Incipit – Novecento di Alessando Baricco

(0 commenti) | Commenta | Inserito il feb 10, 2012 in Blog, In Libreria, Incipit

Quanti articoli scriverei su questo libro e sul film tratto da questo libro, non mi stancherei mai e nonostante sia passato del tempo continuo a parlare con piacere perchè lo considero un lavoro degno di nota, da gustare in ognuna delle sue sfumature, ogni singola parola è un’emozione e la storia mi piace tantissimo.

Approfitto di tutto questo, dopo aver già parlato in parte in Frammenti di cinema: La leggenda del pianista sull’oceano (monologo) e Fumetti – La vera storia di Novecento con Topolino per segnalare l’incipit della storia, le parole iniziali di Novecento di Alessandro Baricco.

E’ fantastico!

 

Incipit di Novecento

 

Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore, brava persona… prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi… gli ha preso un po’ la mano, ha fatto l’America…

da Novecento di Alessandro Baricco, casa editrice Feltrinelli, pagine 11-12

 

Dati del libro:

Titolo: Novecento
Autore: Alessandro Baricco
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine e anno: 62, 2005

Scritto da Mac La Mente

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Fumetti – La vera storia di Novecento con Topolino

(2 commenti) | Commenta | Inserito il ago 5, 2009 in Blog, In Libreria

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare del capolavoro cinematografico La leggenda del pianista sull’oceano (1998) di Giuseppe Tornatore! Sono sicuro che siano davvero pochi, così come sono sicuro che chi prima e chi dopo abbia letto il libro Novecento di Alessandro Baricco da cui è stato tratto il film.

Sia la trasposizione cinematografica che il libro originale sono densi di emozioni e fanno sognare non solo i più grandi ma anche i più piccini. E’ proprio a loro che dedico questo articolo.

Segnalo infatti un omaggio che la Disney ha fatto al film con la realizzazione di una versione a fumetti uscita qualche mese fa e tuttora reperibile in edicola. Il fumetto si chiama La vera storia di Novecento e inizialmente fu inserito nel n° 2737 di Topolino del 13 maggio 2008. Ora invece a partire dal 30 aprile il libro è stato ripubblicato in una versione più curata, a un prezzo maggiorato (6,90 euro) e in un formato più grande dello storico Topolino. Certo, chi ha avuto la fortuna di acquistare Topolino quella settimana ha speso poco, mentre chi acquisterà il volume separato spenderà di più ma quello che resta alla fine è la magia di una storia senza tempo, bellissima, dove i personaggi a fumetti ripercorrono le gesta di quelli del film, adeguando per l’occasione il loro linguaggio ad un pubblico più giovane.

Il fumetto della Disney è scritto da Tito Faraci con la consulenza di Alessandro Baricco, mentre le tavole sono del disegnatore Giorgio Cavazzano.

Prima di cominciare a raccontare vorrei dire che dopo aver letto questa versione, ma anche durante la lettura, ho rivissuto i momenti presenti sia nel libro che nel film e mi sono commosso, adoro entrambi e consiglio la lettura del romazo e la visione del film!

Le tavole del fumetto, grazie anche alla presenza di personaggi storici – come Topolino, Minnie e Pippo – sono realizzate con colori molto allegri che si fondono molto bene con le nuvolette dei dialoghi, dialoghi che rispecchiano le frasi originali e i passaggi presenti nel libro.

La vera storia di Novecento ha come protagonisti il pianista Pippo e l’amico trombettista Topolino. E’ quest’ultimo che racconta la storia a Minnie. All’inizio non si riesce a capire il perché della presenza femminile e questa è la differenza più grande rispetto alla versione cinematografica. Infatti nel film non c’è una figura femminile, il trombettista racconta tutto ad un vecchio venditore di dischi nel cui negozio viene ritrovata un’incisione rara eseguita dal pianista. Anticipo che anche il finale è diverso e adattato ad un pubblico giovane.

Anche Pippo, come Novecento, non scenderà mai dal Virginian (la nave dove è cresciuto) e non scomparirà con un grande botto insieme alla nave, come nel film, ma resterà in attesa della costruzione di un nuovo Virginian dove i tre si trasferiranno e continueranno a suonare insieme. Già, perché Minnie sarà la nuova cantante dell’orchestra. E piacerà anche a Topolino!

Nel fumetto si rivive la sfida che il pianista ha con il presunto inventore del jazz, il momento in cui “cade un quadro” ovvero quando Pippo decide di scendere dalla nave, anche se alla fine non lo fa mai perché ad ogni porto trova una scusa: “Mi manca il cappello”, “Mi manca il cappotto”, “Non ho messo la canottiera” e così via. Scuse che non sono presenti nel libro ma che vanno benissimo all’interno del contesto fumettistico in cui ci troviamo e che rendono la storia più piacevole.

E’ un buon lavoro, di gradevolissima lettura e sono sicuro che molti molti ragazzi dopo averlo letto vorranno conoscere il libro di Baricco e vedere il film di Tornatore.

Scritto di Mac La Mente

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Cinema – Lezione ventuno di Alessandro Baricco

(0 commenti) | Commenta | Inserito il dic 2, 2008 in Blog, Cinema

Esordio cinematografico di spessore il primo, e spero non ultimo, lavoro dello scrittore Alessandro Baricco intitolato Lezione Ventuno, presentato durante il Festival del cinema di Roma quest’anno.
Proiettato nelle sale a partire dalla seconda metà di ottobre e per la durata di circa un’ora e mezzo, il film si contraddistingue per una presenza massiccia di figure e personaggi, ognuno con la sua unicità e con i suoi pensieri.

