Punti di vista: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni

(2 commenti) | Commenta | Inserito il ott 17, 2017 in Blog, Cristiano Torricella, Punti di vista

L’Amico Cristiano Torricella non è nuovo tra le pagine di Libera-mente, a lui è dedicata una categoria e una serie di altri testi che potete trovare tra le nostre pagine, basta cercare un po’! ;)
Questa volta il testo, assolutamente inedito che ci ha inviato arrivato direttamente dal suo archivio privato, lo segnalarlo in Punti di vista perchè racconta quel che anni or sono è accaduto e che ha avuto la possibilità – ahimé, storia triste -di toccare con mano.
Argomento che ancora oggi, a distanza di anni è vivo…e già questo dovrebbe dar da pensare…pensateci!


Titolo completo dello scritto è: Cristiano Torricella – sfratti di fine ‘900 nella Roma dei rioni (sfratti all’Esquilino, a via Merulana, a Monti, al Celio, a San Giovanni in Laterano ed a San Clemente dal 1970 al 1994)

Alla memoria degli sfrattati nostri concittadini romani
dei rioni del centro storico di Roma, dal 1970 ad oggi:
“ che, lasciar, così, tutto su due piedi: lasciar parenti e amici…
lasciar local dialetto (di rione) e luoghi cari e ricordi antichi,
gettando tutto quanto, per emigrare altrove, con buste e scatoloni, chissà dove,
a ricominciar tutto daccapo, fuori dal rione nostro e fuori Roma, è così… dura!”
(Cristiano Torricella – citazione citabile)

 

Rammento ancor, come se fosse ieri l’altro, nonostante oggi Io sia più a Pomezia (RM) che al primo rione Monti,
antichi smunti visi di donne scarmigliate, affrante e irose, quasi allupate, il cui parlar dialetto stretto è oscuro e ignoto;
strillanti pupi in fasce, maltenuti in grembo, di sotto a lampadine fioche, nei bassi prospicienti a San Clemente, a Roma;
drammatica umanità perdente casa, senza vergogna d’essere spogliata, che tutto perde al volo e resta… niente;
indifese prede de li vil speculator, bottegai profittator, venienti su dal “porco volgo”, di case e profitti assai… ghiottoni!

“Traite, fili de puta!” – come già scritto abbasso e sotto, in su l’antiquo pitto muro, a San Clemente chiesa e sotterranei,
li cittadin, de Roma, “for de casa”; fatene, così, sì “Granne Scempio Granne”, gettandoli, “de fora”, in su la strada!
A du’ passi, dar Coliseo gremito de turisti e de… passanti! A du’ passi, da via Merulana e da la Santa Scala… Laterana!
Che par n’abbasti mai, a li speculator mordaci, d’oggi, sanza più religgione, d’aruvinà ‘a gente perbene pè… danaro!
“Cornuti diavolacci! Infami! Magnaccia e… li mortacci!” – queste son ciò… ch’il volgo addice ad Essi e… maledice!

Io, poè incolpevole de tutto ‘st’odio popolare, sol ciò che Issi addicheno trascrivo – Io, che c’entro? -
ma son pur’Io, de Roma dei rioni nostra antiqui, odierno cittadino ed abbitante, de quell’Oppio Colle, nostro vanto;
pertanto, romanamente e socialmente, debbo dar voce, carta e penna a chi non puote – poveraccio – gnente,
e tramandare ai Posteri Lor Storia, “pore mie genti mie”, da li rion de Roma sì cacciati a viva forza, come cani,
quasi che per trent’anni ed oltre, li cari affitti – o pigion salate – ‘sti “Pori Cristi in croce” non l’avesser mai pagati!
O Profittatori de ‘i più deboli, guai a Voi, che lassù c’è ‘n Dio Gigante, che veglia… con costanza, sopra a ‘i poveri!
Che chiederà, a ognun che Sora Barocca Morte torre e preda, lo conto final, a l’Univerzal Giudizzio, a discrezzione!

Di tal, incresciosi, fatti, addimenticati da la pubblica opinione, Io, poè de Roma, debbo pè forza scrivene memorie,
giacché se n’è già persa, oggi e troppo in fretta, ogni memoria historica, già oggi, ch’ancor costoro viveno ner monno;
penza quanno che sarian già morti, come saria fin troppo facile, pè i Ricchi e i Potenti, di tacitar costoro con un dito;
eppur furono pianti e ugne e parolacce e grida forti, e “pora historia” di popolo romano, tal bruto volgo offeso e vinto,
sloggiato da le case cò la forza pubblica, che fecer fagotto ‘n fretta, cò derrate alimentari e cento pore buste de la spesa,
tra lagrime, che scenne ai bimbi ed all’anziani, mentre “le femmine” porta via tutto er monno in su le… spalle!

