Pentagramma: La parte mancante di Francesco Di Giacomo

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 29, 2019 in 1 - Il Pentagramma, Artisti, Blog, Il disco del mese

Confesso di non aver avuto il coraggio di “scartucciare” il disco postumo di Francesco Di Giacomo (voce del Banco del Mutuo Soccorso), ho aspettato, aspettato che i brani finissero in rete per ascoltarli e gustarmeli, sicuramente in modo diverso rispetto ad un ascolto diretto di questo capolavoro perchè di Capolavoro si tratta e a conti fatti, sono contento così, il vinile è finito in cornice integro e a meno di non impazzire è così che ho deciso di conservarlo, con la speranza che il tempo non lo deteriori, con la speranza che le canzoni arrivino e risuonino al di là del vetro, dritte al cuore, “tra intelligenza e passione, dal cazzo al cuore” (cit. La parte mancante – brano numero 4)

Ho da poco finito di ascoltarlo per l’ennesima volta, i brani e…la parte mancante è Francesco Di Giacomo, posso affermarlo con certezza ora.

Altroché se manca, così come mancano tantissimo la sua (in)genialità, la sua presenza, il suo essere Artista, la sua voce dalle infinite sfumature, il suo saper interpretare e dare un senso e un peso a ogni singola parola, il giusto significato, senza sotterfugi, senza filtri, da vero uomo “nato libero”!

Il disco non è un disco, lo ripeto, è qualcosa da vivere che tocca, sorprende, muta ad ogni ascolto e a ogni “giro” fa scoprire cose nuove, rigenerandosi di continuo ed è questo che lo rende un vero capolavoro, non stanca mai…e come potrebbe? Sarò di parte ma nel caos attuale una voce fuori dal coro, non omologata, spicca e in questo caso è quella Di Giacomo – parlo al presente, perché non è andato via, è qui -, si fa sentire come ha sempre fatto senza peli sulla lingua e con la sua poesia che insegna qualcosa a chi sa ascoltare…

Non farò commenti sui singoli brani, il disco è importante e lo dimostra anche il fatto (se può esser da “incentivo” questo) che sia andato letteralmente a ruba quando uscito e successivamente ristampato.

Non so se Francesco abbia trovato la sua “parte mancante”, io continuo a cercare la mia e contemporaneamente ascolto lui ora e sempre…

francesco-di-giacomoTracklist:

1. In quest’aria

2. Il senso giusto

3. Emullà

4. La parte mancante

5. Luoghi comuni

6. Insolito

7. In favore di vento

8. Lo stato delle cose

9. Quanto mi costa

10. 4 parti

Etichetta Sprea Music/Vinile

Voce e testi di Francesco Di Giacomo

Musiche di Paolo Sentinelli

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Il disco del mese – CantoStefano di Fausto Mesolella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il giu 27, 2015 in 1 - Il Pentagramma, Artisti, Blog, Il disco del mese

Artisti diversi di generi diversi, in anni diversi e di lingue diverse ma con in comune la genialità e l’amore per la vera musica hanno detto:

La vera musica, che sa far ridere e all’improvviso ti aiuta a piangere…
(Paolo Conte)

La musica è il calice che contiene il vino del silenzio.
(Robert Fripp – King Crimson)

…la si può pensar diversamente, è vero, ma per quanto mi riguarda in questo caso non posso far altro che dire che adoro il vino e mi piace ridere e piangere quando mi ritrovo ad ascoltare qualcosa che prima non conoscevo e che ho assaporato in ogni nota suonata, in ogni parola cantata, citata, recitata e detta.

51m0I0x1C3L._SL500_AA280_CantoStefano di Fausto Mesolella, ex-chitarrista degli Avion Travel e non solo, in questo suo nuovo disco, nato con la collaborazione di Stefano Benni, ha riempito in questo sabato pomeriggio le mie ore e deliziato il mio padiglione auricolare troppe volte maltrattato e violentato da quello che oggigiorno vogliono far passare per musica ma che musica non è.

