2050 – Italia: energie “pulite” e scoperte tecnico-scientifiche ignorate, insabbiate o non usate per “non dar troppo fastidio” di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il feb 23, 2019 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

(articolo inedito di Cristiano Torricella, futurologo italiano – Marino Laziale (RM)- 28/01/2019)

Le scoperte tecnico-scientifiche odierne possedute dall’Europa (alla data in cui scrivo, 28 gennaio 2019) sono tantissime e rendono ormai ingiustificabile l’attuale “gap energetico” italiano.

Perché si continua, di fatto ed indefessamente, a bruciare carbone e/o combustibili fossili per produrre energia, inquinando sempre più l’aria “bene comune” delle maggiori città italiane, Roma e Milano in primis, come già si faceva nel passato (cioè nel secolo scorso, a fine ‘900)?

Smog cittadino, PM 10 ed I.P.A. (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che si respirano anche a Roma megalopoli non hanno però confini geografici ed ancora non esistono (ad oggi) vigili urbani che dirigano il traffico delle nuvole (a meno che la famigerata, U.E. non li inventi in futuro. :) ).

L’aria inquinata che opprime, come una cappa venefica, le principali metropoli italiane (da Roma a Milano, da Bologna a Torino), di fatto, si disperde inevitabilmente e lentamente in atmosfera e ci “ritorna indietro” nei polmoni e nel cibo, anche piovendo giù dal cielo come venefica pioggia acida e/o riproponendosi nuovamente come smog cittadino visibile anche a diversi chilometri di distanza.

Da Marino Laziale e dai Castelli Romani, nel caso della “Capitale d’Italia”, cos’è quella “cappa marrone” che vediamo sospesa su Roma, se non venefico smog che “uccide” mezza Roma?

Non sarebbe opportuno (anche a vantaggio delle future generazioni) passare a tecnologie di produzione e/o di consumo di energia “pulite”, più eco-sostenibili ed eco-compatibili degli attuali idrocarburi (i soliti, usati dalla fine del ‘900 fino ad oggi), dimenticando per un attimo le pressioni politico-economiche delle lobbies del carbone, del petrolio e dell’energia nucleare (nucleare che ci riproporranno nei prossimi decenni – detto tra noi – molto prima del fatidico 2050 di cui scrissi)?

In questi decenni di povertà culturale di fine ‘900 ho visto e ripetutamente sentito in televisione, strombazzate come un’adeguata panacea per i mali energetici del nostro paese, varie minacce di “regresso energetico” (anziché di futuro progresso tecnico-scientifico a livello energetico) che, di fatto, ci rendono (ancora nel 2019) dipendenti dai combustibili fossili esteri (petrolio e gas in primis), facendo leva sull’ignoranza, sulla paura e sull’insabbiamento del progresso tecnologico.

Importanti personaggi politici che proponevano di costruire nuove centrali nucleari in una nazione – la nostra – altamente sismica ed in perenne stato di disastro idro-geologico: ha un senso logico, ciò?

Lobbies di tipo “operaistico-sindacale” che difendevano l’indifendibile (cioè l’acronistica estrazione del carbon fossile) per non far perdere centinaia di posti di lavoro, anziché aiutare le aziende ad investire sul futuro, creando nuovi posti di lavoro nei futuri settori eolico e/o solare.

Colpevole non finanziamento e non sviluppo produttivo di promettenti nuove tecnologie “di punta” che avrebbero permesso – da decenni ed anche in Italia – di produrre e/o di consumare energia in modo meno inquinante e meno costoso, con indubbi vantaggi economici e sociali (ed anche di salute…) per “noi del popolino” (ed allora… spaventiamo il popolo con “visioni drammatiche”).

Atavico rifiuto a-culturale (di massa) del telelavoro, delle scienze applicate e del presente progresso tecnologico, che rallentano ed indeboliscono ancor di più un paese, ormai lontano temporalmente dal passato secolo del ‘900, ma di cui non si vede un rapido scatto verso il futuro prossimo venturo.

Un paese, il nostro, con innumerevoli problematiche arretrate, ereditate dal passato e dalla mal-politica di fine ‘900: dal ritardo scientifico-tecnologico alla burocrazia, alle tasse elevate, all’emigrazione, ai mille problemi del Sud Italia, alla disoccupazione di massa, agli sprechi di denaro pubblico, al debito pubblico, al dissesto idro-geologico in atto sul territorio ed alla mancata prevenzione dei disastri (annunciati), alla corruzione, alla criminalità dilagante, all’inverno demografico”, al progressivo invecchiamento della popolazione, eccetera).

Così ho purtroppo dovuto vedere, crescendo di età e mille volte, ridursi progressivamente, in Italia, le opportunità e le possibilità di un futuro migliore e più equo per tutti, a vantaggio dei soliti noti.

Meno trasporto merci e/o passeggeri (sia ferroviario che marittimo) a tutto vantaggio dell’inquinante (dipendente dai carburanti esteri) trasporto stradale su gomma, con la conseguente creazione dei gravi problemi di traffico ed inquinamento che abitualmente subiamo in metropoli grandi come Roma (tra cui l’esponenziale aumento delle malattie cardiovascolari e respiratorie, allergie comprese, dovute principalmente all’inquinamento dell’aria causato, guarda caso, dal massiccio consumo (e respirazione) di idrocarburi nocivi ed altamente inquinanti per l’uomo).

Ed allora, che cosa aspettarci di migliore e/o di positivo, per il fatidico anno 2050 ed oltre?

Allora sorge spontanea la domanda dell’uomo della strada: “il futuro prossimo venturo sarà ancora una volta, in Italia, la ripetizione e la stantia riedizione del miope passato energetico di fine ‘900, già da noi vissuto in prima persona per decenni nonché sentito e già visto replicarsi mille volte in televisione e sui giornali, con i problemi di smog e di traffico che ormai conosciamo a menadito?”.

