Alzheimer futura epidemia italiana del 2050? – articolo (inedito) di Cristiano Torricella, futurologo italiano

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I articolo

Alzheimer futura epidemia italiana del 2050?

Dovremo preoccuparci che la patologia dell’Alzheimer sarà la futura epidemia italiana del 2050?

La situazione medico socio-sanitaria italiana attuale narra che sono già presenti oggi, in Italia, oltre un milione di malati (in rapporto a circa sessanta milioni di cittadini) ed un altro milione (circa) diverranno, invecchiando, ben presto, malati di Alzheimer (itala popolazione anziana soggetta, in futuro, anche al raddoppio degli “ictus” cerebrali, degli infarti, dei tumori, del diabete, eccetera).

Come mantenere il nostro cervello costantemente acceso ed attivo, allora, in modo da prevenire, per quanto possibile, questa drammatica e progressivamente invalidante patologia cronica che, con l’avvicinarsi al 2050, è destinata a crescere drammaticamente in modo esponenziale nell’itala senile popolazione (più anziana, più sola e più “smarrita”, complici il crollo delle nascite, la disgregazione della famiglia, le pensioni sociali, la povertà, l’emigrazione giovanile e via dicendo)?

Allora il suonare individualmente uno strumento musicale, lo scrivere creativamente, la lettura quotidiana degli “antiquati” libri cartacei, l’uso intelligente di internet e del computer ma anche e soprattutto la voglia di imparare cose nuove, stimolando quotidianamente il proprio cervello e la propria curiosità intellettuale mediante lo studio e/o la ricerca (anche online) di argomenti inerenti materie ed articoli di proprio interesse e/o gradimento, potranno agire in modo preventivo anche contro l’Alzheimer, divenuto – speriamo di no – “itala emergenza sociale del 2050”, se non si farà nulla per prevenire il “disastro annunciato” che colpirà trasversalmente vaste fasce di futuri anziani.

Per le cure farmacologiche mediche, probabilmente, sarà in futuro usato un mix di farmaci sperimentali, che dovrebbe essere disponibile come cura (così come molti altri nuovi farmaci futuri) dal 2020 in poi (gli attuali farmaci contro l’Alzheimer di oggi agiscono, infatti, solo sui sintomi della malattia, limitandosi a curare solo i sintomi e non la malattia stessa, dunque… non curano…).

Per quanto attiene poi alla diagnostica strumentale e all’anamnesi del paziente affetto da demenza senile o Alzheimer (che non sono la stessa cosa…), esiste l’ipotesi medica futura di usare l’elettroencefalogramma (e.c.g.) (attualmente non ancora usato, a livello di massa, per scopi diagnostici o predittivi di tale patologia) allo scopo di rivelare precocemente ed a basso costo eventuali alterazioni del segnale cerebrale dell’anziano (magari fosse usato così, da noi, l’e.c.g. …)

L’uso di massa dell’elettroencefalogramma, usato per diagnosticare l’Alzheimer, avrebbe infatti dei vantaggi enormi: in primis, il basso costo; poi, sostituirebbe le tecniche usate oggi (ad esempio: la puntura lombare); inoltre sarebbe disponibile su tutto il territorio nazionale, semplificando di molto la diagnosi dell’Alzheimer e rendendola rapida ed economica per tutta l’itala popolazione anziana.

Sperando, nel frattempo, che l’Alzheimer non diventi in futuro, nel 2050 ed oltre, una patologia degenerativa gerontologica a carattere epidemico a livello nazionale (vista l’età avanzata della popolazione), diventerà importante prevenirla, anche e soprattutto a livello sociale, formando i futuri malati cronici: formazione e prevenzione che dovranno essere attuate (anche) dai malati stessi, anche mediante tecniche di autoconsapevolezza e di arte-terapia catartica atte a “risvegliare la mente” nonché mediante campagne di informazione e/o corsi di formazione “ad hoc”, relativi ai corretti stili di vita da adottare “prima del disastro cognitivo”, atti a rallentare ed a contrastare tale invalidante patologia dei futuri anziani del 2050 (noi stessi?) anziché curarla quando è troppo tardi.

