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Archivi per la categoria ‘Artisti’

Pentagramma - Light My Fire dei Doors (2/2)

Martedì, 11 Novembre 2008

Pentagramma - Light My Fire dei Doors (1/2)

Light My Fire, com’è noto, è un inno alla passione sensuale.
Il testo, apparentemente semplice, è costituito da due strofe e un ritornello. Nella seconda parte del brano le due strofe vengono invertite – prima la seconda e poi la prima - a creare una struttura a specchio e circolare, ben fusa a quella della musica, che sottolinea a sua volta tale struttura con la ripetizione dell’intro di organo all’inizio del brano, all’inizio della seconda parte e alla fine, subito prima della chiusura.

A livello lessicale è basato sulla ripetizione del termine “fireâ€, fuoco, nel ritornello (non si dimentichi che la canzone nasce dedicata all’elemento naturale fuoco) e sulla rima del suono di “fire†nelle strofe: liar, higher, mire, pyre.

Un discorso a parte va fatto per la seconda strofa, non a caso scritta da Jim Morrison. Questa strofa si differenzia dal resto del testo per la presenza di immagini e termini più pregnanti e di ascendenza letteraria e religiosa: “wallow in the mireâ€, rotolarsi nel fango, è un’espressione proverbiale e biblica per indicare coloro che cadono nel peccato; e “funeral pyreâ€, pira funebre, rimanda alle tradizioni funebri indiane e di altre religioni.

Il testo è quindi molto meno semplice di quanto possa apparire ed è perfettamente funzionale all’alchimia del brano. I suoi trasparenti doppi sensi che rimandano in modo esplicito alla sessualità (con un possibile triplo senso implicito riferito alla droga), le ripetizioni di parole, le rime si fondono con la musica per creare insieme un vero e proprio incendio sonoro che esprime sinesteticamente l’inesprimibile, a parole, incendio dei sensi.
Incendio dei sensi che peraltro rimanda, per i riferimenti della seconda strofa, a qualcosa di oscuro e primordiale, all’antico legame Amore e Morte, Eros e Thanatos.

Light My Fire è così una canzone incendiaria e spettrale, oscura e illuminata da vampe di fuoco, parla di sesso e di esperienze estreme, di amore e morte.
E’ un brano che con la sua alchemica fusione di elementi musicali provenienti da tradizioni e scuole diverse e con il suo iconoclastico accostamento di riferimenti religiosi e funebri alla più viscerale esaltazione della sessualità e dell’eccesso, si colloca in primissimo piano tra le canzoni che hanno rivoluzionato il mondo della musica e hanno cambiato il modo di fare rock.

Di Light My Fure esistono 3 versioni ufficiali, diverse per la durata della sezione centrale strumentale: la versione album, così come creata dai Doors, lunga 7:06.
La versione radio, lunga 4:40, priva di metà della parte strumentale.
E la versione singolo, lunga solo 3:07 e priva di gran parte della sezione centrale, pubblicata dalla casa discografica qualche mese dopo l’uscita dell’album e mai amata dai Doors

La versione suonata nei concerti era invece molto più lunga, durava in media una decina di minuti e in alcuni live arrivò anche a 15 e 20 minuti. Quella del video che propongo dura 9:59

Prima di inserire il testo due parole sull’ultimo verso della prima strofa, quello che contiene l’esplicito doppio senso.
In inglese “get high†significa “diventare euforico†e, nello slang, assume il senso di “eccitarsi†con palese riferimento alla sessualità, ma è anche usato in relazione all’uso di droga. “Get much higher†significa quindi “eccitarsi (sessualmente) molto di piùâ€, ma può rimandare anche all’idea di sovreccitazione a seguito dell’assunzione di droga.
Non stupisce quindi che per l’esecuzione del brano in uno spettacolo televisivo nel settembre 1967, l’Ed Sullivan Show, ai Doors sia stato chiesto di cambiare quel verso e di sostituirlo col più innocente “get much betterâ€, “andare molto meglioâ€. Cosa che loro non fecero e Jim Morrison cantò in diretta live l’invito all’eccitazione dei sensi. Suscitando l’ira del conduttore Ed Sullivan che troncò gli accordi per ogni loro possibile futura apparizione nel suo show.

