Da vent’anni su una “Nuvola Barocca”: Fabrizio De André (1999 – 2019)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 11, 2019 in 1 - Il Pentagramma, Artisti, Blog

Sarà l’assenza a crear presenza.
Oggi mi manchi Fabrizio, mi manchi sempre,
ma ti ascolto da prima…

FabrizioDeAndré1

 

 

 

 

 

 

 

 

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

(Un matto da Non al denaro non all’amore nè al cielo (1971) di Fabrizio De André)

…e su Libera-mente.net nel corso di questi anni:

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Un pensiero per Fabrizio De André

(1 commento) | Commenta | Inserito il gen 11, 2012 in Artisti, Blog

Quante parole sono state dette? Tante. Quanti commenti positivi, negativi, neutri sono arrivati in questi anni e quanto si è parlato di lui e si continua a parlare e non è per niente facile scrivere, pensandolo, senza ricadere nel banale, in frasi fatte, scontate, ma ci provo perchè oggi è il tredicesimo anniversario della scomparsa di Fabrizio De André ed è doveroso per me dire qualcosa e rivolgere a lui un pensiero, a lui che tanto mi ha dato in passato e continua a darmi ogni volta che ascolto la sua voce.

De André per me è passione, è nel mio DNA, è una vitamina tra le più importanti che ci sia perchè non nutre solo il corpo ma anche lo spirito, mi dà forza ed è raro provare tante, tantissime sensazioni grazie ad una persona sola, ad un Artista con la A maiuscola come lui era ed è.

Potrei soffermarmi ad analizzare una delle sue infinite canzoni, cercare di commentare ed esporre il suo pensiero che mi sembra di capito pur non avendolo mai conosciuto ed invece sono qui e non farò queste cose, o se le faccio le faccio in silenzio, cullandomi al suono di una delle canzoni a cui sono più legato: Via del campo.

Oggi, e non solo, è il cantautore che risuona nel mio stereo, non ce ne sono altri, il tributo che nel mio piccolo voglio fare è personale, introspettivo, silenzioso in parte, lascio che sia Fabrizio ancora una volta a raccontare, a raccontare del suo mondo, di quello che ha visto, vissuto e tramesso…e non c’è niente di più bello!

Quello che sto scrivendo lo sento, lo sento molto vicino, nasce dall’anima e non potrebbe essere diversamente perchè per me Fabrizio De André è un cantautore dell’anima in tutte le sfaccettature possibili e più profonde, ha raccontato di persone la cui vita non è stata tutta rosa e fiori, di persone a tratti dimenticate, ha dato loro voce e fatte emergere dalla polvere…

Spero che questo mio pensiero possa essere condiviso, che non dia fastidio a nessuno, che venga apprezzato così com’è: semplice e di cuore…ricordando Fabrizio De André!

Mac La Mente

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Musica in edicola – Dentro Faber, collana

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mar 11, 2011 in Artisti, Blog, La musica del tempo

In occasione dell’apertura della Mostra a Milano dedicata a Fabrizio De André, in edicola, a partire da oggi, 11 marzo, è possibile reperire una serie di dvd dedicati all’artista e suddivisi in diverse tematiche intitolati “Dentro Faber”.

Otto volumi con contenuti per gran parte inediti che parlano della vita, degli amore, degli ideali di Fabrizio De André, non solo attraverso le sue canzoni ma anche attraverso la voce di chi l’ha conosciuto – Cristiano De André (il figlio) per primo, voce narrante.

Spezzoni di concerti live, apparizioni televisive e altro fanno da corredo a un viaggio e a un omaggio al cantautore-poeta e svelano lati intimi e personali di Fabrizio De André.

Ogni volume è accompagnato da un libretto con prefazione di Aldo Grasso al costo di 10,90 euro.
L’iniziativa è stata realizzata da Vincenzo Mollica.

Piano dell’opera:

  • L’amore
  • Gli ultimi
  • Le donne
  • L’uomo, il potere e la guerra
  • Genova e mediterraneo
  • Il sacro
  • L’anarchia
  • Poesia in forma di canzone

Piano completo delle uscite dal sito del Corriere della sera: Piano dell’opera

Scritto da Mac La Mente

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Il disco del mese – Fabrizio De André (L’indiano) di Fabrizio De André

(0 commenti) | Commenta | Inserito il feb 28, 2010 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il mese di Febbraio è giunto al termine ma prima dell’arrivo di Marzo, eccoci giunti al nostro appuntamento mensile con la grande musica: Il disco del mese.
In questa occasione voglio rendere ancora una volta omaggio all’indimenticabile Fabrizio De André, non solo per l’affetto e l’ammirazione che provo per lui – lo considero uno dei più grandi poeti-cantautori della musica italiana – ma per un motivo a cui tengo ancor di più: il settantesimo anniversario della sua nascita. Anche se scomparso più di dieci anni fa, il 18 febbraio del 2010, De André avrebbe compiuto settant’anni.