CantoStefano è musica e parole. Dodici tracce che spaziano tra poesia e blues, tra jazz e momenti di riflessione sui diversi temi che accompagnano lo scorrere del tempo e della vita.

Nell’album c’è una canzone, scelta non a caso come singolo, che Benni scrisse per Fabrizio De André – Quello che non voglio – e che non è mai stata incisa a causa della scomparsa prematura del cantautore e affidata ora a Mesolella; il testo doveva esser cantato, ci sono parole che vanno dette, frenarle o zittirle impoverisce…fortunatamente ora vedono la luce!

Il disco è davvero toccante e vale la pena ascoltarlo, prendersi del tempo per assimilare le infinite sfumature sonore e le parole che alla fine arrivano al cuore.

Un assaggio? Certo, mi sembra giusto segnalare un paio di brani (c’è tutto l’album su Youtube) con la speranza che piacciano a voi così come sono piaciuti a me! ;)

1 – Quello che non voglio
2 – Anima
3 – Tulipani

Tracklist di “CantoStefano”

1 - Anima
2 - Quello che non voglio
3 - La giraffa
4 - Tulipani
5 - Ghemmà
6 - Non disprezzare
7 - Tango perpendicular
8 - L’insanguinata
9 - Van Gogh
10 - DormiLiù
11 - Farewell
12 - La domenica della vita

Scritto da Mac La Mente

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Concerto dal vivo di Fabrizio Bosso e Javier Girotto Latin Mood

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ago 11, 2012 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Ore 22:00 comincia lo spettacolo e nessuno si sarebbe aspettato che durasse così tanto, due ore di concerto dal vivo, di musica con la “m” maiuscola, di applausi e di forti sensazioni, sublimi sensazioni, non è da tutti i giorni e invece…è stato così.

Fabrizio Bosso e Javier Girotto Latin Mood hanno regalato ieri sera, in Piazza Palmieri – Monopoli (Ba), uno spettacolo unico e irripetibile o ripetibile ma sicuramente in maniera diversa perchè ogni concerto dal vivo ha caratteristiche uniche e non è mai uguale a se stesso. E’ proprio questo il bello della musica.

Che dire, pubblico entusiasta e scroscio di applausi ad ogni assolo non solo di Bosso e Girotto – maestri dei propri strumenti – ma anche di tutta il gruppo che li ha accompagnati.

Credo si sia capito, già da queste poche righe del resoconto, quanto abbia apprezzato le loro esibizioni. Tanto. Infinitamente. E consiglio a tutti, agli amanti della Musica, quella vera e suonata – proprio come piace a me – di andarli ad ascoltare almeno una volta perché catturare così l’attenzione e far provare tutta una serie di sensazioni, deliziare l’orecchio (anche il meno allenato a questo genere) non è facile e se ci si riesce, ecco, nasce la magia.

C’è chi apprezza tanto e chi meno, questo è normale ma è anche il “rischio” che si corre se si sceglie di percorrere una certa strada e Bosso e Girotto sono già avviati e molto molto avanti in questa via.

Durante il concerto hanno presentato canzoni a trecentosessanta gradi dal loro repertorio, il progetto portato sul palco esiste già da un po’ di tempo, e di album registrati ce ne sono in giro ben due. Non pochi se si pensa che il jazz, il latin-jazz in particolare, anche se non ne comprendo il motivo, è per pochi ma non per tutti e bisogna andarselo a cercare, non è musica dozzinale ma raffinata. Musica di anima fatta di assoli, momenti forti e leggeri, silenzi, pause e dialoghi tra gli strumenti…fantastico.

E se aggiungessi che hanno interpretato anche classici del jazz? Ragazzi, non ci sono parole per esprimere il livello raggiunto ieri sera: stellare.

L’ultimo lavoro che han registrato si chiama Vamos, 11 canzoni, tutte strumentali a parte una, Algo Contigo che all’interno del disco (ovviamente l’ho acquistato) è la ciliegina sulla torta. Il brano è cantato dal pianista Natalio Mangalavite e accompagnato, naturalmente da tutti gli altri componenti: Luca Bulgarelli – basso -, Lorenzo Tucci – batteria – e Bruno Marcozzi – percussioni.