Light My Fire

You know that it would be untrue
You know that I would be a liar
If I was to say to you
Girl, we couldn’t get much higher.
 

Come on baby, light my fire
Come on baby, light my fire
Try to set the night on fire.

The time to hesitate is through
No time to wallow in the mire.
Try now we can only lose
And our love become a funeral pyre.
 

Come on baby, light my fire
Come on baby, light my fire
Try to set the night on fire, yeah.

[solos]

The time to hesitate is through
No time to wallow in the mire.
Try now we can only lose
And our love become a funeral pyre.
 

Come on baby, light my fire
Come on baby, light my fire
Try to set the night on fire.

You know that it would be untrue
You know that I would be a liar
If I was to say to you
Girl we couldn’t get much higher.
 

Come on baby, light my fire
Come on baby, light my fire
Try to set the night on fire.

Try to set the night on fire.
Try to set the night on fire
Try to set the night on fire
Try to set the night on fire.

      Accendi il mio fuoco

Sai che sarebbe falso
Sai che sarei un bugiardo
Se ti dicessi,
Ragazza, che non possiamo eccitarci
molto di più

Forza piccola, accendi il mio fuoco
Forza piccola, accendi il mio fuoco
Prova a dar fuoco alla notte

Il tempo dell’esitazione è finito
Non è tempo di rotolarsi nel fango
Prova, ora possiamo solo perdere
E il nostro amore diventare una
pira funebre

Forza piccola, accendi il mio fuoco
Forza piccola, accendi il mio fuoco
Prova a dar fuoco alla notte, yeah

[strumentale]

Il tempo dell’esitazione è finito
Non è tempo di rotolarsi nel fango
Prova, ora possiamo solo perdere
E il nostro amore diventare una
pira funebre

Forza piccola, accendi il mio fuoco
Forza piccola, accendi il mio fuoco
Prova a dar fuoco alla notte

Sai che sarebbe falso
Sai che sarei un bugiardo
Se ti dicessi,
Ragazza, che non possiamo eccitarci
molto di più

Forza piccola, accendi il mio fuoco
Forza piccola, accendi il mio fuoco
Prova a dar fuoco alla notte

Prova a dar fuoco alla notte
Prova a dar fuoco alla notte
Prova a dar fuoco alla notte
Prova a dar fuoco alla notte

Cover
Il successo e la portata rivoluzionaria del brano sono evidenziati anche dalla gran quantità di cover che ne sono state ininterrottamente fatte.

La prima, e probabilmente più famosa e meglio riuscita cover è quella acustica realizzata da Josè Feliciano nel 1968, solo un anno dopo l’uscita dell’originale. Da allora tantissimi altri artisti e gruppi si sono cimentati nelle più diverse letture e interpretazioni del brano, da quella soul di Stevie Wonder, all’omaggio rock dei Led Zeppelin, a quella reggae-pop degli UB40, alla versione disco di Amii Stewart, fino a quella metal degli Amorphis. Tra le tante altre cover ricordo ancora quelle di Nancy Sinatra, Shirley Bassey, le Baccara, i Beastie Boys, i Massive Attack. Fino alla più recente e commercialmente famosa – e a mio giudizio una delle meno riuscite –, quella di Will Young nel 2002.

Ne sono stata fatte anche due versioni in italiano, una nel 1968 dal gruppo Gli innominati, intitolata “Prendi un fiammiferoâ€. E una, a mio parere veramente brutta!, nel 1970 da Nicola di Bari col titolo “Dammi fuocoâ€.
Tutte le versioni citate sono ascoltabili su Youtube.

Scritto e tradotto da Vianne

Pentagramma - Light My Fire dei Doors (1/2)

Lunedì, 10 Novembre 2008

Pentagramma - Light My Fire dei Doors (2/2)

Light My Fire è probabilmente il brano più conosciuto dei Doors e il più trasmesso ancora oggi dalle radio di tutto il mondo.
Scritta nel 1966 e pubblicata a gennaio del 1967 nel folgorante album d’esordio del gruppo, The Doors, è la canzone che ha lanciato sulla scena del grande rock americano e internazionale 4 ragazzi che fino a quel momento avevano suonato solo nei locali più o meno underground di Los Angeles: il cantante e “poeta maledetto†Jim Morrison, il tastierista Ray Manzarek, il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore.

