2050 – L’invasione degli anziani nell’Italia futura di Cristiano Torricella (seconda parte)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 5, 2018 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

…e se volete leggere la prima parte dell’articolo, seguite il link! ;)

La società italiana di oggi (e del futuro) è impreparata ad una eventuale futura “invasione” (o rivoluzione?) di tipo economico-politico-sociale, attuata dai cittadini anziani (cioè da noi adulti del 2018, la maggior parte di noi divenuti, a Dio piacendo, tra pochi decenni, inesorabilmente anziani)?

Quali problemi economico-sociali-sanitari-lavorativo-assistenziali (ma non solo) potrebbero sorgere con un passaggio troppo rapido, attuato da oggi al domani, “sic et simpliciter”, ad una futura società gerontologica di massa, “degna figlia” delle culle vuote di oggi e di una “società rigida ed ingessata” (qual’è la nostra società di oggi) cronicamente malata di mancato ricambio generazionale e di mancata meritocrazia, in cui “cervelli” e giovani (ed anche over 50 non più giovani) emigrano all’estero, mentre a Roma “caput mundi”, invece, aprono centinaia di aziende create da stranieri?

Come riportato in fondo a quest’articolo, amo definirmi “un futurologo italiano”, dissentendo e differenziandomi da altri futurologi più esterofili di me, che guardano invece ai dati statistici U.S.A. come a dei dati predittivi ed anticipatori anche della futura situazione italiana (pur essendo la nostra situazione economica e culturale notoriamente ben diversa dagli USA e dal resto del mondo, essendo l’Italia un caso unico altrove irripetibile ed introvabile).

Iniziamo allora a vedere qualche dato e cifra statistica “neutra”, che, facendo parlare i numeri, ci aiuti a capire in quale direzione futura stiamo marciando, magari inconsapevolmente, visto che il futuro è il “tempo storico” in cui dovremo vivere per forza domani e, dunque, deve obbligatoriamente interessarci (anche perché cadere nel baratro, vivere o sopravvivere non sono – affatto – la stessa cosa…).

Il primo dato statistico allarmante, secondo me, spiega il perché, in Italia, tutto ciò che sa di prevenzione (dal dissesto idrogeologico nazionale alle costruzioni anti-sismiche preventive ed al contrasto alla disoccupazione in età adulta ed anziana fino alla dispersione scolastica al Sud ed alla mafia) è ed è stato (finora) – mi sembra – tardivamente considerato – se non volutamente ignorato come problema – e spesso trascurato e/o messo all’ultimo posto nella lista delle reali priorità nazionali (lista in cui primeggia sempre – ahimè – la scelta del candidato eletto che ci comanderà).

L’anarchia e l’antipatia di moltissimi italiani verso tutto ciò che sa di futuro, di prevenzione e di “progetto” e di ciò che è lungimirante è statisticamente e pragmaticamente confermato e noto: ove, come “modus operandi”, prima si cementifica un territorio in barba alle leggi vigenti (tipo palazzi abusivi costruiti “per pecunia” dai “palazzinari” su argini di torrenti o in zone sismiche vietate o persino sulle pendici di un vulcano dormiente, non diciamo quale…): poi, solo dopo, si vedrà come “aggiustare la pratica”, magari chiedendone il condono, ove non vi siano stati feriti o morti, con la solita miopia mentale e povertà culturale ”strombazzateci” quasi quotidianamente dalla funesta cronaca nera dei telegiornali.

E’ spaventoso ed incute (almeno in me scrivente” “Grande Paura Futura”il fatto che una statistica recente, interrogando gli europei sul tema del futuro, raccolga i seguenti risultati poco edificanti e poco razionali (per me autore e per moltissimi altri italiani, spero…): che la maggior parte delle persone non desiderano essere consapevoli del proprio futuro, soprattutto riguardo ad eventi negativi, che, invece, potrebbero essere prevenuti (se ed ove possibile) se conosciuti in tempo (85%-90% delle risposte date dal campione statistico esaminato) ma anche – e ciò è francamente inspiegabile – in caso di eventi positivi o “fortunati” (40%-70% del campione statistico esaminato).

