Il disco del mese – Live in Berlin 1991 Vol. II dei Lounge Lizards

(0 commenti) | Commenta | Inserito il giu 30, 2010 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Eccoci giunti al nostro appuntamento mensile con Il disco del mese, dopo un mese di pausa riprendiamo questa serie di recensioni con un album e con un gruppo molto molto particolare. Loro sono i Lounge Lizards e l’album di cui vorrei parlare è il secondo volume di un concerto dal vivo registrato nel lontano 1991 a Berlino – Live in Berlin 1991 Vol. II.

I Lounge Lizars non sono molto conosciuti anche se la loro carriera ha inizio nel lontano 1978, hanno all’attivo meno di dieci album tra cui molti molti live perchè è in questa dimensione che riescono ad esprimersi al meglio. Sono un gruppo catalogato nel jazz ma con influenze rock, punk e anche no-wave. Insomma, una completezza di generi e di suono che pochi possono dire di avere. Fondatore di questo “esperimento” è il leader John Lurie la cui creatività non conosce limiti, capace sempre di rinnovarsi e di sperimentare nuove sonorità, fraseggi e tutto quello che rende la musica piacevole da ascoltare e vivere.

Spero di aver incuriosito con questa breve introduzione prima di passare a parlare della registrazione vera e propria.

L’album preso in esame è composto da sei tracce e dura circa 45 di minuti.

Il brano di apertura Remember e già da qui si capisce benissimo cosa i Lounge Lizards siano capaci di fare perchè dopo un breve inciso di timpani, arrivano i fiati – sassofoni in testa – che con il loro solfeggiare non fanno altro che da intro al brano successivo. Un inizio soffuso dove si riescono ad immaginare luci basse e scure e ombre dei musicisti che suonano sul palco.
Dopo questa introduzione è la volta di Evan’s Drive To Mombasa che arriva all’improssivo, impercettibile il passaggio tra le due canzoni e questo è merito anche del live che rende tutto unico e continuo.
Il ritmo cambia, i fraseggi sono diversi, interviene la batteria e le percussioni sullo sfondo a dare man forte ai fiati. E’ un caos ma un caos non disordinato come si potrebbe pensare, tutto ha senso, ogni passaggio è studiato alla perfezione e il riff principale, quello di sax, compare inaspettato e fa da segnale per un cambiamento sonoro, per una nuova immagine da visualizzare. Nel secondo passaggio del brano il batterista si scatena, sembra un solo continuo, confuso e libero che si ferma, abbassa di tono e permette così al brano di andare a vanti e di ripristinare quella sua atmosfera soffusa che fa da padrona.
Otto minuti dura il secondo brano del disco ma son otto minuti che passano in fretta, non ci si rende conto del tempo: i Lounge Lizards portano tutti in un’altra dimensione sonora.

E man mano che si avanti con l’ascolto la durata cresce. E’ la volta di King Precious con i suoi undici minuti. Cominciano i timpani a dare atmosfera e successivamente arriva un solo sassofono con note strazianti, tristi che racconta una storia sicuramente non allegra. A incrementare l’atmosfera scura della canzone, per lo meno all’inizio, è il basso al quale segue una chitarra che tenta di rivitalizzare e portare movimento e ritmo. I fiati attaccano con il riff e il primo momento di solo, accompagnato da tutto il gruppo, arriva. In realtà potrei dire che il brano in se è un lungo solo di sassofono che cresce, decresce per poi scomparire e far ritornare il basso con qualche nota qua e là.
Metà canzone è arrivata, sembra incredibile!
E si continua con un solo sempre malinconico affidato a uno strumento ad arco, a un violino credo, ma anche violoncello. Percussioni qua e là riempiono il resto dell’atmosfera con suoni metallici di piatti, cimbali e oggetti ramati. Prima che il brano giunga alla fine, è la volta della sezione ritmica: basso e batteria. Ogni strumento fa la sua parte e si sente ben definito, a creare un suono unico. E il sassofono? Certo, c’è anche lui e non è da meno. Il testimone viene passato e il solo di sax comincia su un ritmo movimentato che cresce e cresce sempre di più…peccato, il brano è arrivato alla fine, si comincia a sentire un abbassamento nel suono che conduce alla chiusura di marimba.

