Punti di vista: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 17, 2017 in Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

L’Amico Cristiano Torricella non è nuovo tra le pagine di Libera-mente, a lui è dedicata una categoria e una serie di altri testi che potete trovare tra le nostre pagine, basta cercare un po’! ;)
Questa volta il testo, assolutamente inedito che ci ha inviato arrivato direttamente dal suo archivio privato, lo segnalarlo in Punti di vista perchè racconta quel che anni or sono è accaduto e che ha avuto la possibilità – ahimé, storia triste -di toccare con mano.
Argomento che ancora oggi, a distanza di anni è vivo…e già questo dovrebbe dar da pensare…pensateci!


Titolo completo dello scritto è: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni (sfratti all’Esquilino, a via Merulana, a Monti, al Celio, a San Giovanni in Laterano ed a San Clemente dal 1970 al 1994)

Alla memoria degli sfrattati nostri concittadini romani
dei rioni del centro storico di Roma, dal 1970 ad oggi:
“ che, lasciar, così, tutto su due piedi: lasciar parenti e amici…
lasciar local dialetto (di rione) e luoghi cari e ricordi antichi,
gettando tutto quanto, per emigrare altrove, con buste e scatoloni, chissà dove,
a ricominciar tutto daccapo, fuori dal rione nostro e fuori Roma, è così… dura!”
(Cristiano Torricella – citazione citabile)

 

Rammento ancor, come se fosse ieri l’altro, nonostante oggi Io sia più a Pomezia (RM) che al primo rione Monti,
antichi smunti visi di donne scarmigliate, affrante e irose, quasi allupate, il cui parlar dialetto stretto è oscuro e ignoto;
strillanti pupi in fasce, maltenuti in grembo, di sotto a lampadine fioche, nei bassi prospicienti a San Clemente, a Roma;
drammatica umanità perdente casa, senza vergogna d’essere spogliata, che tutto perde al volo e resta… niente;
indifese prede de li vil speculator, bottegai profittator, venienti su dal “porco volgo”, di case e profitti assai… ghiottoni!

“Traite, fili de puta!” – come già scritto abbasso e sotto, in su l’antiquo pitto muro, a San Clemente chiesa e sotterranei,
li cittadin, de Roma, “for de casa”; fatene, così, sì “Granne Scempio Granne”, gettandoli, “de fora”, in su la strada!
A du’ passi, dar Coliseo gremito de turisti e de… passanti! A du’ passi, da via Merulana e da la Santa Scala… Laterana!
Che par n’abbasti mai, a li speculator mordaci, d’oggi, sanza più religgione, d’aruvinà ‘a gente perbene pè… danaro!
“Cornuti diavolacci! Infami! Magnaccia e… li mortacci!” – queste son ciò… ch’il volgo addice ad Essi e… maledice!

Io, poè incolpevole de tutto ‘st’odio popolare, sol ciò che Issi addicheno trascrivo – Io, che c’entro? -
ma son pur’Io, de Roma dei rioni nostra antiqui, odierno cittadino ed abbitante, de quell’Oppio Colle, nostro vanto;
pertanto, romanamente e socialmente, debbo dar voce, carta e penna a chi non puote – poveraccio – gnente,
e tramandare ai Posteri Lor Storia, “pore mie genti mie”, da li rion de Roma sì cacciati a viva forza, come cani,
quasi che per trent’anni ed oltre, li cari affitti – o pigion salate – ‘sti “Pori Cristi in croce” non l’avesser mai pagati!
O Profittatori de ‘i più deboli, guai a Voi, che lassù c’è ‘n Dio Gigante, che veglia… con costanza, sopra a ‘i poveri!
Che chiederà, a ognun che Sora Barocca Morte torre e preda, lo conto final, a l’Univerzal Giudizzio, a discrezzione!

Di tal, incresciosi, fatti, addimenticati da la pubblica opinione, Io, poè de Roma, debbo pè forza scrivene memorie,
giacché se n’è già persa, oggi e troppo in fretta, ogni memoria historica, già oggi, ch’ancor costoro viveno ner monno;
penza quanno che sarian già morti, come saria fin troppo facile, pè i Ricchi e i Potenti, di tacitar costoro con un dito;
eppur furono pianti e ugne e parolacce e grida forti, e “pora historia” di popolo romano, tal bruto volgo offeso e vinto,
sloggiato da le case cò la forza pubblica, che fecer fagotto ‘n fretta, cò derrate alimentari e cento pore buste de la spesa,
tra lagrime, che scenne ai bimbi ed all’anziani, mentre “le femmine” porta via tutto er monno in su le… spalle!