Tornando, invece, al nostro “piccolo stivale, bagnato dal mare per tre quarti della sua estensione costiera”, le impietose statistiche recenti ci dicono che la popolazione italiana, divisa per fasce d’età dal 1951 al 2050, assumerà forma di una piramide rovesciata nel fatidico 2050, anno in cui gli anziani saranno la maggior parte della popolazione italiana posta alla base di tale piramide statistica.

E che già oggi, nel 2018, il 50% della popolazione italiana ha più di 45 anni, me scrivente compreso (fonte: Istat); che malattie dell’“occhio da vecchio” (come cataratta senile, glaucoma e degenerazione maculare senile) saranno in aumento (così come le malattie degenerative cardiovascolari, i tumori e le fratture ossee in adulti over 50 ed anziani); che i cambiamenti climatici odierni (anche a causa della perdurante siccità estiva e dei conseguenti incendi) influiscono anche sull’aumento esponenziale dei casi di allergie e di patologie respiratorie in corso, in rapida crescita (anche) tra bambini e ragazzi; che le aspiranti madri italiane che ricorrono alla fecondazione in vitro per avere figli da ultraquarantenni sono le più vecchie “aspiranti mamme” d’Europa (notizie statistiche prese da diverse fonti che, se sommate tutte insieme, farebbero riflettere anche il più ottimista, progressista ed entusiasta dei futurologi nostrani…).

Ed ancora: che rischiamo (sì, proprio noi italiani) a causa di coloro che pranzano abitualmente da decenni nei “fast food”, nei bar e nelle tavole calde della penisola (tradendo, di fatto, la nostra salubre e millenaria cucina mediterranea) di avere, in futuro, milioni di malati di obesità, di diabete, di cancro e/o di stitichezza cronica intestinale da dover curare, a causa del mancato o insufficiente apporto di fibre alimentari e/o di vitamine, frutta e verdura nei pasti consumati fuori casa (tra una telefonata e l’altra, tra fritti, dolciumi e bevande gassate, sempre di corsa e con stress psicofisico per tutto l’organismo).

Ma l’Italia di oggi continua a “confessarci statisticamente” anche altre informazioni che riguardano tutta la nostra popolazione (non solo adulti o futuri anziani), come sapere che i bambini non più allattati al seno e/o nutriti con latte artificiale sembrano essere statisticamente più soggetti a diventare allergici, così come i nati prematuri o quelli nati con taglio cesareo (anziché che con un parto naturale); che il 10% degli italiani dorme male; che i matrimoni sono calati del 30% e che tre italiani su dieci improvvisano (correndo notevoli rischi) la loro saltuaria pratica sportiva (senza talvolta conoscerne minimamente le basi).

E (se ancora tutto ciò non bastasse) che, in fatto di conoscenza della lingua inglese, noi italiani siamo i penultimi in Europa; che il 60% per cento del popolo italiano non legge libri ma che quasi il 20% dei nostri minorenni gioca d’azzardo; che quasi 7 milioni di italiani si sono fatti fare un tatuaggio ma che quasi il 20% di loro se ne è poi pentito; che la maggior parte del territorio italiano è cementificato (circa il doppio rispetto a vent’anni fa); che continua a scendere il numero dei neonati nati in Italia; che le assicurazioni italiane sono le più costose d’Europa; che due giovani su tre (under 35 anni) vivono in famiglia e che ci sono oltre un milione e mezzo di famiglie povere in Italia; che i più anziani abitano, invece, al Sud Italia e che a vedere (per troppo tempo) la televisione c’è più rischio di subire una trombosi (così come avviene per l’eccessiva sedentarietà lavorativa – e qui penso all’uso assiduo dei computers e degli smatphones in ufficio ed a casa…); che la sifilide, malattia trasmissibile sessualmente, è cresciuta, dal 2000 ad oggi, del 400% proprio qui da noi, in Italia; che la carenza di lavoro specializzato ben retribuito, qui in Italia, farà espatriare all’estero quasi un giovane su due; che, nel solo anno 2012, sempre qui da noi, in Italia, sono state licenziate oltre un milione di persone a causa della perdurante crisi economica; che oggigiorno il 12% degli italiani non va più a curarsi i denti dal dentista (per motivi economici); che (della popolazione italiana) più dell’8% sono stranieri; ed infine, “dulcis in fondo”, che il numero di opere edili incompiute nel Lazio (vergognoso sperpero di denaro pubblico…) è finora il più alto d’Italia!