Oltretutto, il parziale e ritardato passaggio alle energie rinnovabili “pulite” ha distrutto sul nascere, fino ad oggi, migliaia di ulteriori nuovi posti di lavoro che si sarebbero potuti creare in Italia (evitando così, al contempo, l’emigrazione all’estero di migliaia di persone disoccupate, giovani ed anziani, come accade quando mancano adeguati incentivi alla riconversione energetico-produttiva).

Creando, di fatto ed invece (già accaduto nelle grandi città d’Italia) migliaia di malati cronici cardiovascolari e respiratori, che già affollano i padiglioni ospedalieri di cardiologia e pneumologia.

L’uomo tecnologico moderno di oggi e del 2050 è così avido, immorale e folle? Possibile?

A meno che il vero obiettivo non fosse questo, cioè di farli ammalare, per poi vendere… le cure?

Qualche disinformato (o malevolo?) potrebbe obiettare che finora non esistono, nei paesi occidentali, soluzioni alternative all’uso del petrolio, della benzina e del gas naturale per far viaggiare gli autoveicoli, per produrre energia e per far lavorare le fabbriche, per riscaldare ed illuminare case e ministeri, per far funzionare computer ed uffici e tutto quanto occorre per far marciare spedita l’opulenta, complessa e burocratica società occidentale (che a me non piace così com’è).

E che, per giunta, se smettessimo di colpo d’inquinare, tutto il mondo produttivo si fermerebbe di botto, gettando tutti quanti, noi compresi – udite, udite! – nella disoccupazione produttiva, nella povertà morale e materiale e, per giunta, relegando tutti noi in una sorta di preistoria delle palafitte primitive, della clava e delle frecce di ossidiana!

Grande Paura a Voi! Non volete consumare più petrolio e gas naturale per non inquinare?

Ed ecco, allora, a Voi servita, la peggiore soluzione alternativa che esiste: l’energia nucleare!

Che non inquina l’aria con il piombo né con il benzene né con il PM 10, però… uccide uguale!

Peccato, però, che alcune informazioni odierne (che fornirò in chiusura del mio articolo) smentiscono categoricamente questo regresso tecnologico imminente dovuto alla mancanza del petrolio e del gas naturale.

Regresso “teatrale” con il quale alcuni “esperti” sembrerebbe volerci quasi spaventare, per riportarci indietro al passato novecentesco, anziché verso il futuro 2050 ed oltre, probabilmente per i soliti interessi economici oligarchici di lobby e di parte che, opulentemente, li finanziano.

Sicché, forse, vogliamo parlare qui, invece, di “auto ad acqua” (maggiori notizie in merito a tale auto-prototipo si trovano in un interessante articolo, firmato da Roberto Graziosi, pubblicato su “Focus” a gennaio 2017, da pag. 39 in poi).

Auto elettrica che già esiste, il cui nome è “Quantino”.

Costruita sperimentalmente in Europa dalla società Nanoflowcell del Liechtenstein ed alimentata da una “batteria a flusso” che produce energia elettrica tramite una miscela di liquidi e di sali, emettendo, alla fine del processo – sembrerebbe – solo vapore acqueo o acqua, senza inquinare l’aria ed il cielo delle itale metropoli.

Però il costo di esercizio (dell’auto), a livello di carburante, sarebbe così spaventosamente basso da far accapponare la pelle a qualsiasi venditore di carburanti del mondo, in quanto il prezzo dei liquidi ionici che tale “batteria a flusso” usa sarebbe – udite… udite! – di soli 10 centesimi di euro al litro (dieci litri di liquidi costerebbero, dunque, un euro? – troppo poco per qualsiasi venditore…).

Che fine farebbero le odierne e petrolifere tangenti? Che fine farebbero le accise sui carburanti?

Che fine farebbero le onerose percentuali?

Dato uno scenario del genere, chi avrebbe veramente interesse ad…innovare?

E se, in questo modo, con l’auto ad acqua, si risolvessero definitivamente sia il problema dell’inquinamento dell’aria nelle città italiane che quello dei costi di alimentazione e di funzionamento delle macchine elettriche (furgoni, carrelli elevatori, trilaterali e ad altre macchine)?

Non sarebbe – economicamente parlando – ancora peggio?

Chi avrà il coraggio di utilizzare questo modo di produrre energia elettrica a basso costo, inventato dallo svizzero La Vecchia, ricercatore chimico, inventore e brillante imprenditore del futuro?

Chi garantisce che gli amministratori pubblici – in special modo quelli romani – vogliano davvero risolvere i problemi di viabilità urbana e di smog in modo così ecologico, anziché obbligare i cittadini romani (e non) all’ennesimo “blocco del traffico-paralisi viaria-domenica ecologica” di turno, che tanto piace ad alcuni, come avviene ormai quasi mensilmente a Roma anche nel 2019?

Veramente vorremmo che le scoperte tecnico-scientifiche attuali siano davvero applicate alla vita quotidiana di migliaia di persone abitanti nelle maggiori città italiane, Roma e Milano in primis?

Ci siamo chiesti cosa comporterebbe veramente una rivoluzione “etica e morale” del genere?

Ci posti la domanda se coloro che hanno vissuto – fino ad oggi – di rendita e di sprechi lo permetterebbero o se invece sarebbero – come già fecero in passato – pronti a reagire in malo modo?

 

Cristiano Torricella futurologo italiano icona piccola da allegare ad articoloCristiano Torricella, futurologo italiano del 2050 ed oltre

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Caro Diario: aggiornamento 4.0!

(0 commenti) | Commenta | Inserito il feb 17, 2019 in 8 - Liberi Pensieri, Blog, Personal-mente

L’auto-celebrazione, l’egocentrismo e il narcisismo non fanno assolutamente parte del mio carattere e non sono aspetti che mi interessano più di tanto anche se in questo momento, per te che stai leggendo o sei semplicemente capitato per caso su questo testo, tramite combinazione di parole sul motore di ricerca – troppo spesso influente e invasivo, depistante per quanto riguarda i contenuti e discriminatorio tra il vero e il falso -, può sembrare il contrario visto che sto parlando di me.

