Frammenti di cinema: La leggenda del pianista sull’oceano (monologo)

(1 commento) | Commenta | Inserito il ott 13, 2011 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

Un altro film che lascia il segno, che si ricorda con piacere, che vale la pena conoscere e vedere è La Leggenda del pianista sull’oceano, del 1998, di Giuseppe Tornare.

Molti sono i monologhi presenti ma quello che ho scelto per arricchire la rubrica Frammenti di cinema è quello che il protagonista, arrivato alla fine della sua corsa, fa all’amico Max tra i relitti della nave dove ha vissuto.

Danny Boodman T.D. Lemon Novecento (interpretato da Tim Roth) non scenderà mai dal Virginia, è stato trovato lì e in qualche modo si sente legato alla nave e alla sua storia, anche se non è mai sceso a terra conosce il mondo (la terra ferma) meglio di chi ci vive perché possiede il dono di saper leggere dentro le persone…

Il monologo è davvero toccante e pieno di sentimento, è tra i più belli che abbia sentito.

 

Monologo

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…

La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max
È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi… In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
C’era tutto.
Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.

Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.

Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se tu. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai… Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…

Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave.
Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, io non esisto nemmeno.
(Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)

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Fumetti – La vera storia di Novecento con Topolino

(2 commenti) | Commenta | Inserito il ago 5, 2009 in Blog, In Libreria

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare del capolavoro cinematografico La leggenda del pianista sull’oceano (1998) di Giuseppe Tornatore! Sono sicuro che siano davvero pochi, così come sono sicuro che chi prima e chi dopo abbia letto il libro Novecento di Alessandro Baricco da cui è stato tratto il film.

Sia la trasposizione cinematografica che il libro originale sono densi di emozioni e fanno sognare non solo i più grandi ma anche i più piccini. E’ proprio a loro che dedico questo articolo.

Segnalo infatti un omaggio che la Disney ha fatto al film con la realizzazione di una versione a fumetti uscita qualche mese fa e tuttora reperibile in edicola. Il fumetto si chiama La vera storia di Novecento e inizialmente fu inserito nel n° 2737 di Topolino del 13 maggio 2008. Ora invece a partire dal 30 aprile il libro è stato ripubblicato in una versione più curata, a un prezzo maggiorato (6,90 euro) e in un formato più grande dello storico Topolino. Certo, chi ha avuto la fortuna di acquistare Topolino quella settimana ha speso poco, mentre chi acquisterà il volume separato spenderà di più ma quello che resta alla fine è la magia di una storia senza tempo, bellissima, dove i personaggi a fumetti ripercorrono le gesta di quelli del film, adeguando per l’occasione il loro linguaggio ad un pubblico più giovane.

Il fumetto della Disney è scritto da Tito Faraci con la consulenza di Alessandro Baricco, mentre le tavole sono del disegnatore Giorgio Cavazzano.

Prima di cominciare a raccontare vorrei dire che dopo aver letto questa versione, ma anche durante la lettura, ho rivissuto i momenti presenti sia nel libro che nel film e mi sono commosso, adoro entrambi e consiglio la lettura del romazo e la visione del film!

Le tavole del fumetto, grazie anche alla presenza di personaggi storici – come Topolino, Minnie e Pippo – sono realizzate con colori molto allegri che si fondono molto bene con le nuvolette dei dialoghi, dialoghi che rispecchiano le frasi originali e i passaggi presenti nel libro.

La vera storia di Novecento ha come protagonisti il pianista Pippo e l’amico trombettista Topolino. E’ quest’ultimo che racconta la storia a Minnie. All’inizio non si riesce a capire il perché della presenza femminile e questa è la differenza più grande rispetto alla versione cinematografica. Infatti nel film non c’è una figura femminile, il trombettista racconta tutto ad un vecchio venditore di dischi nel cui negozio viene ritrovata un’incisione rara eseguita dal pianista. Anticipo che anche il finale è diverso e adattato ad un pubblico giovane.

Anche Pippo, come Novecento, non scenderà mai dal Virginian (la nave dove è cresciuto) e non scomparirà con un grande botto insieme alla nave, come nel film, ma resterà in attesa della costruzione di un nuovo Virginian dove i tre si trasferiranno e continueranno a suonare insieme. Già, perché Minnie sarà la nuova cantante dell’orchestra. E piacerà anche a Topolino!

Nel fumetto si rivive la sfida che il pianista ha con il presunto inventore del jazz, il momento in cui “cade un quadro” ovvero quando Pippo decide di scendere dalla nave, anche se alla fine non lo fa mai perché ad ogni porto trova una scusa: “Mi manca il cappello”, “Mi manca il cappotto”, “Non ho messo la canottiera” e così via. Scuse che non sono presenti nel libro ma che vanno benissimo all’interno del contesto fumettistico in cui ci troviamo e che rendono la storia più piacevole.

E’ un buon lavoro, di gradevolissima lettura e sono sicuro che molti molti ragazzi dopo averlo letto vorranno conoscere il libro di Baricco e vedere il film di Tornatore.

Scritto di Mac La Mente

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