L’album che mi accingo a raccontare è del 1981, conosciuto dalla maggior parte delle persone come L’indiano anche se il nome completo è Fabrizio De André – L’indiano. E’ il secondo album che De André realizza con la collaborazione di Massimo Bubola sia per le musiche che per i testi. Il duo per questa occasione compone otto canzoni che analizzano e sovrappongono due civiltà così diverse tra loro eppure così simili: quella degli indiani americani e quella del popolo sardo – in qualche modo legata allo stesso De André.

L’album è importante per ciascuna delle sue tracce, ma su tutte spicca Hotel Supramonte, scritta dal Cantautore ricordando il sequestro subito, da lui e da Dori Ghezzi, parecchi anni prima proprio in Sardegna.

L’indiano comincia con un brano blueseggiante: Quello che non ho, dove il protagonista potrebbe essere non solo il cantautore ma anche il “famoso” indiano o l’abitante dell’isola italiana che elenca tutto quello che vede arrivare nella sua terra e che lui non possiede. Il paragone con il tempo attuale viene spontaneo, il protagonista della canzone non ha ville, Ferrari, beni di lusso ecc. ma vive la sua vita e sta bene.
Quello che non ho è uno dei brani più movimentati del disco e il contrasto con la seconda traccia, Canto del servo pastore, si sente perché ben definito: il ritmo è più lento. In Canto del servo pastore è il servo che parla, un servo a cui non è stato insegnato neanche il proprio nome. Anche qui, proprio come nel primo bano, tutto ciò che circonda il protagonista è accettato con benevolenza.

Proseguendo l’ascolto, è la volta di una delle canzoni più conosciute: Fiume Sand Creek. Si fa un passo avanti nel racconto (e nel disco), il protagonista questa volta è un bambino che con i suoi occhi descrive la strage degli indiani avvenuta nel 1864 ad opera di un colonnello, strage che non può passare inosservata e che tocca così tanto il cuore da dedicare il quarto brano a una preghiera: Ave Maria. La canzone in realtà è un canto tradizionale sardo che per effetti e atmosfera ricorda molto lo stile di un grandissimo gruppo: i Pink Floyd – spero di non aver esagerato, chiedo scusa se così, ma il paragone mi viene spontaneo.

Arrivati alla quinta traccia L’indiano subisce un cambiamento, come se si dividesse in due e cominciasse a raccontare altri mondi pur rimanendo sullo stesso tema. Le canzoni infatti sembrano diverse ma non lo sono, il legame c’è e lo si sente solo con un ascolto approfondito.
Hotel Supramonte è il primo brano che si incontra in questa seconda parte del disco e come anticipato in precedenza, narra del sequestro del cantautore e della moglie (Dori Grezzi), della loro prigionia e dei giorni che trascorrevano nel dubbio e nell’incertezza sul futuro.

“E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome / ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme / ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano / cosa importa se sono caduto se sono lontano / perché domani sarà un giorno lungo e senza parole / perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole / ma dove dov’è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.”

…non sono solo versi, è poesia!

In Franziska avviene una cosa strana, un capovolgimento, il narratore diventa una ragazza che racconta e parla dell’amore per un uomo, per un bandito che purtroppo non potrà mai star con lei. “Franziska è sola e stanca di aspettare“.
Ma l’amore finisce? Assolutamente no, come qualsiasi grande sentimento ritorna e questa volta lo fa in maniera dolce e allegra ma anche amara proprio come la storia che viene descritta in Se ti tagliassero a pezzetti.

Il brano di chiusura Verdi pascoli è un reggae. L’intro è affidato a Lele Melotti, alla batteria. Questa canzone è una sorta di confessione, dedica, da parte di un padre distratto ai suoi figli, la volontà di star loro vicino e di giocare senza perdere troppo tempo.

Fabrizio De André – L’indiano è un album il cui ascolto è consigliatissimo non solo per la presenza di canzoni fantastiche ma perché il De André qui rappresentato, pur conservando la poesia a cui siamo abituati, canta canzoni così diverse che la sorpresa è garantita e molto molto gradita.