17 02 1979 o semplicemente 17 02 79. Comunque li si consideri questi tre numeri sono miei (e di chi è nato in questo giorno, ovviamente), miei non in senso stretto del termine (vedi possedere), ma come punto di partenza di un conteggio sicuramente cominciato prima…
Numeri legati al calendario, alla vita e alla morte, a un matrimonio o un incidente, a un furto o a una vittoria, vari sono gli eventi che in questo momento ignoro, vari sono gli aspetti, mattina, sera, pioggia o sole e semplicemente un giorno come tanti altri, tutto va bene…

I tre numeri citati sono numeri primi, io per primo (sembra quasi un gioco di parole) non ci avevo mai fatto caso fino a questo momento, numeri primi che oggi “compiono” per me quarant’anni.

Cambio decennio, saluto da lontano lo zero, l’uno, il due e il tre – ahimé – e aggiorno la cifra più significativa della mia età e ricomincio a contare…

Inizio questa nuova avventura con un buon bagaglio alle spalle ma senza sentire la necessità di cambiare, anche se devo ammettere di essere un po’ cambiato sotto qualche aspetto: fisico? Sicuramente, ma frega niente…

Non so quando abbia acquisito il “diritto” di poter dire “non me ne frega un caxxo”, è accaduto prima dei quaranta e oggi non posso far altro che confermare e sottoscrivere.

Questa espressione colorita, neanche più di tanto, non implica o presuppone che le “cose” passino sotto al mio naso o vengano prese per “oro colato”, non l’ho mai fatto, ho sempre messo in discussione tutto, forse troppe volte, e non comincerò certo ora a cambiare atteggiamento.

Ho quarant’anni, faccio parte di quella generazione nata senza telefonino, quasi senza internet – Youtube non c’era, il modem 56k una Ferrari – e nonostante ora, per “deformazione professionale”, direi, ci sia dentro fino al collo, sono uno di quelli che ne farebbe volentieri a meno perché trovare tutto, essere perennemente connesso, reperibile, rintracciabile e via dicendo, lo considero più uno svantaggio che un vantaggio.
La connettività non è trovarsi, è solo un mezzo – a basso costo, forse – per abbattere le distanze e le barriere ma a volte è necessario distaccarsi (distanza) e isolarsi (barriera) per ritrovare il giusto equilibrio tra-e-con noi stessi: questo per me è importante.

Sai, vincerei facilmente in quella “gara-esperimento” letta poco tempo fa: centomila dollari in palio per rimanere due mesi senza telefonino…
Lo dimentico in macchina, il telefono, a casa, in altre stanze, non ne sentirei per niente la mancanza…e allora: dove si ritira il primo premio?

Faccio parte di quella generazione che ha visto cadere un muro (anche se ero piccolo, 1989) e innalzarne tanti altri, non in cemento o mattoni ma talmente robusti da far diventare qualcuno “matto-mattone”, incapace di ragionare, ubriaco – non di alcool, purtroppo, avrebbe fatto meno male…

Faccio parte di quella generazione, lo spero, io lo sono, è certo, che preferisce pensare con la propria testa, senza farsi mettere in testa falsi “miti”, anche se a volte ci son cascato, lo ammetto, ora non più.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi… (Blade Runner)
e continuo a vederle giorno dopo giorno e pensando ad alcune di esse, accidenti, sono talmente assurde da non sembrar vere, figuriamoci immaginarle, neanche negli incubi più cupi, eppur son realtà…

Quale è il mio auguro per questo passaggio di “versione”? Arriva tra un po’ l’augurio, prima però vorrei ringraziare…

Innanzitutto ringraziare un’amica (poco più avanti di me con gli anni, ehehehe) per il suggerimento dato: “non sono quaranta ma quattro”…ed io da buon smanettone-ottimizzatore ho colto la palla al balzo ed inserito un punto-zero, proprio come si fa con un programma o con un sistema operativo…e trasformato il tutto nel titolo di questo articolo…eh, la “deformazione professionale” si fa sentire…
La ringrazio con tutto il cuore per esserci ancora, qui, nel mio presente, occupa un posto importante e spero abbia la pazienza di esserci ancora tra dieci, venti, trenta e infiniti anni…e…mi fermo qui, ha capito cosa voglio dire già dall’inizio di questo breve periodo, lei è troppo forte! Credetemi! ;)

I miei genitori, certo, ci mancherebbe, li ringrazio con tre parole troppo spesso taciute o date per scontate: Vi Voglio Bene! …e potrei scrivere un libro a riguardo, sono quello che sono Grazie a loro…
Passione per la matematica, musica, rebus, enigmi, per i libri e le parole, il rumore e il silenzio…ho imparato talmente tante cose che quarant’anni non sono sufficienti per metterle in pratica, ci vuole tempo, eh sì!

E ringraziare le persone che ci sono ancora, che ci sono state e che arriveranno e incrocerò nella vita se ne avrò tempo…

Ecco, sicuramente avere tempo è un auguro che posso farmi, tempo da dedicare a tutto quello che mi interessa, tempo per leggere, scrivere, parlare, ricordare ogni singolo istante – bello o brutto che sia -, non mi importa, la vita è imprevedibile e voglio viverla giorno dopo giorno.
Vorrei accumulare esperienze e trasmetterle a chi ha voglia di ascoltare, senza insegnare a stare al mondo, ognuno ha un proprio percorso da seguire e matura in maniera differente, e se quello che ho trasmesso è un buon “input”, bene, allora sono contento…

“Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. “ (The Big Kahuna)

In passato ho fatto parte della prima categoria, ora sono nella seconda…vado avanti.