Così sfrattorno, via da Roma “Capital d’Italia”, tutti li cittadini invisi al “Pubblico Potere dei… Ricconi”;
via da Esquilino, Monti, Celio, via di San Giovanni in Laterano e San Clemente, a Roma, li “poracci”;
romane e romanesche genti e stirpi, senza casa, e annisciun giornal, di parte e dei padroni, l’aricconta!
Pè fà spazio e largo a chi ci ha… i soldi! Pè facce l’hotel, li residences, li studi d’architetti, l’uffici e li… palazzi!
E a mia me par, pure e a onta – correggime si toppo! – ch’annisciun poeta (vivo) – de bella nostra Roma popolare –
finora n’ha parlato o scritto mai, d’isse genti sfratte, offese e… vinte! Addunque, cosa… aspetto? Che aspettare?

Sicchè, presa mia penna in man, del tempo – ch’Iddio donommi – fò tesoro ed, ivi, ne lasso, ai Posteri, memoria,
Io poè, che quivi scrivo e pongo, a “memoria aeterna”, le “roman perdute gesta” de le “perdute genti” de la… historia!
Perdute e perse genti, ma non ancora “domite”, s’Io scrivo! Via da lo storico palazzon de la via di Lodovico il Muratori!
Via da la Merulana via, ch’ebbe, addopo a quel noto “fattaccio brutto”, quest’altro… de li sfratti… sì peggiore!
Impalcature edili, odor di calce fresca! Murator che vanno e vengono, di sotto! Cartelli di protesta e… parolacce!
La “plebea romana gente” si difende come può, ma è una lotta… impari! Con avvocati e soldi vince… il ricco!

Via da la Vittorio piazza, ebbra di bancarelle e di “mercato umano”, le “perdute genti”, sfrattate, vanno in strada;
e, quivi, nun ce s’aritroveno pè gnente; e s’accampeno e bivaccheno pè poco; che poi li sloggian via… dai marciapiedi;
sfrattati tutti, anche quarche sfortunato compagno mio de scola; via da li popolar palazzoni granni e grossi, senzameno;
via da Roma centro; da li monumenti antichi e dai rioni; chi va a le periferie de Roma; artri a Ostia o “fuori regione”;
via, pè sempre, da li due popolari caseggiati enormi, coi grandi portoni, di fronte a lo spedale de i soldati, a Celio rione;
via da via Labicana, tra Colle Oppio e via Lodovico Muratori, che lì, indò le palme svettan, alte, ce vengono… i Zignori!

Poi li due popolari caseggiati enormi, coi portoni, li hanno, dopo poco, demoliti, lascianno tutto quanto in… abbandono;
ma che se fa così, visto che ce mancheno ‘e case, propio ar Celio e a Roma? Rovine de palazzi, erbe, monnezza e topi.
Ce vanno, a fasse i buchi, chi se droga. E’ ‘na vergogna proprio, st’abbandono! A due passi, due, dar Coliseo de Roma!
Capitalista violenza urbana, che scacci chi ha bisogno de ‘na casa e, addopo, tanto urbano spazio… ammorbi e sprechi!
Così è ‘sta “brutta storia”, a l’occhi de i romani de’ rione, che, de Celio o Monti sono, è ‘a stessa historia, pressappoco!

Verranno, poi, ner tempo, altri futuri sfratti, ancora, a Roma, ammanco troppo in là, ammanco in troppo tempo diluiti;
che già ce fanno vede “sorci verdi”, a noi der popolo de Roma e ne danno de grattacapi, preoccupazzioni e grane vere;
ormai desueto l’equo canon popolare, lo “caro affitti” impazza e sfratta e viene; vano pagar inutile pigione per trent’anni almeno, per, poi addopo, essere sfrattati tutti, come cani; minacciati de levacce luce e acqua, mentre rompon, li muratori, con fragore, bagni e maioliche de sopra, a li solai e pure ar quinto piano, indò l’inquilini antichi so… spariti!