Per oggi mi fermerei qui con numeri e dati, per carità cristiana e per non infierire oltre su questa nostra “Bella Italia”, che nonostante tutto, però e fortunatamente, è ancora dotata e ricca di paesaggi nostrani meravigliosi, di città d’arte attraenti, di monumenti storici e borghi stupendi e dell’amata (invidiataci da tutto il mondo) dieta e cucina italiana (e mediterranea) che sempre più spesso gli stranieri sembrano apprezzare ed amare più di noi “autoctoni”.

E proprio sul “made in Italy” e su questo formidabile “fattore vincente Italia”, originale ed unico nel mondo anche nel 2050 ed oltre, bisognerà scommettere culturalmente tutto, nel prossimo futuro, per risollevare il nostro paese da… “Grossissimi Guai in dirittura d’arrivo…”, se non faremo nulla di nuovo per cambiare rotta in tempo utile!

Ad maiora sempre!

Cristiano Torricella futurologo italiano icona piccola da allegare ad articoloCristiano Torricella, futurologo italiano

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Artisti: Demetrio Stratos (1979 – 2018)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il giu 13, 2018 in 1 - Il Pentagramma, Artisti, Blog, Personal-mente

Ringrazio Oscar Marino – amico, musicista, amico musicista – per il bellissimo e sublime pensiero che ha dedicato a Demetrio Stratos e che mi ha permesso di condividere qui…

Oggi trentanove anni fa, se ne andava solo con il corpo, Demetrio Stratos l’uomo che trascese i confini della Voce e della vocalità come nessun altro nei tempi moderni.

Luminosissima stella che mai si spegnerà nel firmamento della vera Arte.

La Natura matrigna, scossa dal prodigio che aveva creato lo volle richiamare prematuramente a sé, accomunandolo al destino di altri portentosi spiriti.

Oggi più che mai in una fase di enorme stagnazione culturale, penosa crisi creativa e disconoscimento del significato più alto della parola arte, avvertiamo potente ed insopprimibile, il bisogno di abbeverarci all’opera di chi, come Demetrio Stratos, ha polverizzato tutte le certezze ed i confini, per spingersi al di là, nell’ignoto.

Immortale

Qui il messaggio su Facebook: A Demetrio Stratos di Oscar Marino

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2050 – L’invasione degli anziani nell’Italia futura di Cristiano Torricella (prima parte)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il apr 23, 2018 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

