Una frase, un rigo appena: Se questo è un uomo di Primo Levi

(0 commenti) | Commenta | Inserito il apr 14, 2015 in Blog, In Libreria, Una frase, un rigo appena

Ebbene sì, a me fa paura questo passaggio che di seguito riporto e di cui evidenzio – in grassetto o corsivo – alcune frasi che se lette nell’ottica odierna e alla luce di quello che accade non fanno altro che confermare un detto spesso utilizzato: la Storia si ripete…

In appendice al libro Se questo è uomo di Primo Levi, lui risponde a domande che spesso gli vengono poste e in una di queste scrive:

61dZugeFuJLDomanda: I tedeschi sapevano? Gli Alleati sapevano? Come è possibile che il genocidio, lo sterminio di milioni di esseri umani, abbia potuto compiersi nel cuore dell’Europa senza che nessuno sapesse nulla?

Risposta: Il mondo in cui noi occidentali oggi viviamo presenta molti e gravissimi difetti e pericoli, ma rispetto al mondo di ieri gode di un gigantesco vantaggio: tutto possono sapere subito tutto su tutto. L’informazione è oggi “il quarto potere”: almeno in teoria, il cronista e il giornalista hanno via libera dappertutto, nessuno può fermarli né allontanarli né farli tacere. È tutto facile: se vuoi, senti la radio del tuo paese o di qualunque altro paese; vai in edicola e scegli il giornale che preferisci, italiano di qualunque tendenza, o americano, o sovietico, entro un vasto ventaglio di alternative; compri e leggi i libri che vuoi, senza pericolo di venire incriminato di “attività antiitaliane” o di tirarti in casa una perquisizione della polizia politica. Certo non è agevole sottrarsi a tutti i condizionamenti, ma si può almeno scegliere il condizionamento che si preferisce.
In uno Stato autoritario non è così. La Verità è una sola, proclamata dall’alto; i giornali sono tutti uguali, tutti ripetono questa stessa unica verità; così pure fanno le radiotrasmittenti, e non puoi ascoltare quelle degli altri paesi, perché in primo luogo, essendo questo un reato, rischi di finire in prigione; in secondo luogo, le trasmittenti del tuo paese emettono sulle lunghezze d’onda appropriate un segnale di disturbo che si sovrappone ai messaggi stranieri e ne impedisce l’ascolto. Quanto ai libri, vengono pubblicati e tradotti solo quelli graditi allo Stato: gli altri, devi andarteli a cercare all’estero, e introdurli nel tuo paese a tuo rischio, perché sono considerati più pericolosi della droga e dell’esplosivo, e se te li trovano alla frontiera ti vengono sequestrati e tu vieni punito. Dei libro non graditi, o non più graditi, di epoche precedenti si fanno pubblici falò sulle piazze. Così era l’Italia fra il 1924 e il 1945; così la Germania nazionalsocialista; così è tuttora in molti paesi, fra cui duole dover annoverare l’Unione Sovietica, che pure contro il fascismo ha enormemente combattuto. In uno Stato autoritario viene considerato lecito alterare la verità, riscrivere retrospettivamente la Storia, distorcere le notizie, sopprimerne di vere, aggiungerne di false: all’informazione si sostituisce la propaganda. Infatti, in tale paese tu non sei un cittadino, detentore di diritti, bensì un suddito, e come tale sei debitore allo Stato (ed al dittatore che lo impersona) di lealtà fanatica e di obbedienza supina.
E’ chiaro che in queste condizioni diventa possibile (anche se non sempre facile: non è mai agevole violentare a fondo la natura umana) cancellare frammenti anche grossi della realtà.

da Se questo è un uomo di Primo Levi – pagina 175 Appendice

Dati del libro:
Titolo: Se questo è un uomo
Autore: Primo Levi
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 219
Anno prima edizione: 1958 / Anno ultima edizione: 2014

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