Così sfrattorno, via da Roma “Capital d’Italia”, tutti li cittadini invisi al “Pubblico Potere dei… Ricconi”;
via da Esquilino, Monti, Celio, via di San Giovanni in Laterano e San Clemente, a Roma, li “poracci”;
romane e romanesche genti e stirpi, senza casa, e annisciun giornal, di parte e dei padroni, l’aricconta!
Pè fà spazio e largo a chi ci ha… i soldi! Pè facce l’hotel, li residences, li studi d’architetti, l’uffici e li… palazzi!
E a mia me par, pure e a onta – correggime si toppo! – ch’annisciun poeta (vivo) – de bella nostra Roma popolare –
finora n’ha parlato o scritto mai, d’isse genti sfratte, offese e… vinte! Addunque, cosa… aspetto? Che aspettare?

Sicchè, presa mia penna in man, del tempo – ch’Iddio donommi – fò tesoro ed, ivi, ne lasso, ai Posteri, memoria,
Io poè, che quivi scrivo e pongo, a “memoria aeterna”, le “roman perdute gesta” de le “perdute genti” de la… historia!
Perdute e perse genti, ma non ancora “domite”, s’Io scrivo! Via da lo storico palazzon de la via di Lodovico il Muratori!
Via da la Merulana via, ch’ebbe, addopo a quel noto “fattaccio brutto”, quest’altro… de li sfratti… sì peggiore!
Impalcature edili, odor di calce fresca! Murator che vanno e vengono, di sotto! Cartelli di protesta e… parolacce!
La “plebea romana gente” si difende come può, ma è una lotta… impari! Con avvocati e soldi vince… il ricco!

Via da la Vittorio piazza, ebbra di bancarelle e di “mercato umano”, le “perdute genti”, sfrattate, vanno in strada;
e, quivi, nun ce s’aritroveno pè gnente; e s’accampeno e bivaccheno pè poco; che poi li sloggian via… dai marciapiedi;
sfrattati tutti, anche quarche sfortunato compagno mio de scola; via da li popolar palazzoni granni e grossi, senzameno;
via da Roma centro; da li monumenti antichi e dai rioni; chi va a le periferie de Roma; artri a Ostia o “fuori regione”;
via, pè sempre, da li due popolari caseggiati enormi, coi grandi portoni, di fronte a lo spedale de i soldati, a Celio rione;
via da via Labicana, tra Colle Oppio e via Lodovico Muratori, che lì, indò le palme svettan, alte, ce vengono… i Zignori!

Poi li due popolari caseggiati enormi, coi portoni, li hanno, dopo poco, demoliti, lascianno tutto quanto in… abbandono;
ma che se fa così, visto che ce mancheno ‘e case, propio ar Celio e a Roma? Rovine de palazzi, erbe, monnezza e topi.
Ce vanno, a fasse i buchi, chi se droga. E’ ‘na vergogna proprio, st’abbandono! A due passi, due, dar Coliseo de Roma!
Capitalista violenza urbana, che scacci chi ha bisogno de ‘na casa e, addopo, tanto urbano spazio… ammorbi e sprechi!
Così è ‘sta “brutta storia”, a l’occhi de i romani de’ rione, che, de Celio o Monti sono, è ‘a stessa historia, pressappoco!

Verranno, poi, ner tempo, altri futuri sfratti, ancora, a Roma, ammanco troppo in là, ammanco in troppo tempo diluiti;
che già ce fanno vede “sorci verdi”, a noi der popolo de Roma e ne danno de grattacapi, preoccupazzioni e grane vere;
ormai desueto l’equo canon popolare, lo “caro affitti” impazza e sfratta e viene; vano pagar inutile pigione per trent’anni almeno, per, poi addopo, essere sfrattati tutti, come cani; minacciati de levacce luce e acqua, mentre rompon, li muratori, con fragore, bagni e maioliche de sopra, a li solai e pure ar quinto piano, indò l’inquilini antichi so… spariti!

Vil denar contante, per cui l’omo fa cose d’ogni genere e natura, anche le più turpi e più spregevoli, per lo vil denaro;
senza rimorso di coscienza alcuno; minaccian di sfratto li vecchi e li malati e pur le anziane vedove, in malmodo secco;
nessun riguardo per li capelli bianchi; nessun riguardo per lo Natale, già imminente; bussano a le porte, li… padroni!
Sol pè l’portafoglio pieno! Senza troppi convenevoli o riguardo, per chi qui visse e pagò, da inquilino onesto!
Via di qui! Al più presto! La casa è roba nostra e ve ne diamo un’altra! Dove? Lasciate libero il locale a fine mese!