Gli anziani come “business del futuro” che sta per avverarsi a breve anche in Italia.
Come finora lo sono stati, per l’industria e per il commercio, i bimbi dell’italo passato di fine ‘900, fonte di reddito, di lavoro e di intense campagne pubblicitarie.
Di fatto, i futuri anziani del 2050 ed oltre, a partire da oggi, nel 2018, vogliono e vorranno far sentire sempre di più, in futuro, anche ai “piani alti del Potere e delle Istituzioni” i propri ancora vitali bisogni e le proprie sacrosante esigenze medico-assistenziali, economiche, abitative, lavorative, politico-sociali ed anche… culturali.
E’ in arrivo la “rivoluzione gerontologico-lobbistica dei seniors” anche in Italia?
Di fatto, oggi gli anziani già contano e contano parecchio, anche statisticamente.
Penso a mio padre, che naviga in Internet alla veneranda età di oltre 82 anni suonati.
Penso al decesso di un mio lontanissimo parente e conoscente (spentosi alla veneranda età di 97 anni, in Liguria) come comunicatomi proprio ieri per telefono.
Penso a me stesso “futuro anziano di domani”, proiettato nel futuro prossimo venturo del 2050 ed oltre (come autore, non a caso ho scritto dato alle stampe un visionario romanzo di fantascienza, umorismo nero e thriller, ambientato proprio nel 2050 ).
Penso poi a tutta questa “mia” generazione di nati in Italia nel decennio degli anni ‘60 che, nel 2050, a Dio piacendo, avrà tra gli ottanta ed i novant’anni di età, giacché è inesorabile destino dell’uomo anche invecchiare e, poi, infine, morire (prima o poi).
Perciò penso, non senza qualche legittima preoccupazione etica o morale, alle innovative soluzioni che stanno per “arrivarci addosso” anche qui da noi, in Italia, tra cui: le cellule staminali, il “taglia e cuci” del DNA, gli O.G.M., gli “animali da trapianto”, il “sangue artificiale” e, forse, in taluni futuri casi, anche l’eutanasia a scopo terapeutico, consentita, in futuro, in limitati casi disperati e sotto stretto controllo medico, come già fanno tuttora all’estero (in Italia non è finora ammessa).
Penso anche ai possibili futuri abusi ed anche agli enormi interessi politico-economici in gioco, ove l’esponenziale aumento dell’età della popolazione altererà i conti ed i delicati equilibri nazionali, ma nutro anche qualche speranza di miglioramento futuro.

Con le nuove scoperte medico-tecnologiche e con le nuove terapie di ricombinazione genetica e/o meristematica, molti di noi (generazione di fine ‘900 nata negli anni ‘60 ed oltre) potrebbero probabilmente raggiungere (anche) la quintà età, con tutti i gravi problemi sociali, economico-sanitari ed abitativi che ciò comporta per tutti.
Come futurologo italiano, avrei pertanto molte cose da dire e/o da suggerire (dal punto di vista sociale, anche ai futuri amministratori di questo anarchico paese, oggi in declino a causa di ultratrentennali scelte sbagliate di politica economica non lungimirante) in merito a questa futura transizione gerontologica già “in fieri” in Italia, da oggi al 2050 ed oltre.
Tutto ciò necessita però, prima, di un necessario preambolo (o premessa culturale).

Necessita, in particolare (i nostri avi latini dicevano, se non erro, “oportet”, cioè… è opportuno…) di un “flashback generalista” su tutto ciò che, finora, hanno detto e scritto altri miei colleghi futurologi così tanto “esperti di 2050 e di futuro”: da alcuni scienziati (secondo me, troppo innamorati dell’Illuminismo e del Razionalismo risolutore di ogni male esistente sulla Terra) o, au contraire, ai “Cattivi Maestri del Nulla” (fanatici facenti parte di sette religiose “tifose” della fine del mondo a tutti i costi, “tuttologi”, opinionisti prezzolati, “parrucconi reazionari” e/o “attori alla moda” presenti anche in televisione – e soprattutto online – per fare “audience”).
I quali, spesso intervistati dal presentatore di turno, pontificano su questo argomento futuro o su quell’altro senza essersene mai occupati prima, spesso interpretando in scena battute scritte appositamente per loro da vari autori, sbagliando le previsioni e/o ritrattando successivamente ciò che hanno detto prima, com’è ormai malcostume oggi fare (compresi “tuttologi” – a me incomprensibili – e “maghi” e “veggenti” vari…).