Vil denar contante, per cui l’omo fa cose d’ogni genere e natura, anche le più turpi e più spregevoli, per lo vil denaro;
senza rimorso di coscienza alcuno; minaccian di sfratto li vecchi e li malati e pur le anziane vedove, in malmodo secco;
nessun riguardo per li capelli bianchi; nessun riguardo per lo Natale, già imminente; bussano a le porte, li… padroni!
Sol pè l’portafoglio pieno! Senza troppi convenevoli o riguardo, per chi qui visse e pagò, da inquilino onesto!
Via di qui! Al più presto! La casa è roba nostra e ve ne diamo un’altra! Dove? Lasciate libero il locale a fine mese!

Così svuotorno, li popolar rion di Roma, di centinaia di famiglie urbane, rendendo tal rioni nostra “impopolari e cari”;
sicché, molti di lor non tornaron mai più a Roma; alcun di lor son morti o si son fatti vecchi e malati, ormai dimenticati;
ma Io son vivo e vegeto e – giovane poeta di rione – tramando ai Posteri questo “fattaccio brutto”, che, in futuro, spero,
nelle facoltà universitarie sia ben studiato, tal vasto dramma d’appartamenti e di case abbandonate, pria demoliti e, poi, si sa, ristrutturati, sì tirati a nuovo e riaffittati al triplo prezzo dell’affitto precedente calmierato, giacché, da un vecchio appartamento, ci si ricavava poco o niente, lasciando il “popolin romano” a viverci in affitto, senz’affittarlo ai benestanti forestier, quivi giunti, a Roma “caput mundi”, che tradisce e sfratta il suo stesso popolo per… soldi!

(fine della prima parte – continua)

Cristiano Torricella


Nota al presente testo inedito monticiano

Prima parte del testo inedito, da me scritto, in un attimo di tempo libero, nel 1994, su una panchina del parco di Colle Oppio a Roma, a due passi dal Colosseo e dalla “Domus Aurea” di Nerone – genere: poesia drammatica di denuncia sociale e testo di canzone di protesta contro gli sfratti che storicamente avvennero nei rioni del centro storico di Roma (rioni già citati per nome, nel testo, da me autore) tra il 1970 ed il 1994.

Importante documento, di tipo poetico-narrativo-storico, inerente fatti urbanistici realmente accaduti a Roma centro storico, oggi dimenticati dagli stessi rionali “romani de Roma”, accadimenti storico-urbanistici di cui Io stesso fui testimone storico “di rione”, prima da bambino e poi, successivamente, in gioventù e tuttora.

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Nota odierna del 10/10/2017 – trascrizione da manoscritto cartaceo ed invio via e-mail al blog libera-mente.net
Questo mio testo storico romano di fine ‘900 (mio testo inedito del 1994) è tratto dall’archivio cartaceo A.L.T. – Archivio Letterario (privato) Torricella e vado ad inviarlo via e-mail, dopo averlo trascritto da cartaceo, ad Andrea Macchia per l’eventuale pubblicazione (di esso) nella rubrica “Poesie della domenica” del blog libera-mente.net, se ed ove possibile. Grazie Andrea Z Mac!


Graie a te, Cristiano, per avercelo segnalato, aspetto la continuazione e nel frattempo ti saluto con è tra noi: Ad Majora! ;)

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27 gennaio 2017 – Giornata della Memoria

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 27, 2017 in Blog, Dal mondo, Punti di vista

174517. Funzionante.

Comincia con un numero e una parola questa mia grande o piccola riflessione sulla Shoah, sull’Olocausto, sull’orrore che le truppe sovietiche videro il 27 gennaio 1945 varcando il cancello di uno dei tanti, troppi, campi di concentramento – sterminio, meglio – che la Germania nazista ebbe il coraggio di costruire ad Auschwitz, prima, e poi a Birkenau, Monowitz, Brno, Trzebinia, e poi… e poi… e poi…

Tanti, troppi centri dell’orrore, della crudeltà e dell’odio più famigerato e sfrenato che l’uomo abbia mai raggiunto nei confronti di un altro uomo.

174517. Funzionante.

Questo numero venne tatuato sulla pelle di Primo Levi, portavoce di un popolo e di una realtà dura e inumana, vissuta nei campi di concentramento.

