2050 – Perché dovremmo avere una sanità molto efficiente ed efficace in futuro (ma chi la vuole per davvero)? di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 17, 2018 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

Marino Laziale (RM) – 17/11/2018

 

2050 – Perché dovremmo avere una sanità molto efficiente ed efficace in futuro (ma chi la vuole per davvero)? di Cristiano Torricella

(articolo di Cristiano Torricella, autore e futurologo “indignato”)

 

Premetto che scrivo questo mio nuovo articolo sul futuro dopo aver vinto la mia ennesima partita a scacchi contro il robot (un software…) contro cui gioco a scacchi sul notebook.

Dunque, come stato d’animo, sono contento e non affatto pessimista… e così ne approfitto per parlare, in modo credo equilibrato, di un tema assai scottante, che coinvolge e coinvolgerà la vita di centinaia di migliaia di persone.

Strategico gioco del passato, del presente e del futuro, gli scacchi, che costringe l’uomo a riflettere logicamente e, dunque, a…pensare (la celebre, eterna ed immarcescibile locuzione “cogito, ergo sum”…).

Curativo e ludico passatempo cerebrale, gli scacchi, che, in futuro, spero che molti anziani facciano loro, tenendo occupata la mente ed allontanando così la noia, la pigrizia intellettuale che fa ingrassare ed anche… l’Alzheimer.

Nel frattempo, passati alcuni mesi dal mio precedente articolo, stanno accadendo e si stanno confermando delle tendenze sanitarie (in atto nella mia regione, il Lazio ed, in particolare, la provincia di Roma) che portano fosche ombre sul destino sanitario di centinaia di migliaia di cittadini facenti parte della nostra vasta popolazione castellana (ed anche romana, trasferitasi qui…) che invecchia ed invecchierà sempre più, comportando gravi problematiche di tipo assistenzial-sanitario.

Dopo anni di attesa, sembrerebbe imminente l’apertura del Nuovo Mega-Policlinico dei Castelli Romani, il nuovo mega-ospedale dei Castelli e del litorale di Roma, edificato in un luogo periferico del Comune di Ariccia, per ora raggiungibile – sembrerebbe – solo con l’automobile privata ma comunque utile e ben accetto.

Questa nuova apertura potrebbe sembrare una “buona cosa”, se non fosse che alcuni preesistenti ospedali castellani saranno, a breve, smantellati o chiusi.

Il progressivo invecchiamento della popolazione castellana e romana potrebbe trasformare (in un futuro imminente…) l’ospedale di Genzano di Roma (RM) nella più grande R.S.A. (Residenza Assistita) per anziani dei Castelli Romani, smantellando gli attuali reparti dell’ospedale e trasformando Genzano di Roma in una “città-ospizio”.

Ospedale di Genzano di Roma che pareva invece essere riservato – finora – alle nascite dei nuovi bebè castellani, visto che era l’ospedale in cui le cui neomamme si recavano da tutti i Castelli Romani ed anche da altre cittadine per partorire i “loro” nuovi nati dei Castelli (o partorivano a Genzano o partorivano a Roma…).

Non migliore il destino dell’ospedale di Marino Laziale, ormai divenuto clinica oncologica (per soli malati di tumore), grave patologia che la popolazione regionale e provinciale, invecchiando, svilupperà sempre più (ma non solo tumori, anche diabete, malattie cardiovascolari, ictus, infarti, cecità, sordità e via dicendo…).

Ma anche per l’ospedale di Albano Laziale (forse trasformato anch’esso in ospizio per anziani o forse in sede di ambulatori della ASL…) e per altri ospedali dei Castelli Romani si profila, a breve, il paventato rischio della perdita totale o parziale della funzione di ospedale cittadino con la chiusura dei reparti sanitari, “pronto soccorso” in primis, privando tali popolose città dei Castelli Romani di primarie funzioni sanitarie finora utilmente erogate in zona, senza dover necessariamente ed obbligatoriamente “trasferirsi” in altre città per operarsi o per curarsi, con tutto ciò che, a livello umano-socio-economico ciò comporta.

