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Archivi per la categoria ‘Il disco del mese’

Il disco del mese - Murmur dei R.e.m.

Lunedì, 27 Ottobre 2008

Come disco del mese questa volta presentiamo il primo album dei R.e.m., Murmur, che in occasione del 25-mo anniversario dell’uscita, tra meno di un mese verrĂ  pubblicato in un’edizione speciale. Questa edizione, oltre ai 12 brani originali, comprenderĂ  un altro cd contenente un documento ormai da considerarsi storico: la registrazione di un concerto di Michael Stipe e soci al Larry’s Hideaway di Toronto. Questo concerto è stato registrato nel 1983, alcuni mesi dopo la pubblicazione di Murmur. Non solo, la rimasterizzazione dell’album verrĂ  arricchita anche dalle testimonianze, dai commenti e dai racconti dei produttori e dei dirigenti dell’etichetta originale.

Perchè, perchè Murmur a distanza di anni riscuote ancora così tanto successo ed è nel cuore non solo dei fan, ma anche di tutti coloro che sono riusciti ad ascoltarlo? Murmur non è un album tecnico o commerciale come quelli di altri artisti che si è abituati ad ascoltare oggi, non presenta una tecnica elevata – i ragazzi Athens come loro stessi hanno dichiarato in passato non erano musicalmente dotati ma presentavano un bagaglio underground di tutto rispetto – e non ha effetti “eleganti” ma doti che rientreranno in tutti i lavori successivi dei R.e.m., doti che rendono questo gruppo unico, il cuore e la semplicità.
Murmur è un album con ottimi arrangiamenti e idee, melodicamente perfetto nella sua semplicità. In questa semplicità prendono vita le alternanze musicali tra i suoni di chitarra e di basso di Peter Buck e Mike Mills e la voce di Stipe si fonde con tutto questo, non è al di sopra delle parti, non vuole emergere ma fondersi in un unico corpo che ancor oggi porta il nome di R.e.m.

Tracklist

1 - Radio Free Europe
2 - Pilgrimage
3 - Laughing
4 - Talk About the Passion
5 - Moral Kiosk
6 - Perfect Circle
7 - Catapult
8 - Sitting Still
9 - 9-9
10 - Shaking Through
11 - We Walk
12 - West of the Fields

Radio Free Europe è il brano di apertura del disco e giĂ  dall’inizio gli aspetti caratteristici dell’album vengono rispettati in pieno. In piĂą, c’è la presenza di un ritornello con l’eco e di riff di chitarra, aspetti che racchiudono lo spirito di un gruppo destinato – ora, a distanza di anni si è sicuri di questo – ad entrare nella storia della musica.
Pilgrimage è ancor piĂą semplice di Radio Free Europe sia per struttura che per arrangiamenti, ma la melodia presente al suo interno non ha nulla da invidiare alle altre tracce dell’album. E’ essenziale.
Laughing, un piccolo gioiellino con un ritmo ben definito e stacchi di piatti eseguiti all’unisono con le note di chitarra e basso. Terminato questo, entra il ritornello e il passaggio è perfetto, come sono perfetti il rallentamento-svuotamento del brano e la ripresa che accompagnerĂ  la canzone fino alla fine.
Talk About The Passion è, insieme al brano di apertura, la perla di questo album. La voce di Stipe supera se stessa, è dolce, penetrante mentre canta un amore finito e Beck con i suoi arpeggi è ipnotico, poche note al posto giusto e nasce la magia. E’ una ballad rock di altissimo livello.
Moral Kiosk non ha nulla a che vedere con la precedente canzone, movimentata e con contro cori bellissimi, battiti di mani e ritmi di batteria sui timpani che fanno battere il cuore, che riproducono quasi il cuore.
Perfect Circle è una canzone dove Michael Stipe non si fa aspettare. La sua voce comincia a cantare la prima strofa in un crescendo che successivamente si interrompe nella seconda, per poi ricominciare e arrivare al ritornello. Ha una lentezza e un riff armonico, forse di piano, ipnotico, da sogno. E’ una di quelle canzoni che se eseguite live si vivono con le mani alzate verso il cielo.