Funzionante. E’ la parola con cui venne classificato e che in parte gli salvò la vita durante il buio di quegli anni.

E’ possibile definire un uomo funzionante? E’ questo quello che mi chiedo.
In base a che cosa? Secondo quale metro di giudizio? Non trovo risposta a questo così come non riesco davvero a concepire come e perchè sia accaduto quello che oggi ricordo, ma non solo oggi, sempre nella Giornata della Memoria.

I kapò possono esser scomparsi, non ne sono sicuro se mi guardo intorno…
Il nazismo finito, non sono sicuro neanche di questo se mi guardo intorno…

I mezzi, la maniera di provocare danni, orrore, morte e distruzione sono cambiati ma ahimé restano ancora vivi oggi se mi guardo intorno…
Nascosti, neanche tanto, tra sorrisi ipocriti e falsi e ordini su cosa è giusto o sbagliato.
“Il deve fare”, “deve rispettare le regole”, sono tutte espressioni che rimandano a quello che la Storia avrebbe dovuto insegnare. Avrebbe dovuto, perchè non tutti hanno capito e nessuno di quelli che utilizza questi modi ha capito, questo è sicuro.

Forme diverse di “campi”, stesso risultato. Non “concentrato”, forse, più disseminato e decentrato ma sempre presente. Ahimé.

Ricordando il 27 gennaio 1945 segnalo un’opera di David Olère, deportato dal 1943 al 1945, che inizia a disegnare nell’ultimo periodo di prigionia raffigurando scenari di vita quotidiana ad Auschwitz-Birkenau

Arrival of a Convoy - David Olère

Arrival of a Convoy – David Olère

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Punti di vista – Quelle piccole cose che…

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 15, 2014 in 8 - Liberi Pensieri, Blog, Punti di vista

Io, asino primo.
Ai tempi delle elementari mi è stata insegnata una filastrocca che porta proprio questo titolo “Io asino primo” di Antonio Rubino e mi è stato detto, anche se non ero tanto d’accordo (inutile, alcuni insegnamenti proprio non li capivo hihihi), che non è molto corretto cominciare un discorso con “Io“. Questa volta faccio un’eccezione e faccio come dico io. ;)

Sì, sto divagando e come al solito sono partito per la tangente ma rientro in carreggiata e continuo a raccontare quello che mi è capitato una mezz’oretta fa in farmacia e con gioia infinita ogni volta che sono in compagnia di una mia carissima amica.

Io ho un’amica davvero speciale con la quale trascorro molto tempo a parlare e onestamente ne vorrei trascorrere molto molto di più, son troppo poche ventiquattro ore al giorno quando sono con lei e chissà perché il tempo accelera anziché rallentare…
Lei è sicuramente molto più informata di me, sono infinite le cose che apprendo e imparo grazie alla sua conoscenza, è stimolante, l’adoro! – è dire poco –, mi fa stare bene e di tutto questo non posso fare altro che ringraziarla con tutto il cuore. Graaaaazie! (cuoricino-che-batte)

Sono sicuro che leggerà questo articolo e spero tanto che le faccia piacere…

L’argomento è di interesse, ne parliamo tanto, a volte ci arrabbiamo e ne discutiamo animatamente in quanto i soggetti del discorso sono i “cari” sapientoni e tutto quello che fanno alla Nostra Italia.

Generalmente non parlo di queste cose ma, come ho scritto nel titolo, ci sono “quelle piccole cose che…

Senza dilungarmi troppo, credo di aver detto già abbastanza, mi son trattenuto a parlare con un farmacista e sentirgli pronunciare questa frase è stato a dir poco fantastico; il vento sta cambiando e la gente ha sempre più gli occhi aperti, qualcosa succederà perché siamo stanchi di essere presi in giro…

Il farmacista: “Il nostro capo è Angela Merkel, è lei che comanda in Italia”.

Vi lascio immaginare il proseguo del discorso…è venuto fuori tutto quello che porto dentro e non mi sono trattenuto…
L’unica cosa che posso dire è che mi fa rabbia aver scritto quel nome sul blog, non la sopporto.