Cristiano Torricella, futurologo italiano

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Presentazione di una nuova categoria sul blog: “2050”

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 19, 2018 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

C’è voluto del tempo ma come tutte le belle cose, l’attesa non fa altro che accresce il desiderio, desiderio e tempo giusto sono arrivati, ora.

2050 è una nuova rubrica che sarà presente d’ora in avanti, con cadenza da definire, magari settimanale ma non è escluso qualcosa di più, che tratterà temi di vari natura, previsioni, trattati scientifici e di divulgazione del pensiero con la speranza che faccia aprire ulteriormente gli occhi di tutto coloro che si soffermeranno a leggere – e spero siano tanti!

E’ qualcosa di diverso “2050”, potrebbe (quasi) far paura perchè tutti i rischi ci sono e se ci proietta avanti negli anni, non facile prevedere e neanche tanto semplice parlarne ma a noi le sfide piacciono e in questo viaggio saremo accompagnati da una nostra “vecchia” conoscenza: Cristiano Torricella, che per l’occasione esordisce con un articolo su un’eventuale epidemia di Alzheimer…impossibile? Non date per scontato questo, il tempo potrà darci ragione o meno ma va anticipato come è giusto che sia…

Buona lettura di “2050” e di Cristiano. Ad Majora! ;)

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Buon Anno Nuovo! Buon 2018!

(4 commenti) | Commenta | Inserito il gen 1, 2018 in 9 - Per tutto il resto..., Blog, Comoda-mente

E’ arrivato con un bel botto
quest’Anno Nuovo, il 2018!

Che sia bello e colorato,
ricco, prospero e incantato,
pieno di allegria e serenità,
da donare a tutti in gran quantità!

Primo giorno dell’Anno Nuovo
che sia l’inizio del rinnovo…

Rinnovo di cosa?! Forse ti chiedi…
ma di tutto quanto, alzati in piedi!
Gira intorno, fa un saltello
perchè da oggi sarà tutto più bello!

Io son pronto, ci riprovo…
e nel frattempo, sai che ti dico…

Tanti auguri di Buon Anno Nuovo!

Buon 2018 Amico!

E lancio un grido di gioia avvolgente,

Augurissimi di Buon Anno da Libera-mente!

:)

auguri-Buon-Anno-Nuovo-Felice-2018-18

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Punti di vista: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni – Parte 2

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 27, 2017 in Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

Una promessa è una promessa anche se ci vuol tempo – sempre troppo poco e senza troppo lesto – per mantenerla ma l’importante è che si mantenga, no? ;)

E’ con infinito piacere che inserisco la seconda parte del testo scritto e inviatoci da Cristiano Torricella.

La prima parte è presente a questo link: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni – Parte 1

Buona lettura! :)

 

Titolo completo dello scritto è: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni (sfratti all’Esquilino, a via Merulana, a Monti, al Celio, a San Giovanni in Laterano ed a San Clemente dal 1970 al 1994) (seconda ed ultima parte di questa tragedia di popolo romano di fine ‘900)

Alla memoria degli sfrattati nostri concittadini romani
dei rioni del centro storico di Roma, dal 1970 ad oggi:
“ che, lasciar, così, tutto su due piedi: lasciar parenti e amici…
lasciar local dialetto (di rione) e luoghi cari e ricordi antichi,
gettando tutto quanto, per emigrare altrove, con buste e scatoloni, chissà dove,
a ricominciar tutto daccapo, fuori dal rione nostro e fuori Roma, è così… dura!”
(Cristiano Torricella – citazione citabile)

 

Noi ch’annavamo giù da Diavoli, a via Labbicana, a comprà corde e plettri pè chitara elettrica; antico pianto levasi ar Ciel de l’Oppio Colle, da ‘sta Romaccia vile, d’oggi; che viè su dritto dar basso, cò unghie e mordi e fuggi e strilla e rantolii venienti su dar popolin de Roma centro historico: “addannati Voi, Roma bojaccia!” – “lassame abbità qqui, che, tra ‘n istante… moro!”; ciò udivo venir su dar popolino irato, da li antiqui muri, da vicoletti bui e strade, da Santa Maria Maggiore ar Laterano ed ortre: maledizzioni vere, a questo o a quello affittator, che, pè fà profitti, abbutta fori!

