Canzone: Cover de L’isola che non c’è di Matthew Lee

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 22, 2015 in 1 - Il Pentagramma, Blog, La musica del tempo

Generalmente non guardo la tv, non ascolto la radio e dei giornali mi sempre meno, diciamo pure niente…ma ogni tanto cade l’occhio sul piccolo schermo e qualche parola di familiare cattura la mia attenzione perché, anche se conosciuta, suona diversa.

Ed è così, quasi per puro caso, quasi cadendo dal pero (come si usa dire), che mi trovo qui a segnalare una cover della conosciutissima canzone di Edorado BennatoL’isola che non c’è – interpretata e reinterpretata da chi la musica la conosce e anche molto bene…Matthew Lee.

Onestamente non l’ho mai sentito nominare e di questo chiedo scusa a chi lo segue da tempo e soprattutto a lui. Ma ora lo conosco e lo seguirò perchè davvero molto molto interessante e sicuramente diverso se confrontato a quello che passano in radio e che hanno il coraggio di chiamarlo musica.

Questa è Musica! Matthew Lee – L’isola che non c’è.

Bravo!

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La canzone del mese – Dotti medici e sapienti di Edoardo Bennato

(1 commento) | Commenta | Inserito il ott 16, 2011 in Artisti, Blog, La canzone del mese

Inauguriamo con questo articolo una nuova rubrica del blog, La canzone del mese, dedicata alla presentazione del video e del testo di una canzone che, per un motivo o per l’altro, desideriamo condividere con i lettori del sito.

Cominciamo con un brano che, pur avendo più di 30 anni, è a mio parere oggi più che mai di stringente attualità: Dotti medici e sapienti di Edoardo Bennato.

La canzone, probabilmente una delle più conosciute del cantautore napoletano, fa parte dello splendido concept album Burattino senza fili, uscito nel 1979. Il disco, attraverso la rivisitazione della fiaba di Pinocchio, descrive sotto forma di satira pungente le ipocrisie, il perbenismo e i luoghi comuni di una società che non accetta chi è fuori dagli schemi – chi è senza fili, appunto – e tenta in tutti i modi di imbrigliarlo, di fargli indossare quei fili che lo rendano controllabile e manipolabile e lo trasformino in suddito ubbidiente e compiacente verso i voleri del potere.

Il brano, in particolare, riprende il momento del testo di Collodi in cui Pinocchio, gravemente ammalato, viene visitato da tre dottori che, dall’alto del loro sapere, sanno solo emettere luoghi comuni vuoti e sentenze apodittiche senza di fatto essere in grado di individuare né la malattia, né una cura per il povero burattino.

La rilettura di Bennato trasforma questo passaggio in uno dei momenti più densi e graffianti dell’intero lavoro, mostrandoci il volto reale – e infinitamente più pericoloso rispetto ai dottori di Collodi – degli attuali dotti, medici e sapienti. Vale a dire di quei saccenti “baroni del sapere” che, dall’alto della loro crassa presunzione e dei loro astratti luoghi comuni spacciati per “virtute e conoscenza”, pontificano sulle vite altrui e pretendono di dirigerle e curarle, cioè manipolarle, – o darle per spacciate -, senza avere alcuna reale competenza se non l’aria fritta e la boria che di fatto costituiscono la vera essenza del loro sapere e delle loro teorie scientifiche.

Come non sentire l’attualità di un brano del genere?
Quanti personaggi, come quelli descritti da Bennato, stiamo vedendo oggi all’opera in tutti i campi, in particolare in quelli economico, politico e sociale?
Quanti “dotti, medici e sapienti” pontificano sulle nostre vite e pretendono di imporre le loro “ricette” basate su mere speculazioni teoriche del tutto avulse dalla realtà e dalla concretezza della vita quotidiana di tutti noi?

Non voglio fare i nomi dei “dotti medici e sapienti” dei giorni nostri perché penso che ognuno possa individuarne a decine – intenti a dirci, ordinarci?, come dovremmo vivere le nostre vite e costruire il nostro futuro – ogni volta che legge un giornale o accende la tv.
E chissà, probabilmente, proprio come suggerisce Bennato al suo burattino senza fili, l’unica ancora di salvezza contro questi “baroni del sapere” è fuggire a gambe levate e lasciarli da soli a provare le gioie dei loro saggi consigli :-)

Di seguito il testo e il video della canzone

 

Dotti medici e sapienti di Edoardo Bennato

 

E nel nome del progresso
il dibattito sia aperto,
parleranno tutti quanti,
dotti medici e sapienti.

Tutti intorno al capezzale
di un malato molto grave
anzi già qualcuno ha detto
che il malato è quasi morto.

Così giovane è peccato
che si sia così conciato
si dia quindi la parola
al rettore della scuola.

