Profilo di Nikita Michalkov (2/3)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ago 9, 2008 in Blog, Cinema

Elegia delle occasioni perdute (1978-1987)

In Partitura incompiuta Michalkov affronta la tematica, molto cechoviana e molto cara alla cultura russa, dell’amore perduto per incapacità e paura d’amare e delle occasioni svanite per inettitudine a vivere ed agire. Tematica che, mostrata nelle sue diverse sfaccettature e declinata con stili e toni diversi, accompagnerà il regista in una sorta di ideale “viaggio sentimentale nell’animo umano” in tutta la produzione del decennio successivo.

Nel 1978 Michalkov inizia a lavorare a uno dei suoi film più belli e ambiziosi, Alcuni giorni della vita di Oblomov, e, per non disperdere la troupe durante le pause della lunga lavorazione, ne gira intanto anche un altro, Cinque serate (Pjat’ večerov, 1978). Ambientato alla fine degli anni ’50 e realizzato quasi interamente in bianco e nero, anche questo film è tratto da un testo teatrale, l’omonima pièce di Aleksandr Volodin, ed è incentrato, in una certa continuità con Partitura incompiuta, sull’incontro casuale di due ex amanti.
Un uomo torna a Mosca dopo una lunga assenza e per caso ritrova la donna che 18 anni prima aveva amato e da cui era stato costretto a separsi per partire per il fronte allo scoppio della guerra. Trascorre con lei cinque serate nel suo appartamento, serate durante le quali i due, feriti e delusi dalla vita, si raccontano, si lasciano prendere dal fluire di ricordi, sogni, sensazioni e cercano di riprendere, tra dubbi, incertezza e reciproci piccoli inganni e menzogne, il rapporto interrotto tanto tempo prima.
Il film vinse il premio per la miglior regia al Festival del cinema di Oxford.

L’anno seguente, dopo due anni di lavorazione, esce quello che per molti è il film più bello di Michalkov, lo splendido Alcuni giorni della vita di Oblomov (Neskol’ko dnej iz žizni I. I. Oblomova, 1979). Ancora una volta il regista ha tratto ispirazione da una fonte letteraria, e questa volta si è rivolto a un capolavoro assoluto della grande letteratura del suo paese, il romanzo di Ivan Gončarov Oblomov.
Ambientato a Pietroburgo a metà del 19° secolo, il film ci racconta uno scorcio della vita di Oblomov, un buffo e candido uomo che trascorre le sue giornate in un vecchio e polveroso appartamento, dormendo su un vecchio divano, sognando la sua infanzia e discutendo col suo altrettanto vecchio e polveroso maggiordomo. A nulla valgono i tentativi del suo migliore amico per scuoterlo dall’abulia. Fino a quando non si innamora, ricambiato, di una donna attiva ed energica che sembra riuscire a trasformarlo in un uomo dinamico. Ma il cambiamento è di breve durata perchè quella di Oblomov non è pigrizia ma paura di vivere, timore della realtà e incapacità di adattarsi al mondo che lo circonda. E il matrimonio con una donna così attiva e che gli chiede di agire invece di limitarsi a sognare, lo terrorizza…

Con Oblomov Michalkov vinse per il secondo anno consecutivo il premio per la miglior regia al Festival del cinema di Oxford.
Il film fu inoltre votato come miglior film dell’anno 1981 (l’anno in cui uscì negli Stati Uniti) dal Consiglio Nazionale dei critici cinematografici Usa.

Nel 1981 esce La Parentela (Rodnja, 1981) film con cui Michalkov si allontana temporaneamente dal passato e dalla letteratura per parlare del mondo russo contemporaneo.
Ambientato all’inzio degli anni ’80 in una piccola città, il film è una storia di famiglia e racconta, utilizzando anche la lente dell’ironia e dell’umorismo, la vita di uomini e donne che hanno perso o stanno perdendo certezze e ideali. Un’anziana contadina, che ai suoi tempi aveva avuto la forza di cacciare da casa il marito alcolizzato, va a trovare la figlia in città. E qui scopre una realtà che non si aspettava e che la turba: la figlia, sposata a un uomo vacuo e superficiale, è stata abbandonata dal marito e la nipote, una bambina di dieci anni, cresce prepotente e capricciosa. Come se non bastasse, l’anziana contadina reincontra anche il suo ex-marito.

Anche il film successivo, Senza testimoni (Bez svidetelej, 1983) è ambientato nell’Unione Sovietica contemporanea del regista. Tratto dalla pièce teatrale di Sof’ja Prokof’eva Incontro senza testimoni, si svolge in interni ed è il film di Michalkov ad impianto più teatrale e più dedicato all’introspezione psicologica, tanto che alcuni critici lo hanno definito il suo film più bergmaniano.
Dopo 9 anni dal divorzio un uomo, risposato e padre di una bambina avuta dal nuovo matrimonio, viene a sapere che la sua prima moglie e madre del suo primo figlio, sta per risposarsi. Non sopportando l’idea, si precipita da lei per cercare di convincerla in tutti i modi a rinunciare. Il loro incontro e il tentativo di riavvicinamento fanno emergere i sentimenti contrastanti che ancora uniscono la coppia ma anche il cumulo di menzogne, sospetti, incomprensioni e timori su cui hanno costruito il loro matrimonio.