Crepuscolare Ostessa Obesa Roma, che, cor cortellaccio ‘n aria, par ch’artrui vite sgarri, a l’abitator flemmatici de Roma de li palazzacci nostra, da via Giovanni Lanza a Monte Oppio e Merulana, cò ‘sti sfratti tanto bbrutti, che ‘n ce li meritavamo propio, noi de Monti e Celio e de tutti l’artri esimi rioni historici de Roma, mentre tu, Ostessa Roma, l’ossequi tutta, a li foristier venienti, appena ieri l’artro giunti a Roma, cò moine bbelle e llusinghiere, mentre ammanco, a noi romani, più ce guardi ‘n faccia, pè fà più de trenta bborze de quatrini… come si a te, er vil danar, ch’a noi ci hai preso pè decenni, cò ‘sti fitti, ‘n tanto ar mese, o Romaccia Gran Bojiaccia de ‘sto fin de zecolo feroce, er grano, a te, te fosse mai mancato p’addavero! Ch’ammanco irsuti barberi o li Lanzichenecchi fecerunt, ar rione nostro Monti, er sacco che tu fai! Vergognete, si puoi! Vergognete addavero!

Sacco che mette in scacco ‘sta pora ggente de famijia nostra! Nonni e zio Cammelo! Madre e fjia! Nerone, er debosciato greco, ir popolin de Roma, Lui, l’amava! Artro che daje foco, a Roma bbella!
Je diede, Lui, ar popolin de Roma, che l’applaudiva assai, ir circo granne e l’acquedotto ar Celio, e tanti de color, pennnelli e giocarelli bbelli! Pjiaveli pè ‘r cu? Forse.. ma ciò, Io nun zò dillo: ma mai Romaccia nostra, de sfratti, qui da noi, ne vedette così tanti e vari, com’oggi, qui, Io scrivo e narro esterefatto, che canto ‘sta perduta ggente nostra, de rione, spazzata via da Roma, e ciò che resta de ‘sta vinta Roma! Politikanti infami, cò ‘i faccioni ‘n strada! Pecchè nun difennete Nostra Gente?

O Posteri panciuti, nun addimenticà nostre veraci genti de rione e ‘st’ Ingiusta Diaspora Romana!
Qui recito, Io novello aedo e drammaturgo, ‘a conclude tutta ‘sta traggedia, l’urtimo atto a soggetto!
Sandro se n’è ito e pure Lei, che me regalò tropical farfalla sottovetro, ch’Io me porto appresso!
Vanno e nun ritorneno mai più! Roma li caccia e se ne frega! Romaccia dura e senza core ‘n petto!

Stò cò li sfrattati. Sò romano e giovine! Non servo l’affittuari! De Colle Oppio sono e me ne vanto!
Ma come se fa, a scrivelle, ‘ste dolorose cose, che te fanno piagne er core cò dolore? Ahia!
E meno male ch’annisciun conosce certe cose! Che figuraccia fai, o Roma Traditora, s’issi sanno?
Ria ch’ accogli, pè decenni, ‘n popolino ‘ntero, a Roma, a beve e a ride: e, addopo, abbasta?

Pianti de li sfrattati addisperati! A Monti rione! Li sento ancora, ‘n zogno! E sembran veri!
Pagaveno l’affitti a equo canon calmierato! Poi l’iniqui aumenti! La strada fredda! Auto o lo treno!
Pianto che vien su da ‘a Celimontana Villa, a guisa di fumo di comignolo di stufa, da li disabbitati borhi e popolar rion de Roma! Chi osò far questo a Roma? Chi l’ha offesa? Pianto sommesso e vero, ch’addolora er volgo ‘ntero! Ma li giornali vili mai ne parleno! Ammanco a televisione in bianco e nero! Sì l’ho solo sognati, dimmelo, o Pio Borgo! Nun credo! Nun ce credo! Io, lì, c’ero!

Si nun scrivessi Io, ciò nun esiste. Punto. Sfratti a via Merulana! A piazza Vittorio! Tutto dissolto!
Pianto de vecchi cupi, che perden sia radici che lor denti. Je cascheno capelli e, addopo, more.
Dispiacer sommesso de chi perde casa. Che nun va ammmanco su ‘i ggiornali, a fà clamore.
Che quelli sò solo pè ‘i ricchi e li Zignori. Quelli ch’han ‘a dommestica e ir ggiardino granne!