Sono a tutti molto grato
di esser stato consultato
per me il caso è lampante
costui è solo un commediante!

No, non è per contraddire
il collega professore
ma costui è un disadattato
che sia subito internato!

Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
e fra gente importante, io che non valgo niente
forse non dovrei neanche parlare,
ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
e perciò prima che mi possiate fermare
devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare,
di alzarsi e scappare anche se si sente male,
che se si vuole salvare, deve subito scappare!

Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi,
per il giovane in questione.

Questo giovane malato
so io come va curato
ha già troppo contaggiato
deve essere isolato!

Son sicuro ed ho le prove
questo è un caso molto grave
trattamento radicale
prima che finisca male!

Mi dispiace dissentire
per me il caso è elementare
il ragazzo è un immaturo
non ha fatto il militare!

Al congresso sono tanti
dotti, medici e sapienti
per parlare giudicare
valutare e provvedere
e trovare dei rimedi
per il giovane in questione…

Permettete una parola
io non sono mai andato a scuola
e fra gente importante
io che non valgo niente
forse non dovrei neanche parlare

Ma dopo quanto avete detto
io non posso piu’ stare zitto
e percio’ prima che mi possiate fermare
devo urlare e gridare
io lo devo avvisare
di alzarsi e scappare
anche se si sente male
deve subito scappare…
scappa!….
scappa!…
scappa!…
scappa!

 

Scritto da Vianne

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Il disco del mese – Sono solo canzonette di Edoardo Bennato

(3 commenti) | Commenta | Inserito il feb 28, 2009 in Artisti, Blog, Il disco del mese

E siamo giunti al settimo appuntamento con la rubrica de Il disco del mese. Dopo aver parlato di grandi album degli anni ’70 e ’90, la scelta per questo mese ricade sul decennio centrale e su un disco di un artista italiano sempre molto originale sia per musiche che per testi: Edoardo Bennato e il suo Sono solo canzonette.

L’album è del 1980, proprio all’inizio del decennio, ed è composto da 8 tracce. Della durata di 40 minuti, questo concept è chiaramente ispirato alla favola di Peter Pan e infatti all’interno dei brani rivivono tutti i personaggi chiave: Capitan Uncino, il marinaio Spugna, i genitori dei bambini, il coccodrillo e lo stesso Peter Pan.
Sono solo canzonette rispecchia i lavori precedenti di Bennato e, anche se pubblicato nel marzo del 1980, è ancora legato agli album degli anni ’70 ed è molto differente dai lavori successivi in cui Bennato comincerà ad utilizzare batteria elettronica, suoni di campionatori e basi fatte al computer.

In Solo sono canzonette è ancora vivo lo spirito del menestrello napoletano cui viene abitualmente paragonato Bennato, i suoni sono molto grezzi e gli spazi lasciati all’armonica – che lo stesso Bennato suona – ai tamburelli e alle percussioni è molto ampio. Questo è un album che potrebbe benissimo essere suonato solo con questi tre strumenti accompagnati da una chitarra e naturalmente dalla voce, ma non una voce qualsiasi, perché il cantato di Edoardo Bennato è particolare, capace di modulazioni uniche e bellissime, di acuti e bassi davvero straordinari.

La canzone che apre il disco è Ma che sarà… dove ci si interroga e ci si pone domande su quello che verrà, su quello che l’album racconterà in seguito. Interrogativi sulla propria capacità di sognare e di evadere dalla realtà, di essere capaci di ritornare bambini e di considerare tutto come fosse un gioco, senza prendersi troppo sul serio. Questo è uno degli aspetti caratteristici che Bennato ribadisce più volte, non solo nel disco, ma nel corso della sua carriera: bisogna saper sognare. All’interno del brano Ma che sarà… è da segnalare la presenza di un sax che esegue diversi soli e una voce al megafono come quella che si sente durante i comizi elettorali, un richiamo a prestare attenzione.

Attenzione necessaria in quanto arriva Il rock di Capitan Uncino. Come da titolo, l’arrangiamento per questo brano è rock, ci sono una chitarra distorta e un ritmo trascinante. La canzone comincia con un grido di richiamo per gli altri pirati, un incitamento che Capitan Bennato rivolge a tutti: pirati, musicisti e fan. Ritmicamente, la canzone fa ballare, muovere e nello stesso stare attenti perché Peter Pan potrebbe sbucare all’improvviso e non si deve essere impreparati anzi, bisogna essere pronti all’arrembaggio. Molto bello il coro, in contrasto con il ritmo. E’ un coro scuro, dove i pirati confermano di essere veri pirati e di lottare contro il sistema, di andare contro tutto e tutti, senza mai fermarsi.

