Gran rifiuto ad adempiere al contratto truccato del 2050 di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il apr 2, 2017 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella

Intro in rima in omaggio a Cristiano Torricella, o per lo meno ci provo! ;)

Il Buon Cristiano mi ha inviato,
in un tempo che per mancanza di tempo
è già passato (poco tempo fa, a parer mio),
un suo testo inedito e “truccato”,
in cui cita me e Libera-mente
insieme ad altrettanta gente
che per visione, e convinzione,
diversa dalla mia,
chiude la porta alla poesia
e al pensiero libero che ci sta dietro – e dentro
che troverà sempre spazio
in questo posto
perchè siamo fatti per pensare
in maniera indipendente e di sicuro
Libera-mente!

 

Gran rifiuto ad adempiere al contratto truccato del 2050, di Cristiano Torricella
(poesia di denuncia sociale contro le “Caste dell’Arte”, scritta in neodialetto italo-romanesco)

Mi rifiuto di apparire “a gratis”, ner 2050, di nuovo, sulle scene
per questa ital società, si bara e ria, senza cultura,
che tutto ci promette, bara e mai… mantiene!

Sì contente, le Invidiose Politike Serpi Intellettuali, sibilan tra i denti:
“Povera e Giusta Fine è… questa, per Ogni Artista Indipendente Libero…
che non blandisca bene i… Ricchi ed i… Potenti!”.

Pagatemi Voi, Voi, dunque, e non Io, da oggi,
o vili Caste D’Arte Prezzolate e Finanziate Bene,
sì m’arubbate… pè Vostre Fregnacce Culturali Eccelse…
di concorsi letterari a premi ed… altro, fatto da Voi…
er prezzioso tempo mio mortale… e la salute mia…
oppur… si a Voi ‘n ve va…. famo… ‘n ber gnente!

Sicchè, Io poè metropolitan, dimissionario da li mia fin novecenteschi versi,
un dì, vinto ed emarginato dal… Potere Politiko di Roma e di… Milano,
rovesciato a l’incontrario er “paradigma der vincente” a vostro danno,
insegnatomi da Voi, in questo mondaccio infame, autoreferenziale e… prepotente…
che ci umilia – e sfianca – tutti i Santi Giorni… cò burocrazzia, tasse e.. gabelle…
invio oggi, da li Castelli Belli “for de porta”,‘sta “mia flebil voce” solo ad… Andrea.

Mettenno Libera-mente punto net,
levannoVe importanza e… tempo mio,
tra i primi posti de “Quelli che conteno ner… monno”,
prima de li Potenti e Ricchi de la Terra e de li… Politiki,
e … a li “politikanti ignoranti dotti artisti”, invece… all’ultimo!

E gnente de gnente, invece, mannerò più – a gratis – Io, poè…
a tutti quell’artri, ch’ammanco conosco, che me chiedon, Loro, a ortranza…
altri miei testi “a gratis” e… mie poesie…. e de partecipà, a spese mia, a “questo e quest’artro”…
che si je và de mette online, a Isso, blogger Andrea… bontà sua,
Isso me pubblica, quanno che Lui ci ha tempo, ‘sti quattro miei… versi!

A giornal e Tv, perciò, gnente più aggratis…
che nun meritano, ammanco, ch’Io ce perda tempo e che je scriva e-mails…
e si vorranno – ancor, da me – quarcosa che Io scrivo o dico…
da oggi, pè tutt’Issi Lor, è finita ‘a pacchia… è a… pagamento!

Che de le Caste… d’Arte… so, Issi, Li Maestri Eccelzi…
che rubbeno, a l’Artisti Veri Indipendenti, spazzio e nome… a ortranza…
Issi, ‘sti vecchi marpion, sì ammanicati… cò… i Lor politiki,
vili e prezzolati servi e lecchin… solo pè riempì lor lauta… panza
ch’oggi se so messi tutti a scrive – pure loro? – i granni libbri grossi, cò… ‘e dediche ai… politiki…
e se so messi a fà – ma chi? Addavero? Loro? Che ‘n sanno addirige ammanco più… se stessi? -
pien di vanità… assetati di Potere… “Lor Gran Sapienti” di… Teatro, Musica, Poesia e… Cultura…
l’Ignoranti Direttori Artistici… de l’altri!