Pianto de rione nostro, che ‘n s’asciuga. Dispiacer e vergogna, che su viè dar gargarozzo, a strozzo.
Da ‘sta mia Roma d’hosterie, de cotiche e d’abbacchio, che nun je frega gnente de ‘sta ggente.
Famije che nun ci han più Zanti ‘n Paradiso. Che je se trasforma ‘n ghigno e maschera, er soriso!
Che perde fascino, er tramonto, a Roma! Via da ‘a città aeterna! Addio Coliseo! Fine der monno!

“a Roma ch’ho vissuto ‘n sacco d’anni” – dice ‘n vecchio der palazzo a fianco – “tacci tua, Roma… sì ‘o sapevo prima, ‘n ce venivo!” – e romane donne, panni stesi, aggrufolati cò mollette ar filo teso,
ch’ir Ponentino sbatte, pè l’urtima vorta, ‘n mezzo ar Sole; donne romane che smadonna, de levà tutti li tacchi e vesti pria de zubbito, che ‘a forza pubblica me sa che propio oggi ce… bastona!

Ch’ir Crono Iddio, pure mia Roma bbella, dei rioni, ogn’anno svota ‘sta città de ‘sia popolazzione,
come lo vidi fà, giovanotto, Io, già a Venezia centro, quanno che c’annammo ‘n gita cò ‘a scola!

Roma Sparita bbella pittata dar pittore! Roma da cartolina! Tetra commediante, che ce provi ancora!
Che fa er vuoto intorno a l’abbitanti! Pure ar “passetto de Borgo”! Pure a Botta via! Due a zero!
Crepuscolare Roma! Artro che “Incennio Granne” del ‘64! Nerone era, allor, mejo de Roma d’oggi!

Moderna Terza Roma de li Palazzinari! N’ era assai mejo – chiosa uno – Roma der Papa ‘Mperatore?
Pianto de li rion Esquilia e Monti, dall’avidità edilizzia aruvinati! Via popolino! Ristrutturamo case!
Che da li monummmenti antiqui lagrime a fiotti: albi, ner passato; oggi, anneriti de smog cittadino!

Roma de li m… cci – detti a ‘n cane – e de’ i coatti; de quelli seduti ar Parla-parla, a pjià poltrone; ‘st’artri quà, a sventrà muri e case, cò i Martelli Granni, pè guadagno; che, pè fa soldi zozzi, er popolino geme e scenne ‘n piazza, de sotto ar Campidojo de ‘a lupa e de’ i volatili, cò cartelli e fischi e zella granne; protesta che li guai nun scaccia, anzi, accresce er lor stato de bbisogno; “annamio dar sindeco e dall’onorevoli!” – e, poscia fatto, isso, peggio ch’annà de notte, i poverelli!

Protesti? Ma che protesti a fà? Che p’issi è uguale! Da Subburra a Vittorio piazza e a Merulana via,
te danno appoggio, pè politika e, pè ‘n poco, tu ce crede; ma poi, foco de paja spento, li sfrattati – er dritto – s’addimentica! Chiacchiere tante e case gnente! Bandieroni rubri ar vento! Votame e… ciao!

Empi ed ingiusti sfratti de popolo romano, ch’a oggi par, a li sfrattati nostra, cò difficili parole de politika, ‘i pijeno pè ‘r cù…; e giran soli, sguardi ner vuoto, assenti, come randagi cani, più de quarcuno, che qui c’abbiteva, cercanno lo conforto ‘n strada o chissà cosa, tra Colle Oppio, via Mecenate, Bonghi, via Domenichino e Termini stazzione, lavannose l’ascelle a le fontane; umano dramma, moderno nostro, dei falliti, che ze consuma e incennia vite solo ier tranquille e bbone, d’abbitator de Monti monticiano e de l’antri rion de Roma centro, che ‘n affitto ce se steva bbene, e mò, che sei tu qui er barbone, ammanco più pè gnente e ‘n te rassegni!