Scritto da Mac La Mente – articolo un po’ criptico, mi rendo conto, ma fatto apposta a scriverlo così ;)

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Punti di vista – Una strana coincidenza

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 27, 2013 in 8 - Liberi Pensieri, Blog, Punti di vista

A volte uso il blog per mettere in evidenza argomenti che spero possano essere di interesse: suggerimenti di programmi, incipit e brevi recensioni su libri, film o musica, altre volte suggerisco “trucchetti” per il computer e per tenerlo in buona salute o riporto frasi, poesie e commenti nati in maniera naturale e spontanea, altre volte ancora scrivo qualcosa di personale.
Quest’ultimo punto è più raro degli altri, non perché non abbia niente da dire, non pensi, non mi guardi intorno o non abbia voglia di farmi conoscere, solo così, perché capita. Ed è proprio perché “capita” che oggi son qui a raccontare, sempre a modo mio, una “strana coincidenza“.

A volte si dice: “le vie del Signore sono infinite” oppure “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi“; naturalmente la seconda citazione è da leggere in maniera leggera, non parlo del diavolo e non sto definendo diavolo né la persona con cui sono venuto in contatto, né il materiale che mi ha lasciato…ma tutto questo è davvero una strana coincidenza.

Alcuni giorni fa ho terminato la lettura di un libro che, a mio parere, è secondo solo a pochi altri sia per intensità e profondità del testo che per stile, capacità di far pensare e appassionare. Ho letto questo libro con una voglia immensa soffermandomi su qualsiasi parola, forse è stata la lettura più “complicata” che abbia mai fatto ma son felice di conoscerlo meglio ora, ho aspettato tanto per questo capolavoro e lo rileggerei ancora, ancora e ancora… Il libro è tutto quello che deve essere un libro, deve raccontare ma allo stesso tempo lasciare tanto e a lungo, non avere una scadenza o “essere di moda”, deve resistere all’erosione del tempo e crescere nel tempo. Avrei molto da raccontare da questo punto di vista ma non è ora il momento, ci sanno altre occasioni.

Il libro è Il paradiso perduto di John Milton. Alla fine della lettura ma anche dall’inizio in verità, tutte le domande che già in passato mi ero fatto, domande alle quali ognuno trova una risposta diversa e personale, sono riaffiorate in superficie e allora ho cominciato a pensare…

Non metto in dubbio la mia fede perché mia e non mi interessa se diversa da quelle manifestata da altri – questa forma di libertà fortunatamente c’è ancora anche se c’è chi fa di tutto perché avvenga il contrario – ma interrogativi ne ho e sono anche tanti!

Alcuni giorni fa, non contemporaneamente alla fine delle lettura, sono stato fermato da un persona che distribuiva volantini per strada. Il volantino conteneva altre domande, che già conoscevo, sul Signore, sulla lettura della Bibbia, su come approcciarsi alla preghiera ecc…
Sicuramente avete capito quale persona mi ha fermato e a cosa mi sto riferendo, devo dire che è un peccato che andassi di fretta, un confronto l’avrei avuto abbastanza volentieri su questo argomento di cui parlo spesso, non entro neanche in discussione quando capita in quanto ho un mio modo di concepire il rapporto con Dio, con la Chiesa e con le Scritture e sono fermo sulle mie posizioni, non cambio pensiero molto spesso, ma sono aperto ai diversi modi di vedere soprattutto se sono costruttivi e analizzati da un’angolazione diversa dalla mia: considero la vita una figura geometrica solida e di forma irregolare, così come i diversi argomenti di cui si parla, la visione che vedo io non è la stessa che hai tu, ci sono angoli inesplorati, superfici nascoste e il volume non sempre è facile da calcolare e non c’è una formula fissa per questo, molteplici sono le variabili ma tutte indispensabili…sto divagando.

Al termine del libro ho pensato: “Credo che Dio (o con qualunque nome ci si riferisca a qualcosa di più grande) concependo Satana abbia commesso un errore, variabile non calcolata tra le infinite variabili possibili, eccezione, forse, non ipotesi, realtà”.

…e ancora adesso, mentre sto scrivendo, non solo penso alle domande, al volantino e alle parole in esso contenute ma anche al pensiero fatto e a tanti aforismi, citazioni che nominano Dio nelle sue diverse forme e rappresentazioni.

Ora mi viene in mente: Non si è mai disputato se c’è luce a mezzogiorno. (Voltaire)

Chissà.

Scritto da Mac La Mente

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Quando persone e pc hanno ragione e i “sapientoni” dormono.

