Film – Il cacciatore di aquiloni di Marc Forster

(1 commento) | Commenta | Inserito il nov 22, 2010 in Blog, Cinema

Tratto dall’omonimo romanzo, il primo, di Khaled Hosseini, solo dopo aver visto Il cacciatore di aquiloni si riesce a capire il perchè del successo che ha avuto: è bellissimo!
Il libro racconta sicuramente molti più particolari ma la trasposione cinematografica non è da meno: ben curata nella scenografica, nei dialoghi, nei costumi e nella ricostruzione della storia.

Il cacciatore di aquiloni racconta le vicende di due ragazzini che crescono insieme fino a quando la vita non costringe loro a separarsi, a diventare quasi estranei in un periodo storico caratterizzato da profondi cambiamenti, cambiamenti per alcuni versi in peggio: la situazione non è sicuramente delle migliori in Afghanistan, ora che allora.

Il film ha come anno di partenza il 2000 e il protagonista, Amir, che ormai vive in California e ha messo su famiglia sposando la figlia di un ex-generale del suo paese, è un giovane scrittore. Ha appena pubblicato il suo primo libro quando riceve una telefonata da un amico del padre di vecchia data che lo richiama nella sua città natale. Da questo momento in poi, si apre un lunghissimo flashback e Amir ricorda la sua infanzia.

Figlio di Baba, uomo facoltoso di etnia Pashtun, Amir ha come migliore amico il figlio del servitore di famiglia, Hassan, appartenente all’etnia inferiore degli Hazara. I due ragazzi fanno praticamente tutto insieme anche gareggiare con gli aquiloni sopra il cielo di Kabul.
Hassan è bravissimo a recuperare gli acquiloni e durante uno di questi inseguimenti viene viene fermato da tre teppistelli locali che, sotto gli occhi di Amir, lo seviziano.

Da quel momento in poi niente è come prima…

Amir vede in Hassan il simbolo della sua vigliaccheria perché non è riuscito ad aiutarlo e siccome non riesce a vivere con questo suo risentimento riesce a far cacciare dalla casa di Baba il servitore e suo figlio. Anno 1978.

Successivamente a causa dell’invasione russa Baba e suo figlio sono costretti a lasciare Kabul e a rifugiarsi in America.
Amir ha perso completamente le tracce del suo vecchio amico fraterno fino al momento di quella famosa telefonata…

Il protagonista così decide di ritornare in patria dove l’aspettano diverse avventure e una lettera scritta di proprio pugno dal sul vecchio amico Hassan nella quale gli viene chiesto di prendersi cura di suo figlio ora affidato a un orfanotrofio.
Viene a conoscenza della morte di Hassan e di un fatto tenuto nascosto per anni da suo padre: Hassan in realtà era suo fratello. Il figlio quindi è nipote di Amir.

Dopo varie peripezie e pericoli e con l’aiuto di poche persone fidate risiedenti ancora a Kabul, amir riesce a trovare il ragazzo e a portarlo con se in America dove finalmente potranno essere al sicuro.

Nel finale, in una scena che da sola vale la visione del film, Amir dice a suo nipote: “…per te un milione di volte, Sohrab!” (Sohrab è il nipote di Amir)

Il cacciatore di aquiloni,è un film che vale davvero la pena vedere, un film che grazie alla storia raccontata, all’ambientazione, all’evolversi dei fatti e delle azioni dei protagonisti, proietta in un mondo, in una terra, che adesso non c’è più.
Il sogno di Hassan era quello di rivedere volare gli aquiloni su Kabul, un sogno di pace per un paese ormai turbato da tutto quello che noi, oggi, sappiamo essere successo!

Dati del film

Regia: Marc Forster.
Nazione e Anno: USA – 2007
Genere: Drammatico
Interpreti: Khalid Abdalla, Homayoun Ershadi, Shaun Toub, Atossa Leoni, Saïd Taghmaoui, Zekiria Ebrahibi.

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Film – Caramel di Nadine Labaki

(1 commento) | Commenta | Inserito il set 22, 2010 in Blog, Cinema, Televisione

Ogni tanto in tv trasmettono qualcosa di interessante e anche se questa volta il film che vado a segnalare è sul digitale terrestre, devo dire di essere contento perchè a me è piacituo e spero piaccia a tutti coloro che avranno la possibilità di vederlo!

Il film è Caramel della regista Nadine Labaki e verrà trasmesso questa sera alle ore 21:00 su Rai Movie.