Facelie nun zò queste. Affatto. E Voi che cantate er Belli, Trans-Tiberim e Triluzza, lì, da quell’orecchio vostro, Voi, ‘n ce sente! Ma Io nun so qui pè Voi e ‘st’ artissime Accademie Io le scanzo. “Pozzin ammazzalli, a ‘ste carognacce! Padron de stabili fetusi e malandrini!” – c’aggrida uno de Lor, ch’oggi ruzza barbon pè strada, tra monnezza e machine, a noi pischelli – e noi ce resta amaro intra ‘a bocca. Resta, in me roman monello, er ricordo – tanto amaro – de Costoro. Pè questo scrivo, Io, poè, ‘sti verzia mia, che cantan poveracci e no Zignori. Cantannoli, cò‘ sti verzi duri, me libbero er cervello e, Spiritual Fenice, stacco e … rinasco!

Tardi capii lo mio prezioso ruol, di testimon narrante vecchie historie, Io, che de Roma fui poeta. Che ciò volli aresti scritto sopra a la mia tomba alba, ar cimmitero. Che pria ch’Io muoia, forse, in quarche modo, pubblico quarcosa. Cattiva coscienza de ‘sta MalaRoma Granne d’oggi e de domani!
Ch’ammanco quer pazzo de Caligola, je fece, a Roma, tagliagole Roma de quei tempi, ciò che hai fatto ar popolino nostro, sdradicanno aeternamente le nostre “gens romane” cò diaspore edilizzie.

Cristiano Torricella

 

…e continua con una nota fresca fresca dell’autore! Grazie! :)

 

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Nota odierna del 10/10/2017 – trascrizione da cartaceo ed invio al blog libera-mente.net

Seconda ed ultima parte del vecchio testo storico romano di fine ‘900 (testo inedito del 1994, tratto dall’archivio cartaceo A.L.T. – Archivio Letterario (privato) Torricella) che vado ad inviare via e-mail, dopo averlo trascritto da cartaceo, ad Andrea Macchia blogger, per una sua gradita pubblicazione nel blog libera-mente.net.

Ovviamente Io autore oggi non scrivo più testi drammatici e tragici come questo, testo storicamente appartenente al mio trascorso periodo giovanile romano, che andrà letto inquadrandolo nel suo giusto periodo storico, da cui è tratto, “letterariamente riciclandolo” e traendolo fuori dal secolo passato, il ‘900, così carico d’inquietudini giovanili e di fermenti politici di massa, ch’Io non rinnego ma che è o0rmai passato da tempo, risultandooggi, anacronistico e, forse, anche bizzarro.

Ciò nonostante, veggo che ciò che scrissi allora, a Roma, poco mi appartiene, oggi, ed è inattuale, facendo ormai parte del mio storico retaggio di passato di cittadino romano rionale monticiano di fine ‘900, che oggi più non ha ragion d’essere, visto che da decenni ormai vivo ed abito, da quasi vent’anni, “fuori porta” ai Castelli Romani (e che non sono nemmeno più tanto romano, oggi…).

Perchè pubblicare, allora, oggi, dopo decenni, tale mio vecchio testo inedito giovanile, tratto dal mio archivio letterario, quando Io stesso m’interesso, oggi, di tecnologie, ambiente, computergrafica ed in special modo… del futuro?

Che tale testo, ieri censurato dal Potere di fine ‘900, abbia, oggi, scopo arte-terapico-catartico?

Che, forse, pubblicando tale mio testo, avvenga un’alchimistica trasmutazione del Recente Passato, una sorta di “psicanalisi interiore del Me Stesso Oscuro d’Ieri”, da cui catarticamente liberarsi per sempre?

Una sorta di mia e nostra rivincita etico-morale sui danni sociali fatti dal Potere, anche economico, a Roma, a fine ‘900, che paga tutti i debiti morali contratti coi fantasmi d’ieri e coi vecchi emigranti dei rioni nostri, estraendo fuori da me stesso, liberandoli in Cielo e in Terra, finalmente e per sempre, antichi terrifici e pesanti Orchi e Oscuri Mostri, fuoriusciti dal Recente Passato Romano?
Si posson cancellare, dunque, dalla mente umana tali brutti ricordi, auto-liberandosene per sempre, per mezzo dell’arte di scrivere e rivivere nuovamente ciò che si è scritto allora, con l’arte, da soli?

