Frammenti di cinema – Full Metal Jacket di Stanley Kubrick

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 21, 2013 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

Full_Metal_JacketRicordo quasi a memoria questo film perchè la prima volta che lo vidi rimasi impressionato e non solo considerando il regista: il grande Stanley Kubrick, e questo dovrebbe essere più che sufficiente e garanzia di grande cinema, ma per tutto lo sviluppo della storia, l’ambientazione, il periodo raccontato e la vita dei protagonisti.

Un film duro Full Metal Jacket, impressionate se vogliamo, dove la vita è messa a dura prova e vissuta giorno per giorno senza sapere niente del domani…se mi ci sarà, un domani.

I dialoghi sono forti, non si scherza con il Sergent Hartman – ad esempio – e non è concesso sbagliare, tutto dovrebbe filare liscio e secondo le rigide e ferree regole che il corpo dei marines impone a chi ne fa parte.

Di citazioni ce ne son tantissime e varrebbe la pena riportarle tutte ma ne cito due in particolare che rappresentano secondo me il pensiero e il modo di pensare del Corpo.

 

Citazioni:

Dio ci si arrapa con i marines. Perché noi ammazziamo tutto quello che vediamo! Lui fa il suo mestiere, noi facciamo il nostro! E per dimostrargli il nostro apprezzamento per averci dato tanto potere, noi gli riempiamo il cielo di anime sempre fresche! Dio è arrivato prima del Corpo dei marines e quindi a Gesù voi potete offrire il cuore, ma il vostro culo appartiene alla nostra arma!
Sergente Hartman (Lee Ermey)

“Questo è il mio fucile. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio. Il mio fucile è il mio migliore amico, è la mia vita. Io debbo dominarlo come domino la mia vita. Senza di me il mio fucile non è niente; senza il mio fucile io sono niente. Debbo saper colpire il bersaglio, debbo sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me, debbo sparare io prima che lui spari a me e lo farò. Al cospetto di Dio giuro su questo credo. Il mio fucile e me stesso siamo i difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita e così sia, finché non ci sarà più nemico ma solo pace, Amen”. ["Preghiera" dei marines]

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Film/Documentario: Cadenas di Francesca Balbo

(0 commenti) | Commenta | Inserito il giu 5, 2012 in Blog, Cinema

Ed eccomi qui a parlare di un film. Cosa c’è di strano? Starete pensando. Bene, in poche parole cerco di dare una spiegazione: adoro il cinema indipendente, d’autore e soprattutto realizzato in Italia – perchè non è detto che le cose belle arrivino sempre dall’estero, anzi, per la maggior parte delle volte è vero il contrario.

Cadenas di Francesca Balbo, prodotto da La Sarraz Pictures, è un film-documentario che racconta con dolcezza e simpatia la vita quotidiana, i problemi, le speranze e il Tempo delle donne che lavorano nell’ultima ferrovia europea con i passaggi a livello non-automatizzati, donne per cui “il treno che passa” non è solo un modo di dire.
In un momento in cui si parla molto di treni ad alta velocità, ecco un treno ad alto tasso d’emotività.

Il film è ambientato in Sardegna, in particolare lungo la tratta ferroviaria che collega di Trexenta, Campidano e Gennargentu dove scorre un treno senza tempo. E’ qui che si svolge la vicenda narrata che ha per protagoniste le donne, donne-custodi dei passaggi a livello, che si prendono cura dei binari, fermano chi deve passare mentre il treno si avvicina, adattano la loro vita agli orari della ferrovia, a questo alternarsi di rumore e silenzio, donne lavoratrici che lottano per per i loro diritti e per avere una vita migliore di quelle che generalmente si offre loro.

Cadenas è un film denso, toccante che proietta in una realtà che non si vede tutti i giorni, a volte dimenticata, direi, in una terra solare dove passato e presente si incontrano e si fondono insieme.

Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Nyon, Visions du Rèel e aver fatto tappa in diverse città d’Italia, Cadenas (F. Balbo, 2012) verrà presentato a:

7 giugno – Bari – 19:00, 20:30 – Cinema Esedra – Largo Mons. Curi, 17
13 giugno – Torino – 20:30, 22:30 – Cinema Massimo – Via Giuseppe Verdi, 18
15 giugno – Castelceriolo (AL) – ore 21:30 – Cinema Macalle’ – Via Marsala, 1/A
15 giugno – Capalbio – ore 20:45 – Sala Tirreno – Piazza della Repubblica, 9
18 giugno – Capalbio – ore 20:00 – Sala Tirreno- Piazza della Repubblica, 9

…e difficilmente si riuscirà a vederlo altrove perchè i bei film hanno vita difficile anche se onestamente spero davvero che continui il suo giro e porti la “ferrovia” molto molto lontano.

Qui di seguito inserisco il trailer del film

…e rimando, per ulteriori informazioni, al sito della casa cinematografica per immagini, foto, video e per la presentazione scritta dalla regista: La Sarras Pictures

Buona visione!

Scritto da Mac La Mente

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Monologo – Il grande dittatore di Charlie Chaplin

(2 commenti) | Commenta | Inserito il gen 19, 2012 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

Segnalo con immenso piacere e gratitudine un altro monologo che ha fatto la storia del cinema, denso di significato, un grido di speranza, parole sentite che arrivano direttamente al cuore e si spera possano scuotere le coscienze degli individui, far aprire loro gli occhi e guardare il mondo e al futuro in maniera più aperta e libera.

Il monologo è nella parte finale del film Il grande dittatore di Charlie Chaplin…e mette di brividi!

