Punti di vista: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni

(2 commenti) | Commenta | Inserito il ott 17, 2017 in Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

L’Amico Cristiano Torricella non è nuovo tra le pagine di Libera-mente, a lui è dedicata una categoria e una serie di altri testi che potete trovare tra le nostre pagine, basta cercare un po’! ;)
Questa volta il testo, assolutamente inedito che ci ha inviato arrivato direttamente dal suo archivio privato, lo segnalarlo in Punti di vista perchè racconta quel che anni or sono è accaduto e che ha avuto la possibilità – ahimé, storia triste -di toccare con mano.
Argomento che ancora oggi, a distanza di anni è vivo…e già questo dovrebbe dar da pensare…pensateci!


Titolo completo dello scritto è: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni (sfratti all’Esquilino, a via Merulana, a Monti, al Celio, a San Giovanni in Laterano ed a San Clemente dal 1970 al 1994)

Alla memoria degli sfrattati nostri concittadini romani
dei rioni del centro storico di Roma, dal 1970 ad oggi:
“ che, lasciar, così, tutto su due piedi: lasciar parenti e amici…
lasciar local dialetto (di rione) e luoghi cari e ricordi antichi,
gettando tutto quanto, per emigrare altrove, con buste e scatoloni, chissà dove,
a ricominciar tutto daccapo, fuori dal rione nostro e fuori Roma, è così… dura!”
(Cristiano Torricella – citazione citabile)

 

Rammento ancor, come se fosse ieri l’altro, nonostante oggi Io sia più a Pomezia (RM) che al primo rione Monti,
antichi smunti visi di donne scarmigliate, affrante e irose, quasi allupate, il cui parlar dialetto stretto è oscuro e ignoto;
strillanti pupi in fasce, maltenuti in grembo, di sotto a lampadine fioche, nei bassi prospicienti a San Clemente, a Roma;
drammatica umanità perdente casa, senza vergogna d’essere spogliata, che tutto perde al volo e resta… niente;
indifese prede de li vil speculator, bottegai profittator, venienti su dal “porco volgo”, di case e profitti assai… ghiottoni!

“Traite, fili de puta!” – come già scritto abbasso e sotto, in su l’antiquo pitto muro, a San Clemente chiesa e sotterranei,
li cittadin, de Roma, “for de casa”; fatene, così, sì “Granne Scempio Granne”, gettandoli, “de fora”, in su la strada!
A du’ passi, dar Coliseo gremito de turisti e de… passanti! A du’ passi, da via Merulana e da la Santa Scala… Laterana!
Che par n’abbasti mai, a li speculator mordaci, d’oggi, sanza più religgione, d’aruvinà ‘a gente perbene pè… danaro!
“Cornuti diavolacci! Infami! Magnaccia e… li mortacci!” – queste son ciò… ch’il volgo addice ad Essi e… maledice!

Io, poè incolpevole de tutto ‘st’odio popolare, sol ciò che Issi addicheno trascrivo – Io, che c’entro? -
ma son pur’Io, de Roma dei rioni nostra antiqui, odierno cittadino ed abbitante, de quell’Oppio Colle, nostro vanto;
pertanto, romanamente e socialmente, debbo dar voce, carta e penna a chi non puote – poveraccio – gnente,
e tramandare ai Posteri Lor Storia, “pore mie genti mie”, da li rion de Roma sì cacciati a viva forza, come cani,
quasi che per trent’anni ed oltre, li cari affitti – o pigion salate – ‘sti “Pori Cristi in croce” non l’avesser mai pagati!
O Profittatori de ‘i più deboli, guai a Voi, che lassù c’è ‘n Dio Gigante, che veglia… con costanza, sopra a ‘i poveri!
Che chiederà, a ognun che Sora Barocca Morte torre e preda, lo conto final, a l’Univerzal Giudizzio, a discrezzione!

