Opera: Ferragosto duemilacinquanta – colpo di stato a Roma di Cristiano Torricella (traduzione in italiano)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il feb 10, 2014 in Blog, Cristiano Torricella, In Libreria

Nuovo cammino, nuovo percorso!

Pubblichiamo con piacere, a partire da questa domenica e per alcuni mesi a seguire un’opera poetica visionaria, teatrale, futurista e sarcastica che l’autore Cristiano Torricella ha scritto un po’ di tempo fa. Quest’opera non ha mai visto la luce, ce l’abbiamo solo noi di Libera-mente.net.

Come andrà a finire? Ehhh, lo scopriremo insieme! ;)

Il testo originale in dialetto romanesco è in questo articolo: Feragosto dumilaecinquanta – colpo de stato a Roma di Cristiano Torricella (link)

 

Ferragosto duemilacinquanta colpo di stato a Roma
(argute rimostranze di un macellaio di Roma)

- Prima parte -

Oggi, giorno di Ferragosto del duemilacinquanta,
i romani, recatisi al mare a svagarsi, con pinne ed occhiali,
a mezzogiorno, puntuali e zelanti, come pochi (altri),
questi scheletracci brutti, bianchi bianchi,
al preciso scoccare, del tiberino (del Tevere)
nostro, romano, cannone (del Gianicolo di Roma),
lesti hanno montato, grigie e solerti,
becchine cornacchie tristi,
luccicanti e affilate ghigliottine,
che splendono, sopra al Gianicolo, al Sole,
come lucenti, sanguinarie, affettatrici!

Proprio qui su, su questa nostra Roma, sul Gianicolo nostro,
in cui, con mamme e nonne nostre,
a fine ’900, bei tempi, quelli,
stavamo, tranquilli e pacifici, noi ragazzini,
a chiacchierare ed a vedere, con molto stupore,
e grida, di bambini e liete,
il teatro, nostro, dei burattini,
d’un tratto fattosi vivo e vero,
proprio per noi, romani e poveri monelli!

Oggi, invece, nel duemilacinquanta, a Roma,
il tirannico menù prevede carne tritata, ossa e frattaglie,
per farci intendere ben bene, pure a noi,
che la democrazia è, oggi, finita,
e che oggi ritorna, adesso, in voga, la rivoluzionaria legge del taglione,
che ci serva, a tutti quanti, anche a noi altri, a tutti, di lezione!

Che devi vedere, ben bene, o cittadino mite, anche tu,
questa fredda esecuzione plateale,
e vedere staccare, da queste fredde lame,
a questi vegliardi politicanti, ex Re di Roma,
nella pubblica piazza, a pubblico monito, il capo dal collo,
a queste teste matte, macilente bestie,
mandate, tutte qui insieme, al pubblico, mediatico, macello!

Dicono, essi, che sia proprio questo,
il futuro rosso, dittatoriale, nostro,
di noi popolino, ritornato sovrano, oggi, di Roma,
chiamato, dai capo-popolo, di questa popolar Rivoluzione,
con questo pomposo, altisonante, nome:
“libertà di vivere liberi!”…
mhà!….

“2050 a Roma! Dittatura popolare o morte!”
ci grida uno di loro, armato di mannaia, nel megafono,
così irato, folle ed aggressivo, ch’io stesso,
fatto un passo indietro a lui,
per precauzione, tosto, lo schivo!

Sarà… ma a me, placido romano, di ben tre generazioni,
verace figlio del Colosseo e della Fontana di Trevi,
che ne ho viste tante, prima d’aprir bottega (questa mia macelleria),
poco m’affascina, questa Grande, popolare, artificiale,
sete di sangue e di frattaglie,
questa specie di cannibalismo popolare,
che oggi va, così, di moda,
che oggi sembra pervadere, a schizzi rossi e gialli,
le masse e pure, tutti insieme, i becchini giornali,
gli occhi rossi, di fuori, e le unghie affilate,
tutti presi a cavare la pelle alle carogne,
ed a plotone d’esecuzione, bravi loro, tutti schierati,
loro che allora mangiarono, anch’essi, il fiele
(il nostro veleno, di cittadini adirati ed indignati)
dal piatto (della corruzione politica) avvelenato!

O Ferruccio di Via Ferruccio
(via di Roma centro storico, nei pressi di via Merulana),
o avido “malommo” nostro,
tu non vedi, oggi, che infierisci su uomini morti?

Fagli pagare il conto, pareggia il danno fatto e tutti a casa!

Non vedi, tu, o sciagurato, che mi fai puzzare tutto il banco
(della mia macelleria),
facendo scappare via (all’estero) tutti i miei migliori clienti,
con questo pezzo di carne rancido, di parte e di partito,
che ti ostini a non voler gettare via,
nel secchio dei rifiuti, necessario, dello schifo?

Apri la finestra!

Fai entrare aria fresca, dai! (il ricambio generazionale della vecchia classe dirigente politica, l’azzeramento dei privilegi di ogni casta e corporazione, l’introduzione del merito ovunque, le necessarie riforme sociali… )

Ogni dittatura è sempre peggio d’ogni altro male!

Ricordatene sempre!

(continua)

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