Un discorso da leggere con attenzione, parola per parole, frase per frase e anche da ascoltare nell’interpretazione del grande Chaplin.

Per seguire il monologo segnalo il video su youtube che lo riporta integralmente e tradotto in italiano: Video – Monologo de Il grande dittatore, qui di seguito il testo:

 

Monologo

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato.

L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenta e tutto è perduto.

L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo».

Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera, di fare questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze.

Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»

« Anna, mi puoi sentire? Dovunque tu sia abbi fiducia nel domani. Anna, le nubi si diradano ed il sole inizia a risplendere. Prima o poi usciremo dall’oscurità per andare verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra del loro odio, della loro brutalità e della loro avidità. Guarda in alto, Anna. L’amore umano troverà le sue ali e inizierà a volare con le sue ali nell’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il futuro radioso che appartiene a me, a te. Ed a tutti noi. Guarda in alto, Anna. Lassù. »

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Frammenti di cinema: La leggenda del pianista sull’oceano (monologo)

(1 commento) | Commenta | Inserito il ott 13, 2011 in Blog, Cinema, Frammenti di cinema

Un altro film che lascia il segno, che si ricorda con piacere, che vale la pena conoscere e vedere è La Leggenda del pianista sull’oceano, del 1998, di Giuseppe Tornare.

Molti sono i monologhi presenti ma quello che ho scelto per arricchire la rubrica Frammenti di cinema è quello che il protagonista, arrivato alla fine della sua corsa, fa all’amico Max tra i relitti della nave dove ha vissuto.

Danny Boodman T.D. Lemon Novecento (interpretato da Tim Roth) non scenderà mai dal Virginia, è stato trovato lì e in qualche modo si sente legato alla nave e alla sua storia, anche se non è mai sceso a terra conosce il mondo (la terra ferma) meglio di chi ci vive perché possiede il dono di saper leggere dentro le persone…

Il monologo è davvero toccante e pieno di sentimento, è tra i più belli che abbia sentito.

 

Monologo

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…

La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max
È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi… In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
C’era tutto.
Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.

Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.

Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se tu. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai… Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…

Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave.
Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, io non esisto nemmeno.
(Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)

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Film: A-Team di Joe Carnahan – non è una recensione!

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 16, 2011 in Blog, Cinema

E’ da tempo che non parlo di film, forse perché ultimamente non ce ne sono e non ne sono usciti degni di nota, almeno per i miei gusti cinematografici ma un paio di giorni fa mi sono imbattuto in un rifacimento, in una trasposizione cinematografica, di un classico dei telefilm degli Anni ’80 che mi piaceva particolarmente e così con curiosità mi sono soffermato a guardarlo anche se di tempo ne è passato e sono cambiati i protagonisti.

Sto parlando del film A-Team di Joe Carnahan. Pellicola uscita nel 2010 della durata di quasi due ore.

Quello che sto per dire sono una serie di sensazioni e di pensieri che ho avuto a visione finita, condivisibili o meno, è normale, posso anche sbagliare ci mancherebbe ma per me è così…

Che dire, la premessa fatta forse è un po’ illusoria, anzi, togliamo il forse perchè quello che ho visto non mi è piaciuto molto e onestamente penso che potevano risparmiarselo.

Sì, praticamente sto “stroncando” questo lavoro per diverse ragioni che piano piano nel corso dell’articolo cercherò di spiegare e motivare. Non è piaciuto per come è stato realizzato, è un tipico prodotto americano con molto rumore, tanti scoppi, sparatorie e altro che fanno da contorno a una storia neanche tanto originale.

Gli attori coinvolti possono anche recitare bene ma questo particolare non viene esaltato dall’intero contesto e all’interno della trama, non avvincente.

L’A-Team che ricordo era unico sia negli episodi che nelle invenzioni create dal team per uscire dai guai con i loro inseguitori, era unico per genialità e per ambientazione, per le battute e per i dialoghi: “Adoro i piani ben riusciti”, “Piantala scemo!”, “Colonnello siamo circondati!”. Nel film invece è quasi tutto scontato, si conosce già dove i protagonisti andranno a parare e quello che faranno per togliesi dai guai e questo onestamente – è un mio parere – non va molto bene.

Mi rendo conto che la trasposizione differisce sempre per particolari e per altre caratteristiche dall’originale, è il rischio che si corre, ma in questo caso è completamente diversa, è tutta un’altra cosa e spacciarla per A-Team non mi sembra molto corretto soprattutto nei confronti dei fan – come me – che si aspettavano un ritorno in grande stile del colonnello John “Hannibal” Smith e del suo gruppo.

Non scenderò in dettagli e preferisco non raccontare la trama, lascio a chi avrà voglia di vederlo di scoprirla – ammesso che possa essere scoperta! E’ un tentativo non molto riuscito, non sarà né il primo né l’ultimo questo è vero, ma l’unica speranza è che passi un po’ di tempo dal prossimo, ho bisogno di riprendermi!

A qualcuno sarà sicuramente piaciuto, va benissimo, e non sarà d’accordo con quello che ho detto ma come anticipato questa non è una recensione, è una critica anzi, un serie di sensazioni che ho provato e che provo se ripenso a quello che ho visto, è senza rancore verso nessuno, puramente personale.

Dati del film:

Titolo originale: The A-Team
Regista: Jon Carnahan
Nazionalità: USA
Anno e durata: 2010 – 117 minuti
Attori: Liam Neeson, Bradley Cooper, Sharlto Copley, Quinton ‘Rampage’ Jackson, Jessica Biel

Scritto da Mac La Mente

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