Incipit – Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì di Katherine Pancol

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 6, 2012 in Blog, In Libreria, Incipit

E siamo arrivati al terzo e ultimo capitolo della trilogia dell’autrice francese Katherine Pancol.

Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì e il testo conclusivo della storia della vita di Joséphine, Hortense, Gary e di tutti gli altri protagonisti che raccontano la loro vita e che ci regalano i loro pensieri.

C’è chi parte e chi arriva, chi raggiunge i suoi obiettivi e chi invece li conserva proprio come un sogno nel cassetto in attesa di realizzarlo o di accantonarlo del tutto perchè la vita non è facile, bisogna sempre fare i conti con la realtà.

Gary parte, Hortense lo raggiunge e Joséphine? Beh, non dirò cosa le riserva il futuro, solo leggendo il libro si scopre questo particolare…

Anche questo libro, come il precedente, è ambientato tra Parigi, Londra e New York, città care ai diversi protagonisti del romanzo e che fanno da filo conduttore intrecciando le loro vite.

Qui di seguito riporto l’incipit sia in lingua originale, in francese, che nella traduzione italiana.

 

Incipit di Les écureuils de Central Park sont tristes le lundi

Hortense attrapa la bouteille de Champagne au goulot et la renversa dans le seau à glace. La bouteille était pleine et cela fit un drôle de bruit. Le choc du verre contre la paroi de métal, le crissement des glaçons qu’on écrase puis un gargouillis suivi d’une pétarade de bulles qui éclatèrent à la surface en mousse translucide.
Le garçon en veste blanche et noeud papillon noir haussa un sourcil.
- Infect, ce Champagne ! grogna Hortense en français en donnant une pichenette au cul de la bouteille. Quand on n’a pas les moyens de se payer une bonne marque, on n’en sert pas une qui tord les boyaux…
Elle s’empara d’une seconde bouteille et répéta son acte de sabotage.
La face du garçon s’empourpra. Il regardait, stupéfait, la bouteille se vider lentement et semblait se demander s’il devait donner l’alerte. Il jeta un regard circulaire, cherchant un témoin du vandalisme de cette fille qui culbutait les bouteilles en proférant des insultes. Il transpirait et la sueur soulignait le chapelet de furoncles qui lui ornait le front. Encore un plouc anglais qui bave devant le raisin gazeux, se dit Hortense en lissant une mèche rebelle qu’elle coinça derrière son oreille. Il ne la quittait pas des yeux, prêt à la ceinturer si elle recommençait.
- Tu veux ma photo ?
Ce soir, elle avait envie de parler français. Ce soir, elle avait envie de poser des bombes. Ce soir, il lui fallait massacrer un innocent et tout chez ce garçon réclamait le statut de victime. Il y a des gens comme ça, on a envie de les pincer au sang, de les humilier, de les torturer. Il n’était pas né du bon côté. Mauvaise pioche.

Da Les écureuils de Central Park sont tristes le lundi di Katherine Pancol, pagine 13-14, pubblicato da Le Livre de Poche

 

Incipit di Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

Hortense afferrò la bottiglia di champagne per il collo e la rovesciò nel secchiello del ghiaccio. La bottiglia era piena e provocò un rumore strano. L’urto del vetro contro il metallo, lo sfrigolare dei cubetti scricchiolanti, poi un gorgoglio seguito dall’esplosione delle bollicine in superficie come una spuma traslucida.
Il giovane in giacca bianca e papillon nero inarcò un sopracciglio.
“Questo champagne fa schifo!” ringhiò Hortense in francese, dando un colpetto al fondo della bottiglia. “Quanto non ci si può permettere una marca come si deve, non si deve servire un torcibudella…”
Prese una seconda bottiglia e ripeté l’atto di sabotaggio.
Il giovane si fece di porpora. Stupefatto, osservò la bottiglia svuotarsi lentamente, chiedendosi se dovesse dare l’allarma. Si guardò intorno, alla ricerca di un testimone del gesto vandalico di quella ragazza che rovesciava bottiglie declamando insulti. Sudava, e il sudore metteva in evidenza la coroncina di foruncoli che gli ornava la fronte. Un altro buzzurro inglese che sbava per le bollicine, si disse Hortense mettendosi una ciocca ribelle dietro l’orecchio. Il giovane non la perdeva d’occhio, pronto a bloccarla nel caso avesse ricominciato.
“Vuoi la mia foto?”
Quella sera aveva voglia di parlare francese. Quella sera aveva voglia di far scoppiare una bomba. Quella sera aveva bisogno di massacrare un innocente e quel ragazzo era la vittima sacrificale. Ci sono persone così, che si ha il desiderio di pizzicare a sangue, di umiliare, di torturare. Quel giovane non era nato con la camicia. Peggio per lui.

da Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì di Katherine Pancol, pagina 11, pubblicato da Dalai Editore

 

Dati del libro:

Titolo: Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì
Autrice: Katherine Pancol
Traduzione dal francese: Raffaella Patriarca
Casa editrice: Dalai Editore
Pagine e anno: 762, 2011

Scritto da Mac La Mente

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Incipit – Il valzer lento delle tartarughe di Katherine Pancol

(0 commenti) | Commenta | Inserito il dic 15, 2011 in Blog, In Libreria, Incipit

Proseguendo il nostro viaggio di conoscenza dell’autrice francese Katherine Pancol, oggi segnalo il secondo incipit della trilogia da lei scritta con l’inizio del libro Il valter lento delle tartarughe.

La storia prosegue, la vita dei protagonisti si evolve e viene analizzata con diverse sfumature, con alti e bassi che si affrontano ogni giorno, con l’alternanza di momenti di felicità a momenti tristezza ma non ci si ferma mai, si va avanti per la propria strada…

Anche questo libro, come il precedente, è ambientato tra Parigi, Londra e New York, città care ai diversi protagonisti del romanzo che fanno da filo conduttore intrecciando le loro vite.

Qui di seguito riporto l’incipit sia in lingua originale, in francese, che nella traduzione italiana.

 

Incipit di La Valse lente des tortues

- Je viens chercher un paquet, déclara Joséphine Cortès en s’approchant du guichet de la poste, rue de Longchamp, dans le seizième arrondissement de Paris.
- France ou étranger?
- Je ne sais pas.
- À quel nom?
- Joséphine Cortès … C.O.R.T.E.S …
- Vous avez l’avis de passage?
Joséphine Cortès tendit l’imprimé jaune “Vous avez reçu un colis”.
- Une pièce d’identité? demanda, d’un ton las, l’employée, une fausse blonde au teint brouillé qui clignait des yeux dans le vide.
Joséphine sortit sa carte d’identité et la posa sous les yeux de la préposée qui avait entamé une conversation sur un nouveau régime chou rouge, radis noir avec une collègue. L’employée s’empara de la carte, souleva une fesse puis une autre et descendit du tabouret en se frottant les reins.
Elle se dandina vers un couloir et disparut. L’aiguille noire des minutes progressait sur le cadran blanc de l’horloge. Joséphine eut un sourire embarrassé pour la file d’attente qui s’allongeait derrière elle.
C’est pas de ma faute si mon colis a été remisé dans un endroit où on ne le trouve pas, semblait-elle s’excuser en courbant l’échine. Pas de ma faute s’il est allé à Courbevoie avant d’être entreposé ici. Et puis d’abord, d’où peut-il bien venir? Peut-être Shirley, d’Angleterre? Elle connaît ma nouvelle adresse pourtant. Cela ressemblerait à Shirley d’envoyer ce fameux thé qu’elle achète chez Fortnum & Mason, un pudding et des chaussettes fourrées pour que Je puisse travailler sans avoir froid aux pieds. Shirley dit toujours qu’il n’y a pas d’amour mais des détails d’amour. L’amour sans les détails. ajoute-t-elle, c’est la mer sans le sel, le bulot sans la mayonnaise, le muguet sans les clochettes. Shirley lui manquait. Elle était partie vivre à Londres avec son fils, Gary.

da La Valse lente des Tortues di Katherine Pancol, pagine 13-14, pubblicato da LGF