Così svuotorno, li popolar rion di Roma, di centinaia di famiglie urbane, rendendo tal rioni nostra “impopolari e cari”;
sicché, molti di lor non tornaron mai più a Roma; alcun di lor son morti o si son fatti vecchi e malati, ormai dimenticati;
ma Io son vivo e vegeto e – giovane poeta di rione – tramando ai Posteri questo “fattaccio brutto”, che, in futuro, spero,
nelle facoltà universitarie sia ben studiato, tal vasto dramma d’appartamenti e di case abbandonate, pria demoliti e, poi, si sa, ristrutturati, sì tirati a nuovo e riaffittati al triplo prezzo dell’affitto precedente calmierato, giacché, da un vecchio appartamento, ci si ricavava poco o niente, lasciando il “popolin romano” a viverci in affitto, senz’affittarlo ai benestanti forestier, quivi giunti, a Roma “caput mundi”, che tradisce e sfratta il suo stesso popolo per… soldi!

(fine della prima parte – continua)

Cristiano Torricella


Nota al presente testo inedito monticiano

Prima parte del testo inedito, da me scritto, in un attimo di tempo libero, nel 1994, su una panchina del parco di Colle Oppio a Roma, a due passi dal Colosseo e dalla “Domus Aurea” di Nerone – genere: poesia drammatica di denuncia sociale e testo di canzone di protesta contro gli sfratti che storicamente avvennero nei rioni del centro storico di Roma (rioni già citati per nome, nel testo, da me autore) tra il 1970 ed il 1994.

Importante documento, di tipo poetico-narrativo-storico, inerente fatti urbanistici realmente accaduti a Roma centro storico, oggi dimenticati dagli stessi rionali “romani de Roma”, accadimenti storico-urbanistici di cui Io stesso fui testimone storico “di rione”, prima da bambino e poi, successivamente, in gioventù e tuttora.

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Nota odierna del 10/10/2017 – trascrizione da manoscritto cartaceo ed invio via e-mail al blog libera-mente.net
Questo mio testo storico romano di fine ‘900 (mio testo inedito del 1994) è tratto dall’archivio cartaceo A.L.T. – Archivio Letterario (privato) Torricella e vado ad inviarlo via e-mail, dopo averlo trascritto da cartaceo, ad Andrea Macchia per l’eventuale pubblicazione (di esso) nella rubrica “Poesie della domenica” del blog libera-mente.net, se ed ove possibile. Grazie Andrea Z Mac!


Graie a te, Cristiano, per avercelo segnalato, aspetto la continuazione e nel frattempo ti saluto con è tra noi: Ad Majora! ;)

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“Tre cervelli… e finalmente esce il libro!” di Colangeli, Macchia, Torricella (II parte)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 11, 2017 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella, In Libreria, Incipit

trecervelli1E come annunciato nel precedente articolo: “Tre cervelli… e finalmente esce il libro!” di Colangeli, Macchia, Torricella (I parte) in cui ho affermato di andare al contrario, continuo a salire e a presentazione l’antologia “Tre cervelli… e finalmente esce il libro!”.

Certo, ho saltato parecchio perchè c’è molta roba in queste duecento e più pagine e non vorrei mettere troppa carne sul fuoco come si suol dire ma un pezzettino preso qua e uno preso là spero abbiano l’effetto di incuriosire sul contenuto e su quello che tre cervelli, sei mani, hanno da dire…non nascondo niente, questo è certo, il libro c’è, è tutto nero su bianco e noi autori siamo qui, lì, tra Roma e Bari e oltre…

E allora cosa riportare ancora? Beh, prima di fare un bel salto in avanti vorrei segnalare la pagina dedicata sul sito dell’editore – Edizioni Simple – a questo link:

Edizioni Simple – “Tre cervelli… e finalmente esce il libro!” di Colangeli, Macchia, Torricella

è il minimo che possa fare, oltre che la presenza su IBS, Libreria Universitaria e Amazon:

insomma, come ho detto prima, il libro c’è e non è niente male, eh? ;)

Ma ritorniamo e facciamolo questo salto…

Verso le prime pagine e con tanta emozione, c’è la dedica che ho scritto, è la prima che leggerete e in tutta onestà ci tengo tantissimo, è qualcosa che sento e in cui credo veramente…dai, forza, seguitemi! ;)

Dedica, a cura di Andrea Macchia (“Andrea Z Mac”)

Ed eccomi qua, nell’auto-produzione di questo libro scritto a sei mani, quelle di Cristiano Torricella e di Danilo Colangeli – ai quali mi rivolgo con il “tu” perché li sento molto vicini, anche se non ci siamo mai incontrati – oltre alle mie, naturalmente…

Abbiamo deciso di ritagliarci un piccolo spazio per dediche, prefazioni e molto altro che, per la prima volta nelle pagine che seguono, prendono vita e si affacciano, facendo capolino, come un gatto affacciato al balcone verso il mondo esterno, quello che vediamo ogni giorno e che qui raccontiamo, ognuno con il suo stile, tenendo presente il passato e imparando da esso…come è giusto che sia.