Un sestetto latin-jazz la cui fusione è totale e completa, l’esperienza e lo stare sul palco fanno il resto. Non si può dire assolutamente niente. Ascoltare, ascoltare con le orecchie puntate e il cuore aperto a un genere musicale vicino e lontano allo stesso tempo, profondo come il mare ed esteso come il cielo.

Ok, è un giudizio a caldo ma sto scrivendo questo con in cuffia il cd e le parole vengono davvero da sole…

Grazie a tutti per lo splendido regalo che mi avete fatto ieri sera!

Scritto da Mac La Mente

 

Durante il sound-check

 

Durante il concerto

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Il disco del mese – Devils & Dust di Bruce Springsteen

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 30, 2010 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Finalmente è arrivato il momento di parlare di questo fantastico disco!

Avevo annunciato la sua recensione anticipandola il mese scorso con il brano (articolo e video) che non solo dà il titolo all’album ma che apre la tracklist delle dodici canzoni.
Il disco è Devils & Dust (Diavoli e polvere) de The Boss, Bruce Springsteen.

L’album è il ventunesimo pubblicato, il tredicesimo registrato in studio e il terzo, in ordine di arrivo, acustico dopo Nebraska e The Ghost of Tom Joad.

Le dodici canzoni che lo compongono hanno un filo conduttore: narrare e raccontare le sensazioni di un soldato impegnato nella guerra in Iraq, questo perché Springsteen negli anni s’è sempre schierato dalla parte opposta alla politica di George W. Bush e con questo lavoro ha voluto ricordare quello che i soldati americani hanno visto e vissuto sulla propria pelle.

Ebbene, dopo questa piccola introduzione, passiamo all’analisi dei singoli brani…
A differenza delle altre volte però non mi soffermerò su tutte le canzoni, saltello di qua e di là per mettere in evidenza determinati aspetti che colpiscono e rendono il lavoro del Boss unico.

Per i primi tre brani mi sembra giusto spendere qualche parola in più perché rappresentano un’introduzione all’album, i successivi continuano a raccontare la storia e lo fanno nel miglior modo possibile.

Devils & Dust. Un uomo solo che si chiede, domanda cosa c’è da fare e perché si è arrivati a questo punto. Voce e chitarra, come nella migliore tradizione acustica sono i componenti principali, successivamente la canzone si apre e questo avviene dopo qualche minuto, non appena arriva il primo solo eseguito con l’armonica.
Tutto però rimane in sottofondo tranne gli accordi di chitarra e le parole. Musicalmente perfetta e con suoni davvero curati non poteva che essere il brano d’apertura. Energica al punto giusto e molto significativa.

Un po’ più movimentata ma allo stesso tempo spoglia e priva di fronzoli è All the Way Home dove non ci sono altri strumenti se non quelli principali che contrassegnano un album acustico che per alcuni può risultare poco curato mentre per altri bellissimo.
E si continua così, su questa strada che si sta percorrendo, anche nella canzone Reno dove la chitarra risulta più corposa e piena di armoniche ma anche di note alte che al contrario di quello che generalmente ci si aspetta, rimangono sempre in sottofondo e si fanno sentire solo durante il breve ritornello; questa raffinatezza è possibile grazie ad un gioco di volumi davvero bene fatto.

Seguono in ordine di scaletta Long Time Comin, Black Cowboys e Maria’s Bed ma è con l’arrivo di Silver Palomino che avviene un cambiamento messo in evidenza lasciando il cantautore solo e senza musicisti intorno, solo con la sua chitarra e fra i suoi pensieri…
Un altro cambiamento, è presente  in Jesus Was an Only Son dove questa volta Bruce lascia la sua fedele amica di viaggio (la chitarra) e si sposta al pianoforte. La musica è molto dolce in questo brano e gli accordi riescono a creare un’atmosfera interiore che solo con un ascolto attento si può notare e vivere. Dura troppo poco, peccato, questa traccia, è un vero piacere ascoltarla.