Catarsi psichica sia fatta, allora, come un bel lavaggio del cervello dai parassiti pensier di fine ‘900!
Immenso e magico potere della Mente Umana, che demolisce e crea nuovi neuroni utili a “ben vivere” la vita, formattando via dalla memoria a lungo termine vecchi ricordi antichi di fine ‘900!

Grazie allora, o Andrea, che pubblicando tale testo apotropaico sul tuo blog online, contribuisci a stimolare, in me scrittore, una catarsi momentanea, nel momento in cui trascrivo tale testo a video, dovendo leggerlo per forza, nel digitarlo a video, riprovocando in me una valanga di vividi ricordi che ritornan fuori dal Passato, trauma “rivissuto” oggi, da adulto, che libera la mente dal.. Passato!

L’autore di tale storico testo di protesta contro i danni sociali compiuti a Roma centro a fine ‘900.

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Punti di vista: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni

(2 commenti) | Commenta | Inserito il ott 17, 2017 in Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

L’Amico Cristiano Torricella non è nuovo tra le pagine di Libera-mente, a lui è dedicata una categoria e una serie di altri testi che potete trovare tra le nostre pagine, basta cercare un po’! ;)
Questa volta il testo, assolutamente inedito che ci ha inviato arrivato direttamente dal suo archivio privato, lo segnalarlo in Punti di vista perchè racconta quel che anni or sono è accaduto e che ha avuto la possibilità – ahimé, storia triste -di toccare con mano.
Argomento che ancora oggi, a distanza di anni è vivo…e già questo dovrebbe dar da pensare…pensateci!


Titolo completo dello scritto è: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni (sfratti all’Esquilino, a via Merulana, a Monti, al Celio, a San Giovanni in Laterano ed a San Clemente dal 1970 al 1994)

Alla memoria degli sfrattati nostri concittadini romani
dei rioni del centro storico di Roma, dal 1970 ad oggi:
“ che, lasciar, così, tutto su due piedi: lasciar parenti e amici…
lasciar local dialetto (di rione) e luoghi cari e ricordi antichi,
gettando tutto quanto, per emigrare altrove, con buste e scatoloni, chissà dove,
a ricominciar tutto daccapo, fuori dal rione nostro e fuori Roma, è così… dura!”
(Cristiano Torricella – citazione citabile)

 

Rammento ancor, come se fosse ieri l’altro, nonostante oggi Io sia più a Pomezia (RM) che al primo rione Monti,
antichi smunti visi di donne scarmigliate, affrante e irose, quasi allupate, il cui parlar dialetto stretto è oscuro e ignoto;
strillanti pupi in fasce, maltenuti in grembo, di sotto a lampadine fioche, nei bassi prospicienti a San Clemente, a Roma;
drammatica umanità perdente casa, senza vergogna d’essere spogliata, che tutto perde al volo e resta… niente;
indifese prede de li vil speculator, bottegai profittator, venienti su dal “porco volgo”, di case e profitti assai… ghiottoni!

“Traite, fili de puta!” – come già scritto abbasso e sotto, in su l’antiquo pitto muro, a San Clemente chiesa e sotterranei,
li cittadin, de Roma, “for de casa”; fatene, così, sì “Granne Scempio Granne”, gettandoli, “de fora”, in su la strada!
A du’ passi, dar Coliseo gremito de turisti e de… passanti! A du’ passi, da via Merulana e da la Santa Scala… Laterana!
Che par n’abbasti mai, a li speculator mordaci, d’oggi, sanza più religgione, d’aruvinà ‘a gente perbene pè… danaro!
“Cornuti diavolacci! Infami! Magnaccia e… li mortacci!” – queste son ciò… ch’il volgo addice ad Essi e… maledice!

Io, poè incolpevole de tutto ‘st’odio popolare, sol ciò che Issi addicheno trascrivo – Io, che c’entro? -
ma son pur’Io, de Roma dei rioni nostra antiqui, odierno cittadino ed abbitante, de quell’Oppio Colle, nostro vanto;
pertanto, romanamente e socialmente, debbo dar voce, carta e penna a chi non puote – poveraccio – gnente,
e tramandare ai Posteri Lor Storia, “pore mie genti mie”, da li rion de Roma sì cacciati a viva forza, come cani,
quasi che per trent’anni ed oltre, li cari affitti – o pigion salate – ‘sti “Pori Cristi in croce” non l’avesser mai pagati!
O Profittatori de ‘i più deboli, guai a Voi, che lassù c’è ‘n Dio Gigante, che veglia… con costanza, sopra a ‘i poveri!
Che chiederà, a ognun che Sora Barocca Morte torre e preda, lo conto final, a l’Univerzal Giudizzio, a discrezzione!