Oso inoltrarmi in un terreno minato, lo so, ma come futurologo italiano e libero intellettuale apartitico mi è necessario premettere quanto segue, a garanzia del mio lettore e della serietà di ciò che scrivo, non frutto di fantasie né d’interessi lobbistici di parte, né d’interessi economici di sorta.
Pertanto non potrò essere esaustivo in questo articolo e di ciò me scuso con i lettori, invitandoli a leggere altri miei futuri articoli esclusivi, ospitati in futuro in questa apposita rubrica “2050” del blog www.libera-mente.net (che ringrazio qui per l’ospitalità accordatami), per approfondire meglio gli argomenti fin qui trattati.
Forse potrei mal-ricordare, visto i miei cinquant’anni suonati, ma mi sembra proprio che ci avessero pre-detto, a noi giovani di fine ‘900, i “troppo ottimisti futurologi di ieri”, che saremmo ben presto tutti quanti andati sulla Luna o su Marte (anche noi “giovani di ieri”) e che avremmo ben presto avuto (anche noi…) macchine volanti.
Promettevano che sarebbe arrivato per tutti un nuovo millennio di pace, di prosperità e di abbondanza piena, ebbra di speranze, che, unito al costante progresso scientifico-tecnologico merito dell’uomo moderno, ci avrebbe probabilmente portato in una nuova e futura Era o pacifica “Età dell’oro”, a beneficio dell’Uomo e della Natura.

Rammentate la promessa (mancata) di una Europa Unita (UE), fonte di unione civica e di benessere per l’ambiente, di lavoro, di prosperità e di ricchezza per tutti i cittadini europei, dopo l’abbattimento dei confini nazionali?
Invece, il cambio lira-euro e la crisi economica che abbiamo avuto noi in Italia hanno finora dimostrato il contrario, accrescendo la disoccupazione e la povertà di massa.
Il disastro nucleare giapponese di Fukushima, poi, ha riportato rapidamente indietro le “migliori menti pensanti“ della mia generazione degli anni ‘60 ed oltre al precedente disastro nucleare ucraino di Chernobyl di fine ‘900, che noi tutti vivemmo – ahimè – emozionalmente e direttamente sulla nostra pelle, “suonando” da allarme.
Che dire, poi, di quell’enorme “disastro ambientale-culturale” dell’ILVA di Taranto?
Così come gli spaventosi attentati terroristici di questi anni in tutta Europa (“strage di Parigi” in primis) ci hanno riportato indietro al terribile, inatteso e purtroppo celebre attentato (aviatorio) alle Torri Gemelle, negli USA, ad inizio “Nuovo Millennio”.

Eterno ritorno del passato? Niente di nuovo sotto al Sole, dunque? Sì ma anche… no!

Di fatto, secondo me autore, la cattiveria umana intrinseca, che produce guerre ed odio ovunque nel mondo esiste ed esisterà sempre, nel corso del secolare e storico passato, presente e futuro cammino dell’uomo, visto che finora non è possibile cancellarla dalla sua “mente malata di materialismo” (forse, in futuro, sarà possibile cancellarla e cancellare “il peccato originale” dalla mente dell’uomo moderno super-tecnologico, con i problemi etici che ne conseguiranno, cioè rischi di manipolazione mentale e plagi di massa e via dicendo, come già la fantascienza pare pre-vedere?).
Questo mio “bilancio storico-statistico”, però, non è mai del tutto negativo: via via, anche le scienze e la telematica sono progredite alquanto e, negli ultimi cinquant’anni, fortunatamente per noi italiani, noi “civili” non siamo andati a combattere “guerre di trincea” in Italia, in Russia, in Grecia o altrove, grazie a Dio, La tanto paventata “Terza Guerra Mondiale” non è finora scoppiata, per fortuna nostra, forse anche per merito dei tanti pacifisti italiani ed europei che l’hanno contestata in pubblico in anticipo, esprimendo forte dissenso al riarmo atomico mondiale, influenzando così, in tal senso pacifista, l’opinione pubblica mondiale.