Credo sia pensiero comune, tra noi tre coautori, quello di non voler peccare in presunzione e di non aspettarsi vendite altissime… non lo facciamo per questo… non lo faccio per questo… ma, invece, collaboro all’auto-produzione editoriale per proteggere uno dei beni più preziosi che il pensiero produce e la mano realizza, mettendo nero su bianco: la scrittura, la bella scrittura in Lingua Italiana!

Nel caos, che ormai predomina nelle nostre giornate, ritagliarsi spazio per scrivere lo considero un valore aggiunto a questo lungo percorso, che va dal cammino a quattro zampe (un bambino con una matita colorata e un foglio) alle due zampe (uomo adulto) ed ai pensieri che dovrebbero essere più complessi, articolati, pensati e sentiti (potrebbe sembrare un gioco di parole (pensiero-pensato) ma non lo è).

Dedico alla scrittura senza fronzoli, naturale e spontanea, poetica, romanzesca e critica, il libro che avete a portata di mano e che Tu Lettore ti accingi a leggere.

Solo per essere arrivato a questo punto, ti dico Grazie!

E ti invito ad andare avanti, non te ne pentirai! ;)

Personalmente non sono nessuno, sono uno dei tanti, ma non per questo meno importante di altri.

Unico sicuramente sì e, come Muzio Scevola, potrei metterci la mano sul fuoco, non perché ritenga di sbagliare o perché troppo sicuro, ma per esprimere la certezza che provo, in questo momento, ripensando a quello che ho scritto: pensieri precedenti a questa dedica, che non fanno altro che rafforzarsi in questa dedica, diventando un tutt’uno inscindibile ed inseparabile, proprio come le frasi, i periodi ed i capitoli di un libro.

È l’unione che fa la forza: in questo lavoro, “tre volte forza”, perché tre sono le persone del “N.L.C. 2050 d’Italia” in questo libro.

Danilo Colangeli ho avuto modo di “conoscerlo” con “Legame indissolubile” … e mai titolo di romanzo è risultato più azzeccato, come apertura a questa raccolta… sarà stato il caso?

Non so… so solo che una volta cominciato a leggerlo, sono arrivato alla fine e che, nei primi periodi di “Legame indissolubile”, ho pensato che avesse voluto descrivere me, Andrea, abbastanza simile, (ma non uguale) al protagonista, che si ritrova a guardare la Juventus, a buttare carte delicate ed a fare confusione con la raccolta differenziata (io lo faccio sempre… non si dovrebbe dire, ma siamo umani e sbagliare è una delle doti naturali che abbiamo, così come il rispetto, il pensiero e tanto altro…).

E Cristiano?

Beh, Cristiano Torricella lo “conosco” da un po’ – “ne è passato di tempo dalla prima volta, vero, Cristia’?” – ma siamo ancora qui, andiamo avanti e fino a quando ci saremo le diremo – le cose come erano e come stanno – cavolo!

Se qualcuno sbaglia è giusto farglielo notare ed alzare la voce, a volte come suggerimento, a volte come rimprovero, perché noi su questa terra ci viviamo e perciò abbiamo tutti il diritto di ricordarla e renderle omaggio; bella come la Roma degli anni precedenti, e ricca come Roma ed i suoi abitanti dei rioni prima, e dei quartieri poi…

Sono dieci anni che su Libera-mente.net inserisco testi di varia natura e non intendo smettere per nessun motivo, fino a quando qualcuno continuerà a leggerli, ed anche solo una visita al sito è, per me, già una vittoria!

Ora, parte di questi testi sono messi nero su bianco e contribuiscono a difendere la scrittura, con meno errori grammaticali possibili ed in una lingua che è nostra e che è la più bella al mondo: l’italiano, quello che una volta – sapientemente – si imparava e si insegnava a scuola e che adesso viene maltrattato anche dove dovrebbe essere rispettato e fatto crescere, inculcato nelle giovani generazioni…

Dedico allora a Cristiano Torricella, Danilo Colangeli e Libera-mente.net questo libro, che per noi rappresenta una piccola fetta di un grande e storico monumento, quale è la scrittura.

Siamo la dimostrazione di un cammino – percorso tutti insieme – partendo dal largo, fino ad arrivare alla riva, di un’onda in moto perpetuo, che non si ferma mai…

Dedico dunque questo libro ai liberi pensatori e proprio come ho in firma nel mio profilo su Libera-mente.net, ribadisco qui che “pensare non è reato!” o (in alternativa) “pensa, è gratis!”.

Grazie!