Di tal, incresciosi, fatti, addimenticati da la pubblica opinione, Io, poè de Roma, debbo pè forza scrivene memorie,
giacché se n’è già persa, oggi e troppo in fretta, ogni memoria historica, già oggi, ch’ancor costoro viveno ner monno;
penza quanno che sarian già morti, come saria fin troppo facile, pè i Ricchi e i Potenti, di tacitar costoro con un dito;
eppur furono pianti e ugne e parolacce e grida forti, e “pora historia” di popolo romano, tal bruto volgo offeso e vinto,
sloggiato da le case cò la forza pubblica, che fecer fagotto ‘n fretta, cò derrate alimentari e cento pore buste de la spesa,
tra lagrime, che scenne ai bimbi ed all’anziani, mentre “le femmine” porta via tutto er monno in su le… spalle!

Così sfrattorno, via da Roma “Capital d’Italia”, tutti li cittadini invisi al “Pubblico Potere dei… Ricconi”;
via da Esquilino, Monti, Celio, via di San Giovanni in Laterano e San Clemente, a Roma, li “poracci”;
romane e romanesche genti e stirpi, senza casa, e annisciun giornal, di parte e dei padroni, l’aricconta!
Pè fà spazio e largo a chi ci ha… i soldi! Pè facce l’hotel, li residences, li studi d’architetti, l’uffici e li… palazzi!
E a mia me par, pure e a onta – correggime si toppo! – ch’annisciun poeta (vivo) – de bella nostra Roma popolare –
finora n’ha parlato o scritto mai, d’isse genti sfratte, offese e… vinte! Addunque, cosa… aspetto? Che aspettare?

Sicchè, presa mia penna in man, del tempo – ch’Iddio donommi – fò tesoro ed, ivi, ne lasso, ai Posteri, memoria,
Io poè, che quivi scrivo e pongo, a “memoria aeterna”, le “roman perdute gesta” de le “perdute genti” de la… historia!
Perdute e perse genti, ma non ancora “domite”, s’Io scrivo! Via da lo storico palazzon de la via di Lodovico il Muratori!
Via da la Merulana via, ch’ebbe, addopo a quel noto “fattaccio brutto”, quest’altro… de li sfratti… sì peggiore!
Impalcature edili, odor di calce fresca! Murator che vanno e vengono, di sotto! Cartelli di protesta e… parolacce!
La “plebea romana gente” si difende come può, ma è una lotta… impari! Con avvocati e soldi vince… il ricco!

Via da la Vittorio piazza, ebbra di bancarelle e di “mercato umano”, le “perdute genti”, sfrattate, vanno in strada;
e, quivi, nun ce s’aritroveno pè gnente; e s’accampeno e bivaccheno pè poco; che poi li sloggian via… dai marciapiedi;
sfrattati tutti, anche quarche sfortunato compagno mio de scola; via da li popolar palazzoni granni e grossi, senzameno;
via da Roma centro; da li monumenti antichi e dai rioni; chi va a le periferie de Roma; artri a Ostia o “fuori regione”;
via, pè sempre, da li due popolari caseggiati enormi, coi grandi portoni, di fronte a lo spedale de i soldati, a Celio rione;
via da via Labicana, tra Colle Oppio e via Lodovico Muratori, che lì, indò le palme svettan, alte, ce vengono… i Zignori!

Poi li due popolari caseggiati enormi, coi portoni, li hanno, dopo poco, demoliti, lascianno tutto quanto in… abbandono;
ma che se fa così, visto che ce mancheno ‘e case, propio ar Celio e a Roma? Rovine de palazzi, erbe, monnezza e topi.
Ce vanno, a fasse i buchi, chi se droga. E’ ‘na vergogna proprio, st’abbandono! A due passi, due, dar Coliseo de Roma!
Capitalista violenza urbana, che scacci chi ha bisogno de ‘na casa e, addopo, tanto urbano spazio… ammorbi e sprechi!
Così è ‘sta “brutta storia”, a l’occhi de i romani de’ rione, che, de Celio o Monti sono, è ‘a stessa historia, pressappoco!