Di tal, incresciosi, fatti, addimenticati da la pubblica opinione, Io, poè de Roma, debbo pè forza scrivene memorie,
giacché se n’è già persa, oggi e troppo in fretta, ogni memoria historica, già oggi, ch’ancor costoro viveno ner monno;
penza quanno che sarian già morti, come saria fin troppo facile, pè i Ricchi e i Potenti, di tacitar costoro con un dito;
eppur furono pianti e ugne e parolacce e grida forti, e “pora historia” di popolo romano, tal bruto volgo offeso e vinto,
sloggiato da le case cò la forza pubblica, che fecer fagotto ‘n fretta, cò derrate alimentari e cento pore buste de la spesa,
tra lagrime, che scenne ai bimbi ed all’anziani, mentre “le femmine” porta via tutto er monno in su le… spalle!

Così sfrattorno, via da Roma “Capital d’Italia”, tutti li cittadini invisi al “Pubblico Potere dei… Ricconi”;
via da Esquilino, Monti, Celio, via di San Giovanni in Laterano e San Clemente, a Roma, li “poracci”;
romane e romanesche genti e stirpi, senza casa, e annisciun giornal, di parte e dei padroni, l’aricconta!
Pè fà spazio e largo a chi ci ha… i soldi! Pè facce l’hotel, li residences, li studi d’architetti, l’uffici e li… palazzi!
E a mia me par, pure e a onta – correggime si toppo! – ch’annisciun poeta (vivo) – de bella nostra Roma popolare –
finora n’ha parlato o scritto mai, d’isse genti sfratte, offese e… vinte! Addunque, cosa… aspetto? Che aspettare?

Sicchè, presa mia penna in man, del tempo – ch’Iddio donommi – fò tesoro ed, ivi, ne lasso, ai Posteri, memoria,
Io poè, che quivi scrivo e pongo, a “memoria aeterna”, le “roman perdute gesta” de le “perdute genti” de la… historia!
Perdute e perse genti, ma non ancora “domite”, s’Io scrivo! Via da lo storico palazzon de la via di Lodovico il Muratori!
Via da la Merulana via, ch’ebbe, addopo a quel noto “fattaccio brutto”, quest’altro… de li sfratti… sì peggiore!
Impalcature edili, odor di calce fresca! Murator che vanno e vengono, di sotto! Cartelli di protesta e… parolacce!
La “plebea romana gente” si difende come può, ma è una lotta… impari! Con avvocati e soldi vince… il ricco!

Via da la Vittorio piazza, ebbra di bancarelle e di “mercato umano”, le “perdute genti”, sfrattate, vanno in strada;
e, quivi, nun ce s’aritroveno pè gnente; e s’accampeno e bivaccheno pè poco; che poi li sloggian via… dai marciapiedi;
sfrattati tutti, anche quarche sfortunato compagno mio de scola; via da li popolar palazzoni granni e grossi, senzameno;
via da Roma centro; da li monumenti antichi e dai rioni; chi va a le periferie de Roma; artri a Ostia o “fuori regione”;
via, pè sempre, da li due popolari caseggiati enormi, coi grandi portoni, di fronte a lo spedale de i soldati, a Celio rione;
via da via Labicana, tra Colle Oppio e via Lodovico Muratori, che lì, indò le palme svettan, alte, ce vengono… i Zignori!

Poi li due popolari caseggiati enormi, coi portoni, li hanno, dopo poco, demoliti, lascianno tutto quanto in… abbandono;
ma che se fa così, visto che ce mancheno ‘e case, propio ar Celio e a Roma? Rovine de palazzi, erbe, monnezza e topi.
Ce vanno, a fasse i buchi, chi se droga. E’ ‘na vergogna proprio, st’abbandono! A due passi, due, dar Coliseo de Roma!
Capitalista violenza urbana, che scacci chi ha bisogno de ‘na casa e, addopo, tanto urbano spazio… ammorbi e sprechi!
Così è ‘sta “brutta storia”, a l’occhi de i romani de’ rione, che, de Celio o Monti sono, è ‘a stessa historia, pressappoco!

Verranno, poi, ner tempo, altri futuri sfratti, ancora, a Roma, ammanco troppo in là, ammanco in troppo tempo diluiti;
che già ce fanno vede “sorci verdi”, a noi der popolo de Roma e ne danno de grattacapi, preoccupazzioni e grane vere;
ormai desueto l’equo canon popolare, lo “caro affitti” impazza e sfratta e viene; vano pagar inutile pigione per trent’anni almeno, per, poi addopo, essere sfrattati tutti, come cani; minacciati de levacce luce e acqua, mentre rompon, li muratori, con fragore, bagni e maioliche de sopra, a li solai e pure ar quinto piano, indò l’inquilini antichi so… spariti!