Se tale enorme “disastro sanitario annunciato” avvenisse per davvero (così come anticipato ai lettori, “nero su bianco”, da alcuni giornali locali dei Castelli) non si incrementerebbe, così facendo, un costoso e dannoso “pendolarismo sanitario di massa”, creando “lunghe autocolonne di malati e di anziani” in arrivo verso Ariccia (celebre città della porchetta…) esclusivamente per curarsi ed operarsi, sospinti da bisogni di sopravvivenza impellenti e dal fatto di non avere più, nella propria città, un ospedale civico che li accolga?

Che fine avrebbe fatto la volontà pseudo-ecologista, tanto sbandierata in giro, di decongestionare il traffico, di “inquinare tutti di meno” e di incentivare l’uso dei mezzi pubblici di trasporto (anziché l’abuso dei mezzi di trasporto privati – leggasi “automobili”) che creano rumore, traffico ed inquinamento anche qui ai Castelli?

Per non parlare, poi, degli “ultimi tra gli ultimi”: di chi ha venduto l’automobile, di quelli che non possono guidarla, dei ciechi, degli invalidi e dei… poveri, in cerca di un disperato passaggio in automobile, erogato da qualcuno..

Mi chiedo se i manager che pianificano la futura sanità castellana abbiano pre-visto che una persona, sana e forte a vent’anni, non sia più in grado di guidare un’auto o di vederci bene già a sessant’anni di età o che raggiungere un mega-ospedale nella campagna di Ariccia sia difficoltoso o che prendere un taxi sia costoso.

Mi chiedo se un adulto o un anziano infortunatisi – ahimè – per un incidente stradale (ad Albano) debbano obbligatoriamente subire un lungo pellegrinaggio (o calvario sanitario) fatto di molti viaggi in ambulanza, in cerca di un fatidico posto letto o di un costoso macchinario diagnostico (per esempio, per fare una T.A.C. – tomografia assiale computerizzata) disponibile ove possibile, per esempio all’ospedale di Velletri o in quello – lontanissimo – del litorale romano di Anzio-Nettuno, che distano vari chilometri da Albano, con il rischio di un trasporto medico-sanitario che ciò comporta, avanti ed indietro, indietro e avanti, quasi senza tregua.

Sono domande ipotetiche non capziose e non oziose, visto che stiamo parlando di salvare vite umane e di… persone infortunate, malate, anziane, disabili o. peggio.

Vite umane da salvare e da curare o da considerare alla stregua di “pazienti” che tutto dovranno subire, dai tagli del personale sanitario alla mancanza di ospedali?

Una prospettiva sanitaria futura che dismette i Pronto Soccorso e gli ospedali locali proponendo il “gigantismo” di un unico mega-ospedale castellano funzionante?

Perché ricoverare un cittadino di Pavona ad Ariccia? Uno di Albano ad Anzio? Uno di Marino a Velletri o a Roma “caput mundi”? Che “follia sanitaria” è mai questa? Che razza di “diaspora sanitaria” sradica tali genti da “casa”?

Che senso ha dismettere reparti ed ospedali, in un futuro prossimo venturo che promette un aumento esponenziale di malati gravi con problemi sanitari multipli, tra cui gravi o gravissimi, alcuni già in coma ed altri intrasportabili?

E se un ipotetico anziano (ricoverato nel mega-ospizio di Genzano di Roma (RM) del 2020) avesse non solo un tumore alla prostata ma anche problemi cardiovascolari da operare d’urgenza (onde evitare una possibile invalidità motoria) dovrà forse iniziare un penoso “tour de force” da un ospedale (o clinica specializzata) all’altro?

Lo manderanno di qua e di là come un pacco postale, facendogli percorrere chilometri di strada, da Genzano di Roma verso cliniche ed ospedali vari dell’hinterland romano, da Genzano di Roma alla clinica di Marino per curare il tumore, poi al Nuovo Ospedale dei Castelli Romani – reparto cardiologia – per essere operato e, poi, infine, “dulcis in fundo”, in una clinica ultra-periferica di Roma – ipoteticamente – per la riabilitazione motoria, finché ritornerà “curato” all’ospizio di Genzano?.