Verranno, poi, ner tempo, altri futuri sfratti, ancora, a Roma, ammanco troppo in là, ammanco in troppo tempo diluiti;
che già ce fanno vede “sorci verdi”, a noi der popolo de Roma e ne danno de grattacapi, preoccupazzioni e grane vere;
ormai desueto l’equo canon popolare, lo “caro affitti” impazza e sfratta e viene; vano pagar inutile pigione per trent’anni almeno, per, poi addopo, essere sfrattati tutti, come cani; minacciati de levacce luce e acqua, mentre rompon, li muratori, con fragore, bagni e maioliche de sopra, a li solai e pure ar quinto piano, indò l’inquilini antichi so… spariti!

Vil denar contante, per cui l’omo fa cose d’ogni genere e natura, anche le più turpi e più spregevoli, per lo vil denaro;
senza rimorso di coscienza alcuno; minaccian di sfratto li vecchi e li malati e pur le anziane vedove, in malmodo secco;
nessun riguardo per li capelli bianchi; nessun riguardo per lo Natale, già imminente; bussano a le porte, li… padroni!
Sol pè l’portafoglio pieno! Senza troppi convenevoli o riguardo, per chi qui visse e pagò, da inquilino onesto!
Via di qui! Al più presto! La casa è roba nostra e ve ne diamo un’altra! Dove? Lasciate libero il locale a fine mese!

Così svuotorno, li popolar rion di Roma, di centinaia di famiglie urbane, rendendo tal rioni nostra “impopolari e cari”;
sicché, molti di lor non tornaron mai più a Roma; alcun di lor son morti o si son fatti vecchi e malati, ormai dimenticati;
ma Io son vivo e vegeto e – giovane poeta di rione – tramando ai Posteri questo “fattaccio brutto”, che, in futuro, spero,
nelle facoltà universitarie sia ben studiato, tal vasto dramma d’appartamenti e di case abbandonate, pria demoliti e, poi, si sa, ristrutturati, sì tirati a nuovo e riaffittati al triplo prezzo dell’affitto precedente calmierato, giacché, da un vecchio appartamento, ci si ricavava poco o niente, lasciando il “popolin romano” a viverci in affitto, senz’affittarlo ai benestanti forestier, quivi giunti, a Roma “caput mundi”, che tradisce e sfratta il suo stesso popolo per… soldi!

(fine della prima parte – continua)

Cristiano Torricella


Nota al presente testo inedito monticiano

Prima parte del testo inedito, da me scritto, in un attimo di tempo libero, nel 1994, su una panchina del parco di Colle Oppio a Roma, a due passi dal Colosseo e dalla “Domus Aurea” di Nerone – genere: poesia drammatica di denuncia sociale e testo di canzone di protesta contro gli sfratti che storicamente avvennero nei rioni del centro storico di Roma (rioni già citati per nome, nel testo, da me autore) tra il 1970 ed il 1994.

Importante documento, di tipo poetico-narrativo-storico, inerente fatti urbanistici realmente accaduti a Roma centro storico, oggi dimenticati dagli stessi rionali “romani de Roma”, accadimenti storico-urbanistici di cui Io stesso fui testimone storico “di rione”, prima da bambino e poi, successivamente, in gioventù e tuttora.

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Nota odierna del 10/10/2017 – trascrizione da manoscritto cartaceo ed invio via e-mail al blog libera-mente.net
Questo mio testo storico romano di fine ‘900 (mio testo inedito del 1994) è tratto dall’archivio cartaceo A.L.T. – Archivio Letterario (privato) Torricella e vado ad inviarlo via e-mail, dopo averlo trascritto da cartaceo, ad Andrea Macchia per l’eventuale pubblicazione (di esso) nella rubrica “Poesie della domenica” del blog libera-mente.net, se ed ove possibile. Grazie Andrea Z Mac!


Graie a te, Cristiano, per avercelo segnalato, aspetto la continuazione e nel frattempo ti saluto con è tra noi: Ad Majora! ;)

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