Vil denar contante, per cui l’omo fa cose d’ogni genere e natura, anche le più turpi e più spregevoli, per lo vil denaro;
senza rimorso di coscienza alcuno; minaccian di sfratto li vecchi e li malati e pur le anziane vedove, in malmodo secco;
nessun riguardo per li capelli bianchi; nessun riguardo per lo Natale, già imminente; bussano a le porte, li… padroni!
Sol pè l’portafoglio pieno! Senza troppi convenevoli o riguardo, per chi qui visse e pagò, da inquilino onesto!
Via di qui! Al più presto! La casa è roba nostra e ve ne diamo un’altra! Dove? Lasciate libero il locale a fine mese!

Così svuotorno, li popolar rion di Roma, di centinaia di famiglie urbane, rendendo tal rioni nostra “impopolari e cari”;
sicché, molti di lor non tornaron mai più a Roma; alcun di lor son morti o si son fatti vecchi e malati, ormai dimenticati;
ma Io son vivo e vegeto e – giovane poeta di rione – tramando ai Posteri questo “fattaccio brutto”, che, in futuro, spero,
nelle facoltà universitarie sia ben studiato, tal vasto dramma d’appartamenti e di case abbandonate, pria demoliti e, poi, si sa, ristrutturati, sì tirati a nuovo e riaffittati al triplo prezzo dell’affitto precedente calmierato, giacché, da un vecchio appartamento, ci si ricavava poco o niente, lasciando il “popolin romano” a viverci in affitto, senz’affittarlo ai benestanti forestier, quivi giunti, a Roma “caput mundi”, che tradisce e sfratta il suo stesso popolo per… soldi!

(fine della prima parte – continua)

Cristiano Torricella


Nota al presente testo inedito monticiano

Prima parte del testo inedito, da me scritto, in un attimo di tempo libero, nel 1994, su una panchina del parco di Colle Oppio a Roma, a due passi dal Colosseo e dalla “Domus Aurea” di Nerone – genere: poesia drammatica di denuncia sociale e testo di canzone di protesta contro gli sfratti che storicamente avvennero nei rioni del centro storico di Roma (rioni già citati per nome, nel testo, da me autore) tra il 1970 ed il 1994.

Importante documento, di tipo poetico-narrativo-storico, inerente fatti urbanistici realmente accaduti a Roma centro storico, oggi dimenticati dagli stessi rionali “romani de Roma”, accadimenti storico-urbanistici di cui Io stesso fui testimone storico “di rione”, prima da bambino e poi, successivamente, in gioventù e tuttora.

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Nota odierna del 10/10/2017 – trascrizione da manoscritto cartaceo ed invio via e-mail al blog libera-mente.net
Questo mio testo storico romano di fine ‘900 (mio testo inedito del 1994) è tratto dall’archivio cartaceo A.L.T. – Archivio Letterario (privato) Torricella e vado ad inviarlo via e-mail, dopo averlo trascritto da cartaceo, ad Andrea Macchia per l’eventuale pubblicazione (di esso) nella rubrica “Poesie della domenica” del blog libera-mente.net, se ed ove possibile. Grazie Andrea Z Mac!


Graie a te, Cristiano, per avercelo segnalato, aspetto la continuazione e nel frattempo ti saluto con è tra noi: Ad Majora! ;)

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27 gennaio 2017 – Giornata della Memoria

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 27, 2017 in Blog, Dal mondo, Punti di vista

174517. Funzionante.

Comincia con un numero e una parola questa mia grande o piccola riflessione sulla Shoah, sull’Olocausto, sull’orrore che le truppe sovietiche videro il 27 gennaio 1945 varcando il cancello di uno dei tanti, troppi, campi di concentramento – sterminio, meglio – che la Germania nazista ebbe il coraggio di costruire ad Auschwitz, prima, e poi a Birkenau, Monowitz, Brno, Trzebinia, e poi… e poi… e poi…

Tanti, troppi centri dell’orrore, della crudeltà e dell’odio più famigerato e sfrenato che l’uomo abbia mai raggiunto nei confronti di un altro uomo.