Con affetto…

Andrea Macchia

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Pensierino su “Tre cervelli… e finalmente esce il libro!” di Colangeli, Macchia, Torricella (I parte)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 8, 2017 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella, In Libreria

A volte è più facile partire al contrario, a volte capita, questo volta è successo a me, è una rara occasione: quando conosco un argomento, un teorema matematico utile alla soluzione di un’equazione o di un esercizio, un linguaggio di programmazione oppure ogni singola parola contenuta nel libro che vorrei segnalare.

Ogni singola parola? E quante volte l’hai letto? Come fai? Queste domande sarebbero più che giustificate in certe situazioni ma ora è diverso perchè uno dei “tre cervelli” sono proprio io…o per lo meno spero sia così! ;)

Già, è vero, avrei dovuto scrivere tanto tempo fa il pensierino, poco prima dell’arrivo dell’estate ma è come se fossi andato in una specie di “letargo estivo”, chiedo scusa, sono veramente una lumaca – la prima da destra nella copertina, quella più in basso – ma credo che ogni cosa debba arrivare a suo tempo, ed è questo il tempo giusto, tre mesi dalla pubblicazione di “Tre cervelli… e finalmente esce il libro!”.

Pubblicato tre mesi fa, pensato ancor prima (si parla del 2016) da Cristiano Torricella – motore coautore del libro – il quale mi propose un libro a sei, mai fatto in vita mia!
Cosa fare? Rimandare? E perchè? E’ un’esperienza che mi ha visto protagonista o comparsa, a seconda dei punti di vista – e per come son fatto – personalmente parlando – sono sempre pronto a mettermi in gioco ed ecco il libro: “Tre cervelli… e finalmente esce il libro!”.

Mai conosciuti dal vivo Cristiano e Danilo, pardon, Cristiano Torricella e Danilo Colangeli, a volte mi dimentico questo ma è come se li avessi sempre conosciuti e altrettanto stimati per lo loro poesie e racconti e romanzi…c’è dell’alchimia in questo progetto e sono fiero di farne parte anch’io e spero tanto la provino anche loro nei miei confronti. L’antologia è descritta alla perfezione già nelle prime righe della quarta di copertina che estrapolo, non trascurando il resto del testo, ma celandolo volutamente affinchè cresca ancor di più la curiosità e la voglia di “sapere come va a finire” ;)

trecervelli1


Quarta di copertina dice:

Questo libro di carattere antologico-sperimentale, collettivamente creato da alcuni autori del “N.L.C 2050 d’Italia”, raccoglie in queste pagine, in comune unità d’intenti, per la prima volta in assoluto, testi di autori molto diversi tra loro per genere, stile e contenuto letterario, che si “aiutano” a vicenda.


Niente di più vero, ve l’assicuro! Siamo riusciti a metter insieme stili diversi, totalmente, non sono uno scrittore di professione, con caratteristiche ed esperienze diverse ma punti in comune tra i più importanti per quanto mi riguarda: rispetto per la nostra lingua, l’italiano, voglia di comunicare e di condividere nel vero senso della parola e liberi pensieri in Libera-mente…noi ci guardiamo intorno, elaboriamo ma alla fine decidiamo con la nostra testa, con il nostro cervello…e nessuno mai riuscirà a cambiarci.

E visto che qualche riga sopra ho detto che cominciavo al contrario, continuo inserendo in questo primo breve articolo, la prima appendice del libro a cura di Danilo Colangeli – romanziere.
In seguito arriverà altro ma non preannuncio cosa…non mi resta che dire: “state con noi, ad maiora! Sempre!”

DANILO COLANGELI Biografia dell’autore

Danilo Colangeli nasce a Genzano di Roma (RM).
 
Dopo aver conseguito la maturità scientifica con un alto punteggio, s’iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza (studi che tuttavia non porterà mai a termine), dedicandosi nel frattempo a corsi supplementari (inglese, tedesco, informatica…) nonché a saltuari lavori.
 
Si trasferisce a Pescara per frequentare un corso biennale in Lingua dei Segni Italiana (L.i.s.), acquisendo la qualifica di interprete generico.
 
Finalista premio “Farnesi – città di Prato”, anno 2012.
Finalista premio “Terni Horror Fest – città di Terni“, anno 2016. Dal  2014  in  poi  ha  collaborato alle  iniziative  del  “Libero Centro 2050” di Marino e dei Castelli Romani, fondato da Cristiano Torricella autore, e, dal 2015 in poi, a quelle del “N.L.C. 2050 d’Italia”
  
Bibliografia dell’autore
 
“Tramonti in fiamme”, AltroMondo Editore, 2011, 456 pag.
 
“L’angelo e la maschera”, AltroMondo Editore, 2012, 399 pag.
 
