Cinema – Fuga dal call center di Federico Rizzo

(4 commenti) | Commenta | Inserito il mar 11, 2009 in Blog, Cinema

L’associazione Sguardi di cinema italiano di Monopoli (Bari) ha dato il via, circa due mesi fa, alla 10/ma edizione della rassegna cinematografica omonima. Si tratta di una serie di appuntamenti cinematografici davvero interessanti, caratterizzata anche dalla presentazione di diverse anteprime nazionali, anteprime che hanno riscosso un notevole consenso da parte del pubblico e della critica. L’ultima di queste è stata proiettata il 6 marzo: il film Fuga dal call center del regista Federico Rizzo.

Della durata di 96 minuti, il film affronta un argomento di grande attualità: il precariato e lo sfruttamento delle risorse umane da parte dei call center. Nonostante il tema possa far pensare a un film pesante, Fuga dal call center, non lo è affatto. Il lavoro nei call center viene analizzato attraverso la storia di una giovane coppia che per andare avanti accetta di andare a lavorare in una di queste illusorie “fabbriche di lavoro”.

Gianfranco (Angelo Pisano), giovane laureato in vulcanologia, e Marzia (Isabella Tabarini), laureanda in giornalismo, si ritrovano a vivere insieme e a dover fare i conti con bollette da pagare e impossibilità di ottenere un prestito dalle banche perchè il loro lavoro non da’ garanzie. E tutto questo aggrava i rapporti della coppia al punto tale da provocarne la momentanea rottura.

Il film comincia con i festeggiamenti della laurea di Gianfranco. Dopo questo momento di felicità, il giovane comincia a guardarsi intorno per un lavoro e per costruirsi un futuro, si propone, senza alcun successo, a diversi istituti di ricerca. Il tempo passa ma il lavoro non arriva e Gianfranco comincia a cadere in depressione e a perdere l’entusiasmo iniziale. Ad aggravare questa sua situazione c’è anche il fatto che la donna con cui vive, Marzia, con il suo lavoro da cameriera, guadagna più di lui. Pur di trovare un lavoro, il giovane vulcanologo, presenta domanda in uno dei tanti call center della sua città. Il colloquio tra lui e il futuro capo è davvero surreale, junghiano – come viene definito dal datore di lavoro -, in quanto le domande rivolte ricevono spesso risposta dallo stesso capo. Per lui Gianfranco non è altro che uno di tanti, una figurina da collezionare – rara perchè vulcanologo – che andrà a finire insieme ad altri laureati, espressamente con lode, in una stanza buia e senza futuro.

Il giovane, ignaro di quello che lo aspetta, comincia a lavorare fiducioso e a fare amicizia con altri laureati presenti nel call center. Ma, all’arrivo della prima busta paga, comincia a pensare a quanto amara sia la situazione che sta vivendo, a dove sia finito: ha l’impressione di essere caduto in basso e ha paura di non riuscire a rialzarsi.

Per mostrare l’assurdità dell’ambiente dei call center, il regista ha una trovata particolare: paragona gli addetti a dei cavalli su cui altre persone, che li vedono attraverso dei video, scommettono su chi produrrà di più, chi arriverà primo, proprio come si fa nella corse. Una scena che viene ripetuta più volte nel film a sottolineare la mancanza di considerazione dimostrata dai datori di lavoro nei confronti di chi, per andare avanti, è costretto ad accettare di farsi sfruttare per 500 euro al mese.

Nel corso del film vengono presentate testimonianze di veri operatori dei call center che parlano della loro vita e delle loro sensazioni, del perchè abbiano accettato di lavorare in queste condizioni di precariato, dei dubbi che hanno e di come si vedono. Per queste scene, il colore del film cambia, diventa bianco e nero proprio come il futuro…

La giovane coppia cerca di andare avanti, Gianfranco trova un secondo lavoro e aumenta il numero di turni al call center pur di guadagnare qualche euro in più. Ma lo stress che accumula è tale che comincia ad avere allucinazioni e a non star bene, e anche la la sua stabilità psicologica subisce dei cambiamenti. D’altra parte anche Marzia alla fine, pur di guadagnare, accetta di andare a lavorare in un call center di una linea erotica. A causa di tutto questo, la coppia litiga furiosamente e i due ragazzi decidono di lasciarsi per un periodo, durante il quale Marzia scopre di essere incinta ma non lo fa sapere a Gianfranco.

Un giorno lei, presentandosi come giornalista, va a trovare Gianfranco durante l’orario di lavoro e con la scusa di un’intervista con tanto di telecamera gli rivolge delle domande. Alla fine i due ragazzi tornano insieme, o per lo meno si capisce così, perchè il finale del film lascia tutti con il fiato sospeso, giunge inaspettato.

Fuga dal call center mi è piaciuto tantissimo. Ne consiglio a tutti la visione, non solo per trascorrere una bella serata, ma perchè il tema – come ho detto all’inizio – è di grande attualità ed è affrontato in modo molto gradevole nonostante la sua amarezza. Ci sono momenti divertenti e altri più seri ma tutti rispecchiano e rispettano la situazione reale.
Alcune scene le assocerei al film Paz! Di Renato De Maria e altre, soprattutto il dialogo/intervista finale, al film Radiofreccia di Luciano Ligabue e al monologo che il suo protagonista – Freccia – fa una notte alla radio. Paragoni che non sminuiscono l’ottimo lavoro di Federico Rizzo anzi, a parer mio, lo rafforzano ulteriormente.

Dati del film:

Regia: Federico Rizzo
Interpreti: Angelo Pisani, Isabella Tabarini, Natalino Balasso, Luis Molteni, Paolo Pierobon, Peppe Voltarelli.
Genere: Commedia
Durata: 96 minuti
Nazonalità e anno: Italia 2009

Per concludere segnalo il sito ufficiale dedicato a Fuga dal call center.
Di questo e di altri film parliamo sul forum nel topic: Ho visto…al cineforum.

Scritto da Mac La Mente

Tags : , , , , ,