(1 commento) | Commenta | Inserito il set 20, 2013 in Blog, Punti di vista

computer_angry_108399Forse il titolo non è molto chiaro ma non mi veniva in mente nient’altro al momento e per la prima volta anziché anticipare l’argomento, lascio che quest’ultimo non si intuisca dalla presentazione (titolo) ma evolva piano piano nei contenuti di questo articolo-testimonianza che ho bisogno di raccontare perché ho vissuto l’accaduto in prima persona e pensare a tutto quello che c’è dietro mi innervosisce abbastanza.

Sono anni e anni, diciamo almeno due decenni, che ho a che fare con le macchine e in particolare con i computer e nonostante sia d’accordo con chi afferma che i “computer non sanno pensare e sono stupidi perché non dotati di intelletto” – è tutto da verificare, in realtà -, a volte mi stupisco del contrario: non sempre sono loro a commettere errori, non sempre la “colpa” di un mal funzionamento va scaricata su di loro, in fin dei conti eseguono soltanto istruzioni programmate, senza pensare…

Si potrebbe pensare che stia criticando i programmatori, no, non è così, perché nel mio piccolo rientro anch’io in questa categoria e, permettetemi di dirlo, una volta tanto che han ragione e fanno qualcosa di buono va quasi gridato! E’ un evento, non si verifica spesso! Battute a parte, i programmatori non hanno niente a che fare con quello che voglio raccontare…

Quel che sto cercando di dire è che al mondo ci sono persone e “sapientoni”… in che senso? E’ presto detto. Le persone sono i normali utilizzatori di un pc, gli utenti finali, e non sono tenuti a saper risolvere le anomalie che si presentano quando accendono o utilizzano un computer, non è compito loro, ma se questi errori non permettono di svolgere un lavoro? Beh, il problema è serio e sono costretti a chiamare i programmatori-tecnici per porre rimedio.

E allora ci si domanda: per quale motivo devo spendere tempo, denaro e non riuscire a lavorare? E’ presto detto anche questo. Perché ci sono i “sapientoni” che, non capendo assolutamente niente di tecnologia e vivendo in un mondo tutto loro, in un mondo che non è né virtuale e né reale (concedetemi di dirlo), non aggiornano i sistemi informatici di comunicazione che nel tempo evolvono e che richiedono una costante cura e attenzione. I “sapientoni” spendono soldi pubblici – ci tengo a dirlo – in tutt’altro perché pensano che “se il software funzionava ieri sicuramente funzionerà domani“.

Falso! Il software si evolve, furbone, e gli aggiornamenti (anche se troppo veloci e troppo frequenti) sono fatti, almeno così si dice, per migliorare…soprattutto se i dati che viaggiano in un sistema sono i dati sensibili di una persona.
Perché lasciarli in balia degli hacker? Aggiorna il sistema, sapientone!

E invece no, non si aggiorna e il risultato è che la persona (l’utente) mi chiama perché dopo aver aggiornato non riusciva più ad accedere a particolari sezioni del portale che utilizza quotidianamente per lavorare e che è gestito dai “sapientoni” e dagli enti.

Morale della favola? L’aggiornamento c’è e serve per la sicurezza ma il sistema in questione funziona solo con il software vecchio, disattivando l’antivirus – il che è assurdo – e solo con un browser specifico.

Mah, mi viene da pensare al film Blade Runner e alla frase “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”

Scritto da Mac La Mente

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Il Giorno dei Morti e Halloween (4/4)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 31, 2008 in Blog, Punti di vista

Il Giorno dei Morti e Halloween (1/4)
Il Giorno dei Morti e Halloween (2/4)
Il Giorno dei Morti e Halloween (3/4)

In merito alla celebrazione del giorno dei morti un discorso particolare merita il mondo celtico, sia per le conseguenze della sua cristianizzazione sul calendario delle feste religiose; sia per la persistenza della sua festa più importante – quella che oggi chiamiamo Halloween – anche dopo la conversione; e sia per la diffusione, oggi più massiccia che mai, dell’evoluzione di quella sua antica festa.