Altri testi dell’autore si possono trovare nei seguenti libri:
 
“Roma  sparita  di  fine  ‘900  da  Marino  a  Pechino”  di
Cristiano Torricella, Edizioni Simple, 2013, pag. 261-262
 
- Collana “Quaderni – Castelli di Scrittori” n. 4 e n. 5 del B.A.S.C. di Frascati (RM), 2012, 2014 (relativamente alla propria partecipazione a “Castelli di Scrittori”) 
 

Dice l’autore Danilo Colangeli:
  
“Se durante gli anni trascorsi al liceo scientifico qualcuno mi avesse detto che avrei scritto un libro, probabilmente gli avrei riso in faccia. Solo dopo la maturità nacque in me la passione per la scrittura. Da quei tempi ho scritto moltissimo, soprattutto racconti brevi che spaziano tra fantasy, thriller, surreale e fantascienza. Nonostante ciò, la maggior parte dei lavori da me cominciati sono tutt’ora da ultimare. La scrittura per me è un gioco divertente attraverso cui si plasma un mondo che altrimenti non esisterebbe ed è utilissima quando ci si vuole distrarre per un po’ dai problemi della vita di tutti i giorni.”

Bravo Danilo!

(…seguirà una seconda parte…)

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Gran rifiuto ad adempiere al contratto truccato del 2050 di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il apr 2, 2017 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella

Intro in rima in omaggio a Cristiano Torricella, o per lo meno ci provo! ;)

Il Buon Cristiano mi ha inviato,
in un tempo che per mancanza di tempo
è già passato (poco tempo fa, a parer mio),
un suo testo inedito e “truccato”,
in cui cita me e Libera-mente
insieme ad altrettanta gente
che per visione, e convinzione,
diversa dalla mia,
chiude la porta alla poesia
e al pensiero libero che ci sta dietro – e dentro
che troverà sempre spazio
in questo posto
perchè siamo fatti per pensare
in maniera indipendente e di sicuro
Libera-mente!

 

Gran rifiuto ad adempiere al contratto truccato del 2050, di Cristiano Torricella
(poesia di denuncia sociale contro le “Caste dell’Arte”, scritta in neodialetto italo-romanesco)

Mi rifiuto di apparire “a gratis”, ner 2050, di nuovo, sulle scene
per questa ital società, si bara e ria, senza cultura,
che tutto ci promette, bara e mai… mantiene!

Sì contente, le Invidiose Politike Serpi Intellettuali, sibilan tra i denti:
“Povera e Giusta Fine è… questa, per Ogni Artista Indipendente Libero…
che non blandisca bene i… Ricchi ed i… Potenti!”.

Pagatemi Voi, Voi, dunque, e non Io, da oggi,
o vili Caste D’Arte Prezzolate e Finanziate Bene,
sì m’arubbate… pè Vostre Fregnacce Culturali Eccelse…
di concorsi letterari a premi ed… altro, fatto da Voi…
er prezzioso tempo mio mortale… e la salute mia…
oppur… si a Voi ‘n ve va…. famo… ‘n ber gnente!

Sicchè, Io poè metropolitan, dimissionario da li mia fin novecenteschi versi,
un dì, vinto ed emarginato dal… Potere Politiko di Roma e di… Milano,
rovesciato a l’incontrario er “paradigma der vincente” a vostro danno,
insegnatomi da Voi, in questo mondaccio infame, autoreferenziale e… prepotente…
che ci umilia – e sfianca – tutti i Santi Giorni… cò burocrazzia, tasse e.. gabelle…
invio oggi, da li Castelli Belli “for de porta”,‘sta “mia flebil voce” solo ad… Andrea.

Mettenno Libera-mente punto net,
levannoVe importanza e… tempo mio,
tra i primi posti de “Quelli che conteno ner… monno”,
prima de li Potenti e Ricchi de la Terra e de li… Politiki,
e … a li “politikanti ignoranti dotti artisti”, invece… all’ultimo!

E gnente de gnente, invece, mannerò più – a gratis – Io, poè…
a tutti quell’artri, ch’ammanco conosco, che me chiedon, Loro, a ortranza…
altri miei testi “a gratis” e… mie poesie…. e de partecipà, a spese mia, a “questo e quest’artro”…
che si je và de mette online, a Isso, blogger Andrea… bontà sua,
Isso me pubblica, quanno che Lui ci ha tempo, ‘sti quattro miei… versi!

A giornal e Tv, perciò, gnente più aggratis…
che nun meritano, ammanco, ch’Io ce perda tempo e che je scriva e-mails…
e si vorranno – ancor, da me – quarcosa che Io scrivo o dico…
da oggi, pè tutt’Issi Lor, è finita ‘a pacchia… è a… pagamento!