Nato quasi per caso, il brano ha delle peculiarità che lo rendono unico nel panorama musicale e anche tra i lavori dei Doors.
La prima e più importante peculiarità sta nell’essere totalmente frutto di uno dei più riusciti lavori d’equipe dei componenti della band, risultato di una magica alchimia.
Durante il lungo periodo di gavetta nei locali i Doors avevano iniziato a suonare le loro canzoni e, nell’estate del 1966, volendo fare il salto di qualità, si erano dati il compito di scrivere nuovi brani per una certa data. Ma a quella data nessuno di loro aveva preparato niente. Tranne il chitarrista Robby Krieger, che aveva scritto una strofa e un ritornello per una canzone dedicata a uno dei 4 elementi naturali, il fuoco. Su quella base, che piacque subito a tutti, intervennero con un entusiastico lavoro di gruppo tutti e quattro; in particolare, Manzarek ne costruì l’inconfondibile intro di organo e Jim Morrison ne scrisse la seconda, splendida strofa. E nel giro di poche ore quei quattro ragazzi poco più che ventenni composero per intero quella che sarebbe diventata una delle canzoni simbolo del rock.

Per comprendere appieno la portata di questo brano straordinario, che divenne all’epoca un vero e proprio inno generazionale, non bisogna dimenticare il quadro storico e culturale in cui si colloca.
Negli Stati Uniti sono gli anni d’oro delle controculture giovanili, della rivoluzione culturale che sta cambiando il volto della società e di tutte le arti. Sono gli anni degli hippy e dei figli dei fiori, del pacifismo e della protesta contro la guerra nel Vietnam; delle contestazioni alle ipocrisie e al perbenismo in nome di un nuovo modo di vivere e di concepire il mondo e i rapporti interpersonali; della rivoluzione sessuale in nome di una sessualità libera da ogni pregiudizio. E sono gli anni delle droghe, vissute come strumento di amplificazione sensoriale e percettiva e di espansione delle coscienze.

In ambito musicale tutto questo si ritrova nella straordinaria stagione che culminerà nel concerto epocale di Woodstock e che, solo per fare qualche nome, vede tra i suoi protagonisti Jimi Hendrix e Janis Joplin, i Greatful Dead e i Jefferson Airplane, i Velvet Underground.

E, naturalmente, i Doors, il gruppo che fin dal nome (ispirato a un verso di William Blake “If the doors of perception were cleansed every thing would appear to man as it is, infinite†“Se le porte della percezione fossero sgombre ogni cosa apparirebbe all’uomo quale essa è, infinita†e al titolo di un libro dello scrittore Aldous Huxley, “Le porte della percezioneâ€, sugli effetti della mescalina), esprime la volontà di espandere la musica al di là delle porte della percezione per cogliere il senso infinito delle cose: musica psichedelica e testi poetici e visionari per accedere all’infinito.

In Light My Fire tale volontà di espansione è perfettamente riuscita. E’ un brano potentissimo, un rock-blues incendiario caratterizzato a livello musicale da una straordinaria alchimia di jazz, blues, musica orientale e ritmi indiani, surf, rock psichedelico e musica classica. Ha ottimi soli di chitarra e organo e uno dei più stupendi duetti strumentali del rock, il dialogo-amplesso tra le tastiere di Manzarek e la chitarra di Krieger nella parte centrale.
Un brano che nei modelli ispiratori usati per la sua creazione fonde la grande tradizione classica con le più innovative esperienze della musica contemporanea: infatti l’intro di organo è basato sulla musica di Bach; mentre gli assoli della parte centrale, la progressione armonica e il duetto organo-chitarra sono ispirati a My Favorite Things di John Coltrane e al suo duetto sax-piano con McCoy Tyner nello stesso brano. John Coltrane, genio del jazz, ammirato da Manzarek e Krieger che, con Light My Fire hanno voluto rendergli omaggio.

Come ho già anticipato, alchimia è la parola che meglio esprime, a mio parere, il senso di Light My Fire.
Alchimia nel lavoro del gruppo, alchimia musicale, alchimia di immagini e di significati, come emerge ancora meglio dal testo e dalla fusione (v. prossimo articolo) - fusione alchemica, appunto – testo/musica.