Dopo questo momento, arriva il tempo di riprendersi un po’, di “combattere” e infatti Leah rappresenta proprio questo, più movimentata dei brani precedenti, fa da intro e annuncia la quasi chiusura dell’album che arriverà di lì a poco con le canzoni The Hitter, All I’m Thinkin’ About e Matamoros Banks.

Il disco è ascoltabilissimo e fa riposare l’orecchio, il suono è avvolgente e caldo ed è questo che piace.
E’ un lavoro di gran livello e di gran cuore: caratteristiche che accomunano tutti i dischi di Bruce Springsteen.

Tracklist:

1. Devils & Dust - 4:58
2. All the Way Home - 3:38
3. Reno - 4:08
4. Long Time Comin - 4:17
5. Black Cowboys - 4:08
6. Maria’s Bed - 5:35
7. Silver Palomino - 3:22
8. Jesus Was an Only Son - 2:55
9. Leah - 3:32
10. The Hitter - 5:53
11. All I’m Thinkin’ About - 4:22
12. Matamoros Banks - 4:20

Musicisti dell’album:

Bruce Springsteen - Voce, armonica, chitarra, tastiere (tracce 1-12); percussioni (tracce 2,5,7,9,10); batteria (tracce 8,11); tamburello (traccia 3); basso (traccia 8 )
Brendan O’Brien - basso (tracce 1,2,4,5,6,11); sitar (traccia 2); sarangi elettrificato (traccia 2); tambora (tracce 2,6); hurdy-gurdy (traccia 6)
Danny Federici - tastiere (traccia 4)
Soozie Tyrell - violino (tracce 4,6); background vocals (tracce 4,6,8,11)
Patti Scialfa - background vocals (tracce 4,6,8,11)

Scritto da Mac La Mente

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Il disco del mese – Viaggio senza vento dei Timoria (2/2)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 30, 2010 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il disco del mese – Viaggio senza vento dei Timoria (1/2)

Continuando il viaggio verso oriente si passa per la Lombardia, un altro paese, altre esperienze che per quanto brevi siano lasciano il segno perchè il nostro protagonista non si trattiene tanto, giusto il tempo di respirare un’aria diversa ripensando al suo luogo d’origine che sicuramente in questo tempo è cambiato così come cambiano i negozi, i personaggi e tutto. – Il violino di Nicola Pagani, ex-P.F.M., è spettacolare… e scusate se è poco!

Un breve intermezzo dato da Campo di fiori jazz band, giusto un paio di secondi, per passare alla seconda parte del viaggio. Viaggio che comincia con un canto di libertà (Freedom), libertà ritrovata finalmente lontano dai momenti bui e dalle poche certezze iniziali.

Joe è in cammino. Nel suo viaggio non è solo, viene seguito, indirettamente, dal Mercante di sogni che aspetta l’incontro con il nostro protagonista e lo vede attraverso la sua sfera magica. Sarà il Mercante a condurlo in una città, La città del sole, dove Joe si prepara a una nuova realtà, prende coscienza (quasi) delle sua capacità e diventa simile a un guerriero pronto ad affrontare tutto senza troppa paura.

Questo cambiamento però comporta una serie di cose, uno stravolgimento di mentalità e pensieri, la città del sole si tinge di oscuro: La città della guerra. Pronto al cambiamento Joe va avanti con più tenacia, anche la pioggia che arriva lo aiuta: lava queste strade / entra dentro me. – Piove una canzone movimentata, puramente rock con un solo molto bello di tastiera.