Oltre a vari premi ottenuti in festival cinematografici sovietici, il film vinse il premio FIPRESCI assegnato dalla Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica.

Negli anni ’80 le aperture politiche e culturali introdotte in Unione Sovietica dalla perestrojka di Gorbačev consentirono a Michalkov qualcosa che fino a pochi anni prima sarebbe stato impensabile: dirigere un film interamente prodotto all’estero. E’ quanto avvenne con Oci ciornie (1987), film italiano che, grazie allo straordinario successo di critica e di pubblico e alla bravura e al fascino dei suoi protagonisti (Marcello Mastroianni, Elena Sofonova, Silvana Mangano e Vsevolod Larionov) consacrò definitivamente il regista nel firmamento del grande cinema internazionale.
Per quest’opera Michalkov attinse a piene mani dai racconti dell’amato Čechov e, cucendo liberamente assieme alcuni dei suoi testi (La signora col cagnolino, Anna al collo, Una moglie, L’anniversario) costruì un’incantevole e deliziosa commedia sull’amore, le occasioni perdute e l’incapacità di vivere dei grandi sognatori.
Ambientato nei primissimi anni del ’900 in Italia, Russia e su una nave per ricchi turisti, racconta la storia di un uomo italiano che, dopo il matrimonio con una ricca ereditiera, si abbandona a una piacevole e irresponsabile bella vita, lasciando la gestione della famiglia e degli averi alla moglie ma anche rinunciando a realizzare i grandi progetti da architetto che aveva in gioventù. In vacanza alla terme conosce una giovane donna russa, sposata, e si innamora perdutamente di lei. Tanto che dopo la sua partenza, decide di andare a cercarla in Russia, per convincerla a vivere con lui. Quando, dopo bizzarre peripezie di ogni genere, riesce a ritrovarla e scopre che anche lei lo ama, torna in Italia per lasciare la moglie e organizzare la nuova vita con la giovane russa. Ma…

Il film ricevette molte nomination a tutti i più importani concorsi internazionali, compresa una nomination all’Oscar come miglior attore protagonista per Marcello Mastroianni.
E vinse numerosi premi:
- Sant Jordi Award come miglior film straniero al Festival di Barcellona
- Fotogramas de plata come miglior film straniero assegnato dalla critica cinematografica spagnola
- Premio come miglior attore protagonista a Marcello Mastroianni al Festival di Cannes
- Nastro d’Argento a Marcello Mastroianni come miglior attore protagonista
- David di Donatello come miglior attore protagonista a Marcello Mastroianni
- David di Donatello come miglior attrice protagonista a Elena Sofonova.

Profilo di Nikita Michalkov (1/3)
Profilo di Nikita Michalkov (3/3)
Recensione a 12 di Nikita Michalkov

Scritto da Vianne

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Profilo di Nikita Michalkov (1/3)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ago 7, 2008 in Blog, Cinema

Il cinema russo è un cinema molto affascinante e interessante e vanta ottimi registi e attori di altissimo livello. Purtroppo, la censura e la totale chiusura all’estero dell’Unione Sovietica prima, e le logiche puramente commerciali delle major di distribuzione europee e Usa poi, non hanno mai permesso al grande pubblico occidentale di conoscerlo e apprezzarlo come meriterebbe.
Nikita Michalkov, grazie alla sua straordinaria bravura, oltre che alle scelte estetiche, poetiche e filmiche che hanno caratterizzato la sua carriera, è uno tra i pochissimi registi, sovietici prima e russi poi, ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. E giustamente, visto che, oltre ad essere il più importante regista russo contemporaneo, è autore di alcuni tra i film più belli degli ultimi decenni.