(Continua)

Scritto da Vianne

Il disco del mese - Murmur dei R.e.m.

Lunedì, 27 Ottobre 2008

Come disco del mese questa volta presentiamo il primo album dei R.e.m., Murmur, che in occasione del 25-mo anniversario dell’uscita, tra meno di un mese verrà pubblicato in un’edizione speciale. Questa edizione, oltre ai 12 brani originali, comprenderà un altro cd contenente un documento ormai da considerarsi storico: la registrazione di un concerto di Michael Stipe e soci al Larry’s Hideaway di Toronto. Questo concerto è stato registrato nel 1983, alcuni mesi dopo la pubblicazione di Murmur. Non solo, la rimasterizzazione dell’album verrà arricchita anche dalle testimonianze, dai commenti e dai racconti dei produttori e dei dirigenti dell’etichetta originale.

Perchè, perchè Murmur a distanza di anni riscuote ancora così tanto successo ed è nel cuore non solo dei fan, ma anche di tutti coloro che sono riusciti ad ascoltarlo? Murmur non è un album tecnico o commerciale come quelli di altri artisti che si è abituati ad ascoltare oggi, non presenta una tecnica elevata – i ragazzi Athens come loro stessi hanno dichiarato in passato non erano musicalmente dotati ma presentavano un bagaglio underground di tutto rispetto – e non ha effetti “eleganti†ma doti che rientreranno in tutti i lavori successivi dei R.e.m., doti che rendono questo gruppo unico, il cuore e la semplicità.
Murmur è un album con ottimi arrangiamenti e idee, melodicamente perfetto nella sua semplicità. In questa semplicità prendono vita le alternanze musicali tra i suoni di chitarra e di basso di Peter Buck e Mike Mills e la voce di Stipe si fonde con tutto questo, non è al di sopra delle parti, non vuole emergere ma fondersi in un unico corpo che ancor oggi porta il nome di R.e.m.

Tracklist

1 - Radio Free Europe
2 - Pilgrimage
3 - Laughing
4 - Talk About the Passion
5 - Moral Kiosk
6 - Perfect Circle
7 - Catapult
8 - Sitting Still
9 - 9-9
10 - Shaking Through
11 - We Walk
12 - West of the Fields

Radio Free Europe è il brano di apertura del disco e già dall’inizio gli aspetti caratteristici dell’album vengono rispettati in pieno. In più, c’è la presenza di un ritornello con l’eco e di riff di chitarra, aspetti che racchiudono lo spirito di un gruppo destinato – ora, a distanza di anni si è sicuri di questo – ad entrare nella storia della musica.
Pilgrimage è ancor più semplice di Radio Free Europe sia per struttura che per arrangiamenti, ma la melodia presente al suo interno non ha nulla da invidiare alle altre tracce dell’album. E’ essenziale.
Laughing, un piccolo gioiellino con un ritmo ben definito e stacchi di piatti eseguiti all’unisono con le note di chitarra e basso. Terminato questo, entra il ritornello e il passaggio è perfetto, come sono perfetti il rallentamento-svuotamento del brano e la ripresa che accompagnerà la canzone fino alla fine.
Talk About The Passion è, insieme al brano di apertura, la perla di questo album. La voce di Stipe supera se stessa, è dolce, penetrante mentre canta un amore finito e Beck con i suoi arpeggi è ipnotico, poche note al posto giusto e nasce la magia. E’ una ballad rock di altissimo livello.
Moral Kiosk non ha nulla a che vedere con la precedente canzone, movimentata e con contro cori bellissimi, battiti di mani e ritmi di batteria sui timpani che fanno battere il cuore, che riproducono quasi il cuore.
Perfect Circle è una canzone dove Michael Stipe non si fa aspettare. La sua voce comincia a cantare la prima strofa in un crescendo che successivamente si interrompe nella seconda, per poi ricominciare e arrivare al ritornello. Ha una lentezza e un riff armonico, forse di piano, ipnotico, da sogno. E’ una di quelle canzoni che se eseguite live si vivono con le mani alzate verso il cielo.