Proseguendo nella favola, si arriva Nel covo dei pirati, dove finalmente si trova un momento di calma: infatti la canzone è molto lenta, sono la chitarra e gli strumenti a fiato a comporre la musica. Nel covo dei pirati c’è poco da scherzare, bisogna rispettare le regole. Anche i pirati hanno un codice e chi decide di diventarlo è come se firmasse un contratto inscindibile: si è pirati per tutta la vita e si naviga senza paura, affrontando quello che accadrà. Chi finisce nel covo dei pirati non ha scampo, il principe azzurro non arriverà a salvare la gentile donzella, dai pirati devi aspettarti di tutto, anche le boccacce!
Nel covo c’è sempre chi comanda e quando il capo non c’è è Spugna che prende le redini. Ed è proprio Spugna che si racconta in Dopo il liceo che potevo far. Il braccio destro di Capitan Uncino si descrive come una persona che non avrebbe potuto far altro se non il pirata. La canzone musicalmente è geniale, suonata da un’intera big band anni ’50. Sono tanti gli strumenti che partecipano, fiati e piatti la fanno comunque da padroni in questo brano.

Ma Peter Pan dov’è? Siamo arrivati a metà disco e ancora non s’è visto. Eccolo! Appare in questo momento, è lui che racconta la storia principale della fiaba e lo fa nel brano L’isola che non c’è, la sua casa, quella che si raggiunge seguendo la “seconda stella a destra, questo è il cammino”. L’isola che non c’è è un posto magico, sembra non esistere proprio perché è impensabile un luogo senza guerre, senza santi né eroi. Musicalmente anche questo brano è lento, ripropone gli stessi strumenti principali de “Il covo dei pirati”, ovvero tanta chitarra che accompagna la voce di Bennato più volte modulata in acuti e bassi.

Sull’isola che non c’è però non si incontrano solo pirati e bambini, c’è anche l’antagonista per eccellenza del cattivo Uncino, ovvero il coccodrillo. Tocca a lui raccontarsi questa volta e lo fa in Rockoccodrillo, dove dice di stare attenti, sempre svegli perché lui arriva quando meno te l’aspetti. E’ pronto a colpire. Questa canzone comincia con un ticchettio di lancette perché il coccodrillo nella favola, prima di mangiare la mano di Uncino, ha inghiottito un orologio. E’ lui il più cattivo di tutti, i pirati a confronto sono buoni. Caratteristico il suono della ciaramella (strumento a fiato) insieme ad un sax baritono: questi due strumenti abbassano e oscurano l’atmosfera, non solo, danno un senso di andamento oscillante, una zampa per volta, proprio come cammina un coccodrillo che non va di fretta. Bello anche il kazoo che appare dopo la metà del brano. Con i suoi sei minuti è la canzone più lunga dell’album.

Ma non è tutto oro quello che luccica: i genitori dei bambini non vogliono che i loro figli seguano Peter Pan, vogliono che i ragazzi abbiano i piedi per terra e non la testa fra le nuvole ed è per questo che decidono di ribellarsi. Compito affidato a Tutti insieme lo denunciam, una vera e propria aria. Qui non è Bennato che canta, il dialogo è affidato ad una voce maschile e una femminile seguite da un coro solenne. Questa canzone sembra un’opera lirica, comincia con dei movimenti eseguiti dagli strumenti prima del canto. Personalmente mi ricorda Rossini, non so, l’ho sempre paragonata al Barbiere di Siviglia o ad altre opere simili.

Come tutte le fiabe però arriva sempre una fine. La canzone di chiusura è Sono solo canzonette – canzone che da il titolo all’intero album. Ha un ritmo movimentato, quasi da presa in giro e allo stesso tempo chiede scusa perché quello che si è raccontato è solo un gioco, un sogno vissuto e bello da ricordare. Ci sono immagini in questa canzone che riportano indietro nel tempo e questo lo si capisce già dalle prime parole: “Mi ricordo che anni fa…” che poi prosegue raccontando i sogni che lo stesso Bennato non ha mai smesso di fare.

Il concept album Sono solo canzonette in generale è molto bello e vario. Ogni canzone è diversa dalle altre dal punto di vista musicale ma tutte sono legate insieme dal filo conduttore, ovvero la storia dell’eterno bambino, colui che non vuol crescere perchè gli piace tanto sognare: Peter Pan.

Tracklist:

1. Ma che sarà…
2. Il rockdi Capitan Uncino
3. Nel covo dei pirati
4. Dopo il liceo che potevo far
5. L’isola che non c’è
6. Rockoccodrillo
7. Tutti insieme lo denuciam
8. Solo solo canzonette

Testi e musiche di Edoardo Bennato.

Anche sul forum parliamo di Edoardo Bennato in questo topic: Un burattino senza fili: Edoardo Bennato.

Scritto da Mac La Mente

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