La storia vede come protagonista principale il Professore Mondrian Kilroy e la sua adorata, quanto bizzarra, e discussa Lezione 21. E’ lui a chiamarla in questo modo e sono proprio gli studenti, fondamentalmente, a volerla ricordare.
E’ Martha, la studentessa prediletta del professore, che decide di raccogliere le testimonianze per raccontare la lezione a tutti coloro che non potranno assistervi perchè il professore è andato in pensione.

Ma in cosa consiste questa famosa Lezione 21? In questa lezione il professore continuava a smontare e criticare la Nona Sinfonia di Beethoven, una delle ultime opere scritte dal grande maestro ormai sulla via declino, stanco, invecchiato e poco considerato in quella Vienna che, così come gli aveva dato i natali e il successo, così lo stava dimenticando. In particolare il professore si soffermava sulla parte denominata Inno alla gioia che, secondo lui, era tutto e il contrario di tutto. E per questo non poteva essere considerato il capolavoro di Beethoven.

Il film comincia con la voce di Martha che racconta le origini della storia. Siamo nel mese di maggio del 1824, quando per la prima volta Beethoven esegue in pubblico la sua sinfonia. Con un salto cronologico Martha passa poi a raccontare un evento accaduto nell’inverno di quello stesso anno, il ritrovamento vicino al lago del cadavere congelato di un violinista. Il corpo inerte aveva tra la mani e stringeva così forte il suo violino che fu impossibile recuperare lo strumento tanto che venne seppellito con lui.
E da qui parte la storia che viene presentata da uno dei personaggi principali, il violinista. Egli incontra un gruppo di persone che non credono alla grandezza dell’opera di Beethoven e la mettono in discussione. Ognuna di queste persone rappresenta – e questo lo si capisce verso la fine – un elemento che fa parte della Nona Sinfonia: una ragazza è maestro del fuoco, un anziano del ghiaccio, c’è chi venera il vento, chi è padrone dell’equilibrio ecc. Queste figure messe insieme dovrebbero rappresentare l’interno Inno, la totalità degli elementi che Beethoven ha cercato di raggruppare insieme. Il violinista parla e interagisce con loro fino a quando, alla fine dei suoi giorni, si presenterà dinnanzi a lui una figura femminile che avrà compiuto 54 passi – tanti quanti quelli, credo, nella Sinfonia.

Le storie dei vari personaggi sono diverse e pur essendo credibili e avendo motivazioni giustificate, non riescono a far cambiare idea al violinista: per lui la Nona Sinfonia è il massimo, l’opera migliore scritta dal maestro, una composizione che lancia un messaggio di fratellanza ed amore e di unione con Dio.

Nel corso della storia del violinista, di tanto in tanto, compaiono altri personaggi che indossano parrucche gigantesche, nobildonne con abiti sgargianti, musicisti con abiti dell’epoca di Beethoven. Tutti loro compaiono e scompaiono inaspettatamente durante il film, come fantasmi, e lasciano la loro testimonianza su come in realtà fu il concerto del maggio 1824, su quante persone erano davvero presenti, sulle paure e stati d’animo che Beethoven provò durante l’esibizione.

Tutto questo durante una sola lezione del professore? Sì, lezione che in realtà non finiva mai e che lo stesso Mondrian Kilroy lasciava in sospeso, anche se il viaggio che faceva fare ai suoi alunni era talmente bello e vero che risultava difficile da dimenticare.
La fine arriva dopo anni dopo, quando Martha va a trovarlo nel luogo in cui egli vive, una sala da boowling abbandonata. E quando i due si ritrovano uno di fronte all’altra, il professore arriva finalmente alla conclusione della lezione: la Nona Sinfonia è stata scritta da un uomo vecchio ed è per questo che non è il capolavoro di Beethoven, perchè i tempi ormai erano cambiati, avrebbe potuto andar bene decenni prima, quando il maestro aveva tutte le sue capacità intatte. Beethoven sapeva che non era adatta ai tempi e cercò, scrivendo altre opere minori, di recuperare e trasmettere quella gioia, purezza e felicità che emanavano le sue opere migliori.

Il film di Baricco è un capolavoro perchè, nonostante possa sembrare senza trama o sconclusionato a causa dei troppi personaggi e figure presenti, si svela solo alla fine, tiene lo spettatore con il fiato sospeso fino all’ultima scena, quando tutto si chiarisce. Durante la visione ho pensato: ma cosa si è “fumato” Baricco per scrivere una sceneggiatura di questo tipo? La risposta è niente perchè Lezione Ventuno, a ben pensarci, è un libro trasposto direttamente sullo schermo. I personaggi sono vari e diversi, appaiono e scompaiono come se si girasse pagina ad ogni loro nuova apparizione.
La differenza è che al contrario del libro non si può tornare indietro per rileggere e capire e questo può provocare un senso di smarrimento durante la visione.

Ottima la fotografia e l’ambientazione, le montagne del Trentino innevate, che rasserenano con il loro bianco quasi accecante.

Dati del film:

Regia: Alessandro Baricco
Interpreti: Noah Taylor, Clive Russell, Leonor Watling, John Hurt, Tim Barlow.
Genere: Drammatico.
Nazionalità e anno: Italia – 2008
Durata: 98 minuti.

Scritto da Mac La Mente

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