Non morendo più così tragicamente – noi italiani – sui campi di battaglia (come avvenuto storicamente anche ai nostri nonni durante la prima e la seconda guerra mondiale del secolo scorso) ed essendo anche aumentata di molto la prevenzione sanitaria delle malattie e delle epidemie (allora) ciclico-ricorrenti (tifo, malaria, tubercolosi, “spagnola”, eccetera) ne consegue che l’itala popolazione – oggi – invecchia e muore molto più tardivamente, dando origine al “nuovo fenomeno di costume dei vecchi-giovani (o vecchi giovanili)” che hanno più tempo di vita “ (e soldi) da spendere rispetto al passato, anche grazie a quel sussidio detto “pensione”.
L’età della vecchiaia si è così spostata in avanti di parecchi anni e la metà della vita umana “standard” (che circa cento anni fa si attestava sui 35 anni di età) è già ora, nel momento in cui scrivo, aumentata a circa 40 anni di media e ben presto salirà ancora di più, cioè a 45 anni di età, regalando a noi italiani, di media, ben un decennio di vita in più (uno tra i primi popoli, nel 2018, quello italiano, tra i più vecchi al mondo).
Di contro, la quarta e la quintà età di massa, in Italia, pongono ai legislatori ed alla politica militante enormi problemi relativi alla futura qualità della vita dell’anziano, posto il dato di fatto che ne aumenta statisticamente la futura presenza sociale: problemi di salute, di assistenza, economico-pensionistici, sociali, etici e culturali.
La società italiana di oggi e del 2050 è pronta alla futura invasione degli anziani?
Come dare assistenza sanitaria protetta, reddito, residenza e cure adeguate a tutti?
Se nel primo mio articolo contenuto in questa benemerita rubrica “2050” ho narrato dell’urgente “problema Alzheimer del futuro”, nei prossimi articoli, invece, cercherò di analizzare altre importanti problematiche relative al “futuro anziano del 2050 (ed oltre) in Italia”, con allarmanti dati e cifre che ci aiuteranno a rispondere meglio a nostri eventuali “dubbi e domande di senso” ed a capire meglio la futura direzione (secondo me sbagliata…) verso cui ci stanno portando, di fatto e non da oggi, in Italia.

Infine, se leggete questo articolo come investitori interessati all’estero e/o come traders internazionali, capitati su questa pagina del blog perchè attratti dalla data del 2050 ed in cerca di dati, informazioni o previsioni su possibili scenari futuri relativi ad altri paesi esteri diversi dall’Italia del futuro, probabilmente non troverete quanto da Voi cercato, in quanto scrivo e scriverò in seguito, visto che, come riportato di seguito in calce alla mia stessa firma, mi piace orgogliosamente definirmi “un futurologo italiano”, differenziandomi così dagli altri futurologi.
Pertanto tratterò la globalizzazione ed il “villaggio globale” (imperanti in Italia già oggi) solo e soltanto dove tali argomenti siano strettamente funzionali al “discorso futuristico nazionale” che porto avanti, parlando esclusivamente di situazioni italiane (che conosco e vivo quotidianamente come italiano), accennando all’estero soltanto dove occorra, a scopo di confronto tecnico-didattico.

Sempre viva il “made in Italy”!
Sempre viva l’Italia! :-)
Arrivederci allora nella seconda parte di questo “articolo futurista”, che spero seguirà a breve… :-)
Ad maiora sempre!

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(prima parte dell’articolo – continua nella seconda parte dell’ articolo, di prossima pubblicazione)

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27 gennaio 2018 – Il Giorno della Memoria

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 27, 2018 in Blog, In Libreria, Punti di vista

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Ho scritto diversi pensieri, impressioni, opinioni ecc… e lasciato parlare persone che l’orrore dell’Olocausto l’hanno vissuto in prima persona, sopravvivendo per miracolo, e persone che hanno immaginato cosa possa essere stato, immedesimandosi in uomini e donne la cui unica diversità era la razza (e per razza intendo la religione, il colore della pelle, usi e costumi, le origini e tanto altro…) e rileggendo tutte queste testimonianze e non solo (basta il sol pensiero) continuo a rabbrividire per il buio improvviso davanti agli occhi.