Che futuro “senso” può avere questa “mobilità sanitaria”, nell’ottica di un rispetto umanitario-sanitario che sembrerebbe dovuto al paziente di oggi e di domani?

E’ vero che il Nuovo Mega-ospedale dei Castelli dovrebbe servire, con solo centinaia di posti letto disponibili, un bacino di potenziali utenti “di area vasta” che va dal “mare di Roma” fino ai Castelli Romani ed oltre, servendo circa un totale di 600.000 persone residenti nell’ area dell’hinterland romano?

Vogliamo poi parlare dei disastri climatici (che già ora ci arrivano addosso ora e che ci arriveranno addosso sempre di più in futuro) che provocano morti e feriti?

Non serviranno… cure (per alberi caduti sulle automobili in corsa, per persone colpite da fulmini o da oggetti scagliati da trombe d’aria, venti impazziti ed altro)?

Vogliamo parlare della mancanza di lavoro che, per i più giovani, andrà cronicizzandosi causando, a volte depressione, tabagismo, alcoolismo e/o dipendenze varie?

Anche qui, in futuro, non serviranno forse… cure… per chi abusa di psicofarmaci, per chi vuole gettarsi di sotto dal quinto piano e per chi già oggi si droga?

Vogliamo parlare di futuro e dei futuri disturbi psichici legati all’abuso dei computer, di Internet e dei social networks (negli U.S.A. già ora malattie reali)?

Non serviranno, anche qui, cure per le future malattie psichiche ed i vari disagi mentali riscontrati, nonché appositi tranquillanti e farmaci per… sedare i malati?

Come vaccinare le persone contro eventuali future malattie epidemiche, se oggi si chiudono o si chiuderanno, in futuro, gli ambulatori vaccinali degli ospedali?  Che fine faranno gli eventuali “infettati” o gli “infettivi”?

Le nascite sono già oggi ormai a picco, mentre, in futuro, si invecchierà e ci si ammalerà sempre di più… perciò mi sarei logicamente aspettato l’entrata in funzione del Nuovo Ospedale dei Castelli mantenendo parallelamente in vita tutti gli ospedali civici già esistenti, non smantellandoli o chiudendo reparti e/o i Pronto Soccorso.

Non mi era dunque possibile, in questo mio nuovo articolo futurista, che purtroppo sa di “denuncia sociale”, tacere ed eludere l’enorme futuro problema sanitario, assistenziale e sociale che sta per arrivare addosso ad oltre mezzo milione di persone colpevoli solo di risiedere in varie ed amene cittadine collinari delle “nostre parti” (non stiamo parlando di paesini sconosciuti ed isolati, arroccati su pendici di montagna inesplorati ed oscuri… ma (anche) di Castel Gandolfo (residenza estiva del Papa…), di Nemi (famosa per la sua celeberrima Sagra delle Fragole), di Albano Laziale con tutte le sue popolose frazioni abitate da famiglie, di Marino (nota città della Sagra dell’uva e del vino), di Genzano di Roma (celebre nel mondo per la sua famosa Infiorata…), di Rocca di Papa e non solo di questi importanti centri castellani.

Il futuro del 2050 promette I.A. (Intelligenza Artificiale), droni volanti, moneta elettronica, robots ed auto “intelligenti” che si guidano da sole e ci “parlano”?

Malati ed anziani aumenteranno a dismisura in futuro e le statistiche dicono che questi pensionati ed anziani del futuro guadagneranno di più di chi lavorerà domani!

Aumenteranno a dismisura e nessuna classe dirigente (di nessun colore politico) potrà più eludere o tacere questo enorme e gravoso “disastro” socio-sanitario di massa; saranno ancora in tempo per invertire tale “rotta suicida”?

Io, futurologo, l’ho qui scritto a chiare lettere con decenni di anticipo, in modo che nessuno, poi, potrà dire che non ne era consapevole o..ignorava il problema!