Nato a Mosca nel 1945 da una famiglia di antichissima ascendenza nobiliare e appartenente all’intelligencja russa e sovietica – il bisnonno materno era il pittore Vasilij Surikov, il nonno materno il pittore Petr Končalovskij, la madre la poetessa Natalija Končalovskaja, il padre, Sergej Michalkov, scrittore molto noto di libri per bambini oltre che autore del testo dell’inno nazionale sovietico e russo, il fratello maggiore, noto con lo pseudonimo di Andrej Končalovskij, regista affermato in Unione Sovietica e poi emigrato negli Usa e autore di molti film di cassetta hollywoodiani – si appassiona da subito alla recitazione. Tanto che, ancora bambino, riesce ad iscriversi alla più prestigiosa e importante scuola teatrale sovietica, la scuola del Teatro d’Arte di Mosca. E, adolescente, passa poi a studiare recitazione nell’altrettanto famosa e rinomata scuola del Teatro Vachtangov di Mosca.
Dalla fine degli anni ’50, quindi ancora adolescente, cominciò a lavorare nel cinema, dapprima recitando piccole parti, poi ruoli più importanti. La passione per il cinema lo spinge a scegliere di occuparsi anche di regia e, negli anni ’60, riesce ad accedere ai corsi di regia della prestigiosissima Scuola Statale di Cinema dell’URSS, dove si diploma nel 1970.
Da quel momento Michalkov è riuscito a dedicarsi a entrambe le sue passioni, la recitazione e la regia – quest’ultima accompagnata dall’attività di sceneggiatura – realizzando lavori sempre di alta qualità e premiati da ottimi riconoscimenti di critica e di pubblico.

In questo articolo, che per ovvi motivi non potrà essere nulla più che una rapida scheda e che pubblichiamo in 3 parti, accenniamo solo ai suoi lavori come regista cinematografico, riservandoci di completare più avanti il suo profilo per quanto riguarda la sua attività di sceneggiatore, regista televisivo e attore cinematotografico e televisivo.

Gli esordi alla regia e i primi successi internazionali (1967-1977)

Le prime prove registiche di Michalkov sono 3 cortometraggi girati come studente dell’Istituto di Cinema:
- La bambina e le cose (Devočka i vešči, 1967)
- E io vado a casa (A ja uezžaju domoj, 1968)
- Un giorno tranquillo alla fine della guerra (Spokojnij den’ v konce vojny, 1970), cortometraggio realizzato come lavoro di diploma all’Istituto di Cinema

Nel 1974 appare il suo primo lungometraggio, Amico tra i nemici, nemico tra gli amici (Svoj sredi čužich, čužoj sredi svoich, 1974). Ambientato alla fine della Guerra Civile in URSS, racconta la storia di un furto d’oro su un treno ad opera di un gruppo di banditi e l’audace azione dell’eroico protagonista per recuperare il bottino e smantellare la rete di criminali che aveva organizzato il furto.
E’ un film d’avventura brillante e ricco d’ironia e che per lo stile e le scene d’azione richiama volutamente, pur nella diversa ambientazione e con una trama patriottica, i western americani, tanto che alcuni critici lo hanno paragonato al film di George Roy Hill Buth Cassidy.
In questo film Michalkov, come farà spesso nei lavori da lui diretti, lavora anche come attore, interpetando la parte del capo dei banditi. (Vedi foto)

Nel 1976 esce il suo secondo film, Schiava d’amore (Raba ljubvi, 1976), un melodramma ambientato in Crimea durante la Guerra Civile. Racconta la storia di una troupe cinematografica che, mentre impazza la guerra civile e gli scontri tra Armata Rossa e Armata Bianca devastano il paese, è impegnata a girare un film intitolato “Schiava d’amore” senza quasi accorgersi di cosa accade nel mondo fuori dal set. In particolare la protagonista è del tutto estranea agli eventi che la circondano, eventi che non capisce e di cui non vuole sapere niente. Fino a quando la violenza della guerra non irrompe nella sua vita sentimentale facendole scegliere da che parte stare…
Questo film ebbe grandissimo successo anche all’estero, soprattutto in America, e fece conoscere l’allora trentenne regista a tutto il mondo. Oltre a fargli vincere il suo primo premio internazionale (il primo di una lunghissima serie), il premio per la miglior regia al festival cinematografico di Teheran.

L’anno dopo esce il bellissimo Partitura incompiuta per pianola meccanica (Neokončennaja p’esa dlja mechaničeskogo pianino, 1977), liberamente tratto dal dramma di Čechov Platonov. E’ un film corale ambientato alla fine dell’800 nella tenuta di una ricca vedova che ha invitato alcuni amici, parenti e vicini a una festa a base di danze zigane, fuochi d’artificio e una nuovissima pianola meccanica. Ma alla festa, all’insaputa uno dell’altra e accompagnati dai rispettivi coniugi, si reincontrano un uomo e una donna che in passato si erano molto amati e poi lasciati. E questo incontro provoca grandi turbamenti e un grande cambiamento all’atmosfera della festa, che smette di essere un garbato incontro mondano, luogo di chiacchiere gradevoli, leggere ed educate per trasformarsi a poco a poco nel luogo dove emergono delusioni, frustrazioni, sogni infranti e occasioni perdute dei vari personaggi.
Michalkov, appena 32enne, con questo film confermò la sua fama in patria e e all’estero e vinse due prestigiosi premi internazionali: il primo premio al festival cinematografico di San Sebastian e il David di Donatello dell’Accademia del cinema italiano come miglior film straniero.

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Recensione a 12 di Nikita Michalkov

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