Ho scritto diversi pensieri in occasione della Giornata della Memoria per non dimenticare e per far sì, nel mio piccolo sicuramente, che non si dimentichi la Storia e l’atrocità di quegli anni.
Non so se ci sono riuscito, non mi importa, ho sempre scritto qualcosa oggi e continuerò a farlo, così come continuerò a pensarci, non solo oggi, sempre.

In maniera diversa e in modo diverso, con altre facce e altri mezzi l’orrore è ancor presente nel 2018 e dovrebbe bastar questo per fermarsi un attimo a pensare e guardarsi intorno.

Chi è sopravvissuto, per miracolo, ripeto, è riuscito a varcare in senso contrario i cancelli dei diversi campi di stermino (tantissimi e ovunque) e porta sulla propria pelle i segni indelebili di quello che ha vissuto e tra loro c’è Trudi Birger. A lei e al suo libro Ho sognato la cioccolata per anni lascio la parola in questo 27 gennaio 2018, a 73 anni di distanza, affinché non si dimentichi…

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Quasi tutte tenevano gli occhi bassi, fissi sulla terra battuta che, prima di loro, era stata calpestata da anonime schiere, vite umane ridotte a grumi di paura e di rassegnazione. Aspettavamo che ci annunciassero la nostra sorte, una sorte definitiva: o la vita o la morte. La guerra durava già da anni e tutte noi avevamo imparato a conoscere i nazisti.

[...]

Non mi sono mai vergognata di portare la stella ebraica. I nazisti non sono mai riusciti ad inculcarmi l’idea che essere ebreo è un peccato.

[...]

Ovunque girassi lo sguardo c’erano emaciati corpi nudi, così raggrinziti dalla prolungata denutrizione da non sembrare più nemmeno donne. Quegli esseri che una volta avevano fatto l’amore, partorito e nutrito figli erano adesso ridotti a una parodia di umanità. Solo gli occhi che chiedevano pietà, che esprimevano il desiderio muto di poter morire in pace.

Da Ho sognato la cioccolata per anni di Trudi Birger, pagine sparse, edizioni Piemme, anno 2008

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Alzheimer futura epidemia italiana del 2050? – articolo (inedito) di Cristiano Torricella, futurologo italiano

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I articolo

Alzheimer futura epidemia italiana del 2050?

Dovremo preoccuparci che la patologia dell’Alzheimer sarà la futura epidemia italiana del 2050?

La situazione medico socio-sanitaria italiana attuale narra che sono già presenti oggi, in Italia, oltre un milione di malati (in rapporto a circa sessanta milioni di cittadini) ed un altro milione (circa) diverranno, invecchiando, ben presto, malati di Alzheimer (itala popolazione anziana soggetta, in futuro, anche al raddoppio degli “ictus” cerebrali, degli infarti, dei tumori, del diabete, eccetera).

Come mantenere il nostro cervello costantemente acceso ed attivo, allora, in modo da prevenire, per quanto possibile, questa drammatica e progressivamente invalidante patologia cronica che, con l’avvicinarsi al 2050, è destinata a crescere drammaticamente in modo esponenziale nell’itala senile popolazione (più anziana, più sola e più “smarrita”, complici il crollo delle nascite, la disgregazione della famiglia, le pensioni sociali, la povertà, l’emigrazione giovanile e via dicendo)?