Il mondo celtico
La notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre cadeva la più importante festa celtica, la festa di Samhain. Era la notte del Capodanno celtico e veniva festeggiata con vivaci celebrazioni popolari mentre i druidi compivano riti propiziatori e divinatori e offrivano doni alle divinità e ai defunti.
Nelle case venivano spenti i focolari per essere poi riaccesi col fuoco proveniente dai fuochi sacri accesi dai druidi.

In quella notte in tutto il territorio si accendevano inoltre grandi falò che, oltre ad avere funzione propiziatoria per il nuovo anno, servivano a tenere lontana la malvagia influenza delle streghe e i brutti scherzi dei folletti malintenzionati. Perché si credeva che in quella notte che segnava il passaggio dal vecchio al nuovo anno i confini tra l’aldilà e l’al di qua si assottigliassero e gli spiriti potessero passare sulla terra.

Quella era la notte in cui i morti tornavano nelle loro case per scaldarsi e rifocillarsi e per comunicare con i vivi.
Da questa credenza nasceva l’abitudine di aggiungere un posto a tavola durante la cena e di lasciare cibo sul desco e frutta e latte sulla soglia di casa per i propri cari trapassati, oltre a quella di accendere grandi torce sulle strade per illuminare il loro cammino.

La festa di Ognissanti e la Commemorazione dei defunti
Le celebrazioni e i festeggiamenti per la festa di Samhain erano talmente radicate tra la popolazione che all’epoca della cristianizzazione dell’Irlanda nel V secolo, la Chiesa decise di non abolire la festa ma di assorbirla nel proprio ambito, appropriandosene e dandole significato cristiano.
E per questo motivo, per sostituire un rito cristiano a quello pagano, papa Gregorio II nell’835 spostò la festa di Ognissanti, che fino allora cadeva nel periodo della Pentecoste, da maggio al 1° novembre.

Un secolo dopo, resasi conto che in tutta Europa persistevano le celebrazioni pagane in onore dei defunti, la Chiesa decise di inglobare anche quelle nel proprio ambito: nel 998 Odilo, abate di Cluny, istituì il 2 novembre come giorno dedicato alla Commemorazione cristiana dei Defunti.

Halloween e i suoi riti
Nonostante la cristianizzazione, in ambito irlandese e scozzese e successivamente, a seguito della massiccia emigrazione irlandese a metà del XIX secolo, americano, i festeggiamenti secolari e carnevaleschi la notte di Ognissanti non cessarono, anzi si intensificarono,
Tanto che i rituali che oggi associamo abitualmente ad Halloween e perfino il nome della festa si svilupparono in età medioevale e moderna.

Per esempio, le processioni di bambini mascherati che la notte di Halloween girano per le case dicendo “Trick or treat” (“Dolcetto o scherzetto”), deriverebbero dalla tradizione dell’immaginario medioevale di incontri tra vivi e morti e delle processioni di morti e di scheletri diffuse in tutte le leggende europee e ben attestate nelle letterature e nell’iconografia di quei secoli.

La zucca – Jack-O-Lantern
Il motivo della zucca-lanterna affonda le sue radici nella più antica tradizione, ma la sua evoluzione è avvenuta in età post-cristiana.
Nell’antico mondo celtico, la notte di Samhain gli uomini percorrevano le strade recando grandi torce per impedire a streghe e folletti di avvicinarsi alle case e alle fattorie.
Successivamente in Irlanda, in luogo delle torce, si usarono come lanterne per tenere lontani gli spiriti grosse rape intagliate a forma di volti mostruosi e scavate per ospitare un lume.
Gli irlandesi emigrati negli XIX secolo negli Usa non trovando le rape le sostituirono con le zucche, che divennero da allora le lanterne rituali della festa.

Secondo un’altra tradizione, la rapa-lanterna deriverebbe dalla leggenda irlandese di Jack-O-Lantern, un malfattore che la notte di Ognissanti sfidò Satana a salire su un albero su cui, a insaputa di Satana, aveva inciso una croce. Il diavolo si trovò così intrappolato sull’albero e poté scendere solo promettendo a Jack di non farlo entrare all’Inferno dopo la morte.
Dopo morto Jack non poté entrare in Paradiso per i suoi peccati ma neppure all’Inferno per via del suo patto col diavolo. Così fu costretto a vagare per sempre nell’oscurità e, per farsi luce, prese un tizzone donatogli dal diavolo e lo mise dentro una rapa scavata per farlo durare di più.