 

Incipit di Il valzer lento delle tartarughe

“Devo ritirare un pacco”, dichiarò Joséphine Cortès avvicinandosi allo sportello dell’ufficio postale di rue de Longchamp, nel sedicesimo arrondissement di Parigi.
“Francia o estero?”
“Non lo so”
“Nome?”
“ Joséphine Cortès… C.O.R.T.E.S…
“Ha l’avviso di giacenza?”
Joséphine Cortès porse la cartolina gialla che la avvertiva della mancata consegna del pacco.
“Un documento d’identità?” domandò stancamente l’impiegata, una bionda tinta con l’aria sbattuta che strizzava gli occhi nel vuoto.
Joséphine tirò fuori la carta d’identità e la posò sotto gli occhi dell’addetta allo sportello, che nel frattempo aveva intavolato una conversazione con una collega a proposito di una nuova dieta di cavolo rosso e rafano. L’impiegata prese il documento con un gesto brusco, sollevò prima una coscia poi l’altra, e scese dallo sgabello sfregandosi le reni.
Si avviò ciondolando verso un corridoio e sparì. La lancetta dei minuti avanzava sul quadrante bianco dell’orologio appeso al muso. Joséphine rivolse un sorriso imbarazzato alla fila che si allungava dietro di lei.
Non è colpa mia se hanno tenuto il mio pacco in deposito in un posto dove io non vivo più, sembrava dire a mo’ di scusa con la schiena curva. Non è colpa mia se è finito a Courbevoie prima di arrivare qui. E poi, chissà da dove viene? Forse Shirley, dall’Inghilterra? Shirley però sa il mio inirizzo nuovo. Sarebbe proprio da lei mandarmi quel tè lussurioso che compra da Fortnum & Mason, un pudding e dei calzini imbottiti per lavorare senza prendere freddo ai piedi. Shirley dice sempre che non esiste l’amore, esistono i dettagli dell’amore. L’amore senza i dettagli secondo lei è come il mare senza il sale, le lumache senza la maionese, il mughetto senza i campanellini. Le mancava Shirley. Era andata a vivere a Londra con suo figlio Gary.

da Il valzer lento delle tartarughe di Katherine ancol, pagine 11-12, pubblicato da Dalai Editore

 

Dati del libro:

Titolo: Il valzer lento delle tartarughe
Autrice: Katherine Pancol
Traduzione dal francese: Roberta Corradin
Casa editrice: Dalai Editore
Pagine e anno: 602, 2011

Scritto da Mac La Mente

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Incipit – Gli occhi gialli dei coccodrilli di Katherine Pancol

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 20, 2011 in Blog, In Libreria, Incipit

Sono molto contento di presentare oggi l’incipit del primo libro della trilogia scritta da Katherine Pancol, Gli occhi gialli dei coccodrilli.
Per la prima volta sono riuscito a leggere una trilogia, non l’avevo mai fatto e adesso mi domando perchè?! Spero sia l’inizio di una lunga serie, questo è l’augurio che personalmente posso farmi.

Il libro racconta la vita di tutti i personaggi presenti, i loro pensieri, le loro paure e certezze e il carattere che hanno.
Ambientato tra Parigi, Londra e New York, è un lungo viaggio.

Gli occhi gialli dei coccodrilli si affianca a Il valzer lento delle tartarughe e a Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì. Tutti e tre si leggono velocemente, sono discorsivi e questo è davvero un piacere!

Qui di seguito riporto l’incipit sia in lingua originale, in francese, che nella traduzione italiana.

Buona lettura!

 

Incipit di Les Yeux jaunes des crocodiles

Joséphine poussa un cri et lâcha l’éplucheur. Le couteau avait dérapé sur la pomme de terre et entaillé largement la peau à la naissance du poignet. Du sang, du sang partout. Elle regarda les veines bleues, l’estafilade rouge, le blanc de la cuvette de l’évier, l’égouttoir en plastique jaune où reposaient, blanches et luisantes, les pommes de terre épluchées. Les gouttes de sang tombaient une à une, éclaboussant le revêtement blanc. Elle appuya ses mains de chaque côté de l’évier et se mit à pleurer. Elle avait besoin de pleurer. Elle ne savait pas pourquoi. Elle avait trop de bonnes raisons. Celle-là ferait l’affaire. Elle chercha des yeux un torchon, s’en empara et l’appliqua en garrot sur sa blessure. Je vais devenir fontaine, fontaine de larmes, fontaine de sang, fontaine de soupirs, je vais me laisser mourir.