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Poesia – Testaccio, rione mio di oggi e di una volta di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 14, 2016 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Avete mai frugato nei vostri cassetti? Suppongo di sì, a me capita spesso e quante cose trovo!, trovo fotografie e monetine, pacchetti di sigarette usati e qualche volta anche mozziconi, cartoline che avrei dovuto spedire e altre ricevute e ogni oggetto è un ricordo, amaro o dolce, conta poco, tutto insieme fa quel che sono oggi senza rimpianti e ripensamenti.

E se tra fogli vecchi e ormai ingalliti spunta un qualcosa, una poesia in questo caso, di cui ci si era dimenticati? La risposta è semplice, è un inedito e per noi di Libera-mente un regalo che l’autore – Cristiano Torricella – ci ha donato…uno scorcio di rione – Testaccio, Roma – che con il tempo è cambiato.
Bello ritornarci nonostante tutti i cambiamenti di questi anni, i ricordi lo ricordan diverso e un po’ di nostalgia affiora e allora ci si perde nei pensieri…

Buona lettura amici miei e Grazie Cristiano per il regalo! :)

Roma - Testaccio

Testaccio, rione mio di oggi e di una volta
(poesia inedita in lingua italiana)
di Cristiano Torricella

Ben dodici anni dopo, siamo andati, da Laura,
a mangiare a Testaccio, a Roma mia
e non sembrava, affatto, che fosse così cambiato,
questo rione antico, nostro e mio…
e invece… ragazzi, mi sa che anch’Io mi son sbagliato!

La piazza è – indubbia-mente – la solita,
con la sua antica Chiesa ed il suo solito Teatro…
però, qualcosa non mi torna affatto come al solito…
in questa Grande Festa “di paese”
che c’è oggi, qui, al rione “nostro”!

“Cosa c’è che non va, o poeta romanesco?
Sei te che sei sbagliato o che non ti ci ritrovi affatto?
Niente è cambiato, qui… è tutto uguale….. come ai tempi tuoi…
che il tempo, qui a Testaccio, sembra proprio che si sia fermato!

Lo senti questo dialetto nostro
e questo “nostro romano eloquio”,
in piazza e in strada?

Lo senti, il tappezziere nostro,
che, nella sua solita bottega,
spara grossi chiodi – lunghi un dito – nei divani?

Li vedi i giardinetti nostri, hodie,
tutti strapieni di “Nostra Vera Gente”
e di Romani?”

Ma il poeta, un che la sapeva lunga,
così gli rispondeva, a quello, sì placido e oltraggioso:
“o uomo di Roma, ma che mi stai prendendo in giro per davvero?

Ma che… ci sei…(per davvero) oppur…. ci fai?
Adesso te ne domando due (di cose)
in modo che noi due ci capiamo meglio!

Dove son finite le vecchie bancarelle “zozze”
del popolare mercato di Testaccio…
con le ambulanti grida di una volta (dei bancarellari) nostre,
a far “rional fiera” e tanta confusione?

Aò… o romano finto… com’è che adesso tu non rispondi niente, eh?
E questo fontanone, albo e candido, che l’hanno ripulito così bene…
non stava, prima, altrove, là dove finisce il viale, al Lungotevere?

O Testaccio mio, rione bello …. dimmi, almeno tu, la verità…
tu che ti sei dato…. questa mano di belletto…. sì costoso e più moderno….
dimmelo a me, tra me e te… a quattrocchi: …. chi te l’ha fatto fà?

O Testaccio mio, oggi così tanto “altolocato”,
con tutti questi moderni – e nuovi – “notturni localetti prelibati”…
non provarci neanche, tu, a servirmi, pure a me,
“oriundo popolan di Roma mia sparita di ier l’altro…”
come se pur’Io fossi, qui, come quest’altri,
uno stranier turista o un forestiero!

