prima o poi usciremo dall’oscurità per andare verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra del loro odio, della loro brutalità e della loro avidità. Guarda in alto, Anna. L’amore umano troverà le sue ali e inizierà a volare con le sue ali nell’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il futuro radioso che appartiene a me, a te. Ed a tutti noi. Guarda in alto, Anna. Lassù. »

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Frammenti di cinema: La leggenda del pianista sull’oceano (monologo)

(1 commento) | Commenta | Inserito il ott 13, 2011 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

Un altro film che lascia il segno, che si ricorda con piacere, che vale la pena conoscere e vedere è La Leggenda del pianista sull’oceano, del 1998, di Giuseppe Tornare.

Molti sono i monologhi presenti ma quello che ho scelto per arricchire la rubrica Frammenti di cinema è quello che il protagonista, arrivato alla fine della sua corsa, fa all’amico Max tra i relitti della nave dove ha vissuto.

Danny Boodman T.D. Lemon Novecento (interpretato da Tim Roth) non scenderà mai dal Virginia, è stato trovato lì e in qualche modo si sente legato alla nave e alla sua storia, anche se non è mai sceso a terra conosce il mondo (la terra ferma) meglio di chi ci vive perché possiede il dono di saper leggere dentro le persone…

Il monologo è davvero toccante e pieno di sentimento, è tra i più belli che abbia sentito.

 

Monologo

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…

La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max
È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi… In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
C’era tutto.
Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.

Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.

Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se tu. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai… Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…

Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave.
Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, io non esisto nemmeno.
(Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)

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Frammenti di cinema – The Big Kahuna (monologo)

(1 commento) | Commenta | Inserito il apr 21, 2011 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

E per inaugurare la nostra nuova rubrica intitolata Frammenti di cinema ho pensato di inserire un monologo tratto dal film The Big Kahuna.

Il film è del 1999, diretto da John Swanbeck e interpretato da Kevin Spacey, Danny DeVito e Peter Facinelli.

The Big Kahuna si svolge principalrmente in una stanza d’albergo dove i nostri tre protagonisti passano la maggir parte del loro tempo aspettando futuri clienti tra cui, il più importante, colui che è soprannominato The Big Kahuna.

Il monologo occupa la parte finale del film, la chiusura, quando ormai i giochi sono fatti e la giornata è giunta al termine.

Monologo:

Goditi potere e bellezza della gioventù, non ci pensare: il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite ma credimi, tra 20 anni guarderai quelle tue vecchie foto in un modo che non puoi immaginare adesso; quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi. Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro, oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita sono quelli che non ti erano neanche passati per la mente, di quelli che ti colgono di sorpresa, alle 4 di un pigro martedì pomeriggio. Fa una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele con il cuore degli altri, non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia, a volte sei in testa, a volte resti indietro; la corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.

Ricordati i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita: le persone più interessanti che conosco a 22 anni non sapevano che fare della loro vita, i quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no, forse avrai figli o forse no; forse divorzierai a 40 annni, forse ballerai con lei al cinquantacinquesimo anniversario di matrimonio; comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo, usalo in tutti i modi che puoi, senza paura e senza temere quello che pensa la gente! E’ il più grande strumento che potrai mai avere. Balla, anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza, ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni – i più preziosi – rimarranno.

Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perchè più diventi vecchio, più avrai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po’, ma lasciala, prima che ti indurisca. Vivi in California per un po’, ma lasciala, prima che ti rammollisca. Non fare pasticci con i tuoi capelli, se no quando avrai 40 anni sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostaglia: dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quello che vale.

Ma accetta il consiglio, per questa volta”.

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