Per chi cerca lavoro oggi e non lo trova (ma si sente “vocato” a questo…) nel futuro avranno sempre più spazio professioni sanitario-assistenziali di ogni genere.

Successo lavorativo e sociale per chirurghi, oculisti, internisti, genetisti, cardiologi, infermieri, ottici, per chi progetta protesi, per dentisti e… podologi.

Per badanti (a meno che un robot badante non li sostituisca mano mano…), assistenti sociali, fisioterapisti, esperti di agopuntura e – soprattutto – psichiatri.

Turismo e sanità sono i due grossi “business forti” del futuro, su cui società e privati stanno investendo, già oggi, imponenti cifre a sei zeri… e lo Stato che fa?

Chi tutto ciò oggi non l’ha capito ancora (o fa finta di niente) o è veramente indietro culturalmente o potrebbe, invece – come si dice a Roma – “marciarci… per interesse corporativo o venale”?

Il futuro 2050 ci riserverà, dunque ed ancora di più (non bastasse ciò che finora è accaduto fino ad ora, con i molti e vergognosi casi di malasanità) un ennesimo “disastro sanitario” annunciato, con l’ennesima ripetizione di quanto abbiamo già visto a fine ’900, annunciato, amplificato ed esasperato a dismisura ed “in fieri” già oggi?

Un futuro disastro annunciato, quello del futuro trentennio 2020-2050, creato ad arte anche da noi, ai Castelli Romani, grandemente dovuto alla “povertà culturale dei soliti noti” e di chi, in passato, già mal-pianificò, mal-progettò e mal-governò allora (e continuerà a governare, in futuro e nel 2050, come sempre “a cz”…) la delicata “cosa pubblica” nonché quella – così delicata e vitale – “cosa sanitaria”, con i consueti, consolidati, immarcescibili, miopi e non lungimiranti criteri venal-politico-clientelari?

Non c’è molto da stare allegri, con tali premesse politico-sanitarie-assistenziali che forse… verranno!

Ad maiora ed al prossimo articolo sul futuro prossimo venturo!

 

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Artisti: Lucio Battisti (1998 – 2018)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 9, 2018 in 1 - Il Pentagramma, Artisti, Blog

Difficile condensare e sintetizzare un pensiero su Cantautori, Scrittori, Musicisti, in una parola: Artisti, che in qualche modo, in maniera diversa e unica, ovviamente, sono entrati nel mio e sicuramente nel vostro DNA…

C’è chi, fortunatamente, è ancora con noi, anche se fuori dalle cosiddette scene e chi, come in questo caso, ci ha lasciato e parecchio tempo fa…anche se sembra ieri, incredibile!

Vent’anni fa è scomparso Lucio Battisti.

Come rendergli omaggio? Cosa scrivere di diverso da quello che è già stato detto? Quale canzone scegliere del suo repertorio? Difficile, molto difficile, anche questo…

Non farò allora riferimenti particolari ad album, canzoni, testi, collaborazioni che Battisti nel corso della sua carriera ha fatto e vissuto, il mio discorso sarà generico, breve, talmente breve che praticamente è già finito perché ho solo voglia di ricordarlo e di ascoltare la sua voce e la sua musica, lasciandomi trasportare tra ”pensieri e parole”.

Il mio canto libero è per te, Lucio, e scusami se sono stonato ma canto con il cuore proprio come te! ;)

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Dodici anni di Libera-mente.net! Buon compleanno!

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 16, 2018 in Blog, Comoda-mente

Rivoluzione!
No, non sto incitando nessuno alla rivolta, a ribellarsi, ad agitarsi o a crear disordine…
Non è questo il significato – per lo meno in codesto contesto – da attribuire alla parola che ho usato poc’anzi; rivoluzione inteso come “giro”, rotazione e ritorno al punto di partenza dal quale si è partiti, questo sì, questo è quello che intendo dire…

Siamo ritornati al punto di partenza, oggi 16 Luglio 2018, raggiungendo così un altro traguardo:

12 anni di Libera-mente.net!