O Testaccio mio bello, di una volta,
allora sì tanto pieno di sporcizia, ma oggi…. spudorato…
non provarci più, a farmi tutte queste sviolinate addosso,
per spillarmi soldi dal panciotto,
…. ch’Io, poeta, ieri, affatto, non son nato……

Che, a Roma mia, Io vi nacqui e, per trent’anni, vi ho abitato…
sicchè – chiosando in fretta, qui, poeta, a farla breve…
Testaccio è sempre Lui, però… diciamolo…
ora che ha fatto i soldi, un pò è cambiato!

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Poesia teatrale – Agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015 di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 16, 2015 in Blog, Cristiano Torricella, In Libreria

Cristiano Torricella ci ha inviato questa poesia, scritta ieri per le povere vittime innocenti degli attentati che hanno ferito la città. Una poesia, che, dice l’Autore: “non avrei mai voluto dover scrivere, visto che considero Parigi la mia seconda città dopo la mia natia Roma.

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Agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015
(poesia per le povere vittime di Parigi)

(di Cristiano Torricella, autore)

Libertà Uguaglianza, Fratellanza…
agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015, vista ieri sera alla televisione…
invero, Io, italo vecchio scrittor, nonchè poeta dissidente,
aveo promesso di non scriver, di mio poetico – è ver? – proprio più niente;
ma, quivi, evidentemente, faccio, per forza maggior, una debita eccezione, di domenica,
per ricordar le povere ed innocenti vittime di popolo, massacrate ier, proprio lì, a Parigi…

In aria levata, mia negra penna indignata, gronda di vero sangue altrui – che orrore!
stragi di innocenti e disarmati visi, a tarda sera e notte, tranquilli e spensierati cittadin,
sparsi nelle vie affollate, nei caffè fumosi e nei ristoranti di Parigi;
inspiegabile vendetta contro chi e che cosa – insensata e folle, questo è sicuro -
colpendo odiosamente, a caso, i pazzi, chi non può affatto difendersi, un civile,
che si ciba, a tavola, o ascolta musica o passeggia per le quiete e luminose vie, a Parigi…

Vittime civili – alcune così giovani – indifese e coperte da macabri lenzuoli, stese in strada;
gente che aspettava, in auto, in fila, civilmente, ad un semaforo, ferita o uccisa, a caso;
urlan, nella notte, siren spiegate e grida di ambulanze e di feriti, per le mie tanto amate strade di Parigi;
così Parigi geme e piange, oggi, i suoi poveri morti ed Io – non posso esimermi dal farlo – anch’Io con Lei;
nostra preghiera agli innocenti morti, è doverosa e giusta – ed anch’Io la faccio, da credente, è ovvio -
ma poscia divento anch’Io – con gran sorpresa mia – per ribellione all’atto disumano e barbaro –
a tale infame scempio di popolo francese, ingiusto, rio ed inaccettabile a un umano –
quasi francese – e parigino – anch’Io, cantando “Marsigliese”, per reazione, pure Io!

Got mit uns! Ma Dio non ama bere sangue di innocenti vittime civili! Mai e poi mai!
Non mistificate invan, di Dio e di Pace, il Sacro Nome, o Novelli Anticristi di Parigi!
Orrore e crudele fanatismo invadono, d’un tratto, la Senna sotto ai ponti e il mondo intero,
che, sol ier dì, parea così civile e placido e turistico! Or dunque, vigilate!
Che, nero e funesto, sventola tal lugubre vessillo – odor di Morte Nera –
e spegne, di fatto, a lutto, ridente Tour Eiffel e la “ville lumière”, città d’amore,
calando lo tristo sudario, sulla ferita nostra Europa, tutta in fiamme, e su Parigi,
che tale infausto ed agghiacciante, disuman, terzo-mondial-guerrafondaio urlo di protesta genera e reca:
“terrorismo infame e vile, che uccidi gente inerme, a caso, in strada, a notte, a Parigi!”