Musicisti:
Gabriele Melotti (batteria),
Pier Michelatti (basso),
Tony Soranno (chitarra acustica e elettrica),
Mark Harris (tastiere)
…e tanti altri…

Tracklist:

1. Quello che non ho
2. Canto del servo pastore
3. Fiume Sand Creek
4. Ave Maria
5. Hotel Supramonte
6. Franziska
7. Se ti tagliassero a pezzetti
8. Verdi Pascoli

Di Fabrizio De André parliamo anche sul forum nel topic: Volammo Davvero…con Fabrizio De André!

Scritto da Mac La Mente

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In ricordo di Fabrizio De André – Creuza de mä

(2 commenti) | Commenta | Inserito il gen 11, 2009 in Artisti, Blog

In ricordo di Fabrizio De André

Come accennato nell’articolo precedente, il brano scelto per ricordare Fabrizio De André è Creuza de ma. E’ una canzone in dialetto genovese che racconta la vita dei marinai, del loro eterno andare e venire, del loro viaggio e ritorno a terra dopo una notte trascorsa con questo amico calmo e burrascoso che non permette errori, che regala e riprende quello che produce – il pesce – con una velocità così rapida da non lasciare spazio agli errori. E’ facile che le reti si svuotino e che la pesca venga compromessa ma nonostante questo si ritorna sulla terra, si percorre questa strada dove si sentono gli odori e le voci di un popolo la cui vita non è facile ma che comunque resiste.

Creuza de mä Mulattiera di mare
   
Umbre de muri muri de mainé Ombre di facce facce di marinai
dunde ne vegni duve l’è ch’ané da dove venite dov’è che andate
da ‘n scitu duve a lûn-a a se da un posto dove la luna si
mustra nûa
mostra nuda
e a neutte a n’a puntou u cutellu a e la notte ci ha puntato il coltello alla
gua
gola
e a muntä l’àse gh’é restou Diu e a montare l’asino ci è rimasto Dio
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu il diavolo è in cielo e ci si è fatto
u nìu
il nido
ne sciuntìmmu da u mä pe sciugà usciamo dal mare per asciugare
e ossa da u Dria
le ossa dall’Andrea
a a funtan-a di cumbi ‘nta cä alla fontana dei colombi e nella casa
de pria
di pietra
   
E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià E nella casa di pietra chi ci sarà
int’a cä du Dria che u nu nella casa dell’Andrea che non è
l’è mainà
marinaio
gente de Lûgan facce da mandillä gente di Lugano facce da tagliaborse
qui de luassu prefescian l’ä quelli della spigola preferiscono l’ala
figge de famigga udù de bun ragazze di famiglia, odore di buono
che ti peu ammiàle senza u gundun che puoi guardarle senza preservativo
E a ’ste panse veue cose che daià E a queste pance vuote cosa gli darà
cose da beive, cose da mangiä cosa da bere, e cose da mangiare
frittûa de pigneu giancu de Purtufin frittura di pesciolini, bianco di Portofino,
cervelle de bae ‘nt’u meximu vin cervelle di agnello nello stesso vino,
lasagne da fiddià ai quattru tucchi lasagne da tagliare ai quattro sughi
paciûgu in aegruduse de lévre pasticcio in agrodolce di lepre
de cuppi
di tegole
   
E ‘nt’a barca du vin ghe navighiemu E nella barca del vino ci navigheremo
‘nsc’i scheuggi
sugli scogli
emigranti du rie cu’i cioi emigranti della risata con i chiodi
‘nt’i euggi
negli occhi
fincé u matin crescià da puéilu finché il mattino crescerà da poterlo
rechégge
raccogliere
frè di ganeuffeni e dè figge fratello dei garofani e delle ragazze
dacan d’a corda marsa d’aegua e padrone della corda marcia d’acqua e
de sä
di sale
che a ne liga a ne porta ‘nte ‘na che ci legà e ci porta in una
creuza de mä.
mulattiera di mare
   

La traduzione a fronte del testo è tratta dall’opuscolo presente nell’album. Ci sono due note da fare:

- Creuza: qui impropriamente tradotto mulattiera. In realtà la Creuza è nel genovesato una strada suburbana che scorre fra due muri che solitamente determinano i confini di proprietà.
- Lévr-e de cuppi: gatto.

Creuza de mä – Fabrizio De André
httpv://www.youtube.com/watch?v=Mq1wJcQlDZY

Scritto da Mac La Mente

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