Ricordo i dieci anni, i venti (che spettacolo, il mondo era mio), i trenta (e l’arrivo dell’ansia e degli attacchi di panico, pazienza, ma anche l’arrivo nella mia vita di Grease, la mia gatta, tra i due avvenimenti, il secondo è da ricordare e portare sempre nel cuore, l’adoro alla follia, impazzisco per lei! – cuoricino -) e i quaranta? Beh, se ci sarò tra dieci anni lo scriverò di sicuro, ora non so, non posso dirlo e prevedere non rientra nelle mie facoltà…

E vorrei augurarmi di continuare a pensare (immaginatelo scritto in stampatello maiuscolo con tanti tanti spazi – aria – tra le lettere…), di avere ancor più fantasia – unico limite –, di non essere mai e di non apparire mai ma di dare, dare tutto in tutto quello che faccio e che farò, e se non hai dato tutto non hai dato ancor… (Vinicio Capossela)

Io sono uno di quelli che crede fermamente nelle persone, che al supermercato con il carrello pieno se chi sta dietro ha un paio di prodotti lo fa passare avanti, che se incontra una signora con buste piene e ingombranti si offre di darle una mano e ricevere in cambio un sorriso è la cosa più bella che ci sia…che se incontra un bambino si mette a giocare, se incontra un amico a quattro zampe non può fare a meno di accarezzarlo e giocarci…son fatto così, prendere o lasciare…

E rivendico sempre quel “diritto” acquisito modificandolo a seconda dei momenti, delle circostanze e situazioni perchè credo non esista una verità assoluta sulle cose, è tutto mutevole proprio come il vento…

Un amico mi chiama “tristone” – per gioco – perchè magari non rido mai, sembro imbronciato, raggrinzito ecc… ma non c’è bisogno di esternare in ogni momento la propria felicità per essere felici, alla felicità preferisco la serenità, lo star bene: bene seduto, in piedi, solo o in compagnia, è questo quello che mi piace…

E mi fermo qui, la prolissità è un altro aspetto che non ho mai imparato, forse per “colpa” dei cinque meno meno nei compiti di italiano, chissà, magari miglioro da questo momento in poi in fondo…c’è sempre tempo! ;)

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2050 – Perché dovremmo avere una sanità molto efficiente ed efficace in futuro (ma chi la vuole per davvero)? di Cristiano Torricella

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Marino Laziale (RM) – 17/11/2018

 

2050 – Perché dovremmo avere una sanità molto efficiente ed efficace in futuro (ma chi la vuole per davvero)? di Cristiano Torricella

(articolo di Cristiano Torricella, autore e futurologo “indignato”)

 

Premetto che scrivo questo mio nuovo articolo sul futuro dopo aver vinto la mia ennesima partita a scacchi contro il robot (un software…) contro cui gioco a scacchi sul notebook.

Dunque, come stato d’animo, sono contento e non affatto pessimista… e così ne approfitto per parlare, in modo credo equilibrato, di un tema assai scottante, che coinvolge e coinvolgerà la vita di centinaia di migliaia di persone.

Strategico gioco del passato, del presente e del futuro, gli scacchi, che costringe l’uomo a riflettere logicamente e, dunque, a…pensare (la celebre, eterna ed immarcescibile locuzione “cogito, ergo sum”…).

Curativo e ludico passatempo cerebrale, gli scacchi, che, in futuro, spero che molti anziani facciano loro, tenendo occupata la mente ed allontanando così la noia, la pigrizia intellettuale che fa ingrassare ed anche… l’Alzheimer.

Nel frattempo, passati alcuni mesi dal mio precedente articolo, stanno accadendo e si stanno confermando delle tendenze sanitarie (in atto nella mia regione, il Lazio ed, in particolare, la provincia di Roma) che portano fosche ombre sul destino sanitario di centinaia di migliaia di cittadini facenti parte della nostra vasta popolazione castellana (ed anche romana, trasferitasi qui…) che invecchia ed invecchierà sempre più, comportando gravi problematiche di tipo assistenzial-sanitario.

Dopo anni di attesa, sembrerebbe imminente l’apertura del Nuovo Mega-Policlinico dei Castelli Romani, il nuovo mega-ospedale dei Castelli e del litorale di Roma, edificato in un luogo periferico del Comune di Ariccia, per ora raggiungibile – sembrerebbe – solo con l’automobile privata ma comunque utile e ben accetto.

Questa nuova apertura potrebbe sembrare una “buona cosa”, se non fosse che alcuni preesistenti ospedali castellani saranno, a breve, smantellati o chiusi.

Il progressivo invecchiamento della popolazione castellana e romana potrebbe trasformare (in un futuro imminente…) l’ospedale di Genzano di Roma (RM) nella più grande R.S.A. (Residenza Assistita) per anziani dei Castelli Romani, smantellando gli attuali reparti dell’ospedale e trasformando Genzano di Roma in una “città-ospizio”.

Ospedale di Genzano di Roma che pareva invece essere riservato – finora – alle nascite dei nuovi bebè castellani, visto che era l’ospedale in cui le cui neomamme si recavano da tutti i Castelli Romani ed anche da altre cittadine per partorire i “loro” nuovi nati dei Castelli (o partorivano a Genzano o partorivano a Roma…).

Non migliore il destino dell’ospedale di Marino Laziale, ormai divenuto clinica oncologica (per soli malati di tumore), grave patologia che la popolazione regionale e provinciale, invecchiando, svilupperà sempre più (ma non solo tumori, anche diabete, malattie cardiovascolari, ictus, infarti, cecità, sordità e via dicendo…).

Ma anche per l’ospedale di Albano Laziale (forse trasformato anch’esso in ospizio per anziani o forse in sede di ambulatori della ASL…) e per altri ospedali dei Castelli Romani si profila, a breve, il paventato rischio della perdita totale o parziale della funzione di ospedale cittadino con la chiusura dei reparti sanitari, “pronto soccorso” in primis, privando tali popolose città dei Castelli Romani di primarie funzioni sanitarie finora utilmente erogate in zona, senza dover necessariamente ed obbligatoriamente “trasferirsi” in altre città per operarsi o per curarsi, con tutto ciò che, a livello umano-socio-economico ciò comporta.