Siamo partiti nel 2006 e di giri, passi, saltelli, capriole e piroette ne abbiamo fatte, tante direi, ritrovandoci nuovamente in piedi, a volte seduti, ci sta, anche questo fa parte del cammino ma sempre pronti a riprendere il percorso perchè se c’è una cosa che ci caratterizza – parlo al plurale, e son sicuro di non sbagliare – è la passione, la tenacia, la voglia di comunicare innata dentro ognuno di noi, di condivisione – prima dell’arrivo dei social network -, prima di altre forme di comunicazione e di app (preferisco chiamarli programmi) nate per questo, prima e attraverso una “struttura antica” come è un forum!

2006 – 2018

Una dozzina di anni, qualcuno bisestile, qualcun altro “normale”…
Tanti tanti giorni e ore, scaditi dalla sabbia in una clessidra, da albe e tramonti, sere e mattine…
Vento, nuvole, sole, cosa importa che tempo faccia fuori, siamo qui ed è questo che conta!

Scriverei ancora e ancora, ripeterei sicuramente pensieri espressi negli anni precedenti in occasione del nostro compleanno, pensieri che oggi rinnovo e sottoscrivo, sensazioni vive come non mai, oggi come ieri. fortissime…

Scriverei ancora…

Immaginate che l’abbia fatto, vi prego, perchè il caldo di questo 16 Luglio 2018, uguale uguale a quello di dodici anni fa, acc, mi dà forza per gridare un’ultima cosa, la più importante…

Auguri Libera-mente.net! Buon compleannooo a tutti noiii!

:)

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2050 – L’invasione degli anziani nell’Italia futura di Cristiano Torricella (seconda parte)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 5, 2018 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

…e se volete leggere la prima parte dell’articolo, seguite il link! ;)

La società italiana di oggi (e del futuro) è impreparata ad una eventuale futura “invasione” (o rivoluzione?) di tipo economico-politico-sociale, attuata dai cittadini anziani (cioè da noi adulti del 2018, la maggior parte di noi divenuti, a Dio piacendo, tra pochi decenni, inesorabilmente anziani)?

Quali problemi economico-sociali-sanitari-lavorativo-assistenziali (ma non solo) potrebbero sorgere con un passaggio troppo rapido, attuato da oggi al domani, “sic et simpliciter”, ad una futura società gerontologica di massa, “degna figlia” delle culle vuote di oggi e di una “società rigida ed ingessata” (qual’è la nostra società di oggi) cronicamente malata di mancato ricambio generazionale e di mancata meritocrazia, in cui “cervelli” e giovani (ed anche over 50 non più giovani) emigrano all’estero, mentre a Roma “caput mundi”, invece, aprono centinaia di aziende create da stranieri?

Come riportato in fondo a quest’articolo, amo definirmi “un futurologo italiano”, dissentendo e differenziandomi da altri futurologi più esterofili di me, che guardano invece ai dati statistici U.S.A. come a dei dati predittivi ed anticipatori anche della futura situazione italiana (pur essendo la nostra situazione economica e culturale notoriamente ben diversa dagli USA e dal resto del mondo, essendo l’Italia un caso unico altrove irripetibile ed introvabile).

Iniziamo allora a vedere qualche dato e cifra statistica “neutra”, che, facendo parlare i numeri, ci aiuti a capire in quale direzione futura stiamo marciando, magari inconsapevolmente, visto che il futuro è il “tempo storico” in cui dovremo vivere per forza domani e, dunque, deve obbligatoriamente interessarci (anche perché cadere nel baratro, vivere o sopravvivere non sono – affatto – la stessa cosa…).

Il primo dato statistico allarmante, secondo me, spiega il perché, in Italia, tutto ciò che sa di prevenzione (dal dissesto idrogeologico nazionale alle costruzioni anti-sismiche preventive ed al contrasto alla disoccupazione in età adulta ed anziana fino alla dispersione scolastica al Sud ed alla mafia) è ed è stato (finora) – mi sembra – tardivamente considerato – se non volutamente ignorato come problema – e spesso trascurato e/o messo all’ultimo posto nella lista delle reali priorità nazionali (lista in cui primeggia sempre – ahimè – la scelta del candidato eletto che ci comanderà).