Superata la metà delle tracce dell’album ci si ritrova davanti brani più movimentati, che sembrano opporsi e far immaginare che si sia di fronte ad un altro album, ma non è così.
Il primo di questi brani è Catapult, una catapulta! Ritmo incalzante dall’inizio alla fine con una voce che risulta poco definita, ahimè, questa volta forse troppo nascosta, ma che comunque da spazio alla musica, va bene così.
E si continua ad accelerare. E’ la volta di Sitting Still. Un buon lavoro strumentale al suo interno, un’alternanza di alti e bassi e un arpeggio tipico dei R.e.m. - tutti elementi che ritroveremo nel corso degli anni anche in altri lavori.
La traccia nove è quella che presenta il titolo sicuramente più originale, 9-9. Il significato di questo titolo non è noto ma è possibile ipotizzare che rispecchi gli stacchi atipici di chitarra nella strofa, stacchi e ritmiche che sembrano andare in controtendenza con il ritmo generato dalla batteria, in controtempo.
Shaking Through regala all’ascoltatore la sensazione della continuità della traccia precedente. Il ritmo e la velocità sono molto simili, anche se in questo caso il ritornello è molto più definito e marcato, la voce di Stipe una melodia in crescendo.
We Walk è la mia preferita! E’ una canzone che fa dondolare e di questo bisogna ringraziare la ritmica quasi da cartone animato e filastrocca. Stipe segue il ritmo e il ritmo segue Stipe, l’unione è perfetta.
…e per finire West Of The Field. Rappresenta la degna chiusura di un album tutto da scoprire, da ascoltare e riascoltare. E’ considerata la terza chicca insieme a Radio Free Europe e Talk About The Passion e se è così, ci sarà un perchè, no?

Concludendo Murmur è un ottimo lavoro che, nonostante siano passati venticinque anni, non risente del tempo che trascorso e che ha il merito e l’onore di essere il primo album di una lunga serie di successi.

Track list del secondo cd contenuto nell’edizione speciale in uscita il 25 novembre, Live at Larry’s Hideaway:

1 - Laughing
2 - Pilgrimage
3 - There She Goes Again
4 - 7 Chinese Bros.
5 - Talk About the Passion
6 - Sitting Still
7 - Harborcoat
8 - Catapult
9 - Gardening at Night
10 - 9-9
11 - Just a Touch
12 - West of the Fields
13 - Radio Free Europe
14 - We Walk
15 - 1,000,000
16 - Carnival of Sorts (Box Cars)

Da segnalare la presenza nel cd della cover di There She Goes Again dei Velvet Underground e di alcuni brani contenuti nell’EP del 1982 Chronic Town, nell’album Reckoning e in Life’s Rich Pageant.

Dei R.e.m. parliamo anche sul forum nel topic Rapid Eye Moviment (R.e.m.).

Scritto da Mac La Mente

Pentagramma - Breakthrough di Richard Wright

Venerdì, 10 Ottobre 2008

Qualche giorno fa per ricordare e onorare Richard Wright ho inserito il video di una delle sua canzoni soliste più belle, Breakthrough, nell’esecuzione al Meltdown Festival del 2002.
In quell’occasione però non ne ho postato il testo. Lo faccio ora e vi aggiungo anche la mia traduzione.
Si tratto di un testo veramente molto, molto bello e poetico e credo valga davvero la pena leggerlo per apprezzare ancora di più la stupenda interpretazione di Richard Wright nel video ricordato sopra.

Breakthrough è il brano conclusivo dell’ottimo lavoro solista di Wright Broken China del 1996. L’album è un concept sul tema della depressione, il male oscuro da cui qualche tempo prima era stata colpita la moglie del musicista.
Il tema del male dell’anima risuona nelle note tristi e dolenti che caratterizzano il disco, disco che però si chiude sulle note di speranza di Breakthrough, il momento della svolta che consente di uscire dal buco nero per tornare alla vita.
Nell’album questa canzone era cantata da Sinead O’Connor, ospite speciale del cd e interprete anche di un altro brano, Reaching for the Rail. Molto brava la O’Connor ma, personalmente, trovo molto più intensa e profonda la versione interpretata da Richard Wright.

Di questo, come di tutti i brani di Broken China, autore della musica è Richard Wright e autore del testo è Anthony Moore.