Se tale enorme “disastro sanitario annunciato” avvenisse per davvero (così come anticipato ai lettori, “nero su bianco”, da alcuni giornali locali dei Castelli) non si incrementerebbe, così facendo, un costoso e dannoso “pendolarismo sanitario di massa”, creando “lunghe autocolonne di malati e di anziani” in arrivo verso Ariccia (celebre città della porchetta…) esclusivamente per curarsi ed operarsi, sospinti da bisogni di sopravvivenza impellenti e dal fatto di non avere più, nella propria città, un ospedale civico che li accolga?

Che fine avrebbe fatto la volontà pseudo-ecologista, tanto sbandierata in giro, di decongestionare il traffico, di “inquinare tutti di meno” e di incentivare l’uso dei mezzi pubblici di trasporto (anziché l’abuso dei mezzi di trasporto privati – leggasi “automobili”) che creano rumore, traffico ed inquinamento anche qui ai Castelli?

Per non parlare, poi, degli “ultimi tra gli ultimi”: di chi ha venduto l’automobile, di quelli che non possono guidarla, dei ciechi, degli invalidi e dei… poveri, in cerca di un disperato passaggio in automobile, erogato da qualcuno..

Mi chiedo se i manager che pianificano la futura sanità castellana abbiano pre-visto che una persona, sana e forte a vent’anni, non sia più in grado di guidare un’auto o di vederci bene già a sessant’anni di età o che raggiungere un mega-ospedale nella campagna di Ariccia sia difficoltoso o che prendere un taxi sia costoso.

Mi chiedo se un adulto o un anziano infortunatisi – ahimè – per un incidente stradale (ad Albano) debbano obbligatoriamente subire un lungo pellegrinaggio (o calvario sanitario) fatto di molti viaggi in ambulanza, in cerca di un fatidico posto letto o di un costoso macchinario diagnostico (per esempio, per fare una T.A.C. – tomografia assiale computerizzata) disponibile ove possibile, per esempio all’ospedale di Velletri o in quello – lontanissimo – del litorale romano di Anzio-Nettuno, che distano vari chilometri da Albano, con il rischio di un trasporto medico-sanitario che ciò comporta, avanti ed indietro, indietro e avanti, quasi senza tregua.

Sono domande ipotetiche non capziose e non oziose, visto che stiamo parlando di salvare vite umane e di… persone infortunate, malate, anziane, disabili o. peggio.

Vite umane da salvare e da curare o da considerare alla stregua di “pazienti” che tutto dovranno subire, dai tagli del personale sanitario alla mancanza di ospedali?

Una prospettiva sanitaria futura che dismette i Pronto Soccorso e gli ospedali locali proponendo il “gigantismo” di un unico mega-ospedale castellano funzionante?

Perché ricoverare un cittadino di Pavona ad Ariccia? Uno di Albano ad Anzio? Uno di Marino a Velletri o a Roma “caput mundi”? Che “follia sanitaria” è mai questa? Che razza di “diaspora sanitaria” sradica tali genti da “casa”?

Che senso ha dismettere reparti ed ospedali, in un futuro prossimo venturo che promette un aumento esponenziale di malati gravi con problemi sanitari multipli, tra cui gravi o gravissimi, alcuni già in coma ed altri intrasportabili?

E se un ipotetico anziano (ricoverato nel mega-ospizio di Genzano di Roma (RM) del 2020) avesse non solo un tumore alla prostata ma anche problemi cardiovascolari da operare d’urgenza (onde evitare una possibile invalidità motoria) dovrà forse iniziare un penoso “tour de force” da un ospedale (o clinica specializzata) all’altro?

Lo manderanno di qua e di là come un pacco postale, facendogli percorrere chilometri di strada, da Genzano di Roma verso cliniche ed ospedali vari dell’hinterland romano, da Genzano di Roma alla clinica di Marino per curare il tumore, poi al Nuovo Ospedale dei Castelli Romani – reparto cardiologia – per essere operato e, poi, infine, “dulcis in fundo”, in una clinica ultra-periferica di Roma – ipoteticamente – per la riabilitazione motoria, finché ritornerà “curato” all’ospizio di Genzano?.

Che futuro “senso” può avere questa “mobilità sanitaria”, nell’ottica di un rispetto umanitario-sanitario che sembrerebbe dovuto al paziente di oggi e di domani?

E’ vero che il Nuovo Mega-ospedale dei Castelli dovrebbe servire, con solo centinaia di posti letto disponibili, un bacino di potenziali utenti “di area vasta” che va dal “mare di Roma” fino ai Castelli Romani ed oltre, servendo circa un totale di 600.000 persone residenti nell’ area dell’hinterland romano?

Vogliamo poi parlare dei disastri climatici (che già ora ci arrivano addosso ora e che ci arriveranno addosso sempre di più in futuro) che provocano morti e feriti?

Non serviranno… cure (per alberi caduti sulle automobili in corsa, per persone colpite da fulmini o da oggetti scagliati da trombe d’aria, venti impazziti ed altro)?

Vogliamo parlare della mancanza di lavoro che, per i più giovani, andrà cronicizzandosi causando, a volte depressione, tabagismo, alcoolismo e/o dipendenze varie?

Anche qui, in futuro, non serviranno forse… cure… per chi abusa di psicofarmaci, per chi vuole gettarsi di sotto dal quinto piano e per chi già oggi si droga?

Vogliamo parlare di futuro e dei futuri disturbi psichici legati all’abuso dei computer, di Internet e dei social networks (negli U.S.A. già ora malattie reali)?

Non serviranno, anche qui, cure per le future malattie psichiche ed i vari disagi mentali riscontrati, nonché appositi tranquillanti e farmaci per… sedare i malati?

Come vaccinare le persone contro eventuali future malattie epidemiche, se oggi si chiudono o si chiuderanno, in futuro, gli ambulatori vaccinali degli ospedali?  Che fine faranno gli eventuali “infettati” o gli “infettivi”?