Allora il suonare individualmente uno strumento musicale, lo scrivere creativamente, la lettura quotidiana degli “antiquati” libri cartacei, l’uso intelligente di internet e del computer ma anche e soprattutto la voglia di imparare cose nuove, stimolando quotidianamente il proprio cervello e la propria curiosità intellettuale mediante lo studio e/o la ricerca (anche online) di argomenti inerenti materie ed articoli di proprio interesse e/o gradimento, potranno agire in modo preventivo anche contro l’Alzheimer, divenuto – speriamo di no – “itala emergenza sociale del 2050”, se non si farà nulla per prevenire il “disastro annunciato” che colpirà trasversalmente vaste fasce di futuri anziani.

Per le cure farmacologiche mediche, probabilmente, sarà in futuro usato un mix di farmaci sperimentali, che dovrebbe essere disponibile come cura (così come molti altri nuovi farmaci futuri) dal 2020 in poi (gli attuali farmaci contro l’Alzheimer di oggi agiscono, infatti, solo sui sintomi della malattia, limitandosi a curare solo i sintomi e non la malattia stessa, dunque… non curano…).

Per quanto attiene poi alla diagnostica strumentale e all’anamnesi del paziente affetto da demenza senile o Alzheimer (che non sono la stessa cosa…), esiste l’ipotesi medica futura di usare l’elettroencefalogramma (e.c.g.) (attualmente non ancora usato, a livello di massa, per scopi diagnostici o predittivi di tale patologia) allo scopo di rivelare precocemente ed a basso costo eventuali alterazioni del segnale cerebrale dell’anziano (magari fosse usato così, da noi, l’e.c.g. …)

L’uso di massa dell’elettroencefalogramma, usato per diagnosticare l’Alzheimer, avrebbe infatti dei vantaggi enormi: in primis, il basso costo; poi, sostituirebbe le tecniche usate oggi (ad esempio: la puntura lombare); inoltre sarebbe disponibile su tutto il territorio nazionale, semplificando di molto la diagnosi dell’Alzheimer e rendendola rapida ed economica per tutta l’itala popolazione anziana.

Sperando, nel frattempo, che l’Alzheimer non diventi in futuro, nel 2050 ed oltre, una patologia degenerativa gerontologica a carattere epidemico a livello nazionale (vista l’età avanzata della popolazione), diventerà importante prevenirla, anche e soprattutto a livello sociale, formando i futuri malati cronici: formazione e prevenzione che dovranno essere attuate (anche) dai malati stessi, anche mediante tecniche di autoconsapevolezza e di arte-terapia catartica atte a “risvegliare la mente” nonché mediante campagne di informazione e/o corsi di formazione “ad hoc”, relativi ai corretti stili di vita da adottare “prima del disastro cognitivo”, atti a rallentare ed a contrastare tale invalidante patologia dei futuri anziani del 2050 (noi stessi?) anziché curarla quando è troppo tardi.

Cristiano Torricella, futurologo italiano

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Presentazione di una nuova categoria sul blog: “2050”

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 19, 2018 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

C’è voluto del tempo ma come tutte le belle cose, l’attesa non fa altro che accresce il desiderio, desiderio e tempo giusto sono arrivati, ora.

2050 è una nuova rubrica che sarà presente d’ora in avanti, con cadenza da definire, magari settimanale ma non è escluso qualcosa di più, che tratterà temi di vari natura, previsioni, trattati scientifici e di divulgazione del pensiero con la speranza che faccia aprire ulteriormente gli occhi di tutto coloro che si soffermeranno a leggere – e spero siano tanti!

E’ qualcosa di diverso “2050”, potrebbe (quasi) far paura perchè tutti i rischi ci sono e se ci proietta avanti negli anni, non facile prevedere e neanche tanto semplice parlarne ma a noi le sfide piacciono e in questo viaggio saremo accompagnati da una nostra “vecchia” conoscenza: Cristiano Torricella, che per l’occasione esordisce con un articolo su un’eventuale epidemia di Alzheimer…impossibile? Non date per scontato questo, il tempo potrà darci ragione o meno ma va anticipato come è giusto che sia…

Buona lettura di “2050” e di Cristiano. Ad Majora! ;)

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