Breakthrough

I can take or leave it, won’t be the woebegone
Don’t need a model universe to hang your pictures on.
You hide somewhere, you die somewhere
And then this senseless thought,
By hating more you’re feeling more
And that’s how you get caught.

They’re never going to make it easy
Of this you can be sure.
I greet you from your wilderness,
I’ll stay inside your door.
There’s no cage or prison, they have no fence too tall,
You die more times that anyone, there’s still no place to fall.

They’re never going to keep it simple
This comes down from above.
I have no helm, no secret realm,
I dream to be at the heart of love, a part of love.

I bet you can conceal it, but that’s just a dead-end track,
I’ll cover you like the driven snow and then I’ll bring you back.
You’ll see ! you feel like, you feel like a banner,
Unfurled and gently blown,

And there before your opening eyes
The self you’ve never known.

They’re never going to make it easy
Of this you can be sure.
You feel untied, beatified
And loved for evermore

Svolta

Posso prendere o lasciare, non sarò l’afflitto
Non ho bisogno di un universo modello per appenderci i tuoi ritratti.
Ti nascondi da qualche parte, muori da qualche parte
E poi questo pensiero insensato,
che odiando di più sentirai di più
Ed è così che ti fai catturare.

Non renderanno mai le cose facili
Puoi starne certo.
Ti accolgo dalla tua terra desolata,
Starò dentro la tua porta,
Non c’è gabbia né prigione, non hanno steccati troppo alti.
Muori più volte di chiunque altro, non c’è ancora un luogo dove cadere.

Non renderanno mai le cose semplici,
Le fan cadere dall’alto,
Io non ho il comando, non ho un regno segreto,
Sogno di stare nel cuore dell’amore, una parte d’amore.

Scommetto che puoi dissimulare, ma farlo è una strada senza uscita,
Io ti coprirò come candida neve e ti riporterò indietro.
Vedrai! Ti sentirai, ti sentirai come un vessillo,
spiegato e spinto dolcemente dal vento,
E lì, davanti ai tuoi occhi che si aprono
il te stesso che non hai mai conosciuto.

Non renderanno mai le cose facili
Puoi starne certo.
Ti senti slegato, pieno di gioia
E amato per l’eternità.

Altri articoli dedicati a Richard Wright sul blog:
E’ morto Richard Wright
In ricordo di Richard Wright (1/2)
In ricordo di Richard Wright (2/2)

Scritto e tradotto da Vianne

Il disco del mese - Awake dei Dream Theater

Sabato, 27 Settembre 2008

Dopo la musica d’autore per eccellenza di De André passiamo a esaminare questo mese un album di quello che è considerato il gruppo di riferimento per il neonato - alcuni pensano che nasca proprio con la nascita di questo gruppo - genere progressive-metal: loro sono i Dream Theater e l’album è Awake del 1994.

Questo nuovo filone musicale è sicuramente nato dalla loro assoluta capacità di fondere la spigolosità del metal con i barocchismi progressive, capacità questa che gli vale il tributo anche da parte di capostipiti riconosciuti come i Queensrÿche.

Musicalmente parlando, tutto quello che riguarda questa band è eccesso: cambi di tempo, battute dispari, assoli quasi estenuanti e una ricerca maniacale della perfezione dei suoni.

 

L’album evidenzia un brusco cambio di direzione da parte della band; rispetto al precedente Images & words, infatti, ha toni e suoni evidentemente più forti e “cattiviâ€, restando tuttavia pienamente ancorato ai canoni del progressive-rock. Come caratteristiche possiamo sicuramente affermare che i suoni di questo album sono di gran lunga più vicini all’heavy-metal rispetto a quelli di Images and words, album nel quale la componente fondamentale era la maestosità degli stessi.