174517. Funzionante.

Questo numero venne tatuato sulla pelle di Primo Levi, portavoce di un popolo e di una realtà dura e inumana, vissuta nei campi di concentramento.

Funzionante. E’ la parola con cui venne classificato e che in parte gli salvò la vita durante il buio di quegli anni.

E’ possibile definire un uomo funzionante? E’ questo quello che mi chiedo.
In base a che cosa? Secondo quale metro di giudizio? Non trovo risposta a questo così come non riesco davvero a concepire come e perchè sia accaduto quello che oggi ricordo, ma non solo oggi, sempre nella Giornata della Memoria.

I kapò possono esser scomparsi, non ne sono sicuro se mi guardo intorno…
Il nazismo finito, non sono sicuro neanche di questo se mi guardo intorno…

I mezzi, la maniera di provocare danni, orrore, morte e distruzione sono cambiati ma ahimé restano ancora vivi oggi se mi guardo intorno…
Nascosti, neanche tanto, tra sorrisi ipocriti e falsi e ordini su cosa è giusto o sbagliato.
“Il deve fare”, “deve rispettare le regole”, sono tutte espressioni che rimandano a quello che la Storia avrebbe dovuto insegnare. Avrebbe dovuto, perchè non tutti hanno capito e nessuno di quelli che utilizza questi modi ha capito, questo è sicuro.

Forme diverse di “campi”, stesso risultato. Non “concentrato”, forse, più disseminato e decentrato ma sempre presente. Ahimé.

Ricordando il 27 gennaio 1945 segnalo un’opera di David Olère, deportato dal 1943 al 1945, che inizia a disegnare nell’ultimo periodo di prigionia raffigurando scenari di vita quotidiana ad Auschwitz-Birkenau

Arrival of a Convoy - David Olère

Arrival of a Convoy – David Olère

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C’erano una volta…i libri di testo

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mar 14, 2015 in Blog, Personal-mente, Società e politica

Prima di cominciare, permettetemi di fare un salto indietro.
Tempo avevo intitolato due articoli così:

- C’era una volta…l’Italia
- C’era una volta…la scuola

Sembra quasi una coincidenza ma se ci si ferma a pensare, e neanche tanto attentamente direi, perché così palese da esser più chiaro di un vetro trasparente, tutto è legato.

C’erano una volta…i libri di testo.

Specifico dicendo di testo solo per far entrare più velocemente nell’ottica e nell’argomento che vado ad affrontare. I libri di testo sono “diversi” dagli altri libri pur conservando un fattore comune: entrambi insegnano qualcosa.

I libri di testo però dovrebbero (uso il condizionale) veramente insegnare qualcosa, argomenti come la Storia, l’Italiano e, come in questo caso, la mia cara Matematica.

Una mattina mi son svegliato…tutto sbagliato (cit. Edoardo Bennato – Tutto sbagliato baby).

Ed è così che la penso quando mi trovo di fronte (e tocco con mano, purtroppo) a un obbrobrio, a una bestialità e schifezza talmente ripugnante che mi viene la pelle d’oca.
E’ qualcosa che non concepisco assolutamente e credo sia giunto il momento di far qualcosa e di riprendere tutti gli insegnamenti corretti del passato che hanno ancora tanto tanto tanto da dire e che non andranno mai in disuso perché fondati, ponderati, studiati seriamente e verificati, maturati nel tempo – unico giudice – e che nessuna riforma potrà mai cambiare – è utopitisco anche il sol pensare di farlo!

Ma veniamo a noi.

Giorni fa su un libro, un libro di preparazione ai test di ingressi universitari – e già questo dovrebbe indicare una specie di garanzia sui contenuti (sbaglio e mi illudo a volte) – ho trovato la prima delle due formule che potete vedere nell’immagine a fondo articolo.