Come ho accennato sopra, lo stesso nome Halloween, evoluzione dell’antica festa celtica di Samhain, è nato solo in età moderna.
Halloween è la forma contratta moderna dell’espressione inglese “All Hollow Even” che significa “Vigilia di Ognissanti” (All Hollows “Ognissanti”)
Secondo i dizionari, tale espressione sarebbe attestata solo a partire dal XVIII secolo, 1300 anni dopo la cristianizzazione dell’Irlanda.

 

Conclusioni
La commemorazione dei defunti è un elemento centrale di tutte le tradizioni rituali europee e mediterranee.
Halloween, come ho detto all’inizio e come ho cercato di mostrare con un serie di esempi, non è una festa inventata da Hollywood e dai produttori di maschere.
Al contrario, è una festa che affonda le sue radici nel ricchissimo patrimonio culturale, religioso e mitologico delle tradizioni agricole e pastorizie europee e che, coi suoi rituali, simboleggia l’eterno ciclo di morte e rinascita che è alla base stessa della vita.

Certo, quella che conosciamo oggi e che si è affermata in Italia negli ultimi anni è anche una festa d’importazione da oltreoceano, giunta più per interessi commerciali e attraverso strategie di marketing che per diffusione spontanea.
Ma ciò non significa che sia una festa da rifiutare o da respingere. Halloween, così come è oggi, può divenire un’occasione di arricchimento e di consapevolezza, oltre che di recupero di riti e tradizioni che rispondono a esigenze psicologiche profonde dell’uomo davanti al mistero della vita e della morte.

Perché ciò accada sarebbe preferibile non vivere Halloween come forma di colonizzazione. Ne’ celebrarla come una festa molto trendy nata negli States e arrivato finalmente anche da noi.
Si tratta invece di festeggiarla sapendo che è la festa per il Giorno dei Morti e intuendo che i suoi riti sono gli stessi compiuti per secoli dai nostri antenati. E magari intuendo, se non sapendo, che quando un bambino suona alla nostra porta la sera del 31 ottobre dicendo “dolcetto o scherzetto”, non sta solo imitando il suo coetaneo di Los Angeles visto in un telefilm. Ma sta rivivendo quello stesso antico rito propiziatorio fatto per secoli dai bambini sardi, dai ragazzi abruzzesi, dai contadini pugliesi e dai mendicanti emiliani in occasione della stessa festa.

 

Letture
La bibliografia sulle tradizioni culturali, antropologiche e folcloristiche è sterminata, esistono migliaia di studi e di siti che si occupano dell’argomento e non è questa la sede per indicarne e commentarne anche solo alcuni titoli.
Mi limito pertanto a segnalare due libri, un saggio e un romanzo, dedicati specificamente al tema della celebrazione del Giorno dei Morti nella consuetudini europee e italiane e nella loro odierna evoluzione.

Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi
Halloween.
Nei giorni che i morti ritornano. Tutte le sorprese di una festa più antica e italiana di quanto pensiate
Einaudi 2006, pp. 358

Saggio di carattere divulgativo ma molto accurato e preciso e scritto in modo molto chiaro, Il testo parte dalla constatazione dell’odierna diffusione delle celebrazioni di Halloween in Italia, diffusione dovuta principalmente all’influenza di cinema, tv e libri provenienti dagli Usa. Ma dimostra subito dopo come queste celebrazioni abbiano in realtà radici profonde e antichissime in tutta la tradizione popolare italiana ed europea e come, pertanto la festa dei Morti sia un patrimonio comune che va ben al di là del mondo celtico e delle sue derivazioni.

Ray Bradbury
L’albero di Halloween
Mondadori 2005, pp. 124
(or. The Halloween Tree, 1972, traduzione di Annalisa Mancioli)

E’ un romanzo per bambini – ma godibile anche dagli adulti – scritto da Bradbury con l’intento pedagogico di illustrare le radici culturali e popolari di Halloween. In un viaggio fantastico nel tempo e nello spazio alla ricerca di un amico scomparso la notte di Halloween, i bambini protagonisti della storia vengono a conoscere le credenze sulla morte e le usanze e tradizioni delle antiche civiltà europee e mediterranee, pagane e cristiane relativa alla celebrazione del Giorno dei Morti.

Scritto da Vianne

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