In questo album le capacità strumentali dei membri della band, che riescono a portare i loro strumenti davvero ai limiti dell’utilizzo, vengono espresse totalmente in ogni brano e con la sua uscita, sicuramente, il panorama progressivo mondiale ha trovato i suoi nuovi dei; le acrobazie strumentali presenti sono davvero stupefacenti.
Pubblicato nel 1994, affianca con la sua uscita il periodo in cui il tastierista Kevin Moore, da molti considerato la vera mente della band, esce dal gruppo per incomprensioni con gli altri membri e per dedicarsi a progetti propri. Lo sostituirà Derek Sherinian (ex Alice Cooper band), sicuramente più tecnico ma destinato ad una breve permanenza nel gruppo soprattutto perché molto “incline†a una vita pubblica, visti i suoi modi durante i concerti e le interviste, cosa questa che gli costerà l’uscita dalla band dopo appena un album, Fallin’ into infinity del 1997.
Come era già successo in passato con Take the time (in cui è presente una citazione da “Nuovo cinema Paradiso†di Tornatore: “ora che ho perso la vista ci vedo meglio”) e altri brani, in diverse canzoni sono stati usati spezzoni tratti da film o telegiornali: “6:00 on a Christmas Morning” in 6:00; la registrazione di un giornalista che commenta l’inseguimento in auto di O.J.Simpson in Space dye-vest; e la partecipazione del rapper Prim-mo in Voices.

Prima di passare alla tracklist e alla descrizione dei brani un parere personale: sull’eccellenza dei componenti di questa band non ci sono dubbi (infatti molti come me pensano che sia una band costruita a tavolino), ma se ci sono da avanzare critiche, più che sull’approccio iper-tecnico che li contraddistingue, io le avanzerei sulla sicurezza e sulla spavalderia che mostrano e che molto spesso rasentano la presunzione più assoluta.

Tracklist

1. 6:00 - 5:31
2. Caught in a Web - 5:28
3. Innocence Faded - 5:42
4. Erotomania - 6:44
5. Voices - 9:53
6. The Silent Man - 3:48
7. The Mirror - 6:45
8. Lie - 6:33
9. Lifting Shadows Off a Dream
10. Scarred - 10:59
11. Space-Dye Vest - 7:29

L’album si apre con 6:00, che ci catapulta immediatamente nella perfezione dei suoni dell’album; riff incalzanti e tempi dispari “a valanga†ci fanno capire che questo sarà veramente un album di quelli “seriâ€.
Caught in a web “nonostante abbia ancora qualche rimasuglio barocco” è inondata dalla caratteristica che è predominante e spicca più di qualunque altra durante l’ascolto dell’album: l’anima metal.
Innocence faded veleggia tra cori ed evoluzioni ritmiche che ricordano i Rush (che nei Dream Theater trovano i degni successori).

L’eccesso dell’album è dato dalla mini-suite “A mind beside itselfâ€: Erotomania è guidata con una sicurezza sconvolgente dallo stratosferico Petrucci, Voices invece risulta essere il brano più “collettivo†dell’album, brano nel quale ogni componente ci mette del suo per la riuscita, la ballad The silent man risulta a tratti banale rispetto al consueto perfezionismo della band, ma dà un respiro acustico ai deliri di onnipotenza del gruppo.

The mirror/Lie rappresenta sicuramente la parte più interessante dell’album: i break sono davvero notevoli, e Petrucci si dà davvero molto da fare (ascoltate l’assolo in Lie), oltre a Portnoy che si trova totalmente a suo agio nei momenti in cui la tecnica la fa da padrone.
Lifting shadows off a dream molto probabilmente è la prima ballad che hanno composto che non risulta banale, ma ha atmosfere molto interessanti e riferimenti neanche tanto nascosti agli U2.
Space-Dye Vest, che finalizza un eccellente lavoro e sembra quasi essere un regalo che Moore vuole fare ai suoi fan prima di terminare la sua avventura nei Dream Theater - non è mai stata infatti eseguita dal vivo.
Infine Scarred, crocevia tra la nuova direzione metal e i suoni maestosi di Images and words; splendida l’atmosfera che Myung riesce a dare con il basso fretless come intro, magnifico il crescendo chitarristico iniziale con un Petrucci che mette per un attimo da parte la tecnica e si lascia andare, ma la riprenderà subito dopo; incredibili anche qui i break strumentali.

Insomma, una chitarra ad altissimo livello, una batteria ispirata, tastiere tentacolari e suoni praticamente perfetti fanno di Awake uno dei migliori album del decennio.

Di questo e altri album dei Dream Theater parliamo anche sul forum nel topic a loro dedicato

Scritto da Carter



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