Libri – Così parlò il nano da giardino di Margherita Oggero

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mag 12, 2010 in Blog, In Libreria

Leggere un libro è sempre un piacere, fa sognare e viaggiare e porta in mondi inesplorati e tutti da scoprire. E se a questi piaceri si unisce anche l’allegria e la spensieratezza della storia? Bene, il gioco è fatto e le pagine scorrono via ancor più velocemente. E’ questo quello che accade leggendo Così parlò il nano da giardino di Margherita Oggero.

E’ un racconto, articolato in 90 pagine, molto molto bello, leggero e simpatico. Un racconto dove i personaggi sono tanti abbastanza buffi e prendono vita, parlano, interagiscono tra loro grazie alla fantasia dell’autrice. Si animano e riescono persino a parlare con gli esseri umani anche se questi ultimi generalmente non capiscono il loro linguaggio degli animali, come del resto non capisco tutto quello che gli sta intorno.

Il libro racconta un esodo, quello compiuto dai gerbilli: buffi animaletti pelosi che sono costretti ad abbandonare il loro territorio perché i proprietari del campo hanno deciso di costruire un rifugio per animali, in particolare per cani, nemici in un certo senso proprio dei gerbilli.

Che fare a questo punto? Dove andare? I gerbilli non riescono a capire e sono davvero combattuti e spaesati. Decidono così di chiedere consiglio a Gongolo, un nano da giardino che vive di fronte a loro. Gongolo è molto saggio ed è contento quando ha l’occasione di parlare con qualcuno perché soffre di solitudine – è stato “piantato” lì e allontanato dal resto dei nani e da Biancaneve.
Gongolo parla tanto con i suoi amichetti e gli consiglia di andare ad abitare in un terreno incolto non molto lontano dalla loro attuale casa. In questo terreno però vive uno spaventapasseri abbandonato a sua volta dal suo “costruttore”.

I gerbilli affrontano il viaggio e alla fine riescono ad arrivare e ad occupare il terreno.
Questa occupazione del territorio non va molto giù allo spaventapasseri che decide così di vendicarsi sfruttando una pagliuzza infilata nella sua bocca che emette un suono davvero fastidioso: un sibilo che non permette ai gerbilli di dormire facendoli diventare sempre più nervosi.

L’incompatibilità però finisce presto quando un gerbillo (femmina) fa amicizia con lo spaventapasseri. I due insieme si divertono tantissimo.

Un giorno, dopo un bel po’ di tempo, anche il bambino che aveva costruito lo spaventapasseri ritorna e gli chiede scusa per essere stato così cattivo nei suoi confronti. Il bambino fa anche amicizia con i gerbilli ed insieme, dopo aver conosciuto la storia di Gongolo, decidono di andarlo a trovare. Gongolo in tutto questo asso di tempo ne ha passate di tutti i colori infatti non è più nel giardino, ma vicino al bidone dell’immondizia e non viene neanche raccolto dagli spazzini perché troppo pesante e non idoneo nemmeno a diventare spazzatura! E allora? Beh, Gongolo viene prelevato dal bambino e portato nel campo insieme ai suoi vecchi amici…

Il libro scritto da Margherita Oggero è simpaticissimo, una favola leggera che si legge con molto piacere, piena di vita che racconta di un popolo e di quello che a volte si è costretti a passare prima di raggiungere la cosiddetta “terra promessa”. E’ un libro sicuramente consigliato per la lettura, il tempo trascorso tra le sue pagine è tempo speso bene.

Per avere un assaggio del libro, riporto qui di seguito l’incipit e rimando al topic Brani divertenti per continuare non solo la lettura ma per farsi due risate con un passaggio graditissimo.

Il libro comincia così:

I gerbilli in quel tempo stavano al Gerbido. Al Gerbido Nuovo, per la precisione. Anche prima stavano al Gerbido, ma non era lo stesso Gerbido, era quello Vecchio. Prima dell’esodo, voglio dire. Prima che la famiglia Luposki (di antica origine russa) decidesse di impiantare di fronte alla propria casa una pensione per cani di tutte le razze.
I cani – non tutti i cani ma quasi – non vanno troppo d’accordo coi gerbilli e sovente gli fanno dei brutti scherzi. Tipo corrergli dietro a più non posso e quando li hanno raggiunti dargli delle zampate e dei morsicotti sul collo. Ai gerbilli (nome scientifico: meriones unguiculati) non piacciono le zampate e neppure i morsicotti sul collo. Anzi i morsicotti li detestano proprio. E ancora di più detestano essere presi per la coda, che è lunga e impellicciata ma fragile. Un gerbillo con la coda spezzata o tronca si sente menomato e diventa furibondo perché la mutua non gli passa la protesi. Un brutto guaio, insomma.