Altre – ulterior – minacce odiose, in tv – poscia – non bastasse ancor, alle feroci belve, ciò che han fatto – Io odo:
minacce armate alla mia amata Londra del Tamigi…;
minacce armate alla nostra amata Roma, “caput mundi” e, da sempre, papalina…
saran, davvero, tal folli minacce, contro a Roma mia natia, date alla stura, come prossimo bersaglio di follia?
Non permettete sia fatto questo a Roma, “caput mundi”, vi scongiuro!
Chi di dovere, faccia! Vigilate!

Lucifero ride a crepapelle ed, apparentemente immoto, tace Iddio;
così pur’Io, parigin-roman poeta, affranto e mesto,
poso la mia sanguinante penna, trasudante inaccettabile disuman barbarie altrui,
fatta, come sempre, sulla pelle di tanta inerme gente, che non c’entra…
onore, perciò, alle cadute innocenti ed indifese vittime, civili, delle orrende stragi di Parigi,
caduti senza colpa alcuna, per la spietata crudeltà di estremisti insani e sanguinari…
A Parigi ed a tutta la Francia, perciò, Io, poè romano, qui solidale, termino di scrivere e l’abbraccio!
Mai più stragi! Never again!

Cristiano Torricella

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Poesia: Marino – due giugno duemilaquattordici – ultima poesia mia di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ago 17, 2014 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Confesso: al piacere di questa ulteriore pubblicazione tra le nostre pagine dell’ultima poesia di Cristiano Torricella, c’è altrettanta tristezza in quando con quest’opera l’autore ha chiuso un capitolo importante: quello di italo poeta metropolitano.

Ad majora, Cristiano, sempre! ;)

 

Marino – due giugno duemilaquattordici – ultima poesia mia

 

Marino, due giugno duemilaquattordici: da oggi, mai più poesie!
Eterno silenzio di sasso, per sempre, o poeta.
Lo promisi ier, perdendo a carte, a Mario, all’hostaria!
Basta scriver poesie, sor Cris!
Gli altri Me stessi faccian tutti, ora, è d’uopo, un passo avanti!
Ma lasciatemene scriver, Vi prego, di poesia, ancora una!
“L’ultima? E sia!” – disser, contrariati e scuri in volto, Essi.
Così, calate, infin, le segrete carte, che tenevo in mano,
smisi di poetar libero, m’arresi al Fato,
e, tornato come “fil di fumo di camin”, uomo di mondo,
da fredda, romana, tramontanina, fui, poeta, lesto, via, spazzato!
A che pro perseverar, a scriver li versi mia, ancor dunque, a vuoto,
se così fu scritto e promesso, per di più, a gioco fermo e truccato?
Ad altre mie libere immagini, dello perduto Io,
allor, oggi, poeta, qui, brindo e m’appello;
or che passar mano, carte ed ogni mio povero avere,
debbo, levando, verso il nuvoloso Ciel di Roma,
per l’ultima volta poeta, fiasco e bicchiere…
Addunque, ciò che stabilimmo fosse, lesto, data nostra parola, addunque, or sia!
Ultima mia poesia, promesso, poi più niente!
Ed eccola qui, l’ultima mia poesia, o miei posteri…
l’ultimo guizzo di genio, la poesia nella poesia:

“Addio a te, o Augusta Roma, megalopoli ingrata!
Morituro poeta metropolitano te salutat, oggi, per sempre!
Tuo cultural fine, sappilo, fu nostra, antica, gloriosa Roma!
Roma dei Cesari e de li gladiator pugnanti, no fregnacce!
Roma del Coliseo e del tempio d’Ercole Vincitor (chiamato erroneamente tempio di Vesta)!
Son ombre nostre Giovenale, Traiano, Tiberio imperator e il buon Nerone!
Ma tu dimenticasti, e non valorizzasti, mai, adeguatamente, il tuo storico passato (e questo è grave!)
Morte, allor, al poeta e Vate romanesco e romano, che scrive inutil, culturali, inascoltati versi!
Affinché dalle sue calde e riarse ceneri, di baciate o di libere rime,
altre immagini dell’Io possan, all’alba del “novo giorno”, che già spunta,
libere, brillare e sorgere, in libertà d’esprimersi e di dire:
1) il filosofo neroniano che, dai primigeni dì, di bimbetto colleoppino, m’accompagnava, ad arte;
2) lo scienziato pazzo, pien d’insondate zone erronee, d’entropiche credenze e di tecnologie pagane;
3) il chitarrista rock, monticiano, nostro, ch’il primigenio assolo elettrico, audace, all’aere,
dalla Torre dei Capocci, presso via Giovanni Lanza, a Roma, lanciava, a fin ’900, lancinante!
Un benvenuto 2050 a Voi, allor, o mie catartiche immagini autocentriche dell’Io, sostitutive!”