L’anarchia e l’antipatia di moltissimi italiani verso tutto ciò che sa di futuro, di prevenzione e di “progetto” e di ciò che è lungimirante è statisticamente e pragmaticamente confermato e noto: ove, come “modus operandi”, prima si cementifica un territorio in barba alle leggi vigenti (tipo palazzi abusivi costruiti “per pecunia” dai “palazzinari” su argini di torrenti o in zone sismiche vietate o persino sulle pendici di un vulcano dormiente, non diciamo quale…): poi, solo dopo, si vedrà come “aggiustare la pratica”, magari chiedendone il condono, ove non vi siano stati feriti o morti, con la solita miopia mentale e povertà culturale ”strombazzateci” quasi quotidianamente dalla funesta cronaca nera dei telegiornali.

E’ spaventoso ed incute (almeno in me scrivente” “Grande Paura Futura”il fatto che una statistica recente, interrogando gli europei sul tema del futuro, raccolga i seguenti risultati poco edificanti e poco razionali (per me autore e per moltissimi altri italiani, spero…): che la maggior parte delle persone non desiderano essere consapevoli del proprio futuro, soprattutto riguardo ad eventi negativi, che, invece, potrebbero essere prevenuti (se ed ove possibile) se conosciuti in tempo (85%-90% delle risposte date dal campione statistico esaminato) ma anche – e ciò è francamente inspiegabile – in caso di eventi positivi o “fortunati” (40%-70% del campione statistico esaminato).

Tornando, invece, al nostro “piccolo stivale, bagnato dal mare per tre quarti della sua estensione costiera”, le impietose statistiche recenti ci dicono che la popolazione italiana, divisa per fasce d’età dal 1951 al 2050, assumerà forma di una piramide rovesciata nel fatidico 2050, anno in cui gli anziani saranno la maggior parte della popolazione italiana posta alla base di tale piramide statistica.

E che già oggi, nel 2018, il 50% della popolazione italiana ha più di 45 anni, me scrivente compreso (fonte: Istat); che malattie dell’“occhio da vecchio” (come cataratta senile, glaucoma e degenerazione maculare senile) saranno in aumento (così come le malattie degenerative cardiovascolari, i tumori e le fratture ossee in adulti over 50 ed anziani); che i cambiamenti climatici odierni (anche a causa della perdurante siccità estiva e dei conseguenti incendi) influiscono anche sull’aumento esponenziale dei casi di allergie e di patologie respiratorie in corso, in rapida crescita (anche) tra bambini e ragazzi; che le aspiranti madri italiane che ricorrono alla fecondazione in vitro per avere figli da ultraquarantenni sono le più vecchie “aspiranti mamme” d’Europa (notizie statistiche prese da diverse fonti che, se sommate tutte insieme, farebbero riflettere anche il più ottimista, progressista ed entusiasta dei futurologi nostrani…).

Ed ancora: che rischiamo (sì, proprio noi italiani) a causa di coloro che pranzano abitualmente da decenni nei “fast food”, nei bar e nelle tavole calde della penisola (tradendo, di fatto, la nostra salubre e millenaria cucina mediterranea) di avere, in futuro, milioni di malati di obesità, di diabete, di cancro e/o di stitichezza cronica intestinale da dover curare, a causa del mancato o insufficiente apporto di fibre alimentari e/o di vitamine, frutta e verdura nei pasti consumati fuori casa (tra una telefonata e l’altra, tra fritti, dolciumi e bevande gassate, sempre di corsa e con stress psicofisico per tutto l’organismo).

Ma l’Italia di oggi continua a “confessarci statisticamente” anche altre informazioni che riguardano tutta la nostra popolazione (non solo adulti o futuri anziani), come sapere che i bambini non più allattati al seno e/o nutriti con latte artificiale sembrano essere statisticamente più soggetti a diventare allergici, così come i nati prematuri o quelli nati con taglio cesareo (anziché che con un parto naturale); che il 10% degli italiani dorme male; che i matrimoni sono calati del 30% e che tre italiani su dieci improvvisano (correndo notevoli rischi) la loro saltuaria pratica sportiva (senza talvolta conoscerne minimamente le basi).