E’ un film che non dura tantissimo, circa un’ora e mezza, e risulta talmente leggero che si arriva alla fine senza pesantezza e senza accorgersene!

La storia è ambientata a Beirut. Le protagoniste sono quattro ragazze (una di loro è proprio la regista) che lavorano insieme e trascorrono la maggior parte del loro tempo facendosi compagnia a vicenda all’interno di un istituto di bellezza abbastanza frequentato. In questo istituto, tra l’alternarsi delle clienti, sistemate ai capelli e cerette al caramello (è da questo che deriva il nome del film), le protagoniste affrontano temi d’attualità che mettono in evidenza la situazione in cui vivono o possono trovarsi le donne.

Ognuno dei personaggi, con l’aggiunta di un quinto, zia Rose, vive situazioni particolari e diverse da quelle delle sue amiche. Lavale è innamorata di un uomo sposato, Nisrine è alle prese con il suo matrimonio e non sa come confessare al futuro marito la sua non-verginità, Rima non accetta la sua attrazione per le donne e Jamale è ossessionata dal fisico e dall’età: tenta di diventare una star e di realizzare degli spot televisivi, ma non riesce a superare i provini.

Questi problemi vanno indubbiamente risolti. E’ Lavale la prima a dover affrontare una situazione difficile che si verifica quando, in occasione dell’anniversario con il suo amante, prepara tutta una stanza per “festeggiare” e Lui non arriva perché non può lasciare la moglie e la bambina. Lavale è in crisi. E’ proprio in questa occasione che decide di conoscere la sua “rivale”.

Lavale frequenta per un po’ la donna ma alla fine apre gli occhi e sceglie un altro uomo che le gira intorno da parecchio tempo senza dichiarsi.

Parallelamente alla storia di Lavale, Nisrina affronta un intervento per riacquistare la verginità e Rima è sempre più coinvolta in una relazione platonica. Anche zia Rose trova l’amore, è corrisposto da un anziano inglese ma alla fine questo non sfocia come dovrebbe.

La situazioni diverse si intrecciano e naturalmente seguono il loro corso naturale, c’è chi è soddisfatta e chi rimane delusa.

L’amore e la vita non si sa mai come vanno a finire e dove portano…

Le scene del film, gli ambienti e tutto il contorno stanno molto bene insieme e si amalgano nel miglior modo possibile. E’ un film che risulta curato e che proietta in un altro mondo poco conosciuto da noi occidentali.

Anche la fotografia è curata e la colonna sonora, realizzata da Khaled Mouzanar, è perfetta!

Informazioni sul film:

Regia: Nadine Labaki
Musiche: Khaled Mouzannar
Nazione e Anno: Libano/Francia, 2007
Elenco delle protagoniste: Nadine Labaki (Lavale); Sihame Haddad (Rose); Joanna Mkarzel (Rima); Yasmine Elmasri (Nisrine)

Scritto da Mac La Mente

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Cinema – Il papà di Giovanna di Pupi Avati

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 25, 2008 in Blog, Cinema

Presentato al Festival del cinema di Venezia e in visione nelle sale dal 12 settembre 2008, l’ultimo lavoro del regista italiano Pupi Avati, Il papà di Giovanna, sta riscuotendo un enorme successo sia di pubblico, è primo tra i film italiani per ordine di incassi, che di critica.
Il film vede la partecipazione di Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher e dell’attore Silvio Orlando che, proprio grazie al suo ruolo, si è aggiudicato il premio “Coppa Volpi” come migliore interprete maschile, battendo Mickey Rourke nella sua interpretazione di un lottatore di wrestling nel film The Wrestler.

Il regista Pupi Avati è riuscito a realizzare un film che trasporta lo spettatore in un periodo che non c’è più, un periodo in cui era difficile vivere, dove si passava da momenti di felicità a momenti di dolore, e per farlo usa un modo particolare: la voce della protagonista, una bambina di nome Giovanna diversa dai suoi coetanei, chiusa nel suo mondo, non di bell’aspetto e con problemi psichici messi sempre più in evidenza durante il film.
Come ambientazione è stata scelta una città cara al regista, Bologna, nell’anno 1938, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. L’ambientazione tinge subito il film di colori antichi, il color seppia nelle atmosfere e nei luoghi la fa da padrone, dando una patina antica alle scene e alla fotografia.

