Racconto – La lettera di Babbo Natale di Mark Twain

(2 commenti) | Commenta | Inserito il dic 23, 2008 in Blog, In Libreria

Il Natale è da sempre fonte inesauribile di ispirazione per gli scrittori. Quante fiabe e quanti racconti sono stati in tutto il mondo e tutti i tempi sul tema! Racconti umoristici, fantastici, gialli, a sfondo morale o sfondo storico, non c’è stile o genere che non sia stato toccato dagli autori che hanno voluto parlare del Natale.

Per fare un piccolo regalo ai lettori del blog, ho pensato di proporre il testo di uno di questi racconti, la “Lettera di Babbo Natale” di Mark Twain.

E’ un testo che in realtà non fu pensato dallo scrittore come brano letterario. Composto nel 1875, in uno dei periodi più fecondi e felici della sua vita professionale e familiare, si tratta infatti di una lettera che papà Mark Twain in veste di Babbo Natale scrisse alla figlia Susan di tre anni. La sorellina a cui fa riferimento il testo è la seconda figlia dello scrittore, Clara, che aveva allora un anno. Il cognome Clemens della bambina è il vero cognome dello scrittore: ricordo infatti che Mark Twain è uno pseudonimo e il vero nome dell’autore era Samuel Clemens.

La lettera dello scrittore, pur non pensata come racconto ma come testo privato rivolto a un bambino, è di fatto un delizioso e originale raccontino di Natale, dove ritroviamo la fantasia, l’umorismo e la capacità di guardare il mondo con occhi infantili del grande autore di Huckleberry Finn e Tom Sawyer.

La traduzione del racconto è mia, chi volesse leggere il testo in originale, lo trova qui.

La lettera di Babbo Natale
di Mark Twain

Palazzo di San Nicola
Nella Luna
Mattino di Natale

Mia cara Susie Clemens,

ho ricevuto e letto tutte le lettere che tu e la tua sorellina mi avete scritto per mano della vostra mamma e delle bambinaie; ho letto anche quelle che voi bambine mi avete scritto di vostro pugno. Perché, anche se non avete usato nessun carattere dell’alfabeto dei grandi, avete usato i caratteri che usano tutti i bambini di tutti i paesi della Terra e delle Stelle scintillanti; e poiché tutti gli abitanti della Luna sono bambini e usano solo quei caratteri, ben capite che posso leggere senza nessun problema i segni zigzagati e fantastici tuoi e della tua sorellina. Ho invece avuto problemi con le lettere che avete dettato alla mamma e alle bambinaie, perché sono uno straniero e non riesco a leggere bene l’inglese scritto. Vedrete che non mi sono sbagliato sulle cose che tu e la piccolina avete chiesto nelle lettere di vostro pugno. Sono sceso nel vostro camino a mezzanotte, mentre stavate dormendo, e ve le ho portate tutte e ho anche dato un bacio a tutte e due perché siete della brave bambine, beneducate, gentili e tra le più obbedienti che abbia mai visto. Invece nella lettera che avete dettato ci sono delle parole che non sono riuscito a capire bene, e una o due piccole richieste che non ho potuto esaudire perché abbiamo finito le scorte. Il nostro ultimo lotto di mobili da cucina per bambole è appena andato a una poverissima bambina lassù sulla Stella Polare, nel freddo paese in cima al Grande Carro. La tua mamma potrà mostrarti quella stella e tu dirai “Piccola Fiocco di Neve (perché così si chiama quella bambina), sono felice che tu abbia ricevuto quei mobili, perché ne hai più bisogno di me”. Meglio ancora, glielo scriverai con le tua mani e Fiocco di Neve ti risponderà. Se glielo dicessi soltanto, non ti sentirebbe. Scrivi una lettera sottile e leggera, perché la distanza è grande e l’affrancatura molto cara.

Nella lettera della tua mamma c’erano una o due parole di cui non sono sicuro. Credo che vogliano dire “un baule pieno di vestiti delle bambole”. E’ così? Questa mattina verso le nove passerò dalla porta della tua cucina per chiedertelo. Ma non dovrò vedere nessuno e parlare con nessuno, tranne te. Quando il campanello della porta della cucina suonerà, George dovrà essere bendato e inviato ad aprire la porta. Quindi dovrà tornare in sala da pranzo o in dispensa e portare con se’ la cuoca. Devi dire a George di camminare in punta di piedi e di non parlare, altrimenti un giorno o l’altro morirà. Quindi dovrai salire nella stanza dei bambini e salire su una sedia o sul letto della bambinaia, accostare l’orecchio al portavoce che va in cucina e quando io ci fischierò dentro dovrai parlare nel tubo e dire “Benvenuto, Babbo Natale!”. Io allora ti chiederò se quello che hai chiesto è un baule o no. Se dirai di sì, ti chiederò di che colore lo vuoi. La mamma ti aiuterà a scegliere un bel colore e poi mi dovrai dire in dettaglio ogni cosa che il baule dovrà contenere. E quando io dirò “Arrivederci e buon Natale, mia piccola Susie Clemens”, dovrai dire “Arrivederci buon vecchio Babbo Natale, grazie mille e dì per favore alla piccola Fiocco di Neve che staserà guarderò la sua stella e lei dovrà guardare quaggiù. Io mi troverò alla porta-finestra a ovest; e ogni serata limpida guarderò la sua stella e dirò ‘io conosco una persona lassù e le voglio anche bene’”. Poi dovrai scendere in biblioteca e far chiudere a George tutte le porte che danno sull’ingresso principale e tutti dovranno stare in silenzio per un pochino. Io andrò sulla luna a prendere le tue cose e dopo qualche minuto scenderò nel camino che da’ nell’ingresso, perché capisci che, se quello che desideri è un baule, non riuscirei a farlo passare, grosso com’è, nel caminetto della stanza dei bambini.

Gli altri potranno parlare se lo vogliono, fino a quando non sentiranno i miei passi nell’ingresso. Allora dovrai dire loro di stare in silenzio per un po’ fintanto che io risalgo su per il camino. Forse tu non sentirai affatto i miei passi e allora potrai andare ogni tanto a sbirciare attraverso la porta della sala da pranzo e poco dopo vedrai la cosa che desideri sotto il pianoforte nel salone, perché lo metterò lì. Se dovessi lasciare della neve nell’ingresso, dì a George di spazzarla nel caminetto, perché io non ho tempo per queste cose. George non dovrà usare una scopa ma uno straccio, altrimenti un giorno o l’altro morirà. Dovrai sorvegliare George e non permettergli di mettersi in pericolo. Se i miei stivali dovessero lasciare una macchia sul marmo, George non dovrà strofinarla via con la pomice. Lasciatela lì per sempre in ricordo della mia visita; e ogni volta che la guarderai o la mostrerai a qualcuno, ti farà ricordare di essere una brava ragazzina. Ogni volta che sarai disubbidiente e qualcuno indicherà il segno che lo stivale del buon vecchio Babbo Natale ha lasciato sul marmo, che cosa dirai, tesoruccio?

Arrivederci per pochi minuti, il tempo di scendere sul mondo e suonare il campanello della porta della cucina.

Il tuo caro Babbo Natale
che le persone talvolta chiamano “L’uomo nella Luna”

Scritto e tradotto da Vianne

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