La formula è sbagliata! E ora vi spiego il perché in quanto qualcuno potrebbe obiettare, e se dovesse farlo, son curioso di conoscerne il motivo…rispondetemi! ;)

La formula riporta quello che nello studio delle rette, dei punti ecc… nel piano cartesiano (toh! Credo che Cartesio non sia l’ultimo arrivato!) è chiamata “distanza punto-retta”. Ebbene, una distanza per definizione propria della parola non può mai essere negativa, il libro sostiene il contrario.

 

Esempio al di fuori del contesto matematico:

- Se mi muovo da un punto A a un punto B percorro una distanza di 5 metri.
- Se mi muovo da un punto B a un punto A percorro una distanza di 5 metri oppure torno indietro di 5 metri…ma non ho mai percorso -5 metri e questo perché, anche se a volte non ce ne accorgiamo, utilizziamo quello che viene chiamato “sistema di riferimento”. Non solo, le parole sono fondamentali e tutte hanno un significato preciso che aiuta a comprendere meglio l’azione svolta.

Qualcuno potrebbe dire: “mi immergo in mare e arrivo a -5 metri”
Certo, è corretto ma in questo caso c’è sempre un sistema di riferimento. Il mare è a livello 0 sulla superficie terrestre. Una città può essere a 0 metri sul livello del mare (lsm) e il discorso non cambia quando pensiamo alle profondità marine. Allora sì, non ci sono problemi.

Fine esempio. Ritorniamo alla matematica e riassumiamo un po’.

 

- Il sistema di riferimento c’è ed è fissato o fisso.
- Un punto dista da una retta per una quantità positiva.
- Affinché il risultato sia corretto e si possa applicare la formuletta – il più delle volte appiccicata senza capirne il senso, ahimè – è necessario inserire il valore assoluto che per definizione riporta tutti i numeri al di sopra dell’asse delle ascisse (asse x). E numeri che si trovano al di sopra sono positivi rispetto al riferimento considerato…questo è un dato di fatto!

Non so voi ma a me sembra una cosa così logica e lineare da sembrare quasi scontata.

E allora per favore, lo chiedo davvero con il cuore in mano, possiamo controllare almeno i libri prima di stamparli? Errori di questo tipo creano lacune in chi si affida ai libri per imparare…e me viene tristezza soprattutto quando penso alla scuola e alla matematica in questo caso! :(

 

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Punti di vista – Quelle piccole cose che…

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 15, 2014 in 8 - Liberi Pensieri, Blog, Punti di vista

Io, asino primo.
Ai tempi delle elementari mi è stata insegnata una filastrocca che porta proprio questo titolo “Io asino primo” di Antonio Rubino e mi è stato detto, anche se non ero tanto d’accordo (inutile, alcuni insegnamenti proprio non li capivo hihihi), che non è molto corretto cominciare un discorso con “Io“. Questa volta faccio un’eccezione e faccio come dico io. ;)

Sì, sto divagando e come al solito sono partito per la tangente ma rientro in carreggiata e continuo a raccontare quello che mi è capitato una mezz’oretta fa in farmacia e con gioia infinita ogni volta che sono in compagnia di una mia carissima amica.

Io ho un’amica davvero speciale con la quale trascorro molto tempo a parlare e onestamente ne vorrei trascorrere molto molto di più, son troppo poche ventiquattro ore al giorno quando sono con lei e chissà perché il tempo accelera anziché rallentare…
Lei è sicuramente molto più informata di me, sono infinite le cose che apprendo e imparo grazie alla sua conoscenza, è stimolante, l’adoro! – è dire poco –, mi fa stare bene e di tutto questo non posso fare altro che ringraziarla con tutto il cuore. Graaaaazie! (cuoricino-che-batte)

Sono sicuro che leggerà questo articolo e spero tanto che le faccia piacere…

L’argomento è di interesse, ne parliamo tanto, a volte ci arrabbiamo e ne discutiamo animatamente in quanto i soggetti del discorso sono i “cari” sapientoni e tutto quello che fanno alla Nostra Italia.

Generalmente non parlo di queste cose ma, come ho scritto nel titolo, ci sono “quelle piccole cose che…

Senza dilungarmi troppo, credo di aver detto già abbastanza, mi son trattenuto a parlare con un farmacista e sentirgli pronunciare questa frase è stato a dir poco fantastico; il vento sta cambiando e la gente ha sempre più gli occhi aperti, qualcosa succederà perché siamo stanchi di essere presi in giro…

Il farmacista: “Il nostro capo è Angela Merkel, è lei che comanda in Italia”.