Il papà di Giovanna è la storia di un professore di ruolo, Michele Casali (Silvio Orlando), che insegna Latino nella stessa scuola frequentata da sua figlia. Lui, un uomo del sud trasferitosi al nord con la moglie, ha diversi sogni nel cassetto. Il primo è quello di riuscire a realizzare un libro sfruttando una vecchia amicizia con un pittore divenuto famoso; il secondo è quello di educare e motivare sua figlia, facendole acquisire sicurezza e fiducia nelle proprie capacità.
Accanto a queste due figure principali è presente anche la moglie di Michele, mamma di Giovanna, una donna di grande bellezza che viene mantenuta lontana, quasi estromessa, dal rapporto creato dal padre con la figlia. La moglie di Michele, Delia (Francesca Neri), sopporta in silenzio questa situazione e ha come unica consolazione l’ammirazione da parte degli altri uomini, in particolare del vicino di casa, padrino di battesimo di Giovanna, Sergio Ghia. Sergio (Ezio Greggio) è un poliziotto fascista che in alcuni casi usa la sua autorità per ricevere privilegi e che allo stesso tempo aiuta, in modo sincero, la famiglia di Michele Casali. L’interpretazione di Greggio è impeccabile, una vera scommessa quella di Avati su di lui, scommessa che è riuscita in pieno, difficile immaginare un altro attore al suo posto!

La vita della famiglia Casali e delle persone a lei vicine viene stravolta quando, nella scuola di Giovanna, viene trovato il corpo senza vita della ragazza più amata e popolare dell’istituto, nonchè migliore amica di Giovanna. Da quel momento cominciano le indagini, si interrogano i professori e tutte le persone vicine e che conoscevano la ragazza. Giovanna viene interrogata una prima volta e rilasciata. La seconda volta, a seguito di un lunghissimo interrogatorio da parte di Sergio, Giovanna confessa di aver ucciso l’amica per gelosia. Ma qui emergono i problemi psichici, Giovanna non si rende conto di quello che ha fatto, si considera vittima e non carnefice.
Da quel momento Delia non riesce più a vedere la figlia, neppure quando va a trovarla in carcere. Michele è l’unico a stare vicino a Giovanna, per lui è sempre sua figlia, una bambina, e non l’abbandonerà mai, neanche quando, al termine del processo, giudicata incapace di intendere e di volere, viene trasferita nel manicomio di Reggio Emilia. L’amore del padre per la figlia supererà qualsiasi ostacolo ed è proprio questo il tema principale del film.

Gli anni passano, la guerra arriva e Bologna non è una città sicura. La linea ferroviaria che la collegava a Reggio Emilia viene fatta saltare e Michele è costretto ad allontanarsi dalla moglie per continuare a vedere la figlia: si trasferisce nelle vicinanze di Reggio Emilia, in campagna dove svolge dei lavoretti per di pagare l’affitto della camera. Ogni giorno va a trovare Giovanna e lei ad ogni visita ha una domanda fissa per il padre: “Dov’è la mamma? La prossima volta verrà lei?”, domande a cui il padre è costretto a rispondere mentendo.

Anni più tardi, la guerra è finita e termina anche la pena che Giovanna doveva scontare. Uscita dal manicomio torna a Bologna col padre, città irriconoscibile, distrutta come è distrutta la loro casa. Solo la stanza di Giovanna – chiusa dal giorno dell’arresto – sembra non aver risentito dello scorrere del tempo.
La ragazza, pur avendo capito di poter fare affidamento solo sul padre, continua a sperare di rivedere la mamma. E questo avviene una sera, per caso, in un cinema. La donna, in compagnia di un altro uomo, inizialmente fa finta di non riconoscere la figlia, che si avvicina a lei creando scompiglio tra il pubblico e costringendo il padre a portala via. Ma fuori dalla sala, mentre i due si allontanano, la mamma li raggiunge.

Il papà di Giovanna è diretto in modo magistrale da Pupi Avati, che è riuscito a ricostruire un passato italiano, una serie di vicende di vita, in modo impeccabile senza cadere in contraddizioni e senza perdere il filo degli eventi. Il tema portante del film è l’amore senza tempo, l’unico in grado di ricostruire una famiglia che tutti avrebbero ormai dato per distrutta.
E’ un film triste, è questo il sentimento che prevale alla fine nonostante il ricongiungimento dei tre familiari. Un film da vedere e ricordare e rivedere a lungo.

Regia: Pupi Avati.
Nazionalità e anno: Italia 2008.
Genere: Drammatico
Durata: 104 minuti
Interpreti: Silvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher, Serena Grandi, Manuela Morabito, Paolo Graziosi, Gianfranco Jannuzzo, Valeria Bilello.

Del film parliamo anche sul forum nel topic Ho visto al cinema.

Scritto da Mac La Mente

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