Le nascite sono già oggi ormai a picco, mentre, in futuro, si invecchierà e ci si ammalerà sempre di più… perciò mi sarei logicamente aspettato l’entrata in funzione del Nuovo Ospedale dei Castelli mantenendo parallelamente in vita tutti gli ospedali civici già esistenti, non smantellandoli o chiudendo reparti e/o i Pronto Soccorso.

Non mi era dunque possibile, in questo mio nuovo articolo futurista, che purtroppo sa di “denuncia sociale”, tacere ed eludere l’enorme futuro problema sanitario, assistenziale e sociale che sta per arrivare addosso ad oltre mezzo milione di persone colpevoli solo di risiedere in varie ed amene cittadine collinari delle “nostre parti” (non stiamo parlando di paesini sconosciuti ed isolati, arroccati su pendici di montagna inesplorati ed oscuri… ma (anche) di Castel Gandolfo (residenza estiva del Papa…), di Nemi (famosa per la sua celeberrima Sagra delle Fragole), di Albano Laziale con tutte le sue popolose frazioni abitate da famiglie, di Marino (nota città della Sagra dell’uva e del vino), di Genzano di Roma (celebre nel mondo per la sua famosa Infiorata…), di Rocca di Papa e non solo di questi importanti centri castellani.

Il futuro del 2050 promette I.A. (Intelligenza Artificiale), droni volanti, moneta elettronica, robots ed auto “intelligenti” che si guidano da sole e ci “parlano”?

Malati ed anziani aumenteranno a dismisura in futuro e le statistiche dicono che questi pensionati ed anziani del futuro guadagneranno di più di chi lavorerà domani!

Aumenteranno a dismisura e nessuna classe dirigente (di nessun colore politico) potrà più eludere o tacere questo enorme e gravoso “disastro” socio-sanitario di massa; saranno ancora in tempo per invertire tale “rotta suicida”?

Io, futurologo, l’ho qui scritto a chiare lettere con decenni di anticipo, in modo che nessuno, poi, potrà dire che non ne era consapevole o..ignorava il problema!

Per chi cerca lavoro oggi e non lo trova (ma si sente “vocato” a questo…) nel futuro avranno sempre più spazio professioni sanitario-assistenziali di ogni genere.

Successo lavorativo e sociale per chirurghi, oculisti, internisti, genetisti, cardiologi, infermieri, ottici, per chi progetta protesi, per dentisti e… podologi.

Per badanti (a meno che un robot badante non li sostituisca mano mano…), assistenti sociali, fisioterapisti, esperti di agopuntura e – soprattutto – psichiatri.

Turismo e sanità sono i due grossi “business forti” del futuro, su cui società e privati stanno investendo, già oggi, imponenti cifre a sei zeri… e lo Stato che fa?

Chi tutto ciò oggi non l’ha capito ancora (o fa finta di niente) o è veramente indietro culturalmente o potrebbe, invece – come si dice a Roma – “marciarci… per interesse corporativo o venale”?

Il futuro 2050 ci riserverà, dunque ed ancora di più (non bastasse ciò che finora è accaduto fino ad ora, con i molti e vergognosi casi di malasanità) un ennesimo “disastro sanitario” annunciato, con l’ennesima ripetizione di quanto abbiamo già visto a fine ’900, annunciato, amplificato ed esasperato a dismisura ed “in fieri” già oggi?

Un futuro disastro annunciato, quello del futuro trentennio 2020-2050, creato ad arte anche da noi, ai Castelli Romani, grandemente dovuto alla “povertà culturale dei soliti noti” e di chi, in passato, già mal-pianificò, mal-progettò e mal-governò allora (e continuerà a governare, in futuro e nel 2050, come sempre “a cz”…) la delicata “cosa pubblica” nonché quella – così delicata e vitale – “cosa sanitaria”, con i consueti, consolidati, immarcescibili, miopi e non lungimiranti criteri venal-politico-clientelari?

Non c’è molto da stare allegri, con tali premesse politico-sanitarie-assistenziali che forse… verranno!

Ad maiora ed al prossimo articolo sul futuro prossimo venturo!

 

Cristiano Torricella futurologo italiano icona piccola da allegare ad articoloCristiano Torricella, autore e futurologo “indignato”

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Punti di vista in libreria: Birra scura e cipolle dolci di John Cheever

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 3, 2018 in 3 - La penna e la tela, Blog, In Libreria, Punti di vista, Racconti

COP_Cheever.inddFuori è umido, freddo, il sole di questa mattina, spuntato dopo la nebbia che non vedevo da anni dalle mie parti, è andato via e mi ritrovo qui in casa seduto davanti al pc – “cattiva deformazione professionale”, la mia – con un foglio bianco che presto imbratterò perché ne sento il bisogno, non posso fare nient’altro in questo momento, non posso farne a meno…

Penso al libro che ho sul comodino del quale non citerò direttamente il nome, dico solo di essere a metà de “La strada” e osservo che qui sul piano della scrivania ne ho sistemati diversi, di libri intendo, e lo sguardo cade… Toh! Su uno a caso: Birra scura e cipolle dolci di John Cheever, e subito vengo catapultato indietro nel tempo, tra il 1931 e il 1942, proprio gli anni in cui Cheever ha scritto i suoi tredici racconti, i primi della sua carriera di scrittore e venuti alla luce solo dopo la sua dipartita.