E’ il momento di un blues: Mr. Stinky’s Blues. Inizialmente lento, fa cullare proprio come un vero blues che ti prende per mano e ti accompagna. Dove? Non si sa, per strade di New Orleans, all’origine del sound.
Il brano è il più lungo eseguito nel live, diciannove minuti che permetteno di presentare e di far esprimere ad uno a uno i componenti della band. E si parte con le percussioni con suoni di campanelli per poi, attraverso un fill ripetuto a ogni passaggio, al solo di batteria, di basso. Silenzio. La voce ricomincia a parlare ed è il turno del solo di violoncello seguito da un solo ben più movimentato, quello di marimba e timpani, molto latineggiante, forse il più simpatico tra i tutti i soli ascoltati fino a questo momento perchè è da qui che la canzone parte e si sviluppa. Tutti gli strumenti seguono la marimba e l’atmosfera da essere creata.

E’ il turno della chitarra, anche lei solfeggia, quasi da sola, e ogni nota ti colpisce al cuore, vien quasi voglia di gridare un “yeah!” proprio perchè il solo eseguito nasce dall’anima. Fantastico.

E arrivano i fiati, forse la parte più importante di tutta la band perchè creano movimento. La tromba dà il via al funky, all’acid jazz e a un altro momento di movimento. E mentre la tromba si esibisce in primo piano, gli altri strumento riempiono il suono. Il groove che si ascolta è fenomenale.

Poco più definito a livello di suono, ma solo per l’accompagnamento che è stato scelto, è il solo di sax tenore di Michael Blake.

E ora tocca a lui, al genio, al fondatore: John Lurie. Tutti aspettano il suo solo e arriva! Un’esplosione di sonorità, tutti i componenti della band seguono il capo e danno il meglio di loro stessi, lo seguono nelle sue improvvisazioni folli, nei suoni distorti che riesce a far uscire dal sax, in tutto.

I diciannove minuti passano troppo in fretta, arriva il momento di riprendere il tema iniziale, quello di introduzione del secondo brano, un po’ più ricco musicalmente (sempre a livello di suono, intendo) e più arrangiato. Non c’è distinzione tra Welcome Herr Lazaro e What Else Is In There, sono attaccate nel live perchè è giusto che l’ascolto non si interrompi ma continui fino alla fine del disco tra applausi scroscianti e di approvazione per il bel, bellissimo concerto che si è avuto la fortuna di ascoltare.

I Lounge Lizards si esaltano nella dimensione live, è quella che calza meglio per loro e che permette di dare spazio alla creatività che solo loro sanno esprimere.
Entrambi i dischi realizzati, anche se in questo caso ho parlato del secondo volume, vanno tolti dallo stereo solo alla fine. Rappresentano una scoperta continua e un piacere per l’orecchio, si godono a fondo ad alto volume quando il suono riempie la stanza e tutti gli strumenti si ascoltano in maniera definita. Un gran bel disco.

Componenti del gruppo:

John Lurie – Sax alto e soprano
Michael Blake – Sax tenore e soprano
Steven Bernstein – tromba e corno
Jane Scarpantoni – Violoncello
Bryan Carrott – Vibrafono, marimba e timpani
Michele Navazio – Chitarra
Billy Martin – Percussioni
Oren Bloedow – Basso
G. Calvin Weston – Batteria

Tracklist:

1. Remember – 1.58
2. Evan’s Drive To Mombasa – 8.18
3. King Precious – 11.48
4. Mr. Stinky’s Blues – 19. 17
5. Welcome Herr Lazaro – 0.59
6. What Else Is In There – 5.27

Scritto da Mac La Mente

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