Che de le Caste… d’Arte… so, Issi, Li Maestri Eccelzi…
che rubbeno, a l’Artisti Veri Indipendenti, spazzio e nome… a ortranza…
Issi, ‘sti vecchi marpion, sì ammanicati… cò… i Lor politiki,
vili e prezzolati servi e lecchin… solo pè riempì lor lauta… panza
ch’oggi se so messi tutti a scrive – pure loro? – i granni libbri grossi, cò… ‘e dediche ai… politiki…
e se so messi a fà – ma chi? Addavero? Loro? Che ‘n sanno addirige ammanco più… se stessi? -
pien di vanità… assetati di Potere… “Lor Gran Sapienti” di… Teatro, Musica, Poesia e… Cultura…
l’Ignoranti Direttori Artistici… de l’altri!

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Poesia – Testaccio, rione mio di oggi e di una volta di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 14, 2016 in 3 - La penna e la tela, Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Avete mai frugato nei vostri cassetti? Suppongo di sì, a me capita spesso e quante cose trovo!, trovo fotografie e monetine, pacchetti di sigarette usati e qualche volta anche mozziconi, cartoline che avrei dovuto spedire e altre ricevute e ogni oggetto è un ricordo, amaro o dolce, conta poco, tutto insieme fa quel che sono oggi senza rimpianti e ripensamenti.

E se tra fogli vecchi e ormai ingalliti spunta un qualcosa, una poesia in questo caso, di cui ci si era dimenticati? La risposta è semplice, è un inedito e per noi di Libera-mente un regalo che l’autore – Cristiano Torricella – ci ha donato…uno scorcio di rione – Testaccio, Roma – che con il tempo è cambiato.
Bello ritornarci nonostante tutti i cambiamenti di questi anni, i ricordi lo ricordan diverso e un po’ di nostalgia affiora e allora ci si perde nei pensieri…

Buona lettura amici miei e Grazie Cristiano per il regalo! :)

Roma - Testaccio

Testaccio, rione mio di oggi e di una volta
(poesia inedita in lingua italiana)
di Cristiano Torricella

Ben dodici anni dopo, siamo andati, da Laura,
a mangiare a Testaccio, a Roma mia
e non sembrava, affatto, che fosse così cambiato,
questo rione antico, nostro e mio…
e invece… ragazzi, mi sa che anch’Io mi son sbagliato!

La piazza è – indubbia-mente – la solita,
con la sua antica Chiesa ed il suo solito Teatro…
però, qualcosa non mi torna affatto come al solito…
in questa Grande Festa “di paese”
che c’è oggi, qui, al rione “nostro”!

“Cosa c’è che non va, o poeta romanesco?
Sei te che sei sbagliato o che non ti ci ritrovi affatto?
Niente è cambiato, qui… è tutto uguale….. come ai tempi tuoi…
che il tempo, qui a Testaccio, sembra proprio che si sia fermato!

Lo senti questo dialetto nostro
e questo “nostro romano eloquio”,
in piazza e in strada?

Lo senti, il tappezziere nostro,
che, nella sua solita bottega,
spara grossi chiodi – lunghi un dito – nei divani?

Li vedi i giardinetti nostri, hodie,
tutti strapieni di “Nostra Vera Gente”
e di Romani?”

Ma il poeta, un che la sapeva lunga,
così gli rispondeva, a quello, sì placido e oltraggioso:
“o uomo di Roma, ma che mi stai prendendo in giro per davvero?

Ma che… ci sei…(per davvero) oppur…. ci fai?
Adesso te ne domando due (di cose)
in modo che noi due ci capiamo meglio!

Dove son finite le vecchie bancarelle “zozze”
del popolare mercato di Testaccio…
con le ambulanti grida di una volta (dei bancarellari) nostre,
a far “rional fiera” e tanta confusione?

Aò… o romano finto… com’è che adesso tu non rispondi niente, eh?
E questo fontanone, albo e candido, che l’hanno ripulito così bene…
non stava, prima, altrove, là dove finisce il viale, al Lungotevere?

O Testaccio mio, rione bello …. dimmi, almeno tu, la verità…
tu che ti sei dato…. questa mano di belletto…. sì costoso e più moderno….
dimmelo a me, tra me e te… a quattrocchi: …. chi te l’ha fatto fà?

O Testaccio mio, oggi così tanto “altolocato”,
con tutti questi moderni – e nuovi – “notturni localetti prelibati”…
non provarci neanche, tu, a servirmi, pure a me,
“oriundo popolan di Roma mia sparita di ier l’altro…”
come se pur’Io fossi, qui, come quest’altri,
uno stranier turista o un forestiero!

O Testaccio mio bello, di una volta,
allora sì tanto pieno di sporcizia, ma oggi…. spudorato…
non provarci più, a farmi tutte queste sviolinate addosso,
per spillarmi soldi dal panciotto,
…. ch’Io, poeta, ieri, affatto, non son nato……

Che, a Roma mia, Io vi nacqui e, per trent’anni, vi ho abitato…
sicchè – chiosando in fretta, qui, poeta, a farla breve…
Testaccio è sempre Lui, però… diciamolo…
ora che ha fatto i soldi, un pò è cambiato!