E penso…

Penso a tutte le storie che ha raccontato, ad alcuni dei passaggi presenti nei diversi racconti e alla postfazione, a momenti più lunga di alcuni dei racconti dello stesso Cheever, ma altrettanto bella e interessante e siccome sono (credo di essere) una persona normale – si spera – ma allo stesso tempo non convenzionale, è proprio sulla postfazione del libro che mi soffermo perchè dei racconti non voglio svelar niente a chi è in procinto (o si accinge a farlo) di leggere il libro…

  • Nella postfazione viene detto che per Cheever ogni storia andava raccontata. Vero.
  • Che prendere posizione, in un certo senso, o appoggiare e seguire “il gregge” dei potenti e non solo significa amalgamarsi e smarrire la propria identità. Vero.
  • L’essere influenzato dai “grandi” va bene fino a un certo punto, ogni persona è diversa, si può prendere spunto da chi viene prima ma l’importante è la rielaborazione del pensiero secondo il proprio stile, la propria natura, la propria unicità; anche i “grandi” hanno avuto dei maestri e dopo aver “acchiappato” quello che hanno appreso, via, sono partiti per la loro strada…giusta, sbagliata, chi può dirlo? Io rielaboro e metto in discussione e arrivo alle mie conclusioni, senza essere imboccato e senza pappa pronta.
  • Il successo non conta, il non poter fare a meno di qualcosa sì, di quel qualcosa che fa stare bene, soddisfa e appaga…credo che questa sia la lezione più importante che si possa imparare…

Vaneggio? Divago? Forse sì, forse no, non so, ma son fatto così e mi fermo qui con questa piccola parentesi nata spontaneamente in questo sabato pomeriggio freddo, umido, senza sole (già tramontato) e senza nebbia fuori, ma soprattutto davanti agli occhi…

Ah, dimenticavo…i racconti di Birra scura e cipolle dolci di John Cheever sono tutti tutti tutti belli, o per lo meno, a me sono apparsi così! :)

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2050 – L’invasione degli anziani nell’Italia futura di Cristiano Torricella (seconda parte)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 5, 2018 in 2050, Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

…e se volete leggere la prima parte dell’articolo, seguite il link! ;)

La società italiana di oggi (e del futuro) è impreparata ad una eventuale futura “invasione” (o rivoluzione?) di tipo economico-politico-sociale, attuata dai cittadini anziani (cioè da noi adulti del 2018, la maggior parte di noi divenuti, a Dio piacendo, tra pochi decenni, inesorabilmente anziani)?

Quali problemi economico-sociali-sanitari-lavorativo-assistenziali (ma non solo) potrebbero sorgere con un passaggio troppo rapido, attuato da oggi al domani, “sic et simpliciter”, ad una futura società gerontologica di massa, “degna figlia” delle culle vuote di oggi e di una “società rigida ed ingessata” (qual’è la nostra società di oggi) cronicamente malata di mancato ricambio generazionale e di mancata meritocrazia, in cui “cervelli” e giovani (ed anche over 50 non più giovani) emigrano all’estero, mentre a Roma “caput mundi”, invece, aprono centinaia di aziende create da stranieri?

Come riportato in fondo a quest’articolo, amo definirmi “un futurologo italiano”, dissentendo e differenziandomi da altri futurologi più esterofili di me, che guardano invece ai dati statistici U.S.A. come a dei dati predittivi ed anticipatori anche della futura situazione italiana (pur essendo la nostra situazione economica e culturale notoriamente ben diversa dagli USA e dal resto del mondo, essendo l’Italia un caso unico altrove irripetibile ed introvabile).

Iniziamo allora a vedere qualche dato e cifra statistica “neutra”, che, facendo parlare i numeri, ci aiuti a capire in quale direzione futura stiamo marciando, magari inconsapevolmente, visto che il futuro è il “tempo storico” in cui dovremo vivere per forza domani e, dunque, deve obbligatoriamente interessarci (anche perché cadere nel baratro, vivere o sopravvivere non sono – affatto – la stessa cosa…).

Il primo dato statistico allarmante, secondo me, spiega il perché, in Italia, tutto ciò che sa di prevenzione (dal dissesto idrogeologico nazionale alle costruzioni anti-sismiche preventive ed al contrasto alla disoccupazione in età adulta ed anziana fino alla dispersione scolastica al Sud ed alla mafia) è ed è stato (finora) – mi sembra – tardivamente considerato – se non volutamente ignorato come problema – e spesso trascurato e/o messo all’ultimo posto nella lista delle reali priorità nazionali (lista in cui primeggia sempre – ahimè – la scelta del candidato eletto che ci comanderà).

L’anarchia e l’antipatia di moltissimi italiani verso tutto ciò che sa di futuro, di prevenzione e di “progetto” e di ciò che è lungimirante è statisticamente e pragmaticamente confermato e noto: ove, come “modus operandi”, prima si cementifica un territorio in barba alle leggi vigenti (tipo palazzi abusivi costruiti “per pecunia” dai “palazzinari” su argini di torrenti o in zone sismiche vietate o persino sulle pendici di un vulcano dormiente, non diciamo quale…): poi, solo dopo, si vedrà come “aggiustare la pratica”, magari chiedendone il condono, ove non vi siano stati feriti o morti, con la solita miopia mentale e povertà culturale ”strombazzateci” quasi quotidianamente dalla funesta cronaca nera dei telegiornali.

E’ spaventoso ed incute (almeno in me scrivente” “Grande Paura Futura”il fatto che una statistica recente, interrogando gli europei sul tema del futuro, raccolga i seguenti risultati poco edificanti e poco razionali (per me autore e per moltissimi altri italiani, spero…): che la maggior parte delle persone non desiderano essere consapevoli del proprio futuro, soprattutto riguardo ad eventi negativi, che, invece, potrebbero essere prevenuti (se ed ove possibile) se conosciuti in tempo (85%-90% delle risposte date dal campione statistico esaminato) ma anche – e ciò è francamente inspiegabile – in caso di eventi positivi o “fortunati” (40%-70% del campione statistico esaminato).

Tornando, invece, al nostro “piccolo stivale, bagnato dal mare per tre quarti della sua estensione costiera”, le impietose statistiche recenti ci dicono che la popolazione italiana, divisa per fasce d’età dal 1951 al 2050, assumerà forma di una piramide rovesciata nel fatidico 2050, anno in cui gli anziani saranno la maggior parte della popolazione italiana posta alla base di tale piramide statistica.