E (se ancora tutto ciò non bastasse) che, in fatto di conoscenza della lingua inglese, noi italiani siamo i penultimi in Europa; che il 60% per cento del popolo italiano non legge libri ma che quasi il 20% dei nostri minorenni gioca d’azzardo; che quasi 7 milioni di italiani si sono fatti fare un tatuaggio ma che quasi il 20% di loro se ne è poi pentito; che la maggior parte del territorio italiano è cementificato (circa il doppio rispetto a vent’anni fa); che continua a scendere il numero dei neonati nati in Italia; che le assicurazioni italiane sono le più costose d’Europa; che due giovani su tre (under 35 anni) vivono in famiglia e che ci sono oltre un milione e mezzo di famiglie povere in Italia; che i più anziani abitano, invece, al Sud Italia e che a vedere (per troppo tempo) la televisione c’è più rischio di subire una trombosi (così come avviene per l’eccessiva sedentarietà lavorativa – e qui penso all’uso assiduo dei computers e degli smatphones in ufficio ed a casa…); che la sifilide, malattia trasmissibile sessualmente, è cresciuta, dal 2000 ad oggi, del 400% proprio qui da noi, in Italia; che la carenza di lavoro specializzato ben retribuito, qui in Italia, farà espatriare all’estero quasi un giovane su due; che, nel solo anno 2012, sempre qui da noi, in Italia, sono state licenziate oltre un milione di persone a causa della perdurante crisi economica; che oggigiorno il 12% degli italiani non va più a curarsi i denti dal dentista (per motivi economici); che (della popolazione italiana) più dell’8% sono stranieri; ed infine, “dulcis in fondo”, che il numero di opere edili incompiute nel Lazio (vergognoso sperpero di denaro pubblico…) è finora il più alto d’Italia!

Per oggi mi fermerei qui con numeri e dati, per carità cristiana e per non infierire oltre su questa nostra “Bella Italia”, che nonostante tutto, però e fortunatamente, è ancora dotata e ricca di paesaggi nostrani meravigliosi, di città d’arte attraenti, di monumenti storici e borghi stupendi e dell’amata (invidiataci da tutto il mondo) dieta e cucina italiana (e mediterranea) che sempre più spesso gli stranieri sembrano apprezzare ed amare più di noi “autoctoni”.

E proprio sul “made in Italy” e su questo formidabile “fattore vincente Italia”, originale ed unico nel mondo anche nel 2050 ed oltre, bisognerà scommettere culturalmente tutto, nel prossimo futuro, per risollevare il nostro paese da… “Grossissimi Guai in dirittura d’arrivo…”, se non faremo nulla di nuovo per cambiare rotta in tempo utile!

Ad maiora sempre!

Cristiano Torricella futurologo italiano icona piccola da allegare ad articoloCristiano Torricella, futurologo italiano

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Artisti: Demetrio Stratos (1979 – 2018)

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Ringrazio Oscar Marino – amico, musicista, amico musicista – per il bellissimo e sublime pensiero che ha dedicato a Demetrio Stratos e che mi ha permesso di condividere qui…

Oggi trentanove anni fa, se ne andava solo con il corpo, Demetrio Stratos l’uomo che trascese i confini della Voce e della vocalità come nessun altro nei tempi moderni.

Luminosissima stella che mai si spegnerà nel firmamento della vera Arte.

La Natura matrigna, scossa dal prodigio che aveva creato lo volle richiamare prematuramente a sé, accomunandolo al destino di altri portentosi spiriti.

Oggi più che mai in una fase di enorme stagnazione culturale, penosa crisi creativa e disconoscimento del significato più alto della parola arte, avvertiamo potente ed insopprimibile, il bisogno di abbeverarci all’opera di chi, come Demetrio Stratos, ha polverizzato tutte le certezze ed i confini, per spingersi al di là, nell’ignoto.

Immortale

Qui il messaggio su Facebook: A Demetrio Stratos di Oscar Marino

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