Vi lascio immaginare il proseguo del discorso…è venuto fuori tutto quello che porto dentro e non mi sono trattenuto…
L’unica cosa che posso dire è che mi fa rabbia aver scritto quel nome sul blog, non la sopporto.

Scritto da Mac La Mente – articolo un po’ criptico, mi rendo conto, ma fatto apposta a scriverlo così ;)

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Cosa ho provato con La musica provata di Erri De Luca – parte 3/3

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 21, 2014 in Blog, In Libreria, Personal-mente

Prima di cominciare mi sembra giusto fare una piccola premessa: non sono impazzito, o per lo meno credo di non esserlo del tutto, ma chi mi conosce bene sa che sono pazzo dei libri e di tutti gli scritti di Erri De Luca ed è per questo che negli articoli che seguiranno (tre in totale) riporto alcuni frammenti tratti dalla sua ultima pubblicazione “La musica provata” – in particolare l’incipit e un passaggio che trovo significativo – per poi spostarmi, rimanendo sul posto, a sensazioni provate, pensieri e quant’altro durante la lettura del libro che ho praticamente divorato con fame famelica…l’aspettavo da tempo, come un sommozzatore aspetta il ritorno in superficie per riprendere a respirare dopo aver finito l’ossigeno nella sua bombola…

 

Questa è la premessa che riporterò in tutte e tre le parti. Altro arriverà in seguito…

 

gattiE finalmente è arrivato il momento di raccontare.
In precedenza ho lasciato spazio, come è giusto che sia, alle parole e ai ricordi dell’enciclopedia vivente Erri De Luca e alla sua musica provata. Le mie sono più che altro sensazioni legate alla lettura di quello che viene definito libro.

Ma cosa è un libro? Nel dizionario online della Garzanti (link) è definito così:

1. insieme di fogli, stampati o manoscritti, tenuti insieme secondo un dato ordine e racchiusi da una copertina

a me piace più la seconda definizione

2. (in botanica) la parte del tronco di un albero vicina alla corteccia, ricca di vasi fibrosi.

La musica provata è un insieme di vasi fibrosi che si intrecciano a formare un reticolo, una rete costituita da tante maglie dalle ampiezze e aperture più disparate, un sistema circolatorio il cui flusso di liquido all’interno ti cattura e trasporta lungo tutto il suo percorso dall’inizio alla fine.
Il fluido ne La musica provata è denso e corposo, melodico e drammatico, ricco di note sul pentagramma che si alternano a momenti di silenzio e a pause più o meno lunghe dove il tempo è dettato dalla riflessione.

Ho letto La musica prova in tutte le stanze della mia abitazione, anche in bagno – lo confesso – o nel piccolo spazio del ripostiglio, e l’ho fatto non solo perché non riuscivo a staccarmi dal libro ma per assorbire i suoni dell’ambiente circostante e incamerarli in ogni singola pagina dell’opera di Erri De Luca. Il risultato è stato sconvolgente. Ad ogni periodo, frase, citazione incontrata – sia essa un nome o il titolo di una canzone – ho ascoltato e ricevuto in cambio così tanti input (non mi viene altro termine da usare, l’informatico che è in me salta fuori sempre) che alla fine mi son sentito appagato, sazio di parole per aver mangiato così bene da non vedere l’ora di replicare e riassaggiare il prima possibile tutte queste pietanze prelibate…

E’ questo quello che ho provato leggendo e spero, lo spero davvero tanto, di aver fatto venire a voi anche fame. Nel caos che c’è intorno, dettato dalle frottole con le quali ci bombardano, ritagliarsi un proprio spazio per rigenerarsi è molto importante! Grazie Erri!

Solo ora mi rendo conto di aver paragonato il libro al cibo – e mi viene quasi da ridere – ma con entrambi, vivo.