Arriva la stanchezza e Joe comincia a sognare guidato anche dal Mercante, si sente stanco, in parte deluso, una vittima di quello che gli sta accadendo. Ne Il sogno riappare la voce guida che gli ricorda queste parole: “nel sole risplende il tuo nome, anche se non vuoi”. E la forza ritorna, si sente meglio anche se diviso tra bene e male, in un contrasto di emozioni forti e dure, leggere e morbide. Come un serpente in amore: dove sentimenti e stati d’animo contrastanti vivono insieme, tutti insieme. Continua Joe, è Frankenstein ora…a simboleggiare i diversi cambiamenti che avvengono dentro di se. – La “creatura” è un brano tutto strumentale, il più progressivo dell’album, da ascoltare e riascoltare più volte grazie ai diversi cambiamenti di tempo e di arrangiamento presenti all’interno.

Ma non è finita, Joe si sveglia, è ne La città di Eva dove una nuova luce entra nei suoi pensieri: amore e gente per strada che cammina in modo diverso, gente che danza serena e tra loro una bellissima donna.

Un altro brano che fa da intermezzo: Freiheit e il nostro protagonista è pronto, è un guerriero, ritorna alla realtà, si sveglia e si sente più forte di prima. “Il guerriero è vivo ed è tornato”! Possiede una nuova forza che gli scorre dentro, una nuova vitalità.
Il guerriero è pronto a ricominciare a vivere.

L’album Viaggio senza vento racconta tutto questo, spero che la storia in linee generali si sia capita e che abbia incuriosito chi ancora non ha avuto la possibilità di ascoltarlo. Difficile scindere le tracce una dall’altra, sono collegate e questo fa sì che il disco si ascolti dall’inizio alla fine con piacere. E’ una scoperta continua, ci si immedesima nel protagonista, è questo il punto di forza ed è proprio questo che – credo – i Timoria abbiano voluto che accadesse. Grandi!

Componenti del gruppo:

Francesco Renga – voce
Omar Pedrini – voce e chitarra
Diego Galeri – batteria
Enrico Ghedi – tastiere
Illorca – cori e basso elettrico

Tracklist:

1. Senza vento
2. Joe
3. Sangue impazzito
4. Lasciami in down
5. Il guardiano di cani
6. La cura giusta
7. La fuga
8. Verso oriente
9. Lombardia
10. Campo dei fiori jazz band
11. Freedom
12. Il mercante dei sogni
13. La città del sole
14. La città della guerra
15. Piove
16. Il sogno
17. Come serpenti in amore
18. Frankenstein
19. La città di Eva
20. Freiheit
21. Il guerriero

Scritto da Mac La Mente

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Il disco del mese – Viaggio senza vento dei Timoria (1/2)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 29, 2010 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Dopo qualche parentesi straniera e aver parlato di dischi particolari e degni nota, mi sembra giusto ritornare in Italia e soffermarmi su un album, un concept album, dei primi Anni ’90 davvero ben fatto e ormai diventato storico, un’altra pietra miliare da avere nella propria collezione.

L’album in questione è Viaggio senza vento dei Timoria. Pubblicato nel 1993 e con la bellezza di ventuno tracce, il disco racconta una storia, la storia di Joe – che riporto qui di seguito prima di parlare delle singole canzoni:

Dopo una notte avida di emozioni Joe chiude gli occhi alla partita domenicale del quartiere, vinto dal sonno e dai dubbi.
Viene svegliato dai calci dell’accalappiacani che lo costringe nell’incubo di un canile – prigione – lobotomia per uniformarlo.
Joe, trovata una pistola dai tre colpi d’oro, uccide il suo guardiano.
Comincia così la fuga, consapevole di ciò che si lascia alla spalle.
Da lontano il veggente segue il suo cammino e prevede il loro incontro, grazie al quale Joe vivrà le sue illusioni e i sogni che lo aiuteranno a diventare guerriero, per conquistare la liberà totale.
La nuova forza gli permette di ripartire verso la Città del Sole dove conosce anche l’amore.
Ora un desiderio più forte lo conduce sulla via del ritorno, alla realtà, armato del suo sorriso e della sua esperienza.
Per gente degna di lui.