Così Io, glocal poeta, euro-italo-romano-romanesco,
narrai qui, per filo e per segno, com’Io mantenni la promessa.
Marino, due giugno duemilaquattordici: da oggi, mai più poesie!
Eterno silenzio di sasso, per sempre.
Lo promisi ier, perdendo a carte, all’hostaria!
Marino – A.D. MMXIV

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Poesia – Tutti insieme dovremo lottare un poco di più per render questo mondo più migliore di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 20, 2014 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

No, nessun errore nel titolo di questa poesia, Cristiano Torricella ha volutamente scritto “più migliore” per infrangere in un certo senso le regole e dare più enfasi al messaggio che vuole trasmettere. La sua (e anche mia) speranza è che l’errore desti dal “sonno della ragione” chi ancor oggi non s’è reso conto di quello che sta accadendo e in che direzione (quelli che io definisco sapientoni) ci stanno portando.

Danni immani e immensi a cui bisogna porre un freno, dire Basta!, e farlo tutti insieme uniti come Popolo.

 

Tutti insieme dovremo lottare un poco di più per render questo mondo più migliore
di Cristiano Torricella

E’ un italo popolo intero che, risvegliando, oggi, il suo cervello
da un profondo, antico, atavico, e lungo, sonno * popolare,
si alza nuovamente in piedi, oggi, ad alta voce, protestando,
avvolto di sporco fum, di promesse elettorali infrante, e fango,
e chiede, invan, all’infame mondo odierno,
pane e lavoro e giustizia e cultura vera e vita!

Non si può più aspettare, ancor, più oltre, le promesse!
Che noi stessi, già oggi, invecchiam e moriam, malati e stanchi!
Ed anche tu, o giovane Holden, anche tu, non tergiversar là, col telefonin, più oltre!
Che serve, come il pane, oggi, un cambiamento!
Oggi e non oltre oggi!
Che già – così Io scrissi, ier – oggi è già tardi!

Non dite, poi, che Io, vecchio poeta dissidente, non lo pre-dissi in tempo, al popol mio!
Tutti insieme dovremo lottare, un po’ per volta, un poco di più, pacificamente, tutti insieme,
per render questo sporco mondo più migliore!
No? – tu dici?
Vale ancor, il “divide et impera”, di partito e di fazione, oggi?
Oggi, ancor più d’una volta, stoltamente, vale e stravale, eccome!

Spezzando nostre, gravose, popolar, itale catene burocratiche,
di sotto all’apocalittico cielo atomico, futuro, pien di manipolate nuvole o.g.m,
che a balcon, qui, di sopra, a noi, oscur e feroce orco di Gran Debito, già fiata e morde,
a riverberar suoi accesi lampi atomici, sì belli, su di noi, qui, di sotto, itali parolai imbelli,
vane parol di fumo, che, più oltre, oggi, non le possiam esportar, di fuor, nel bel glocale mondo,
nostri politici, economici e partitici, lacci e lacciuol e ritardi, catene a vita intera, così belle!

Cambiando, poco a poco, per l’avvenir di lor, nipoti e figli e nonni,
corrotte, e sporche regole, del gioco, oppure lasciando tutto come pria,
se preferite Voi, ignari ed ignoranti cittadin del volgo,
d’esser fregati sempre, a poco a poco!