Superata la metĂ  delle tracce dell’album ci si ritrova davanti brani piĂą movimentati, che sembrano opporsi e far immaginare che si sia di fronte ad un altro album, ma non è così.
Il primo di questi brani è Catapult, una catapulta! Ritmo incalzante dall’inizio alla fine con una voce che risulta poco definita, ahimè, questa volta forse troppo nascosta, ma che comunque da spazio alla musica, va bene così.
E si continua ad accelerare. E’ la volta di Sitting Still. Un buon lavoro strumentale al suo interno, un’alternanza di alti e bassi e un arpeggio tipico dei R.e.m. - tutti elementi che ritroveremo nel corso degli anni anche in altri lavori.
La traccia nove è quella che presenta il titolo sicuramente più originale, 9-9. Il significato di questo titolo non è noto ma è possibile ipotizzare che rispecchi gli stacchi atipici di chitarra nella strofa, stacchi e ritmiche che sembrano andare in controtendenza con il ritmo generato dalla batteria, in controtempo.
Shaking Through regala all’ascoltatore la sensazione della continuitĂ  della traccia precedente. Il ritmo e la velocitĂ  sono molto simili, anche se in questo caso il ritornello è molto piĂą definito e marcato, la voce di Stipe una melodia in crescendo.
We Walk è la mia preferita! E’ una canzone che fa dondolare e di questo bisogna ringraziare la ritmica quasi da cartone animato e filastrocca. Stipe segue il ritmo e il ritmo segue Stipe, l’unione è perfetta.
…e per finire West Of The Field. Rappresenta la degna chiusura di un album tutto da scoprire, da ascoltare e riascoltare. E’ considerata la terza chicca insieme a Radio Free Europe e Talk About The Passion e se è così, ci sarĂ  un perchè, no?

Concludendo Murmur è un ottimo lavoro che, nonostante siano passati venticinque anni, non risente del tempo che trascorso e che ha il merito e l’onore di essere il primo album di una lunga serie di successi.

Track list del secondo cd contenuto nell’edizione speciale in uscita il 25 novembre, Live at Larry’s Hideaway:

1 - Laughing
2 - Pilgrimage
3 - There She Goes Again
4 - 7 Chinese Bros.
5 - Talk About the Passion
6 - Sitting Still
7 - Harborcoat
8 - Catapult
9 - Gardening at Night
10 - 9-9
11 - Just a Touch
12 - West of the Fields
13 - Radio Free Europe
14 - We Walk
15 - 1,000,000
16 - Carnival of Sorts (Box Cars)

Da segnalare la presenza nel cd della cover di There She Goes Again dei Velvet Underground e di alcuni brani contenuti nell’EP del 1982 Chronic Town, nell’album Reckoning e in Life’s Rich Pageant.

Dei R.e.m. parliamo anche sul forum nel topic Rapid Eye Moviment (R.e.m.).

Scritto da Mac La Mente

Il disco del mese - Awake dei Dream Theater

Sabato, 27 Settembre 2008

Dopo la musica d’autore per eccellenza di De André passiamo a esaminare questo mese un album di quello che è considerato il gruppo di riferimento per il neonato - alcuni pensano che nasca proprio con la nascita di questo gruppo - genere progressive-metal: loro sono i Dream Theater e l’album è Awake del 1994.

Questo nuovo filone musicale è sicuramente nato dalla loro assoluta capacità di fondere la spigolosità del metal con i barocchismi progressive, capacità questa che gli vale il tributo anche da parte di capostipiti riconosciuti come i Queensrÿche.

Musicalmente parlando, tutto quello che riguarda questa band è eccesso: cambi di tempo, battute dispari, assoli quasi estenuanti e una ricerca maniacale della perfezione dei suoni.

 

L’album evidenzia un brusco cambio di direzione da parte della band; rispetto al precedente Images & words, infatti, ha toni e suoni evidentemente più forti e “cattivi”, restando tuttavia pienamente ancorato ai canoni del progressive-rock. Come caratteristiche possiamo sicuramente affermare che i suoni di questo album sono di gran lunga più vicini all’heavy-metal rispetto a quelli di Images and words, album nel quale la componente fondamentale era la maestosità degli stessi.

