Poesia – Giunta, infin, l’ultima sera delle ferie di Cristiano Torricella

(0 commenti) | Commenta | Inserito il ott 13, 2013 in Blog, Cristiano Torricella, Poesie della domenica

Così come inizia, così finisce. La stagione estiva, almeno per quest’anno, è passata. L’ultimo giorno di ferie, la sera in questo caso, come racconta Cristiano Torricella in Giunta, infin, l’ultima sera delle ferie, è un tirar le somme di quello che s’è vissuto e che c’è stato, porta un po’ di nostalgia ma è anche un “incipit” di quel che verrà.

Ogni cosa ha un aspetto diverso, forse più dolce, sicuramente un ricordo, da portare dentro in attesa che si ripresenti uguale e diverso allo stesso tempo e a distanza di tempo…

 

Giunta, infin, l’ultima sera delle ferie di Cristiano Torricella

Giunta, infin, la sera delle ferie,
ancora in cerca del mio Io perduto,
sul dondolo marino, a latere,
riprendo, bruno, a scrivere poesie di mare e Sole.

Ultimo giorno di vacanza al mare!

Partire, che dovere e che peccato!

Che non si puote, né si vuole, più, aspettare ancora!

Allora, il maestoso tramonto dell’ultimo dì,
ci ammaestra alquanto, in merito alle cose della vita,
servendoci, su piatto d’argento, fluttuose arancia onde marine,
previo doloroso distacco salmastro, che non si può evitare.

Dalle ferie, il distacco ultimo, dell’ultimo giorno di vacanza.

Dall’agostano, e tosco, mare, che, festante, ci accolse, ieri.

Da un gelato in carrozza, sul lungomare dell’etrusca riviera.

Al tramontar dell’ultimo dì,
cch’arritornano, tteribbili, lli, zòliti, ppenzieri…

Del torrido agosto, che poni, o mare, intra “al kàmmin vitae”!

E l’arancione sussurro, delle onde,
qui, ora, spiaggiato,
nel tosco liquido estivo,
bandiera blu, che garrisce al vento,
placatosi ora il vento, a sera,
adagiati sul fertile bagnasciuga dei sogni,
ove tutto è ancora dorato, possibile, realizzabile, futuro.

E, all’eclissi del notturno tramonto,
di luna e di stelle desiderabili, acceso,
fattosi ormai feroce, l’indesiderabile giorno,
con il ferroso treno ululante orologi,
che par gridare: “salite!”
avvolti dall’agostana luce bianca,
dell’accecante Sole Universale,
lasciati a terra valigie e bagagli di conchiglie ed alghe,
alla squallida routine del sopravvivere,
fatta di bollette da pagare ed orari,
ora, sì mesti,
facce di terra,
noi, sì, ritorneremo.

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