Scritto da Mac La Mente

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Personal-mente: C’era una volta…la scuola

(1 commento) | Commenta | Inserito il giu 26, 2014 in 8 - Liberi Pensieri, Blog, Personal-mente

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

(L’infinito – Giacomo Leopardi)

 

logo scuolaamicaCominciare con una poesia credo sia il modo migliore per introdurre l’argomento che mi accingo ad affrontare per l’ennesima e non ultima volta, purtroppo.

Perché cominciare con L’Infinito di Giacomo Leopardi? E’ una domanda che mi sono posto anch’io e diverse sono le risposte che mi sono dato.
Innanzitutto per un valore sentimentale, è una delle prime poesie che ho studiato e mi rimanda indietro nel tempo a quando tutto era più semplice e poi mi viene naturale L’infinito – quando penso alla scuola penso alla Poesia.
Poesia non intesa e interpretata come versi da imparare a memoria di grandi poeti e scrittori, magari non come una cantilena ripetuta senza capirne e carpirne il senso ma come Poesia vera e propria.

La Poesia – anche se in questi anni per me si è trasformata per questioni professionali e per passione nella parola codice (Il codice è poesia), codice inteso come programmazione al computer – è qualcosa che regala infinite sensazioni, apre orizzonti, trasmette, rimane e insegna.

E così come Leopardi aveva il suo posto ideale da dove guardare e dove sentirsi infinito, così era per me la scuola: un infinito luogo di infinita conoscenza dove crescere, maturare e migliorare.

Nella scuola di oggi, ahimè, trovo non ci sia più Poesia.

Già, è della scuola che sto parlando.

Ho la fortuna di seguire, nei miei limiti naturalmente, dei ragazzi nelle materie in cui risultano un po’ carenti, non sono un insegnate/professore/docente, ma quando vedo l’orrore devo dirlo, è più forte di me.

La scuola dai miei tempi è cambiata e in peggio. Se mai dovessi fare un paragone purtroppo lo farei con una banca in quanto ormai si parla solo di “debiti” e “crediti” accumulati durante tutta la carriera scolastica. Per qualcuno questo sistema è la manna scesa dal cielo, per me no.

Sono cresciuto in una scuola dove si veniva rimandati a settembre per recuperare quelle materie apprese poco durante l’anno e allora via a studiare per tutta l’estate per l’esame di riparazione: estate compromessa, mare zero, uscite quasi annullate, niente vacanza in definitiva ecc…
E’ ancora così (?) ma gli studenti maturano “debiti” e devono recuperare questa o quell’altra materia.
Ma quello che mi/vi chiedo è: “Come è possibile recuperare una materia sviluppata in un intero anno scolastico in sole tre lezioni che fanno parte dei corsi di recupero organizzati dalla scuola stessa?”

Me lo sono chiesto proprio oggi quando ho saputo che il recupero – parolone in questo caso – è organizzato così.

Esempio di cui sto parlando:

- Tre lezioni di due ore tenute dal docente entro e non oltre il 15 luglio. (Una a settimana praticamente)
- Stop di un mese e mezzo – giusto il tempo di far dimenticare quello che è stato fatto.
- Breve colloquio (proforma, direi) con il docente a fine agosto – inizio settembre.
- Promozione sicura all’anno successivo.

Pazzia? No, realtà.

Dal mio punto di vista tutto questo è assolutamente ri-di-co-lo!

Non ha senso e non riesco a trovare un senso. Il patrimonio culturale ne risente tantissimo così come ne risente la futura persona e membro della società.
Già, perché non dimentichiamolo, il ragazzo di oggi è uomo domani ma senza basi e con fondamenta appoggiate sulla sabbia, deboli e pronte a cascare giù.

Personal-mente tengo tanto alla Scuola e alla sua Poesia e vederla ridotta in questo modo mi rende triste e mi fa incazzare (scusate il termine ma è mi è venuto spontaneo).

Tutti i cambiamenti che in questi anni hanno apportato al sistema scolastico, le famose riforme (odio questo termine), pensate dai soliti sapientoni, stanno distruggendo intere generazioni. Grazie, grazie tante! Se li avessi tra le mani, oltre a dirgliene quattro, li mangerei! Grrr!

Mi dispiace professori e ragazzi ma fino a quando sarà così la situazione è davvero difficile, se non impossibile, trovare una soluzione…

Scritto da Mac La Mente :(

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