Il disco del mese – Rino Gaetano Live & Rarities di Rino Gaetano (2/3)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mar 30, 2009 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il disco del mese – Rino Gaetano Live & Rarities di Rino Gaetano (1/3)

Dopo aver presentato in generale, nell’articolo precedente, il doppio album su Rino Gaetano, è giusto analizzarne ogni singola canzone.
Comincio con il primo dei due cd quello che contiene gli inediti, registrazioni messe a disposizione dalla famiglia e reinterpretazioni di alcuni dei successi di Rino Gaetano in altre lingue.

Formato da dieci tracce e della durata di quaranta minuti, l’album contiene canzoni che Rino Gaetano ha cantato in lingue diverse e con artisti diversi: si spazia dallo spagnolo all’inglese e si duetta con Anna Oxa e con Maria Monti (cantautrice e attrice di teatro).

Il brano di apertura del cd è Donde esta el grano, in spagnolo. Una canzone in perfetto stile Rino Gaetano. Allegra, melodica al punto giusto, dove non importa conoscere lo spagnolo per cominciare a ballare e per capire di cosa Rino stia parlando. Il grano non c’è e questo non è un doppio senso ad indicare il denaro, è proprio il grano che manca, quello che si vede nei campi. Manca anche la rosa e qui invece il doppio senso c’è, perchè rosa oltre che al fiore si riferisce a una ragazza che l’ha lasciato e che rimane nel suo cuore.
Molto bello il battito di mani e il coro finale che accennano ad un ricominciare della canzone, cosa che però non avviene perchè il brano finisce in uno sfumando.

Come seconda traccia è stata inserita Ay Maria, la versione spagnola di Ahi Maria – brano del 1979. La musica è la stessa della versione originale. La testa comincia a muoversi dall’inizio alla fine, a dondolare sulle note allegre di una canzone che mette di buon umore anche se Maria è andata via. Da segnalare la presenza del flauto di Pan (flauto fatto di canne) che si sovrappone molto bene ai fiati, e anche quella di un riff infinito di chitarra e tastiera.

E proseguendo con l’ascolto è la volta di Ping Pong. Originalissimo l’intro perchè riproduce il suono di un vecchio – vecchio per il XXI secolo, nuovo per il periodo di registrazione della canzone – videogioco elettronico conosciuto con il nome di Javanoid. Terminato l’intro, è la sezione ritmica ad aprire le danze e ad anticipare il cantato di Rino Gaetano. Ping Pong è un titolo azzeccato perchè il testo è un su e giù, proprio come una pallina da ping pong, e cita tutte le cose che fanno stare bene e gioire, andar su e che si alternano alle altre che piacciono meno e che fanno scendere, ritornare indietro, andare giù.

La quarta traccia è un blues, e che blues! Quando il blues arrivò da me è una canzone bellissima, trascina in un mondo profondo: quello dell’anima. In questo brano c’è il primo duetto del disco, quello con Anna Oxa. La cantante ha una voce caldissima e con acuti e vocalizzi, accompagna alla grande Rino Gaetano. Fantastici!
Musicalmente la canzone si divide in diverse parti, quasi ad abbandonare il blues: una prima parte molto lenta e soul, una seconda più rock dove la chitarra si scatena con un bel riff e la batteria la segue, e tutto diventa movimentato fino ad arrivare alla chiusura del brano e a un vero e proprio gospel.

Segue la canzone Gina, versione inglese di Gianna. L’arrangiamento anche qui non cambia, il testo naturalmente sì. E’ questo il punto di forza della canzone: risuona diversa, assume un’altra forma. Anche se si sente che la registrazione è d’annata – ricordo che l’originale risale al 1978 – sembra che Gianna non invecchi mai, che abbia ancora “un coccodrillo e un dottore” e che “sosteneva tesi e illusioni”.

Arrivati a metà dell’ascolto, avviene un cambiamento. E’ la volta della canzone inedita più particolare tra tutte: Ufo a Ufo. In questo brano viene utilizzato l’effetto reverse sul cantato. Questo effetto riproduce una voce singhiozzante, un parlato a stento che imita quello di un ufo che tenta di parlare in italiano e di raccontarsi. Ufo a ufo è una presentazione che il simpatico viaggiatore intergalattico fa al suo arrivo sulla terra. Strumento principale utilizzato è il pianoforte che spicca su tutti gli altri.

Ma il brano più emozionante di tutti è La ballata di Renzo. E’ impressionante come a volte, quasi per gioco, si descriva qualcosa che non ci si aspetta che accada nella realtà. La ballata di Renzo racconta la storia di un ragazzo che dopo un incidente stradale non riesce a essere soccorso. Non trova un ospedale che l’accolga. E’ stata la prima canzone scritta da Rino Gaetano e mai eseguita in pubblico.
Per un tragico gioco del destino Rino ha avuto la stessa sorte di questo ragazzo: il 2 giugno 1981 non trovò accoglienza negli ospedali e morì.
Il testo è davvero toccante. Musicalmente la canzone è divisa in due parti: una parte quasi solenne, tragica, che racconta l’accaduto; e una più movimentata durante il ritornello, dove la voce di Rino si sdoppia in una sovrapposizione sui versi “quando Renzo morì” per poi proseguire con “io ero al bar a bere un caffè”, quasi a voler sottolineare l’indifferenza e la continuazione della vita di tutti i giorni di fronte a fatti che non ci toccano direttamente.

Al bar dello sport (ovvero sogghigni e sesso) è la canzone che dura di più del disco. Molto simpatica la parte dei fiati e il botta e risposta che questi fanno tra di loro. A differenza delle altre dove è il testo ad essere il protagonista, qui è la musica a raccontare e a far immaginare l’ambiente in cui ci si ritrova: il bar. Ogni strumento sembra essere una persona diversa che entra nel bar, racconta una storia, consuma un caffè e va via.
Alla fine del brano comincia il cantato di Maria Monti, in una coda lunghissima, una coda che sembra un’altra canzone ed invece è sempre la stessa.

Maestra del amor è la versione spagnola di “Resta vile maschio dove vai”. Sia in italiano che in spagnolo la canzone resta meravigliosa. E’ emozionante il duetto vocale di Rino con la voce femminile del brano. Esprime delicatezza questa canzone e anche umorismo, perchè le parole della donna vanno al di là del testo, non c’entrano niente.

E siamo arrivati alla fine del viaggio, I miei sogni d’anarchia.
È un demo fatto in casa e si sente. Il suono della voce e del pianoforte sono grezzi e poco definiti. Ma questo aspetto da’ alla registrazione calore perché è così che nascevano i pezzi di Rino, in privato, per se stesso, e solo successivamente venivano condivisi con tutti, quando ormai maturi e cresciuti erano in grado di camminare da soli. I miei sogni d’anarchia è una confessione, una raccolta di sogni.

Nel prossimo articolo la recensione del secondo cd. (continua)

Scritto da Mac La Mente

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