C’était une solution. Se laisser mourir, sans rien dire. S’éteindre comme une lampe qui diminue.
Se laisser mourir toute droite au dessus de l’évier. On ne meurt pas toutes droite, rectifia-t-elle aussitôt, on meurt allongée ou agenouillé, la tête dans le four ou dans sa baignoire. Elle avait lu dans le journal que le suicide le plus commun chez les femmes était défenestration. La pendaison, pour les hommes. Sauter par la fenêtre ? Elle ne pourrait jamais. Mais se vider de son sang en pleurant, ne plus savoir si le liquide qui coule hors de soi est rouge ou blanc. S’endormir lentement. Alors, lâche le torchon et plonge ton poignets dans le bac de l’évier ! Et même et même… il te faudra rester debout et on ne meurt pas debout.
Sauf au combat. Par temps de guerre…
Ce n’était pas encore la guerre.
Elle renifla, ajusta son torchon sur la blessure, bloqua ses larmes, fixa son reflet dans la fenêtre. Elle avait gardé son crayon dans les cheveux. Allez, se dit-elle, épluche les pommes de terre… Le reste tu y penseras plus tard !

Da Les Yeux jaunes des crocodiles di Katherine Pancol, pagine 11-12

 

Incipit di Gli occhi gialli dei coccodrilli

Joséphine lanciò un urlo e lasciò cadere il pelapatate. La lama era slittata, entrando in profondità nella pelle del polso. Sangue, sangue dappertutto. Guardò le vene blu, lo sfregio rosso, il bianco del lavello, lo scolapasta in plastica gialla dove aveva messo le patate già pelate, bianche e lucenti. Le gocce di sangue cadevano a una a una, chiazzando le piastrelle. Appoggiò le mani ai due lati del lavello e si mise a piangere.
Aveva bisogno di piangere. Non sapeva perchè. Aveva un sacco di buone ragioni per farlo, e questa era da prendere al volo. Cercò con gli occhi uno strofinaccio, lo afferrò e lo applicò come un laccio emostatico sulla ferita. Sto per diventare una fontana, fontana di lacrime, fontana di sangue, fontana di sospiri. Sto per lasciarmi morire.
Era una soluzione. Lasciarsi morire, senza ire niente. Spegnersi come una luce che si smorza.
Lasciarsi morire ben diritta sul lavello. Non si muore diritte, rettificò immediatamente, si muore distese oppure inginocchiate, con la testa nel forno o nella vasca da bagno. Aveva letto su un giornale che il metodo di suicidio più comune tra le donne è la defenestrazione. L’impiccagione, per gli uomini. Saltare della finestra? Non avrebbe mai potuto farlo. Ma svuotarsi del sangue piangendo, non sapere più se il liquido che cola fuori di te è rosso o bianco. Addormentarsi a poco a poco. Allora, lasci andare lo strofinaccio e tutti i pugni nel lavello! Eppure, eppure… dovrai restare in piedi, e non si muore in piedi.
Tranne che in battaglia. In tempo di guerra…
Non era ancora tempo di guerra.
Tirò su col naso, aggiustò lo strofinaccio sulla ferita, frenò le lacrime, fissò il proprio riflesso nella finestra. Si era fermata i capelli con una matita. Su, si disse, pela le patate… al resto penserai dopo!

Da Gli occhi gialli dei coccodrilli di Katherine Pancol, pagina 9

 

Dati del libro:

Titolo: Gli occhi gialli dei coccodrilli
Autrice: Katherine Pancol
Traduzione dal francese: Roberta Corradin
Casa editrice: Dalai Editore
Pagine e anno: 523, 2011

Scritto da Mac La Mente

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