In questo album le capacità strumentali dei membri della band, che riescono a portare i loro strumenti davvero ai limiti dell’utilizzo, vengono espresse totalmente in ogni brano e con la sua uscita, sicuramente, il panorama progressivo mondiale ha trovato i suoi nuovi dei; le acrobazie strumentali presenti sono davvero stupefacenti.
Pubblicato nel 1994, affianca con la sua uscita il periodo in cui il tastierista Kevin Moore, da molti considerato la vera mente della band, esce dal gruppo per incomprensioni con gli altri membri e per dedicarsi a progetti propri. Lo sostituirà Derek Sherinian (ex Alice Cooper band), sicuramente più tecnico ma destinato ad una breve permanenza nel gruppo soprattutto perché molto “incline” a una vita pubblica, visti i suoi modi durante i concerti e le interviste, cosa questa che gli costerà l’uscita dalla band dopo appena un album, Fallin’ into infinity del 1997.
Come era giĂ  successo in passato con Take the time (in cui è presente una citazione da “Nuovo cinema Paradiso” di Tornatore: “ora che ho perso la vista ci vedo meglio”) e altri brani, in diverse canzoni sono stati usati spezzoni tratti da film o telegiornali: “6:00 on a Christmas Morning” in 6:00; la registrazione di un giornalista che commenta l’inseguimento in auto di O.J.Simpson in Space dye-vest; e la partecipazione del rapper Prim-mo in Voices.

Prima di passare alla tracklist e alla descrizione dei brani un parere personale: sull’eccellenza dei componenti di questa band non ci sono dubbi (infatti molti come me pensano che sia una band costruita a tavolino), ma se ci sono da avanzare critiche, più che sull’approccio iper-tecnico che li contraddistingue, io le avanzerei sulla sicurezza e sulla spavalderia che mostrano e che molto spesso rasentano la presunzione più assoluta.

Tracklist

1. 6:00 - 5:31
2. Caught in a Web - 5:28
3. Innocence Faded - 5:42
4. Erotomania - 6:44
5. Voices - 9:53
6. The Silent Man - 3:48
7. The Mirror - 6:45
8. Lie - 6:33
9. Lifting Shadows Off a Dream
10. Scarred - 10:59
11. Space-Dye Vest - 7:29

L’album si apre con 6:00, che ci catapulta immediatamente nella perfezione dei suoni dell’album; riff incalzanti e tempi dispari “a valanga” ci fanno capire che questo sarà veramente un album di quelli “seri”.
Caught in a web “nonostante abbia ancora qualche rimasuglio barocco” è inondata dalla caratteristica che è predominante e spicca piĂą di qualunque altra durante l’ascolto dell’album: l’anima metal.
Innocence faded veleggia tra cori ed evoluzioni ritmiche che ricordano i Rush (che nei Dream Theater trovano i degni successori).

L’eccesso dell’album è dato dalla mini-suite “A mind beside itself”: Erotomania è guidata con una sicurezza sconvolgente dallo stratosferico Petrucci, Voices invece risulta essere il brano più “collettivo” dell’album, brano nel quale ogni componente ci mette del suo per la riuscita, la ballad The silent man risulta a tratti banale rispetto al consueto perfezionismo della band, ma dà un respiro acustico ai deliri di onnipotenza del gruppo.

The mirror/Lie rappresenta sicuramente la parte più interessante dell’album: i break sono davvero notevoli, e Petrucci si dà davvero molto da fare (ascoltate l’assolo in Lie), oltre a Portnoy che si trova totalmente a suo agio nei momenti in cui la tecnica la fa da padrone.
Lifting shadows off a dream molto probabilmente è la prima ballad che hanno composto che non risulta banale, ma ha atmosfere molto interessanti e riferimenti neanche tanto nascosti agli U2.
Space-Dye Vest, che finalizza un eccellente lavoro e sembra quasi essere un regalo che Moore vuole fare ai suoi fan prima di terminare la sua avventura nei Dream Theater - non è mai stata infatti eseguita dal vivo.
Infine Scarred, crocevia tra la nuova direzione metal e i suoni maestosi di Images and words; splendida l’atmosfera che Myung riesce a dare con il basso fretless come intro, magnifico il crescendo chitarristico iniziale con un Petrucci che mette per un attimo da parte la tecnica e si lascia andare, ma la riprenderà subito dopo; incredibili anche qui i break strumentali.