Vivremo ed invecchierem, allor, vi chiedo,
se non farem nulla di nulla, per cambiare,
nello straordinario paradosso culturale italico?
E ci ammaleremo, e morirem, di tante povertà brutte, d’ogni genere,
dopo aver vissuto invano, disperati,
in un bruto mondo, di Unni e di Vandali, alla carica,
estrema gabbia di rabbia e di declino assai evitabile,
che va a crear disastri atomici, disoccupazion di massa, Grande Paura?

Se anche a te, perciò, o pigro cittadin d’oggi, strarincoglionito di televisione,
tale mondo futur, che vien, non piace affatto e fa Paura,
cambia oggi te stesso, rinsavisci e riaccendi, per pochi minuti, il tuo cervello:
torna a pensar, autocentrico, di nuovo, agli ideali ed ai desideri tuoi, quelli più veri;
e inizia a ragionar su tua vita, già, e come trascorsa, obbediente e servile, fino adesso;
e prepara tua cultural, personal, dignitosa, guerra pacifica, e, mental, riscossa,
se vuoi, che poi, un doman, tra noi, nel nostro stival, sì disgraziato, regnino, infin,
addopo alla gravosa lotta, Pane, Onestà, Lavoro e Dignità Sociale e Pace!

* sonno = è il sonno della ragione e dell’intelletto, che tanto male ha fatto, per decenni, all’I-taglia

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Poesia teatrale – Splendide foto di borgata di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il giu 15, 2014 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Click, fotografia! Da completo profano di questa forma d’arte sono convinto che una fotografia non sia solo un’immagine impressa su pellicola o come avviene con le moderne macchine fotografiche una serie di pixel catturati e convertiti in digitale.

Una fotografia racconta sicuramente una storia, un attimo catturato e successivamente tramandato.

Una fotografia racconta, e non necessariamente con un’immagine, impressioni e luoghi e persone e vita…

Splendide foto di borgata di Cristiano Torricella imprime su carta e a parole un tempo ormai trascorso, un incontro e un alternarsi di sentimenti e stati d’animo…

 

Splendide foto di borgata
(poesia teatrale e testo di canzone)