Come accennato qualche riga fa, è un concept album in stile Rock ma che tocca anche parti di un genere mai dimenticato e fondamentale, oltre che fatto ad alto livello in Italia, quale il Progressive-rock.
In Viaggio senza vento ci sono molte parti che ricordano il progressivo, queste vengono alternate da momenti diversi, da brevi intermezzi più leggeri, a volte jazz e altre volte acustici. E’ un album completo che non ha nulla da invidiare ad altri lavori dello stesso periodo o precedenti…perchè successivamente, almeno secondo me, si è andati sempre calando se si analizza il contesto musicale italiano.

Ma veniamo all’analisi delle canzoni che son contenute nell’album.

Senza vento è il brano d’apertura, presenta sonorità dure, pesanti, chitarre distorte e una voce, quella di Francesco Renga, che fa scintille grazie alla sua espressività e alle tonalità di cui è capace, agli alti e ai bassi, agli acuti e a momenti più leggeri, quasi sussurrati. Molto bello il solo di chitarra di Pedrini che arriva inaspettato e nel momento di massimo volume della canzone. E l’inizio della storia di Joe, lui è pronto per “volare senza vento“, per andare via, per partire, per dare inizio al suo viaggio… La voce fuori campo, in Joe, la seconda traccia, traccia un profilo del personaggio che non ha nessuno che l’aspetta a casa, che è uscito dalla chiesa senza quasi accorgersene e va, comincia a vagare. Ritrovandosi solo, in un ambiente che quasi non l’appartiene, arriva il primo momento di riflessione (Sangue impazzito). Tutto è fermo, è domenica, la città piano piano ricomincia a prendere vita anche se è ancora presto. E Joe è lì, in giro, cammina per strade senza una meta, disorientato ma con l’idea di dove vuole arrivare. E’ come se si trovasse in un labirinto e rivive e rivede quello che prima gli apparteneva e ora non più. Scappa, corre via e non sa se fuggire o rincorrere qualcosa. Non sa il perchè abbia detto addio a tutte quelle cose, sicuramente per bisogno di libertà, ma non se ne rende conto. – Musicalmente Senza vento è un capolavoro: arpeggi di chitarra, distorsioni e tanto altro, momento di silenzio e di “rumore” che si alternano in una sequenza perfetta.

Senza accorgersene Joe viene fermato, scovato da una volante, in uno stato non proprio perfetto: allucinogeno, in compagnia delle sue droghe e vestito malamente “con un paio di jeans da giorni, tra i barboni amici pazzi“. E’ in down e vuole essere lasciato in down. – bello all’interno della canzone Lasciami in down l’uso degli effetti utilizzati da Pedrini e il moog, un rimando a bei tempo musicali che furono, agli Anni ’70.

Il guardiano di cani. Cani, Joe è un cane e dopo essere ripescato letteralmente dalla fogna viene portato in un centro di disintossicazione. Viene trattato malissimo, senza dignità, impaurito e reso obbediente (siediti, alzati). Il guardano è ostile, padrone della nostra vita e predente fedeltà ad ogni costo. – Rock duro per questa canzone e un ritornello che sa di comandamenti con punti da rispettare. Il solo è anche in questo caso distorto e il suono complessivo avvolgente. E così Joe si ritrova a doversi curare (La cura giusta). Magari senza averne voglia ma questo non conta. La sua ribellione è mentale, non viene fuori a parole anche se destinata a scoppiare. – da segnalare nella canzone il lungo solo di flauto di Roberto Soggetti che accompagna il brano alla chiusura.

Ma Joe non può continuare con questa vita e allora si ribella e tenta La fuga. Trova una pistola con tre colpi d’oro, un’occasione per scappare dalla falsità dell’accalappiacani presa al volo, fino alla libertà.

Finalmente libero Joe ricomincia il suo viaggio che lo porterà verso oriente, è lì che nasce il sole, è lì che si sentirà vento che si rincorre, in una pace che gli è mancata da tempo ma che piano piano ritorna. – Stupenda Verso oriente grazie anche alla collaborazione con un grande artista come Eugenio Finardi, che impreziosisce il pezzo, e a una musica dolcissima che culla e che ricorda luoghi lontani.

…continua…

Scritto da Mac La Mente

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