da “Così parlò il nano da giardino” di Margherita Oggero – pubblicato da Einaudi – pagina 5

Dati del libro:

Titolo: Così parlò il nano da giardino
Autrice: Margherita Oggero
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 90
Anno di pubblicazione: 2006

Scritto da Mac La Mente

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Consigli di lettura – Mattino bruno di Franck Pavloff

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 5, 2008 in Blog, In Libreria

Mattino bruno è un piccolo, grande libro dello scrittore francese Franck Pavloff.
Uscito quasi in sordina in Francia nel 1998 per Cheyne, una casa editrice specializzata in libri di poesia, divenne uno strepitoso caso editoriale nel 2002, quando l’attualità politica del paese (il clamoroso successo elettorale del leader dell’estrema destra Le Pen, arrivato fino al ballottaggio con Chirac per la poltrona presidenziale) portò in primo piano il tema centrale del libro: la grande facilità con cui nasce una dittatura quando i cittadini smettono di vigilare sulla democrazia.

Da quel momento il volumetto, lungo in tutto 10 pagine, ha avuto ristampe su ristampe, ne è stato fatto anche l’audiolibro e ne è stato tratto un cortometraggio trasmesso spesso dalla tv francese. E, soprattutto, viene fatto leggere nelle scuole.

Il testo è un breve e fulminante apologo che, nelle sue poche paginette, racconta in modo tanto semplice, quanto potente ed efficace la storia di un paese immaginario dove, in modo apparentemente banale e quasi casuale e inizialmente quasi non violento, si instaura giorno dopo giorno una feroce dittatura.

Veniamo a sapere quello che accade attraverso le vicende e le riflessioni di due personaggi, il protagonista-narratore e il suo amico Charlie. Sono due persone normali – due persone assolutamente qualunque -, due amici che trascorrono il tempo libero giocando a carte e chiacchierando del più e del meno e che tutto quello che desiderano è vivere tranquilli nel proprio angolino, senza disturbare gli altri e senza essere disturbati dagli altri.
E proprio in nome del quieto vivere accettano di far uccidere i propri animali, un cane e un gatto, perché non sono di colore bruno, l’unico colore ammesso dalle leggi imposte dal nuovo governo dei Bruni.

Ma questo è solo l’inizio. Nei mesi successivi i due amici, e con loro tutto il paese, subiranno, sempre senza ribellarsi in nome del “quieto vivere”, leggi progressivamente sempre più assurde e liberticide, fino alla privazione di ogni più elementare diritto e all’instaurazione della più crudele e insensata dittatura.

Solo alla fine, quando ormai l’ineluttabile è alle porte, il protagonista capisce quello che è accaduto e come:
Non avrei dovuto fidarmi dei Bruni fin da quando ci hanno imposto la loro prima legge sugli animali. Dopotutto il mio gatto era mio, come il suo cane per Charlie, avremmo dovuto dire di no. Resistere di più, ma come? Va tutto così in fretta, c’è il lavoro, le preoccupazioni di tutti i giorni. Anche gli altri lasciano perdere per stare un po’ tranquilli, no?
(La traduzione è mia)

E nelle sue parole emerge quello che a Pavloff sta a cuore mostrarci: perché si instauri una dittatura, mentre non servono necessariamente i carri armati, è invece indispensabile il complice e involontario consenso/assenso dei cittadini. Quando le persone, per apatia da quieto vivere, voltano la testa dall’altra parte e accettano la quotidiana e progressiva erosione dei propri diritti, il loro paese è avviato su una strada che può solo condurre alla più feroce e arbitraria privazione di ogni libertà.

Del libro esiste una traduzione italiana a cura di Fabio Galimberti, pubblicata nel 2003 dall’editore Nottetempo.
Purtroppo in questo momento il testo è esaurito o in ristampa, ma spero che l’Editore provveda presto a renderlo nuovamente disponibile perché è una lettura che merita veramente.

Franck Pavloff
Mattino bruno
Editore Nottetempo, collana I sassi, 2003, pp. 16

Il libro è stato segnalato anche sul forum nel topic Consigli di lettura.

Scritto da Vianne

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