Quanta brutta gente, anime lorde e senza qualità, ho visto Io, a fine ’900, a Roma, in borgata.
Anime colme di violenza, d’ignoranza, di lontananza, di sradicata grettezza e di stupidità certificata.
Li ho visti ed incontrati lì, per caso, nelle avide buie periferie, del mondo intero e di Roma d’ieri.
Che si credevan, tutti, loro stessi, proprio al centro dell’irraggiungibil, mondo mio, romano.
Senz’avvedersene, affatto, di proporsi male, anche a se stessi, a loro onta e gran vergogna umana.
Che si credevan, loro stessi, “vero abitante, autentico, di Roma; unico, sapiente, Dio della borgata”.
Senza mai manifestare sano dubbio cerebrale, su lor stessi e lor, vili, beote, smanie d’esser supremi.
Senza ceder niente a nessuno, mai e per nulla al mondo, in specie spiccioli d’umanità più vera.
Superbi, arroganti e prepotenti, che voller vivere, alla grande, lor vita, sol per un giorno soltanto.
Generatori della, infernal, Grande Paura, dell’uomo stesso verso l’uomo, che ucciderà per niente.
Che diceva, sì stoltamente, a me, che stavo in pace, in pubblico giardinetto, lì, nella Natura:
“Chi sei tu, e che vuoi, da noi, o fotografo? Tu che vieni a rubà immagini del nostro periferico?”
e mi diceva ancor, stoltamente, a gesti, col suo stesso fisico, se ancor non bastasse, tale affronto:
“Son sol Io, qui, supremo padrone e borgataro! Non lo vedi, chiaramente, come mi comporto?
Come avessi, Io, una pistola in pugno? Mostrando, fieramente, a te, miei muscoli e mio grugno?”.
Gente arrogante, che voleva farti paura e allontanarti, che, di te, si sa, non c’è troppo da fidarsi…
Creativamente inesistente, eppur così, teatralmente audace, nel gridare, bestemmiando, ad alta voce:
“Qui Dio proprio non c’è! Qui Io sono O.K. e tu per niente! Non ci provare, neanche, a farmi ombra, neanche un istante! Qui, in borgata, brillo solo Io, come Sole in cielo, e nessun altro! Per mangiare tutti i giorni, qui, tra questa brutta gente! E allor tu, dimmi, or ora, chi tu saresti? Che vuoi da noi? Da dove vieni? Chi ti manda? A cosa miri, qui, oggi, tu, orrendo, tra noi altri? Hai duecento lire, o una sigaretta? Ma che mezz’uomo tu sei, se non fumi nemmanco?”.
E poi via va, gradasso e palestrato, ondeggiando sui suoi esagerati muscoli e sui fianchi, lui, bulletto di periferia, tutto tronfio e senza più cervello funzionante, ad alto volume, tutto lieto della sue nuove bravate, ben scoreggiando, a cercar lieta fortuna di borgata, nell’agognato gioco delle carte, a giocar, in bisca, a le tre carte o a poker, o passando sua bestial giornata vuota, tra muretti, risse e “battone” e biliardi, e bevute e sbronze e calci e pugni e bestemmie e parolacce, e bar e cornetti caldi caldi, sfornati appena all’alba, tra cani randagi, che urlan, di notte, e mordon gambe, e soprusi ed abusi e giochi d’azzardo, senza più fede in Dio, né in Nostra Madre Celeste, La Madonna!
Scatta, allor, o malcapitato qui, tue sgradite foto: e poi và, che, agli Inferi, non piaccion i curiosi!
Abusivo è, qui, tutto ciò che tu fotografi, per chi, come noi, già regna, e vive, nell’infernal degrado.
La tua stessa curiosità e presenza è, per noi, gran male, specie se domandi informazion stradali!
Scatta perciò, o fotografo, e poi và via, è l’avvertimento ultimo, qui, dell’Ade, tue foto balorde!
Tutte uguali son, con odor marcio, e stessa gente, borgate e periferie, del nostro povero mondo!
Feroci rifiuti stesi al Sole, tra panni, e baracche, e lamiere e motorini “abbruciati”, giù in strada!
Asfalto e casermoni dormitori, tutti uguali e tombini rotti e “sorci” grossi, come gran dame al Ballo!Che escon, a notte, nel silente parco, dalle fogne, a far compagnia alle brillanti “lucciole” nostrane.
E quanta brutta gente c’è, qui, stasera, intorno a me, in questa borgataccia di Roma, di fine anni ’90!
Fumi di rifiuti, che fan tossire gole, ed il cervello inquinano, spingendo ogni pensier a morte certa.
Ed automobil, come case provvisorie, di siringhe e d’illusioni di sfuggire il mondo, piene del nulla.
E borgate irraggiungibili, con l’autobus dell’A.T.A., che, qui, parte, dall’Y° Miglio, qui, a Roma!
E rigagnoli d’acqua lurida, che, qui, corre e scappa via, entropicamente, sulla bruciata terra degli uomini-topo, rinchiusi in granitici soppalchi in cartongesso; rabbiosi alveari di cemento, tutti uguali; topi ristretti in anguste gabbie, che rendon rabbiosi, e peggio ancor, uomini e cani; pelosa penuria di tutto e di ogni, e, soprattutto, di fede e carità cristiana; morta, per sempre, ogni vana speranza di futuro riscatto; sporca e puzzolente persin l’acqua, che, tutto affogando, addentro ai fossi e ai prati verdi abbandonati, rabbia e desolazione, tutto intorno, regala, Lei che inquinò, per sempre, in quel dì così lontano, giorno così irrimediabilmente depresso, sprecato e svilito, di mia Roma, ogni giovanil, elevato, ideal creativo di bellezza, purezza e potenzial riscatto, della peccatrice razza umana…
Splendide foto di borgata di fine ’900, che nessun mai mi chiese di vedere, che in un trasloco persi…

Cristiano Torricella

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