Insomma, una chitarra ad altissimo livello, una batteria ispirata, tastiere tentacolari e suoni praticamente perfetti fanno di Awake uno dei migliori album del decennio.

Di questo e altri album dei Dream Theater parliamo anche sul forum nel topic a loro dedicato

Scritto da Carter

Il disco del mese - Anime salve di Fabrizio De André

Sabato, 23 Agosto 2008

Iniziamo da questo mese una rubrica dedicata alla presentazione di quelli che a nostro giudizio sono album fondamentali e imprescindibili, vere e proprie pietre miliari della storia della musica. Quei dischi senza i quali la musica e probabilmente anche noi non saremmo gli stessi.
La rubrica, come dice il titolo, avrĂ  cadenza mensile e sarĂ  dedicata ad autori italiani e stranieri scelti in base ai gusti e criteri di chi scrive.

Per iniziare questa rubrica abbiamo scelto di rendere omaggio a colui che consideriamo il Poeta-cantautore per eccellenza della musica italiana: il nostro primo disco del mese è Anime salve di Fabrizio De André.

 

Potrebbe essere presentato in diversi modi e con centinaia di forme diverse l’album di cui vorremmo parlare oggi e continuare a farlo anche in futuro, ma nessun commento sarebbe alla sua altezza perchè il valore che possiede e l’artista che l’ha realizzato sono difficili da descrivere e da catalogare. L’album in questione è il tredicesimo e ultimo lavoro prima della scomparsa del grande Fabrizio De AndrĂ© e si intitola Anime Salve.

Anime salve è un lavoro cominciato ben due anni prima della sua pubblicazione, il tempo impiegato per realizzarlo è stato così lungo perchè De André ha riarrangiato più volte i vari brani, li ha arricchiti di suoni, particolari che solo con un attento ascolto è possibile “gustare”, non solo, grazie anche alle due partecipazioni e collaborazioni illustri presenti – quella di Piero Milesi, già suo collaboratore per “Le Nuvole” e di Ivano Fossati, coautore della maggior parte dei testi e voce nei brani Anime Salve e A cùmba – il lavoro finale è davvero di altissimo livello ed entra a pieno titolo in quegli album fondamentali da ascoltare per chi ama la musica cantautorale italiana e la scuola genovese.

E’ un album intenso, un lungo percorso cominciato anni prima con CrĂŞuza de mä che trova in Anime salve una degna continuazione. Di natura multietnica, i brani sono diversi tra loro ma hanno un filo conduttore. L’ascolto non può che essere continuo, un peccato interromperlo, ci si fermerebbe a metĂ  del viaggio.

Ben nove sono le tracce presenti:

  • Prinçesa
  • Khorakhanè (a forza di essere vento)
  • Anime salve
  • Dolcenera
  • Le acciughe fanno il pallone
  • Disamistade
  • A cĂąmba
  • Ho visto Nina volare
  • Smisurata preghiera

Il filo conduttore è quello degli “spiriti solitari”, i piĂą vicini a De AndrĂ©, quelle figure presenti in molte altre canzoni e album del cantautore genovese. Prostitute, marinai, pescatori, popolazioni nomadi ma anche questioni di onore, trovano in Anime Salve uno scrigno che le contiene magnificamente e le fonde in un’alchimia unica e irripetibile.

Da molti considerato il testamento spirituale e musicale dello stesso Fabrizio De AndrĂ© – ricordiamo infatti che è l’ultimo album da lui registrato prima della scomparsa – Anime salve rappresenta ancora oggi un punto di partenza e non di arrivo, una strada – “la cattiva strada” - che De AndrĂ© ha percorso e attraverso la quale continua ad accompagnarci ogni volta che si ha la fortuna di ascoltarlo. Anime salve è “per chi viaggia in direzione ostinata e contraria” e non si ferma mai, non si preoccupa di non essere capito, ma va avanti mantenendo intatto il suo pensiero.

Un’analisi dettagliata dei brani si trova sul forum a questo link nel topic dedicato a Fabrizio De AndrĂ© ”Volammo davvero con…Fabrizio De André”.

Scritto da Mac La Mente



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