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Poesia teatrale – Agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015 di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 16, 2015 in Blog, Cristiano Torricella, In Libreria

Cristiano Torricella ci ha inviato questa poesia, scritta ieri per le povere vittime innocenti degli attentati che hanno ferito la città. Una poesia, che, dice l’Autore: “non avrei mai voluto dover scrivere, visto che considero Parigi la mia seconda città dopo la mia natia Roma.

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Agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015
(poesia per le povere vittime di Parigi)

(di Cristiano Torricella, autore)

Libertà Uguaglianza, Fratellanza…
agghiacciante strage di Parigi del 14 novembre 2015, vista ieri sera alla televisione…
invero, Io, italo vecchio scrittor, nonchè poeta dissidente,
aveo promesso di non scriver, di mio poetico – è ver? – proprio più niente;
ma, quivi, evidentemente, faccio, per forza maggior, una debita eccezione, di domenica,
per ricordar le povere ed innocenti vittime di popolo, massacrate ier, proprio lì, a Parigi…

In aria levata, mia negra penna indignata, gronda di vero sangue altrui – che orrore!
stragi di innocenti e disarmati visi, a tarda sera e notte, tranquilli e spensierati cittadin,
sparsi nelle vie affollate, nei caffè fumosi e nei ristoranti di Parigi;
inspiegabile vendetta contro chi e che cosa – insensata e folle, questo è sicuro -
colpendo odiosamente, a caso, i pazzi, chi non può affatto difendersi, un civile,
che si ciba, a tavola, o ascolta musica o passeggia per le quiete e luminose vie, a Parigi…

Vittime civili – alcune così giovani – indifese e coperte da macabri lenzuoli, stese in strada;
gente che aspettava, in auto, in fila, civilmente, ad un semaforo, ferita o uccisa, a caso;
urlan, nella notte, siren spiegate e grida di ambulanze e di feriti, per le mie tanto amate strade di Parigi;
così Parigi geme e piange, oggi, i suoi poveri morti ed Io – non posso esimermi dal farlo – anch’Io con Lei;
nostra preghiera agli innocenti morti, è doverosa e giusta – ed anch’Io la faccio, da credente, è ovvio -
ma poscia divento anch’Io – con gran sorpresa mia – per ribellione all’atto disumano e barbaro –
a tale infame scempio di popolo francese, ingiusto, rio ed inaccettabile a un umano –
quasi francese – e parigino – anch’Io, cantando “Marsigliese”, per reazione, pure Io!

Got mit uns! Ma Dio non ama bere sangue di innocenti vittime civili! Mai e poi mai!
Non mistificate invan, di Dio e di Pace, il Sacro Nome, o Novelli Anticristi di Parigi!
Orrore e crudele fanatismo invadono, d’un tratto, la Senna sotto ai ponti e il mondo intero,
che, sol ier dì, parea così civile e placido e turistico! Or dunque, vigilate!
Che, nero e funesto, sventola tal lugubre vessillo – odor di Morte Nera –
e spegne, di fatto, a lutto, ridente Tour Eiffel e la “ville lumière”, città d’amore,
calando lo tristo sudario, sulla ferita nostra Europa, tutta in fiamme, e su Parigi,
che tale infausto ed agghiacciante, disuman, terzo-mondial-guerrafondaio urlo di protesta genera e reca:
“terrorismo infame e vile, che uccidi gente inerme, a caso, in strada, a notte, a Parigi!”

Altre – ulterior – minacce odiose, in tv – poscia – non bastasse ancor, alle feroci belve, ciò che han fatto – Io odo:
minacce armate alla mia amata Londra del Tamigi…;
minacce armate alla nostra amata Roma, “caput mundi” e, da sempre, papalina…
saran, davvero, tal folli minacce, contro a Roma mia natia, date alla stura, come prossimo bersaglio di follia?
Non permettete sia fatto questo a Roma, “caput mundi”, vi scongiuro!
Chi di dovere, faccia! Vigilate!

Lucifero ride a crepapelle ed, apparentemente immoto, tace Iddio;
così pur’Io, parigin-roman poeta, affranto e mesto,
poso la mia sanguinante penna, trasudante inaccettabile disuman barbarie altrui,
fatta, come sempre, sulla pelle di tanta inerme gente, che non c’entra…
onore, perciò, alle cadute innocenti ed indifese vittime, civili, delle orrende stragi di Parigi,
caduti senza colpa alcuna, per la spietata crudeltà di estremisti insani e sanguinari…
A Parigi ed a tutta la Francia, perciò, Io, poè romano, qui solidale, termino di scrivere e l’abbraccio!
Mai più stragi! Never again!

Cristiano Torricella

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