E che già oggi, nel 2018, il 50% della popolazione italiana ha più di 45 anni, me scrivente compreso (fonte: Istat); che malattie dell’“occhio da vecchio” (come cataratta senile, glaucoma e degenerazione maculare senile) saranno in aumento (così come le malattie degenerative cardiovascolari, i tumori e le fratture ossee in adulti over 50 ed anziani); che i cambiamenti climatici odierni (anche a causa della perdurante siccità estiva e dei conseguenti incendi) influiscono anche sull’aumento esponenziale dei casi di allergie e di patologie respiratorie in corso, in rapida crescita (anche) tra bambini e ragazzi; che le aspiranti madri italiane che ricorrono alla fecondazione in vitro per avere figli da ultraquarantenni sono le più vecchie “aspiranti mamme” d’Europa (notizie statistiche prese da diverse fonti che, se sommate tutte insieme, farebbero riflettere anche il più ottimista, progressista ed entusiasta dei futurologi nostrani…).

Ed ancora: che rischiamo (sì, proprio noi italiani) a causa di coloro che pranzano abitualmente da decenni nei “fast food”, nei bar e nelle tavole calde della penisola (tradendo, di fatto, la nostra salubre e millenaria cucina mediterranea) di avere, in futuro, milioni di malati di obesità, di diabete, di cancro e/o di stitichezza cronica intestinale da dover curare, a causa del mancato o insufficiente apporto di fibre alimentari e/o di vitamine, frutta e verdura nei pasti consumati fuori casa (tra una telefonata e l’altra, tra fritti, dolciumi e bevande gassate, sempre di corsa e con stress psicofisico per tutto l’organismo).

Ma l’Italia di oggi continua a “confessarci statisticamente” anche altre informazioni che riguardano tutta la nostra popolazione (non solo adulti o futuri anziani), come sapere che i bambini non più allattati al seno e/o nutriti con latte artificiale sembrano essere statisticamente più soggetti a diventare allergici, così come i nati prematuri o quelli nati con taglio cesareo (anziché che con un parto naturale); che il 10% degli italiani dorme male; che i matrimoni sono calati del 30% e che tre italiani su dieci improvvisano (correndo notevoli rischi) la loro saltuaria pratica sportiva (senza talvolta conoscerne minimamente le basi).

E (se ancora tutto ciò non bastasse) che, in fatto di conoscenza della lingua inglese, noi italiani siamo i penultimi in Europa; che il 60% per cento del popolo italiano non legge libri ma che quasi il 20% dei nostri minorenni gioca d’azzardo; che quasi 7 milioni di italiani si sono fatti fare un tatuaggio ma che quasi il 20% di loro se ne è poi pentito; che la maggior parte del territorio italiano è cementificato (circa il doppio rispetto a vent’anni fa); che continua a scendere il numero dei neonati nati in Italia; che le assicurazioni italiane sono le più costose d’Europa; che due giovani su tre (under 35 anni) vivono in famiglia e che ci sono oltre un milione e mezzo di famiglie povere in Italia; che i più anziani abitano, invece, al Sud Italia e che a vedere (per troppo tempo) la televisione c’è più rischio di subire una trombosi (così come avviene per l’eccessiva sedentarietà lavorativa – e qui penso all’uso assiduo dei computers e degli smatphones in ufficio ed a casa…); che la sifilide, malattia trasmissibile sessualmente, è cresciuta, dal 2000 ad oggi, del 400% proprio qui da noi, in Italia; che la carenza di lavoro specializzato ben retribuito, qui in Italia, farà espatriare all’estero quasi un giovane su due; che, nel solo anno 2012, sempre qui da noi, in Italia, sono state licenziate oltre un milione di persone a causa della perdurante crisi economica; che oggigiorno il 12% degli italiani non va più a curarsi i denti dal dentista (per motivi economici); che (della popolazione italiana) più dell’8% sono stranieri; ed infine, “dulcis in fondo”, che il numero di opere edili incompiute nel Lazio (vergognoso sperpero di denaro pubblico…) è finora il più alto d’Italia!

Per oggi mi fermerei qui con numeri e dati, per carità cristiana e per non infierire oltre su questa nostra “Bella Italia”, che nonostante tutto, però e fortunatamente, è ancora dotata e ricca di paesaggi nostrani meravigliosi, di città d’arte attraenti, di monumenti storici e borghi stupendi e dell’amata (invidiataci da tutto il mondo) dieta e cucina italiana (e mediterranea) che sempre più spesso gli stranieri sembrano apprezzare ed amare più di noi “autoctoni”.

E proprio sul “made in Italy” e su questo formidabile “fattore vincente Italia”, originale ed unico nel mondo anche nel 2050 ed oltre, bisognerà scommettere culturalmente tutto, nel prossimo futuro, per risollevare il nostro paese da… “Grossissimi Guai in dirittura d’arrivo…”, se non faremo nulla di nuovo per cambiare rotta in tempo utile!

Ad maiora sempre!

Cristiano Torricella futurologo italiano icona piccola da allegare ad articoloCristiano Torricella, futurologo italiano

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Artisti: Demetrio Stratos (1979 – 2018)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il giu 13, 2018 in 1 - Il Pentagramma, Artisti, Blog, Personal-mente

Ringrazio Oscar Marino – amico, musicista, amico musicista – per il bellissimo e sublime pensiero che ha dedicato a Demetrio Stratos e che mi ha permesso di condividere qui…

Oggi trentanove anni fa, se ne andava solo con il corpo, Demetrio Stratos l’uomo che trascese i confini della Voce e della vocalità come nessun altro nei tempi moderni.

Luminosissima stella che mai si spegnerà nel firmamento della vera Arte.

La Natura matrigna, scossa dal prodigio che aveva creato lo volle richiamare prematuramente a sé, accomunandolo al destino di altri portentosi spiriti.

Oggi più che mai in una fase di enorme stagnazione culturale, penosa crisi creativa e disconoscimento del significato più alto della parola arte, avvertiamo potente ed insopprimibile, il bisogno di abbeverarci all’opera di chi, come Demetrio Stratos, ha polverizzato tutte le certezze ed i confini, per spingersi al di là, nell’ignoto.

Immortale

Qui il messaggio su Facebook: A Demetrio Stratos di Oscar Marino

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